simposio lettori copertina

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sabato 8 agosto 2020

RECENSIONE: WILLIAM SOMERSET MAUGHAM - RACCONTI DEI MARI DEL SUD


Sinossi:
Scritti tra il 1920 e il 1932, i sei racconti di questa raccolta ci
mostrano W. Somerset Maugham all'apice della carriera, quando aveva
ormai acquisito una raffinata maestria nell'artigianato del racconto
classico (quello che lui stesso definiva il racconto "con un inizio,
una metà, e una fine") e aveva trovato, com'erano stati l'India per
Kipling e il mare per Conrad, lo scenario d'elezione per le storie
che si portava dentro: la Malesia e la Polinesia. Un angolo di mondo
che negli anni precedenti aveva percorso senza sosta, trascorrendo la
maggior parte del tempo lontano dall'Europa e incontrando quella
bizzarra popolazione di Europei in esilio - funzionari, ufficiali,
commercianti e rispettive signore - che gli doveva fornire, per sua
candida ammissione, lo spunto diretto per i personaggi.
  I racconti qui presentati compongono un piccolo studio illustrato
del cinismo e della tolleranza. La filosofia di Maugham è
compiutamente descritta da George Moon (la cui assonanza col nome
dell'autore non è casuale), uno dei protagonisti di L'angolo più
remoto della terra: "Se accettare la natura umana per quello che è,
sorridendo quando è incomprensibile e soffrendo senza prendersela
troppo quando si rivela meschina significa essere cinici, allora
ritengo di essere tale". L'occhio di Maugham è spietato e insieme
indulgente quando analizza con appassionato furore le rovinose cadute
e gli assurdi eroismi dei rigidi sudditi britannici che si muovono
nei suoi racconti. Il loro ambiguo senso dell'onore e il loro
ipocrita puritanesimo devono per lo più fare i conti con lo
scatenarsi di passioni incontrollate, che la natura lussureggiante e
il clima oppressivo sembrano favorire, se non addirittura generare. E
ogni volta dimenticano l'unica cosa che potrebbe salvarli: accettare
la propria debolezza.

Commento:
Ho scelto di riportare il risguardo di copertina della mia edizione, invece che quello dell'ultima sempre Einaudi, perché mi sembra più completo e, soprattutto, fa capire in modo chiaro quale sia lo spirito dei racconti contenuti in questa raccolta e il pensiero di Somerset Maugham. Se viene considerato cinico chi accetta la realtà per quel che è, senza artifici, eroismi smisurati o falsi moralismi, allora è preferibile essere cinici piuttosto che infelici vittime di un puritanesimo artefatto e francamente squallido. Il tema portante di tutti i racconti è la forza delle scelte, il modo in cui i nostri comportamenti condizionano la vita nostra e di chi amiamo. In un'epoca in cui essere moralmente ineccepibili e comportarsi secondo le convenzioni costituiva la cifra di un gentiluomo o di una gentildonna, Maugham svela con pungente ironia e non troppo velata disillusione le falsità, i paradossi e l'ipocrisia di certe condotte. I protagonisti sono sudditi della Corona inglese, rappresentanti di Sua Maestà nelle colonie della Malesia, Polinesia e delle isole circostanti. È in queste terre esotiche e ammaliatrici che si svolgono i racconti, quasi che si creasse una tensione intollerabile tra il tranquillo rifugio delle convenzioni e del bonton e le mille tentazioni e fascinazioni di quei luoghi. Il risultato è una raccolta di storie che, in un climax ascendente a tratti intollerabile, mettono vergognosamente a nudo certi aspetti dell'animo umano. Una lettura interessante e piacevole che invita a riflettere.

Opera recensita: "Racconti dei mari del Sud" di William Somerset Maugham
Editore: Einaudi,
Genere: raccolta di racconti
Ambientazione: mari del Sud, Malesia, Polinesia, isole circostanti
Pagine: 252
Prezzo: 17,56 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 7 agosto 2020

RECENSIONE: GIORGIO SCERBANENCO - LA SABBIA NON RICORDA


Sinossi:
Siamo in estate, sulle spiagge dell'Adriatico. Un uomo giace sulla sabbia con la gola squarciata. Comincia così l'incalzante "giallo italiano" di Scerbanenco. Ma chi ha ucciso il povero Giannuzzo, un ometto dall'apparenza innocua che in realtà terrorizzava tanta gente? Anche gli innocenti mentono, o tacciono. E così, inevitabilmente, al primo segue un secondo omicidio. Protetto da questa rete di omertà, l'assassino attende con pazienza che passi la tempesta. Ma non sa che il suo nome è stato scritto sulla sabbia.

Commento:
L'estate è il momento giusto per recuperare gialli e thriller in attesa da tempo. Con questo spirito mi sono avvicinata a La sabbia non ricorda, titubante perché l'avevo cominciato e interrotto per noia un anno fa, ma rincuorata dalla lettura di Venere privata dello stesso autore intercorsa nel frattempo. A lettura ultimata posso affermare senza dubbio che, se si entra nel mood dei tempi dilatati di Scerbanenco e si affronta la lettura con l'idea di prendersi il giusto tempo, ci si troverà ben presto di fronte ad un ottimo giallo, uno di quelli con la G maiuscola. La sabbia non ricorda è ambientato in Friuli, tra Lignano e Latisana: è proprio sulla spiaggia di Lignano che viene ritrovato il corpo di Giannuzzo Masetta, giovane siciliano ucciso da una coltellata alla gola. A trovarlo è Gertrude Leuter, una giovane ingegnera tedesca in vacanza a Lignano. Costei, conoscendo il Masetta, si spaventa perché avrebbe avuto motivi per non amare il giovane, magari non per ucciderlo, ma chi può dirlo? In più aveva già pagato il conto del Camping dove alloggiava con l'intenzione di partire proprio quella mattina, particolare che agli occhi della polizia italiana avrebbe deposto a suo sfavore. La giovane, spaventata, fa un gesto inconsulto: prende il coltello che giaceva accanto al cadavere, lo getta in mare e se ne va, alla volta della corriera che l'avrebbe riportata ad Amburgo. Nel frattempo, in una villa a Latisana, il giovane Roberto Arrighi medita la fuga: conosceva il morto e proprio la sera del delitto i due si erano incontrati, si erano prima picchiati e poi riappacificati, tanto che l'Arrighi, di famiglia facoltosa, gli aveva dato anche molti soldi. Tutti questi particolari gli facevano temere che la polizia potesse cercarlo ed arrestarlo, pertanto voleva rendersi irreperibile con la sua compagna, la bella ed infida Irene Prasin. Michela Loré, giovane ospite della sua casa per riprendersi da una forte depressione, lo convince a non fuggire, assicurandogli che il padre Silvestro e l'amico fraterno Alberto, entrambi poliziotti di alto rango, l'avrebbero aiutato a chiarire la sua posizione. Ma, una volta placato l'Arrighi, rimarrà da risolvere il delitto: chi ha ucciso, infine, Masetta? E perché? Sarà proprio Alberto a scoprire il piano dell'assassino, un piano astuto e nevrotico degno di un criminale incallito.
La sabbia non ricorda è un giallo autoconclusivo che ci permette di approfondire la conoscenza di un autore troppo poco conosciuto e consigliato, nonché di leggere un giallo ben architettato e finemente studiato, un'opera veramente valida.

Opera recensita: "La sabbia non ricorda" di Giorgio Scerbanenco
Editore: Garzanti, 2000
Genere: giallo
Ambientazione: Friuli Venezia-Giulia
Pagine: 277
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 6 agosto 2020

RECENSIONE: CHARLOTTE WOOD - IL WEEKEND


Sinossi:
“Nello stesso istante sollevarono una mano per ripararsi gli occhi, con un movimento che Adele aveva visto centinaia, migliaia di volte in quei decenni
di amicizia. Le rivide com’erano un tempo, due ragazze animate dalla determinazione e dalla bellezza. Per loro provava un amore inspiegabile. Un sentimento
quasi fisico. E sapeva di averle appena liberate da una sorta di maleficio.”
Jude, Wendy e Adele, tre donne settantenni, hanno un triste compito: svuotare la casa delle vacanze di Sylvie, che è morta di recente. Sono amiche da sempre,
eppure adesso sembrano non ricordare il perché: era Sylvie a tenerle unite e in equilibrio tra loro. Jude è precisa e severa, non si lascia mai andare;
Wendy è spesso tra le nuvole e si ostina a portare ovunque il vecchio cane Finn; Adele sogna ancora un futuro da attrice ed è in perenne attesa dell’occasione
giusta. Così, durante un caldo e piovoso weekend sulla costa australiana, mentre il fantasma di Sylvie appare alle tre donne in luoghi e momenti impensabili,
emergono conflitti e antichi rancori, segreti e tradimenti. Ma sono le bugie che le amiche raccontano a se stesse a mettere a dura prova il loro rapporto.
Con tenerezza, umorismo e un’inattesa vena surreale, Charlotte Wood svela il mistero e la forza dell’amicizia, e le inquietudini dell’età matura. Ma quando
il passato si colora di tutte le sfumature del vissuto, allora il futuro si illumina, e tenendosi per mano le protagoniste riescono a vincere la paura,
sicure di poter contemplare insieme un nuovo orizzonte.
Questo libro è per chi in vacanza fruga nella valigia dei compagni di viaggio, per chi (non) ha paura di Virginia Woolf, per chi cerca una risposta negli
occhi fiduciosi di un cane, e per chi è rimasto a riva per tutta la vita e, davanti al bagliore dorato dell’acqua, trova il coraggio di abbandonarsi al
richiamo dell’oceano.

Commento:
In ogni gruppo di amici c'è, inevitabilmente, qualcuno che fa da collante, che compatta le differenze e le asperità di tutti. Nel gruppo di amiche protagoniste di questo romanzo, il collante è Sylvie, o meglio, era Sylvie. Sylvie è morta da un anno e le sue tre amiche ultrasettantenni si ritrovano nel weekend di Natale per svuotare la casa che la sua compagna metterà in vendita. Non è una vacanza, lo precisa continuamente la severa Jude, ma sono lì per lavorare. Tuttavia, appare ben presto chiaro che, dopo quarant'anni di amicizia, qualcosa sembra essersi incrinato: Sylvie è morta e con lei sembrano andati via anche i freni che consentivano l'armonia del gruppo. Si sa che in ogni relazione tra esseri umani ci sono piccoli segreti, invidie, dissapori che, per il quieto vivere, vengono taciuti, appianati, sopportati. Ora in quella casa sul mare in una località turistica australiana, le anime delle tre donne vengono fuori in tutta la loro perfidia, egoismo, particolarità; tutto sembra accentuarsi e per tutta la lettura si ha l'impressione che si arriverà ineluttabilmente a uno scontro, una catastrofe, una svolta negativa. Ebbene, il punto di rottura arriva, i nodi vengono al pettine, ma è proprio in questo frangente, in quello più basso, estremo e doloroso, che tutte ritrovano la forza di un'amicizia durata quarant'anni. Tutte e tre hanno sofferto, tutte e tre hanno dei fallimenti di cui, anche se tentano di nasconderli o negarli, sono consapevoli; tutte e tre hanno difetti e cose da farsi perdonare. Ma è proprio quando tutto sta per rompersi irrimediabilmente che il rapporto si mostra nella sua autenticità.
Personaggi vividi, ben caratterizzati, un'ambientazione claustrofobica, una scrittura capace di instillare tensione ad ogni pagina, sono gli ingredienti di un romanzo profondamente sincero, che tratta l'amicizia e la vecchiaia in modo assolutamente non convenzionale. Una lettura consigliata a chi abbia voglia di un romanzo diverso dal solito.


Opera recensita: "Il weekend" di Charlotte Wood
Editore: NN editore, 2020
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Australia
Pagine: 240
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


RECENSIONE: LEONARDO PALMISANO - CHI TROPPO VUOLE (MAZZACANI 03)

Sinossi:

In una baraccopoli di immigrati vicino a Foggia viene scoperta una fossa comune con cinque corpi sepolti parecchi anni prima, una testa in decomposizione (quella di un mafioso della Sacra Corona Unita, Gianni Palano) e il cadavere ancora caldo di Paula, una prostituta rumena, a cui il killer ha intagliato una stella sulla fronte accanto al foro di entrata del proiettile, quasi volesse lasciare una firma. Nelle ore successive, a Bari viene ucciso il candidato alla carica di governatore regionale Marcellino Danza, foggiano, erede di un impero politico insieme a sua sorella, la baronessa Danza. Teresa Buonamica, capo della Direzione Regionale Antimafia di Puglia, apre un’indagine nel tentativo di svelare il complicato rebus che lega tutti quei morti. Quando Mazzacani viene tirato in causa, non dirà tutto quello che sa, ovvero di aver riconosciuto nell’intaglio a stella la mano di chi ha messo fine alla Banda dei Santi, la formazione di banditi non affiliati alla Sacra Corona Unita di cui era a capo. Comincerà così, con il secondo Luigi Mascione sempre al fianco, la sua personale caccia all’uomo in cerca di vendetta. Come un cerchio del passato che si chiude, il terzo caso del bandito Mazzacani racconta gli intrighi politici, gli interessi economici e le strategie criminali che brillano nel sole del Tavoliere.

 

 

Commento:

In Puglia il clima è caldo: ci sono le elezioni regionali, serve l'appoggio di tutti, anche di quei personaggi di cui di solito non si vorrebbe sbandierare l'amicizia. Poi si sa, certi personaggi amano il comando, se ci sono intrighi e manovre poco chiare loro ci sguazzano, conoscono tutti, possono essere utili. Di solito, questi soggetti però sono suscettibili, hanno un prezzo alto, bisogna tenerseli buoni, farseli amici. Così, quando un candidato governatore viene ucciso, è inevitabile chiedersi a chi abbia pestato i piedi, con chi fosse in combutta, chi voleva fargli del male. E si palesa l'urgenza di serrare i ranghi, trovare un altro candidato forte, sponsorizzarlo, muovere fili, sentire amici, stringere accordi… E nel frattempo, alle porte di Foggia, un incendio ad alcune baracche ha portato alla luce una fossa con alcuni cadaveri, uno dei quali, recente, appartiene ad una prostituta rumena, e una testa mozzata che decisamente non avrebbe dovuto essere lì: è riconducibile alle cosche sacriste del brindisino, in particolare alla faida ai vertici tra De Guido e Senese. Ma cosa c'entra Zi Nino De Guido che peraltro è in carcere a Lecce e Oronzo Senese qui, nel Gargano? Che ruolo ha il Tricheco – il boss di Manfredonia - e soprattutto il dottor Brenna, il faccendiere della Ndrangheta in tutta questa storia? E soprattutto, perché qualcuno cerca di tirare in mezzo anche Carlo Mazzacani e Luigi Mascione? Queste le domande che, da fronti diversi, si pongono la procuratrice della DRAP Teresa Buonamica e il suo fido agente Carlucci, Miriam del Re, una giornalista sveglia e intraprendente, e non ultimo lo stesso Mazzacani, lui che in mezzo alle diatribe dei sacristi proprio non ci vuole stare. A forza di indagare, cercare tra le righe, seguire tracce, ciascuno troverà le sue risposte, anche se per qualcuno il prezzo da pagare sarà molto, molto alto. E intanto si delinea un quadro complesso, un equilibrio labilissimo che può saltare in aria da un momento all'altro, basta una pallottola all'uomo sbagliato, una parola di troppo, uno sgarbo anche minimo e la bomba sarà innescata. Ma se non si cede all'impulsività, se si sa aspettare e si agisce nel modo e nei tempi giusti, tutto troverà il suo posto, arriveranno le risposte e, per chi la cerca, anche la vendetta.

Chi troppo vuole è la terza indagine tutta speciale del bandito Mazzacani e del suo secondo, il gigante Luigi Mascione, due che non bisogna cercare di fregare, due che non bisogna provare a tirare in mezzo perché loro hanno la loro etica, i loro obiettivi e soprattutto sanno usare il cervello e, a modo loro, pure il cuore. In una Puglia bellissima, martoriata e più viva che mai, il confine tra giustizia e legge, tra verità e interesse è sempre più labile. Nessuno è perfetto, ma ciascuno, a suo modo, fa il meglio che può per onorare il suo personale concetto di giustizia: lo fa la Buonamica, supponente e competente come pochi; lo fa Carlucci, seppur con lo sguardo velato dai suoi preconcetti; lo fanno Mazzacani e Mascione con cui, sebbene uccidano, sparino, brighino come gli altri, è impossibile non empatizzare. Un altro capitolo di una saga appassionante che, dietro la fiction, racconta problemi, situazioni, dinamiche estremamente concrete e reali in una terra ben lontana dall'essere solo una vetrina per turisti. Consiglio certamente Chi troppo vuole, ma a chi ne fosse incuriosito consiglio di leggere prima i precedenti due volumi, Tutto torna e Nessuno uccide la morte.

 

Opera recensita: "Chi troppo vuole. Mazzacani trova la sua vendetta" di Leonardo Palmisano

Editore: Fandango, 2020

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Puglia        

Pagine: 256

Prezzo: 17,00 €

Co    nsigliato: sì

                Voto personale: 8,5.

 

    

martedì 4 agosto 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - IL SEGRETO DEGLI ANGELI


Sinossi:
Decisa a cominciare una nuova vita, Ebba fa ritorno a Valö, la splendida isola della sua infanzia affacciata sulle casette bianche e le rocce scoscese di Fjällbacka, nell'idillio dell'arcipelago svedese. Vuole rimettere a posto la colonia che le appartiene e che non ha più rivisto dal giorno in cui, una vigilia di Pasqua di molti anni prima, la sua famiglia scomparve nel nulla, lasciando dietro di sé solo una tavola apparecchiata a festa e una bambina di un anno che vagava smarrita. Nessuno li rivide più; nessuno fu mai in grado di stabilire cosa fosse realmente accaduto. Un mistero che da sempre stuzzica la curiosità di Erica Falck, ora entusiasta all'idea di poter riprendere in mano la sua personale indagine su quell'oscura storia. Sembra però che per Ebba non ci sia pace. Qualcuno vuole allontanarla, disposto a qualsiasi cosa per proteggere il segreto dell'isola. Dopo un incendio scoppiato nella notte, le minacce si fanno sempre più incalzanti: Ebba ha già perso tutto, eppure c'è ancora qualcuno che desidera la sua morte. A Erica e Patrik non resta che unire le forze per trovare le ragioni di un rancore che gli anni non hanno placato, cominciando da un debole indizio: vecchie tracce di sangue che i lavori di restauro hanno portato alla luce nella colonia di Valö. Una sorta di filo rosso che si snoda a ritroso, conducendo a un passato lontano quando, all'inizio del secolo scorso, Fjällbacka conobbe una misteriosa «fabbricante di angeli».

Commento:
Ottavo libro della serie I delitti di Fjallbacka, Il segreto degli angeli è un buon giallo che, come molti di questa serie, strizza l'occhio al noir: sono sempre più presenti le implicazioni socio-politiche nelle complesse trame architettate da Camilla Lackberg. In quest'ennesima storia ambientata nell'arcipelago di Fjallbacka, una storia di colpe e pesanti eredità familiari si intreccia a vicende politiche, segreti e dolorosi episodi recenti, in un mix complicato, ma tutto sommato piacevole. In questo più che in altri romanzi della serie ho avuto l'impressione di perdermi nel caos di trame e sottotrame, anche considerando quelle familiari e private dei poliziotti e di Erica Falk e Patrik Edstrom, ma come sempre la quadra si trova e tutte le tessere vanno al loro posto. Un buon giallo, sebbene forse non il migliore della serie.

Opera recensita: "Il segreto degli angeli" di Camilla Lackberg
Editore: Marsilio, 2015
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Svezia
Pagine: 480
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


domenica 2 agosto 2020

RECENSIONE: ELISABETTA BRICCA - CERCANDO VIRGINIA


Sinossi:
Cortona, 1976. La luce è flebile, ma a Emma, rannicchiata nel fienile, basta per immergersi nelle pagine dei libri che è costretta a leggere di nascosto. Lontano dagli occhi del padre che la vorrebbe impegnata nelle faccende domestiche. Finora è riuscita a proteggere il suo segreto. Ma quando si rende conto di non poter più continuare, preferisce andarsene e accettare un posto da cameriera offertole da una ricca aristocratica di origini inglesi che si fa chiamare "signora Dalloway". Per Emma quel lavoro rappresenta l’occasione unica di conquistare l’indipendenza. Ciò che non si aspetta è di trovare nella signora Dalloway un mentore, oltre che un’amica fidata. Fin dai primi giorni di servizio, la donna si accorge della curiosità che accende l’animo di Emma. È per questo che decide di proporle delle ore di lettura condivisa alla scoperta di una delle prime scrittrici femministe della storia: Virginia Woolf. Così, sfogliando «Una stanza tutta per sé«, «Le tre ghinee», «Diario di una scrittrice», Emma si nutre delle parole illuminate di Virginia e inizia a coltivare il sogno di una vita in cui è lei a scegliere il proprio destino. Ma per realizzarlo deve prima combattere contro chi tenta in ogni modo di ostacolarla e tenerla lontano dai libri. Solo così potrà davvero trovare la sua personale Virginia e, in lei, la voce per esprimere ciò che sente dentro. Elisabetta Bricca ci consegna uno straordinario romanzo di formazione che è un inno al potere salvifico della letteratura. E insieme un elogio al coraggio di tutte le donne che sono disposte a sacrificare anche gli affetti e la stabilità di un’esistenza convenzionale per combattere l’ingiustizia e vedere riconosciuti e rispettati i propri diritti.

Commento:
Emma Stefani, la protagonista di questo bellissimo romanzo, è un fiore, un bocciolo che, con l'indirizzo giusto, la cura giusta, può diventare un fiore splendido, sgargiante e deciso. Emma è cresciuta subendo le vessazioni del padre, l'impotenza della madre che ha già rinunciato a combattere prima ancora di iniziare, le occhiate libidinose degli uomini. Solo in suo fratello Settimio Emma troverà una spalla e un aiuto. E sarà proprio lui, quando la situazione diventerà gravissima per Emma, ad aiutarla a fuggire da un ambiente che, invece di proteggerla e spalleggiarla, le era ostile: la porta in paese, a Cortona, da un'amica, una donna di origini inglesi, molto ricca e misteriosa, che si fa chiamare Signora Dalloway. Sarà questa donna la vera salvezza dell'anima libera, pervicace e appassionata di Emma: osservandola, la donna comprenderà il suo amore per i libri e la sua refrattarietà ad ogni costrizione, così comincia a leggere con lei e le fa conoscere quella che ben presto diverrà una musa ispiratrice condivisa, Virginia Woolf. Le parole illuminate della scrittrice inglese saranno la guida per i pensieri abbozzati e ancora confusi di Emma e le daranno la forza di affrontare una realtà scomoda e difficile, permettendole di scoprirsi donna forte, indipendente e volitiva, proprio come in passato era la sua mentore, la signora Dalloway. Ma saranno tante le sfide che Emma dovrà affrontare ancora e noi con lei… a fine lettura, davvero, stenterete a riconoscere la ragazza fiera ma dimessa che era partita dalle letture clandestine nel fienile di casa. Elisabetta Bricca racconta una storia verosimile, intensa, piena di energia; una storia che è un inno alla forza delle donne, al potere che ciascuna ha dentro di sé che ha bisogno solo di un po' di incoraggiamento per esplodere in tutta la sua potenza. È un inno ad unirsi, parlarsi, confrontarsi, leggere, impegnarsi, non piegare la testa, non concedere più di ciò che si vuole concedere, non permettere a nessuno – uomo o donna che sia – di giudicarci o di condizionare le nostre scelte. Un bel romanzo per le donne e sulle donne, che ha come guida una voce illustre, quella della coraggiosa Virginia.


Opera recensita: "Cercando Virginia" di Elisabetta Bricca
Editore: Garzanti, 2020
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Toscana-Inghilterra
Pagine: 240
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 1 agosto 2020

RECENSIONE: DELPHINE DE VIGAN - LE GRATITUDINI


Sinossi:
Michka sta perdendo le parole. Ora che le lettere e i suoni si agitano nella sua testa in un turbinio incontrollabile, l’anziana signora deve arrendersi all’evidenza: ha bisogno di un nuovo inizio. Anche se questo significa scendere a patti con un’esistenza a metà. Nella casa di riposo in cui si trasferisce, a Michka rimangono le visite di Marie, un’ex vicina che da bambina passava molto tempo con lei, e le sedute settimanali con Jérôme, un giovane ortofonista che la aiuta a ritrovare le parole. Saranno proprio loro a permetterle di realizzare un ultimo, importante desiderio: dire «grazie» a chi, tanti anni prima, compí il gesto piú coraggioso. Quello che le salvò la vita.
Michka sta perdendo le parole. Proprio lei, che per tutta la vita è stata correttrice di bozze in una grande rivista, lei che al caos del mondo ha sempre opposto una parola gentile, ora non riesce piú a orientarsi nella nebbia di lettere e suoni che si addensa nella sua testa. E cosí adesso Michka vive in una residenza per anziani. A dire il vero, se non fosse stato per quelle parole birichine e qualche trascurabile intoppo nelle attività quotidiane, sarebbe rimasta volentieri nel suo accogliente appartamento parigino. Ma è meglio cosí: qui riceve assistenza continua, e poi non voleva che Marie, l’ex vicina a cui ha fatto da seconda madre, si preoccupasse tanto per lei. E allora biscottini, sonnellini, uscitine, passettini: Michka si piega, con una certa riluttanza, al ritmo fiacco delle giornate «da vecchia», alle stravaganze degli altri «resistenti», ai sogni infestati dalla temibile direttrice. Confinata nella sua stanzetta asettica, sempre piú fragile e indifesa, a Michka non resta che consolarsi con le visite di Marie e le chiacchierate con Jérôme, il giovane ortofonista che lavora nella casa di riposo. Il ragazzo, infatti, ha ceduto presto alla tenera civetteria della sua paziente discola – gli esercizi per il linguaggio «la sfioriscono» -, che vuole solo raccontare e farsi raccontare. A poco a poco, però, le parole si fanno piú rare, barcollanti, e, anche se non ha perso il senso dell’umorismo, Michka è consapevole di non poter deviare l’inesorabile corso degli eventi. Ed è proprio per questo che vorrebbe realizzare un ultimo, importante desiderio: ringraziare la famiglia che l’accolse durante la guerra e che di fatto le salvò la vita. Saranno Marie e Jérôme ad aiutarla, perché anche loro conoscono il valore inestimabile di un semplice «gratis», come direbbe Michka. Dopo Le fedeltà invisibili, Delphine de Vigan prosegue il suo viaggio al cuore dei sentimenti, regalandoci un intenso romanzo a piú voci, scritto con quella grazia e quella delicatezza capaci di toccare le corde piú profonde del cuore.

Commento:
Questo breve romanzo, scritto con semplicità e partecipazione, racconta una storia tanto speciale quanto comune: la storia di una donna che sta invecchiando a grandi passi, che incede inesorabilmente verso la fine della sua vita, che perde le parole proprio quando avrebbe ancora tanto, ma tanto da dire. È la storia di Michka, una donna dinamica, volitiva e indipendente, che era stata correttrice di bozze per una rivista importante ma che ora sente scappar via le parole, quelle parole, tante, varie, che lei ha sempre amato e che le hanno permesso di esprimersi e che ora l'abbandonano. Michka ricorda, è lucida, sebbene sempre più spesso abbia paura degli scenari che la sua mente le restituisce in forma di incubi. Michka non è più autosufficiente, perciò deve lasciare casa sua e trasferirsi in una RSA. Qui, nella stanzetta spoglia che diventerà la sua nuova casa, la donna pensa, riflette e rimugina su ciò che non ha detto e che vuole necessariamente dire: vuole ringraziare, Michka, vuole dire grazie a chi tanti anni prima le salvò la vita e le permise di scampare alla guerra e di averla ancora, una vita. Dopo di che sente che potrà andarsene. Accanto a lei in quest'ultima fase della vita ci sono Marie, la bambina oggi donna di cui Michka si prese tanta cura, e Jérome, un giovane ortofonista che la aiuta a rallentare la fuga delle parole e che le si affeziona.
Le gratitudini è una storia tenerissima e commovente che ci ricorda quanto sia importante dimostrare l'affetto, la riconoscenza, prima che sia tardi. Una storia su un'età difficile, di cui spesso si ha paura. Libro breve e delicatissimo, che si legge in poche ore, ma che fa riflettere. Consigliato a tutti.


Opera recensita: "Le gratitudini" di Delphine De Vigan
Editore: Einaudi, 2020
Genere: narrativa francese
Ambientazione: Francia
Pagine: 160
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.