simposio lettori copertina

simposio lettori copertina
Visualizzazione post con etichetta letteratura inglese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letteratura inglese. Mostra tutti i post

lunedì 28 dicembre 2020

RECENSIONE: ELIZABETH GASKELL - RUTH

Sinossi:

Ruth, secondo romanzo di Elizabeth Gaskell, finora del tutto inedito in Italia, destò un grande scandalo tra i benpensanti dell'età vittoriana. La storia della giovane Ruth ripropone un tema molto caro all'autrice: quello della "fallen woman", una donna che perde l'innocenza e cade nel peccato, si redime e finisce per essere travolta dalla sua stessa volontà di fare del bene. Al di là delle implicazioni ideologiche, legate a una precisa epoca ma anche al topos antico della donna caduta che riscatta la colpa iniziale con il proprio sacrifìcio estremo, l'umile ricamatrice della Gaskell continua a interrogare con rinnovata e incisiva forza l'enigma della femminilità e la difficile strada di accesso da parte delle donne alla condizione femminile. Ruth è infatti stretta fra il suo non volerne sapere iniziale (rimane incinta, "senza sapere") e una identificazione con il sacrifìcio, la suprema oblazione finale. Traspare da queste pagine intense il ritratto di una Gaskell che è già, come scrive Nadia Fusini nell'introduzione, una donna moderna, "che cerca di conciliare imperativi inconciliabili. Pragmatica e impulsiva. Fragile e vitalissima. A volte malinconica, a volte intraprendente. Ostinata, caparbia, volitiva ma anche dubbiosa. Mai dogmatica".

 

Commento:

Credo sia ormai risaputo che amo molto Elizabeth Gaskell: mi piacciono il suo modo di scrivere, i temi che tratta, il punto di vista che affronta, la tenacia con cui parla delle questioni che sente più gravi e forti nel suo animo di donna vittoriana progressista, inquieta e consapevole. La Gaskell, pur dovendo sottostare alle convenzioni del tempo e comunque infrangendole ogni volta che può, è in grado di descrivere con grande forza espressiva sia le ambientazioni, che le vicende con tutte le loro complesse concatenazioni, sia il pathos e le emozioni provate dai singoli personaggi facendoci penetrare nei loro animi spesso inquieti. Anche in questo romanzo, Ruth, la Gaskell non è da meno: traccia infatti con grande attenzione e umanità la linea della vita sventurata di una donna giovanissima, una bambina, di nome Ruth che, inconsapevole e sola, si lascia guidare dall'amore per un uomo e si perde. Dovrà pagare a lungo e con pene atroci il suo errore di gioventù. Una storia commovente e molto forte, sebbene a tratti un po' lenta. Se vi piacciono i bei romanzi dell'Ottocento non potete non conoscere questa scrittrice talentuosa che in Italia sta avendo successo solo in questi anni.

 

Opera recensita: "Ruth" di Elizabeth Gaskell

Editore: Eir 2011, prima ed. originale 1853

Genere: letteratura inglese

Ambientazione: Gran Bretagna

Pagine: 685

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

giovedì 8 agosto 2019

RECENSIONE: EDWARD MORGAN FORSTER - PASSAGGIO IN INDIA


Sinossi:
A Chandrapore, nell'India stretta sotto la morsa del colonialismo, si fronteggiano l'islam, "un atteggiamento verso la vita squisito e durevole", la burocrazia britannica, "invadente e sgradevole come il sole", e "un pugno di fiacchi indù", in una silenziosa guerra fredda. Fino a quando l'arrivo di una giovane turista inglese non viene a incrinare il fragile equilibrio. Perché Adela Quested, con stupore del clan dei sahib bianchi, non si accontenta dei circoli e delle visite ufficiali: vuole conoscere "la vera India", e trova la guida indigena perfetta nel mite e ospitale Aziz. Ma nelle grotte di Marabar la gita preparata con ogni cura si trasforma per Adela, vittima delle proprie personali inquietudini o di un indegno affronto, in un dramma sconvolgente che arriva fino nelle aule di un tribunale, facendo esplodere pregiudizi, razzismi, contraddizioni. Il ritratto umano e poetico di un paese amatissimo si fa parabola della "segreta intelligenza del cuore" di contro alla protervia della ragione in quello che Forster chiamò "il mio romanzo indiano influenzato da Proust" e che rimane il suo indiscusso capolavoro.

Commento:
Era dai tempi del liceo che desideravo leggere questo libro: già da allora ne intuivo il fascino. Devo dire che non mi ha deluso, anzi, la lettura mi è sembrata meno ostica di quanto immaginassi. Questo libro è incentrato sulla profonda e insanabile divisione tra indiani e inglesi, tra colonizzati e conquistatori: entrambi i gruppi sono arroccati sulle loro posizioni intransigenti e intolleranti, ma se da parte loro gli indiani sono lamentosi, controversi e fanno di tutto per esacerbare il loro vittimismo, dal canto loro, gli inglesi sono superbi, consapevoli del loro ruolo di giustizieri in società e non si fanno problemi a considerare un altro essere umano non del loro rango un inferiore, un approfittatore, un nemico. Queste differenze divengono ancora più evidenti quando due signore inglesi – diverse per età e temperamento – giungono a Chandrapore in visita a Ronny, figlio di una e futuro marito dell'altra. Le due donne, essendo nuove dell'India, non sono a conoscenza del luogo e dei costumi, così mentre la vecchia signora Moore fa amicizia col dottor Aziz, la futura nuora Adela Quested vuole vedere la vera India, cominciando dal conoscere meglio gli indiani. Viene organizzata una gita alle grotte di Marabar e a fare da guida alle signore c'è proprio Aziz, ma qualcosa di strano accade nelle grotte e da quel giorno i rapporti tra inglesi e indiani non saranno più uguali: si è rotto un equilibrio fragilissimo.
Passaggio in India è un libro incentrato sulla contrapposizione: contrapposizione tra indiani e inglesi, tra indiani e indiani, tra religioni… si evidenziano qui tutte le grandi e piccole differenze di questo Paese così misterioso ed enigmatico. Una lettura piacevole, questa, sebbene ammantata di uno strato di tristezza che di tanto in tanto si fa più denso ed opprimente come il caldo di Chandrapore che instupidisce invece che far impazzire. Libro consigliato senza remore.
Opera recensita: "Passaggio in India" di Edward Morgan Forster
Editore: Mondadori, prima ed. originale 1924
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: India
Pagine: 340
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


giovedì 7 marzo 2019

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - ARMADALE


Sinossi:
Armadale è un nome, ma il romanzo non è la storia del personaggio che lo porta. È piuttosto la storia del nome stesso, anzi del mistero che vi si cela. Perché sono quattro gli Allan Armadale coinvolti nella vicenda, due padri e i rispettivi figli: opera del destino o del caso? Quando l’anziano Allan Armadale, in punto di morte, affida a una lettera una confessione terribile, non immagina nemmeno lontanamente le ripercussioni che ne seguiranno: il segreto che rivela coinvolge la misteriosa Lydia Gwilt, tentatrice dai capelli rosso fuoco, bigama, dipendente dal laudano e avvelenatrice di mariti. I suoi maliziosi intrighi carburano la trama di questo dramma appassionante: una storia di identità confuse, maledizioni ereditate, rivalità amorose, spionaggio, denaro… e assassinio. Il personaggio di Lydia Gwilt orripilò i critici dell’epoca, al punto che un recensore la descrisse come «una delle donne maligne più recidive di sempre, i cui espedienti e le cui brame hanno infangato la narrativa». Resta fra le più enigmatiche e affascinanti donne del diciannovesimo secolo, il cuore nero della più sensazionale fra le sensation novel vittoriane. Considerato tra i capolavori di Collins, Armadale, romanzo a tinte forti e pieno di suggestioni, conferma il talento magistrale dell’autore nel tessere un intreccio in maniera impeccabile.

Commento:
Superstizione, sogno, fatalismo, vendetta ed amicizia sono gli ingredienti principali di questo lungo romanzo di Wilkie Collins uscito per la prima volta a puntate nel 1865. Il titolo è eloquente: Armadale è non solo il nome dei due ragazzi protagonisti di questo libro, ma il punto focale attorno al quale ruotano le vicende raccontate in queste ottocento pagine. Allan Armadale si chiama il padre beffato che nel prologo racconta al figlio neonato – che come da tradizione porta il suo stesso nome e cognome – la vicenda che lo lega indissolubilmente ad un suo omonimo dal quale dovrà, in futuro, tenersi lontano ad ogni costo. Questa famigerata lettera sarà il punto di partenza della storia appassionante qui raccontata con suspense e maestria. Ruolo chiave nel congiungere le strade di questi due giovani omonimi ce l'avrà il destino, il caso, la fatalità che li porterà ad incontrarsi: due giovani con lo stesso nome, ma con caratteri che non potrebbero essere più diversi, accomunati però da un unico grande valore che li salverà… l'importanza quasi viscerale che entrambi danno all'amicizia.
In estrema sintesi, il mio gradimento per questo romanzo si attesta un filo sotto ad altre opere dello stesso autore che ho amato, ma nonostante ciò "Armadale" mi è piaciuto molto: belli i personaggi – soprattutto Mindwinter, Bashwood, i due avvocati Pedgift, Mamma Oldershaw e l'indimenticabile Miss Gwilt, l'altra protagonista indiscussa di questa storia. Belle le ambientazioni, il back-ground culturale dell'Inghilterra di metà Ottocento, la suspense e il fatalismo che traboccano da queste pagine fin quasi ad assumere una propria dimensione, fino quasi a diventare personaggi viventi in grado di modificare le sorti dei protagonisti. Consiglio la lettura di questo libro che conferma Wilkie Collins come una delle voci più pregevoli del romanzo inglese dell'Ottocento.

Opera recensita: "Armadale" di Wilkie Collins
Editore: Fazzi
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra, metà Ottocento
Pagine: 811
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


giovedì 8 novembre 2018

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - SENZA NOME


Sinossi:
Senza nome è uno degli esempi più belli di "melodramma contenuto", secondo la definizione di Thomas S. Eliot, dell'opera di Wilkie Collins. Capolavoro di minuziosa osservazione psicologica e allo stesso tempo critica decisa alle storture della società vittoriana, ha un posto di primo piano nella letteratura inglese del secolo scorso. Protagoniste ne sono due sorelle, Magdalen e Norah Vanstone che, per una sfortunata serie di circostanze, alla morte improvvisa dei genitori si trovano private di una cospicua eredità e sono costrette a guadagnarsi da vivere. Sullo sfondo di questa contrastata vicenda, scandita da perizie legali e tradimenti, emergono i personaggi, mirabilmente caratterizzati, di una storia intensamente drammatica, ma anche venata di umorismo. Una strepitosa narrazione, ricca di innumerevoli colpi di scena, in cui ogni elemento si ricollega all'altro in una dinamica continua e incessante. Un romanzo che per tutto il 1862 ha tenuto in sospeso migliaia di lettori che ne seguivano gli sviluppi sulla rivista "Ali The Year Round".

Commento:
Il libro che mi ha tenuto piacevolissima compagnia in questo inizio novembre è stato "Senza nome" di Wilkie Collins. Non è il primo che leggo di quest'autore, quindi sapevo cosa aspettarmi e non ne sono rimasta delusa, anzi, come accade con gli ottimi libri, faccio fatica a staccarmene.
E come potrebbe essere facile staccarsi da un libro di oltre 700 pagine, ricco di colpi di scena, stravolgimenti, alti e bassi com'è questo? Siamo a metà Ottocento in Inghilterra. Norah e Magdalen Vanstone sono vittime delle circostanze che le hanno portate, alla morte prematura dei loro genitori, a scoprire segreti e situazioni tali da lasciarle prive di eredità, di casa, di sostentamento, figlie di nessuno, non tutelate dalla legge e nella condizione di doversi guadagnare da vivere. Da un giorno all'altro queste sventurate ragazze perdono il posto in società che sarebbe spettato loro di diritto e, in questa situazione tanto inconsueta e sconvolgente, i loro due diversi temperamenti emergono dirompenti: le loro strade si dividono e le due ragazze affrontano in modo diverso la loro disgrazia. Norah, con riservo, rassegnazione, umiltà, si predispone a fare da istitutrice e governante; Magdalen, invece, non si rassegna e farà di tutto – davvero di tutto – per riavere il maltolto per sé e per l'amata sorella. Cosa non affronterà questa indomita ed impetuosa ragazza? Fino a dove non si abbasserà? Sul suo cammino incontrerà ogni genere di individuo, dallo stupido e vanesio Noel, alla perfida Mrs Lecont, all'intelligente, dubbio ma infondo buono capitano Wragge con la sua povera, ingenua, spassosissima moglie, e non ultimo il capitano Kirke, proprio l'opposto del suo antico amore Frank.
Una storia assolutamente ben congegnata, ben scritta e con un'osservazione e un'analisi psicologica dei personaggi dettagliate e minuziosissime. Non ci si annoia leggendo le vicende di Magdalen, non si può mai dire di sapere come andrà a finire e le pagine scorrono in un pieno coinvolgimento. La narrazione in alcuni punti è un po' lenta, ma poi arriva sempre il colpo di scena che rimette in gioco tutto e ravviva l'attenzione. Un ottimo libro, davvero, una buonissima lettura che consiglio caldamente.

Opera recensita: "Senza nome" di Wilkie Collins
Editore: Fazzi, prima ed. originale 1863
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra, età vittoriana
Pagine: 733
Prezzo: 14,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


sabato 4 agosto 2018

RECENSIONE: SAMUEL RICHARDSON - PAMELA, O LA VIRTUS COMPENSATA


Sinossi:
Pamela (1740) è il prototipo del romanzo borghese e del romanzo sentimentale. Avvincente, ricco di suspanse, edificante e lacrimevole, è però straordinariamente audace per la sua epoca, perché ha il coraggio di prendere per eroina una graziosa cameriera di sedici anni che, resistendo a infiniti tenteativi di seduzione, riesce ad accalappiare e sposare il suo ricco padrone. Scritto in forma epistolare e sottotitolato "La virtù premiata", questo romanzo ebbe nel Settecento uno strepitoso successo di pubblico e creò introno a Richardson stuoli di ammiratrici palpitanti e legioni di imitatori del calibro di Goldoni e di Jane Austen.

Commento:
Un romanzo preottocentesco che, se vogliamo è stato precursore dei romanzi d'amore inglesi della prima metà del XIX secolo, ma che li supera per tematiche affrontate e abilità narrativa. Bisogna considerare, infatti, che questo romanzo è stato scritto da un uomo, Samuel Richardson, che ha narrato le vicende di una giovanissima cameriera, Pamela, insidiata dal suo giovane padrone e l'ha fatto in prima persona, sottoforma di romanzo epistolare e di diario/carteggio. E' straordinario il modo in cui un narratore del Settecento si sia calato nella profondità di un animo femminile raccontando l'importanza che la giovane Pamela attribuisce alla sua virtù, le peripezie e le sofferenze che affronta per difendere il suo bene più prezioso, senza amici né confidenti di cui potersi fidare, e poi la gioia che ricompensa queste angherie.
Un romanzo la cui trama coinvolge e avvince, e che ci presenta un contesto culturale preromantico molto lontano dai canoni moderni, in cui non solo gli uomini, ma le stesse donne hanno un approccio e una considerazione di se stesse molto diversa. Richardson non ci porta a giudicare Pamela, non ci porta a chiederci se il suo contegno possa essere eccessivo, se la sua religiosità possa, in qualche caso,  sfociare in bigottismo. Lui "si limita" a raccontarci i fatti e ad analizzare con profondità non comune i sentimenti di questa giovane donna coraggiosa.
A me questo romanzo è piaciuto, ne ho apprezzato la trama, il contesto culturale e, non da ultimo, il modo in cui è stato scritto. Agli amanti dei classici che non disdegnano un po' di romanticismo non posso che consigliarne la lettura.

Opera recensita: "Pamela, o la virtus compensata" di Samuel Richardson
Editore: Frassinelli/Garzanti/Mondadori, prima ed. 1840
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 672 (Ed. Frassinelli, 1995)
Prezzo: 12,00 € (Ed. Frassinelli 1995)
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


mercoledì 18 luglio 2018

RECENSIONE: THOMAS HARDI - JUDE L'OSCURO


Sinossi:
In Jude l'oscuro (1896), l'intimo conflitto del protagonista tra energie fisiche e intellettuali ha un preciso collegamento con le problematiche dell'alienazione sociale ed economica. È, di nuovo, la sinistra, potente storia di una parabola distruttiva: Jude fa il muratore in un villaggio del Wessex, dopo essere fuggito dal suo paese natale. In seguito al fallimento del suo matrimonio con Arabella, prende la strada di Christminster - nella cui filigrana si intravede Oxford - dove allaccia un'ambigua relazione con la cugina Sue. I due decidono di convivere senza sposarsi, ma l'ombra di un oscuro presagio si allunga minacciosa sul loro futuro e un destino tragico, ineluttabile e crudele, non tarda a rivelarsi.

Commento:
Forse fuorviata dal titolo, questo libro me l'aspettavo diverso. Mi aspettavo un protagonista oscuro, empio, truce… invece Jude, il personaggio chiave di questa storia, è esattamente l'opposto: è un giovane – prima – e un uomo – poi – ipersensibile, insicuro, ingenuo, in certo modo anche retto e certamente sfortunato. E' vittima delle proprie scelte – o mancate scelte –, degli artifici di Arabella, la prima moglie che lo sposa con l'inganno e che ha certo un carattere più forte del suo, nonché degli umori di Sue, la cugina veramente amata che sarà la sua definitiva rovina. Jude, dapprima ragazzo autodidatta negli studi e completamente orientato ad una carriera ecclesiastica naturalmente preclusagli dalla sua condizione economica, diviene poi preda di una febbrile ricerca della propria strada, che oscilla dalla passione per Sue, al rinnovato interesse per la religione, al lavoro di scalpellino e restauratore delle opere ecclesiali che forse mai potrà vedere dall'interno. Il suo è il fallimento di un uomo senza pace, travolto da se stesso e dagli eventi, troppo impegnato a rispettare ed onorare le scelte altrui per decidere della propria vita: un adulto rimasto, infondo, eternamente ragazzo.
Non vorrei sconsigliare apriori questo libro – si tratta comunque di un buon classico – tuttavia personalmente non l'ho apprezzato quanto speravo.


Opera recensita: "Jude l'oscuro" di Thomas Hardi
Editore: Garzanti, prima ed. 1896
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 502 (ed. 2010)
Prezzo: 12,50 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6.

lunedì 19 marzo 2018

RECENSIONE: BRAM STOKER - DRACULA


Sinossi:

Scritto da Bram Stoker nel 1897 in forma di stralci di diari e di lettere, "Dracula" è uno degli ultimi, se non l'ultimo, tra i grandi romanzi gotici.

Creatura potente e inquietante, apparentemente immortale, in grado di padroneggiare poteri inimmaginabili, il conte-vampiro Dracula è un personaggio che

dalla storia è passato direttamente al mito. Quella che lo vede protagonista, impegnato nel tentativo di reclutare un esercito di non-morti nella popolosa

Londra di fine Ottocento, è una vicenda dominata da atmosfere cupe e da personaggi oscuri, in cui l'orrore e la minaccia, sempre ben presenti, assillano

i protagonisti in un crescendo di emozioni che li conduce alle soglie dell'incubo. Prefazione di Vittorino Andreoli.

 

Commento:

Una delle caratteristiche che apprezzo di più nei romanzi inglesi dell’Ottocento è il fatto che molti siano scritti in forma autobiografica o di diario o corrispondenza. Questo stile di scrittura consente all’autore di trasmetterci le sensazioni dei personaggi in una forma più intensa e potente di quanto consenta la terza persona. Questo è accaduto anche con “Dracula” di Bram Stoker, pubblicato per la prima volta nel 1897. La storia è arcinota: il giovane avvocato inglese Jonathan Arker viene inviato dal suo capo in Transilvania per curare gli interessi del facoltoso e misterioso conte Dracula che ha un castello in quella regione e che sembra interessato a trasferirsi a Londra. Ben presto Arker, intelligente ed arguto, comincia a notare svariate stranezze e col passare dei giorni capisce di trovarsi solo e prigioniero del conte. Ancora non lo sa, ma da questo suo viaggio si origineranno dolori e sciagure alle quali bisogna porre fine. Per farlo sarà necessario il coraggio e la sapienza di uomini e donne intrepidi che si uniranno in un’avventura che porterà certamente alla morte e alla fine di qualcuno… resta solo da capire di chi! L’eterna lotta tra bene e male, tra Dio e diavolo, tra la luce del giorno e l’oscurità della notte…

Un classico stupendo, un romanzo senza tempo che, anche a distanza di secoli, terrorizza e appassiona. Un bellissimo esempio di letteratura gotica nonché una fonte di ispirazione continua per registi e scrittori di horror. Lettura scorrevole e coinvolgente, unica pecca una certa frettolosità nel finale che, dopo tante peregrinazioni ed elucubrazioni, avrei immaginato più corposo. Ad ogni modo, classico certamente consigliato!

 

Opera recensita: “Dracula” di Bram Stoker

Editore: Bur-Feltrinelli-Einaudi-Newton Compton, prima ed. 1897

Genere: romanzo gotico, letteratura inglese

Ambientazione: Transilvania (Romania)-Inghilterra

Pagine: 499 (ed. Bur 2014)

Prezzo: 9,50 € (ed. Bur 2014)

Consigliato: sì

Voto personale: 9

 

lunedì 12 febbraio 2018

RECENSIONE: CHARLOTTE BRONTE - JANE EYRE


Sinossi:

La giovane orfana Jane Eyre entra come istitutrice presso la nobile residenza di Thornfield Hall dopo aver trascorso infanzia e adolescenza tra la casa

di parenti crudeli e il triste asilo di Lowood. Dovrà occuparsi dell'educazione della piccola Adele, pupilla del misterioso signor Rochester. Il burbero

padrone di casa, attratto dal carattere indipendente e dall'intelligenza della ragazza, presto se ne innamora. La vicenda sembra destinata al più classico

dei finali, ma le antiche mura di Thornfield Hall celano un segreto... Di forte matrice autobiografica, "Jane Eyre" è un romanzo di acuta sensibilità psicologica,

pervaso - forse per la prima volta nella storia della letteratura femminile - da una sottile sensualità. Introduzione di Franco Buffoni e con un saggio

di William M. Thackeray.

 

Commento:

Non avrei mai pensato di apprezzare tanto i romanzi inglesi dell’Ottocento… eppure, più ne leggo, più li apprezzo e ne colgo le differenze. E’ il caso di questo classico della letteratura inglese, la cui trama è arcinota, che entra di diritto tra i miei preferiti per grazia della scrittura, evocatività delle descrizioni di paesaggi ed impressioni, affinità con la protagonista.

Jane è abituata alla durezza e sa come contrastarla e sfidarla con arguzia, ma soccombe davanti alla gentilezza inattesa. E’ mite ed intelligente, buona ma quasi mai sottomessa, inoltre cela in sé l’inquietudine di una mente curiosa e fervida che ama confrontarsi con altre menti intelligenti ed acute come la sua. Ecco perché riesce in ciò che mille altre hanno tentato e fallito: catturare il cuore del burbero ed eccentrico signor Rochester. L’amore tra queste due anime inquiete è meraviglioso e struggente sia nel momento di più alto fulgore, sia in quello della più bassa disperazione.

Il romanzo è scritto come un’autobiografia, come se fosse proprio Jane a scriverlo ricordando il passato. L’unica pecca che mi sento di trovargli in coscienza è un finale non all’altezza – almeno nei toni – di tutto il resto del romanzo: dopo tanto peregrinare mi sarei aspettata un coinvolgimento ed un impeto maggiore, sebbene mi rendo conto che una manifestazione ancora più potente d’amore e devozione avrebbe potuto incrinare appena la figura volitiva e pungente di Jane. E’ un romanzo che consiglio, che ho apprezzato e che mi ha emozionato, nonostante la notorietà e prevedibilità della trama.

 

Opera recensita: “Jane Eyre” di Charlotte Bronte

Editore: Mondadori-Einaudi-Giunti, prima ed. originale 1847

Genere: letteratura inglese

Ambientazione: Inghilterra, Ottocento

Pagine: 606 (ed. Mondadori 2016)

Prezzo: 11,00 € (ed. Mondadori 2016)

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

venerdì 19 gennaio 2018

RECENSIONE: WILLIAM MAKEPEACE THACKERAY - LA FIERA DELLA VANITA'


Sinossi:

Il romanzo ha come titolo completo "Vanity Fair: a novel without a hero", ovvero "La fiera della vanità: un romanzo senza un eroe". La vera protagonista

della storia è infatti la società con le sue contraddizioni: apparentemente si esalta la condotta secondo moralità, ma in realtà di ogni cosa si reclama

solo l'apparenza e vittorioso è sempre il più furbo, mai il più buono. A rappresentare i due tipi di condotta due personaggi femminili: l'ingenua, pura

e ricca Amelia Sedley e l'arrivista, povera e intelligente Becky Sharp. Il filo dell'ipocrisia legherà la scalata sociale della prima all'esistenza inutilmente

votata alla rispettabilità della seconda.

 

Commento:

Chi di noi, leggendo i romanzi inglesi del primo Ottocento, non ha pensato almeno una volta che la società di quell’epoca fosse piena di ipocrisia e disturbante, falso perbenismo? Beh, è proprio su questo concetto semplice che si basa il lungo romanzo di William Makepeace Thackeray che in quella società ci viveva e che poté osservarla con occhio critico e deplorarne la falsa moralità con acume.

In questa storia gli apparenti protagonisti sono i Sedley, i Crawley, gli Osbourne e tutti coloro che, a vario titolo, hanno a che fare con loro; ma la vera, indiscussa e dileggiata protagonista è niente meno che l’intera società inglese di cui queste famiglie facevano parte, sottoposta ad un giudizio impietoso ed imparziale: “La fiera della vanità” è senza dubbio la definizione che meglio riassume il pensiero dell’autore di questo libro sulla società in cui vive, che premia la furbizia, l’arrivismo, la scaltrezza a discapito della bontà di cuore e dei buoni sentimenti. In questa società, infatti, gli intriganti come Mrs Rebecca trovano sempre il modo di spuntarla, i parvenues come gli Osbourne hanno più denaro che cervello e considerano un posto in società più importante di un matrimonio d’amore; una famiglia d’alto lignaggio come i Crawley preferisce nascondere sotto il tappeto le magagne e i dissapori tra i suoi membri piuttosto che dare esempio di tolleranza ed apertura sociale.

Tutti questi comportamenti ed atteggiamenti hanno, indiscutibilmente, delle forti ripercussioni sociali e sono forieri di conseguenze spesso nefaste per chi li pone in essere e chi lo circonda. Sono queste le critiche, per nulla velate, che il narratore esterno ed onnisciente di questa vicenda intricata rivolge al proprio mondo: “La fiera della vanità” è una critica mordace, ironica e conclamata di una società viziata e corrotta dal prevalere dell’apparenza sulla nobiltà d’animo.

Uno spaccato veritiero ed impietoso della società britannica dell’Ottocento che, a mio avviso, vale la pena leggere nonostante sia talvolta troppo prolisso e minuzioso. Forse non consiglierei questo libro a chi proprio non sopporta i romanzi della Austen o simili, perché pur criticando il perbenismo dilagante, questo libro ne è intriso: l’autore, suo malgrado, ha dovuto servirsene a piene mani per spiegarne le criticità.

 

 

Opera recensita: “La fiera della vanità” di William Makepeace Thackeray

Editore: Bur, prima ed. originale 1848

Genere: letteratura inglese

Ambientazione: Inghilterra, prima metà dell’Ottocento

Pagine: 874 (ed. Bur 2007)

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

mercoledì 8 novembre 2017

RECENSIONE: JANE AUSTEN - ORGOGLIO E PREGIUDIZIO


Sinossi:

Orgoglio e pregiudizio è uno dei romanzi più famosi di Jane Austen. Pubblicato per la prima volta in forma anonima nel 1813, è considerato ancora oggi uno

dei più importanti romanzi della letteratura inglese. Un capolavoro senza tempo che racconta la storia delle cinque sorelle Bennet alle prese con i loro

corteggiatori e le manovre della madre per trovar loro marito, nella provincia inglese di fine Settecento. Ma è soprattutto l'indimenticabile storia d'amore

tra la brillante e orgogliosa Elizabeth e l'altezzoso e irresistibile Mr Darcy.

 

Commento:

La storia d’amore narrata in quella che è senza dubbio l’opera più famosa di Jane Austen è certamente nota ai più: si tratta del coronamento di un amore travagliato (ma neanche troppo se pensiamo ad altri romanzi) tra la bella ed intelligente Elizabeth Bennet, secondogenita di una famiglia della buona società inglese, e l’altero e scostante signor Darcy, ricco proprietario di una delle più belle tenute della zona. Ovviamente il libro non narra solo di quest’amore che sboccia pian piano, dopo malintesi ed inconvenienti vari, ma anche della vita della famiglia Bennet, delle famiglie vicine, e delle ambizioni e contraddizioni della società inglese dell’Ottocento.

Ora, personalmente non disdegno i romanzi d’amore e credo che chi ne è un accanito lettore non potrà non amare questo libro. Ciò che a me non permette di dargli un giudizio ottimo, però, sono probabilmente le alte aspettative generate dall’aver sempre sentito parlare di quest’opera come di un capolavoro. Io, modestamente, non mi sento di definirlo tale perché a quest’opera manca qualcosa: si avverte il fatto che l’autrice abbia voluto mettere in luce lo snobismo di certe categorie di persone, ma manca qui la critica, esplicita o ironica che sia, della società inglese che invece ho trovato in altri romanzi della Austen. Questo ai miei occhi fa apparire “Orgoglio e pregiudizio” alla stregua dell’equivalente ottocentesco di un romanzo rosa. Nulla in contrario coi romanzi rosa o d’amore, lo ribadisco, ma mi aspettavo più verve, più contenuti, più personalità da un’autrice a cui certo non manca la schiettezza e l’ardire di esprimere sapientemente la propria opinione sul mondo. Per questo motivo non mi sento di consigliare a pieno questo libro, ma neppure posso dire che non mi sia piaciuto né che non sia stata una lettura gradevole. Per questo lo consiglio, ma con qualche riserva.

 

Opera recensita: “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen

Editore: Mondadori-Sperling, prima ed. originale 1813

Genere: romanzo, letteratura inglese

Ambientazione: Inghilterra, primo Ottocento

Pagine: 308 (ed. Sperling 2015)

Prezzo: 13,00 € (ed. Sperling 2015)

Consigliato: sì/no.

 

sabato 21 ottobre 2017

RECENSIONE: ELIZABETH GASKELL - NORD E SUD


Sinossi:

Nord e Sud, a indicare due estremi in contrasto, fu il titolo voluto dall'editore, non quello pensato da Elizabeth Gaskell, che sul frontespizio immaginava

il nome della sua eroina, Margaret Hale. Sono le due polarità geografiche e la maturazione della protagonista a fornire i temi cardine del romanzo: Margaret,

trasferitasi da Helstone, fiabesco villaggio del Sud, a Milton-Northern, popolosa città manifatturiera del Nord, si trova bruscamente immessa nel mondo

nuovo, e per molti aspetti irriconoscibile, prodotto dall'industrializzazione. La famiglia Hale, che coltiva valori tradizionali, è totalmente estranea

alla frenetica vita del centro industriale in piena espansione, alla nascente lotta di classe fra padroni e operai, all'inquinamento e al degrado sociale.

Eppure Margaret stringe presto amicizia con Bessy Higgins, una ragazza ammalatasi per le pessime condizioni di lavoro in fabbrica, e con il padre Nicholas,

sindacalista impegnato attivamente nel movimento operaio: prendendo a cuore la famiglia, inizia a nutrire curiosità e interessi fino a quel momento sconosciuti.

Subito complesso si rivela, invece, il rapporto con John Thornton, allievo del signor Hale e padrone di uno dei più importanti cotonifici di Milton: Margaret

è combattuta tra l'ammirazione per l'uomo che si è fatto da solo, contando unicamente sulle proprie capacità, e l'ostilità per l'industriale che, a suo

giudizio, è responsabile delle misere condizioni di vita dei suoi operai.

 

Commento:

La giovane, bella ed indomita Margaret Hale si trasferisce con la famiglia da un paesino del Sud dell’Inghilterra ad una cittadina industriale del Nord. Il trasferimento avviene perché il padre, Reverendo nella parrocchia di Ellstone, ha profondi dubbi di coscienza riguardo alla Chiesa ed al suo ruolo, decide di abbandonare la professione ecclesiale e di diventare un insegnante privato. Il passaggio da un ridente, luminoso e tranquillo paesino di campagna ad una fredda, fumosa ed operosa cittadina industriale genera non poche difficoltà di adattamento per la famiglia Hale. Tuttavia Margaret, intraprendente ed instancabile, stringe amicizia con Bessy Higgins, una ragazza della sua età che si è ammalata lavorando in un cotonificio; così la giovane Margaret viene a conoscenza della realtà industriale di Milton, dei problemi tra operai e padroni e dell’imminenza di uno sciopero. Un’altra figura chiave nella nuova vita degli Hale è proprio uno dei padroni, il giovane ed ambizioso John Thornton, proprietario di uno dei cotonifici più grandi. Nei suoi confronti Margaret proverà ammirazione perché è stato in grado di costruire da sé la propria fortuna, ma anche ritrosia per i suoi modi autoritari e sprezzanti. Ciò che imprimerà una svolta sostanziale alle vicende degli Hale, dei Thornton e di tutta Milton, però, sarà proprio lo sciopero, dopo il quale nulla sarà più lo stesso, neanche nei rapporti interpersonali.

Conoscevo la trama di questo libro già prima di leggerlo, per aver visto pochi giorni fa l’ottima serie Tv “North & South” realizzata dalla BBC nel 2004, ma durante la lettura non riuscivo comunque a staccarmene. La descrizione della quarta di copertina ed anche la mia sono molto riduttive rispetto all’importanza dei temi trattati in questo libro: non a caso “Nord e Sud” viene definito un romanzo “industriale”, perché la lotta di classe e la contrapposizione tra operai e padroni è uno dei temi portanti di questo romanzo. Tuttavia “Nord e Sud” non si limita a descrivere la situazione generata dallo sviluppo industriale, ma propone una soluzione, se pure accennata: appare chiaro, infatti, il punto di vista di Elizabeth Gaskell che ritiene che i due mondi dovrebbero avvicinarsi e compenetrarsi, piuttosto che scontrarsi con violenza restando separati. Se l’operaio ed il padrone potranno conoscere qualcosa in più delle reciproche condizioni, potranno guardarsi con benevolenza e, magari, venirsi incontro. La natura conciliatrice del libro della Gaskell emerge anche in un’altra contrapposizione, quella tra Nord e Sud dell’Inghilterra: paesaggi, popolazioni ed attitudini completamente opposte potrebbero incontrarsi invece che ignorarsi o disdegnarsi. E’ proprio ciò che accade nell’animo di Margaret che, trasferitasi a Nord rimpiangeva la luminosità del Sud e, allontanatasi da Milton per ragioni indipendenti dalla sua volontà, non smetteva di rimpiangerla. Certo è che anche l’amore ha influito su quest’ultima valutazione in modo a dir poco determinante! Questo libro, infatti, essendo un romanzo vittoriano, non poteva non contenere anche una storia d’amore e questa, a mio modesto parere, è tutt’altro che forzata o scontata… direi anzi che è appassionante.

Una prosa scorrevole ed una trama coinvolgente ed interessante rendono questa lettura assolutamente consigliabile a chi ama i classici, le riflessioni sui temi sociali, ma anche le belle storie d’amore. A me è piaciuto moltissimo!

 

Opera recensita: “Nord e Sud” di Elizabeth Gaskell

Editore: Jo March, prima ed. originale 1854

Genere: romanzo-letteratura inglese

Ambientazione: Inghilterra, metà dell’Ottocento

Pagine: 476

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì.