simposio lettori copertina

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martedì 7 settembre 2021

RECENSIONE: PERCIVAL EVERETT - TELEFONO

                        Sinossi:

Finalista al premio Pulitzer 2021, Telefono è un’opera intensa ed emozionante sulla mancanza e la perdita, ma soprattutto sull’opportunità di riscatto che può nascere dalle difficoltà.

Un biglietto ritrovato in una giacca acquistata online pone di fronte a una scelta decisiva Zach Wells, docente di geologia con una vita fino a quel momento tranquilla, sebbene percorsa da un fiume sotterraneo di irrequietudine. Quando la sua esistenza viene sconvolta da una terribile scoperta, Zach decide di prendere sul serio la richiesta di aiuto contenuta in quel misterioso biglietto, come se tentare di salvare uno sconosciuto fosse l’unico modo per tentare di salvare se stessi. Tra Los Angeles, una caverna nel Grand Canyon, il deserto del New Mexico e Ciudad Juárez, al di là del confine, Zach proverà a dare un senso al proprio dramma imbarcandosi in un’impresa donchisciottesca senz’altro aiuto che quello offerto da un improbabile cenacolo di aspiranti poeti. Un romanzo di sentieri che si biforcano, in cui le suggestioni paleontologiche e scacchistiche si fondono alle prove estreme di una famiglia e di un matrimonio, le domande esistenziali di un uomo al mistero delle donne scomparse nella “città del Male”.

 

Commento:

"Telefono" di Percival Everett è un romanzo intenso, emozionante e sorprendente. Parte in sordina, come il classico romanzo ambientato nella provincia americana e pervaso del grigiore di vite piatte ed avvoltolate su se stesse. Parte così, con un protagonista-narratore bizzarro e alquanto sui generis, ma in realtà rivela presto la sua bellezza: basta fermarsi, estraniarsi dai preconcetti e dai giudizi facili e mettersi in ascolto della voce di Zach, un docente di geologia, uno studioso di rocce, ossa, fossili, passato; un padre di famiglia, una famiglia che ama e che consiste in una coppia – lui e sua moglie Meg, poetessa e docente anche lei – tenuta insieme da una figlia, Sara, una ragazzina intelligente e sveglia di dodici anni. Mantenere in vita quella ragazzina è, da dodici anni, l'obiettivo principale, il perno attorno al quale ruotano le vite di Zach e Meg. E quando, improvvisamente, qualcosa nella salute di Sara sembra non andare più tanto bene le loro vite si sfaldano, la routine impazzisce, il dolore è una parabola crescente di sofferenza, insensatezza, follia. E ciascuno lo affronta come può e come sa… o forse, non sapendo come fare, cerca una consolazione, una valvola di sfogo, una via di fuga in qualcosa di altrettanto folle ed insensato. Un biglietto in una giacca acquistata su Ebay, una richiesta d'aiuto da parte di sconosciuti, può diventare il pretesto per scappare dal proprio dolore, per cercare di realizzare altrove, lontano, qualcosa di buono. La storia raccontata in questo libro da Percival Everett scatena due sentimenti predominanti: da un lato la sofferenza e la commozione per la vicenda umana e familiare, dall'altro l'incredulità per l'altro "versante" della storia, quello che ha a che fare con Ciudad Juarez: il comportamento di Zach, pur se appare insensato a chi legge la vicenda con occhi esterni e razionali, ha il pregio di affrontare un problema grave di cui si sa e si parla poco, quello del gran numero di donne scomparse a Ciudad Juarez. "Telefono" è un libro da leggere così com'è, cogliendo e facendo proprio uno o più dei tanti spunti che l'autore dissemina lungo la narrazione… alla nostra sensibilità tocca fare il resto.

 

 

Opera recensita: "Telefono" di Percival Everett

Editore: La nave di Teseo, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Stati Uniti-Messico

Pagine: 288

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

martedì 3 agosto 2021

RECENSIONE: GUADALUPE NETTEL - LA FIGLIA UNICA

Sinossi:

Scritto con una semplicità solo apparente, La figlia unica è la storia di tre donne e dei legami d’amore e d’amicizia che intessono mentre si confrontano con le differenti forme che la famiglia può assumere al giorno d’oggi.

«La figlia unica di Guadalupe Nettel è un romanzo che mette in scena tre maniere di essere donna al di là dei tabù sociali e tre diversi rapporti con la maternità: rifiutata, desiderata, subita» - Raffaella De Santis, Robinson

Poi ho pensato che l’amore si rivela spesso illogico, incomprensibile. Molti di noi fanno così quando si innamorano di una persona molto malata; di una persona che vive lontano; di una persona impegnata in una storia precedente, nella quale non c’è posto per noi. Chi non si è tuffato in un amore abissale pur sapendo che non avrebbe avuto futuro, aggrappato a una speranza fragile come un filo d’erba?

Laura e Alina si sono conosciute a Parigi quando avevano vent'anni. Ora sono tornate in Messico. Laura ha affittato un piccolo appartamento e sta finendo la tesi di dottorato mentre Alina ha incontrato Aurelio ed è rimasta incinta. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando un'ecografia rivela che la bambina ha una malformazione e probabilmente non sopravvivrà al parto. Inizia così per Alina e Aurelio un doloroso e inatteso processo di accettazione. Non sanno ancora che quella bambina riserva loro delle sorprese. È Laura a narrarci i dilemmi della coppia, mentre anche lei riflette sulle incomprensibili logiche dell'amore e sulle strategie che inventiamo per superare le delusioni. E infine c'è Doris, vicina di casa di Laura, madre sola di un figlio adorabile ma impossibile da gestire.

 

Commento:

"La figlia unica" è un libro che si legge d'un fiato, in poche ore, ma che è capace di fare una gran buona compagnia, di far riflettere e di toccare il cuore. Qual è il suo segreto? Parlare di cose normali, quotidiane, che potrebbero accadere a qualunque donna, e farlo con grande semplicità, franchezza, normalità. L'autrice riesce ad accostarsi a problemi comuni, per quanto grandi ed apparentemente insormontabili, con estrema naturalezza e questo non può che indurre anche noi ad adottare pressocché lo stesso atteggiamento di apertura mentale. È in questo stato di grazia che, condotte sapientemente da Laura, conosciamo le storie di Alina e Doris, riusciamo ad entrare nelle loro sofferenze, a capire i loro blocchi, le reticenze, i loro "no". Sono donne normali con figli speciali, donne che come tante non avrebbero voluto diventare madri, o che una volta diventate madri vorrebbero tornare indietro, donne ancora, insospettabilmente, capaci di amare e di pensare a se stesse. Un bel libro, non un capolavoro, ma un libro da leggere e, perché no, da regalare a chi attraversa un periodo difficile.

 

Opera recensita: "La figlia unica" di Guadalupe Nettel

Editore: La nuova frontiera, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Messico

Pagine: 224

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

domenica 12 aprile 2020

RECENSIONE: JEANINE CUMMINS - IL SALE DELLA TERRA


Sinossi:
Dici Acapulco e pensi a spiagge di sabbia finissima, mare cristallino e palme accarezzate dalla brezza. Ma oggi la perla del Pacifico è molto diversa dall'immagine da cartolina usata per attirare i turisti. Il narcotraffico si è insinuato in città e gli omicidi sono all'ordine del giorno. Ad Acapulco vive Lydia, che si divide tra il lavoro in libreria e la famiglia costruita con il marito Sebastián, giornalista, e il figlioletto Luca, otto anni e un'intelligenza fuori dal comune. Quello che Lydia non si aspetta è che la sua esistenza venga sconvolta da un giorno all'altro, quando un commando di uomini armati irrompe alla festa di compleanno della nipote e stermina tutti i suoi cari. Nascosti in bagno, solo Lydia e Luca si salvano dalla carneficina, e per loro inizia una fuga estenuante. Rimanere in Messico equivale a morte certa, ma per non farsi rintracciare dal boss che ha ordinato il massacro bisogna evitare le strade più battute e i normali mezzi di trasporto. Così, a madre e figlio non resta altro da fare che prendere la via dei migranti: le centinaia di famiglie che ogni giorno fuggono dai paesi dell'America centrale, devastati dalle bande criminali, e attraversano il Messico nella speranza di raggiungere il confine con gli Stati Uniti. Questo significa anche salire sulla Bestia, il treno merci su cui i migranti si arrampicano al volo rischiando di finire stritolati. Mentre tentano di saltare a bordo, Lydia e Luca incontrano due sorelle, Soledad e Rebeca, scappate dall'Honduras, e i quattro iniziano a viaggiare insieme. Affronteranno la difficile traversata del deserto, conosceranno altri migranti, disposti ad aiutarli o pronti ad approfittarsi di loro, e cercheranno di conservare la propria umanità in un'esperienza che di umano ha ben poco. Ma è davvero possibile raggiungere il confine? I sicari li troveranno? E cosa ha scatenato la furia del boss che li vuole morti?

Commento:
Ho letto molte storie aventi come tema l'immigrazione, qualcuna anche sul tema appassionante dei cartelli della droga in Messico, due tematiche che mi appassionano particolarmente. Perciò non so se sia per questo motivo che ho trovato bellissimo questo romanzo, o perché davvero è ben scritto, ben congegnato, emozionante, straziante. Sta di fatto che a me è piaciuto molto e non riuscivo a staccarmi dalle oltre quattrocento pagine densissime di avvenimenti, dettagli, emozioni, storie.
Tutto comincia ad Acapulco, il giorno della festa  del quindicesimo compleanno di Jennifer, la nipote di Lydia, la protagonista. Tutta la famiglia è riunita in giardino quando tre sicari irrompono sparando a tutto ciò che trovano e poi si fermano ad orinare e banchettare col pollo allo spiedo preparato per i commensali che tanto non lo mangeranno mai. Lydia e suo figlio di otto anni, Luca, al momento della sparatoria si trovavano in bagno ed è stato solo questo, insieme al loro sangue freddo, a salvarli. Risultato della sparatoria: sedici persone morte, una famiglia sterminata e una condanna a morte per chi è rimasto: non è possibile, per Lydia e Luca, restare in Messico. Devono fuggire, far perdere le tracce, cercare di raggiungere gli Stati Uniti. Facile a dirsi, ma per una donna di cultura, non ricca ma comunque benestante, e un bambino di otto anni non è facile trasformarsi in migranti ed intraprendere un viaggio rischiosissimo, al limite della follia. Ma facciamo un passo indietro: cos'ha generato questa sparatoria, questa vendetta, questa mattanza? Sebastiàn, il marito di Lydia, è – o meglio, era – un giornalista specializzato in narcotraffico, un profondo conoscitore delle dinamiche dei cartelli, e si era occupato spesso ed approfonditamente del nuovo cartello dominante ad Acapulco, quello dei Jardineros, capeggiati da Javier Crespo Fuentes, un narco diverso dagli altri, uno illuminato, un gentleman. Il problema è che anche Lydia lo conosceva, Javier, ma conosceva una faccia diversa dello stesso uomo. Sta di fatto che, gentleman o no, Sebastiàn è stato l'ennesimo giornalista ucciso in Messico per mano dei cartelli, e con lui l'intera famiglia… per mano di un caro amico proprio di Lydia. E allora bisogna fuggire, bisogna salvarsi ad ogni costo, non pensare più a nient'altro che a sopravvivere senza farsi trovare, senza potersi fidare di nessuno, scegliendo sempre per quale morte rischiare. Sì, perché i cartelli non sono certo l'unico pericolo di quel viaggio disperato che porterà Lydia, Luca e tanti come loro dal Messico e dagli altri Paesi dell'America centrale fino al confine degli Stati Uniti: c'è la Polizia, c'è la Migra, ci sono i sicari, gli altri migranti – perché essere insieme nella sventura non significa per forza essere buoni d'animo – e poi c'è la Bestia. Non si può arrivare in treno al Nord, il trasporto passeggeri non c'è e non si possono usare mezzi rintracciabili, quindi a molti migrantes non resta che rischiare il tutto per tutto sui treni merci, salendo mentre sono in corsa, rischiando di essere risucchiati sotto le ruote, di cadere giù, di essere rapiti, sequestrati……. Un orrore indicibile. E per chi supera tutto questo, c'è da affrontare il deserto nelle mani di un portatore… sarà onesto? Nelle mani di chi ci si sta affidando?
Il sale della terra racconta tutto questo e molto altro: racconta le storie di uomini e donne che quest'odissea l'hanno affrontata davvero. Lo fa con personaggi di fantasia, è vero, ma il tutto è estremamente realistico, dettagliato, al punto da sembrare davvero reale… sì, perché solo i personaggi sono inventati, il resto, credetemi, esiste davvero. Pensateci, mentre lo leggerete. Perché dovreste proprio farlo.


Opera recensita: "Il sale della terra" di Jeanine Cummins
Editore: Feltrinelli, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Messico
Pagine: 416
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5
Colonna sonora sperimentata: Manu Chao.


domenica 1 dicembre 2019

RECENSIONE: ROBERTO BOLAñO - AMULETO


Sinossi:
Da quando Conan Doyle ha dimostrato che del corpo, in un'indagine ben condotta, si può tranquillamente fare a meno, molti autori di storie poliziesche si sono divertiti a mettere i propri protagonisti in condizione di non potersi muovere. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, è arrivato Roberto Bolaño, che in questo romanzo ha inventato Auxilio Lacouture. Se per via della stazza il detective di Rex Stout abbandona a fatica e malvolentieri la sua serra, Auxilio, che invece sembra la «versione femminile di don Chisciotte», non può semplicemente uscire dai bagni della facoltà di Lettere e Filosofia di Città del Messico, dove l'esercito e i reparti antisommossa hanno appena fatto irruzione. Siamo nel settembre del 1968, cioè nel cuore di una stagione rivoluzionaria rispetto alla quale i moti europei sono un pranzo di gala appena un po' rumoroso. Quella che Auxilio arriva pian piano a ricostruire è la «storia di un crimine atroce» che ha lasciato il segno su tutta una generazione di giovani latinoamericani. Un'immagine dopo l'altra, lo spazio fisico si dissolve, mentre la voce di Auxilio diventa quella di Bolaño, e attraverso una galleria di personaggi indimenticabili ridisegna la geografia, immaginaria e persino troppo reale, di un intero continente.

Commento:
Quando si apre la prima pagina di questo libro non si sa bene cosa aspettarsi, se la "storia di un crimine atroce" – come annuncia la protagonista nelle prime righe – o se una commedia dell'assurdo, come suggerirebbe l'incipit esuberante e quasi farsesco della stessa protagonista. In realtà, ciò che scorrerà davanti al lettore, sempre più intrigato dalla prosa viva, scoppiettante e tutta Sudamericana di Auxilio, è lo scorrere onirico, allucinato e soprannaturale di una vita – di tante vite – spaccate in due da una data: il 18 settembre 1968. È questo il giorno in cui i gruppi antisommossa dell'esercito hanno violato l'autonomia universitaria entrando di forza nell'Università di Città del Messico e, poco distante, compiendo una strage di studenti a Tlatelolco (la prima data è corretta, ma nella realtà i due avvenimenti non sono contemporanei: il massacro avvenne alcuni giorni dopo). È questo il giorno in cui Auxilio Lacouture, cittadina uruguayana di Montevideo arrivata in Messico come tuttofare e madre di tutti i poeti messicani, sentendo il tumulto esce dai bagni della facoltà di lettere e filosofia per farvi subito ritorno, intuendo che quello è l'ultimo baluardo della sua resistenza, che è in definitiva l'unico modo che ha per salvarsi. Vi rimane rinchiusa per dodici giorni, l'ardimentosa Auxilio, e si capisce che quell'esperienza scioccante costituirà il punto focale della sua intera vita e, conseguentemente, di quest'intero romanzo. In un crescente delirio, Auxilio rivivrà, in quei dodici giorni che vive come una notte perenne, tutto ciò che le è accaduto prima e tutto ciò che ancora deve accadere, in un continuo rimescolarsi di ricordi e visioni, incontri e conversazioni, eventi e disavventure. È come se per lei, dopo quell'esperienza, non ci fosse modo di ritornare indietro e tutto dovesse essere visto da quei bagni della facoltà di lettere, come in un filtro che condiziona il giudizio e la vita.
Ora, se Bolaño è criptico nei contenuti, nominando continuamente eventi e personaggi per lo più sconosciuti al lettore medio, è invece esplosivo nella scrittura: ci sono frasi, considerazioni, immagini evocate dalla protagonista che sarebbero degne di entrare in un quadro del miglior pittore surrealista. E in generale, l'intero romanzo è pervaso da una verve instancabile che genera bellezza e spinge a continuare la lettura pur, talvolta, brancolando nel buio della non conoscenza. Un libro da leggere, approfondire e rileggere, con una protagonista da conoscere che ci conduce – caotica e fluttuante – in una Città del Messico inedita, rarefatta e fantastica. Lettura consigliata agli audaci.


Opera recensita: "Amuleto" di Roberto Bolaño
Editore: Adelphi
Genere: letteratura latinoamericana
Ambientazione: Città del Messico
Pagine: 141
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 6 ottobre 2019

RECENSIONE: DON WINSLOW - IL CONFINE (ART KELLER 03)


Sinossi:
Ha trascorso la vita combattendo la guerra al narcotraffico dall'altro lato del confine. Adesso è tornato a casa, ma la guerra lo ha seguito.
Art Keller pensava che una volta scomparso Adàn Barrera avrebbe trovato pace. Si sbagliava. A prendere il posto che è stato di Adan, e prima ancora di suo zio don Miguel Angel, ci sono già Los Hijos, la terza generazione. E ora, a capo della Dea, Art si rende conto che in realtà i nemici sono dappertutto: nei campi di papavero messicani, a Wall Street, alla Casa Bianca. Gente che cerca di farlo tacere, di sbatterlo in galera, di distruggerlo. Gente che vuole ucciderlo. Con "II confine" Don Winslow tira le fila di una storia di violenza e vendetta, corruzione e giustizia, ormai divenuta leggenda. E dipinge un ritratto di straordinaria potenza dell'America d'oggi.

Commento:
L'ho scritto nel commento al libro precedente, Il cartello: quel finale apriva direttamente a questo libro. Lo sapevo, quindi, che ci sarebbe stato un volume conclusivo, lo volevo, lo esigeva la storia. Non credevo, però, che avrei trovato un'opera così… così… così forte, concreta, reale. Il confine non è solo la fine di una trilogia fantastica, non è solo l'atto finale in cui tutti i conti tornano e tutte le spiegazioni vengono fornite… è tutto questo, ma è di più, è ciò un libro di denuncia sociale, inequivocabile e senza riserve, all'America di oggi, alle politiche di Trump, ai giochi di potere, alla corruzione, agli errori di una guerra, quella alla droga, durata cinquant'anni e mai vinta o persa perché profondamente sbagliata nei modi, negli obiettivi. Il confine è ciò che fa di una trilogia reale istica e ben scritta un autentico, reale,  capolavoro. Art Keller non ha vinto la guerra dopo aver saldato i conti con Barrera, non ha conquistato la pace tornando a casa e lasciando la DEA… non può godersi la pensione dopo quarant'anni passati a combattere i cartelli al di là del confine. Keller è ancora in guerra e deve guidare le sue truppe, succeda quel che succeda. Altri morti, civili e non, morti tra le file dei cartelli, per via di una faida tra los Hijos accesasi dopo la scomparsa di Barrera, morti tra i civili, tra i giovani per via degli enormi quantitativi di Eroina tagliata con Fentamil che invadono l'America… morti, sempre morti, sempre di più. E intanto la politica gioca la sua partita sulla pelle della gente.
Non consiglio di leggere Il confine, consiglio di leggere l'intera trilogia, così, di filato, in un crescendo di tensione, emozioni, consapevolezza. Fidatevi, è stupenda.

Opera recensita: "Il confine" di Don Winslow
Editore: Einaudi, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Stati Uniti-Messico, 2012-2017
Pagine: 928
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


martedì 1 ottobre 2019

RECENSIONE: DON WINSLOW - IL CARTELLO (ART KELLER 02)


Sinossi:
Adán Barrera, capo del cartello della droga piú potente del mondo, è rinchiuso in un carcere di San Diego in isolamento. Art Keller, l’agente della Dea che lo ha arrestato dopo avergli ucciso il fratello e lo zio, vive nascosto in un monastero del New Mexico, dove fa l’apicoltore e cerca di dimenticare una vita di menzogne e false identità. Quando Barrera riesce a farsi trasferire in un carcere messicano e a riprendere le redini del cartello, la guerra della droga riparte con una brutalità senza precedenti. Anche Keller è costretto a tornare in azione immergendosi in un mondo nel quale onesti e corrotti, vittime e assassini, si trovano dall’una e dall’altra parte della frontiera.

Commento:
Avete letto Il potere del cane e credete che Guero, Abrego e Tio Barrera siano spietati e sanguinari? Beh, fatevi una risata, dimenticateli e preparatevi a un livello di violenza inaudito, impensabile, folle. È questo che troverete in Il cartello di Don Winslow, il secondo libro della Trilogia di Art Keller. Avevamo lasciato Adàn Barrera in una cella di isolamento degli States e Art Keller sparito nel nulla per non essere trovato dai Barrera. Li ritroviamo più vecchi e più agguerriti che mai: Adàn vuole ricostruire il mercato, spartire ancora il territorio in plazas e diventare di nuovo il Patròn… ma Keller non sarà il suo unico nemico: una nuova forza militarizzata è pronta a seminare il terrore, sono Los Zetas, sono guidati da Z1, Eriberto Ocoa, e Z40, Miguel Morales… e sono spietati, diabolici.
Torna Don Winslow, più in forma che mai, con un thriller mozzafiato forse anche superiore al primo della serie. Amicizia, amore, potere, libertà, riscatto sono i temi che infiammano le quasi 900 pagine di questo thriller dal finale spiazzante che apre all'ultimo libro, Il confine, e che fa venire una gran voglia di leggerlo.



Opera recensita: "Il cartello" Don Winslow
Editore: Einaudi, 2015
Genere: thriller
Ambientazione: Messico-Guatemala
Pagine: 896
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 21 settembre 2019

RECENSIONE: DON WINSLOW - IL POTERE DEL CANE


Sinossi:
Art Keller è un poliziotto ambizioso, con una mentalità da crociato, deciso a combattere in prima fila la guerra che gli Stati Uniti hanno lanciato contro il traffico internazionale di droga. Miguel Ángel Barrera è il boss della Federación, il cartello che riunisce tutti i narcos messicani, e i suoi nipoti, Adán e Raúl, smaniano all’idea di ereditarne l’impero. Nora Hayden, dopo un’adolescenza complicata, è diventata una prostituta d’alto bordo, sempre in bilico tra il cinismo piú spinto e un insolito senso morale. Padre Parada è un sacerdote cresciuto in mezzo al popolo, potente quanto incorruttibile. Sean Callan è un ragazzo irlandese di Hell’s Kitchen che si è trasformato quasi per caso in un killer spietato, al soldo della mafia. Sono tutti, in modo diverso, coinvolti nel mondo feroce del narcotraffico messicano: una guerra che coinvolge sicari senza scrupoli e politicanti corrotti, i servizi segreti americani e la mafia, tra inganni e vendette spietate. Una guerra dove non esiste innocenza possibile, e dove è sempre in agguato, pronto a esplodere, il male assoluto: quella demoniaca crudeltà di uomini e cose cui una millenaria tradizione ha saputo dare un solo nome, evocativo quanto misterioso. Il potere del cane.

Commento:
E' difficile recensire un romanzo così corposo, articolato, ricco di avvenimenti e personaggi… ma bisogna farlo. Bisogna farlo perché, se vi piacciono i thriller d'azione ed in particolare quelli che parlano di criminalità, narcotraffico, cartelli, famiglie ecc. dovreste proprio leggere questo libro, anzi, questa trilogia.
Il potere del cane è il primo, emozionante libro della trilogia di Art Keller scritta da Don Winslow e pubblicata in Italia da Einaudi. La trilogia – che continua con Il cartello e termina con Il confine (Einaudi 2019) – tratta la guerra senza quartiere intrapresa da un agente della DEA, Art Keller, ai cartelli del narcotraffico attivi in Messico dal 1975 al 2000 (almeno per questo primo volume).
Tutto comincia quando, nel 75, un inesperto quanto entusiasta Art Keller aiuta il poliziotto Miguel Angel Barrera (detto Tio) ad abbattere il cartello del Sinaloa. Art non sa ancora che ciò che Tio vuole in realtà è liberarsi di un concorrente e fondare una Federaciòn, un'unificazione dei cartelli della droga del Messico, e diventarne il Patròn, il capo. Il piano gli riesce, ma Art Keller non riesce ad accettare il fatto di averlo aiutato e di essere stato ingannato. Quando Art sta per assestare un duro colpo agli affari di Tio, però, un suo valido collega viene rapito, torturato e ucciso per via di un'operazione architettata da Art. Da questo momento l'agente della Dea non avrà più pace: la sua guerra non conoscerà ostacoli, sarà pronto anche a scendere a pericolosi compromessi pur di dar seguito alla sua ossessione: catturare i Barrera – tutti – e assicurarli alla giustizia… oppure ucciderli.
Tra poliziotti e politici corrotti, gangster dal cuore tenero, prostitute d'alto bordo con più moralità di una suora, parroci coraggiosi e intrepidi, Il potere del cane ci porta in una terra di mezzo in cui non esiste la legalità, la giustizia è quella delle pistole e la legge cambia come cambiano i movimenti di denaro. Un appassionante storia ispirata a figure realmente esistite, il che rende il tutto molto più realistico e grottesco. Davvero un libro da leggere, ma che consiglio solo agli appassionati del genere: più di settecento pagine di dietrologie, sparatorie, inganni, tattiche non sarebbero facili da reggere per chi non ama questo tipo di storie. Per quanto mi riguarda, leggerò prestissimo anche gli altri due libri.


Opera recensita: "Il potere del cane" di Don Winslow
Editore: Einaudi, prima ed. originale 2005, prima ed. italiana 2009
Genere: thriller
Ambientazione: Stati Uniti-Messico-Centro e Sud America
Pagine: 719
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 15 giugno 2019

RECENSIONE: PINO CACUCCI - VIVA LA VIDA


Sinossi:
Si tratta di un monologo che mette in scena l'appassionata esistenza di Frida Kahlo "detta" dalla protagonista dal vertice estremo dei suoi giorni. Mentre corre verso la morte, Frida torna ai patimenti della sua reclusione forzata (ripetutamente ingessata e condannata all'immobilità), ai suoi lucidi deliri artistici di pittrice affamata di colore, alla sua relazione con Diego Rivera. In poche pagine c'è il Messico, c'è il risveglio dell'immaginazione, c'è la storia di una donna, c'è la rincorsa di una passione mai spenta per un uomo. La sintesi infuocata di un'esistenza.

Commento:
Breve ed intensissimo, questo è uno fra i più bei libri che abbia letto sulla vita di questa donna straordinaria. In un monologo-intervista immaginaria, Pino Cacucci riesce a sintetizzare la vita di Frida Kahlo, la sua relazione con Diego Rivera, l'incidente, il dolore, l'amore viscerale per la "vita assassina", il rapporto con la morte, quello con la malattia e la pittura. Riesce, al contempo, a trasmettere un ritratto vivo e pulsante di Frida, proprio come se fosse lei stessa a parlare di se stessa.
Viva la vida è un libro bellissimo che consiglierei a chi ha almeno una minima infarinatura su chi fosse Frida Kahlo e cosa sia stata la sua vita.

Opera recensita: "Viva la vida" di Pino Cacucci
Editore: Feltrinelli, 2010
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Messico
Pagine: 77
Prezzo: 7,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


mercoledì 24 aprile 2019

RECENSIONE: ALEXANDRA SCHEIMAN - IL DIARIO PERDUTO DI FRIDA KAHLO


Sinossi:
Un piccolo altare con mazzi di fiori gialli di tagete, pani zuccherati, fotografie piene di nostalgia, incensi dalle fragranze mistiche, candele e pietanze prelibate. Nell'esotica Casa Azul di calle de Londres, a Coyoacàn, tutto è pronto per ricevere il misterioso messaggero che, ogni anno il due di novembre, puntuale viene a far visita a Frida Kahlo. Ma la pittrice ha deciso: questa sarà l'ultima volta, l'ultimo incontro con colui che, in cambio di quelle elaborate pietanze, da troppo tempo rimanda l'appuntamento di Frida con la Morte. Perché l'artista prodigiosa, donna fragile e indomita, rivoluzionaria, amica e amante di personaggi straordinari come André Breton, Tina Modotti, Lev Trotsky, era destinata a morire a diciotto anni, nel drammatico incidente che invece, in virtù di un patto fin qui scrupolosamente onorato, la restituì alla vita e alla sua arte. Solo per inchiodarla - con la schiena a pezzi e le ossa rotte - al letto in cui trascorrerà anni interi a dipingere autoritratti e a osservare la propria immagine riflessa nello specchio sopra il baldacchino. Frida, la donna minuta, appassionata e sofferente che amava la vita e si augurava di uscirne "gioiosa e di non tornare mai più", rivive in questo romanzo colorato, sensuale e sorprendente come i suoi quadri.

Commento:
Una bellissima, intensa e coinvolgente biografia romanzata della vita di Frida Kahlo. Una donna minuta, un'esplosione di fascino e magnetismo, un'amante vorace e appassionata, innamorata di Diego Rivera, ma golosa di cibo e di vita. Tra superstizione, fatalismo, passione e arte, questo libro ci illustra una donna poliedrica, sensuale e prorompente che, nonostante le sofferenze, ha respinto la morte con tutta se stessa. Un bellissimo racconto di vita e di arte. Consigliato.

Opera recensita: "Il diario perduto di Frida Kahlo" di Alexandra Scheiman
Editore: Rizzoli, 2013
Genere: biografia, narrativa straniera
Ambientazione: Messico, Stati Uniti, Parigi
Pagine: 321
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.