simposio lettori copertina

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lunedì 10 giugno 2019

RECENSIONE: CARMEN KORN - E' TEMPO DI RICOMINCIARE


Sinossi:
È il 1949. La guerra è finita. I nazisti sono stati sconfitti. Come molte altre città, Amburgo è ridotta a un cumulo di macerie e in parecchi si ritrovano senza un tetto sulla testa. Fra questi, Henny, che ha finalmente accettato di sposare Theo e continua a cercare la cara Käthe, che risulta ancora dispersa nonostante l’amica sia sicura di avere incrociato il suo sguardo, la sera di San Silvestro, su quel tram… Nel frattempo, mentre Lina e la sua compagna Louise aprono una libreria in città, Ida si sente delusa dal modesto ménage coniugale con il cinese Tian, pur avendo mandato all’aria il suo precedente matrimonio per stare con lui, e ricorda con nostalgia la sua giovinezza di rampolla di una famiglia altolocata. Sono in molti ad aver perso qualcuno di caro, e sono in molti ad attendere il ritorno di qualcuno, giorno dopo giorno, alla finestra. Ma per i sopravvissuti tornare a casa non è facile, si ha paura di cosa si potrebbe trovare, o non trovare più.
Gli anni passano, i figli delle protagoniste crescono e anche loro hanno delle storie da raccontare. Sullo sfondo, la ripresa dell’economia tedesca e le rivoluzioni sociali che hanno scandito gli anni Cinquanta e Sessanta: lo sbarco sulla Luna, la costruzione del Muro di Berlino, il riarmo e la paura del nucleare, l’arrivo della pillola anticoncezionale, l’irruzione della televisione nella vita quotidiana delle famiglie, l’inizio dei movimenti studenteschi e la musica dei Beatles.
Dopo Figlie di una nuova era, il secondo, attesissimo capitolo di questa fortunata e appassionante trilogia che racconta la vita di quattro amiche nella Germania del Novecento.

Commento:
Beh, aspettavo con trepidazione il secondo capitolo della trilogia al femminile di Carmen Korn, il primo, Figlie di una nuova era, mi era piaciuto molto. Non posso dire lo stesso, purtroppo, per questo secondo volume che racconta la vita e la storia della Germania e dell'Europa dal 1949 al 1969 attraverso le vicende di quattro amiche, quattro donne così diverse tra loro, e delle loro famiglie. Ritroviamo la bella Amburgo che a fatica si rialza dalle macerie; ritroviamo Enny, Kathe, Ida, Lina, Louise, Else, ma anche i loro figli, compagni, mariti, amici e conosciamo anche molti personaggi nuovi con storie, sogni, angustie. Il problema è che i personaggi, forse, sono ora anche troppi e nella smania di raccontarne le storie in contemporanea, l'autrice non fa altro che correre – a tratti forsennatamente – da uno all'altro senza posa. Il risultato, purtroppo, è un libro complessivamente bello, ma che troppo spesso si rifugia nei dettagli perdendo di vista il filo della storia, un libro zeppo di cose, persone, storie che finiscono per affastellarsi e fanno perdere alla storia il pathos e l'empatia che avevano invece contraddistinto il primo libro. E' ancora interessante sapere come si evolve la complicata storia tra Claus e Alex, la carriera di Ruth e quella di Florentine… però tutto questo rincorrersi non può diventare una telenovela infinita e sfiancante. La sensazione che l'autrice abbia voluto un po' strafare cresce con l'andare delle pagine e mi porta a non consigliare questo libro in modo entusiastico come invece feci per il precedente. Tuttavia, sia chiaro, neppure lo sconsiglierei apriori… è pur sempre una lettura discreta e l'evoluzione delle vicende è apprezzabile.

Opera recensita: "E' tempo di ricominciare" di Carmen Korn
Editore: Fazzi, 2019
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Germania, 1949-1969
Pagine: 564
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


giovedì 7 marzo 2019

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - ARMADALE


Sinossi:
Armadale è un nome, ma il romanzo non è la storia del personaggio che lo porta. È piuttosto la storia del nome stesso, anzi del mistero che vi si cela. Perché sono quattro gli Allan Armadale coinvolti nella vicenda, due padri e i rispettivi figli: opera del destino o del caso? Quando l’anziano Allan Armadale, in punto di morte, affida a una lettera una confessione terribile, non immagina nemmeno lontanamente le ripercussioni che ne seguiranno: il segreto che rivela coinvolge la misteriosa Lydia Gwilt, tentatrice dai capelli rosso fuoco, bigama, dipendente dal laudano e avvelenatrice di mariti. I suoi maliziosi intrighi carburano la trama di questo dramma appassionante: una storia di identità confuse, maledizioni ereditate, rivalità amorose, spionaggio, denaro… e assassinio. Il personaggio di Lydia Gwilt orripilò i critici dell’epoca, al punto che un recensore la descrisse come «una delle donne maligne più recidive di sempre, i cui espedienti e le cui brame hanno infangato la narrativa». Resta fra le più enigmatiche e affascinanti donne del diciannovesimo secolo, il cuore nero della più sensazionale fra le sensation novel vittoriane. Considerato tra i capolavori di Collins, Armadale, romanzo a tinte forti e pieno di suggestioni, conferma il talento magistrale dell’autore nel tessere un intreccio in maniera impeccabile.

Commento:
Superstizione, sogno, fatalismo, vendetta ed amicizia sono gli ingredienti principali di questo lungo romanzo di Wilkie Collins uscito per la prima volta a puntate nel 1865. Il titolo è eloquente: Armadale è non solo il nome dei due ragazzi protagonisti di questo libro, ma il punto focale attorno al quale ruotano le vicende raccontate in queste ottocento pagine. Allan Armadale si chiama il padre beffato che nel prologo racconta al figlio neonato – che come da tradizione porta il suo stesso nome e cognome – la vicenda che lo lega indissolubilmente ad un suo omonimo dal quale dovrà, in futuro, tenersi lontano ad ogni costo. Questa famigerata lettera sarà il punto di partenza della storia appassionante qui raccontata con suspense e maestria. Ruolo chiave nel congiungere le strade di questi due giovani omonimi ce l'avrà il destino, il caso, la fatalità che li porterà ad incontrarsi: due giovani con lo stesso nome, ma con caratteri che non potrebbero essere più diversi, accomunati però da un unico grande valore che li salverà… l'importanza quasi viscerale che entrambi danno all'amicizia.
In estrema sintesi, il mio gradimento per questo romanzo si attesta un filo sotto ad altre opere dello stesso autore che ho amato, ma nonostante ciò "Armadale" mi è piaciuto molto: belli i personaggi – soprattutto Mindwinter, Bashwood, i due avvocati Pedgift, Mamma Oldershaw e l'indimenticabile Miss Gwilt, l'altra protagonista indiscussa di questa storia. Belle le ambientazioni, il back-ground culturale dell'Inghilterra di metà Ottocento, la suspense e il fatalismo che traboccano da queste pagine fin quasi ad assumere una propria dimensione, fino quasi a diventare personaggi viventi in grado di modificare le sorti dei protagonisti. Consiglio la lettura di questo libro che conferma Wilkie Collins come una delle voci più pregevoli del romanzo inglese dell'Ottocento.

Opera recensita: "Armadale" di Wilkie Collins
Editore: Fazzi
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra, metà Ottocento
Pagine: 811
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


giovedì 14 febbraio 2019

RECENSIONE: CARMEN KORN - FIGLIE DI UNA NUOVA ERA


Sinossi:
Uno strano destino, quello delle donne nate nel 1900: avrebbero attraversato due guerre mondiali, per due volte avrebbero visto il mondo crollare e rimettersi in piedi, stravolgersi per sempre sotto i loro occhi. Sono proprio loro le protagoniste di questa storia, quattro donne che incontriamo per la prima volta da ragazze, ad Amburgo, alle soglie degli anni Venti. Hanno personalità e provenienze molto diverse: Henny, di buona educazione borghese, vive all’ombra della madre e ama il suo lavoro di ostetrica più di ogni cosa; l’amica di sempre Käthe, di estrazione più modesta, emancipata e comunista convinta, è un’appassionata militante; Ida, rampolla di buona famiglia, ricca e viziata, nasconde un animo ribelle sotto strati di convenzioni; e Lina, indipendente e anticonformista, deve tutto ai suoi genitori, che sono letteralmente morti di fame per garantirle la sopravvivenza. Insieme crescono e vedono il mondo trasformarsi, mentre le loro vicende personali s’intrecciano in una rete intricata di relazioni clandestine, matrimoni d’interesse, battaglie politiche e sfide lavorative, lutti e perdite, eventi grandi e piccoli tenuti insieme dal filo dell’amicizia. Pagine che ci fanno respirare il fascino d’epoca di un mondo che non c’è più: i cocktail al vermut, i cappelli a bustina, gli orologi da tasca e gli sfarzosi locali da ballo, ma anche le case d’appuntamenti, i ristoranti cinesi e le fumerie d’oppio del quartiere di St Pauli. E poi la lenta, inesorabile disgregazione di tutto, la fine di ogni libertà, il controllo sempre più pressante delle SS, la minaccia nazista…
Quattro donne, un secolo di storia: Figlie di una nuova era è il primo capitolo di una nuova, avvincente trilogia tutta al femminile.

Commento:
Eh, doveva proprio essere bella Amburgo negli anni Venti… affascinante, elegante, un bel posto dove vivere. Lo capiamo senza dubbio dalle descrizioni che Carmen Korn ci fa di quegli anni nel raccontare la vita delle tante protagoniste di questo primo capitolo della trilogia al femminile che si apre con Figlie di una nuova era. E lo sono davvero queste ragazze e queste donne, sono figlie di una nuova era: sono nate intorno al 1900 e quando comincia questo racconto hanno davanti un futuro incerto, ma sicuramente roseo, o almeno loro fanno di tutto perché lo diventi. E tra un matrimonio, un lavoro appassionante che ha a che fare con nuove vite che nascono, delle buone amicizie e qualche serata mondana, sembra proprio così: la vita, pur con tutte le difficoltà, sembra valere la pena di essere vissuta. Ma saranno dello stesso avviso Henny, Kathe, Ida, Lina e tutte le altre più di vent'anni dopo, quando dovranno mettersi al riparo dalle bombe, dai nazisti e dai loro stessi vicini? Questo bellissimo romanzo racconta la vita che cambia, piano piano, giorno dopo giorno; racconta l'amicizia e la volontà di sopravvivere nonostante tutto; racconta la rinascita dopo la prostrazione. Lo fa attraverso le vite delle persone, le quotidianità distrutte, la privazione, il lutto, l'angoscia dell'incertezza. Un romanzo lungo che si prende i giusti tempi per farci conoscere tutto dei delle persone e degli intrecci che incontreremo; un racconto sobrio che non crea inutili sentimentalismi: basta la forza delle parole e delle storie ad emozionare e commuovere. Attendo con piacere il secondo volume, non ancora pubblicato.

Opera recensita: "Figlie di una nuova era" di Carmen Korn
Editore: Fazzi, 2018
Genere: trilogia, romanzo storico
Ambientazione: Amburgo, 1919-1948
Pagine: 524
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 6 dicembre 2018

RECENSIONE: PIERRE LEMAITRE - L'ABITO DA SPOSO


Sinossi:
Chi è veramente Sophie? Sappiamo che ha trent’anni ed è la babysitter di Léo, il figlio di una coppia di ricchi parigini. La giovane donna sembra non avere una vita privata, si dedica al bambino e nient’altro. Il resto è un mistero. Ma sappiamo che è ossessionata da una doppia identità, dimentica cosa ha fatto poche ore prima e vive in un costante stato di oblio. Una sera la mamma di Léo rientra tardi e trova Sophie addormentata davanti alla tv, le propone di restare a dormire e lei accetta. Il mattino dopo la ragazza si risveglia sola in casa e fa la terribile scoperta: nella notte Léo è stato strangolato nel sonno, proprio accanto a lei. Da lì una lunga fuga, un sentiero che condurrà Sophie fin negli abissi del crimine per salvarsi da un omicidio che non ha commesso ma per il quale è l’imputato perfetto, un percorso lungo il quale sceglierà di uccidere e di mentire. Assumerà altre identità e per questo dovrà confinare la propria esistenza dentro miseri giorni anonimi. Fino al giorno in cui scoprirà cosa è davvero accaduto quella notte e chi è l’uomo che l’ha condannata alla sofferenza. Pierre Lemaitre ha costruito un noir dove la follia, tanto spaventosa quanto incomprensibile, riesce miracolosamente a trovare un perché.

Commento:
"L'abito da sposo" è il primo romanzo che leggo di Pierre Lemaitre e non credo di sbagliare se affermo di aver avuto a che fare con un ottimo, davvero ottimo scrittore: rari sono ormai gli autori di thriller che riescono a sorprendermi e Lemaitre ci è riuscito alla grande. Volutamente non svelerò molto della trama, perché la sorpresa (e lo shock) sta proprio lì: sin da subito entriamo nel confuso mondo di Sophie, questa ragazza trentenne che negli ultimi anni sembra aver vissuto l'equivalente di quattro vite per quante cose le sono capitate. Impariamo a conoscerla attraverso le sue dimenticanze, intuiamo che si porta dietro un fardello di traumi che metterebbe a dura prova la mente più salda, veniamo in contatto con il suo ultimo luogo di lavoro, la casa di Leo, il bambino che, in un raptus di rabbia cieca, sembra proprio aver strangolato. Sophie fugge, è sconvolta e semina evidenti tracce del suo passaggio… eppure la polizia per anni non riesce a catturarla. Perché? Perché lei ha una grande capacità di improvvisare, di risalire la china, di inventarsi sempre nuove strategie per fuggire, ma sarà proprio quando crederà di avercela fatta che incontrerà il suo insospettabile torturatore…. E noi scopriamo tutto con lei: l'avremmo già condannata per l'atrocità di ciò che lascia dietro di sé, se non fosse che… niente è come sembra.
Una storia intricata ed affascinante, in cui la follia gioca un ruolo fondamentale; un noir imprevedibile, scritto e congegnato in modo magistrale. Davvero stupendo: consigliato" Lemaitre è un autore che approfondirò.

Opera recensita: "L'abito da sposo" di Pierre Lemaitre
Editore: Fazzi, 2012
Genere: noir-Ambientazione: Francia
Pagine: 335
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


giovedì 8 novembre 2018

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - SENZA NOME


Sinossi:
Senza nome è uno degli esempi più belli di "melodramma contenuto", secondo la definizione di Thomas S. Eliot, dell'opera di Wilkie Collins. Capolavoro di minuziosa osservazione psicologica e allo stesso tempo critica decisa alle storture della società vittoriana, ha un posto di primo piano nella letteratura inglese del secolo scorso. Protagoniste ne sono due sorelle, Magdalen e Norah Vanstone che, per una sfortunata serie di circostanze, alla morte improvvisa dei genitori si trovano private di una cospicua eredità e sono costrette a guadagnarsi da vivere. Sullo sfondo di questa contrastata vicenda, scandita da perizie legali e tradimenti, emergono i personaggi, mirabilmente caratterizzati, di una storia intensamente drammatica, ma anche venata di umorismo. Una strepitosa narrazione, ricca di innumerevoli colpi di scena, in cui ogni elemento si ricollega all'altro in una dinamica continua e incessante. Un romanzo che per tutto il 1862 ha tenuto in sospeso migliaia di lettori che ne seguivano gli sviluppi sulla rivista "Ali The Year Round".

Commento:
Il libro che mi ha tenuto piacevolissima compagnia in questo inizio novembre è stato "Senza nome" di Wilkie Collins. Non è il primo che leggo di quest'autore, quindi sapevo cosa aspettarmi e non ne sono rimasta delusa, anzi, come accade con gli ottimi libri, faccio fatica a staccarmene.
E come potrebbe essere facile staccarsi da un libro di oltre 700 pagine, ricco di colpi di scena, stravolgimenti, alti e bassi com'è questo? Siamo a metà Ottocento in Inghilterra. Norah e Magdalen Vanstone sono vittime delle circostanze che le hanno portate, alla morte prematura dei loro genitori, a scoprire segreti e situazioni tali da lasciarle prive di eredità, di casa, di sostentamento, figlie di nessuno, non tutelate dalla legge e nella condizione di doversi guadagnare da vivere. Da un giorno all'altro queste sventurate ragazze perdono il posto in società che sarebbe spettato loro di diritto e, in questa situazione tanto inconsueta e sconvolgente, i loro due diversi temperamenti emergono dirompenti: le loro strade si dividono e le due ragazze affrontano in modo diverso la loro disgrazia. Norah, con riservo, rassegnazione, umiltà, si predispone a fare da istitutrice e governante; Magdalen, invece, non si rassegna e farà di tutto – davvero di tutto – per riavere il maltolto per sé e per l'amata sorella. Cosa non affronterà questa indomita ed impetuosa ragazza? Fino a dove non si abbasserà? Sul suo cammino incontrerà ogni genere di individuo, dallo stupido e vanesio Noel, alla perfida Mrs Lecont, all'intelligente, dubbio ma infondo buono capitano Wragge con la sua povera, ingenua, spassosissima moglie, e non ultimo il capitano Kirke, proprio l'opposto del suo antico amore Frank.
Una storia assolutamente ben congegnata, ben scritta e con un'osservazione e un'analisi psicologica dei personaggi dettagliate e minuziosissime. Non ci si annoia leggendo le vicende di Magdalen, non si può mai dire di sapere come andrà a finire e le pagine scorrono in un pieno coinvolgimento. La narrazione in alcuni punti è un po' lenta, ma poi arriva sempre il colpo di scena che rimette in gioco tutto e ravviva l'attenzione. Un ottimo libro, davvero, una buonissima lettura che consiglio caldamente.

Opera recensita: "Senza nome" di Wilkie Collins
Editore: Fazzi, prima ed. originale 1863
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra, età vittoriana
Pagine: 733
Prezzo: 14,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


giovedì 13 settembre 2018

RECENSIONE: JOHN WILLIAMS - STONER


Sinossi:
William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron)

Commento:
Ci sono libri che ti tramortiscono, ti scuotono, ti investono scaricandoti addosso il loro carico di emozioni, sentimenti, situazioni; poi ci sono libri che, come fa l'acqua con la roccia, ti lambiscono con moto delicato e incessante e, senza che te ne accorga, ti scavano dentro andando a toccare proprio quel punto, in profondità, dove si annidano le emozioni più vere e inconfessate. "Stoner" per me è stato uno di questi.
Il suo pregio più grande non è la trama, ma la scrittura che rende la semplice lettura un'esperienza da fare: trovo che "Stoner" sia stato scritto in modo perfetto. Parte in sordina, quando cominci la lettura non sai cosa troverai alla fine, quindi per molte pagine rimani in attesa che succeda qualcosa, che arrivi l'agognata svolta… e ti distrai, ti crogioli nell'indifferenza dell'attesa… finché, senza neppure sapere come, ti ritrovi avvinta dall'incedere lento e stolido di Stoner nella sua ordinaria, triste, mediocre vita. E ti ritrovi a sperare che, una volta tanto, ne prenda le redini, che abbia il coraggio di ribellarsi energicamente allo strapotere di Lomax, che scuota quella moglie insopportabile che sarà la sua nemesi, che stringa al petto la figlia e la salvi dallo sfacelo della monotonia e dallo sgretolarsi dei giorni. E non hai neanche la forza di arrabbiarti con lui, attirata come sei nel torpore della sua rassegnazione. E quando già pensavi che non ci sarebbe stata speranza per lui, ti sorprende perché una cosa positiva, infondo, gli accade… un incontro gli dà, per un po', quella gioia di svegliarsi la mattina che è il motore primordiale di ciascuno e forse ciò a cui tutti, allaa fine della fiera, aspiriamo. Ma no, le forze avverse esterne a lui e la sua stessa mancanza di coraggio lo portano a lasciar andare anche quella fonte di gioia… e in fin dei conti chi è Stoner se non l'emblema della mediocrità dell'uomo che non ha il coraggio di distinguersi, di affermare i propri bisogni, di migliorare la propria condizione? E gli si può davvero, in coscienza, fare una colpa di questo? William Stoner è un uomo che ha ceduto la propria personalità agli eventi, che ha avuto tutto ciò che si può desiderare, (un matrimonio, il lavoro che voleva, una figlia, un amore), ma non ha saputo o potuto godersi nulla pienamente, bloccato dall'atavica convinzione di non desiderare un'emancipazione, di non meritare di più.
Un libro magistrale che prende una vita ordinaria e ne analizza le dinamiche così da vicino da farle risultare amplificate, quasi eroiche. Sta al lettore, poi, riportarle alla loro dimensione naturale ed adattarle, peraltro senza troppa fatica, alla sua vita o magari a ciò che non vorrebbe che diventasse.
Formalmente lo consiglio, è ovvio, ma in realtà vorrei dirvi:"Leggetelo solo se siete coraggiosi, se avete la voglia e la forza di confrontarvi con ciò che è dentro di voi".


Opera recensita: "Stoner" di John Williams
Editore: Fazzi, prima ed. originale 1965, ripubblicato in Italia nel 2012
Genere: narrativa americana
Ambientazione: Stati Uniti, tra il 1910 e gli anni 50
Pagine: 332
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


domenica 5 agosto 2018

RECENSIONE: FRANCESCO MUZZOPAPPA - HEIDI


Sinossi:
Hotel da incubo, Malattie imbarazzanti, Non sapevo di essere incinta e Sepolti in casa non bastano. Ormai la tv chiede sempre nuovi format, sempre più paradossali, sempre più surreali. Succede anche in Videogramma, un’azienda di contenuti in cui da anni lavora Chiara, trentacinquenne milanese, direttrice casting, single, irrisolta, piena di paure e ossessioni. Il nuovo capo, detto lo Yeti, chiamato anche per operare dei tagli, costringerà tutti i dipendenti a proporre format innovativi, pena il licenziamento immediato. Ma la situazione per Chiara si complica quando suo padre, Massimo Lombroso, un vecchio critico letterario del «Corriere della Sera» malato di demenza selettiva, viene cacciato dall’ospizio in cui è ricoverato perché ormai ingestibile. In attesa di trovare una nuova sistemazione, Chiara lo terrà in casa con sé. La convivenza però non sarà facile: lui la scambia da sempre per Heidi, il cartone animato che seguivano insieme quando lei era piccola. Tutto il suo mondo è popolato di caprette, monti e Peter. E Peter verrà ribattezzato anche il ragazzo trovato da Chiara per stare col padre quando lei è al lavoro, un giovane premuroso e preparatissimo che si prenderà cura dell’uomo fino a diventare insostituibile. Quando Chiara si troverà in difficoltà alla Videogramma, per le pressanti e impossibili richieste dello Yeti, sarà proprio questa sua nuova strampalata famiglia a darle una mano e, come per magia, tutto si risolverà per il meglio, non senza inaspettati e imprevedibili sviluppi.

Commento:
Una lettura leggera, ironica, a tratti esilarante, ma non per questo banale o priva di spunti di riflessione.
Chiara, la protagonista di questa storia, è una giovane come oggi ce ne sono tanti: 35 anni, di Milano, single, completamente risucchiata dal lavoro e schiava del tempo indeterminato. Non ha più vita sociale, lavora oltre dodici ore al giorno e quando arriva a casa ha solo la forza di tramortirsi di farmaci ed indursi un sonno forzato. La sua routine faticosamente costruita precipita quando nella sua vita arrivano due eventi inattesi e nefasti: lo Yeti, il suo borioso e ignorante capo, minaccia di licenziare chiunque non proponga un format assolutamente accattivante per l'azienda in cui Chiara lavora come selezionatrice di talenti; secondo evento, il padre di Chiara viene cacciato dall'ospizio perché è diventato un ingestibile lanciatore di oggetti. La sua demenza selettiva, infatti, gli blocca la memoria lasciando vividi i ricordi solo di una specifica parte di vita e confondendo gli altri. Perciò il noto ex critico letterario implacabile ricorda a menadito le citazioni letterarie ma scambia la figlia per Heidi, il cartone animato che vedevano insieme, unico momento di affetto tra padre e figlia.
Quando Chiara è costretta a tenere il padre con sé e insieme a lavorare il triplo per evitare il licenziamento, si rende conto di non farcela. Thomas, il ragazzo che viene mandato come infermiere per il padre di Chiara, sarà la sua autentica salvezza…
Un libro leggero, sì, ma che rispecchia fedelmente la società di oggi, la generazione dei trentenni sempre in bilico tra sfruttamento e disoccupazione, la Tv sempre più trash e meno ricca di contenuti, gli anziani e i loro problemi, l'anaffettività ai tempi dei social. Tutto questo viene raccontato qui con freschezza, ironia, in un tono giovanile e spigliato che mi è piaciuto molto. Lettura consigliata, adatta al periodo estivo.

Opera recensita: "Heidi" di Francesco Muzzopappa
Editore: Fazzi, 2018
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Milano
Pagine: 238
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 20 maggio 2018

RECENSIONE: ELIZABETH STROUT - OLIVE KITTERIDGE


Sinossi:

Premio Pulitzer 2009, Premio Bancarella 2010 e Premio Mondello 2012. In un angolo del continente nordamericano c'è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza

che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato

sull'Oceano Atlantico c'è una donna che regge i fili delle storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È Olive Kitteridge, un'insegnante in pensione

che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltipllcarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell'animo di chi le

sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito,

Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima, abbandonata sull'altare

ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex insegnante: "Non abbiate paura della vostra

fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi". Con dolore, e con disarmante onestà, in Olive Kitteridge si accampano i vari accenti

e declinazioni della condizione umana - e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. E il fragile, sottile miracolo di un'alta pagina di storia

della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo "romanzo in racconti", del

Premio Pulitzer 2009.

 

Commento:

Non so se effettivamente questo libro meritasse il premio Pulitzer… non è il classico libro che definirei “da premio”, è tutt’altro che roboante o eclatante… ciò che so per certo è, però, che questo libro trasmette tranquillità. La tranquillità della provincia americana che un po’ somiglia alla provincia europea, dove ci si conosce tutti e se si sa osservare si può capire ciò che accade nella mente e nella vita di chi ci passa accanto. E’ ciò che fa da sempre Olive Kitteridge, ormai vecchia e se possibile ancor più burbera del solito: Olive è un’insegnante di matematica in pensione, ma non immaginatevi una vecchina smagrita, saggia e piegata sotto il peso dell’età. Olive è alta, imponente, burbera ed irriverente; non ha mai chiesto scusa a nessuno in vita sua, non si fa problemi a dire ciò che pensa e a vivere come vuole. In tutti i racconti in cui è diviso questo romanzo Olive ha un ruolo, spesso da protagonista, ma a volte anche solo come ombra, presenza, ricordo che si affaccia nelle vite altrui. Olive conosce tutti a Crosby, sulla costa del Maine, ma pochi – o forse nessuno – possono dire di conoscere lei. Chi sa cosa passa nella mente di una vecchia signora che non rinuncia ai suoi dieci chilometri di passeggiata mattutina? Lo sanno gli altri, chi la critica, chi la giudica, il figlio, la nuora… lo sanno della paura che le attanaglia l’esistenza? La conoscono la sua fragilità? E lei, Olive, è disposta a riconoscere di avere ancora dei bisogni e una gran voglia di vita?

Un libro che, come dicevo, trasmette tranquillità, oltre ad una certa sottile malinconia. Una lettura gradevole che pone l’accento su una fase della vita, la vecchiaia, di cui si parla poco e per stereotipi: chi l’ha detto che essere vecchi vuol dire essere saggi, non avere più alcun appetito per la vita, agire sempre per il meglio? Un libro delicato e molto ben scritto che consiglio a tutti, giovani e meno giovani.

 

 

Opera recensita: “Olive Kitteridge” di Elizabeth Strouth

Editore: Fazzi, 2009

Genere: raccolta di racconti

Ambientazione: Maine, Stati Uniti

Pagine: 383

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

giovedì 10 agosto 2017

RECENSIONE: ELIZABETH VON ARNIM - UN INCANTEVOLE APRILE


Sinossi:

In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano

sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava

del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come

lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della

Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle

amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita

mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per

godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini

e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e

l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller. Da

Un incantevole aprile, uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.

 

Commento:

Mah… che dire… la trama ve l’ha raccontata la quarta di copertina. Il mio commento a caldo è che forse mi sarei aspettata di più. Quattro donne tra loro semisconosciute si ritrovano catapultate dalle loro stanche e noiose vite inglesi ad un’anticamera del Paradiso che è questo castello medioevale fra mare e montagna, immerso in una flora lussureggiante. Complice la pace del luogo, tutte pian piano ritrovano se stesse ed il loro equilibrio tanto agoniato, al punto da essere disposte a riammettere l’amore nelle loro vite. E’ una storia tutto sommato piacevole, ma con personaggi femminili interessanti ma sin troppo stereotipati; inoltre è poco verosimile e scritta con una prosa lenta che toglie brio e dinamismo alle immagini vivide e colorate. Forse è proprio questa lentezza narrativa che mi porta a non consigliare a pieno questo libro, ma a lasciarlo nel limbo. Se dovessi dare una valutazione numerica, darei un 6, appena sufficiente dunque.

 

 

Opera recensita: “Un incantevole aprile” di Elizabeth Von Arnim

Editore: Fazzi, prima ed. 1922

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Londra-San Salvatore

Pagine: 287 (ed. 2017)

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì/no.