simposio lettori copertina

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domenica 6 ottobre 2019

RECENSIONE: DON WINSLOW - IL CONFINE (ART KELLER 03)


Sinossi:
Ha trascorso la vita combattendo la guerra al narcotraffico dall'altro lato del confine. Adesso è tornato a casa, ma la guerra lo ha seguito.
Art Keller pensava che una volta scomparso Adàn Barrera avrebbe trovato pace. Si sbagliava. A prendere il posto che è stato di Adan, e prima ancora di suo zio don Miguel Angel, ci sono già Los Hijos, la terza generazione. E ora, a capo della Dea, Art si rende conto che in realtà i nemici sono dappertutto: nei campi di papavero messicani, a Wall Street, alla Casa Bianca. Gente che cerca di farlo tacere, di sbatterlo in galera, di distruggerlo. Gente che vuole ucciderlo. Con "II confine" Don Winslow tira le fila di una storia di violenza e vendetta, corruzione e giustizia, ormai divenuta leggenda. E dipinge un ritratto di straordinaria potenza dell'America d'oggi.

Commento:
L'ho scritto nel commento al libro precedente, Il cartello: quel finale apriva direttamente a questo libro. Lo sapevo, quindi, che ci sarebbe stato un volume conclusivo, lo volevo, lo esigeva la storia. Non credevo, però, che avrei trovato un'opera così… così… così forte, concreta, reale. Il confine non è solo la fine di una trilogia fantastica, non è solo l'atto finale in cui tutti i conti tornano e tutte le spiegazioni vengono fornite… è tutto questo, ma è di più, è ciò un libro di denuncia sociale, inequivocabile e senza riserve, all'America di oggi, alle politiche di Trump, ai giochi di potere, alla corruzione, agli errori di una guerra, quella alla droga, durata cinquant'anni e mai vinta o persa perché profondamente sbagliata nei modi, negli obiettivi. Il confine è ciò che fa di una trilogia reale istica e ben scritta un autentico, reale,  capolavoro. Art Keller non ha vinto la guerra dopo aver saldato i conti con Barrera, non ha conquistato la pace tornando a casa e lasciando la DEA… non può godersi la pensione dopo quarant'anni passati a combattere i cartelli al di là del confine. Keller è ancora in guerra e deve guidare le sue truppe, succeda quel che succeda. Altri morti, civili e non, morti tra le file dei cartelli, per via di una faida tra los Hijos accesasi dopo la scomparsa di Barrera, morti tra i civili, tra i giovani per via degli enormi quantitativi di Eroina tagliata con Fentamil che invadono l'America… morti, sempre morti, sempre di più. E intanto la politica gioca la sua partita sulla pelle della gente.
Non consiglio di leggere Il confine, consiglio di leggere l'intera trilogia, così, di filato, in un crescendo di tensione, emozioni, consapevolezza. Fidatevi, è stupenda.

Opera recensita: "Il confine" di Don Winslow
Editore: Einaudi, 2019
Genere: thriller
Ambientazione: Stati Uniti-Messico, 2012-2017
Pagine: 928
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


martedì 1 ottobre 2019

RECENSIONE: DON WINSLOW - IL CARTELLO (ART KELLER 02)


Sinossi:
Adán Barrera, capo del cartello della droga piú potente del mondo, è rinchiuso in un carcere di San Diego in isolamento. Art Keller, l’agente della Dea che lo ha arrestato dopo avergli ucciso il fratello e lo zio, vive nascosto in un monastero del New Mexico, dove fa l’apicoltore e cerca di dimenticare una vita di menzogne e false identità. Quando Barrera riesce a farsi trasferire in un carcere messicano e a riprendere le redini del cartello, la guerra della droga riparte con una brutalità senza precedenti. Anche Keller è costretto a tornare in azione immergendosi in un mondo nel quale onesti e corrotti, vittime e assassini, si trovano dall’una e dall’altra parte della frontiera.

Commento:
Avete letto Il potere del cane e credete che Guero, Abrego e Tio Barrera siano spietati e sanguinari? Beh, fatevi una risata, dimenticateli e preparatevi a un livello di violenza inaudito, impensabile, folle. È questo che troverete in Il cartello di Don Winslow, il secondo libro della Trilogia di Art Keller. Avevamo lasciato Adàn Barrera in una cella di isolamento degli States e Art Keller sparito nel nulla per non essere trovato dai Barrera. Li ritroviamo più vecchi e più agguerriti che mai: Adàn vuole ricostruire il mercato, spartire ancora il territorio in plazas e diventare di nuovo il Patròn… ma Keller non sarà il suo unico nemico: una nuova forza militarizzata è pronta a seminare il terrore, sono Los Zetas, sono guidati da Z1, Eriberto Ocoa, e Z40, Miguel Morales… e sono spietati, diabolici.
Torna Don Winslow, più in forma che mai, con un thriller mozzafiato forse anche superiore al primo della serie. Amicizia, amore, potere, libertà, riscatto sono i temi che infiammano le quasi 900 pagine di questo thriller dal finale spiazzante che apre all'ultimo libro, Il confine, e che fa venire una gran voglia di leggerlo.



Opera recensita: "Il cartello" Don Winslow
Editore: Einaudi, 2015
Genere: thriller
Ambientazione: Messico-Guatemala
Pagine: 896
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 26 settembre 2019

RECENSIONE: FRANK GARDNER - CRISIS


Sinossi:
Luke Carlton è un ex marine delle forze armate britanniche ora sotto contratto con l’MI6, dove porta a termine missioni ad alto rischio. Inviato nella giungla colombiana per indagare sull’omicidio di un ufficiale dei servizi segreti britannici, Luke si ritrova in breve tempo avvolto nelle spire di un complotto di terrificanti dimensioni internazionali. Qualcuno gli sta dando la caccia. Catturato e sottoposto a orribili torture, Luke riesce fortunosamente a fuggire dalla morsa di uno dei più potenti e spietati cartelli della droga del Sudamerica e dal suo leader assetato di vendetta. Stremato dalla prigionia, deve raccogliere tutte le proprie forze per prevenire un disastro senza precedenti. Il bersaglio è nientemeno che Londra, l’arma sembra fra le più diaboliche mai concepite e il piano che si va scoprendo appare tanto ingegnoso da indurre alla resa... Ma la corsa contro il tempo è appena iniziata e Luke non può sottrarsi.
In questo romanzo, che segna il suo esordio nella narrativa, Frank Gardner mette a frutto la lunga esperienza di inviato di guerra e di esperto di sicurezza internazionale. Combinando le conoscenze da insider, la tecnologia più avanzata e un senso della suspense non comune, dà linfa a un thriller rapido, denso di azione, cinematografico e terribilmente attuale.

Commento:
Quasi quasi mi dispiace per questo povero thriller capitato sul mio iPad proprio mentre sono alle prese con la trilogia di Art Keller di Don Winslow: purtroppo l'argomento è lo stesso è non posso non fare paragoni. Il paragone, in questo caso è impietoso e va tutto a danno di Gardner: Crisis, il libro di cui parliamo, è una spy story ambientata tra la Colombia e l'Inghilterra. Luke Carlton, Marine in servizio all'MI6 – cellula dei servizi segreti britannici – deve scoprire cos'è accaduto nella giungla colombiana, perché un altro agente dei servizi è stato ucciso, su cosa indagava e qual è la misteriosa arma in viaggio verso il Regno Unito. Per farlo rischierà di farsi uccidere da uno dei più pericolosi cartelli della droga, Los Inocentes, capeggiati da El Pobrecito, uno stereotipato capo sanguinario, crudele, grasso, viziato, incapace di far nulla senza i suoi luogotenenti. Intanto l'Inghilterra è sempre più in pericolo. Ok, trama avvincente – direte voi – almeno sulla carta. Sì, peccato che il tutto venga sviluppato con una prevedibilità abbastanza sconcertante: non c'è stato un momento, durante la lettura, in cui sia rimasta sorpresa in positivo per una scelta, un'evoluzione della trama, una caratteristica innovativa dei personaggi… tutto va, immancabilmente, secondo copione. E chi ama questo genere di storie sa che questo non è mai, assolutamente, un bene: chi legge spy stories, thriller d'azione, thriller in generale, ama farsi scioccare, restare colpito dalla storia, ama sentire scorrere fiumi di adrenalina nelle vene… di sicuro non vuole leggersi più di cinquecento pagine sapendo già cosa succederà!
A peggiorare il quadro già non proprio positivo ci sono altri due-tre aspetti dubbi: in primis una lentezza atavica che l'autore – dopo essersi perso tra luoghi comuni e scelte narrative che finiscono nel nulla - riesce a scrollarsi solo nell'ultima parte di romanzo (e vorrei ben vedere); poi, è chiaro, a furia di girare la chiave e premere l'acceleratore il motore si accende, l'azione alla fine decolla… però che fatica! Altro aspetto da analizzare è una scarsa caratterizzazione dei personaggi… Avete presente quando ad una cena si dice "Assaggio poco di tutto" e poi si finisce per non aver mangiato nulla o quantomeno a non essersi saziati? Ecco, più o meno questa è la sensazione che ho provato pensando ai personaggi di questo libro, il protagonista in testa: sappiamo poco di tutti, ma niente, realmente, di nessuno.
Altro particolare degno di nota: l'autore non è un novellino, non è uno che si è improvvisato scrittore ieri ed oggi ha pubblicato una spy story. E' un inviato di guerra nonché esperto di sicurezza nazionale, quindi l'argomento lo conosce bene, dall'interno… E dunque, cos'è successo qui? Personalmente non saprei, ma di sicuro so che semmai dovesse esserci un secondo volume, semmai questa dovesse diventare una serie, io non leggerei oltre. E ripeto, mi dispiace, perché c'erano buone premesse, il libro in sé non è brutto, è forse un po' troppo prevedibile… non lo boccerò completamente, perché in fondo si fa leggere, ma non me la sento di consigliarlo.

Opera recensita: "Crisis" di Frank Gardner
Editore: Longanesi, 2019
Genere: thriller, spy story
Ambientazione: Colombia-Inghilterra
Pagine: 544
Prezzo: 22,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 6.

sabato 21 settembre 2019

RECENSIONE: DON WINSLOW - IL POTERE DEL CANE


Sinossi:
Art Keller è un poliziotto ambizioso, con una mentalità da crociato, deciso a combattere in prima fila la guerra che gli Stati Uniti hanno lanciato contro il traffico internazionale di droga. Miguel Ángel Barrera è il boss della Federación, il cartello che riunisce tutti i narcos messicani, e i suoi nipoti, Adán e Raúl, smaniano all’idea di ereditarne l’impero. Nora Hayden, dopo un’adolescenza complicata, è diventata una prostituta d’alto bordo, sempre in bilico tra il cinismo piú spinto e un insolito senso morale. Padre Parada è un sacerdote cresciuto in mezzo al popolo, potente quanto incorruttibile. Sean Callan è un ragazzo irlandese di Hell’s Kitchen che si è trasformato quasi per caso in un killer spietato, al soldo della mafia. Sono tutti, in modo diverso, coinvolti nel mondo feroce del narcotraffico messicano: una guerra che coinvolge sicari senza scrupoli e politicanti corrotti, i servizi segreti americani e la mafia, tra inganni e vendette spietate. Una guerra dove non esiste innocenza possibile, e dove è sempre in agguato, pronto a esplodere, il male assoluto: quella demoniaca crudeltà di uomini e cose cui una millenaria tradizione ha saputo dare un solo nome, evocativo quanto misterioso. Il potere del cane.

Commento:
E' difficile recensire un romanzo così corposo, articolato, ricco di avvenimenti e personaggi… ma bisogna farlo. Bisogna farlo perché, se vi piacciono i thriller d'azione ed in particolare quelli che parlano di criminalità, narcotraffico, cartelli, famiglie ecc. dovreste proprio leggere questo libro, anzi, questa trilogia.
Il potere del cane è il primo, emozionante libro della trilogia di Art Keller scritta da Don Winslow e pubblicata in Italia da Einaudi. La trilogia – che continua con Il cartello e termina con Il confine (Einaudi 2019) – tratta la guerra senza quartiere intrapresa da un agente della DEA, Art Keller, ai cartelli del narcotraffico attivi in Messico dal 1975 al 2000 (almeno per questo primo volume).
Tutto comincia quando, nel 75, un inesperto quanto entusiasta Art Keller aiuta il poliziotto Miguel Angel Barrera (detto Tio) ad abbattere il cartello del Sinaloa. Art non sa ancora che ciò che Tio vuole in realtà è liberarsi di un concorrente e fondare una Federaciòn, un'unificazione dei cartelli della droga del Messico, e diventarne il Patròn, il capo. Il piano gli riesce, ma Art Keller non riesce ad accettare il fatto di averlo aiutato e di essere stato ingannato. Quando Art sta per assestare un duro colpo agli affari di Tio, però, un suo valido collega viene rapito, torturato e ucciso per via di un'operazione architettata da Art. Da questo momento l'agente della Dea non avrà più pace: la sua guerra non conoscerà ostacoli, sarà pronto anche a scendere a pericolosi compromessi pur di dar seguito alla sua ossessione: catturare i Barrera – tutti – e assicurarli alla giustizia… oppure ucciderli.
Tra poliziotti e politici corrotti, gangster dal cuore tenero, prostitute d'alto bordo con più moralità di una suora, parroci coraggiosi e intrepidi, Il potere del cane ci porta in una terra di mezzo in cui non esiste la legalità, la giustizia è quella delle pistole e la legge cambia come cambiano i movimenti di denaro. Un appassionante storia ispirata a figure realmente esistite, il che rende il tutto molto più realistico e grottesco. Davvero un libro da leggere, ma che consiglio solo agli appassionati del genere: più di settecento pagine di dietrologie, sparatorie, inganni, tattiche non sarebbero facili da reggere per chi non ama questo tipo di storie. Per quanto mi riguarda, leggerò prestissimo anche gli altri due libri.


Opera recensita: "Il potere del cane" di Don Winslow
Editore: Einaudi, prima ed. originale 2005, prima ed. italiana 2009
Genere: thriller
Ambientazione: Stati Uniti-Messico-Centro e Sud America
Pagine: 719
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


lunedì 9 settembre 2019

RECENSIONE: MALIN PERSSON GIOLITO - SABBIE MOBILI. TRE SETTIMANE PER CAPIRE UN GIORNO


Sinossi:
«C’è puzza di uovo marcio. L’aria è grigia e densa di fumo di polvere da sparo. Hanno tutti almeno una pallottola in corpo, a parte me. Io non ho neanche un livido».
Stoccolma, il quartiere più elegante. Nella classe di un liceo cinque persone sono a terra, colpite da una raffica di proiettili. Accanto a loro, Maja Norberg: diciotto anni appena compiuti, brava studentessa, popolare, ragazza di buona famiglia. Tra le vittime ci sono il suo fidanzato, Sebastian Fagerman, il figlio dell’imprenditore più ricco di Svezia e la sua migliore amica, Amanda.
Nove mesi dopo, il processo sta per cominciare. Maja è accusata della strage e ha trascorso un lungo periodo in custodia cautelare. I giornali non le hanno dato tregua, nessuno crede alla sua innocenza, la ragazza della porta accanto si è trasformata nella teenager più odiata di Svezia. Peder Sander, l’avvocato difensore, ha il difficile compito di mettere in discussione quello che ormai sembra scontato per tutti, la colpevolezza della ragazza, e di fare emergere la verità di Maja. Che cosa ha fatto? O, forse, è quello che non ha fatto ad averla condotta a questo punto? Attraverso la voce di Maja, irriverente, dura, unica, ripercorriamo i fatti fino ad arrivare a quel terribile giorno. L’incontro con Sebastian, un amore malato e totalizzante, feste, tradimenti. E, mentre il racconto prosegue, si sgretola la facciata rassicurante di una comunità agiata in cui gli adulti si voltano dall'altra parte per non vedere i loro figli che – tra violenza, tensioni razziali e problemi di droga – affondano sempre di più nelle sabbie mobili. Un crime avvincente e fuori dagli schemi, ma non solo. Sabbie mobili è un romanzo che dipinge con cruda acutezza i risvolti più bui della società occidentale di oggi.
Dopo il grande successo in Svezia, verrà presto pubblicato in 28 Paesi. Da questo romanzo è stata tratta la serie televisiva Netflix, Quicksand.

Commento:
C'è stata una sparatoria in una classe di un liceo di Stoccolma. L'insegnante e tre ragazzi sono morti, uno è ferito e privo di conoscenza, un'altra è illesa. E' Marja Norberg, Maja, in mano ha un'arma. Nove mesi dopo, il processo che stabilirà se Maja è colpevole di aver organizzato la sparatoria e di aver istigato il suo fidanzato Sebastian a farlo con lei sta per cominciare, ma Maja è già stata condannata. L'hanno condannata i giornali che su di lei hanno scritto articoli su articoli ogni giorno; l'ha condannata la gente che non c'era e che non sa, ma parla, influenzata dai media e convinta di sapere tutto; l'ha già condannata il procuratore "Chiamami Lena" che, insieme alla polizia, ha rovistato nella sua vita, fin nell'intimo, senza chiedere permesso e che per questo crede di conoscere tutto di lei. Hanno parlato e scritto tutti, tutti tranne lei, Maja l'assassina, Maja la stronza ragazzina ricca, l'egoista, insoddisfatta, drogata, viziata Marja Norberg che tutti etichettano, additano, accusano, ma che nessuno conosce. Nessuno conosce cos'è stato, per lei, innamorarsi del ragazzo più perfetto ed esserne ricambiata; nessuno sa cos'è stato averlo accanto mentre stava male per la droga e l'alchool, vederlo spavaldo e sbruffone con tutti e completamente sottomesso ad un padre detestabile. Nessuno sa cos'ha voluto dire, per Maja, non poter fuggire dalla trappola che le è scattata intorno. Tutti dicono che la cosa più grande è l'amore, che Maja ha ucciso per amore di Sebastian… ma non sanno che non è così. E Maja è qui per raccontarlo, per parlare, finalmente. La sua voce è dura, adulta, lucida, scava e lacera nelle nostre certezze preconfezionate, pianta dubbi duri come chiodi nelle menti di chi preferisce non guardare, girare la testa, non farsi domande; ferisce, affilata come una lama chi si erge a giudice implacabile di ciò che non ha mai voluto conoscere. Con chirurgica accuratezza ed sicurezza di chi conosce ciò di cui parla, l'ex avvocatessa scrittrice Malin Persson Giolito lancia una bomba contro una società perbenista, rassicurante, ipocrita. E la deflagrazione squarcia la cortina di indifferenza e satura l'aria. Un legal thriller da brivido che scardina ogni preconcetto su temi importanti come l'adolescenza, l'amore, l'approccio dei genitori nella società occidentale dei giorni nostri, troppo improntata all'apparenza, troppo impegnata a ben pensare e a fare la cosa giusta per preoccuparsi davvero di ascoltare e capire gli altri.
Sabbie mobili è un libro che non si dimentica, scritto magistralmente, duro, sincero, un muro contro le scappatoie e le scusanti. Assolutamente da leggere.

Opera recensita: "Sabbie mobili. Tre settimane per capire un giorno" di Malin Persson Giolito
Editore: Salani, 2017
Genere: legal thriller
Ambientazione: Svezia
Pagine: 449
Prezzo: 16,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


martedì 9 luglio 2019

RECENSIONE: FEDERICO VAN STEGEREN - IL CARTELLO OLANDESE


Sinossi:
Milioni di giovani si recano ogni anno in Olanda alla ricerca dello sballo facile venduto legalmente nei coffee shop. Ma i coffee shop olandesi dove si riforniscono? Spesso dalla criminalità organizzata, ma anche dai “cartelli”, vere e proprie aziende in contatto con i signori della droga nelle montagne del Rif in Marocco, nella Valle della Beqa’ in Libano, sugli altopiani dell’Afghanistan, nelle Antille Olandesi e in Messico. La storia di questo libro è ambientata negli anni settanta-ottanta quando fare i trafficanti era ancora un mestiere romantico e la mitica barca a vela Avalon – veloce quanto imprendibile – solcava i mari del mondo con il suo “prezioso” carico e nelle serre di fiori alla periferia di Amsterdam il “Trio d’Oro” coltivava cannabis. I nomi li abbiamo cambiati ma è tutto successo veramente.

Commento:
Lo abbiamo pensato tutti, almeno una volta: "bella l'Olanda", terra dello sballo, libera, control free… e per averlo pensato non bisogna necessariamente essere frequentatori del quartiere a luci rosse o far uso di droghe; semplicemente, l'Olanda è oggi il simbolo di una gioventù interiore che non muore mai. Ma questa libertà in Olanda non è arrivata oggi: era già così negli anni Settanta, al tempo in cui è ambientata questa storia che, inciso non trascurabile, è una storia vera. E', più precisamente, la storia di tre giovani – meno che trentenni – che mettono in piedi una società che controlla una gran quantità di coffee shop, i luoghi in cui è possibile acquistare della droga. In realtà Gerry, Ian e Dennis – così si chiamano i nostri imprenditori – la commerciano, la droga, vanno a prenderla nei luoghi in cui si coltiva, trattano con interlocutori senza scrupoli di ogni parte del mondo, fanno affari con narcotrafficanti, politici, funzionari, sceicchi, polizia. La loro è una vita votata al rischio, al calcolo dell'imprevisto al massimo, è una vita di viaggi, dissoluzione, brivido, avventura. Dal Libano all'Afganistan, dal Marocco al Messico a bordo della loro Avalon, la barca inafferrabile, commerciano la droga per mezza Europa e oltre. Così sono diventati multimiliardari e, siccome sono giovani e possono permetterselo, si divertono pure un sacco! Però, dietro l'angolo, c'è sempre l'imprevisto che non avevi calcolato…
Il cartello olandese è un romanzo d'avventura, veloce, ricco di suspense, duro come la realtà che descrive. Non l'avrei detto ad inizio lettura, ma mi è piaciuto. L'autore è Federico Van Stegeren, l'Olandese volante, lo speaker radiofonico che da quasi cinquant'anni parla ai microfoni di tante radio italiane.


Opera recensita: "Il cartello olandese" di Federico Van Stegeren
Editore: Mondadori Electa, 2019
Genere: avventura
Ambientazione: mondo
Pagine: 192
Prezzo: 17,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


domenica 14 aprile 2019

RECENSIONE: SIMONA CASTIGLIONE - L'ETà DEL FERRO


Sinossi:
Di fronte a un aperitivo, nel cuore di Bari, Barbara e Lucrezia si ritrovano, assieme a un vecchio compagno di studi in sedia a rotelle, dopo oltre vent'anni: Barbara ora vive a Milano e conduce un'esistenza fatta di delusioni e solitudine, Lucrezia è sempre bellissima nonostante la malattia progressiva che la affligge l'abbia resa quasi cieca. È la ricorrenza della morte della loro più cara amica ad averle ricongiunte: Lucrezia, Barbara e Mariarosa, un trio inseparabile sin dalla scuola media. E assieme sono cresciute, facendosi largo tra i dolori e le ingiustizie di questo mondo a testa alta e con un amaro sorriso, hanno vissuto le prime scoperte e le prime trasgressioni, le delusioni e le violenze della dura età del ferro, l'adolescenza, vissuta tra famiglie assenti, padri violenti e austeri, personaggi subdoli e amori pericolosi. Sullo sfondo, si muove una Puglia viva e cupa di fine anni Ottanta, tra buona musica, campi di ulivi assolati, il morbo dell'eroina, la mafia, i tradimenti e la paura di un futuro incerto. Il desiderio di andare a fondo e di scoprire, attraverso il diario di Mariarosa, i veri motivi della sua morte porterà Barbara e Lucrezia a rivangare il passato e le condurrà alla riscoperta dei valori dell'amicizia. In un continuo alternarsi di piani temporali e rincorrersi di dettagli e ricordi, la scrittura cruda e potente di Simona Castiglione afferra il lettore per un braccio e lo costringe a guardare, a pensare, a vivere quanto narrato sulla pagina, restituendogli tutte le emozioni prepotenti e delicate di un periodo chiave della vita.

Commento:
L'età del ferro è un romanzo crudo, potente, che si impone al lettore e lo cattura suo malgrado; è, in sintesi, un romanzo che non è scritto per piacere, ma per colpire dritto e duro. Dritto e duro, proprio come la droga, la malavita, il sesso denaturato di ogni piacere, le botte, i rifiuti, i non detti, la competizione, le ingiustizie, i rapporti morbosi e i complessi di inferiorità hanno segnato le vite delle tre protagoniste e di tanti ragazzi nella Puglia degli anni Ottanta. C'è tutto questo e molto altro in queste pagine: ci sono i sogni spezzati, le amicizie andate a rotoli, gli amori mancati e una morte pesante e dolorosa che, a distanza di venticinque anni, ancora tormenta chi c'era e non ha potuto impedirla. E più di tutto ci sono le vite di tante persone forgiate nell'età più difficile, l'adolescenza, dalla durezza, dal degrado di un mondo che da loro pretende ma si cura poco o niente… a cominciare dalle famiglie. L'età del ferro è un libro scritto magnificamente, Simona Castiglione è stata bravissima a rendere con lucida chiarezza una realtà che non doveva essere ammorbidita, edulcorata. Ci ha raccontato, in queste pagine, una storia di fantasia che risulta, però, estremamente realistica nella sua angosciosa precisione; personaggi tratteggiati con perizia ed accuratezza in un caos voluto di storie e di intrecci. Dicevo che è un libro scritto magnificamente, però non posso affermare che sia un bel libro, anzi dirò di più: non mi è piaciuto e non lo rileggerei. Eppure lo consiglio, perché è una lettura da affrontare almeno una volta, perché la realtà è là e non si può ignorare, perché un libro non deve piacere per forza, ma deve trasmettere qualcosa e questo, credetemi, non avrebbe potuto né dovuto essere diverso da ciò che è.

Opera recensita: "L'età del ferro" di Simona Castiglione
Editore: Morellini, 2017
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: provincia di Bari-Milano, anni 80-giorni nostri
Pagine: 246
Prezzo: 14,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.