simposio lettori copertina

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martedì 19 gennaio 2021

RECENSIONE: ANDRA E TATIANA BUCCI - NOI, BAMBINE AD AUSCHWITZ

                Sinossi:

La sera del 28 marzo 1944 i violenti colpi alla porta di casa fanno riemergere negli adulti della famiglia Perlow antichi incubi. La pace trovata a Fiume, dopo un lungo peregrinare per l'Europa cominciato agli inizi del Novecento in fuga dai pogrom antiebraici, finisce bruscamente: nonna, figli e nipoti vengono arrestati e, dopo una breve sosta nella Risiera di San Sabba a Trieste, deportati ad Auschwitz-Birkenau, dove molti di loro saranno uccisi. Sopravvissute alle selezioni forse perché scambiate per gemelle o forse perché figlie di un padre cattolico, o semplicemente per un gioco del destino, le due sorelle Tatiana (6 anni) e Andra (4) vengono internate, insieme al cugino Sergio (7), in un Kinderblock, il blocco dei bambini destinati alle più atroci sperimentazioni mediche. In questo libro, le sorelle Bucci raccontano, per la prima volta con la loro voce, ciò che hanno vissuto: il freddo, la fame, i giochi nel fango e nella neve, gli spettrali mucchi di cadaveri buttati negli angoli, le fugaci visite della mamma, emaciata fino a diventare irriconoscibile. E sempre, sullo sfondo, quel camino che sputa fumo e fiamme, unica via da cui «si esce» se sei ebreo, come dicono le guardiane. L'assurda e tragica quotidianità di Birkenau penetra senza altre spiegazioni nella mente delle due bambine, che si convincono che quella è la vita «normale». Il solo modo per resistere e sopravvivere alla tragedia, perché la consuetudine scolora la paura. Finché, dopo nove mesi di inferno, ecco apparire un soldato con una divisa diversa e una stella rossa sul berretto. Sorride mentre offre una fetta del salame che sta mangiando: è il 27 gennaio 1945, la liberazione. Che non segna però la fine del loro peregrinare. Dovrà passare altro tempo prima che Tatiana e Andra ritrovino i genitori e quell'infanzia che è stata loro rubata. Le sorelline trascorreranno ancora un anno in un grigio orfanotrofio di Praga e alcuni mesi a Lingfield in Inghilterra, in un centro di recupero diretto da Anna Freud, dove finalmente conosceranno la normalità. Secondo le stime più recenti ad Auschwitz-Birkenau vennero deportati oltre 230.000 bambini e bambine provenienti da tutta Europa, solo poche decine sono sopravvissuti. Questo è lo struggente racconto di due di loro.

 

Commento:

Di testimonianze di sopravvissuti all'Olocausto ne abbiamo lette ed ascoltate molte, eppure continuiamo a cercarne, continuiamo a voler sapere, ascoltare… Perché? Le ragioni possono essere le più varie, ma per quanto mi riguarda, in cima alla lista c'è un irriducibile stupore e sgomento per ciò che è stato, come se avessi sempre bisogno di ascoltare testimonianze di chi l'ha vissuto per non staccarmi dalla realtà, per continuare a pensare che non ho immaginato, che è successo tutto davvero, che l'uomo ha davvero potuto commettere tante atrocità. E poi c'è un'altra motivazione: ogni testimonianza, a modo suo, aggiunge qualcosa alla barbarie, anche un solo dettaglio, anche una sfaccettatura. Quello che, a parer mio, aggiungono Andra e Tatiana Bucci in questo libro è il loro essere bambine. Quando furono internate, Andra e Tatiana avevano rispettivamente 4 e 6 anni… impensabile, inimmaginabile, eppure è reale, è successo, è qui il loro racconto. Un racconto fatto di dignità, di piccoli aneddoti di prima della guerra, della prigionia, del dopo liberazione. Un racconto di come due sorelle miracolosamente sopravvissute all'Olocausto sono riuscite a rifarsi una vita, ad "uscire da Birkenau" per avere la forza di rientrarci ancora per testimoniare e raccontare. Un libro lucido, un racconto semplice e perciò ancor più d'impatto. Un'altra storia da leggere per sapere, per non dimenticare.

 

Opera recensita: "Noi, bambine ad Auschwitz" di Andra e Tatiana Bucci

Editore: Mondadori, 2019

Genere: autobiografia, testimonianza

Ambientazione: Italia, Germania-Polonia, Inghilterra

Pagine: 134

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

giovedì 1 ottobre 2020

RECENSIONE: VALENTINA BISTI - TUTTI I COLORI DELL'ITALIA CHE VALE

Sinossi:

Nello studio televisivo di “Unomattina”, nei mesi di conduzione del programma, Valentina Bisti ha incontrato un’Italia che vale la pena raccontare. Sono le storie di persone che, ognuna a suo modo, hanno contribuito a rendere migliore il nostro Paese, ma anche testimonianze di chi ha avuto la forza di reagire alle sfide della vita, di chi si è reinventato, di chi si è speso per gli altri: personaggi noti, oppure donne e uomini speciali che vivono tra noi e spesso invisibili, le hanno parlato di sé, delle loro esperienze che possono rivelarsi d’esempio per tutti noi. In chiacchierate che non hanno mai mancato di approfondimento, che hanno saputo toccare le corde del cuore senza perdere di vista la realtà in cui viviamo, Valentina Bisti ha ragionato insieme ai suoi ospiti su come aiutare il prossimo, come affrontare le difficoltà dei giorni nostri, come risorgere quando tutto sembra perso, come realizzare i propri sogni. Tutto questo è diventato Tutti i co-lori dell’Italia che vale, un libro ricco di entusiasmo e positività che, attraverso l’esempio di chi vive la propria esistenza con uno scopo e con la voglia di fare sempre meglio, possa essere d’ispirazione per i suoi lettori. Dal coraggio di Paolo Borrometi e di Valeria Grasso alla forza e all’amore per la vita di Rachele Soma-schini e Manuel Bortuzzo; dal talento totale di Ezio Bosso alla lucida determi-nazione del neurochirurgo Giulio Maira; dall’abnegazione di Francesco Rocca della Croce Rossa Italiana a quella del comandante della Diamond Princess Gennaro Arma; dalla signora dei ghiacci Paola Rivaro al figlio del deserto Max Calderan. Queste e tante altre ancora sono le storie raccolte in questo libro, storie vere e importanti, storie da un Paese che guarda avanti.

 

Commento:

Tutti i colori dell'Italia che vale è un libro che fa riflettere, per varie ragioni: in primis perché è sorprendente vedere quanta gente valida c'è nel nostro Paese, sapendo peraltro che quelle racchiuse in queste pagine sono solo poche tra le tante storie che si potrebbero raccontare; in secondo luogo questo libro fa riflettere perché ognuna di queste persone, ogni singola storia, a suo modo, ci porta un esempio, ci induce a guardare alle nostre vite, alle nostre storie e, più che paragoni, ci sprona a fare di più e meglio. Mi ha stupito, leggendo queste pagine d'un fiato, constatare quante di queste storie non conoscevo; alcune mi hanno poi colpita più di altre, per esempio il coraggio del giornalista Paolo Borrometi nella sua lotta contro la mafia; l'energia di Rachele Somaschini che vive alla massima velocità ogni attimo in più concesso da una malattia invalidante; mi ha colpito e rassicurato la storia del professor Giulio Maira, luminare che studia e cura il cervello, persona stimabile che vorrei proprio conoscere; e poi l'umiltà e il senso del dovere di Gennaro Arma, la voglia di vivere di Manuel Bortuzzo, la temerarietà di Max Calderan che ha attraversato per primo il Quarto Vuoto, la tenacia della preside di ferro… tutte storie intense, importanti, in cui ho visto un pezzetto di me, del mio modo di concepire la vita, della mia voglia di vivere. Storie che mi hanno ricordato che, al di là dell'odio, dell'intolleranza, dell'ignoranza, ci sono tanti bei motivi per essere italiani, per continuare a credere e sperare per questo Paese martoriato; storie di profonda e vera umanità.

 

Opera recensita: "Tutti i colori dell'Italia che vale" di Valentina Bisti

Editore: Rai libri, 2020

Genere: reportage, testimonianza

Ambientazione: Italia

Pagine: 256

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

              

mercoledì 18 dicembre 2019

RECENSIONE: FEDERICA ANGELI - A MANO DISARMATA


Sinossi:
Due spari nella notte, le finestre che si aprono e subito dopo un grido: «Tutti dentro, lo spettacolo è finito!» Siamo a Ostia, nel 2013, e tra gli abitanti di quei palazzi c’è anche Federica Angeli, cronista di nera per le pagine romane di «la Repubblica», che in quella periferia è nata e cresciuta. Da tempo si occupa dei clan locali e ha subìto gravi minacce. Sa quindi come è fatta la paura, ma crede che l’altra faccia della paura sia il coraggio. Se i vicini rientrano obbedienti al comando del boss, lei decide di denunciare ciò che ha visto. Dal giorno dopo la sua vita è stravolta: per la sua incolumità le è assegnata una scorta, eppure nessuna intimidazione fa vacillare la sua fede in un noi con cui condividere la lotta per la legalità. La storia giudiziaria di cui è protagonista fino alle più recenti sentenze ci parla di una possibile seppur faticosa vittoria, confermando che tutti insieme possiamo alzare la testa e cambiare in meglio. Federica Angeli ha ottenuto questa vittoria con l’unica arma che possiede, la penna, e in queste pagine ci racconta le tappe di una vera e propria sfida alla malavita, nel solco di un giornalismo nobile, illuminato di etica civile, che non compiace mai null’altro che la verità, con una coerenza a tratti severa. In un susseguirsi di colpi di scena, viviamo con lei le sue paure, a tratti la disperazione e i momenti di solitudine. La sua testimonianza puntuale, incalzante, senza respiro non dimentica mai la sua dimensione di donna, di madre e di moglie contesa alla serenità famigliare. Una serenità che, ispirata dalla Vita è bella di Benigni, Federica Angeli riesce magicamente a preservare, coinvolgendo i figli in un gioco alla guerra.

Commento:
Ho letteralmente divorato questo libro in un pomeriggio. In 384 pagine densissime di contenuti, lotta, vita, Federica Angeli condensa anni di impegno civile e sociale nella lotta alla mafia capitolina… sì, perché contrariamente a quanto volevano credere in molti, a Roma la mafia c'è, esiste, si sviluppa come ovunque, nel silenzio, all'ombra di uno Stato la cui assenza è troppo pesante, di una politica che distoglie lo sguardo e preferisce che ai bisogni dei cittadini pensino i mafiosi.
Erano anni che, da cronista che vive sul territorio, Federica Angeli si occupava dei clan lidensi, ma quando, quel giorno di maggio del 2013, va coi suoi cameramen ad intervistare il gestore di un locale, ritrovandosi davanti uno dei Boss del clan Spada, non immagina ancora in che inferno sta andando a cacciarsi. Non lo sa, ma lo intuisce quando, in quella prima conversazione, il Boss dimostra di conoscere lei e i suoi affetti più cari molto da vicino. Poteva desistere lì, Federica, invece no, lei si incaponisce, torna sul luogo, porta a termine l'inchiesta… e non sa che ancora questo non è niente. Perciò quando, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2013, dal balcone di casa sua assiste alla sparatoria avvenuta dall'altro lato della strada, lei che quei volti li conosce tutti perché ci vive in quella città, non ha dubbi, va a denunciare l'accaduto. E' solo una delle tante denunce che farà negli anni, ma è forse quella che più di tutte le cambierà la vita: dal mattino dopo, Federica è sotto scorta, su di lei si scatena un'ondata di minacce, fango, demolizione professionale e mediatica non indifferente: è entrata nel mirino dei clan e non ne uscirà facilmente. Ha inizio così un tempo infinito di limitazioni, privazione della propria libertà, indipendenza, gestione della quotidianità; di tensioni familiari, di coppia, con i figli. Ma Federica, nonostante il peso crescente, non tentenna, non molla, non ha mai dubbi: lo fa per i suoi figli, perché domani non debbano più vivere con l'ombra incombente della mafia nella loro strada, sotto casa, nel bar o nel ristorante dove vanno a mangiare. Lo fa per tutti noi, Federica, ma lo fa soprattutto affinché siamo noi a prendere in mano il coraggio, ad attivarci, a difendere il nostro territorio dalla corruzione, delinquenza, dai soprusi, dall'ingiustizia. E' una giornalista, Federica, ma è prima di tutto una cittadina normale, una donna, moglie, madre, figlia… come lo siamo tutti.
Leggere A mano disarmata è stato non solo interessante dal punto di vista culturale, ma soprattutto è stato per me un costringermi a chiedermi "cosa sto facendo io? Cosa posso fare? Perché mi rassegno e non mi ribello più davanti ai soprusi, alle ingiustizie?" Non saranno la mafia, ma vale comunque, sempre, la pena di non cedere, di non voltarsi dall'altra parte, di non abbassare la testa e piegare la schiena. Perciò grazie a Federica Angeli e alle persone come lei, perché con il loro impegno ci ricordano che tutti possiamo… dobbiamo fare qualcosa, per noi stessi, per chi amiamo, per la nostra società.

Opera recensita: "A mano disarmata" di Federica Angeli
Editore: Baldini & Castoldi, 2018
Genere: autobiografia, narrativa italiana, testimonianza
Ambientazione: Ostia, Roma, 2013-2018
Pagine: 384
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


sabato 13 luglio 2019

RECENSIONE: AGATA BAZZI - LA LUCE è Là


Sinossi:
La famiglia Ahrens è protagonista di una stagione magnifica nella storia di Palermo: la “Palermo felicissima” del primo Novecento. Albert, il patriarca arrivato nel 1875 dalla Germania, diventa un entusiasta imprenditore di successo e sposa Johanna Benjamin, che sarà la madre dei suoi otto figli. Fra campagna e città fa costruire una superba villa sulla cui facciata spicca la scritta lik dör (“La luce è là”), e sono anni di prosperità, di successo, di unità.
Seguono in sequenza eventi che intaccano la serenità della famiglia: il terremoto di Messina, la Prima guerra mondiale, la morte dei due figli maschi, e infine le leggi razziali che restituiscono gli Ahrens alla loro identità ebraica.
Lo sfacelo economico conduce a un declino che non impedisce a Marta, Vera, Berta e Margherita di portare innanzi la “luce” dei valori che hanno sempre ispirato la famiglia: coraggio, dignità, rigore, speranza. La fusione fra storie individuali e Storia movimenta il quadro di una saga che lascia al centro almeno tre figure femminili memorabili: Johanna, intrepida e saggia costruttrice di fortune accanto al marito; Marta, afflitta da una severa sordità che non le impedisce di “sentire” dove va il mondo e di governare gli affari; Vera, ispirata dalla determinazione che era stata del padre.
Una saga famigliare maestosa. Una Palermo “tedesca”. Una città operosa e prospera che il tempo ha quasi cancellato. Un coro femminile che non si dimentica.
Agata Bazzi è una discendente della famiglia Ahrens: questa storia è ispirata dal ritrovamento di un diario e dai racconti ascoltati.

Commento:
La luce è là è l'iscrizione che ancora oggi è possibile ammirare sulla facciata di villa Ahrens a San Lorenzo dei Colli, vicino a Palermo. E' un'iscrizione importante, disegnata e fatta realizzare da Albert Ahrens il capostipite della grande famiglia le cui vicende sono raccontate in questo libro: è una guida, un faro che conduce i tanti membri di quella famiglia attraverso le traversie della vita senza mai dimenticare la speranza. Il compito di raccontarci la storia di questa famiglia spetta proprio ad Albert – attraverso il suo diario realmente esistente – e a Marta, la figlia che per più tempo è stata accanto ai genitori, Albert e Joanna, presenza costante nelle loro vite ed osservatrice attenta dei cambiamenti anche minimi della famiglia.
Tutto cominciò quando, a Varell in Germania, Albert rimase orfano di padre a quindici anni. Intraprendente, desideroso di studiare le lingue straniere, lavorare e conoscere il mondo, Albert non si perdette d'animo e partì in cerca di lavoro. Dopo qualche anno travagliato giunse a Napoli e da lì a Palermo. Amò questa città, i suoi colori, suoni, profumi, la conobbe profondamente, nei suoi angoli più bui e miserevoli e in quelli più scintillanti; qui decise di stabilire i propri affari e di costruirsi una famiglia ed una vita. Lo fece sposando Joanna Benjamin, una donna colta, intelligente, oculata, sensibile, una compagna di vita, un'alleata complice ed una madre attenta, severa ma dolce. Fu la scelta vincente: da quel momento per gli Ahrens cominciarono decenni felici: la famiglia si fece ben volere da tutti, si integrò bene nella comunità, crebbe in numero ed affetto. Tutto andò bene finché la guerra e la morte non fecero la loro triste irruzione nella teutonica isola felice sulle colline della Conca d'oro. Ma la famiglia non è tale solo nei momenti felici: nonostante la sorte avversa e il destino ingiusto e non benevolo, gli Ahrens dimostrarono di avere valori e basi affettive solide che li mantennero uniti pur nella distanza e impedirono il loro declino.
La luce è là è una saga familiare intensissima, dalla quale traspare tutto il dinamismo, la passione per il progresso, l'amore per la cultura e l'abnegazione per la famiglia e il prossimo del quale la nostra società dovrebbe abbeverarsi a piene mani. Si respira, in questo libro, tutta la speranza che indusse Albert Ahrens a tuffarsi in questo mondo nuovo ed in continuo mutamento, in un'epoca – la seconda metà dell'Ottocento – in cui il futuro dell'Europa era incerto. Con oculatezza, prudenza ma anche sicurezza e lungimiranza un uomo e una donna uniti seppero creare una realtà solida, capace di accogliere e produrre. Agata Bazzi, discendente diretta di questa famiglia, narra oggi le vicende degli Ahrens per trattenerne e tramandarne la memoria, affinché ciò che fu non si perda nell'oblio. Ad una prima parte più stringata, quasi frenetica, basata esclusivamente sul diario di Albert, si sostituisce la narrazione di Marta, che l'autrice ha elaborato oltre che dal diario anche dai tanti racconti ascoltati e tramandati dalle donne della famiglia. Tante donne, in questa storia, che ancora una volta si dimostrano coraggiose, fiere, presenti e in grado di decidere con lungimiranza e prudenza. Un libro importante, perché è tratto da una storia vera e perché raccoglie testimonianze del nostro passato recente preziose ed inedite. Sarebbe stato davvero un peccato che questa storia affascinante e dolorosa fosse andata perduta. A noi, come ai discendenti futuri degli Ahrens, il compito di trasmetterla anche attraverso la lettura… perché non si dimentichi e si impari dalle buone esperienze di altri.

Opera recensita: "La luce è là" di Agata Bazzi
Editore: Mondadori, 2019
Genere: saga familiare, romanzo storico, testimonianza
Ambientazione: Sicilia, 1870 (circa)-1946 (circa)
Pagine: 372
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 8 luglio 2019

RECENSIONE: ROXANNE VELETZOS - LA LUCE DEL DOMANI


Sinossi:
Bucarest, gennaio 1941. Un uomo e una donna corrono tra i vicoli insieme con la figlia. Sono ebrei, sanno che presto verranno catturati e per loro sarà la fine. Tuttavia c'è un modo per dare almeno una speranza alla bambina. Un modo terribile, che lacera il cuore. Ma non hanno scelta. L'uomo e la donna abbandonano la piccola dietro un portone e scompaiono nella notte.
Natalia è stata fortunata. Condotta in orfanotrofio, è stata poi adottata da una coppia di commercianti, Despina e Anton, che l’hanno fatta subito sentire amata e l’hanno protetta durante i terribili anni del regime nazista. Tuttavia la fine della guerra ha portato l’avvento dei comunisti e, da quando la cartoleria di Anton è stata confiscata dal governo, la famiglia è in gravi difficoltà economiche. Natalia ha lasciato gli studi e si è rassegnata a una vita stretta nella morsa di un Paese oppressivo e violento. Ma tutto cambia nel momento in cui riceve una lettera dai suoi genitori naturali, miracolosamente sfuggiti al pogrom e giunti in America. Quella lettera potrebbe essere la chiave per oltrepassare la Cortina di Ferro ed essere finalmente libera. Eppure la decisione sembra impossibile: se partisse, Natalia volterebbe le spalle alle persone che l'hanno amata e cresciuta; se restasse, rinuncerebbe a un futuro pieno di opportunità…
Sullo sfondo di un Paese schiacciato tra Hitler e Stalin, questo romanzo racconta la storia di due famiglie divise eppure unite dall’amore per una bambina, entrambe pronte a lottare con coraggio e a sacrificare ogni cosa, persino la loro vita, pur di far vedere a quella bambina la luce del domani.

Commento:
Ho appena terminato la lettura di La luce del domani - primo, intensissimo romanzo di Roxanne Veletzos – e devo dire che è difficile scriverne dovendo convogliare le tante emozioni che mi ha lasciato. E' la vicenda – tratta dalla storia vera della madre dell'autrice – di Natalia, abbandonata dai suoi genitori in una fredda notte di gennaio del 1941 e poi adottata da altri Anton e Despina, altri due formidabili genitori. Insieme alla famiglia adottiva Natalia cresce serena, conduce una vita agiata, ma non riesce a dimenticare, soprattutto di notte, lo shock dell'abbandono. Non sa ancora, infatti, che i suoi genitori biologici, nell'abbandonarla, oltre a salvarle la vita, hanno in realtà compiuto un estremo, dolorosissimo atto d'amore: avevano la polizia alle calcagna, fuggivano da una Bucarest in cui l'antisemitismo diventava ogni ora più violento e dilagante. Non sapendo se sarebbero sopravvissuti, con la morte nel cuore, decisero di dare alla loro figlia di quattro anni un'altra possibilità di vedere la luce del domani. E la scelta si rivelò giusta: Anton e Despina Goza, borghesi e proprietari di una catena di negozi, oltre a un tetto, un pasto caldo e un ambiente accogliente, donarono a Natalia tutto il loro amore. Lo fecero sempre, anche quando la guerra entro prepotente nelle loro vite, anche quando il comunismo oppresse i loro giorni e le loro esistenze cambiandole profondamente. Ma, sorprendentemente, il legame con la famiglia d'origine era ancora attivo e, d'improvviso, irruppe nella vita di una Natalia spaesata, ferita dalla vita e dagli affetti. E cosa fare, dunque? Chi scegliere? Quale strada imboccare per decidere il proprio futuro?
La luce del domani è un romanzo storico struggente, realistico e perciò ancora più potente; con eleganza e delicata fermezza Roxanne Veletzos traccia la scia di una violenza sorda e ignobile che squarciò irreparabilmente famiglie, persone, vite in un Paese, la Romania, stretto tra due mondi, piegatodall'interno ed infine lasciato a se stesso con l'anima a brandelli. Questo libro commovente è un inno alla resilienza, all'estrema voglia di vivere e di riprendersi la propria vita a dispetto di qualunque sopruso, bruttura, colpo inferto dalla vita. Un libro intenso e commovente che consiglio senza remore, ancor più prezioso perché tratto da una storia vera, conosciuta intimamente e sentita dall'autrice.

Opera recensita: "La luce del domani" di Roxanne Veletzos
Editore: Nord, 2019
Genere: romanzo storico
Ambientazione: Romania, 1941-1960
Pagine: 368
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


mercoledì 26 giugno 2019

RECENSIONE: LILIANA SEGRE & ENRICO MENTANA - LA MEMORIA RENDE LIBERI


Sinossi:
Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere.” Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e il suo mondo si sgretola: diventa “invisibile” agli occhi delle amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e a suo padre i cancelli di Auschwitz. Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di un Paese appena uscito dalla guerra. Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d’eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il rapporto con l’adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera, il contrastato rapporto con l’identità ebraica, la depressione e la gioia ritrovata grazie all’amore del marito Alfredo e ai tre figli. Un racconto emozionante su uno dei periodi più tragici del nostro secolo che invita a non chiudere gli occhi davanti agli orrori di ieri e di oggi, perché “la chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore”.

Commento:
Ci sono vari modi di raccontare la stessa storia, a seconda delle parole usate, della formulazione delle frasi, essa risulta più o meno d'impatto in chi l'ascolta. E' soprattutto questo – fra i tanti – il pregio di questo libro: raccontare in modo se possibile ancora più toccante ed intenso una testimonianza forte e necessaria. Avevo letto, qualche mese fa, Fino a quando la mia stella brillerà, quindi conoscevo già la storia della Senatrice Liliana Segre, sia quella familiare che quella di prigioniera del lager. Sebbene avessi apprezzato quel libro, alla fine della lettura c'era qualcosa che mi aveva lasciata insoddisfatta e che mi ha spinta a leggere ancora di lei: ecco quindi La memoria rende liberi che ho apprezzato decisamente di più… la storia è la stessa ovviamente, ma le parole sono diverse, ho recepito meglio la sofferenza, l'incredulità, lo "stupore" per ciò che Liliana e gli altri deportati avevano vissuto. C'è, poi, qualcosa in più in questo libro: un maggiore approfondimento del "dopo", del ritorno, degli anni difficili in cui bisognava andare avanti mentre dentro si aveva solo voglia di spegnersi, di morire, nonostante tutto. E mi ha colpito una riflessione della Segre: si è chiesta, ad un certo punto della vita, se quella sofferenza, quella lotta per la sopravvivenza sia valsa a qualcosa. E', questo, il segno inequivocabile che intorno a lei c'era indifferenza, incomprensione, voglia di minimizzare, dimenticare. Probabilmente si tratta di sentimenti dettati dalla paura, dall'inconscio senso di inadeguatezza, di colpa di chi non c'era in quei lager e non avrebbe mai voluto esserci, ma di certo non era piacevole per chi quelle sofferenze le aveva vissute, doverle nascondere alla vista. Mancava, come dice la Segre, la volontà di ascoltare, di capire, di entrare in contatto con la barbarie, il dolore, la crudeltà. E fu solo dopo molti anni e molto amore che Liliana trovò la forza di testimoniare, di tirar fuori la sua storia, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni.
In La memoria rende liberi Enrico Mentana si fa carico di un compito non facile, dal punto di vista umano e giornalistico: racconta una storia fortissima con il rischio alto di banalizzarla, di travisarne messaggi e senso… compito, a mio parere, svolto egregiamente. Libro che consiglio a tutti.

Opera recensita: "La memoria rende liberi" di Liliana Segre ed Enrico Mentana
Editore: Bur Rizzoli, 2015
Genere: autobiografia, testimonianza
Ambientazione: Italia-Germania-Polonia
Pagine: 240
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 15 aprile 2019

RECENSIONE: LILIANA SEGRE, DANIELA PALUMBO-FINO A QUANDO LA MIA STELLA BRILLERà


Sinossi:
La sera in cui a Liliana viene detto che non potrà più andare a scuola, lei non sa nemmeno di essere ebrea. In poco tempo i giochi, le corse coi cavalli e i regali di suo papà diventano un ricordo e Liliana si ritrova prima emarginata, poi senza una casa, infine in fuga e arrestata. A tredici anni viene deportata ad Auschwitz. Parte il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione Centrale di Milano e sarà l'unica bambina di quel treno a tornare indietro. Ogni sera nel campo cercava in cielo la sua stella. Poi, ripeteva dentro di sé: finché io sarò viva, tu continuerai a brillare. Questa è la sua storia, per la prima volta raccontata in un libro dedicato ai ragazzi. Introduzione di Ferruccio de Bortoli. Età di lettura: da 11 anni.

Commento:
Quando, nel 1938 in Italia vennero emanate le leggi razziali, Liliana era una gioiosa bambina di otto anni, senza più mamma, ma con un papà e dei nonni affettuosissimi. Quando lasciò la sua casa in corso Magenta a Milano per trasferirsi in provincia di Como, di anni ne aveva tredici; quando salì sul treno che l'avrebbe portata ad Auschwitz, quasi quattordici… e due dei suoi nonni non c'erano già più. Tutto ciò che accadde a lei, alla sua famiglia, a tante persone intorno a lei le sembrava solo una incomprensibile follia… eppure stava succedendo davvero, lo dimostrava il numero marchiato sulla pelle, lo dimostravano le due file allo smistamento, lo dimostrava il fatto che suo papà non era più accanto a lei. A sconvolgerla di più prima della deportazione era l'indifferenza nella quale il mondo cambiava; dopo la deportazione più nulla poteva sconvolgerla: era cieca e sorda al dolore, alle grida, alle morti, alle punizioni, alla malattia. Se avesse visto e sentito ciò che accadeva nel campo, il suo cuore non avrebbe retto. Ma quel male non si può dimenticare, torna a tradimento anche anni, decenni dopo che tutto è finito… quello è un male che non finisce, che ci si porta addosso, come il marchio che trasforma gli uomini in pezzi.
La storia della ragazzina curiosa e peperina che oggi è la senatrice Liliana Segre è, nella sua tragicità, molto simile a tante altre testimonianze di chi è sopravvissuto alla barbarie. Il garbo e la delicatezza con cui è raccontata la rendono, in qualche modo, comprensibile ed assimilabile da tutti: non a caso si tratta di un libro rivolto ai ragazzi, perché non dimentichino. Un libro prezioso, dunque, che va ad aggiungersi alle testimonianze di ciò che è stato, stavolta dal lato italiano della colpa, perché nessuno si senta tranquillo nell'innocenza. Consigliato.


Opera recensita: "Fino a quando la mia stella brillerà" di Liliana Segre e Daniela Palumbo
Editore: Piemme, 2015
Genere: autobiografia
Ambientazione: Milano-Auschwitz
Pagine: 197
Prezzo: 15,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


domenica 27 gennaio 2019

RECENSIONE: ELIE WIESEL - LA NOTTE


Sinossi:
Una testimonianza atroce e pulsante della morte di Dio, nell'anima di un bambino.
"Ciò che affermo è che questa testimonianza, che viene dopo tante altre e che descrive un abominio del quale potremmo credere che nulla ci è ormai sconosciuto, è tuttavia differente, singolare, unica. (...) Il ragazzo che ci racconta qui la sua storia era un eletto di Dio. Non viveva dal risveglio della sua coscienza che per Dio, nutrito di Talmud, desideroso di essere iniziato alla Cabala, consacrato all'Eterno. Abbiamo mai pensato a questa conseguenza di un orrore meno visibile, meno impressionante di altri abomini, ma tuttavia la peggiore di tutte per noi che possediamo la fede: la morte di Dio in quell'anima di bambino che scopre tutto a un tratto il male assoluto?" (dalla Prefazione di F. Mauriac).

Commento:
Non ci credevano Elie e la sua famiglia credente, non ci credevano nella sua cittadina della Transilvania, non credevano che la deportazione e il genocidio di tante persone, un tale abominio, potesse succedere. Non credevano che potesse accadere in Europa, in una società civilizzata, non credevano che, soprattutto, potesse succedere sotto gli occhi di Dio. Li avevano avvertiti, ma non ascoltarono… perciò quando accadde a loro non erano preparati.
Elie aveva quindici anni quando entrò per la prima volta in un campo di concentramento. Non era preparato al fumo nero e all'olezzo di carne bruciata che era lì ad accoglierlo; non era preparato ad essere separato dalla madre e dalla sorella; non era preparato – lui che tanto amava Dio e studiava il Talmud ed osservava i precetti e pregava e testimoniava l'amore di Dio – a vedere consumata la sua fede dall'orrore del campo. E ben presto l'unico obiettivo, da Aushwitz a Buna a Bukenvald, divenne sopravvivere e non perdere suo padre, non allontanarsi mai da lui, non lasciarsi separare dall'unica persona che gli era rimasta.
Ma il campo, per quanto tu ti opponga, ti cambia dentro, cambia le tue priorità, ti svuota anche dell'anima. Resta solo il corpo che ti porti dietro come un peso. Restano solo le tue membra, il freddo, l'orrore. Non c'è più neanche un Dio cui rendere grazie o a cui chiedere aiuto. Abbiamo letto ed ascoltato tante testimonianze di sopravvissuti all'Olocausto… questa, però, viene da un adolescente cui sono stati strappati i resti di un'infanzia, cui è stato imposto di diventare uomo di colpo, cui è stata strappata persino l'anima d'uomo. Non lo credevano possibile… invece è accaduto ed è accaduto a loro.

Opera recensita: "La notte" di Elie Wiesel
Editore: Giuntina, prima ed. 1958
Genere: autobiografia, testimonianza
Ambientazione: Transilvania, Germania, 1944-1945
Pagine: 112
Prezzo: 10,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 15 novembre 2018

RECENSIONE: ELISA SPRINGER - IL SILENZIO DEI VIVI


Sinossi:
Elisa Springer aveva ventisei anni quando venne arrestata a Milano, dove era stata mandata dalla famiglia per cercare rifugio contro la persecuzione nazista, quindi fu deportata a Auschwitz il 2 agosto 1944. Salvata dalla camera a gas dal gesto generoso di un Kapò, Elisa sperimenta l'orrore del più grande campo di sterminio. Eppure conserva il desiderio di vivere e una serie di fortunate coincidenze le consentiranno di tornare prima nella sua Vienna natale e poi in Italia. Da questo momento la sua storia cade nel silenzio assoluto, la sua vita si normalizza nasce un figlio e proprio la maternità è il segno della riscossa. È per lui che Elisa ritrova le parole che sembravano perdute per raccontare il suo dramma.

Commento:
A24020. E' questo il numero che per molti anni Elisa Springer ha cercato di nascondere all'indifferenza, alla derisione, al negazionismo degli altri. E' il numero, marchiato a fuoco sulla sua pelle, che testimonia la sua appartenenza ad un popolo, gli ebrei, ad un credo religioso, che l'ha portata – tra il 1944 e il 1945 – a vivere l'esperienza devastante dei lager dai quali, un anno dopo, denutrita, ammalata, ma viva, è riuscita ad uscire… e vivere è stato, per tutto il tempo e davanti ad ogni genere di soprusi, crudeltà, disumanità, il suo unico obiettivo, la cosa più importante.
A squarciare il velo di silenzio sul dramma di una vita sarà, cinquant'anni dopo i fatti, proprio la curiosità dell'uomo che Elisa mai avrebbe sperato di conoscere: suo figlio. E proprio ai figli, ai ragazzi, Elisa Springer dedica questo libro: con loro si apre e si chiude il suo racconto in una speranza che è quasi certezza, quella che ciò che è accaduto, grazie a loro che ne portano l'eredità, non sarà dimenticato, nonostante ancora oggi vi sia chi nega la sofferenza, la morte, la devastazione dell'Olocausto.
Elisa Springer ci racconta la sua storia con i toni sobri, ma decisi di chi ha visto la morte in faccia, di chi ha visto morire cari e sconosciuti e non vuole la pietà di nessuno, ma non ammette l'oblio. Con scrittura elegante, ordinata, sobria e implacabile questa donna – al tempo della scrittura quasi ottuagenaria – ci mette davanti alla realtà con lucidità, senza orpelli o sentimentalismi: non ne ha bisogno, ciò che racconta fa il resto.
Per me questo libro, indirettamente, ha un valore personale inestimabile perché, quando frequentavo la scuola elementare, ebbi modo di incontrare, ascoltare, parlare personalmente con Elisa Springer. Conservo ancora vivido in mente il ricordo di quell'incontro che mi cambiò letteralmente la vita: fu proprio in occasione della presentazione di questo libro che ebbi il mio primo contatto – che ricevetti la mia prima lezione di vita – su ciò che fu l'Olocausto. Ricordo ancora la voce, la forza, la carica di questa donna; da lì è nato l'impegno e il coinvolgimento personale su questa particolare vicenda storica che da allora è sempre vivo in me. Non avevo ancora mai avuto la possibilità – o la forza – di leggere il libro: ora l'ho fatto ed ho rivissuto sulla pelle l'emozione di quell'incontro; ho rifatto i conti con una parte di me che, inspiegabilmente, si sente chiamata in causa ogni volta che si parla di quest'argomento. Inutile dire che consiglio questa lettura breve, ma intensissima, che rimarrà una delle più importanti della mia vita.

Opera recensita: "Il silenzio dei vivi" di Elisa Springer
Editore: Marsilio, 1997
Genere: narrativa italiana/autobiografia
Ambientazione: Austria-Germania-Italia-Polonia-Cecoslovacchia
Pagine: 124
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10


giovedì 31 agosto 2017

RECENSIONE: SHIRIN EBADI - LA GABBIA D'ORO


Sinossi:

Le pigre estati all’ombra dei ciliegi e le sere d’inverno sotto il korsi; il sapore degli halva sfrigolanti di burro e le discussioni sulla moda europea:

sono le consuetudini che scandiscono un’amicizia preziosa, quella tra le famiglie di Shirin e Parì. Ma la rivoluzione islamica cambia tutto, disperde su

strade diverse i tre fratelli di Parì ormai uomini, rendendoli nemici e mettendo a repentaglio la vita delle due amiche. La storia vera della Gabbia d’oro

è quella di molte famiglie iraniane, vittime nel giro di pochi decenni di sconvolgimenti storici e politici che hanno significato la guerra dei padri contro

i figli, dei fratelli contro i fratelli, e che hanno provocato l’emigrazione di milioni di cittadini. In controluce scorre la Storia, dagli ultimi giorni

della monarchia all’ascesa di Ahmadinejad. E la vicenda, densa come un romanzo, è anche un grido di denuncia e di scandalo: la tragedia della famiglia

di Parì, intrecciata alla vicissitudine personale e professionale di Shirin Ebadi, è quella di un intero popolo. Vessato da una monarchia corrotta, rovinato

dalle ingerenze straniere e dalla spregiudicata politica americana, e ancora in balia di un regime teocratico.

 

Commento:

Shirin Ebadi è una donna forte, è un magistrato che non può esercitare il suo mestiere in favore di funzionari vicini al regime, è un avvocato tenace e combattivo, è una donna che si batte per i diritti dei più deboli in un paese, l’Iran, dove anche i diritti più elementari vengono violati in nome di un’ideologia. Ed è proprio l’ideologia, sia essa di carattere militare, politico, religioso, che imprigiona gli uomini in una gabbia d’oro, che impedisce loro di considerare le idee altrui e di riconoscere anche gli affetti più cari. E’ proprio questo che succede alla famiglia di Pari, la migliore amica di Shirin: i tre fratelli di Pari intraprendono strade diversissime che spaccano la famiglia e incrinano irrimediabilmente i rapporti umani. E in un paese in ginocchio per la corruzione, i tradimenti e l’abuso di potere, neanche la famiglia sembra resistere. Ma infondo c’è ancora una speranza. C’è sempre una speranza.

La storia raccontataci dall’autrice, che per il suo operato ha ricevuto anche un premio Nobel per la pace, è davvero straziante e profonda. Tuttavia la Ebadi la racconta con un distacco, una freddezza sottile ma avvertibile, forse dovuta proprio alla tenacia ed al sangue freddo che le ha permesso di sopportare tutte le ingiustizie e di continuare a combattere per sé e per gli altri mettendo anche a rischio la vita. Se mi è permessa una considerazione personale a margine, dirò che probabilmente proprio questo distacco non mi ha permesso di entrare completamente in sintonia con l’autrice e non mi ha portato il coinvolgimento che speravo e che la storia stessa meriterebbe.

Ma al di là della mia impressione personale, si tratta di un ottimo libro, nato dalla volontà di denunciare la barbarie di una rivoluzione fatta in nome del popolo o della religione, ma in realtà basata solo sull’interesse personale e sull’asservimento a poteri forti. Una lettura, nonostante tutto, consigliata.

 

Opera recensita: “La gabbia d’oro” di Shirin Ebadi

Editore: Rizzoli, 2009

Genere: testimonianza, autobiografia

Ambientazione: Iran

Pagine: 272

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì.