simposio lettori copertina

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sabato 7 agosto 2021

COMMENTO: LEV TOLSTOJ - GUERRA E PACE

    Sinossi:

Sette anni occorsero a Tolstoj (dal 1863 al 1869) per comporre uno dei capolavori della letteratura ottocentesca. L’ossatura del romanzo, sullo sfondo delle guerre napoleoniche - dal 1805 alla travolgente insurrezione di tutto il popolo russo nel 1812 - è data dalle vicende di due grandi famiglie dell’alta nobiltà, i Rostov e i Bolkonskij, depositari dei valori autentici e genuini, intrecciate a quelle dei corrotti e dissoluti Kuragin. Spiccano, nella moltitudine di personaggi, le figure di Nataša, fanciulla e poi donna di straordinaria purezza e d’indole forte e impetuosa; del principe Andrei, che porta il suo orgoglio nella guerra, nella prigionia e nell’infelice amore per Nataša; dell’enigmatico e complesso Pierre Bezuchov, capace di autentica adesione al «dolore del mondo». Grandiosa epopea, toccante esplorazione dei lati oscuri e luminosi dell’animo umano, Guerra e pace si ripropone, di generazione in generazione, con immutata immediatezza e rara capacità di avvincere nel profondo.

 

Commento:

Ci sono, nell'immaginario di ogni lettore, libri mitologici che tutti sognano, un giorno o l'altro, di leggere e soprattutto di concludere. Per me Guerra e pace è sempre stato uno di questi. L'ho cominciato, armata di coraggio, a marzo scorso insieme ad un gruppo di lettori. La prima parte, scorrevole e leggera, mi aveva appassionata, ma all'aumentare della difficoltà trovavo mille scuse, letture più urgenti, impegni reali e sempre meno voglia di leggere. Ho riprovato a proseguire a più riprese, ma evidentemente non era ancora giunto il momento. Ormai, però, nella mia mente si era piantato il seme della sfida, così per questo agosto in cui sapevo di avere più tempo e la mente più libera, me lo sono posto come obiettivo e sorprendentemente ce l'ho fatta prima del previsto: l'ho finito, in solitaria, in appena cinque giorni. Obiettivo raggiunto, dunque, ma so già che la mia storia con questo libro non finisce qui: non lo recensirò, non ne sono in grado, per lo meno in questo momento. Sarebbe facile per me buttare lì quattro cose lette e rilette sull'analisi storica della guerra, sulle peculiarità dei personaggi… ma non voglio farlo, né tantomeno ho intenzione di gridare al capolavoro, non perché non lo sia, ma perché per dirlo dovrei averlo compreso ed assimilato completamente e mi rendo conto che per farlo avrei bisogno almeno di un altro paio di letture. Francamente, non è una cosa che farò presto, tuttavia posso dire di averlo apprezzato, di essermi appassionata alle storie raccontate, un po' meno alla parte saggistica e prettamente argomentativa che Tolstoj – ricordando vagamente Hugo nei Miserabili – inframmezza alla narrazione. Lo rileggerò, magari fra molti anni, perché so cosa aspettarmi e soprattutto perché sento che quest'epopea così complessa eppure appassionante ha ancora molto da darmi. Per ora sono soddisfatta, ma solo per ora.

 

Opera recensita: "Guerra e pace" di Lev Tolstoj

Editore: Garzanti, 2007 (prima ed. italiana 1891)

Genere: romanzo storico, saggio

Ambientazione: Russia, 1805-1820

Pagine: 1472

Prezzo: 16,00 €Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

      

martedì 13 ottobre 2020

COMMENTO: FEDOR DOSTOEWSKIJ - MEMORIE DAL SOTTOSUOLO

Sinossi:

Nella prima parte, "Il sottosuolo", il protagonista racconta la sua infanzia e la formazione della personalità più nascosta (il sottosuolo per l'appunto). Nella seconda, "A proposito della neve fradicia", ripercorre alcuni episodi della sua vita dove più emerge il "sottosuolo". Segue alcuni compagni di scuola ad una cena, sfoga poi l'amarezza per le offese subite su Liza, una prostituta incontrata in una casa di tolleranza, mostrandole con durezza che cosa l'aspetta nel futuro. Dopo qualche giorno Liza ritorna da lui col desiderio di una vita pura, ma viene trattata con disprezzo e volgarità. Per umiliarla le dà un biglietto da cinque rubli, che poi ritroverà sul suo tavolo quando la donna se ne sarà andata, testimonianza della grande dignità di Liza.

 

Commento:

Tengo a precisare sin da subito che ciò che scriverò di seguito è ben lontano dall'essere una recensione: è solo un commento, una semplice traccia personale su un libro che ho appena terminato di leggere per la seconda volta e che per la seconda volta mi ha lasciato spiazzata ed amareggiata.

Lessi questo libro per la prima volta cinque anni fa, in un momento in cui la mia mente era – per la verità, stranamente – improntata alla positività. Ne conservavo un ricordo sfuocato, ma certamente negativo, quasi un senso di ripulsa, di ribellione verso le sensazioni negative che mi suscitava. Forse da qui è scaturita l'esitazione a riprenderlo in mano, a provare ad addentrarmici di più, durata fino ad ora; tuttavia perdurava in me anche un profondo senso di colpa, quasi avessi trattato ingiustamente queste memorie, che mi pungeva la mente ingiungendomi di rileggerle ancora. Alla fine questa seconda sensazione ha prevalso e eccomi di nuovo alle prese con Memorie dal sottosuolo, eccomi di nuovo a confrontarmi con la negatività, l'angoscia, la profonda tristezza che questo romanzo mi lascia dentro. Non riesco a connettermi con l'animo del narratore, non riesco a metabolizzarne le intenzioni né l'obiettivo… Non mi è nuova l'analisi dei comportamenti e dei pensieri più vili e abietti dell'uomo, di solito mi affascina compenetrare i segreti movimenti della mente umana, ma qui c'è qualcosa di troppo oscuro e inspiegabile per me, qualcosa da cui sono portata istintivamente ad allontanarmi. E tutto ciò è strano, perché mi affascina il concetto di "sottosuolo", solitamente mi appassiona chi analizza sé e gli altri, ma non in questo caso. E forse è proprio per questo che, nella mia prima lettura, non ho scritto nulla a proposito di questo libro, per non tenere traccia di ciò che mi ha spinto ad allontanarmene, a girare le spalle a questo racconto. Me ne dispiaccio anche, e soprattutto, perché non posso non riconoscere l'indubbio valore letterario e psicologico di queste pagine così nere. Agli altri, a voi, consiglio comunque di leggerlo perché, anche se io non riesco a tollerarlo, so che si tratta di un libro straordinario.

 

Opera recensita: "Memorie dal sottosuolo" di Fedor Dostoewskij

Editore: vari, prima ed. originale 1864

Genere: letteratura russa

Ambientazione: Russia

Pagine: 144

Prezzo: 8,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6,5.

      

mercoledì 17 giugno 2020

RECENSIONE: SOF'JA TOLSTAJA - AMORE COLPEVOLE


Sinossi:
Anna ama la natura, legge, dipinge e sogna un amore puro e ideale. Ha solo diciotto anni quando il trentacinquenne principe Prozorskij la chiede in sposa. Convinta di aver trovato in lui il vero amore, dovrà invece scontrarsi con un marito capace di concepire il sentimento solo come possesso carnale. Sarà un amico del principe, Bechmetev, un artista, a farle conoscere quella consonanza di anime in cui crede. E anche se Anna deciderà di restare al fianco del marito e dei figli e di combattere per salvare il suo matrimonio, sarà lui, Prozorskij, consumato dal dubbio e dalla gelosia, a trasformare irrimediabilmente quell'amore puro, a cui Anna è disposta a sacrificare tutto, in un «amore colpevole». Il destino di Sof'ja Tolstaja, l'amatissima moglie di Lev Tolstoj, fu quello di vivere all'ombra di un uomo di genio, rinunciando alla sua passione per la scrittura. Ma ora questo romanzo, che vide la luce solo diciassette anni dopo la morte dell'autrice, restituisce al lettore la sua voce, che colpì Tolstoj per la sua «forza di verità e semplicità». "Amore colpevole", la risposta di Sof'ja alla "Sonata a Kreutzer", è la storia parzialmente autobiografica di Sof'ja e Lev, un romanzo sulla gelosia, la sfiducia e il disprezzo che logorano ogni matrimonio.

Commento:
La prima immagine che Sof'ja Tolstaja ci regala di Anna è quella di una giovane donna bellissima, spensierata, inconsapevolmente sensuale e molto morigerata. L'ultima immagine che abbiamo di lei è molto, molto diversa: in dodici anni Anna è sempre bellissima, ma è una persona molto diversa da quella diciottenne che dipingeva e si poneva importanti domande su Dio e sull'amore. Cosa l'ha cambiata? Potremmo sostenere senza tema di smentita che l'ha cambiata l'amore. Sì, perché l'amore, pur nella sua forza di concetto universale, ha molte declinazioni: c'è stato, per Anna, un amore idealizzato, fatto di comprensione, fiducia, scambio mentale reciproco, quello che l'ha spinta a sposare un principe più anziano di lei e che conosceva da molti anni perché amico di famiglia; un amore, questo, molto diverso da quello che ha trovato tra le braccia del marito, un uomo avvezzo ad ammaliare le donne, uno che non ha mai voluto né forse potuto capirla e che aveva come unica concezione dell'amore quella carnale, il possesso, la passione violenta, selvaggia e quasi animalesca. Poi, per suo sommo gaudio e somma sfortuna, Anna ha sperimentato anche un amore vissuto e ricambiato, una comunione di intenti, di anime, di cuori, quella con l'amico del principe, Bechmetev, che rimarrà sempre idilliaca e non andrà mai oltre il consentito, ma che metterà seriamente in pericolo il suo matrimonio. E più crescono l'amore non assecondato e il sacrificio di Anna che resterà con il marito e i figli, più cresce, per contro, l'animosità, la gelosia velenosa, l'insensata arroganza fatta di sospetti e accuse del principe. Lui, che per anni e anni prima del matrimonio è stato un incallito donnaiolo e che anche ora che è sposato non disdegna di guardare i corpi delle altre donne e non si sottrae alla compagnia femminile quando ne ha l'occasione, lui accusa lei, così pura e pudica, così poco attratta dalla carnalità, ma così sottomessa al marito da prestarsi inerme alle sue sfrenate voglie. Ed è, purtroppo, impossibile non giungere allo scontro.
Impossibile non ritrovare, in queste pagine così intense, la biografia dell'autrice, la contessa Tolstaja, le pene di un amore e di un matrimonio travagliato con il marito Lev Tolstoj, la risposta a La sonata a Creutzer che – come scrive nella breve biografia in appendice – lei non ha mai amato.
Amore colpevole è un libro delizioso, lirico e vibrante in cui una donna che realmente sa cosa significhi veder soffocato il proprio essere in favore di un marito geniale e ingombrante, descrive con semplicità, verità e profonda consapevolezza le vicissitudini di una donna del suo tempo, mettendo in luce tutte le contraddizioni, le rinunce, le ingiustizie che bisogna sopportare in un matrimonio. Rinunce, vessazioni, umiliazioni perpetrate in nome dell'amore, ma viene qui spontaneo chiedersi: quanto conta, qui, realmente, l'amore?

Opera recensita: "Amore colpevole" di Sof'ja Tolstaja
Editore: La tartaruga, 2019
Genere: letteratura russa
Ambientazione: Russia
Pagine: 208
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


martedì 28 gennaio 2020

RECENSIONE: LJUDMILA PETRUSEVSKAJA-C'ERA UNA VOLTA UNA DONNA CHE CERCò DI UCCIDERE LA FIGLIA DELLA VICINA


Sinossi:
Tra crudo realismo e senso del fantastico una raccolta di storie che reinventa la tradizione di Gogol' e Poe e racconta la Russia contemporanea come se fosse un atroce, fiabesco scherzo del destino.
Una città messa in ginocchio da una violenta epidemia; un colonnello visitato in sogno dalla moglie defunta che gli intima di non sollevarle il velo dal viso; una donna pedinata da un tale che sostiene di essere suo marito. Apparizioni, interventi sovrannaturali, incubi e scherzi del destino. Dai Canti degli slavi orientali, le Allegorie, i Requiem e le Fiabe prorompe una galleria di personaggi sulfurei e vibranti. Tratteggiati col piglio inimitabile dell’enfant terrible della letteratura russa.
Commento:
Sono approdata a questo libro per una pura casualità. Non sapevo davvero cosa aspettarmi, non avevo mai sentito nominare l'autrice… ed è stata davvero una piacevole scoperta. In questa raccolta di racconti Ljudmila Petrusevskaja, una delle maggiori scrittrici russe viventi, ci offre una panoramica di situazioni in divenire, in bilico tra gotico e fiabesco, tra fantasticheria, allucinazione e realtà, con le quali scandaglia senza giudizi né pregiudizi la natura umana e la società di oggi. Lo fa in modo particolare, con la franchezza e insieme l'enigmaticità dei migliori scrittori russi: ci racconta molto, ma lo fa esponendo fatti nudi e crudi, concatenati in evoluzioni imprevedibili e finisce per non dirci, in realtà, nulla di prescritto: tocca a noi interpretare, giungere alle conclusioni, sempre ammesso che ci siano.
Racconti brevi, situazioni intime e grottesche, brividi e risvolti sociologici, con un'abbondante dose di spregiudicatezza narrativa degna di un visionario. La sua è una prosa dinamica, ironica, acuta, tutta da interpretare. Non so perché, ma credo che un'ipotetica conversazione con una donna come la Petrusevskaja sarebbe decisamente illuminante. Non potendo parlarci, però, è stato piacevolissimo leggerla… ovviamente la consiglio a chi cerchi una lettura non scontata e non convenzionale, magari da spezzettare e rimaneggiare nel pensiero.


Opera recensita: "C'era una volta una donna che cercò di uccidere la figlia della vicina" di Ljudmila Petrusevskaja
Editore: Einaudi, 2016
Genere: raccolta di racconti
Ambientazione: Russia
Pagine: 200
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


venerdì 8 febbraio 2019

RECENSIONE: FEDOR DOSTOEWSKIJ - I FRATELLI KARAMAZOV


Sinossi:
Romanzo sulla fede o sull’ateismo, sulla passione o sull’amore, sulla gioia o sulla sofferenza? Di certo, per struttura e contenuto ideologico, I fratelli Karamazov sono l’opera più rappresentativa di Dostoevskij, sintesi delle sue ricerche e delle sue contraddizioni. Un tema emerge sugli altri: la dialettica tra il bene e il male, lo scontro tra la via della ragione, ribelle e orgogliosa, che proclama la negazione di Dio e della creazione, e la via del cuore e dell’intuizione religiosa. Il soggetto del libro – la storia del violento conflitto tra un padre e i figli che si conclude con un delitto e un errore giudiziario – trae spunto da un fatto reale. Ma nel romanzo il parricidio assurge a simbolo di un male oscuro, che si traduce nella disgregazione della famiglia, nel conflitto generazionale, nel crollo delle vecchie regole della società patriarcale, nel rifiuto della religione dei padri. Come I demoni, anche I fratelli Karamazov sono una feroce requisitoria contro l’uomo che, rinnegato Dio, vaga nello smarrimento e nell’incertezza fino alla definitiva follia.

Commento:
Libro che attendeva da tempo di essere letto, ma del quale finora mi aveva spaventato la mole e la presunta complessità. Beh, quanto alla mole non mi sbagliavo, tuttavia ho riscontrato una particolarità inaspettata: questo libro è, fra quelli che ho letto di Dostoewskij, quello che mi ha preso più tempo e meno energie mentali. L'ho trovato sorprendentemente meno ostico di quanto mi aspettassi e, ma questo non era una novità, estremamente interessante. Come tutti i libri di quest'autore e in generale i russi, "I fratelli Karamazov, tratta una molteplicità di temi, anche molto complessi e diversi fra loro: si passa dalla religione all'ateismo, alla polemica politica, alla fede e alla psicologia, senza tralasciare l'amore, la passione, l'onore e la dignità. Tutto si sviluppa e ruota attorno agli eventi nefasti che coinvolsero la famiglia Karamazov: un padre disgraziato – un vecchio libertino, buffone e vanesio – era in continua lotta con i suoi tre figli, tutti tra loro molto diversi. L'amore, il desiderio e la gelosia portano uno dei tre alle soglie di un delitto più volte minacciato e da molti temuto. E' quindi ovvio che, quando il delitto viene effettivamente perpetrato, i sospetti ricadano proprio su di lui… si racconta qui, con dovizia di particolari, ciò che accadde, come e perché fu permesso che accadesse che un uomo venisse condannato per un delitto non commesso. Un racconto toccante e coinvolgente, un'opera rappresentativa di tutti i temi più cari all'autore russo. Consigliato, è ovvio!

Opera recensita: "I fratelli Karamazov" di Fedor Dostoewskij
Editore: Garzanti, prima ed. originale 1879
Genere: letteratura russa
Ambientazione: Russia
Pagine: 1112
Prezzo: 16,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 10 gennaio 2019

RECENSIONE: MICHAIL BULGAKOV - CUORE DI CANE


Sinossi:
Storia di un bizzarro esperimento scientifico, che innesta su un cane randagio moscovita l'ipofisi di un uomo, il racconto denso di avventure ironiche e grottesche di un animale che scopre il mondo con la sensibilità di un essere umano. "Cuore di cane" fu scritto nel 1925, rimase inedito per decenni perché sequestrato dalla polizia segreta sovietica, venne ritrovato negli archivi del KGB dopo la morte dell'autore e finalmente pubblicato conquistò quindi l'apprezzamento dei lettori di tutto il mondo.

Commento:
Difficile classificare, incasellare, valutare questo brillante racconto di Bulgakov: oserei dire che è un precursore della fantascienza, ma probabilmente una specie di preveggente. Questo racconto, infatti, può essere grossomodo diviso in due parti: una prima, in cui le vicende vengono viste dal protagonista, un cane povero ma onesto che tutti chiamano Pallino; una seconda, in cui il racconto si sviluppa tra annotazioni dei medici e narrazione esterna ed impersonale. Il risultato è esilarante, grottesco, stupendo: è la storia di Pallino che, con la lusinga del cibo di cui è ghiotto, viene condotto nello studio medico di un eminente professore che sta sperimentando il ringiovanimento attraverso l'inserimento dell'ipofisi umana in un cervello animale. Il povero Pallino, dopo essere stato messo all'ingrasso per giorni, viene sottoposto all'esperimento. Il risultato è inaspettato per tutti. Un racconto breve, ma illuminante che consiglio caldamente. Avevo già intuito una mia personale predilezione per Bulgakov tra gli autori russi leggendo "Il maestro e Margherita", ma qui ne ho avuto la conferma: bravo Tolstoj, bravissimo Dostohewskij, interessante Puskin, ma Bulgakov è a dir poco geniale!


Opera recensita: "Cuore di cane" di Michail Bulgakov
Editore: Bur-Mondadori-Einaudi, scritto nel 1925
Genere: fantascienza, letteratura russa
Ambientazione: Russia
Pagine: 169 (Ed. Bur 2007)
Prezzo: 8,00 € (Ed. Bur 2007)
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 29 marzo 2018

RECENSIONE: LEV TOLSTOJ - LA SONATA A KREUTZER


Sinossi:

Tolstoj compone il tema dell'amore e del matrimonio, che allora lo inquietava anche come momento della sua propria vita privata, nelle forme di una narrazione

in cui la voce amara del protagonista si fa nitida rappresentazione drammatica. Lungi dall'essere tragedia della gelosia, è il dramma di un insaziabile

odio-amore carnale che si svolge tra due egoismi che tendono accanitamente a sottomettersi l'un l'altro nel soddisfacimento della loro brama. E solo la

morte, così assurdamente e lucidamente deliberata e inferta dal protagonista, pone fine al conflitto di due carni che non diventano mai una.

 

Commento:

Un romanzo breve, questo pubblicato da Tolstoj nel 1889, ma ricco di spunti di riflessione.

La scena si apre nel vagone di un treno nel quale alcune persone si trovano, per caso, coinvolte in una conversazione sull’amore. Già la conversazione in sé non è per nulla priva di interesse, ma lo diventa ancor di più quando al quadretto dei conversanti si aggiunge un uomo - evidentemente alterato da un forte turbamento interiore – la cui opinione è in netto contrasto con quelle degli altri presenti. Ben presto gli “attori” si disperdono, la conversazione cessa e nel vagone restano solo l’Io narrante e lo strano uomo turbato. A questo punto l’uomo confessa al narratore di aver ucciso, in passato, sua moglie e di essere stato assolto. Il monologo che ne deriva è quanto di più lucidamente folle potesse scaturire dalla penna di un romanziere russo di fine Ottocento: le riflessioni sul matrimonio, sulla condizione della donna e sugli obblighi che la legavano all’uomo, la visione dell’amore e del sesso come di un’attività perversa e “maialesca” eppure necessaria, meritano ben più di una lettura per poter essere compresi, analizzati, condivisi o negati.

Tolstoj, per bocca di Poznishev, si lancia in un profluvio di dubbi, incertezze, affermazioni anche molto forti che denotano un turbamento radicato e una mente vicina all’implosione. Si avverte, infatti, la necessità del protagonista – e dello scrittore – di gettare fuori il male del rancore, della furia cieca, del profondo senso di colpa , per indulgere al pentimento senza sperare nel perdono.

Personalmente, non riesco a dire se questo libro mi sia piaciuto; non so dire quanto delle considerazioni di Tolstoj abbia condiviso; di certo mi è necessaria un’altra lettura approfondita (da qui la valutazione media, né troppo alta né troppo bassa). Certo è che quest’opera, che va comunque inquadrata nel periodo storico e sociale in cui è stata scritta, merita di essere letta e conosciuta, non foss’altro che per la quantità di spunti che ci offre, anche a costo di doversene poi discostare in toto. E’ per questo che la consiglio senza remore.

 

Opera recensita: “La sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj

Editore: Einaudi, prima ed. 1889

Genere: romanzo breve-letteratura russa

Ambientazione: Russia

Pagine: 125 (Ed. Einaudi 2006)

Prezzo: 9,00 € (Ed. Einaudi 2006)

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

 

lunedì 6 novembre 2017

COMMENTO: FEDOR DOSTOEWSKIJ - L'IDIOTA


Sinossi:

Pubblicato nel 1868, è la storia della sconfitta di un uomo "assolutamente buono", il principe Myskin. Un romanzo intricatissimo di avvenimenti, pieno

di affetti opposti e di opposti sentimenti morali che dominano tutta l'opera entro cui si agitano bene e male, odio e amore.

 

Commento:

Questa è ben lungi dal voler essere una recensione, visto che stiamo parlando di un classico della letteratura russa di notevole complessità ed imponenza al quale sono stati dedicati studi molto approfonditi che ne forniscono interpretazioni contrastanti.

Il mio è il semplice commento di una lettrice. Chiarito questo punto, dirò che, come molti classici russi e come molte opere di Dostoewskij, non si tratta di una lettura facile, anzi in più punti viene a dirittura la tentazione di desistere, ma l’interesse per la figura di Miskin e la curiosità di conoscere la fine della storia prevale sempre.

Si tratta, in estrema sintesi, della storia del giovane principe Lev Nicolaevic Miskin, tornato in Russia dopo alcuni anni di cura in una clinica svizzera. Il principe, infatti, è affetto dal “Mal caduco”, ossia dall’epilessia. Questi fa da subito la conoscenza di svariati personaggi che ci accompagneranno per tutto il romanzo, ma i primi con cui viene a contatto saranno quelli che avranno un ruolo più rilevante nelle vicende che lo riguarderanno, come se l’autore avesse voluto presentarceli da subito per rendere chiara la loro importanza. Conosciamo così Robozin, arrogante, presuntuoso e un po’ rozzo, Lebedev, infido e gran tessitore di piani a discapito del prossimo e per proprio tornaconto personale, e gli Epancin, famiglia variegata e già di per sé interessante. E poi c’è la dannatamente bella Nastasia Filipovna, vera regista di questa fitta trama di avvenimenti.

La scena si svolge tra la città di Pietroburgo e la cittadina di vacanza Pablosc, in un tempo approssimativo di un anno. Un anno ricco di eventi per il nostro principe che tutti considerano un idiota, un sempliciotto, uno stupido, un bambino. In pochi riusciranno a comprendere che, invece, egli è molto intelligente e riesce a capire le persone molto meglio di tanti altri. Solo che è troppo, assolutamente, irrimediabilmente buono e lascia che tutti si approfittino di lui; inoltre egli è certamente ingenuo poiché spesso, preso dalla volontà di agire per il meglio e di favorire gli altri, non tiene conto di come i suoi comportamenti possano essere interpretati dagli altri e che talvolta qualcuno potrebbe rimanerne ferito. Tutta la storia ruota intorno a questo, con chiarimenti e stravolgimenti fino ad un epilogo inaspettato e di certo insperato.

Ripeto, si tratta di una lettura non facile, ma di certo interessante, che permette di riflettere sulla natura umana e sui rapporti interpersonali: vi sono, infatti,  alcune frasi, alcuni comportamenti, alcune riflessioni su cui vale la pena di soffermarsi a riflettere. Nonostante la difficoltà, quindi, non posso non consigliare la lettura di questo classico.

 

Opera recensita: “L’idiota” di Fedor Dostoewskij

Editore: prima ed. originale 1868

Genere: romanzo, letteratura russa

Ambientazione: Russia, metà dell’Ottocento

Pagine: 610 (ed. Einaudi 2005)

Prezzo: 14,50 €

Consigliato: sì.

 

sabato 11 febbraio 2017

RECENSIONE: ALEXANDR PUSKIN - EVGENIJ ONEGIN


Sinossi (Ed. Marsilio):

Uno spreco, una storia d'amore mancata, l'impossibile accordo tra educazioni sentimentali ispirate a modelli letterari diversi, la vita stritolata nelle

divergenze fra civiltà e natura. L'incontro di Evgenij e Tatiana nella campagna russa, la lettera d'amore della signorina di provincia al giovane dandy,

il duello con cui questo uccide l'amico, i suoi viaggi e infine l'arrivo a Pietroburgo per riconoscere Tatiana nelle vesti di altera principessa legislatrice

di salotti e innamorarsene perdutamente: Puskin racconta questa tragica storia con grande levità di toni.

 

Il protagonista di questa storia è Evgenij Onegin (da alcuni editori italianizzato in Eugenio), un giovane bon vivant di città abituato a passare da una festa ad un ballo, da una donna ad un’altra con molta leggerezza. Richiamato nella campagna russa da una missiva che gli ingiunge di assistere uno zio morente, al suo arrivo Onegin trova una pace insperata e la possibilità di oziare allontanandosi, almeno temporaneamente, dai lussi della città. Qui conosce Lenski, un giovane poeta bello ed ardimentoso con il quale stringe amicizia, e Tatiana, una giovane ombrosa e schiva che si innamora di lui.

Troppo affezionato alla propria libertà, il nostro eroe la rifiuta, ma a distanza di tempo questa scelta si rivelerà un fatale errore.

La storia ci viene raccontata da un narratore esterno, un amico di Onegin, probabilmente l’autore stesso. Costui interviene talvolta per spiegare le sensazioni provate dai personaggi, ciò che celano nel loro animo e spesso ha la funzione di chiarire al lettore i punti più oscuri. Il romanzo è scritto in versi divisi in stanze ed il linguaggio (consideriamo che l’Onegin è stato scritto nell’Ottocento) è parimenti poetico e a volte pomposo. Tuttavia l’opera si legge piacevolmente e senza intoppi, ma altresì senza particolari picchi di interesse.

Personalmente ho trovato questo romanzo, il primo che leggo di Puskin, piacevole ma non particolarmente emozionante: non è nonostante fossi curiosa di conoscere l’evoluzione della storia, il libro non è riuscito a coinvolgermi fino in fondo. Ad ogni modo riconosco che si tratta di un’ottima lettura, perciò la consiglio. Ultima considerazione: nei romanzi d’amore di solito mi piacciono i finali alla “e vissero felici e contenti”, ma in questo caso sono contenta che sia andata diversamente! Onegin come personaggio non mi piace e l’ho trovato borioso ed arrogante, perciò… ben gli sta!

 

Opera recensita: “Evgenij Onegin” di Alexandr Puskin

Editore: Marsilio, Feltrinelli, Einaudi, Bur, Sansoni

Genere: romanzo in versi

Ambientazione: Russia, 1800

Consigliato: sì.

 

sabato 4 febbraio 2017

RECENSIONE: MICHAIL BULGAKOV - IL MAESTRO E MARGHERITA


Sinossi:

"Un miracolo che ognuno deve salutare con commozione". Così Eugenio Montale accoglieva nel 1967 il romanzo postumo che consacrava di colpo Bulgakov, fino

ad allora sconosciuto, tra i grandi scrittori russi del Novecento, e forniva un quadro indimenticabile della Russia di Stalin. Nella Mosca degli anni '30

arriva Satana in persona e sotto le spoglie di un esperto di magia nera, accende una girandola di eventi tragicomici.

 

Commento:

Beh, che dire? Un vero e proprio capolavoro della letteratura! Geniale, dissacrante, visionario ed attualissimo. Mi sono innamorata di questo libro!

Il titolo è “il maestro e Margherita”, perciò ci si aspetterebbe che l’opera narrasse solo la storia di questi due personaggi… niente di più sbagliato! Il vero protagonista di questa storia è lui, il Messere, il principe del male, Woland… alias? Satana! Tutto comincia durante il plenilunio di primavera, quando, nel pomeriggio, agli stagni Patriarsie, avviene un incontro alquanto singolare tra il poeta Ivan Besdomni, il direttore dell’associazione letteraria Massolit, Berliotz e uno strano viaggiatore che dice di essere un professore, un consulente di magia nera… Questo incontro attiva una serie di eventi a catena che coinvolgono le più alte personalità del teatro moscovita, ma anche letterati, impiegati e gente comune. Dall’arrivo di questo strano consulente e del suo variopinto seguito, la città di Mosca precipita nella follia e nel delirio. Ben presto il lettore comprenderà che il misterioso straniero altri non è che il diavolo in persona, venuto in città per osservare i comportamenti dei moscoviti che si rivelano estremamente manipolabili, influenzabili e sensibili al denaro, alla corruzione, all’egocentrismo ed all’accidia. Woland ed i suoi (un gatto dalle sembianze molto umane, uno spilungone col vestito a quadretti e dei finti occhiali a molla, un ometto fulvo e dalla voce nasale, una cameriera nuda) troveranno terreno fertile per le loro magagne nella città dove regnano la corruzione e la perdizione. Fra i tanti personaggi colpiti dall’influenza del maligno troviamo poi il maestro (uno scrittore ostracizzato per un romanzo sui fatt Ponzio Pilato e la crocifissione di Jeshua) e la sua bella amante, Margherita… la loro sorte è esemplare per capire lo stato di follia in cui versa la città di Mosca nel periodo stalinista.

La trama principale, con il susseguirsi degli eventi tragicomici causati da Woland e dai suoi, è intervallata da stralci del romanzo del maestro, ambientati a Gerusalemme ai tempi di Pilato e di Jeshua Hanozri, utili a far comprendere quanto poco sia cambiata la natura dell’uomo nonostante siano passati millenni. Ed anche noi, lettori moderni, non fatichiamo a giungere alla stessa considerazione leggendo questo libro così visionario ed attuale: non è difficile, infatti, cogliere le analogie con i comportamenti in uso anche nella quotidianità della nostra società. Lo stile di Bulgakov, poi, è davvero pregevole: non una parola in più, né una in meno; tutto è funzionale alla narrazione puntuale, precisa ed evocativa. Proprio Bulgakov, in un passo di questo libro, si definisce “narratore veridico, ma estraneo”: proprio così, veridico, estraneo, ma molto, molto acuto ed intelligente!

Inutile aggiungere che mi è piaciuto moltissimo e che lo consiglio vivamente a tutti… un’imperdibile fiaba realista che ci fornisce un ritratto impietoso e veritiero della società del primo Novecento, ma anche della nostra!

 

Opera recensita: “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov

Editore: Einaudi, prima ed. italiana 1967

Genere: letteratura russa

Ambientazione: Russia degli anni Trenta

Pagine: 390

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: assolutamente sì.

 

martedì 13 dicembre 2016

RECENSIONE: FEDOR DOSTOEWSKIJ - DELITTO E CASTIGO


Sinossi:

"E' il rendiconto psicologico di un delitto. Un giovane, che è stato espulso dall'Università e vive in condizioni di estrema indigenza, suggestionato,

per leggerezza e instabilità di concezioni, da alcune strane idee non concrete che sono nell'aria, si è improvvisamente risolto a uscire dalla brutta situazione.

Ha deciso di uccidere una vecchia che presta denaro a usura..." (Dostoevskij).

 

Comincerei col dire che questa “recensione” non ha alcuna pretesa di esaustività o completezza: si tratta solo del mio personale e modesto commento ad un’opera fondamentale per la letteratura russa e, oserei dire, mondiale.

“Delitto e castigo” è, come ci spiega lo stesso Dostoewskij, il racconto dettagliato delle vicende accadute al giovane Raskolnikov, ex studente, ridotto all’indigenza dalla mancanza di denaro e di lavoro, oppresso dall’aura protettiva della madre e della sorella e per di più misantropo. Per uscire dalla sua condizione di uomo ordinario e per elevarsi a quella di uomo straordinario, Raskolnikov decide di uccidere una vecchia usuraia che vive delle altrui sventure. Raskolnikov si prefissa di liberare la società da questo “pidocchio” e di donare il suo oro agli altri, così porta a termine con successo il suo piano delittuoso, uccidento fortuitamente anche la sorella della vecchia, sopraggiunta durante l’omicidio. Da questo momento Raskolnikov vive tra il senso di colpa e la strenua e lucida difesa di sé, tra la misantropia e il bisogno di verità e giustizia anche nei rapporti con chi lo circonda. Dopo un lungo travaglio interiore gli eventi e le riflessioni lo inducono a costituirsi per scontare il suo castigo e la sua condanna.

Creando il personaggio di Raskolnikov, Dostoewskij ha voluto rappresentare la condizione (per nulla inconsueta) di un uomo, un giovane, che si dibatte tra il proprio io che vuole emergere ed affermarsi come straordinario e le rigide convenzioni di una società che lo vorrebbe stretto tra studio, lavoro e famiglia condannandolo all’ordinarietà. Con un incedere a tratti lento ed angosciante ed a tratti guizzante e vivo, l’autore ripercorre il travaglio psicologico, umano e concreto di quest’uomo che mai, fin quasi alla fine del romanzo, si ritiene colpevole: egli ha ucciso la vecchia e sua sorella, ma non vuole che quest’azione si definisca delitto giacché egli ha liberato la società da un peso. E infatti riflette che forse ciò che è considerato sbagliato è solo un fattore estetico: se egli avesse ucciso con le bombe forse sarebbe stato giustificato ed in questo si vede la sua critica alla società ed alla giustizia che punisce lui, uomo “superiore” e non chi fa la guerra. Così Raskolnikov è ossessionato da questi pensieri, da queste idee fisse, intrappolato nella condizione che con l’omicidio lui stesso ha creato, ed oscilla costantemente tra delirio e folle lucidità.

Ma in questo lungo romanzo, uno dei maggiori di Dostoewskij, non c’è solo Raskolnikov: sono tanti i personaggi che in vario modo incidono sulla storia e sulle decisioni del giovane. Ci sono la madre e la sorella, ci sono i due diversi ma entrambi abietti pretendenti di quest’ultima, ci sono gli amici (o presunti tali) di Raskolnikov e poi c’è Sonja, personaggio di infinita dolcezza, con la quale Raskolnikov si confiderà e che arriverà ad amare. E poi c’è un ultimo messaggio che l’autore vuole lasciarci: il libro non si chiude con la condanna di Raskolnikov a scontare il castigo, anzi nelle ultime pagine si avverte chiaramente la possibilità di una rinascita, di una riapertura alla vita, di un passaggio dalla colpa all’espiazione.

Per concludere… Questo è un libro importante che mi è piaciuto molto. Personalmente non riesco ad inserirlo nei miei libri preferiti ed ancora, a lettura ultimata, non me ne spiego la ragione. Resta il fatto che “delitto e castigo” fa parte dei capisaldi della letteratura e dovrebbe starsene lì, nella libreria di ognuno di noi, con i segni visibili delle ore impiegate per leggerlo: è un libro che va vissuto, letto e riaperto a distanza di tempo perché ci sarà sempre qualcosa che ci è sfuggito, una riflessione nuova che non avevamo fatto… è sempre così coi grandi libri, o almeno, io la penso così.

Al di là della mia opinione… non lasciatevi intimorire dal numero di pagine e leggetelo se ancora non l’avete fatto.

 

Opera recensita: “delitto e castigo” di Fedor Dostoewskij

Editore: Einaudi, ed. 2005 (prima pubblicazione 1866)

Genere: letteratura russa

Ambientazione: San Pietroburgo

Pagine: 655

Prezzo: 13,50 €

Consigliato: sì.

 

venerdì 21 ottobre 2016

VLADIMIR NABOKOV: LOLITA


E’ difficile recensire i classici, ma lo è ancor di più quando si tratta di un romanzo così controverso com’è “Lolita” e sul quale è stato detto di tutto e di più. La mia, perciò, non è una recensione, ma un’esortazione a leggere questo (a parer mio e di molti altri) capolavoro.

La storia narrata da Nabokov in questo libro sarà certamente nota ai più, tuttavia, per completezza, dirò che si tratta dell’amore perverso del professor Humbert Humbert per Lolita, ossia Dolores Haigts, una “ninfetta” di dodici anni, di molti anni più giovane di lui. Qualcuno, in modo sin troppo sbrigativo ed avventato, liquida questa storia come un “semplice” affair di pedofilia: non sono d’accordo, sebbene sia innegabile che Humbert è un pedofilo. “Lolita” narra del controverso, ma altrettanto innegabile fascino suscitato da un giovane e (per la maggior parte dei casi) indifeso corpo femminile esercita sull’uomo adulto e, altresì, l’arte tutta femminile della seduzione che, in forma di gioco, talvolta può diventare sfida e malizioso, astuto opportunismo.

Tralasciamo qui qualunque giudizio morale che meriterebbe una riflessione approfondita ed una discussione ampia ed articolata che tenga conto del periodo storico, delle implicazioni psicologiche e patologiche dei personaggi. Parliamo invece del romanzo, della finzione letteraria ordita da Nabokov: che dire? Trama, in fin dei conti, semplice, arricchita da minuziose descrizioni di luoghi e sensazioni; stile impeccabile, prosa coinvolgente e fluida, nonostante il linguaggio spesso desueto (parliamo comunque di un romanzo scritto più di cinquant’anni fa); l’introspezione tipica degli scrittori russi è presente, ma invece che appesantire il romanzo, gli conferisce quell’aura scintillante di non detto, che sta giusto dietro alle apparenze ed è, forse, ciò che ha permesso a questo romanzo di far parlare di sé anche dopo tanto tempo. Pregevole, poi, la capacità di Nabokov di farci parteggiare, senza alcun dubbio, per il “colpevole”, per quel Humbert, povero e dannato Humbert, sedotto e provocato dalla demoniaca ninfetta. Questo risultato è raggiunto non solo attraverso una spiccata antipatia della bella e tutt’altro che spaurita fanciulla, ma anche attraverso il tono confidenziale ed accorato con cui lo stesso Humbert si rivolge direttamente al lettore: non dimentichiamo che queste memorie sono state scritte dal professor Humbert nei due mesi di prigionia in attesa del giudizio per un delitto da lui commesso. E’ lo stesso protagonista, come afferma nelle ultime righe, a consegnare la sua storia al lettore perché Lolita, la sua Lolita, viva nella coscienza delle generazioni future.

Non so se sono riuscita a convincere gli ultimi indecisi, ma penso che questo libro debba essere letto ed analizzato, discusso ed anche criticato per molti anni ancora. Stupendo!

 

mercoledì 11 maggio 2016

RECENSIONE: FEDOR DOSTOEWSKIJ - IL GIOCATORE


Sinossi:

Divorato da un'insana passione per l'ambigua Polina che sembra non ricambiarlo, il giovane Aleksej si lascia sedurre dal demone del gioco, che lo trascina fatalmente verso una progressiva e inesorabile discesa agli inferi. Per ritrovarsi prigioniero di un mondo oscuro eppure pieno di luci che affascinano e illudono. Un mondo in cui, svanita l'ipocrisia, si rivela tutta la casualità della vita, dove il confine tra fallimento e trionfo lo stabilisce il rimbalzare di una pallina bianca e non c'è spazio per nessuna morale. Una vicenda "scherzosa", come scrive Ginzburg, in cui alla fine non c'è redenzione, ma solo la consapevolezza disillusa e divertita di chi ha accettato le regole del gioco.

 
Oggi mi prendo una bella responsabilità, quella di recensire un’opera di un grande autore russo, il tanto amato da molti e mal digerito da altri, Fedor Dostoewskij.

Di questo autore ho letto altri libri, non ancora i romanzi lunghi, ma finora questo è quello che preferisco: non è breve come il pure bellissimo racconto “le notti bianche”, ma si fa leggere velocemente sia perché la scrittura è incalzante, sia perché le vicende raccontate sono appassionanti.
Il giovane precettore Alexej, intelligente, ma forse un po’ suscettibile, è in vacanza con la famiglia dei suoi alunni presso una località tedesca di fantasia, denominata Roulettenburg. Per fare un piacere alla giovane ed egoista Polina di cui è innamorato, Alexej si avvicina al tavolo da gioco e da quel momento, per un motivo o per l’altro, non riuscirà più a staccarsene. Tra vincite e perdite la storia prosegue con una suspense sempre crescente, fino al culmine, la vincita stratosferica che porterà il precettore alla volta di Parigi al fianco della volubile, sciocca e bella Mademoiselle Blanche.
In questo libro Dostoewskij affronta tanti temi raccontando le diverse vicissitudini umane: parla del pericolo costituito dal gioco d’azzardo, la cui malia travolge il protagonista possedendone l’anima e il corpo, distogliendolo a dirittura dall’amore per Polina; parla dei più disparati comportamenti umani, la doppiezza del francese, la vanità di Blanche, la superbia vaqua del generale… E poi Dostoewskij sfrutta la varietà di personaggi per rimarcare alcune caratteristiche stereotipate dei popoli europei: i francesi, sia Levrier che Mademoiselle Blanche, sono calcolatori ed infingardi, l’inglese è un ricco e scaltro gentleman che sotto la sua imperturbabilità osserva e studia tutto ciò che lo circonda per sfruttare le situazioni a suo vantaggio; e ce n’è anche per i russi, compatrioti dell’autore… insomma, Dostoewskij, famoso per la sua bravura nell’analizzare l’animo umano,  non le manda certo a dire, qui più chiaramente che in altri romanzi.
Inutile dire che questo libro mi è piaciuto molto, l’ho letto in pochissimo tempo e l’ho trovato istruttivo ed a tratti esilarante, soprattutto con la comparsa della nonna! Questo, poi, è un personaggio assolutamente degno di nota: mentre l’allegra comitiva di vacanzieri attende l’arrivo del telegramma con la notizia della sua morte (che consentirebbe al generale ed ai suoi amici di intascare l’eredità), lei sorprende tutti arrivando a Roulettenburg in carne e ossa, sulla sua poltrona portata di peso da servitori e camerieri. Da qui si genera una serie di situazioni di completo delirio, assolutamente esilaranti! Ma non vi svelo di più, dovete leggerlo per forza!
Un’ultima considerazione: ciò che, a parer mio, rende ancor più straordinario questo libro è il fatto che sia stato scritto in circostanze assai anomale. Dostoewskij fu obbligato a scrivere un romanzo e consegnarlo in brevissimo tempo per far fronte alle scadenze contrattuali impostegli da un poco onesto editore. Così, mentre si dedicava alla stesura di “delitto e castigo”, ha dovuto buttar giù questo racconto a dirittura ricorrendo all’aiuto di una stenografa che sarebbe poi diventata la sua seconda moglie. Ciò che mi ha sorpresa, conoscendo queste vicende, è proprio il risultato: questo non sembra a fatto un libro scritto di fretta, tanto è stato ben confezionato! E’ proprio la lucidità delle analisi, il giusto spazio dedicato ad ogni personaggio o considerazione che mi porta a definirlo straordinario!
Beh, vi ho incuriosito? Spero proprio di sì! Buona lettura!

 
Opera recensita: “Il giocatore” di Fedor Dostoewskij

Editore: Einaudi (Prima ed.: 1941, ultima ed. 2015)

Genere: letteratura russa
Ambientazione: Roulettemburg, Parigi
Pagine: 192

Consigliato: sì