simposio lettori copertina

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giovedì 14 ottobre 2021

RECENSIONE: GIULIANO SANGIORGI - LO SPACCIATORE DI CARNE

    Sinossi:

Edoardo, universitario pugliese a Bologna, racconta la storia della propria pazzia amorosa. Novello Orlando metropolitano, solo più innamorato e molto più furioso, Edoardo rievoca, in un continuo gioco di specchi con il proprio passato, il trauma del primo animale ucciso dal padre macellaio, l'orrore del sangue che cola dalle carcasse appese, l'avventura del viaggio in treno verso l'università e l'incontro con Stella, una ragazza appassionata di morsi e golosa di sangue, di cui si innamora all'istante. Ogni settimana il padre manda i tagli di carne più pregiati al figlio che studia lontano e lui li usa per far colpo sugli amici. Quando però Stella lo tradisce, per Edoardo la carne diventa ossessione. Inizia a spacciarla, tagliandola in banconote, che utilizza come denaro contante. In un mondo perennemente allucinato, popolato da belve fameliche, dove tutto sembra possibile. Persino la redenzione. La vita degli studenti e la provincia pugliese si caricano di accenti mitici e ancestrali. Sangue, sacro e droga, si confondono in un unico grido d'amore e follia.

 

Commento:

Edoardo ha cinque anni quando vede per la prima volta il sangue sgorgare dalle mani sapienti del padre macellaio. Ne resta traumatizzato al punto che da quel momento comincia a non poter più vedere suo padre, la macelleria, la madre dal sorriso finto, bloccato sul volto in una smorfia statica e vuota. Arriva il momento di partire per l'università ed Edo vede in Bologna la sua occasione di fuggire dall'ambiente familiare. Sul treno incontra Stella e nulla per lui sarà più come prima, nel bene e nel male. Sono alquanto perplessa sul giudizio da dare a questo libro… alcune cose le ho apprezzate (poche, per la verità), ma in realtà l'ho trovato per lo più noioso, stancante e faticoso da leggere, soprattutto nella prima metà. La trama raccontata da Sangiorgi, qui in veste di romanziere – lo preferisco quando scrive canzoni o post su Facebook – è interessante e a suo modo originale, ma la scrittura risulta forzata, ricercata ma stancante… è forse questo che più mi ha affaticato nella lettura, non la trama, non i personaggi – per quanto inverosimili, ma proprio lo stile di scrittura. Non so, francamente, se consigliarvelo oppure no… direi che potreste provarci solo se amate il rischio, le storie strampalate con qualcosa di profondamente vero che le ancora a noi, se vi incuriosisce questa versione inedita del frontman dei Negramaro (poi cimentatosi in un altro romanzo del 2021)… se cercate una lettura lineare, scorrevole, comprensibile con facilità, beh, questa non lo è.

 

Opera recensita: "Lo spacciatore di carne" di Giuliano Sangiorgi

Editore: Einaudi, 2012

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Salento-Bologna

Pagine: 169

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.

  

mercoledì 13 ottobre 2021

RECENSIONE: CAROLA CARULLI - TUTTO IL BENE, TUTTO IL MALE

Sinossi:

Bisogna avere coraggio anche per essere felici, e Sveva nella casa dei suoi genitori non lo è mai stata. Sarah, sua madre, ha puntato tutto sulla bellezza e sulla conquista di un ruolo in società, per osservare il mondo da una posizione comoda. Ma a Sveva non importa dei bei vestiti o delle scuole esclusive, né di cercare un uomo perbene e un matrimonio sicuro. Per questo, ogni volta che può scappa da sua zia Alma, la mamma che avrebbe voluto, la stramba con gli occhi di colori diversi, l’irregolare di famiglia, la ribelle a cui non va mai bene niente. In lei ha trovato un’amica e una complice, qualcuno da cui imparare il senso dell’amore, l’indipendenza e – perché no? – anche gli sbagli. Se la disobbedienza è un tratto ereditario, Sveva è certa di averla ricevuta da lei e dalla bisnonna, che aveva poteri da sensitiva e che da molto lontano continua a vegliare su di loro.  Quando Alma rimane incinta di Tommaso, creatura solitaria che appartiene unicamente al mare, il fragile e complicato equilibrio familiare rischia di rompersi. Per tutti loro arriva il momento di rimettere ordine dentro se stessi o, forse, di accettare che la vita è destinata a restare eternamente inesatta e che le persone più importanti sono quelle che ti piovono addosso senza preavviso.  Con delicatezza e una scrittura ricca di sfumature, Carola Carulli getta uno sguardo originale sulla maternità, sull’ambivalenza dei legami di sangue e

sulla straordinaria capacità delle donne di ferirsi e di curarsi l’un l’altra.

«Resistiamo alle mancanze. Ci adattiamo, per sopravvivere. Siamo pieni di buchi, vasi rotti che fanno finta di non essere caduti. Come parassiti proviamo

a ingoiare le nostre mancanze, sperando di farle restare nel punto più profondo di noi stessi, dove non si vedono, dove nessuno può sbirciare, dove il

buio è buio davvero. Siamo una costellazione di assenze fin da quando siamo nati, strappati dalle pance delle nostre madri, dalle nostre piscine calde».

 

Commento:

“Siamo figli di chiunque sia in grado di prendersi cura di noi, al di là del grembo materno che ci custodisce prima di consegnarci al mondo". Sono le parole che una delle mie voci preferite degli ultimi anni, Levante, ha dedicato a questo libro, l'opera prima della giornalista Carola Carulli. E proprio di figli, di madri, di famiglia parla questo libro e lo fa a tutto tondo. Il titolo, "Tutto il bene, tutto il male" è – lo si capisce solo alla fine – la sintesi perfetta di ciò che questo romanzo vuole trasmetterci. Il tema chiave è la famiglia nelle sue varie forme, da quella perfetta, luccicante, fredda e respingente, a quella scombinata, disfunzionale, calda ed accogliente come un ventre materno. Le conosciamo tutti queste famiglie, le conosciamo bene, che ne facciamo parte o che le guardiamo dall'esterno. Le conosciamo perché tutti abbiamo avuto una famiglia che ha condizionato la nostra vita e dalle cui radici più o meno solide ha preso le mosse la persona che siamo diventati, nel bene e nel male, in tutto il bene e tutto il male. Perché dalla nostra famiglia, da un padre e una madre, da nonni, zii, fratelli o sorelle, tutti abbiamo imparato ciò che saremmo voluti essere o non essere. Sveva, per esempio, ha capito presto che non sarebbe mai stata come sua madre, bellissima e inappuntabile, ma sola, rigida, persa dietro alla forma, all'etichetta di icona di bellezza, donna perfetta come sua madre, moglie perfetta di un marito assente, troppo impegnato a fare altro. Lei, Sveva, si è sempre sentita molto più vicina a sua zia Alma, quella stramba, quella solitaria e un po' pazza come Jenny, quella libera come il vento e sempre in movimento come il mare davanti a casa sua. E proprio attraverso il racconto e i ricordi di Sveva abbiamo il privilegio di conoscerla anche noi, Alma, anche se purtroppo solo sulla carta… e la vorremmo anche noi un po' della sua forza, della sua saggezza fatta di esperienze di vita, di quella sua libertà conquistata abbattendo convenzioni, dicendo di no, provando ad essere sempre ciò che voleva essere. Sveva, Alma, Tommaso, Dafne, Leila, Emanuele… hanno tutti la bellezza e il calore di chi ci prova a vivere davvero e, a forza di provarci, di prendere botte, di perdersi e ritrovarsi altrove,  ci riesce davvero. I personaggi tratteggiati da Carola Carulli sono belli perché non convenzionali, belli perché veri, belli perché riescono con fatica ad essere un po' come tutti abbiamo sognato di essere, perché hanno quel coraggio che a tanti di noi troppe volte manca. Perché dalla propria famiglia ci si può sentire amati, ma talvolta si deve anche trovare la forza di scappare e percorrere una strada in salita, tortuosa, che è solo la nostra e di chi vorrà fare un tratto con noi. Un libro da leggere, intenso, a tratti duro, ma di certo vero.

 

 

Opera recensita: "Tutto il bene, tutto il male" di Carola Carulli

Editore: Salani, 2021

Genere: narrativa italiana, opera prima

Ambientazione: Roma 

        Pagine: 224

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

lunedì 26 luglio 2021

RECENSIONE: NAMWALI SERPELL - CAPELLI, LACRIME E ZANZARE

                    Sinossi:

1904. Sulle rive del fiume Zambesi, a poche miglia dalle maestose Cascate Vittoria, c’è un insediamento coloniale chiamato Old Drift. In una stanza fumosa dell’hotel dall’altra parte del fiume, un esploratore di nome Percy M. Clark, annebbiato dalla febbre, commette un errore che intreccia il destino di un albergatore italiano con quello di un garzone africano. Questo innesca un ciclo di inconsapevoli conseguenze che travolgono tre famiglie dello Zambia (una nera, una bianca, una mista) i cui membri si scontrano e s’incontrano nel corso del secolo, nel presente e oltre. Con il susseguirsi delle generazioni, le storie di queste famiglie – i loro trionfi, i loro errori, le perdite e le speranze – emergono attraverso un panorama di storia, fiaba, romanticismo e fantascienza. Da una donna ricoperta di peli a un’altra afflitta da una cascata infinita di lacrime, a storie d’amore proibite e ardenti storie politiche, a meraviglie tecnologiche nostrane come afronauti, microdroni e vaccini virali, questo avvincente e indimenticabile romanzo è una testimonianza del nostro desiderio di creare e attraversare i confini e una meditazione sul lento e grandioso passare del tempo.

 

Commento:

Cos'hanno in comune fra loro capelli, lacrime e zanzare? Apparentemente nulla, ma, fidatevi, c'entrano molto, molto più di quanto si possa pensare. Di sicuro c'entrano nella storia raccontata nel libro cui danno il titolo, il folgorante esordio letterario di Namwali Serpell da molti – troppi – accostato addirittura a Cent'anni di solitudine. Senza voler cercare a tutti i costi paragoni impegnativi, mi sento di affermare che Capelli, lacrime e zanzare è un libro impegnativo, una saga familiare appassionante, un buon romanzo storico con tracce di distopia sul finale, un ottimo esordio letterario e, non da ultimo, un interessante modo di conoscere la storia di un popolo, tanto variegato, di un territorio che ruota attorno a un fiume (lo Zambesi) e di una Nazione nata da appena sessant'anni e segnata dal colonialismo europeo del primo Novecento e da profondi dissidi e contraddizioni interni, dati dalle tante etnie conviventi in un territorio non poi così vasto. Tutto comincia da un errore e finisce in un errore, tutto comincia in un hotel nel 1904 in cui un inglese supponente e razzista viene in contatto con un albergatore italiano, e finisce con tre ragazzi di etnie diverse che cercano di cambiare il corso di una storia già scritta. Nel mezzo c'è la vita, c'è un groviglio di storie, esperienze che si intrecciano, destini che si incrociano… ci sono amori, lotte politiche, privazioni, compromessi, tragedie personali, progetti, tradimenti… c'è tutto quello di cui è fatto un vissuto, moltiplicato per il vivere d'un intero popolo. La storia di un Paese raccontata tra verità e fantasia, in un romanzo intenso, impegnativo, ma molto piacevole da leggere. Consigliato.

 

Opera recensita: "Capelli, lacrime e zanzare" di Namwali Serpell

Editore: Fazi, 2021

Genere: saga familiare, romanzo storico, distopico

Ambientazione: Zambia

Pagine: 650

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

venerdì 23 luglio 2021

RECENSIONE: ANNA BAILEY - CHI HA PECCATO

    Sinossi:

È notte fonda quando Emma lascia la sua migliore amica Abigail alla festa alle Tall Bones, il ritrovo nel bosco in cui si danno appuntamento gli adolescenti della cittadina di Whistling Ridge, in Colorado. È l’anno del diploma ed Emma è convinta, come la maggior parte delle ragazze della sua età, che la loro vita sia solo all’inizio. Invece entro la fine della settimana il volto di Abigail sorriderà dai volantini attaccati ai pali del telefono e alla bacheca della chiesa, oscillando nella brezza delle Montagne Rocciose. Samuel Blake, il padre di Abi, perlustrerà il bosco con la polizia urlando invano il nome della figlia. Suo fratello Noah strofinerà via le macchie di fango dai jeans fino a scorticarsi le mani ed Emma nasconderà sotto il letto l’acqua ossigenata con cui avrebbe dovuto tingere i capelli dell’amica. Dolly, la madre di Abi, riuscirà solo a fissare la grande croce sul muro di casa, fumando una sigaretta dopo l’altra, terrorizzata all’idea che sia già troppo tardi per fermare la catena di eventi che si è innescata. Tutti hanno dei segreti a Whistling Ridge. Tutti hanno peccato, come tuona ogni domenica dal pulpito il pastore Lewis. Ma cosa è successo ad Abi? Chi è il vero colpevole? Può succedere di tutto in questa polveriera di rabbia e risentimento, basta solo una scintilla: la verità su quella maledetta notte alle Tall Bones. Con un ritmo fulminante e una sapiente costruzione della suspense, Anna Bailey porta a galla le dinamiche di certe piccole e claustrofobiche città di provincia, dove ogni tipo di diversità è bandito. E capitolo dopo capitolo, inchioda il lettore in un gioco micidiale di sospetti e bugie, fino all’ultima pagina.

 

Commento:

E se vi dicessi che ho realizzato che questo libro era un thriller solamente quando l'ho letto fra le etichette di Ibs? E se vi dicessi che la cosa mi ha così favorevolmente colpita da far acquistare ulteriori punti alla storia che – per inciso – comunque non ne aveva bisogno? Ho letto Chi ha peccato a scatola chiusa, non conoscevo la trama, l'ambientazione, l'autrice, nulla… mi ha incuriosito il titolo. Una volta cominciato a leggere non mi sono più fermata: è una storia tragica e appassionante che mi ha sorpresa. In primis mi ha colpito il fatto di non sapere quando la trama fosse collocata nel tempo: il libro è del 2021, ma la storia potrebbe essersi svolta oggi come decenni fa… ovviamente è uno stratagemma più che voluto, a parer mio, e leggendo capirete bene quale messaggio voleva dare l'autrice. Poi ho apprezzato quel senso realistico e disturbante di claustrofobia, di torbido, di colpa che si respira in tanti romanzi ambientati nella provincia – in una delle province del mondo – in cui l'anonimato non esiste e si è sempre pronti a ficcare il naso nelle storie segrete degli altri piuttosto che guardare il proprio orticello o, ancora meglio, fare qualcosa per aiutare chi è in difficoltà. Inutile dire che i giudizi, le arringhe, le invettive la fanno da padrone ed attecchiscono fertili e rigogliosi i semi dell'odio e dell'intolleranza che, quando una ragazzina scompare, sono quindi acuiti esponenzialmente ogni ora che passa senza ritrovarla. Logico, dunque, che un piccolo paesino di provincia possa diventare l'anticamera dell'inferno, specie se il padre della ragazza scomparsa non è noto per la sua mitezza e pazienza. Chi non ha peccato scagli la prima pietra… ah, se qualcuno pensasse ai propri peccati invece di giudicare senza attenuanti quelli altrui! Ah, se qualcuno, vedendo una famiglia in difficoltà, avesse fatto qualcosa per fermare la sua lenta ma inesorabile distruzione… Ah, quante cose si possono dire a posteriori e quanto poco contano i "se". Chi ha peccato è un libro importante, un po' thriller un po' romanzo di formazione, che fa riflettere sull'importanza di non giudicare, di non odiare gli altri, è un libro che va letto anche se a tratti disturba, è un libro intenso scritto da una giovane scrittrice esordiente che dimostra tuttavia una bravura insospettata e gradita. Una buona lettura… per tutti, credenti e non.

 

Opera recensita: "Chi ha peccato" di Anna Bailey

Editore: Feltrinelli, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 352

Prezzo: 19,00 €

    Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

lunedì 14 giugno 2021

RECENSIONE: VICTOR JESTIN - CALDO

                Sinossi:

“Oscar è morto perché l’ho guardato morire senza muovere un dito. È morto strangolato dalle corde di un’altalena”. Così comincia questo breve e intenso romanzo che racconta l’ultimo giorno di Léonard, diciassette anni, in un campeggio delle Landes oppresso dalla canicola. Un comportamento irreparabile che lui per primo non sa spiegarsi. Rimanere immobili è la stessa cosa che uccidere? In preda al panico, sotterra il corpo nella spiaggia. Il giorno dopo, mentre si aspetta di essere scoperto da un momento all’altro, conosce una ragazza.

 

Commento:

"Caldo", una parola importante per un romanzo coraggioso. L'esordio narrativo di Victor Jestin è, senz'ombra di dubbio, proprio un romanzo coraggioso, oltre che disturbante, allucinato, breve ma impegnativo. Lo è perché affronta con voce originale e soprattutto autentica un tema scandagliato in lungo e in largo: l'adolescenza. Lo fa con la voce – narrante e non solo – di un adolescente, mettendo in luce i disagi, i turbamenti, i complessi, il cinismo e perfino la cattiveria del più debole del gruppo, del senza amici, dello zimbello dei coetanei. Questa voce è quella di Léonard, un ragazzo a disagio con gli altri perché consapevolmente a disagio con se stesso, un ragazzo pieno di manie, piccole ossessioni, paure, incertezze; un ragazzo che, pur avvertendo il desiderio, pensa che l'unico modo che ha per soddisfare la propria libido sia di notte, nella sua camera in solitudine. Due cose gli accadono mentre vive l'epilogo di una delle esperienze peggiori della sua adolescenza: conosce una ragazza e vede morire un ragazzo. Cosa può scatenare nella mente di un ragazzo estraniato dal mondo l'unione di due situazioni così importanti? Leggere questo romanzo vuol dire scoprirlo. Io ve lo consiglio, anche se pensate di aver letto l'impossibile sull'adolescenza: è breve, è originale a suo modo, è duro quanto basta… vale la pena.

 

Opera recensita: "Caldo" di Victor Jestin

Editore: E/O, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Francia

Pagine: 128

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

mercoledì 2 giugno 2021

RECENSIONE: SUSY GALLUZZO - QUELLO CHE NON SAI

Sinossi:

Michela, detta Ella, ha passato gli ultimi anni a crescere la figlia Ilaria, dedicandosi a lei in ogni momento anche a scapito del suo lavoro di medico e del rapporto con il marito Aurelio. Ella conosce tutte le manie e le ansie di Ilaria, sa quanto è brava a tennis ma anche quanto le è difficile concentrarsi a scuola. Dopo un allenamento, Ilaria si distrae guardando il cellulare ferma in mezzo alla strada, mentre una macchina avanza veloce verso di lei. Ella non fa niente per avvisarla: rimane immobile a osservare la figlia che, salva per un soffio, se ne accorge. In quell’istante, tra loro si rompe qualcosa. Ella così inizia a sfogarsi scrivendo un diario rivolto alla propria madre, morta quindici anni prima: pagina dopo pagina, racconta delle crepe che si allargano fino a incrinare in modo irreversibile i delicati equilibri familiari, si addentra nei propri ricordi per riportare a galla vecchi e nuovi conflitti, rimpianti e sensi di colpa, per trovare infine la forza di affrontare la verità e ricominciare. Viaggio negli equilibri precari di una famiglia all’apparenza perfetta, Quello che non sai è un romanzo sulla maternità e sul timore di non essere mai all’altezza. Attraverso la storia di un distacco necessario, narrata in un crescendo di sentimenti contrastanti, l'autrice inscena il fallimento personale della protagonista cambiando continuamente prospettiva in un gioco psicologico complesso e molto appassionante. Susy Galluzzo ha scritto un libro intenso che affronta un tema tabù con grande abilità e coraggio meditando in maniera profonda sul lato oscuro che è in ognuno di noi e su quello che una donna non confesserebbe mai, neppure a se stessa.

 

Commento:

Lo confesso: sono in difficoltà. Non so bene come raccontare questo romanzo, non so come parlarne senza risultare banale o riduttiva, non so dire – neanche dopo 240 pagine – per chi parteggerei fra la madre e la figlia, fra Michela e Ilaria… ma so che ho cominciato a leggere Quello che non sai ieri sera intorno alle 22:00 e stanotte sono andata a dormire oltre le 3:00 perché sapevo che non sarei mai riuscita a dormire senza averlo finito; so che è un romanzo bellissimo, ma che definirlo così è oltremodo sminuente; so che non sono madre, ma questo libro lo consiglierei a tutte le madri e a tutte le figlie. Lo consiglierei alle madri che sentono di non farcela, che si sentono in colpa perché probabilmente non stanno dando tutte loro stesse ai figli, che non si sentono capite ed hanno paura a dire che non li sopportano più, i loro figli. E poi lo consiglierei a tutte quelle figlie che "mia madre è una strega/arpia/fallita/depressa/stupida", che "non la sopporto più" etc. etc. etc. Può, una madre, arrivare a detestare sua figlia? Può arrivare ad ingaggiare una lotta di sopravvivenza con il sangue del suo sangue? Può, un bel giorno, decidere che basta così, che non ce la fa più, che è ora di riprendersi la propria vita? E d'altra parte, fino a che punto una figlia può pretendere attenzioni, comprensione, abnegazione dalla propria madre? Domande che parrebbero inconcepibili, persino innaturali, folli a chiunque di noi non si sia trovato nella situazione di Michela, la protagonista e voce narrante del libro, e di sua figlia Ilaria. Ma leggetela, la sua storia, provateci… e vi assicuro che non vi sarà poi così facile rispondere. Un romanzo profondo, intenso, scritto in una forma originale e toccante, una storia che si distingue dalla massa e non si fa dimenticare facilmente. Di pregi ne ha molti, ma su tutti quello che ho apprezzato di più è proprio l'avermi messa in condizione di non riuscire a decidere da quale parte stare e, quindi, di avermi di fatto impedito di giudicare. E non accade proprio così nella vita reale? Non accade, forse, di ritrovarsi a dar ragione alla figlia e alla madre e, egualmente, torto ad entrambe? E, prima ancora, chi siamo noi per giudicare le vite e le scelte altrui? Sono tante le cose che non so, specie sulla maternità e su come si gestisca il rapporto tra genitori e figli stando dall'altra parte della barricata… ma so che questo romanzo ve lo consiglio, davvero.

 

Opera recensita: "Quello che non sai" di Susy Galluzzo

Editore: Fazi, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma

Pagine: 240

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

              

martedì 1 giugno 2021

RECENSIONE: LUCILLA AGOSTI - SE ESPLODI FALLO PIANO

            Sinossi:

Nella vita di Carla sembra non mancare niente: due figli, un lavoro che le piace e un marito, Filippo, che crede di amare. Eppure basta un messaggio ambiguo trovato per caso nello smartphone di Filippo per infrangere l'apparente equilibrio in cui per anni ha nascosto le proprie fragilità. La sua rabbia esplode come un vasetto di marmellata scagliato contro il muro. Anche se le convenzioni borghesi in cui è immersa le richiedono invece compostezza, le suggeriscono di "esplodere piano". Carla inizia così il percorso accidentato per rimettere insieme i pezzi di un'esistenza andata in frantumi. Chi era e cosa desiderava davvero? Che fine aveva fatto quel Filippo di cui si era innamorata anni prima, con cui aveva deciso di costruire una famiglia? E perché uno dei suoi figli continuava a non parlare? Passerà da conversazioni senza filtri con la madre davanti a una tazza fumante di tè verde ad avventure erotiche tanto eclatanti quanto tenere (indimenticabile la scena in hotel con un attore porno). Muovendosi sempre in quell'equilibrio precario come quando si cammina coi tacchi sottili su una strada di ciottoli.

 

Commento:

Se esplodi, fallo piano… di questo romanzo mi aveva, innegabilmente, colpito il titolo: ironico, irriverente, quasi sarcastico, ma veritiero. Tante volte mi sono ritrovata a riflettere con rammarico su negazionismo dei sentimenti a cui ci obbliga la società, o forse, che siamo noi stessi ad infliggerci quotidianamente. Se un evento ti sconvolge la vita puoi esplodere, ma piano, senza rumore, strepiti o tumulti: non esiste che ti stracci le vesti o dai di matto, devi comunque mantenere quel minimo di decenza, ragionevolezza, contegno, per non dare scandalo, per non dare in escandescenza, per non (dis)turbare gli altri… Ma chi l'ha detto? Chi diamine ha deciso che bisogna tenersi tutto dentro, essere sempre precise, ragionevoli, impeccabili? Ecco, è stato un po' questo il pensiero che mi ha spinta verso questo romanzo… e forse erano troppo alte le mie aspettative, forse ho dato per presupposto che avrei trovato questo stesso pensiero nelle pagine, non so… fatto sta che sono rimasta delusa. Mi aspettavo altro, mi aspettavo un'altra profondità, un altro sentire, un po' di… di più. Per carità, il romanzo è gradevole da leggere, ben scritto, attuale, ma speravo di ritrovarmici di più, di empatizzare con almeno uno dei personaggi… invece no. Però voi leggetelo… leggetelo perché, anche se non è la mia, quella di Carla, Filippo e Simona è una storia comune… fin troppo, a dire il vero. È una storia su cui riflettere perché, anche se non ne ha dati a me, può fornire molti spunti per riflettere su chi vogliamo essere e che direzione vogliamo dare alla nostra vita.

 

Opera recensita: "Se esplodi fallo piano" di Lucilla Agosti

Editore: Mondadori, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Milano

Pagine: 168

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6,5.

      

martedì 4 maggio 2021

RECENSIONE: VALERIA USALA - LA RINNEGATA

                    Sinossi:

Siamo l'inerzia di un fiore reciso; il vigore nelle sue radici, trapiantate in terre straniere. Siamo l'impeto di un fuoco ardente; la quiete nelle sue ceneri, raccolte in cumuli sparsi.

 

Commento:

La rinnegata, il bel romanzo d'esordio della scrittrice sarda Valeria Usala, è la storia di un coraggio profondo, radicato, convinto, che si tramanda più e meglio dei geni, del sangue, dei lineamenti, della storia di una vita non vissuta insieme. Maria, Teresa, Gavina, Maddalena… donne di età diverse accomunate da quell'ardimento che le spinge a tenere alta la testa anche davanti ai soprusi, a non piegarsi all'interesse, alla tentazione, al sopore, al rancore. Coraggio di essere se stesse, si chiama, ed è quello che dà loro la forza di essere diverse. Diverse da come gli altri vorrebbero che fossero, di opporsi ad una comunità che cerca di piegarle con l'arma più potente, il pregiudizio. Il pregiudizio è un'arma pericolosa perché è infido, si annida nelle menti fino a corroderle, si cela dietro un falso sorriso, si maschera dietro un'attenzione non richiesta, si potenzia passando di bocca in bocca facendosi legge inderogabile, sentenza di condanna, sputo vischioso che insozza di sé ciò che era limpido. Contro quest'arma infallibile dovette combattere Teresa, per tutta la vita, fino ad una morte ingiusta e inspiegabile, vittima della bramosia cieca di chi non poteva vincerla a viso aperto, di chi non poteva accettare un rifiuto, di chi non conosceva affatto l'onestà, di chi non sopportava di non vedere in lei i propri peccati. Una donna bellissima e fiera che, dopo l'ennesima prova subita dalla vita, decide di non assecondare le convenzioni e per questo deve pagare.

Con una scrittura potente, fatta di immagini vivide e sentimenti forti raccontati da parole precise, Valeria Usala racconta una storia antica che sa di caldo, quiete e vento, di strade silenziose ed ombre dietro le persiane, di lingue di fuoco e parole come serpenti. Quella raccontata in queste pagine è una storia intensa che parla di donne, uomini, comunità e pregiudizi e che, per questo, non può andare dimenticata.

 

 

Opera recensita: "La rinnegata" di Valeria Usala

Editore: Garzanti, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Sardegna

Pagine: 208

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

martedì 23 marzo 2021

RECENSIONE: PITCHAYA SUDBANTHAD - SOTTO LA PIOGGIA

    Sinossi:

Nell’inquieta città di Bangkok c’è una casa. Nel corso di duecento anni è stata plasmata dall’inesorabile scorrere del tempo e si è legata a molte vite: un medico missionario che rimpiange il natio New England ma trova la forza di non soccombere al caos vibrante del Siam del diciannovesimo secolo, una donna mondana del secondo dopoguerra che si sposa, diventa madre e padrona di casa senza avere alcun sospetto del futuro solitario che l’attende; un pianista jazz dell’era del rock che, perseguitato dai propri fantasmi, viene chiamato a placare gli spiriti che aleggiano nella casa; un’ex militante politica che, nel presente, cerca di superare la lunga ombra del suo passato. Mentre la città, vera protagonista, prende vita, i destini dei suoi abitanti si sfiorano o si scontrano, modificandosi l’uno con l’altro; il tempo collassa, e queste esistenze convergono, collegate dal sangue, dalla memoria, dal desiderio, dal caso e dalle forze voraci che creano e ricostruiscono la stessa città, anfibio in continua trasformazione. Fino a che, nella Bangkok del futuro, sommersa, una banda di adolescenti guida i turisti e gli ex residenti attraverso i monumenti inondati d’acqua, vendendo loro fazzoletti per asciugare le lacrime versate su luoghi che nemmeno ricordano.
Un romanzo d’esordio fulminante, che ritrae le suggestioni lontane di una Bangkok inedita, girandola di luci e colori, odori e sapori, in continuo mutamento verso un finale ineludibile.

 

Commento:

Sotto la pioggia è un romanzo particolarissimo che ci porta a conoscere una terra lontana che ci affascina, ma della quale conosciamo poco: la Tailandia. In questo suo romanzo d'esordio, lo scrittore Pitchaya Sudbanthad fa un vero e proprio omaggio alla storia della sua terra e in particolare della città di Bangkok, la capitale dai tanti nomi e dalle tante vite, una per ogni volta che questa città ha dovuto piegarsi, inabissarsi e poi rialzarsi. Dal XIX secolo ad oggi, persino a domani, questa terra e il popolo che la abita hanno dovuto rialzarsi tante volte, opporsi a chi voleva prevaricarli, cercando un equilibrio che permettesse di non dimenticare, ma di continuare a vivere attutendo la prossima, inevitabile caduta. E questo equilibrio, questo viaggio interiore ed esteriore fra il popolo e la città passa inevitabilmente dall'acqua: acqua infingarda che inonda e sommerge, acqua tollerante che lava e purifica, acqua accogliente che culla e dà pace, acqua rigenerante che dà equilibrio ed energia. L'acqua è l'elemento portante di questa storia, la chiave per conoscere i personaggi, i luoghi, le storie, le vicissitudini, per andare su e giù nel tempo senza restare impantanati.

Sotto la pioggia è un romanzo organico, una narrazione corale in cui il tempo diventa fluido, il genere non esiste, esistono solo una terra e il suo popolo fatto di tante persone, ricordi, gioie, dolori. Una lettura intensa, interessante e gradevole che ci riporta a luoghi esotici che però conosciamo solo superficialmente e che, in verità, avrebbero tanto da raccontarci.

 

Opera recensita: "Sotto la pioggia" di Pitchaya Sudbanthad

Editore: Fazi, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Tailandia

Pagine: 382

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

    Voto personale: 8.

      

sabato 30 gennaio 2021

RECENSIONE: GIANLUCA ANTONI - IO NON TI LASCIO SOLO

                Sinossi:

L’amicizia è affrontare insieme la paura. Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini diversissimi eppure inseparabili, che decidono di scappare da casa

e di avventurarsi tra i boschi, alla ricerca del cane di Filo, perso durante un temporale. Per ritrovarlo si spingono fino alla cascina di Guelfo Tabacci,

uno schivo montanaro di cui si mormora che anni prima abbia ucciso suo figlio. Così, l’ingenuità della loro fuga lascia il posto ai terribili segreti del

mondo degli adulti. Molto tempo dopo, nella cantina di quello stesso casolare vengono ritrovati due diari. Sono stati proprio i due amici a scriverli,

consegnando a quelle pagine ingiallite la soluzione del mistero e il racconto, insieme crudo e poetico, di un’estate destinata a cambiare per sempre le

loro vite. In un paesaggio dominato dal contrasto tra la luce dell’eterna innocenza e il buio del dolore, Gianluca Antoni mescola le atmosfere del giallo

a quelle del romanzo di formazione. Con colpi di scena e toni delicati, racconta i rapporti tra genitori e figli, le strategie imprevedibili con cui affrontiamo

la perdita, ma anche la tenacia di legami fatti per sopravvivere al tempo.

 

Commento:

Quella raccontata da Gianluca Antoni in Io non ti lascio solo è una storia bellissima, una storia di bambini ed adulti accomunati, fondamentalmente, da una cosa: la paura di restare soli. Sì, perché sbaglierebbe chi pensasse che la solitudine fa paura solo ai bambini: loro magari la manifestano con la paura del buio o col non voler andare in cantina/soffitta senza qualcuno che li accompagni, ma in realtà di questo si tratta… di non essere in grado di difendersi dagli accidenti che la vita ci pone dietro l'angolo. E si sa, in due (o più) si è più forti, no?

Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini coraggiosi che sono diventati inseparabili, capaci di affrontare di tutto, senza paura, purché insieme. E insieme i due decidono di marinare il campo Scout cui i loro genitori li avevano iscritti, per intraprendere un'avventura che farà affrontare loro numerosi pericoli, ma grazie alla quale avranno modo di conoscere molte persone, di crescere e di misurarsi con se stessi… un'avventura che ha dell'incredibile, ma che in fondo è dolorosamente, teneramente realistica.

Io non ti lascio solo è un racconto sull'amicizia, è un romanzo di formazione, ma è ben lungi dall'assumere toni moralistici o melensi: in molti passaggi del libro si ha proprio l'impressione di leggere un thriller psicologico se non persino un noir. Ovvio che, personalmente, la cosa non ha potuto che farmi piacere! Al di là degli aspetti narrativi, il romanzo è ben scritto, fluido, piacevole da leggere: le pagine scorrono rapide nella curiosità di capire come evolverà l'avventura. Vi sono, poi, oltre a Filo e Rullo, altri personaggi che val la pena conoscere: Scacco col suo passo felpato e il suo cuore gigante, Amelie con la gentilezza e l'altruismo, il maresciallo, la droghiera Clara, lo stesso Guelfo e persino i due cani, Birillo e Diablo, così diversi eppure uniti nella fedeltà.

Mi sento di consigliare questo libro a tutti: gli adulti lo troveranno una storia godibile con qualche spunto di riflessione; gli adolescenti potranno trarne molto giovamento perché è una storia che induce a pensare, a porsi interrogativi, ad andare oltre le pagine; i bambini forse non ne coglieranno tutte le sfaccettature, ma di sicuro potranno seguire e apprezzare la trama.

 

Opera recensita: "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni

Editore: Salani, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: non definita

Pagine: 288

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

giovedì 21 gennaio 2021

RECENSIONE: LEVANTE - SE NON TI VEDO NON ESISTI

                        Sinossi:

Anita, redattric    e in una rivista di moda, è quello che tutte sognano di essere: bella, giovane, elegante e colta. Ma anche tremendamente complicata. Sua madre e sua sorella, così concrete, non capiscono da dove arrivi la sua inquietudine, quella voglia di mangiarsi ogni attimo come fosse l'ultimo e di scappare a gambe levate non appena qualcuno minaccia di metterla in gabbia. Anita però lo sa bene: quando si guarda allo specchio, le sue "mille me" – così le chiama lei – riflettono i suoi cambiamenti di umore e la incoraggiano, la contraddicono, la rimproverano quando sbaglia. Perché Anita sbaglia spesso, soprattutto quando si tratta di uomini. I suoi errori più grandi sono tre: Filippo, affascinante e indisponibile, incontrato per caso su un volo per New York; Flavio, un incrocio di sguardi che si è trasformato in passione; e poi Jacopo, il marito che le è sempre stato accanto ma ultimamente sembra non capirla più. Anita crede di amarli tutti, ma forse la verità è che la vita le sta sfuggendo di mano, come la sua immagine riflessa nello specchio. Dovrà scavarsi dentro e fare i conti con un passato ancora dolorosissimo, per imparare a prendersi cura di sé senza smettere di innamorarsi e di sbagliare: solo così potrà ricominciare a vedersi, e a esistere, davvero.

 

Commento:

Da tempo volevo leggere questo romanzo di Levante, talentuosa e bravissima cantautrice che seguo e apprezzo tanto. Da tempo volevo leggerlo, sia per mera curiosità, sia perché il titolo mi aveva folgorato e non è difficile immaginare perché (esiste anche una canzone omonima che guardacaso è la mia preferita), sia perché volevo vedere se la bravura di Claudia Lagona come autrice di canzoni si rispecchiasse anche nei libri. Bene, a lettura conclusa posso dire di essere stupita in positivo: Levante scrittrice ha superato le mie aspettative. Mi aspettavo un romanzo gradevole, sì, ma con un tono leggiadro, fresco, giovanile… Se non ti vedo non esisti non lo è: è un romanzo introspettivo, difficile da leggere perché intriso di una tristezza, un'angoscia, una malinconia insospettabili. Eppure, forse anche per questo, è un romanzo profondamente realista e sincero: è la storia di una giovane donna tenace, caotica, irrequieta che si vede costretta nella gabbia del suo matrimonio perfetto e decide di provare a essere libera, a riprendersi i suoi spazi. Ciò che troverà ad attenderla è una serie di errori che la porteranno in una discesa agli inferi fatta di umiliazioni, dolore, rabbia, paura, rischio. Se non ti vedo non esisti è un viaggio difficile, un percorso duro dentro una vita lacerata che cerca, a fatica, inciampando e ferendosi, di ricucirsi. Lo consiglio? Sì, perché è una prova di coraggio sia per chi l'ha scritto, sia per chi lo leggerà: guardare in faccia i propri errori e mancanze non è facile… per nessuno.

 

Opera recensita: "Se non ti vedo non esisti" di Levante

Editore: Rizzoli, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma, New York

Pagine: 262

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

domenica 10 gennaio 2021

RECENSIONE: PHILIPPE AMAR - HO SOFFIATO IL MIO DESIDERIO FINO AL CIELO

Sinossi:

C'è un desiderio che accomuna tutti i bambini del mondo: avere una mamma e un papà. È così anche per Victor, che vorrebbe capire se quella sensazione è diversa dall'affetto che gli ha regalato l'anziana Tatie, da cui è stato allevato come un figlio. Adesso che non può più occuparsi di lui, l'intraprendente dodicenne decide che a trovare una mamma ci penserà da solo. Ha già un'idea in testa. È convinto che Lily, la pasticcera che incrocia per strada ogni mattina, abbia tutte le qualità per essere quella giusta: uno sguardo dolce e generoso, un sorriso aperto che promette calore e fiducia e la passione per la cucina con cui assecondare la sua insaziabile golosità. Victor è al settimo cielo, non avrebbe potuto trovare candidata migliore. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall'entusiasmo di Victor, la giovane pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre. Almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita cui manca il solido fondamento dato da poche e semplici certezze. L'amore, la maternità, la stabilità lavorativa restano per lei un orizzonte a cui tendere, a patto che trovi il coraggio di dare retta alla voce del passato da cui continua a essere tormentata. Nel frattempo, Victor non ci pensa nemmeno ad arrendersi e stare a guardare. Giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare Lily. Perché nessuno meglio di lui sa che è il cuore a scegliere la persona capace di regalarci la felicità.
Dalla sua apparizione sugli scaffali delle librerie, Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo si è imposto come esordio dell'anno. Critici e lettori sono rimasti ammaliati dalla storia del piccolo Victor, dando il via a un passaparola che ha convinto la regista Michèle Laroque a trarne un film già in produzione. Philippe Amar ci consegna un romanzo delicato e toccante sull'importanza di non dare mai nulla per scontato, perché quando perdiamo di vista le cose importanti, rischiamo di smarrire anche noi stessi.

 

Commento:

Ho scovato questo romanzo per puro caso, curiosando sul web. Mi ha colpito il titolo, l'ho preso a scatola chiusa, senza neppure conoscere la trama (lo faccio di rado), ho cominciato a leggerlo e… non ho più smesso fino a notte fonda, finché non l'ho finito. Nel frattempo, mi sono emozionata, ho empatizzato con Victor, con i suoi amici, con Tatie e anche con Lily, ho pianto… che dire? Una storia che non lascia indifferenti, che mi ha conquistata e che ovviamente vi consiglio.

Ciò che più ho amato, in queste pagine, è la delicatezza, la sensibilità e l'onestà con cui la storia di Victor -e di tanti bambini come lui – viene tratteggiata dall'autore: Victor è un bambino orfano, un violinista enfant prodige, un bambino adottato, ma è raccontato qui come un bambino normale… normale, con le corse a rotta di collo fino a scuola, per le piccole bugie dette a Tatie, per le reazioni a volte inconsulte ma perfettamente plausibili per la sua età e il suo vissuto… Un bambino che vive la sua condizione in maniera consapevole, che non ne viene schiacciato o fagocitato, ma che anzi, riesce a trovare la propria identità e a difendere le proprie scelte con una forza insospettabile e invidiabile. Invidiabili sono anche la tenacia e l'intraprendenza di Victor nel perseguire i suoi (folli, ma tenerissimi) obiettivi; invidiabili sono anche gli amici di questo ragazzino così fuori dagli schemi: amici veri che gli rimangono accanto, lo supportano e gli si stringono attorno in ogni situazione, anche in quelle più difficili.

Philippe Amar riesce a trovare l'equilibrio perfetto fra dolcezza e amarezza, fiction e realtà in una storia preziosa da leggere e consigliare. Unica, piccola nota stonata: il finale… l'ho trovato non perfettamente all'altezza del resto della storia. Ma può accadere che, sebbene plausibili, le storie non finiscano proprio come avevamo pensato, anche se, ve lo anticipo, questa finisce bene.

 

 

Opera recensita: "Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo" di Philippe Amar

Editore: Garzanti, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi, Francia

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

          

venerdì 11 dicembre 2020

RECENSIONE: DEBORA MANZOLI - LA CONVINZIONE DI NON ESSERE ABBASTANZA

    Sinossi:

Emily ha ventitré anni e vive una vita apparentemente perfetta: un lavoro come bibliotecaria, una famiglia amorevole e premurosa alle spalle, e una giusta dose di indipendenza. Agli occhi degli altri si presenta come una ragazza decisa, forte e sicura di sé: tutto quello che vorrebbe essere, ma che in realtà non è. Un inaspettato e sgradito tuffo nel passato, oltre a un incontro particolare, la costringeranno a fare i conti con se stessa una volta per tutte.

 

Commento:

Emily sta lavorando, come sempre, in biblioteca quando, durante la presentazione di un libro, incontra qualcuno che le cambierà la vita. Lei non lo sa ancora, ma presto troverà ciò che cerca da sempre: comprensione, accettazione, affetto… se non credesse che per lei sia solo un miraggio cercherebbe anche l'amore. Emily è una giovane donna che ha sofferto tanto, troppo per una persona sola e per giunta così giovane. Ha sofferto per la leggerezza, la perfidia, persino l'indifferenza degli altri che vedevano in lei la diversa, quella non conforme agli schemi, quella più debole da poter bersagliare impunemente. Oggi Emily si è adattata, ha creato un suo doppio, un'immagine idealizzata di se stessa, da far andare in giro per il mondo. Ma dentro cos'è rimasto della ragazza sensibile e fragile di pochi anni fa? Da un incontro fortuito si genererà una concatenazione di eventi che porteranno Emily a fare i conti con se stessa, le bugie, le omissioni le cicatrici che si porta addosso. E sarà dura, ma Emily capirà a sue spese che non basta cambiare taglia per cambiare pelle, che non basta cambiare gruppo di amici per cambiarsi il cuore. Una storia sin troppo comune, raccontata con grande sensibilità e decisione: si avverte la necessità dell'autrice di tirar fuori questa storia dolorosa; si intuisce che dietro il racconto c'è una consapevolezza autentica e duramente conquistata. La scrittura è semplice, lineare, priva di orpelli o barocchismi, ma non per questo banale, naif o meno incisiva. Fra queste pagine c'è la storia in tutta la sua realtà e c'è la forza di chi ha voluto raccontarla in un certo modo, con decisione ed urgenza. Un ottimo romanzo d'esordio per una giovane scrittrice sensibile e molto promettente.

 

Opera recensita: "La convinzione di non essere abbastanza" di Debora Manzoli

Editore: Virginio Cremona, 2020

Genere: narrativa

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 252

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.