simposio lettori copertina

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sabato 19 settembre 2020

RECENSIONE: MEENA KANDASAMY - OGNI VOLTA CHE TI PICCHIO

Sinossi:

India dei giorni nostri. Lei è una scrittrice, una poetessa, una giovane attivista dal passato tormentoso e il cuore spezzato. Lui è un docente universitario, un ex guerrigliero maoista, un uomo che, parlando della rivoluzione, sembra più intenso di qualsiasi poesia, più commovente di qualsiasi bellezza. Si conoscono, si innamorano, decidono in fretta di sposarsi. La coppia si trasferisce in una lontana città costiera dell’India, senza vincoli né programmi, pronta a un salto nel vuoto che li vedrà protagonisti insieme. Lì, dietro le porte ben chiuse di una villetta circondata da un giardino selvaggio, il marito perfetto cambia volto, trasformandosi poco a poco in un carceriere e in un carnefice. La limitazione delle libertà della moglie – vestiti, trucco, capelli; e poi: mail, telefonate, fino al divieto di scrivere – traccia l’inizio di una spirale di violenza e sopraffazione che vedrà la donna sempre più sola e terrorizzata, abbandonata anche dalla famiglia di origine. Finché lei stessa non deciderà di reagire riprendendo in mano il controllo della propria storia.

Lucido, toccante e poetico, il romanzo di Meena Kandasamy è un pugno allo stomaco. Non solo perché porta in scena, passo dopo passo, la lenta discesa agli inferi della violenza domestica, scardinandone i meccanismi di manipolazione, di ricatto emotivo e pressione sociale, accompagnando il lettore nelle stanze solitarie dell’abuso attraverso le pieghe del linguaggio e le armi delle tecniche narrative.

 

Commento:

Questa è una storia vera, però con controversie legali ancora in corso, e in special modo in Paesi come l'India che conservano retaggi maschiocentrici, forse non conviene dire che lo sia completamente, perciò diremo che è un romanzo ispirato a una storia vera. La storia di una donna libera, moderna, disinibita, colta. Una donna che ha conosciuto tanti uomini, che si è innamorata veramente una volta sola dell'uomo sbagliato, un politico, e che ne ha sposato un altro, un rivoluzionario, innamorata dell'idea di amare un compagno comunista e delle cose che sembrava condividere con lui. Non sapeva, non credeva, questa donna emancipata, questa scrittrice, poetessa e traduttrice con followers ed estimatori internazionali, che il comunismo le sarebbe entrato in casa, nel letto, tentando di strapparle l'anima e poi la vita. Non sapeva, questa donna che incidentalmente chiameremo Meena, che avrebbe cominciato a cedere, ad accettare le limitazioni della propria libertà personale già alla seconda settimana di matrimonio con la disattivazione del proprio account facebook con conseguente tracollo della sua immagine professionale; non sapeva che sarebbe stata definita stupida femminista piccolo borghese, puttana, troia, prostituta e volgarità di questo tenore, non sapeva che non avrebbe ricevuto l'aiuto di nessuno, neanche dei suoi genitori, non sapeva che sarebbe diventata un'attrice di una parte preparata per lei, che avrebbe abbandonato i suoi vestiti e accessori alla moda per indossarne altri anonimi e sformati. Non sapeva che sarebbe stata picchiata con ogni oggetto disponibile, dalla cintura di pelle al cavo di alimentazione del suo Mac, che con un clic avrebbe visto cancellate tutte le sue 25.600 mail e poi cambiata la password per impedirle di recuperarle. Non sapeva che a farle tutto questo sarebbe stato suo marito, un guerrigliero, uno stimato professore universitario, e che per fare ammenda verso se stesso avrebbe detto, un giorno:"Ogni volta che ti picchio il compagno Lenin piange". L'assurdità di questa frase rende in modo chiaro e agghiacciante la portata di quello che Meena Kandasamy, la scrittrice, traduttrice, poetessa indiana Meena Kandasamy, ci racconta sul suo primo matrimonio dal quale, per fortuna, è riuscita a fuggire. Per fuggire ha dovuto toccare il fondo, rischiare la vita, usare l'astuzia, affilare le armi, tornare a combattere. Quattro mesi e otto giorni è durato quel matrimonio, i più lunghi della sua vita. E pensare che sarebbe bastato poco, pochissimo, perché non sopravvivesse per raccontarcelo. La sua è una storia che scivola verso di noi senza sensazionalismi, sentimentalismi, colpi di scena voluti e studiati a tavolino, e forse è proprio questo che la rende ancora più autentica, forte agghiacciante. Ogni volta che ti picchio è un libro che deve essere letto da chi non vuole sapere, tenta di ignorare o peggio, ridimensionare o giustificare certe realtà. Deve sapere, chi vorrebbe compiere questa mistificazione su questioni che non lo toccano direttamente, che il marito di Meena non appariva come un bruto e che lei era solo una donna normale, colta, emancipata, moderna… una donna, un essere umano, punto e basta. E magari il suo modo di raccontare questa storia apparirà freddo, quasi distaccato, ma è l'unico disponibile. E probabilmente leggere farà male, ma è necessario.

 

Opera recensita: "Ogni volta che ti picchio" di Meena Kandasamy

Editore: E/O, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: India

Pagine: 240

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

Meena Kandasamy (1984) è un’attivista, poetessa, scrittrice e traduttrice indiana. Ogni volta che ti picchio è il racconto del suo primo matrimonio con un uomo da cui ha subito violenze fisiche e psicologiche. Ha pubblicato due raccolte di poesie, Touch e Ms Militancy. Nel 2015 il suo romanzo d’esordio The Gipsy Goddess è stato nominato per il Dylan Thomas Prize e il DSC Prize. Vive e lavora tra Londra e Chennai. Esercita la sua attività politica anche online, soprattutto su Twitter dove ha un seguito di oltre 100.000 follower.         

lunedì 25 giugno 2018

RECENSIONE: STEPHEN KING - ROSE MADDER


Sinossi:

Rose fugge. Fugge da quattordici anni di soprusi, da un marito violento e da una vita che non promette più nulla. Ricominciare da capo è l'unica via d'uscita.

Una città sconosciuta, una nuova occupazione e un nuovo compagno: finalmente tutto sembra girare per il verso giusto. La donna si imbatte anche in uno

strano dipinto. Una crosta senza valore, o molto, molto di più? Il legame tra il quadro e Rose si fa sempre più stretto, quasi morboso, e quando il suo

sadico marito si farà rivedere non troverà più la debole e indifesa mogliettina di un tempo, ma qualcuno o qualcosa che stenterà a riconoscere.

 

Commento:

Impaurita, disperata, annichilita. E’ questa la donna che, di punto in bianco, una mattina decide di fuggire di casa, di scappare da Norman, il marito poliziotto che da quattordici anni la sopraffà con violenza e sadismo inauditi. La donna che Norman, qualche mese dopo, si troverà a fronteggiare, però, è completamente diversa. Cosa le dà la forza di combattere? Una ritrovata fiducia in se stessa, un gruppo di amiche che l’hanno accolta ed aiutata, un uomo che per la prima volta le dona affetto senza riserve… e un quadro, un misterioso quadro che ha cambiato il corso della sua vita e che le fa vivere un’esperienza assolutamente fuori dall’ordinario.

Tra horror e Fantasy, Stephen King ci racconta una storia tragicamente reale eppure avulsa dalla normalità: com’è suo solito, King è maestro nell’inserire elementi di disturbo, deviazioni, nella quotidianità. In questo caso, però, è andato oltre: oltre alla follia ed alla pericolosità di Norman che già di per sé sarebbe sufficientemente disturbante ed inquietante, King ha inserito una forte deriva fantasy alla storia che si può apprezzare e non apprezzare ma che comunque risulta tollerabile ai fini narrativi.

Personalmente ho trovato memorabile la parte realistica di questa storia – con tutti i riferimenti alla violenza sulle donne – e meno gradevole la parte fantasy, ma questo – lo ripeto – fa parte dei gusti personali. Pur con quest’unica pecca che lo rende poco realistico specie nel finale, si tratta comunque di un buon libro che consiglio perché affronta tematiche importanti a livello sociale.

 

Opera recensita: “Rose Madder” di Stephen King

Editore: Sperling & Kupfer, prima ed. 1995

Genere: horror, fantasy

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 510

Prezzo: 11,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

lunedì 27 novembre 2017

RECENSIONE: ISABEL ALLENDE - OLTRE L'INVERNO


Sinossi:

Brooklyn, ai giorni nostri. Durante una tempesta di neve, Richard Bowmaster, professore universitario spigoloso e riservato, tampona la macchina di Evelyn

Ortega, una giovane donna emigrata illegalmente dal Guatemala. Quello che sembra solo un banale incidente prende tutt’altra piega quando Evelyn si presenta

a casa del professore per chiedere aiuto. Smarrito, Richard si rivolge alla vicina, che conosce a malapena, Lucía Maraz, una matura donna cilena con una

vita complicata alle spalle. Lucía, Evelyn e Richard, tre persone molto diverse tra loro, si ritrovano coinvolte in un thriller dalle conseguenze imprevedibili.

Tre destini che Isabel Allende incrocia per dare vita a un romanzo mozzafiato e molto attuale sull’emigrazione e l’identità americana, le seconde opportunità

e la speranza che, oltre l’inverno, ci aspetti sempre un’invincibile estate.

 

Commento:

Lucia, Richard, Evelyn. Tre vite diverse ma infondo simili, tre sofferenze non del tutto sopite, tre destini che si incrociano per caso in un week-end di tormenta nella Brooklin paralizzata dalla neve di inizio 2016.

Lucia è una sessantaduenne cilena che, dopo una vita di sofferenze e di perdite, vuole vivere a pieno i giorni, i mesi, gli anni che le restano, con la consapevolezza che saranno sempre meno di quelli che vorrebbe a sua disposizione.

Richard è un uomo routinario, ipocondriaco, che vorrebbe avere sotto controllo tutto ciò che lo circonda per non dover più essere sorpreso dagli inconvenienti della vita. I sentimenti per lui sono off limits e vorrebbe arrivare al giorno della sua morte nel modo più ordinario possibile, anzi, sarebbe contento se potesse decidere lui quando e come morire. Due vite che si guardano, si osservano e probabilmente non  avrebbero mai il coraggio di avvicinarsi, se non fosse che una sera… una buffa ragazzetta balbuziente, Evelyn Ortega, sconvolge, suo malgrado, le loro esistenze con tutto il suo carico di segreti e sofferenze coinvolgendoli in un’avventura dalla dubbia legalità, ma che li porterà inevitabilmente a conoscersi di più.

Un libro che tratta temi importanti come l’immigrazione, la violenza sulle donne, l’arrivo della vecchiaia, i sentimenti… Non si tratta proprio di una storia originalissima, la Allende affronta questi argomenti in altri suoi libri, ma in “Oltre l’inverno” riesce ad imbastire una storia che è un po’ thriller e un po’ romanzo d’amore e che fa emozionare. Isabel Allende racconta la sofferenza passata e presente con la delicatezza di chi ha provato il dolore sulla propria pelle e con la forza di chi si è rialzato ed affronta la vita ogni giorno con passione e tenacia. Attraverso le vite di Lucia, Richard ed Evelyn l’autrice ci guida nel sondare il mondo dei soprusi di chi è costretto a fuggire lontano dal proprio Paese, quello del dolore e del senso di colpa per un errore che ha cambiato la vita sua e di chi gli è vicino, quello di chi ha voglia di riappropriarsi della sua vita e magari di innamorarsi ancora. Un buon libro, dunque, che si fa leggere agevolmente e che lancia un messaggio di speranza: insieme si può superare l’inverno e vivere ancora una nuova estate. A dispetto del freddo ispirato dalle atmosfere innevate, queste pagine scaldano il cuore.

 

Opera recensita: “Oltre l’inverno” di Isabel Allende

Editore: Feltrinelli, 2017

Genere: narrativa internazionale-thriller

Ambientazione: Stati Uniti-Cile-Guatemala

Pagine: 304

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì.