simposio lettori copertina

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mercoledì 8 novembre 2017

RECENSIONE: JANE AUSTEN - ORGOGLIO E PREGIUDIZIO


Sinossi:

Orgoglio e pregiudizio è uno dei romanzi più famosi di Jane Austen. Pubblicato per la prima volta in forma anonima nel 1813, è considerato ancora oggi uno

dei più importanti romanzi della letteratura inglese. Un capolavoro senza tempo che racconta la storia delle cinque sorelle Bennet alle prese con i loro

corteggiatori e le manovre della madre per trovar loro marito, nella provincia inglese di fine Settecento. Ma è soprattutto l'indimenticabile storia d'amore

tra la brillante e orgogliosa Elizabeth e l'altezzoso e irresistibile Mr Darcy.

 

Commento:

La storia d’amore narrata in quella che è senza dubbio l’opera più famosa di Jane Austen è certamente nota ai più: si tratta del coronamento di un amore travagliato (ma neanche troppo se pensiamo ad altri romanzi) tra la bella ed intelligente Elizabeth Bennet, secondogenita di una famiglia della buona società inglese, e l’altero e scostante signor Darcy, ricco proprietario di una delle più belle tenute della zona. Ovviamente il libro non narra solo di quest’amore che sboccia pian piano, dopo malintesi ed inconvenienti vari, ma anche della vita della famiglia Bennet, delle famiglie vicine, e delle ambizioni e contraddizioni della società inglese dell’Ottocento.

Ora, personalmente non disdegno i romanzi d’amore e credo che chi ne è un accanito lettore non potrà non amare questo libro. Ciò che a me non permette di dargli un giudizio ottimo, però, sono probabilmente le alte aspettative generate dall’aver sempre sentito parlare di quest’opera come di un capolavoro. Io, modestamente, non mi sento di definirlo tale perché a quest’opera manca qualcosa: si avverte il fatto che l’autrice abbia voluto mettere in luce lo snobismo di certe categorie di persone, ma manca qui la critica, esplicita o ironica che sia, della società inglese che invece ho trovato in altri romanzi della Austen. Questo ai miei occhi fa apparire “Orgoglio e pregiudizio” alla stregua dell’equivalente ottocentesco di un romanzo rosa. Nulla in contrario coi romanzi rosa o d’amore, lo ribadisco, ma mi aspettavo più verve, più contenuti, più personalità da un’autrice a cui certo non manca la schiettezza e l’ardire di esprimere sapientemente la propria opinione sul mondo. Per questo motivo non mi sento di consigliare a pieno questo libro, ma neppure posso dire che non mi sia piaciuto né che non sia stata una lettura gradevole. Per questo lo consiglio, ma con qualche riserva.

 

Opera recensita: “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen

Editore: Mondadori-Sperling, prima ed. originale 1813

Genere: romanzo, letteratura inglese

Ambientazione: Inghilterra, primo Ottocento

Pagine: 308 (ed. Sperling 2015)

Prezzo: 13,00 € (ed. Sperling 2015)

Consigliato: sì/no.

 

sabato 21 ottobre 2017

RECENSIONE: ELIZABETH GASKELL - NORD E SUD


Sinossi:

Nord e Sud, a indicare due estremi in contrasto, fu il titolo voluto dall'editore, non quello pensato da Elizabeth Gaskell, che sul frontespizio immaginava

il nome della sua eroina, Margaret Hale. Sono le due polarità geografiche e la maturazione della protagonista a fornire i temi cardine del romanzo: Margaret,

trasferitasi da Helstone, fiabesco villaggio del Sud, a Milton-Northern, popolosa città manifatturiera del Nord, si trova bruscamente immessa nel mondo

nuovo, e per molti aspetti irriconoscibile, prodotto dall'industrializzazione. La famiglia Hale, che coltiva valori tradizionali, è totalmente estranea

alla frenetica vita del centro industriale in piena espansione, alla nascente lotta di classe fra padroni e operai, all'inquinamento e al degrado sociale.

Eppure Margaret stringe presto amicizia con Bessy Higgins, una ragazza ammalatasi per le pessime condizioni di lavoro in fabbrica, e con il padre Nicholas,

sindacalista impegnato attivamente nel movimento operaio: prendendo a cuore la famiglia, inizia a nutrire curiosità e interessi fino a quel momento sconosciuti.

Subito complesso si rivela, invece, il rapporto con John Thornton, allievo del signor Hale e padrone di uno dei più importanti cotonifici di Milton: Margaret

è combattuta tra l'ammirazione per l'uomo che si è fatto da solo, contando unicamente sulle proprie capacità, e l'ostilità per l'industriale che, a suo

giudizio, è responsabile delle misere condizioni di vita dei suoi operai.

 

Commento:

La giovane, bella ed indomita Margaret Hale si trasferisce con la famiglia da un paesino del Sud dell’Inghilterra ad una cittadina industriale del Nord. Il trasferimento avviene perché il padre, Reverendo nella parrocchia di Ellstone, ha profondi dubbi di coscienza riguardo alla Chiesa ed al suo ruolo, decide di abbandonare la professione ecclesiale e di diventare un insegnante privato. Il passaggio da un ridente, luminoso e tranquillo paesino di campagna ad una fredda, fumosa ed operosa cittadina industriale genera non poche difficoltà di adattamento per la famiglia Hale. Tuttavia Margaret, intraprendente ed instancabile, stringe amicizia con Bessy Higgins, una ragazza della sua età che si è ammalata lavorando in un cotonificio; così la giovane Margaret viene a conoscenza della realtà industriale di Milton, dei problemi tra operai e padroni e dell’imminenza di uno sciopero. Un’altra figura chiave nella nuova vita degli Hale è proprio uno dei padroni, il giovane ed ambizioso John Thornton, proprietario di uno dei cotonifici più grandi. Nei suoi confronti Margaret proverà ammirazione perché è stato in grado di costruire da sé la propria fortuna, ma anche ritrosia per i suoi modi autoritari e sprezzanti. Ciò che imprimerà una svolta sostanziale alle vicende degli Hale, dei Thornton e di tutta Milton, però, sarà proprio lo sciopero, dopo il quale nulla sarà più lo stesso, neanche nei rapporti interpersonali.

Conoscevo la trama di questo libro già prima di leggerlo, per aver visto pochi giorni fa l’ottima serie Tv “North & South” realizzata dalla BBC nel 2004, ma durante la lettura non riuscivo comunque a staccarmene. La descrizione della quarta di copertina ed anche la mia sono molto riduttive rispetto all’importanza dei temi trattati in questo libro: non a caso “Nord e Sud” viene definito un romanzo “industriale”, perché la lotta di classe e la contrapposizione tra operai e padroni è uno dei temi portanti di questo romanzo. Tuttavia “Nord e Sud” non si limita a descrivere la situazione generata dallo sviluppo industriale, ma propone una soluzione, se pure accennata: appare chiaro, infatti, il punto di vista di Elizabeth Gaskell che ritiene che i due mondi dovrebbero avvicinarsi e compenetrarsi, piuttosto che scontrarsi con violenza restando separati. Se l’operaio ed il padrone potranno conoscere qualcosa in più delle reciproche condizioni, potranno guardarsi con benevolenza e, magari, venirsi incontro. La natura conciliatrice del libro della Gaskell emerge anche in un’altra contrapposizione, quella tra Nord e Sud dell’Inghilterra: paesaggi, popolazioni ed attitudini completamente opposte potrebbero incontrarsi invece che ignorarsi o disdegnarsi. E’ proprio ciò che accade nell’animo di Margaret che, trasferitasi a Nord rimpiangeva la luminosità del Sud e, allontanatasi da Milton per ragioni indipendenti dalla sua volontà, non smetteva di rimpiangerla. Certo è che anche l’amore ha influito su quest’ultima valutazione in modo a dir poco determinante! Questo libro, infatti, essendo un romanzo vittoriano, non poteva non contenere anche una storia d’amore e questa, a mio modesto parere, è tutt’altro che forzata o scontata… direi anzi che è appassionante.

Una prosa scorrevole ed una trama coinvolgente ed interessante rendono questa lettura assolutamente consigliabile a chi ama i classici, le riflessioni sui temi sociali, ma anche le belle storie d’amore. A me è piaciuto moltissimo!

 

Opera recensita: “Nord e Sud” di Elizabeth Gaskell

Editore: Jo March, prima ed. originale 1854

Genere: romanzo-letteratura inglese

Ambientazione: Inghilterra, metà dell’Ottocento

Pagine: 476

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì.

 

domenica 15 ottobre 2017

RECENSIONE: CRISTINA CABONI - LA RILEGATRICE DI STORIE PERDUTE


Sinossi:

Ecco, il libro è quasi pronto. «Avete terminato?» Annuisce, gli occhi sul libro. «Sì, maestro.» Qualcosa di dolce si spande dentro di lei. «Adesso sono

una rilegatrice?» «La migliore.» Ma sa che quel mondo le è interdetto. Perché lei è solo una donna. Un giorno però tutto cambierà, ne è sicura.

La copertina finemente lavorata avvolge le pagine ingiallite dal tempo. Sofia con gesti delicati ed esperti sfiora la pelle e la carta per restaurare il libro e riportarlo al suo antico splendore. La legatoria è la sua passione. Solo così riesce a non pensare alla sua vita che le sta scivolando di mano

giorno dopo giorno. Quando arriva il momento di lavorare sulle controguardie, il respiro di Sofia si ferma: al loro interno nascondono una sorpresa. Nascondono

una pagina scritta a mano: è la storia di una donna, Clarice, appassionata di arte e di libri. Un’abile rilegatrice vissuta nel primo Ottocento, quando

alle donne era proibito esercitare quella professione. Una donna che ha lottato per la sua indipendenza. Alla luce fioca di una candela ha affidato a quel libro un messaggio lanciato nel mare del tempo, e una sfida che può condurre a uno straordinario ritrovamento chi la raccoglierà. Sofia non può credere

al tesoro che ha tra le mani. Quella donna sembra parlare al suo cuore, ai suoi desideri traditi. È decisa a scoprire chi sia, e quale sia il suo segreto.

Ad aiutarla a far luce su questo mistero sarà Tomaso Leoni, un famoso cacciatore di libri antichi ed esperto di grafologia. Insieme seguono gli indizi

che trovano pagina dopo pagina, riga dopo riga, città dopo città. Sono i libri a sceglierci, e quel libro ha scelto Sofia. Dopo più di duecento anni, solo

lei può ridare voce a Clarice. E solo la storia di Clarice può ridare a Sofia la speranza che aveva perduto. Perché la strada per la libertà di una donna è piena di ostacoli, ma non bisogna mai smettere di mirare all’orizzonte.

 

Commento:

Sofia è una giovane donna che sta attraversando un momento di profonda crisi interiore: il suo matrimonio è agli sgoccioli, lei trova intollerabile la vita con il marito Alberto e, soprattutto, non sopporta di non riconoscersi più. Per amore ha rinunciato ai suoi sogni, ai suoi tanti interessi, alle amicizie, ai suoi amati libri. Ed è proprio in una libreria che Sofia trova un appiglio per andare avanti: un vecchio libraio le regala un libro antico e malconcio che al suo interno nasconde un segreto. Sarà tra quelle pagine che Sofia incontrerà Clarice, un’anima affine alla sua, che ha una storia segreta ed emozionante da raccontare al mondo. A Sofia e a Tomaso, il grafologo che l’aiuterà in questa missione, il compito di portare alla luce un mondo di soprusi, violenze domestiche, ingiustizie sociali che per troppo tempo è rimasto celato.  In Clarice Sofia troverà un’amica, una confidente silenziosa, un esempio da seguire; in Tomaso, invece, troverà l’appoggio e la complicità che le sono sempre mancati… in tutta questa vicenda Sofia imparerà a percorrere senza incertezze il cammino verso se stessa.

Cristina Caboni è, ad oggi, una delle mie autrici italiane contemporanee preferite perché riesce a raccontare i sentimenti con la semplicità e la passione di chi li sente sulla sua pelle. Questo suo quarto romanzo, poi, è una chicca perché racchiude in sé tutto il fascino misterioso e senza tempo dei libri. Tra queste pagine si nasconde una storia intima che emoziona ed avvolge come una carezza… una carezza preziosa e potente come la carta che custodisce sempre nuove emozioni! Penso che chiunque ami i libri, antichi e moderni, non potrà non apprezzare questa lettura!

 

 

Opera recensita: “La rilegatrice di storie perdute” di Cristina Caboni

Editore: Garzanti, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma-Monaco-Vienna

Pagine: 296

Prezzo: 17,60 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 30 agosto 2017

RECENSIONE: GUSTAVE FLAUBERT - MADAME BOVARY


Sinossi:

"Madame Bovary", apparso a puntate sulla "Revue de Paris" nel 1856 e integralmente un anno dopo, incontrò subito un grande successo di pubblico - dovuto

anche al clamore del processo a cui il suo autore, incriminato per oltraggio alla morale e alla religione, fu sottoposto -, imponendosi all'attenzione

della critica come il capolavoro assoluto del romanzo moderno. Incentrato sulla superba figura di Emma Bovary - donna inquieta, insoddisfatta, simbolo

di un'insanabile frustrazione sentimentale e sociale - e giocato su un antiromanticismo ideologico e formale di fondo, "Madame Bovary" come ha scritto

Vladimir Nabokov, "dal punto di vista stilistico è prosa che fa ciò che si suppone faccia la poesia. Senza Flaubert non ci sarebbe stato un Marcel Proust

in Francia, né un James Joyce in Irlanda. In Russia, Cechov non sarebbe stato Cechov".

 

Commento:

La quasi totalità dei classici suscita in me il desiderio di conoscere, di leggere di prima mano le opere tanto osannate e tanto alacremente studiate a scuola. Ovviamente “Madame Bovary” non fa eccezione, perciò ho deciso, finalmente, di colmare questa lacuna. Cos’ho trovato? Un classico della letteratura francese destinato a non tramontare col tempo, una protagonista e dei personaggi memorabili, un intreccio reso magistralmente semplice, nonostante il minuzioso e particolareggiato racconto delle vicende di Emma Bovary.

La storia è arcinota: il medico di provincia Charles Bovary, vedovo giovane di indole pacata, sposa la bella e vivace Emma Rouaut che ben presto si dimostra moglie attenta, graziosa, delicata ed elegante. Sin dall’infanzia, tuttavia, Emma ha sempre dimostrato una certa insofferenza intrinseca: sin da bambina si appassionava con tutta se stessa a qualcosa per poi stancarsene subito e passare ad altro. Quest’attitudine pericolosa è cresciuta nel tempo, fino a riguardare gli oggetti (tra l’altro la signora ha gusto e non vuol privarsi di nulla) e le persone. Questo la condurrà irrimediabilmente all’adulterio, alla dissolutezza e alla rovina morale ed economica. Man mano che si prosegue nella lettura, Emma appare sempre più volubile, insoddisfatta, piena di manie compulsive e vanità, irrimediabilmente persa verso un destino nefasto. Intorno a lei, poi, troviamo la varietà degli abitanti di un villaggio, dallo speziale eccentrico al curato, all’esattore, ai domestici e, ultimo ma non per importanza, al marito. Charles Bovary è l’altro grande protagonista, o meglio vittima, di questo racconto: la sua pacatezza, il suo farsi scivolare le cose di dosso, il suo non voler vedere e giustificare sempre e comunque i capricci della moglie, saranno la concausa dell’epilogo tragico di questa storia.

Un classico della letteratura, questo, che non può mancare fra le letture di ogni lettore che si rispetti. Una trama che oggi non considereremmo originale, ma che all’epoca in cui fu scritta provocò non pochi scandali, è resa scorrevole dalla prosa fluida dell’autore. Lo stile, l’intreccio narrativo, fa di “Madame Bovary” un libro attuale e perfettamente leggibile da chiunque. Lettura altamente consigliata, dunque!

 

Opera recensita: “Madame Bovary” di Gustave Flaubert

Editore: Mondadori, prima ed. 1857

Genere: letteratura francese

Ambientazione: Francia

Pagine: 464

Prezzo: 10,50 €

Consigliato: sì.

 

sabato 11 febbraio 2017

RECENSIONE: ALEXANDR PUSKIN - EVGENIJ ONEGIN


Sinossi (Ed. Marsilio):

Uno spreco, una storia d'amore mancata, l'impossibile accordo tra educazioni sentimentali ispirate a modelli letterari diversi, la vita stritolata nelle

divergenze fra civiltà e natura. L'incontro di Evgenij e Tatiana nella campagna russa, la lettera d'amore della signorina di provincia al giovane dandy,

il duello con cui questo uccide l'amico, i suoi viaggi e infine l'arrivo a Pietroburgo per riconoscere Tatiana nelle vesti di altera principessa legislatrice

di salotti e innamorarsene perdutamente: Puskin racconta questa tragica storia con grande levità di toni.

 

Il protagonista di questa storia è Evgenij Onegin (da alcuni editori italianizzato in Eugenio), un giovane bon vivant di città abituato a passare da una festa ad un ballo, da una donna ad un’altra con molta leggerezza. Richiamato nella campagna russa da una missiva che gli ingiunge di assistere uno zio morente, al suo arrivo Onegin trova una pace insperata e la possibilità di oziare allontanandosi, almeno temporaneamente, dai lussi della città. Qui conosce Lenski, un giovane poeta bello ed ardimentoso con il quale stringe amicizia, e Tatiana, una giovane ombrosa e schiva che si innamora di lui.

Troppo affezionato alla propria libertà, il nostro eroe la rifiuta, ma a distanza di tempo questa scelta si rivelerà un fatale errore.

La storia ci viene raccontata da un narratore esterno, un amico di Onegin, probabilmente l’autore stesso. Costui interviene talvolta per spiegare le sensazioni provate dai personaggi, ciò che celano nel loro animo e spesso ha la funzione di chiarire al lettore i punti più oscuri. Il romanzo è scritto in versi divisi in stanze ed il linguaggio (consideriamo che l’Onegin è stato scritto nell’Ottocento) è parimenti poetico e a volte pomposo. Tuttavia l’opera si legge piacevolmente e senza intoppi, ma altresì senza particolari picchi di interesse.

Personalmente ho trovato questo romanzo, il primo che leggo di Puskin, piacevole ma non particolarmente emozionante: non è nonostante fossi curiosa di conoscere l’evoluzione della storia, il libro non è riuscito a coinvolgermi fino in fondo. Ad ogni modo riconosco che si tratta di un’ottima lettura, perciò la consiglio. Ultima considerazione: nei romanzi d’amore di solito mi piacciono i finali alla “e vissero felici e contenti”, ma in questo caso sono contenta che sia andata diversamente! Onegin come personaggio non mi piace e l’ho trovato borioso ed arrogante, perciò… ben gli sta!

 

Opera recensita: “Evgenij Onegin” di Alexandr Puskin

Editore: Marsilio, Feltrinelli, Einaudi, Bur, Sansoni

Genere: romanzo in versi

Ambientazione: Russia, 1800

Consigliato: sì.

 

martedì 13 dicembre 2016

RECENSIONE: FEDOR DOSTOEWSKIJ - DELITTO E CASTIGO


Sinossi:

"E' il rendiconto psicologico di un delitto. Un giovane, che è stato espulso dall'Università e vive in condizioni di estrema indigenza, suggestionato,

per leggerezza e instabilità di concezioni, da alcune strane idee non concrete che sono nell'aria, si è improvvisamente risolto a uscire dalla brutta situazione.

Ha deciso di uccidere una vecchia che presta denaro a usura..." (Dostoevskij).

 

Comincerei col dire che questa “recensione” non ha alcuna pretesa di esaustività o completezza: si tratta solo del mio personale e modesto commento ad un’opera fondamentale per la letteratura russa e, oserei dire, mondiale.

“Delitto e castigo” è, come ci spiega lo stesso Dostoewskij, il racconto dettagliato delle vicende accadute al giovane Raskolnikov, ex studente, ridotto all’indigenza dalla mancanza di denaro e di lavoro, oppresso dall’aura protettiva della madre e della sorella e per di più misantropo. Per uscire dalla sua condizione di uomo ordinario e per elevarsi a quella di uomo straordinario, Raskolnikov decide di uccidere una vecchia usuraia che vive delle altrui sventure. Raskolnikov si prefissa di liberare la società da questo “pidocchio” e di donare il suo oro agli altri, così porta a termine con successo il suo piano delittuoso, uccidento fortuitamente anche la sorella della vecchia, sopraggiunta durante l’omicidio. Da questo momento Raskolnikov vive tra il senso di colpa e la strenua e lucida difesa di sé, tra la misantropia e il bisogno di verità e giustizia anche nei rapporti con chi lo circonda. Dopo un lungo travaglio interiore gli eventi e le riflessioni lo inducono a costituirsi per scontare il suo castigo e la sua condanna.

Creando il personaggio di Raskolnikov, Dostoewskij ha voluto rappresentare la condizione (per nulla inconsueta) di un uomo, un giovane, che si dibatte tra il proprio io che vuole emergere ed affermarsi come straordinario e le rigide convenzioni di una società che lo vorrebbe stretto tra studio, lavoro e famiglia condannandolo all’ordinarietà. Con un incedere a tratti lento ed angosciante ed a tratti guizzante e vivo, l’autore ripercorre il travaglio psicologico, umano e concreto di quest’uomo che mai, fin quasi alla fine del romanzo, si ritiene colpevole: egli ha ucciso la vecchia e sua sorella, ma non vuole che quest’azione si definisca delitto giacché egli ha liberato la società da un peso. E infatti riflette che forse ciò che è considerato sbagliato è solo un fattore estetico: se egli avesse ucciso con le bombe forse sarebbe stato giustificato ed in questo si vede la sua critica alla società ed alla giustizia che punisce lui, uomo “superiore” e non chi fa la guerra. Così Raskolnikov è ossessionato da questi pensieri, da queste idee fisse, intrappolato nella condizione che con l’omicidio lui stesso ha creato, ed oscilla costantemente tra delirio e folle lucidità.

Ma in questo lungo romanzo, uno dei maggiori di Dostoewskij, non c’è solo Raskolnikov: sono tanti i personaggi che in vario modo incidono sulla storia e sulle decisioni del giovane. Ci sono la madre e la sorella, ci sono i due diversi ma entrambi abietti pretendenti di quest’ultima, ci sono gli amici (o presunti tali) di Raskolnikov e poi c’è Sonja, personaggio di infinita dolcezza, con la quale Raskolnikov si confiderà e che arriverà ad amare. E poi c’è un ultimo messaggio che l’autore vuole lasciarci: il libro non si chiude con la condanna di Raskolnikov a scontare il castigo, anzi nelle ultime pagine si avverte chiaramente la possibilità di una rinascita, di una riapertura alla vita, di un passaggio dalla colpa all’espiazione.

Per concludere… Questo è un libro importante che mi è piaciuto molto. Personalmente non riesco ad inserirlo nei miei libri preferiti ed ancora, a lettura ultimata, non me ne spiego la ragione. Resta il fatto che “delitto e castigo” fa parte dei capisaldi della letteratura e dovrebbe starsene lì, nella libreria di ognuno di noi, con i segni visibili delle ore impiegate per leggerlo: è un libro che va vissuto, letto e riaperto a distanza di tempo perché ci sarà sempre qualcosa che ci è sfuggito, una riflessione nuova che non avevamo fatto… è sempre così coi grandi libri, o almeno, io la penso così.

Al di là della mia opinione… non lasciatevi intimorire dal numero di pagine e leggetelo se ancora non l’avete fatto.

 

Opera recensita: “delitto e castigo” di Fedor Dostoewskij

Editore: Einaudi, ed. 2005 (prima pubblicazione 1866)

Genere: letteratura russa

Ambientazione: San Pietroburgo

Pagine: 655

Prezzo: 13,50 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 28 novembre 2016

RECENSIONE: SIMONA AHRNSTEDT - RITRATTO DI DONNA IN CREMISI


Sinossi:

Stoccolma, 1880. È una sera di dicembre e la città è come incantata sotto una coltre di neve bianchissima. Nel foyer luccicante del Teatro dell'Opera,

gremito di dame in abiti eleganti e gentiluomini dell'alta società, tra il profumo delle ciprie e l'aroma dei sigari, un uomo e una donna si incontrano.

Lei è Beatrice Löwenström, dai meravigliosi capelli rosso fuoco e il viso spruzzato di lentiggini, una ragazza volitiva e ribelle che mal sopporta le rigide

convenzioni borghesi degli zii con cui vive. Lui è Seth Hammerstaal, lo scapolo più discusso della capitale, con un debole per le donne belle e per le

regole da infrangere. Un incontro fuggevole, eppure destinato a cambiare per sempre due vite. Perché quella sera nasce la più travolgente passione che

la fredda Stoccolma abbia conosciuto: da allora le strade di Seth e Beatrice si incrociano più volte, per caso, nelle mille occasioni mondane dei salotti

bene della città. Seth è incantato dall'intelligenza di Beatrice, una donna che non assomiglia a nessun'altra, e Beatrice spaventata e insieme sedotta

da quest'uomo affascinante e inaffidabile, che non ha mai vissuto secondo gli schemi. Lungo le vie scivolose per la brina, dinanzi alla baia ghiacciata

scintillante di luci, tra convegni notturni e passeggiate in carrozza, si consuma così un amore segreto, e per questo ancor più bruciante. Ma su Beatrice

sono già stati fatti progetti e conclusi accordi che non includono né la libertà, né la felicità e tantomeno Seth...

 

“Ritratto di donna in cremisi” è ambientato nel passato, tra il 1880 e il 1882, ma non è un romanzo storico; racconta una storia d’amore, ma non è un semplice romanzo rosa; contiene scene d’amore molto esplicite per l’epoca in cui è ambientato, ma non è un romanzo erotico. Cos’è? E’ tutte queste cose insieme! E’ una fiaba dal sapore antico, ma scritta da un’abile penna moderna.

Beatrice è una diciottenne di una bellezza non perfetta, ma esuberante, dalla chioma rosso fiammante e dal viso tempestato di efelidi. Ma oltre che bella, la ragazza è soprattutto colta, di un’intelligenza vivace ed incontenibile; è poco incline a rispettare le regole e le convenzioni sociali ed a lasciare che altri decidano per lei.

Seth è uno degli scapoli più ambiti di Stoccolma, ha buon gusto, ama le belle donne e sa come farle felici, è passionale, virile, ma anche estremamente sensibile.

Beatrice e Seth vivono a Stoccolma, in una Svezia che attraversa, come tutta Europa, un periodo di profondi cambiamenti culturali: esistono le classi sociali e le distinzioni tra aristocrazia e fasce meno abbienti, ma il confine non è così netto come in altri romanzi di qualche decennio prima. Ci sono uomini che considerano le donne come oggetti da usare e commerciare e uomini che ne apprezzano l’intelligenza e la vivacità. Sono sostanzialmente questi i cardini della struttura di questo romanzo: la concezione della donna, la distinzione di classe, il matrimonio combinato e quello d’amore.

Beatrice e Seth si incontrano per caso all’Opera, ma l’attrazione tra loro è immediata ed irresistibile. A quell’incontro fugace ne seguiranno molti altri, più o meno fortuiti, e il legame tra i due cresce fino a diventare travolgente ed inevitabile. Ma Beatrice, la sagace, intelligente, ribelle Beatrice deve sposare un altro uomo, molto diverso dal suo amato Seth. Lei non lo sa ancora, ma alle sue spalle è stato concluso un accordo, firmato un contratto che la consegna al suo aguzzino in cambio di un posto nell’alta società per la sua famiglia adottiva: Beatrice, infatti, non ha più i genitori e vive in casa di uno zio che dovrebbe darle affetto, invece non vede l’ora di sbarazzarsi di lei e la consegna al miglior offerente come fosse merce di scambio. La ragazza non ha scelta: le condizioni che le vengono poste sono terribili, ma lei è obbligata ad accettarle. Da questo momento si aprirà una serie di malintesi ed ostacoli che impediranno a Seth e Beatrice di amarsi come vorrebbero.

Rabbia, orgoglio, passione, umiliazione, amore si mescolano in queste pagine creando un mix di sensazioni esplosivo: la profonda tristezza ed apprensione per le sorti dei due amanti si contrappone alla passione elettrica e bruciante irradiata dagli incontri proibiti tra i due che attraversa le pagine investendo il lettore come una scarica di adrenalina. Il lieto fine sembra non arrivare mai, perciò quando finalmente il cielo si rischiara su Stoccolma la gioia è ancora più intensa e pervasiva.

A volerle trovare, ci sarebbero tante lacune da riscontrare in questo libro… qualche esempio? La storia in sé risulta un tantino troppo fantasiosa ed a tratti poco verosimile; inoltre è un po’ strano che una ragazza di buona famiglia in quegli anni avesse così tante occasioni (seppur fortuite) di intrattenersi da sola con un uomo… Inoltre, le descrizioni delle scene d’amore, che pure ho molto apprezzato, potrebbero risultare fuoriposto in un romanzo ambientato a fine Ottocento e mettono in risalto il fatto che l’opera è stata scritta in tempi moderni. C’è chi paragona quest’autrice a Jane Austen, solo più provocante. In parte concordo con questo paragone, ma bisogna tener conto del fatto che si tratta di un’autrice dei giorni nostri: Jane Austen, sebbene fosse anticonformista ed innovatrice, non si sarebbe mai sognata di descrivere il sesso in modo tanto esplicito.

Veniamo alle considerazioni personali… Mi è piaciuto? Sì, molto! Sarà anche molto fantasiosa, a tratti non proprio fedele al periodo storico, sarà anche estremamente triste, ma questa storia è bellissima! E’ bello, ogni tanto, tuffarsi in una fiaba, far finta che sia vera e sognare che tutto possa finire bene! E’ bello emozionarsi leggendo, rivivere le vicende dei protagonisti, piangere, ridere, indignarsi e gioire con loro al punto che non vorresti più separartene! Ognitanto ci vogliono anche queste belle storie per allontanarsi un po’ dal mondo reale e rifugiarsi in un mondo parallelo, diverso.

Mi sento di consigliare questo libro a chi abbia voglia di una lettura non impegnativa, lunga, spesso triste, ma di certo appassionante.

P.S. Una considerazione molto soggettiva: non linciatemi, mi piacciono diversi romanzi della Austen, ma il fuoco sprigionato da certe pagine della Ahrnstedt mi ha emozionato troppo!

 

Opera recensita: “ritratto di donna in cremisi” di Simona Ahrnstedt

Editore: Sperling & Cupfer, 2011

Genere: romanzo

Ambientazione: Svezia, Normandia 1880

Pagine: 433

Prezzo: 19,90 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 29 settembre 2016

RECENSIONE: BRUNELLA SCHISA - LA DONNA IN NERO


Sinossi:

EDOUARD MANET HA TRENTASEI ANNI ED È UNO DEI PIÙ AFFERMATI PITTORI DI FRANCIA QUANDO INCONTRA BERTHE MORISOT, VENTISETTENNE DALL'INQUIETA BELLEZZA ALLA RICERCA DI UN PROPRIO SPAZIO NEL MONDO DELL'ARTE. DA QUEL MOMENTO LE LORO VITE SONO UNITE DA UN LEGAME INDISSOLUBILE. SULLO SFONDO DI UN EPOCA IN CUI ESPLODONO CAMBIAMENTI RADICALI, BRUNELLA SCHISA, CON RIGORE STORICO E SENSIBILITÀ DI NARRATRICE, METTE IN SCENA UN TRAVOLGENTE RAPPORTO A DUE CHE SPRIGIONA IL PROFUMO DEI GRANDI ROMANZI D'AMORE, UNA PARTITA DI PASSIONI E DI INTELLIGENZE FATTA DI CORPI E IMMAGINI, DI LUCE E COLORE, DI PAROLE ED EMOZIONI, DI EROTISMO E TENSIONE. UN RAPPORTO CHE HA SEGNATO IN MODO INDELEBILE IL DESTINO DEI PROTAGONISTI: QUELLO DI UN UOMO E UN ARTISTA TORMENTATO E IMMORTALE, E QUELLO DI UNA DONNA LIBERA E ROMANTICA, CHE SAREBBE DIVENTATA LA PIÙ GRANDE PITTRICE DELL'OTTOCENTO.

 

Parigi, seconda metà dell’Ottocento. Tra mostre d’arte, correnti pittoriche diverse, caffè e salotti dove si discute di cultura e di politica, nasce l’amicizia e poi l’amore tra due artisti accomunati da un temperamento forte e tenace e da un’anima tormentata ed insoddisfatta.

Si tratta di Edouard Manet, l’artista più denigrato dell’epoca, irriverente, testardo, passionale, geniale, e Berte Morisot, bruna affascinante ed altera, personalità apparentemente algida e scostante, ma in realtà romantica ed altrettanto tormentata.

Sono loro le due figure in primo piano in questo romanzo: il pittore e la sua modella, l’uomo e la donna. Sullo sfondo di una Parigi che in poco tempo si ritrova dal lusso elegante dei salons alla desolazione infernale della guerra, il rapporto tra Berte ed Edouard cresce indipendentemente dalla loro volontà, fino ad avvolgerli in un legame indissolubile al quale sarà difficile sottrarsi. La figura chiave del libro è indiscutibilmente Berte: bella, inaccessibile e tenace nel perseguire il suo obiettivo di diventare una pittrice. Berte non ha paura di ribellarsi alle convenzioni sociali che le imporrebbero di cercare marito e sposarsi: preferisce impegnarsi con tutta se stessa nel lavoro finchè non avrà trovato un uomo che ama e che ricambia il suo amore. Questo, almeno, è ciò che dice a se stessa ed alla famiglia… ma la realtà è un’altra: Berte è innamorata di un uomo sposato, di un donnaiolo impenitente, di un artista pazzo e geniale, del suo amico Edouard Manet. Lei ha paura della forza del sentimento che prova per il pittore e cerca di sottrarvisi, ma non sa che la paura è reciproca: anche l’uomo combatte contro l’amore travolgente che prova per la sua musa, la sua donna in nero. I due si cercano e si respingono in un crescendo di passione e tensione erotica che esplode in un amore travolgente e totalizzante.

Con una prosa delicata ed impalpabile come i tocchi di Berte, Brunella Schisa tratteggia questa storia a tinte contrapposte: i colori tenui ed eleganti della Parigi bene si contrappongono al nero intenso, simbolo della femminilità e della passione proibita, intervallati dal grigio della guerra e della distruzione. Lo fa indugiando nelle descrizioni dell’ambientazione e nella narrazione particolareggiata degli avvenimenti quotidiani, permettendoci di conoscere i protagonisti da una prospettiva più intima, senza mai sconfinare nella volgarità o nell’indiscrezione.

All’inizio e per buona parte del libro si ha l’impressione di osservare una storia che scivola via senza intoppi e si ha perfino il timore che il tutto si riduca a mero fumo senza mai arrivare ad una svolta. Tuttavia, pagina dopo pagina, si impara ad affezionarsi a questi personaggi e ci si ritrova coinvolti nella spirale delle emozioni di Berte, fino al momento in cui il romanzo sboccia con sensualità dirompente. Lettura consigliata a chi ama i romanzi storici che parlano d’arte e che non si limitano ad una fredda esposizione dei fatti, ma che mescolano la realtà storica all’immaginazione. Una bella storia d’altri tempi che profuma d’amore.

 

Opera recensita: “la donna in nero” di Brunella Schisa

Editore: Garzanti, 2006

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Parigi 1868-1872

Pagine: 235

Prezzo: 15,60 €

Consigliato: sì.