simposio lettori copertina

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venerdì 27 agosto 2021

RECENSIONE: MICHEL HOUELLEBECQ - SOTTOMISSIONE

    Sinossi:

A Parigi, in un indeterminato ma prossimo futuro, vive François, studioso di Huysmans, che ha scelto di dedicarsi alla carriera universitaria. Perso ormai qualsiasi entusiasmo verso l'insegnamento, la sua vita procede diligente, tranquilla e impermeabile ai grandi drammi della storia, infiammata solo da fugaci avventure con alcune studentesse, che hanno sovente la durata di un corso di studi. Ma qualcosa sta cambiando. La Francia è in piena campagna elettorale, le presidenziali vivono il loro momento cruciale. I tradizionali equilibri mutano. Nuove forze entrano in gioco, spaccano il sistema consolidato e lo fanno crollare. È un'implosione improvvisa ma senza scosse, che cresce e si sviluppa come un incubo che travolge anche François. "Sottomissione" è il romanzo più visionario e insieme realista di Michel Houellebecq, capace di trascinare su un terreno ambiguo e sfuggente il lettore che, come il protagonista, François, vedrà il mondo intorno a sé, improvvisamente e inesorabilmente, stravolgersi.
Siamo nel 2022, in una Francia in piena campagna elettorale, ma a vincere le presidenziali è sorprendentemente il rappresentante moderato di un partito musulmano. In Sottomissione, romanzo di Michel Houellebecq già discusso ancor prima di uscire nelle librerie, ci troviamo di fronte alle paure occidentali e allo spauracchio di una rivincita del mondo arabo. Nel romanzo dello scrittore d’oltralpe il protagonista è un professore universitario quarantaquattrenne, misantropo e incapace di amare una donna. In un mondo e in un’atmosfera privata nichilista si fa largo l’universo politico che cambierà le vite di tutti i cittadini francesi. Il vincitore delle elezioni che riesce a sconfiggere la destra di Le Pen è Mohammed Ben Abbes, personaggio all’apparenza rassicurante, ma tutt’altro che moderato, che promette di nominare il centrista Francois Bayrou primo ministro. La Francia ben presto si trasforma però in un Paese islamizzato dove le donne non indossano più vestitini e gonne, ma il velo, e dove la sharia e la poligamia la fanno da padrone. Parigi si trasforma così nella capitale di uno stato patriarcale e lo stesso Francois, narratore protagonista del libro, si converte all’Islam per riavere il suo lavoro alla Sorbona. In fondo, sostiene lui stesso, l’islamismo non è così male visto che ben presto potrà concedersi anche più mogli. La situazione paradossale e inverosimile descritta da Houllebecq in Sottomissione è una critica aperta alla politica che si fa comprare e che cede alle lusinghe di chi offre di più e ovviamente al mondo arabo e all’Islam e forse, più in generale, a tutte le convinzioni religiose. Il mondo di Francois infatti viene stravolto e tutto sembra un incubo. Dopo qualche tempo, il protagonista scopre che la sua vita era molto meglio prima: senza scossoni e senza emozioni. E’ questo il mondo in cui viviamo secondo Houllebecq? Il lettore lo scoprirà pagina dopo pagina in un romanzo sublime, provocatorio e con un bizzarro senso dell’umorismo.

 

Commento:

Sottomissione è il primo romanzo che leggo di Michel Houellebecq, questo scrittore francese così discusso e così controverso sul quale, solo da queste pagine, non sono riuscita a farmi un'opinione chiara. Sottomissione è un romanzo apparentemente ordinario, apparentemente normale, apparentemente tante cose… cosa sia in realtà, io non l'ho ben capito. Di sicuro il suo protagonista, per quanto voglia apparire ordinario ed integrato in una società di suoi simili, è tutt'altro che un uomo come tanti. François è un professore universitario quarantaquattrenne, studioso di Huysmans, misantropo, apparentemente cinico e sicuro di sé; in realtà è un uomo in balia degli eventi, delle proprie pulsioni e degli eccessi di una mente intellettualoide convinta di rimuginare sui massimi sistemi ma che si arrovella e si avvita incessantemente su se stessa. È un uomo solo, le cui relazioni si sostanziano in qualche bevuta coi colleghi, in qualche incontro sessuale senza impegno con giovani studentesse. È un uomo che, nel mezzo del cammin della sua vita, nel momento fatale in cui deve decidere se legarsi a una donna (concetto inconcepibile, puro abominio), o morire suicida per mancanza di altri stimoli, viene – se così si può dire – salvato dagli sconvolgimenti politici, economici e sociali derivanti dalla vittoria elettorale del candidato islamico. I progetti di islamizzazione del Paese, apparentemente moderati, dolci, poco invasivi ma in realtà radicali e pregnanti, coinvolgono tutto e tutti, a cominciare proprio da Miriam, l'unica giovane donna con cui, ipoteticamente, forse in una vita successiva, François avrebbe potuto legarsi. Il momento di decidere procrastinato fino ad allora e che possibilmente avrebbe rimandato all'infinito gli viene così strappato dal futuro, bruscamente, con un taglio netto, un velo nero, un sipario calato su una delle poche cose che davvero contano per François, il sesso e il piacere fisico. Ed è singolare che, con tutto ciò che di assurdo, sconvolgente, folle gli sta accadendo intorno, sia questo il primo – e forse unico – vero momento in cui lo vediamo provare emozioni. "Sottomissione" scorre specularmente alla vita del suo protagonista, con andamento discontinuo ed a singhiozzo, fra pagine di stasi e riflessioni sterili e fini a se stesse e pagine dinamiche, febbrili in cui si percepisce addirittura una contenuta tensione. Non mi sento di esprimere un giudizio definitivo su questo libro, peraltro molto criticato prima, durante e dopo la sua uscita nel 2015; non mi sento di bocciarlo né di consigliarlo, perciò a voi la scelta, se vi incuriosisce anche un pochino, dategli una possibilità… magari vi innamorerete di un autore che, attraverso queste pagine, vorrebbe parlarci forte e chiaro, anche se non è altrettanto chiaro cosa voglia veramente dirci. Probabilmente, per quanto nella sua boria sia convinto del contrario, non lo sa bene neanche lui, troppo preso dalla propria autoreferenziale genialità che lo porta a guardarci dall'alto in basso, ad indottrinarci ed illuminarci per puro atto d'indulgenza… ma questa è solo una mia impressione: leggendo altro potrei ricredermi. Chissà che non mi sbagli e Houellebecq geniale lo sia davvero…

 

Opera recensita: "Sottomissione" di Michel Houellebecq

Editore: Bompiani, 2015

Genere: distopico

Ambientazione: Francia

Pagine: 252

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6,5.

      

lunedì 8 marzo 2021

RECENSIONE: KAMALA HARRIS - LE NOSTRE VERITà

            Sinossi:

La vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, figlia di due attivisti per i diritti civili immigrati in America, è cresciuta a Oakland, California, in una realtà molto attenta alla giustizia sociale. Mentre si affermava come uno dei leader politici più influenti del nostro tempo, la sua storia personale restava la fonte di ispirazione per affrontare problemi complessi prendendosi cura di chi non aveva mai ricevuto attenzione. In Le nostre verità, Kamala Harris affronta le sfide del nostro tempo: attingendo agli insegnamenti e alle intuizioni conquistate durante la sua carriera, grazie all'esempio di coloro che l'hanno maggiormente ispirata, racconta la sua visione, un impegno quotidiano fondato sulla difesa di obiettivi e valori condivisi.

 

Commento:

Prima di novembre 2020 non conoscevo Kamala Harris, non conoscevo la sua storia, non avevo mai sentito la sua voce. Poi, qualche mese fa, ho ascoltato, come molti, il suo discorso di insediamento e di ringraziamento al popolo americano e, come tanti, mi sono innamorata delle sue parole, del suo carisma, della sua forza. Non sapevo, però, che quello che avevo ascoltato era solo un assaggio di ciò che è, che è stata e che credo sarà Kamala Harris. È stato leggendo questo libro che ho capito che donna è, da dove viene, l'immensità del lavoro che ha fatto finora e le grandi cose che potrà fare nel posto che occupa. Ma Le nostre verità non è solo l'autobiografia fattuale e celebrativa di una vicepresidente degli Stati Uniti, non lo è neanche lontanamente: è un libro in cui, con intelligenza, competenza, coraggio e grande determinazione, si stila una lista ragionata ed oculata di ciò che è stato fatto e soprattutto di ciò che c'è da fare. Kamala Harris ci racconta il suo lavoro per il popolo californiano e poi americano, per la giustizia, l'uguaglianza, l'equità, la libertà delle cose semplici, quelle veramente necessarie. Non è un libro autocelebrativo, questo: è un memorandum valido anche per noi che non siamo americani, ma che viviamo, anche se in percentuali diverse, gli stessi problemi degli Stati Uniti, gli stessi problemi, proporzionati, di tutte le società occidentali. Leggere questo libro è stato, per me, una scarica di energia, un'endovena di entusiasmo: Kamala Harris è una donna che non si arrende, è una a cui piace risolvere i problemi, essere parte della soluzione. Perché non dovremmo esserlo anche noi?

 

Opera recensita: "Le nostre verità" di Kamala Herris

Editore: La nave di Teseo, 2021

Genere: autobiografia

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 384

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5. 

mercoledì 16 ottobre 2019

RECENSIONE: STEPHEN KING - L'ULTIMO CAVALIERE (LA TORRE NERA 01)


Sinossi:
L'ultimo cavaliere è il primo romanzo della serie «La Torre Nera», che ha impegnato il genio creativo di Stephen King per oltre trent'anni: una saga fantastica, ambientata in un mondo di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro di quello reale. Scritto in età giovanile e completamente rivisto dall'autore prima della pubblicazione dei capitoli conclusivi del ciclo, questo romanzo mostra un nuovo, appassionante aspetto dello straordinario talento creativo di Stephen King. Qui, in uno sconfinato paesaggio apocalittico, l'eterno, epico scontro fra il Bene e il Male s'incarna in uno dei più evocativi personaggi concepiti dall'autore: il pistolero Roland di Gilead, l'ultimo cavaliere di un mondo «che è andato avanti», leggendaria figura di eroe solitario sulle tracce di un enigmatico uomo in nero, verso una misteriosa Torre al centro dell'universo.

Commento:
Da tempo rimando la lettura della saga de La torre nera perché, sinceramente, non sapevo cosa aspettarmi. Ora che ho deciso di cominciarla posso dire che davvero non si sa cosa aspettarsi anche mentre si legge: è una scrittura così strana, spiazzante, inconsueta che si fa davvero fatica a riconoscervi Stephen King… almeno sulle prime. Sì, sulle prime, perché poi lo si trova King, nei dettagli, in certe costruzioni della frase, nella folle genialità che lo contraddistingue, ma soprattutto nel tema chiave della vicenda: l'epico scontro tra bene e male che qui sembra spinto alla sua espressione massima.
Leggere L'ultimo cavaliere è stato come entrare in un'altra dimensione spazio-temporale, futura, avulsa da ciò che conosciamo, con personaggi che sembrano usciti dalle storie medievali ma che invece si muovono in un futuro molto lontano. È un'esperienza strana, ma piacevole e per chi resiste senza scoraggiarsi c'è il finale che spiega, chiarisce, apre ai successivi volumi ed invoglia a continuare. Io, ovviamente, continuerò! Ultima nota tecnica: la votazione che darò non è altissima, ma solo perché si tratta di un primo volume e non è stato facile adattarsi.


Opera recensita: "L'ultimo cavaliere" (La torre nera 01) di Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer, prima ed. 1982
Genere: Fantasy, seriale
Ambientazione: futuro, non definita nello spazio, probabilmente deserto americano
Pagine: 223
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


mercoledì 14 agosto 2019

RECENSIONE: JOHN DOS PASSOS - IL 42° PARALLELO


Sinossi:
Un romanzo che, al suo apparire, scosse gli Stati Uniti e il mondo. Mac, un tipografo politicamente impegnato che gira gli States in cerca di lavoro; J. Ward Moorehouse, un pubblicista che farà del conformismo la sua arma per ottenere il successo; Janey, la segretaria di Ward, attratta irresistibilmente dal fascino del potere; Eleanor Stoddard, una donna bella e raffinata; Charley Anderson, un meccanico dalle velleità rivoluzionarie... Ecco i principali protagonisti di questo romanzo che si spinge sino alla prima guerra mondiale.

Commento:
America, primo Novecento. Tra poco lascerà il posto alla fiamma della guerra e del patriottismo, ma per ora il sogno socialista è nel suo pieno rigoglio e sparge semi di rivoluzione infiammando gli animi di giovani squattrinati e meno giovani ancora disposti ad illudersi. E' nello spazio tra queste due fiamme che si muovono i tanti protagonisti di questo romanzo, chi con fare ganzo e spavaldo, chi con andatura ciondolante, tutti con la voglia di farcela, di sistemarsi con un lavoro che gli dia tranquillità, di formare famiglia, di impegnarsi nel Partito. Sono i giovani americani di quegli anni i veri protagonisti di questa storia, quelli che sognano la rivoluzione, ma non sanno come e dove arriveranno a fine giornata. Sono Mac, J. W. Moorehouse, Charly, Eleanor Stoddard, Janey, Evelyn, Ike, Maurice, Dottore, sono loro e i tanti come loro che rappresentano tutte le anime della società americana ancora in divenire. Guardando alle loro storie non è difficile scorgere il futuro di un Paese – gli Stati Uniti che conosciamo e da sempre mitizziamo - così sfaccettato e perciò grandioso nella sua diversità. Mi stupisce ogni volta constatare come i grandi romanzieri americani riescano sempre a raggiungere il loro obiettivo egregiamente: descrivono il loro modo di vedere l'America, lo fanno come sanno e ogni romanzo, ogni autore, ogni pagina parla delle tante facce dello stesso territorio. Steinbeck, Caldwell, Faulkner, più tardi Kerouaq e – scopro ora – anche Dos Passos, raccontano tutti il sogno americano e le tante, innumerevoli difficoltà per raggiungerlo. Il 42° parallelo è un romanzo che trasuda america ad ogni pagina, con la sperimentazione data dagli inserti di "Occhio fotografico" e "cinegiornale", con il racconto di tante vite diverse, di tanti tentativi di arrivare, di farcela. Passando al mio gusto personale, beh, se le storie dei protagonisti sono state interessanti ed invogliavano alla lettura, non posso dire lo stesso per quegli inserti nel testo che personalmente ho trovato disturbanti e francamente incomprensibili. Nel complesso il romanzo non mi ha coinvolto quanto avrei voluto, - perciò non gli darò una votazione altissima – ma è comunque stata una lettura interessante e poi si tratta, indiscutibilmente, di un ottimo libro. In definitiva, se apprezzate il buon romanzo americano, questo libro – e soprattutto quest'autore - non dovete perdervelo.


Opera recensita: "Il 42° parallelo" di John Dos Passos
Editore: Bur, prima ed. 1930, prima ed. italiana 1934 (Trad. di C. Pavese)
Genere: letteratura americana
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 492
Prezzo: 14,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


sabato 8 dicembre 2018

RECENSIONE: CHRISTINA DALCHER - VOX


Sinossi:
Jean McClellan è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere. Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto. Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro. Ma è l'unica che ora ha la possibilità di ribellarsi. Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne. Limite di 100 parole raggiunto.

Commento:
Ho letto pareri contrastanti su questo libro: c'è chi lo esalta e chi lo stronca, e sono passati solo pochi mesi dalla pubblicazione. Forse già questo è emblematico, perché è un libro che comunque vada lascia il segno. La mia opinione è intermedia: riconosco che ha dei difetti, ma mi è piaciuto abbastanza da consigliarlo senza riserve. In molti lo paragonano al ben più noto "Il racconto dell'ancella" di Margareth Atwood ed in effetti il paragone regge, ma – dirò un'eresia per i più – a me questo ha preso di più. Di cosa si parla? Di donne, donne alle quali è stato impedito di parlare (possono pronunciare solo 100 parole al giorno), leggere, scrivere, lavorare. Il "movimento per la purezza", salito al potere con il nuovo presidente-bamboccio degli Stati Uniti, vede la donna come l'angelo del focolare; ha colonizzato tutto, dalla scuola, alle aziende, alle frontiere divenute invalicabili per le donne, ai mezzi di comunicazione… tutto. E ormai non ci si può più ribellare. O forse sì? O forse si può ancora? Jean, la voce narrante e protagonista di questo libro, ben presto capisce di sì, che qualcosa si può ancora fare, e che a pensarla come lei sono in tanti, anche i più insospensabili. Ma sarà pericoloso e potrebbe costare caro.
"Vox" è un libro ben scritto, che sorprende, anche se in qualche punto mi è sembrato stiracchiato e portato un po' per le lunghe; ha un finale discutibile ma comunque apprezzabile e non troppo bislacco in relazione col resto del libro. In definitiva, non sarà il nuovo Pulitzer, ma è una buona lettura per non dimenticare che, mentre noi siamo troppo presi da noi stessi, intorno si decide il futuro nostro, dei nostri cari, del mondo intero… tutto comincia piano, a piccoli passi, ma poi arriva un momento nel quale vorremmo ribellarci ma non potremo più farlo. Perciò bisogna agire finché si è in tempo.

Opera recensita: "Vox" di Christina Dalcher
Editore: Nord, 2018
Genere: narrativa americana, fantascientifico
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 416
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 8 ottobre 2018

RECENSIONE: MARGARET ATWOOD - IL RACCONTO DELL'ANCELLA


Sinossi:
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c'è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull'intreccio tra sessualità e politica. Quello che l'ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Commento:
"Il racconto dell'ancella" è quello che si definisce un romanzo distopico, ambientato in una realtà possibile, in un futuro non troppo lontano, che richiama e ricorda fortemente il nostro presente e il passato.
Il libro è ambientato negli Stati Uniti, soggiogati da un regime totalitario, fondato sulla fede, il rigore, il controllo, la sottomissione femminile. Le donne sono divise in Nondonne, ossia coloro che non sono in grado di procreare o hanno condotto comportamenti immorali, perciò vengono abbandonate nelle colonie ad invecchiare rapidamente lavorando; economogli, categoria non ben definita; Marte, ossia donne che non possono procreare, relegate ai lavori di casa; Mogli, le effettive compagne degli uomini, quindi la casta privilegiata; e ancelle, ossia coloro che hanno l'unico compito di fare da contenitore al figlio degli uomini, dei comandanti, che non cresceranno perché srà affidato immediatamente alle mogli. Colei che ci racconta questa storia è proprio una di loro, Difred, ossia l'ancella appartenente a Fred. Difred ripercorre il suo passato insieme a Luke e alla bambina, ricorda la madre, il momento preciso in cui tutto è cambiato, il giorno in cui è stata prelevata e condotta al Centro Rosso per assumere il suo nuovo ruolo di ancella. Qui ha conosciuto altre donne, tra cui l'intrepida Moira, e le zie, sorta di guardiane/insegnanti acide e spietate. Tutto, dei loro insegnamenti, rivela la volontà di ridurre la donna ad un mero contenitore per la procreazione, nulla più di questo, compito che peraltro viene ammantato di un'aura di sacralità poiché serve ad assicurare la discendenza. Le conseguenze per chi si ribella o per chi non riesce a partorire sono atroci. Tutto è sotto controllo, persino i sentimenti. Eppure, anche in una situazione così complicata, le donne riescono, in qualche modo, a coalizzarsi…
"Il racconto dell'ancella" è certamente un libro da leggere, poiché accende una riflessione oculata e profonda sulla nostra società da più punti di vista; è un libro che parla di donne, di uomini, di amore, sessualità, amicizia, coraggio. Tuttavia, personalmente sono perplessa: il libro non mi è dispiaciuto, però confermo l'opinione non proprio positiva che ho della scrittura della Atwood, troppo cinica, fredda e asettica per i miei gusti, anche in una storia come questa che non può non trasmettere empatia. Mi sarebbe piaciuto, poi, che il punto di vista degli uomini – sia quello di Nick che del comandante – fossero stati approfonditi di più… per non parlare del finale che ho trovato mozzato, quasi sfuggente. Pur con tutte le mie perplessità, comunque, consiglio questo libro che, sia come sia, fa riflettere.

Opera recensita: "Il racconto dell'ancella" di Margaret Atwood
Editore: Ponteallegrazie, ed. originale 1985
Genere: distopico
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 400
Prezzo: 16,80 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7.


domenica 8 luglio 2018

RECENSIONE: PHILIP K. DICK - CACCIATORE DI ANDROIDI


Sinossi:

Nel 1992 la Guerra Mondiale ha ucciso milioni di persone, costringendo l'umanità ad andare nello spazio. Chi è rimasto sogna di possedere un animale vivente,

e le compagnie producono copie incredibilmente realistiche: gatti, cavalli, pecore... Anche l'uomo è stato duplicato. I replicanti sono simulacri perfetti

e indistinguibili, e per questo motivo sono stati banditi dalla Terra. Ma a volte decidono di confondersi tra i loro simili biologici e di far perdere

le proprie tracce. A San Francisco vive un uomo che ha l'incarico di ritirare gli androidi che violano la legge, ma i dubbi intralciano spesso il suo crudele

mestiere, spingendolo a chiedersi cosa sia davvero un essere umano.

 

Commento:

Conosciuto e pubblicato con titoli diversi “Il cacciatore di androidi”, “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” e “Blade Runner”, questo è il libro che ha ispirato il famosissimo film di Ridley Scott. Io l’ho appena finito – anzi divorato – ed ho i brividi.

Brividi dovuti al fatto che questo libro è andato ben oltre le mie aspettative, se pur basse: mi ha letteralmente catturata, forse favorito dal fatto che non ho mai apprezzato il film Blade Runner per ragioni personali, e certamente dalla circostanza non trascurabile che non amo la fantascienza. Insomma, il libro non partiva bene, ma poi, quando mi ci sono avvicinata, ne sono rimasta conquistata! Ciò che più mi ha colpito sono stati i tanti risvolti psicologici e sociologici sottesi alla storia, in particolare ho adorato il modo con cui Dick tratta l’empatia, che forse più dell’intelligenza, è ciò che ci distingue dalle altre forme di vita. Anche il Mercerismo, una forma di fanatismo o attaccamento religioso morboso, è un fenomeno molto interessante. Insomma, un libro che consiglio caldamente perché fornisce molti spunti di analisi e, sebbene sia fantascientifico, non fa rimpiangere la realtà!

 

Opera recensita: “Cacciatore di androidi” di Philip K. Dick

Editore: Nord, Fanucci, ecc. prima ed. 1968

Genere: fantascienza

Ambientazione: San Francisco, 1992

Pagine: 323 (Ed. Nord, 1986)

Prezzo: 13,60 € (Ed. Nord, 1986)

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

 

sabato 2 luglio 2016

RECENSIONE: J. D. ROBB (NORA ROBERTS) - CODICE CINQUE


Sinossi:

New York, 2058. Eve Dallas, tenente del dipartimento di polizia e sicurezza, si trova ad affrontare un caso scottante. Una prostituta d'alto bordo, Sharon DeBlass, nipote di un senatore ultraconservatore, viene brutalmente uccisa all'interno di un elegante palazzo. Il delitto è accompagnato da un biglietto inquietante e minaccioso: "Una di sei." L'arma che ha ucciso la donna è una Smith & Wesson, un vero pezzo d'antiquariato che può appartenere solo a un facoltoso collezionista. Decisa, coraggiosa, sprezzante, Eve arriverà presto a una lista di indiziati, in cui il sospettato numero uno è il proprietario di una collezione di armi antiche nonché del palazzo in cui la vittima è stata uccisa, il miliardario irlandese Roarke. Un uomo ironico, sexy, brillante, che sembra non avere passato, capace di far breccia anche nel cuore ormai indurito di Eve. Proprio lei, che ha sempre potuto contare su un infallibile intuito, ora si trova a fare i conti con qualcosa di altrettanto istintivo, ma decisamente destabilizzante. Un'indagine serrata, una detective determinata, un sospettato affascinante ed enigmatico. La strada verso la verità nasconde la più pericolosa delle insidie: l'attrazione.

 

 

Oggi vi parlo della mia ultima scoperta, “Codice cinque”, il primo bellissimo libro della serie “In death” pubblicata da J. D. Robb. Chi è J. D. Robb? E’ presto detto: è uno dei vari pseudonimi utilizzati dalla famosissima e prolifica scrittrice Nora Roberts, autrice statunitense che ha pubblicato più di 150 libri. La serie “In death” ne conta 39, solo cinque finora pubblicati in italiano, e a quanto si vocifera la scrittrice ha ancora molta voglia di portarla avanti!

I protagonisti, come già si può capire da questo primo libro, sono il tenente Eve Dallas e Roarche, un uomo tanto ricco quanto affascinante, che si innamora della fredda e controllata Eve sin dal primo incontro.

Ma andiamo con ordine, parliamo un po’ di questo “codice cinque”. Siamo a New York city nel 2058. Il tenente Eve Dallas si trova di fronte ad un omicidio contrassegnato dal codice cinque, ossia riservatissimo. Ad essere stata assassinata è Sharon De Blas, elegante, sofisticata, avida professionista del sesso e… nipote di un senatore arciconservatore. L’assassino, che per ucciderla ha usato un’arma da fuoco (che per il 2058 è un raro oggetto da collezione), ha lasciato un messaggio inquietante: 1/6. Eve dovrà cercare di scoprire chi è ed impedirgli di commettere gli altri 5 omicidi. Per una serie di ragioni, in cima alla lista degli indiziati c’è Roarche, un multimiliardario di origini irlandesi, un uomo affascinante, elegante, gentile e privo di passato, proprio come lei.

I due si incontrano, si piacciono e, nonostante le tante resistenze di Eve, instaurano un rapporto quantomeno inusuale tra un poliziotto ed un sospettato di omicidio. Tra intrighi politici, lotte di potere a vari livelli e strane fughe di notizie l’assassino commette altri due delitti, che programma meticolosamente ed esegue senza intoppi… Ma la tenacia di Eve, l’aiuto di Roarche ed un provvidenziale colpo di fortuna porteranno a scoprire l’inaspettato colpevole.

“Codice cinque” mi ha emozionato perché, oltre alla tensione crescente dovuta ai delitti ed alle indagini, tratta temi importanti come gli abusi sui minori e la prostituzione. E poi… c’è una componente importante in questo libro, che difficilmente si trova nei thriller in misura così rilevante: l’amore, l’amore quello vero, intenso, passionale, che occupa una parte importante della storia.

Confesso che all’inizio della lettura ero un po’ titubante: lo stile della Roberts non mi prendeva, troppo stringato, freddo, asettico… ma poi con lo scorrere delle pagine il ritmo è cresciuto, la trama si è fatta interessante, il linguaggio più caldo come l’atmosfera e le vicende vissute dai personaggi! Insomma… alla fine mi ha conquistata e non avrei più voluto staccarmene! Direi proprio che si tratta di un buon libro, assolutamente consigliato a chi ama il thriller, ma non disdegna i romanzi rosa!

Una piccola annotazione: il fatto che il libro sia ambientato nel futuro è rilevante, ma non disturba il lettore. L’ambientazione è abbastanza vicina al presente, salvo alcune curiose differenze: il caffè è un lusso per pochi, lo zucchero ha un costo esorbitante, le armi da fuoco sono oggetti da collezione, i computer rispondono ai comandi vocali togliendo agli esseri umani tante piccole incombenze quotidiane…insomma ci si abitua in fretta ed il tutto risulta anche piuttosto divertente!

 

Opera recensita: “Codice cinque” di J. D. Robb (Nora Roberts)

Editore: Nord, 2004

Genere: romantic suspense-futuristic thriller

Ambientazione: New York, anno 2058

Pagine: 351

Consigliato: sì.