simposio lettori copertina

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sabato 7 agosto 2021

COMMENTO: LEV TOLSTOJ - GUERRA E PACE

    Sinossi:

Sette anni occorsero a Tolstoj (dal 1863 al 1869) per comporre uno dei capolavori della letteratura ottocentesca. L’ossatura del romanzo, sullo sfondo delle guerre napoleoniche - dal 1805 alla travolgente insurrezione di tutto il popolo russo nel 1812 - è data dalle vicende di due grandi famiglie dell’alta nobiltà, i Rostov e i Bolkonskij, depositari dei valori autentici e genuini, intrecciate a quelle dei corrotti e dissoluti Kuragin. Spiccano, nella moltitudine di personaggi, le figure di Nataša, fanciulla e poi donna di straordinaria purezza e d’indole forte e impetuosa; del principe Andrei, che porta il suo orgoglio nella guerra, nella prigionia e nell’infelice amore per Nataša; dell’enigmatico e complesso Pierre Bezuchov, capace di autentica adesione al «dolore del mondo». Grandiosa epopea, toccante esplorazione dei lati oscuri e luminosi dell’animo umano, Guerra e pace si ripropone, di generazione in generazione, con immutata immediatezza e rara capacità di avvincere nel profondo.

 

Commento:

Ci sono, nell'immaginario di ogni lettore, libri mitologici che tutti sognano, un giorno o l'altro, di leggere e soprattutto di concludere. Per me Guerra e pace è sempre stato uno di questi. L'ho cominciato, armata di coraggio, a marzo scorso insieme ad un gruppo di lettori. La prima parte, scorrevole e leggera, mi aveva appassionata, ma all'aumentare della difficoltà trovavo mille scuse, letture più urgenti, impegni reali e sempre meno voglia di leggere. Ho riprovato a proseguire a più riprese, ma evidentemente non era ancora giunto il momento. Ormai, però, nella mia mente si era piantato il seme della sfida, così per questo agosto in cui sapevo di avere più tempo e la mente più libera, me lo sono posto come obiettivo e sorprendentemente ce l'ho fatta prima del previsto: l'ho finito, in solitaria, in appena cinque giorni. Obiettivo raggiunto, dunque, ma so già che la mia storia con questo libro non finisce qui: non lo recensirò, non ne sono in grado, per lo meno in questo momento. Sarebbe facile per me buttare lì quattro cose lette e rilette sull'analisi storica della guerra, sulle peculiarità dei personaggi… ma non voglio farlo, né tantomeno ho intenzione di gridare al capolavoro, non perché non lo sia, ma perché per dirlo dovrei averlo compreso ed assimilato completamente e mi rendo conto che per farlo avrei bisogno almeno di un altro paio di letture. Francamente, non è una cosa che farò presto, tuttavia posso dire di averlo apprezzato, di essermi appassionata alle storie raccontate, un po' meno alla parte saggistica e prettamente argomentativa che Tolstoj – ricordando vagamente Hugo nei Miserabili – inframmezza alla narrazione. Lo rileggerò, magari fra molti anni, perché so cosa aspettarmi e soprattutto perché sento che quest'epopea così complessa eppure appassionante ha ancora molto da darmi. Per ora sono soddisfatta, ma solo per ora.

 

Opera recensita: "Guerra e pace" di Lev Tolstoj

Editore: Garzanti, 2007 (prima ed. italiana 1891)

Genere: romanzo storico, saggio

Ambientazione: Russia, 1805-1820

Pagine: 1472

Prezzo: 16,00 €Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

      

mercoledì 23 dicembre 2020

RECENSIONE: MICHAIL BULGAKOV - APPUNTI DI UN GIOVANE MEDICO

Sinossi:

Questi racconti tesi, asciutti, drammatici, percorsi da una vena sottile di umorismo narrano, in prima persona, alcuni episodi vissuti dall'autore in un angolo sperduto della provincia russa a contatto con un'umanità primitiva e superstiziosa. Essi sono la trasposizione letteraria della durissima "prova iniziatica" subita dal giovane Bulgakov, appena uscito dalla facoltà di medicina e spedito a dirigere un ospedale rurale e ad affrontare, da solo, casi clinici spesso sconvolgenti. Costituiscono inoltre il punto d'incontro della duplice personalità scientifica e artistica di Michail Afanas'evic e testimoniano il suo passaggio dall'attività medica all'attività di scrittore.

 

Commento:

Un Bulgakov sottotono, questo di Appunti di un giovane medico, un Bulgakov ben lontano dall'ironia mordace e dissacrante di altre sue opere (Il maestro e Margherita su tutte), ma pur sempre un buon Bulgakov, ironico, acuto nell'osservazione e soprattutto molto, molto umano. È proprio l'umanità il valore aggiunto di quest'opera per il resto embrionale e titubante: l'umanità di un giovane uomo capace di analizzarsi e condannare le proprie reazioni, sia quelle di paura sia quelle di vanteria; l'umanità di chi, lontano dalle cattedre e dalle linde cliniche cittadine, si mette in gioco ogni giorno per aiutare gli altri, combattendo contro la morte altrui in prima linea, mettendoci la faccia, anzi, le mani. In queste pagine c'è il racconto sincero e toccante di un giovane medico appena uscito dall'università che si ritrova catapultato in uno sperduto ospedale di provincia, a fare i conti con la propria inesperienza, con le proprie paure, con le aspettative del personale e dei pazienti, con la vita vera che è ben lontana dalle spiegazioni contenute nei libri. Mi è piaciuto, tutto sommato, ma se non avessi letto altro di Bulgakov in precedenza mi sarebbe piaciuto di più.

 

Opera recensita: "Appunti di un giovane medico" di Michail Bulgakov

Editore: Bur, prima ed. 1963

Genere: narrativa russa

Ambientazione: Russia

Pagine: 202

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

      

mercoledì 2 settembre 2020

RECENSIONE: ISRAEL J. SINGER - A ORIENTE DEL GIARDINO DELL'EDEN


Sinossi:
Mattes Ritter è un venditore ambulante che percorre le campagne della Polonia barattando cianfrusaglie con cibo, pelli e qualche spicciolo. Per poi tornare al suo villaggio, alla sua capanna e alla sua famiglia per il Shabbath. La moglie, Sara, è stremata dalle gravidanze e dalle fatiche domestiche. Non ci si stupisce quindi che nella nascita di un figlio maschio, Nachman, Mattes riponga le speranze di una vita, deciso a fare del piccolo un dotto e stimato rabbino. Quando però Nachman viene sedotto da Hannah, e dalla sirena non meno potente del credo socialista, le speranze di Mattes cominciano a svanire. Ancora di più quando la bella, intelligente a avventurosa figlia Sheindel, rimane incinta di un soldato russo, costringendo tutta la famiglia a trasferirsi nella grande città. Dove l'altra figlia, Reisel, incontra un destino ancora peggiore. A Mattes, chiamato a combattere nella prima guerra mondiale, resta solo un desiderio, che si porta dietro scritto su un pezzetto di carta: alla morte, venire sepolto come un ebreo. Ma anche questa speranza finirà in una fossa comune. Nachman, diventato un agitatore socialista, finirà nelle prigioni polacche, e poi, rilasciato, inseguirà il suo sogno in terra sovietica, accolto a braccia aperte solo dal Commissariato del Popolo per gli Affari Interni. Di nuovo arrestato e poi rilasciato con l'aiuto di Daniel, un leader socialista polacco, verrà alla fine espulso dal paradiso sovietico e si troverà a vagare nella terra di nessuno tra il confine russo e quello polacco.

Commento:
"Così Egli scacciò l’uomo; e pose a oriente del giardino di Eden cherubini che roteavano d’ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via all’albero della vita".
Con questa citazione biblica tratta dalla Genesi, capitolo 3, versetto 24 si apre il bel romanzo di Israel Joshua Singer e con essa, in qualche modo, si sintetizza la triste storia degli ebrei polacchi. Scacciati, umiliati, derisi, essi instancabilmente tentano di raggiungere il Paradiso perduto: cercano di risollevarsi dalla povertà e dalla miseria, provano a raggiungere una condizione di vita un po' più tollerabile, un lavoro più stabile, la pace nella fede, quell'equilibrio di vita che permetta loro di vivere dignitosamente, ma puntualmente ripiombano nella miseria più nera, la sorte li ricolloca in una gabbia sociale dalla quale non c'è verso di uscire. Esattamente questo pare essere il destino della famiglia Ritter, a cominciare da Mattes, il padre ambulante e fervente credente, passando per la giovane madre Sarah morta prematuramente nell'angoscia per il futuro dei suoi figli, proseguendo con la bella e coraggiosa Sheindel che mai ha potuto gioire dopo tanti sacrifici e privazioni, e finendo a Nachman, l'unico figlio maschio che rinnegò lo studio del Talmud per dedicarsi anima e corpo al socialismo, salvo poi venirne brutalmente tradito. Con grande franchezza, onestà e forza, Singer ci racconta la loro drammatica storia di ultimi tra gli ultimi e critica ferocemente il socialismo, l'unica strada che almeno teoricamente avrebbe potuto riscattarli, ma che si rivela solo un'illusione insidiosa e traditrice. Non arriva alle vette narrative de I fratelli Ashkenazi, ma anche in questo romanzo, con la sua prosa scorrevolissima e profonda, ironica e schietta, evocativa e partecipe, Singer riesce a coinvolgere, emozionare, stimolare, incuriosire. E ancora una volta si conferma un grande scrittore e un grande narratore.

Opera recensita: "A oriente del giardino dell'Eden" di Israel Joshua Singer
Editore: Bollati Boringhieri, ed. originale 1939, ed. italiana 2015
Genere: letteratura straniera
Ambientazione: Polonia-Russia
Pagine: 477
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


domenica 5 aprile 2020

RECENSIONE: KRISTIN HANNAH - COME NEVE CHE CADE


Sinossi:
Meredith e Nina Whitson sono due sorelle molto diverse: una si dedica ai figli eal meleto di famiglia; l’altra è una fotoreporter giramondo. A unirle è l’amore per il padre; così, quando lui si ammala, entrambe si ritrovano al suo capezzale, sotto lo sguardo gelido della madre Anya. È proprio lei a condurle verso un antico segreto di famiglia, raccontando la storia di una ragazza vissuta nella Leningrado dilaniata dalla guerra, sepolta dalla neve, dove le donne erano disposte a tutto pur di salvare i propri figli e se stesse.

Commento:
Due donne, due sorelle così diverse tra loro per carattere, inclinazioni, atteggiamento nei confronti degli altri e della vita, sono accomunate dall'amore infinito che hanno per il loro padre. È sempre stato lui il centro della famiglia, il catalizzatore, il trait d'union. La madre, invece, non la conoscono. O meglio, è sempre stata lì con loro, ma le ha sempre tenute a distanza, sembrava non amarle, sembrava non gradire il loro amore. Quando il padre muore, Nina e Meredith si ritrovano a fare i conti con la madre, con le loro vite che stanno andando alla deriva e con due promesse che hanno fatto al padre in punto di morte… due promesse difficili da onorare. Dopo il primo scontro, però, qualcosa cede e i racconti, le favole, le storie cominciano a fluire… e con tenacia quelle due donne così vicine, ma così distanti anche da se stesse, cominceranno a ritrovarsi e a scoprire qualcosa in più su quella donna che, più o meno consapevolmente, ha condizionato le loro vite. Ciò che con fatica scopriranno rivelerà un dolore insondabile e una storia di una tristezza disarmante che le (e ci) riporterà direttamente in Russia, nel freddo inverno di Leningrado ai tempi della Seconda guerra mondiale, di Stalin e delle sue atrocità.
Un buon romanzo scritto in modo ricercato ed attento, ambientato tra l'America di oggi e la Russia di settant'anni fa. Un romanzo storico che consiglio, sebbene per la verità l'abbia trovato un po' troppo lento e mi abbia dato poche emozioni rispetto a quelle che mi sarei aspettata da una storia come questa.
In ogni caso, merita una lettura, se non altro per il risvolto storico e per le vicende che racconta.

Opera recensita: "Come neve che cade" di Kristin Hannah
Editore: Mondadori, 2020
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Stati Uniti, Alaska, Russia
Pagine: 379
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8
Colonna sonora sperimentata: Madredeus


martedì 28 gennaio 2020

RECENSIONE: LJUDMILA PETRUSEVSKAJA-C'ERA UNA VOLTA UNA DONNA CHE CERCò DI UCCIDERE LA FIGLIA DELLA VICINA


Sinossi:
Tra crudo realismo e senso del fantastico una raccolta di storie che reinventa la tradizione di Gogol' e Poe e racconta la Russia contemporanea come se fosse un atroce, fiabesco scherzo del destino.
Una città messa in ginocchio da una violenta epidemia; un colonnello visitato in sogno dalla moglie defunta che gli intima di non sollevarle il velo dal viso; una donna pedinata da un tale che sostiene di essere suo marito. Apparizioni, interventi sovrannaturali, incubi e scherzi del destino. Dai Canti degli slavi orientali, le Allegorie, i Requiem e le Fiabe prorompe una galleria di personaggi sulfurei e vibranti. Tratteggiati col piglio inimitabile dell’enfant terrible della letteratura russa.
Commento:
Sono approdata a questo libro per una pura casualità. Non sapevo davvero cosa aspettarmi, non avevo mai sentito nominare l'autrice… ed è stata davvero una piacevole scoperta. In questa raccolta di racconti Ljudmila Petrusevskaja, una delle maggiori scrittrici russe viventi, ci offre una panoramica di situazioni in divenire, in bilico tra gotico e fiabesco, tra fantasticheria, allucinazione e realtà, con le quali scandaglia senza giudizi né pregiudizi la natura umana e la società di oggi. Lo fa in modo particolare, con la franchezza e insieme l'enigmaticità dei migliori scrittori russi: ci racconta molto, ma lo fa esponendo fatti nudi e crudi, concatenati in evoluzioni imprevedibili e finisce per non dirci, in realtà, nulla di prescritto: tocca a noi interpretare, giungere alle conclusioni, sempre ammesso che ci siano.
Racconti brevi, situazioni intime e grottesche, brividi e risvolti sociologici, con un'abbondante dose di spregiudicatezza narrativa degna di un visionario. La sua è una prosa dinamica, ironica, acuta, tutta da interpretare. Non so perché, ma credo che un'ipotetica conversazione con una donna come la Petrusevskaja sarebbe decisamente illuminante. Non potendo parlarci, però, è stato piacevolissimo leggerla… ovviamente la consiglio a chi cerchi una lettura non scontata e non convenzionale, magari da spezzettare e rimaneggiare nel pensiero.


Opera recensita: "C'era una volta una donna che cercò di uccidere la figlia della vicina" di Ljudmila Petrusevskaja
Editore: Einaudi, 2016
Genere: raccolta di racconti
Ambientazione: Russia
Pagine: 200
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 6 gennaio 2020

RECENSIONE: JEAN-MICHEL GUENASSIA - IL CLUB DEGLI INCORREGGIBILI OTTIMISTI


Sinossi:
Parigi, 1959. Sono anni vertiginosi: la Seconda guerra mondiale è finita da troppo poco tempo per essere Storia, la guerra d'Algeria segna le vite dei francesi d'oltremare. Michel Marini, undici anni, figlio di immigrati italiani, esce dall'infanzia e si affaccia a un'adolescenza inquieta e piena di emozioni. Vagabonda per il quartiere, si ritrova con gli amici a giocare a calcio balilla; un giorno entra in un bistrò, il Balto. È attratto da una stanza sul retro dove si ritrova un gruppo di uomini, che parlano un francese a volte approssimativo e portano dentro di sé storie e passioni sconosciute. Sono profughi dei Paesi dell'Est, uomini traditi dalla Storia, ma visionari che ancora credono nel comunismo. Incorreggibili ottimisti. Frequentare il Balto vuol dire scoprire il mondo. Michel cresce con Igor, Leonid, Imré, Pavel, Tibor, Sasha; impara a conoscere l'amicizia, l'amore, la complessità degli ideali. Nel retro di un bistrò si litiga, si beve, si gioca a scacchi, si raccontano barzellette su Stalin, si offre se stessi e le proprie storie, storie terribili di esilio che si intrecciano sullo sfondo di un decennio epocale, tra filosofia e rock'n'roll, Sartre e Kessel, la conquista dello spazio e l'inizio della Guerra fredda. Nella tradizione del grande romanzo francese, un affresco indimenticabile di un'epoca. Un libro di cui, una volta iniziato, non si può più fare a meno, capace di trascinare e di suscitare emozioni intense, e che lascia pieni di nostalgia per i suoi eroi.

Commento:
La bellezza di questo libro non è folgorante, dirompente… per coglierla bisogna addentrarvisi, leggere, scoprire pian piano storie, risvolti, non detti… proprio come accade al protagonista nonché voce narrante, il giovanissimo Michel Marini, che un giorno viene in contatto con il club degli incorreggibili ottimisti e, prima che possa conoscere le storie di quegli uomini così singolari e gli spettri che si portano sulle spalle, dovranno passare anni di frequentazione assidua. Ci sono tante cose in queste pagine, c'è storia, filosofia, ideologie superate in cui gli irriducibili continuano a credere; c'è l'adolescenza, l'esilio forzato, i rapporti familiari travagliati, le guerre, la separazione, l'amicizia… è un romanzo non facile, ma che sa catturare pagina dopo pagina, che sa fare compagnia, far riflettere, affezionare, commuovere. Il personaggio che ho amato di più, fra i tanti belli, è stato Sasa… chi leggerà il libro fino in fondo potrà capire perché. A chi vorrà farlo dico: provate ad immergervi in queste pagine senza aspettarvi niente, senza sapere cosa aspettarvi… ne sarete conquistati.


Opera recensita: "Il club degli incorreggibili ottimisti" di Jean-Michel Guenassia
Editore: Salani, 2010
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Francia-Russia
Pagine: 704
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


sabato 7 dicembre 2019

RECENSIONE: LARA PRESCOTT - NON SIAMO MAI STATI QUI


Sinossi:
Mosca, 1949. È notte fonda quando Olga Ivinskaja viene prelevata dall’angusta cella che divide con altre prigioniere. Quello che gli uomini in nero vogliono sapere – e che Olga rifiuta ostinatamente di confessare – è se davvero il grande Pasternak stia lavorando a un’opera sovversiva in grado di gettare cattiva luce sul regime sovietico. Ma invece di mettere nero su bianco le informazioni che l’interrogatore prova a estorcerle, Irina impugna la penna per raccontare la sua storia. La storia di un amore proibito più tenace persino della prigionia. E di un romanzo, Il dottor Živago, più forte di ogni censura. A Washington, intanto, presso la sede centrale della CIA, la giovane Irina viene arruolata come dattilografa e presto promossa al ruolo di spia. In piena Guerra Fredda, tra i suoi obiettivi c’è quello, delicatissimo, di aggirare il bando che vieta la pubblicazione di Živago in Unione Sovietica, e risvegliare la sete di libertà della popolazione sfruttando l’arma più micidiale e sottovalutata che esista: il potere delle parole. Epico, appassionato e più attuale che mai, Non siamo mai stati qui è il racconto a più voci di un’epoca travagliata e di una formidabile avventura umana, sentimentale e letteraria. Un vibrante omaggio a un tempo in cui “credevamo che i libri potessero cambiare la Storia”.

Commento:
«Un’indimenticabile storia di spie, amori proibiti e letteratura.». Questa definizione, data dal Publishers Weekly, è quella che, a parer mio, calza meglio a questo romanzo perché ne sintetizza perfettamente i tratti salienti. Non siamo mai stati qui, l'esordio narrativo di Lara Prescott, però, è molto di più. Innanzitutto è una storia di fantasia basata su fatti ed eventi reali: è reale il divieto di pubblicazione del Dottor Zivago in Russia e in tutto il mondo, è reale il modo in cui lo ottenne e lo pubblicò per primo Giangiacomo Feltrinelli, sono reali le persecuzioni subite da Pasternak e soprattutto da Olga Ivinskaja, la sua amante, la donna che più di chiunque altro in Russia si prodigò, rischiò e pagò per questo libro. Quello tra Olga e Boris Pasternak fu un amore struggente, duraturo e fortissimo, più forte del carcere, più forte del campo di costrizione in cui fu rinchiusa lei, più dell'amore coniugale, pure importante, di Boris con Zinaida. Ma quello tra Olga e Boris non è l'unico amore presente in questo libro. Andiamo con ordine e torniamo, per un momento, al centro del romanzo, ossia al Dottor Zivago: se, infatti, questo libro in Russia era vietato e lo Stato fece di tutto per impedirne pubblicazione e diffusione, in Occidente ed in particolare in America, al di là della Cortina, c'era chi vi vedeva un'opera in grado di risvegliare il sentimento antisovietico, la voglia di libertà, la forza di ribellarsi all'oppressione. Alla Cia e alle sue spie, quindi, il compito delicatissimo e rischiosissimo di recuperarne delle copie, farle tradurre e girare per il mondo. Fu creata – e questo è accaduto davvero – una vera e propria Missione Zivago i cui rapporti sono stati resi pubblici dalla Cia nel 2014 e proprio le lacune su di essi hanno dato all'autrice di questo libro l'idea di creare una storia fantastica in grado di riempire i vuoti. E qui entrano in gioco le dattilografe, ossia le donne che battevano a macchina, ogni giorno, instancabilmente, i rapporti segreti. Fra di loro c'era Irina, una giovane americana che parla fluentemente il russo: lei in Russia non ci è mai stata, ma i suoi genitori – o meglio, sua madre – erano originari della Madrepatria. Inutile dire che, per nascita e vicissitudini familiari, Irina – con la sua vocazione innata per scomparire – era la spia perfetta. E infatti a lei, tra gli altri, fu affidato il compito di procurarsi e diffondere il libro di Pasternak. Al suo fianco… Sally Forrester, spia di lungo corso, appariscente, sveglia, omosessuale in un tempo in cui esserlo era proibito. Sally è, senza dubbio, il mio personaggio preferito in questo libro… perché? Leggete e lo scoprirete! 😊
Scherzi a parte, Non siamo mai stati qui è, fra le mie tante letture del 2019, una di quelle che ricorderò con più piacere. Spy story, romanzo storico, storia d'amore, omaggio ai libri e alla loro funzione socioculturale… cosa volere di più? E sta anche per diventare un film! Piccola postilla: per leggere questo libro non è necessario aver letto Zivago… quindi non ci sono scuse, libro da leggere sicuramente. E magari, per chi – come la sottoscritta – non l'ha ancora fatto, dopo una lettura di Zivago non guasterebbe!

Opera recensita: "Non siamo mai stati qui" di Lara Prescott
Editore: Dea Planeta, 2019
Genere: romanzo storico, spy story
Ambientazione: Russia-Stati Uniti, 1949-1965
Pagine: 448
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 10 gennaio 2019

RECENSIONE: MICHAIL BULGAKOV - CUORE DI CANE


Sinossi:
Storia di un bizzarro esperimento scientifico, che innesta su un cane randagio moscovita l'ipofisi di un uomo, il racconto denso di avventure ironiche e grottesche di un animale che scopre il mondo con la sensibilità di un essere umano. "Cuore di cane" fu scritto nel 1925, rimase inedito per decenni perché sequestrato dalla polizia segreta sovietica, venne ritrovato negli archivi del KGB dopo la morte dell'autore e finalmente pubblicato conquistò quindi l'apprezzamento dei lettori di tutto il mondo.

Commento:
Difficile classificare, incasellare, valutare questo brillante racconto di Bulgakov: oserei dire che è un precursore della fantascienza, ma probabilmente una specie di preveggente. Questo racconto, infatti, può essere grossomodo diviso in due parti: una prima, in cui le vicende vengono viste dal protagonista, un cane povero ma onesto che tutti chiamano Pallino; una seconda, in cui il racconto si sviluppa tra annotazioni dei medici e narrazione esterna ed impersonale. Il risultato è esilarante, grottesco, stupendo: è la storia di Pallino che, con la lusinga del cibo di cui è ghiotto, viene condotto nello studio medico di un eminente professore che sta sperimentando il ringiovanimento attraverso l'inserimento dell'ipofisi umana in un cervello animale. Il povero Pallino, dopo essere stato messo all'ingrasso per giorni, viene sottoposto all'esperimento. Il risultato è inaspettato per tutti. Un racconto breve, ma illuminante che consiglio caldamente. Avevo già intuito una mia personale predilezione per Bulgakov tra gli autori russi leggendo "Il maestro e Margherita", ma qui ne ho avuto la conferma: bravo Tolstoj, bravissimo Dostohewskij, interessante Puskin, ma Bulgakov è a dir poco geniale!


Opera recensita: "Cuore di cane" di Michail Bulgakov
Editore: Bur-Mondadori-Einaudi, scritto nel 1925
Genere: fantascienza, letteratura russa
Ambientazione: Russia
Pagine: 169 (Ed. Bur 2007)
Prezzo: 8,00 € (Ed. Bur 2007)
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 16 giugno 2018

RECENSIONE: ANDREI MAKINE - L'ARCIPELAGO DELLA NUOVA VITA


Sinossi:

Agli estremi confini orientali della Russia, dentro al vento del Pacifico, per terre immense che sembrano sfuggite alla storia, Pavel Gartsev e i suoi

compagni danno la caccia a un criminale dal volto sconosciuto. Pavel, nato e cresciuto nella Russia di Stalin, ha un passato di solitudine e abbandoni:

rimasto orfano da bambino in circostanze che non conosce, ha vissuto, soldato ancora giovanissimo, tutta la violenza della seconda guerra mondiale. Rientrato

a casa, Pavel si iscrive all’università, conosce Sveta, sogna di iniziare con lei una vita normale, ma all’addensarsi della guerra fredda è richiamato

in servizio nell’est del paese e gli viene assegnato il compito di dare la caccia, insieme ad altri soldati, a un uomo evaso da un campo di prigionia.

Per molti giorni i cinque, accompagnati da un cane, seguono per l’infinita distesa della taiga le tracce dell’uomo; la preda è astuta, più volte si fa

gioco dei suoi inseguitori, costringendoli a un vagare disperato ed esaltante. Quando i suoi compagni vengono feriti, Pavel decide di continuare la caccia

da solo, ma non sa ancora che la vera identità del fuggitivo, una volta scoperta, sarà capace di sconvolgere la sua vita.

 

Commento:

Un meraviglioso racconto di guerra e d’amore. Due concetti, due termini, dai significati così ampi e sfuggenti che si fa fatica ad inquadrarli. Cos’è la guerra? Non solo un combattimento fisico e frontale, ma anche una battaglia interiore, una lotta contro la volontà di lasciarsi andare, il superamento dei propri limiti, la capacità di conoscere e seguire i propri valori senza lasciare decidere gli altri. E cos’è l’amore? L’amore tra uomo e donna, certo, ma anche l’amore per la giustizia, l’ammirazione per la superiorità dell’altro, la ricerca spasmodica di un motivo, anche illusorio, per continuare a vivere. Troviamo tutto questo in queste pagine: concetti grandissimi quasi quanto la terra che i protagonisti percorrono. Una terra, un paesaggio, una natura, un viaggio, una fuga, che è metafora della vita. E quando tutto sembra perduto si deve trovare la via d’uscita, l’occasione, la forza  per ricominciare da zero.

Lettura piacevole, avvincente e quasi commovente nel finale, un’analisi delicata e sobria dei più estremi sentimenti umani. Consigliato.

 

Opera recensita: “L’arcipelago della nuova vita” di Andrei Makine

Editore: La nave di Teseo, 2017

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Siberia

Pagine: 234

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

 

mercoledì 21 febbraio 2018

RECENSIONE: TIZIANO TERZANI - BUONANOTTE, SIGNOR LENIN


Sinossi:

Nell'agosto 1991 Terzani si trova lungo il corso del fiume Amur, in Siberia, quando apprende la notizia del golpe anti-Gorbacev, che ha appena avuto luogo

a Mosca. Decide di intraprendere subito il lungo viaggio che lo condurrà in due mesi, attraverso la Siberia, l'Asia centrale e il Caucaso, fino alla capitale.

Un'esperienza eccezionale, fissata negli appunti, nelle riflessioni e nelle fotografie che compongono questo libro: una testimonianza in presa diretta

di un evento epocale, una galleria di individui e popoli diversi, un panorama di città leggendarie, di luoghi sconosciuti, di vestigia del passato e di

prepotenti segnali del nuovo che avanza. Un viaggio, e un libro, che ci ha consegnato l'istantanea del tramonto definitivo dell'impero sovietico.

 

Commento:

Qualunque cosa io possa dire sui libri di Terzani non farebbe che sminuirne l’impatto, non renderebbe l’idea. I suoi libri parlano di viaggi mai solo fisici, mai con un unico fine: quando si legge un libro di Terzani bisogna affidarsi nelle sue mani sapienti e lasciarsi condurre in un viaggio spirituale, sensoriale, fatto di suggestioni, di idee, di riflessioni. Terzani era un profondo conoscitore del mondo, della natura umana e delle dinamiche relazionali, ma la sua non era una conoscenza teorica o letteraria, era fatta di esperienze dirette, date dall’aver vissuto in tanti posti, aver conosciuto tante culture.

In questo specifico libro Terzani ci racconta il suo viaggio attraverso l’Unione Sovietica in declino, alla luce del Golpe dell’agosto 1991, nel quale tenta di capire cosa accadrà alle repubbliche che la componevano, cosa ne è stato del comunismo e del mito di Lenin, quale futuro si prospetta per questi popoli apparentemente liberati ma in realtà quasi alla deriva. Una scrittura semplice, fatta di impressioni, priva di virtuosismi letterari o finzioni narrative; un racconto di viaggio che emoziona e suggestiona. Io l’ho letteralmente divorato e avrei voluto che non finisse mai. Cosa dire ancora se non… buona lettura?

 

Opera recensita: “Buonanotte, Signor Lenin” di Tiziano Terzani

Editore: Longanesi, prima ed. 1992

Genere: reportage, narrativa italiana

Ambientazione: Ex Unione Sovietica-Asia Centrale

Pagine: 432

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9

 

sabato 11 febbraio 2017

RECENSIONE: ALEXANDR PUSKIN - EVGENIJ ONEGIN


Sinossi (Ed. Marsilio):

Uno spreco, una storia d'amore mancata, l'impossibile accordo tra educazioni sentimentali ispirate a modelli letterari diversi, la vita stritolata nelle

divergenze fra civiltà e natura. L'incontro di Evgenij e Tatiana nella campagna russa, la lettera d'amore della signorina di provincia al giovane dandy,

il duello con cui questo uccide l'amico, i suoi viaggi e infine l'arrivo a Pietroburgo per riconoscere Tatiana nelle vesti di altera principessa legislatrice

di salotti e innamorarsene perdutamente: Puskin racconta questa tragica storia con grande levità di toni.

 

Il protagonista di questa storia è Evgenij Onegin (da alcuni editori italianizzato in Eugenio), un giovane bon vivant di città abituato a passare da una festa ad un ballo, da una donna ad un’altra con molta leggerezza. Richiamato nella campagna russa da una missiva che gli ingiunge di assistere uno zio morente, al suo arrivo Onegin trova una pace insperata e la possibilità di oziare allontanandosi, almeno temporaneamente, dai lussi della città. Qui conosce Lenski, un giovane poeta bello ed ardimentoso con il quale stringe amicizia, e Tatiana, una giovane ombrosa e schiva che si innamora di lui.

Troppo affezionato alla propria libertà, il nostro eroe la rifiuta, ma a distanza di tempo questa scelta si rivelerà un fatale errore.

La storia ci viene raccontata da un narratore esterno, un amico di Onegin, probabilmente l’autore stesso. Costui interviene talvolta per spiegare le sensazioni provate dai personaggi, ciò che celano nel loro animo e spesso ha la funzione di chiarire al lettore i punti più oscuri. Il romanzo è scritto in versi divisi in stanze ed il linguaggio (consideriamo che l’Onegin è stato scritto nell’Ottocento) è parimenti poetico e a volte pomposo. Tuttavia l’opera si legge piacevolmente e senza intoppi, ma altresì senza particolari picchi di interesse.

Personalmente ho trovato questo romanzo, il primo che leggo di Puskin, piacevole ma non particolarmente emozionante: non è nonostante fossi curiosa di conoscere l’evoluzione della storia, il libro non è riuscito a coinvolgermi fino in fondo. Ad ogni modo riconosco che si tratta di un’ottima lettura, perciò la consiglio. Ultima considerazione: nei romanzi d’amore di solito mi piacciono i finali alla “e vissero felici e contenti”, ma in questo caso sono contenta che sia andata diversamente! Onegin come personaggio non mi piace e l’ho trovato borioso ed arrogante, perciò… ben gli sta!

 

Opera recensita: “Evgenij Onegin” di Alexandr Puskin

Editore: Marsilio, Feltrinelli, Einaudi, Bur, Sansoni

Genere: romanzo in versi

Ambientazione: Russia, 1800

Consigliato: sì.

 

sabato 4 febbraio 2017

RECENSIONE: MICHAIL BULGAKOV - IL MAESTRO E MARGHERITA


Sinossi:

"Un miracolo che ognuno deve salutare con commozione". Così Eugenio Montale accoglieva nel 1967 il romanzo postumo che consacrava di colpo Bulgakov, fino

ad allora sconosciuto, tra i grandi scrittori russi del Novecento, e forniva un quadro indimenticabile della Russia di Stalin. Nella Mosca degli anni '30

arriva Satana in persona e sotto le spoglie di un esperto di magia nera, accende una girandola di eventi tragicomici.

 

Commento:

Beh, che dire? Un vero e proprio capolavoro della letteratura! Geniale, dissacrante, visionario ed attualissimo. Mi sono innamorata di questo libro!

Il titolo è “il maestro e Margherita”, perciò ci si aspetterebbe che l’opera narrasse solo la storia di questi due personaggi… niente di più sbagliato! Il vero protagonista di questa storia è lui, il Messere, il principe del male, Woland… alias? Satana! Tutto comincia durante il plenilunio di primavera, quando, nel pomeriggio, agli stagni Patriarsie, avviene un incontro alquanto singolare tra il poeta Ivan Besdomni, il direttore dell’associazione letteraria Massolit, Berliotz e uno strano viaggiatore che dice di essere un professore, un consulente di magia nera… Questo incontro attiva una serie di eventi a catena che coinvolgono le più alte personalità del teatro moscovita, ma anche letterati, impiegati e gente comune. Dall’arrivo di questo strano consulente e del suo variopinto seguito, la città di Mosca precipita nella follia e nel delirio. Ben presto il lettore comprenderà che il misterioso straniero altri non è che il diavolo in persona, venuto in città per osservare i comportamenti dei moscoviti che si rivelano estremamente manipolabili, influenzabili e sensibili al denaro, alla corruzione, all’egocentrismo ed all’accidia. Woland ed i suoi (un gatto dalle sembianze molto umane, uno spilungone col vestito a quadretti e dei finti occhiali a molla, un ometto fulvo e dalla voce nasale, una cameriera nuda) troveranno terreno fertile per le loro magagne nella città dove regnano la corruzione e la perdizione. Fra i tanti personaggi colpiti dall’influenza del maligno troviamo poi il maestro (uno scrittore ostracizzato per un romanzo sui fatt Ponzio Pilato e la crocifissione di Jeshua) e la sua bella amante, Margherita… la loro sorte è esemplare per capire lo stato di follia in cui versa la città di Mosca nel periodo stalinista.

La trama principale, con il susseguirsi degli eventi tragicomici causati da Woland e dai suoi, è intervallata da stralci del romanzo del maestro, ambientati a Gerusalemme ai tempi di Pilato e di Jeshua Hanozri, utili a far comprendere quanto poco sia cambiata la natura dell’uomo nonostante siano passati millenni. Ed anche noi, lettori moderni, non fatichiamo a giungere alla stessa considerazione leggendo questo libro così visionario ed attuale: non è difficile, infatti, cogliere le analogie con i comportamenti in uso anche nella quotidianità della nostra società. Lo stile di Bulgakov, poi, è davvero pregevole: non una parola in più, né una in meno; tutto è funzionale alla narrazione puntuale, precisa ed evocativa. Proprio Bulgakov, in un passo di questo libro, si definisce “narratore veridico, ma estraneo”: proprio così, veridico, estraneo, ma molto, molto acuto ed intelligente!

Inutile aggiungere che mi è piaciuto moltissimo e che lo consiglio vivamente a tutti… un’imperdibile fiaba realista che ci fornisce un ritratto impietoso e veritiero della società del primo Novecento, ma anche della nostra!

 

Opera recensita: “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov

Editore: Einaudi, prima ed. italiana 1967

Genere: letteratura russa

Ambientazione: Russia degli anni Trenta

Pagine: 390

Prezzo: 11,00 €

Consigliato: assolutamente sì.