simposio lettori copertina

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lunedì 15 maggio 2017

RECENSIONE: ALICE BASSO - SCRIVERE E' UN MESTIERE PERICOLOSO


Sinossi:

Ama i libri. Vive di letteratura. E risolve delitti. Torna l'irresistibile investigatrice creata da Alice Basso.

La sua nuova sfida è creare un ricettario dalle memorie di un'anziana cuoca. Un'impresa ardua, quasi impossibile. Perché Vani non ha mai preso una padella

in mano, e non le è chiarissimo il significato di parole come scalogno o topinambur. Ma inaspettatamente, mentre esegue l'incarico con il conforto morale

di un gourmet come il commissario Berganza, una rivelazione cattura il suo interesse: la cuoca confessa un delitto. Un delitto che riguarda una delle famiglie

più in vista di Torino, e che per la cronaca ha un altro colpevole. Berganza abbandona i fornelli per indagare, e adesso è lui ad aver bisogno di Vani,

del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti. Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa. A volte

la vita assomiglia a un giallo, piena di falsi indizi: solo l'intuito di Vani può smascherarli.

 

Commento:

Vi ho parlato, giusto poche settimane fa, di “l’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”, il primo libro di Alice Basso, nonché primo volume con protagonista Vani Sarca. Ebbene, eccovi il secondo! Per i più distratti, Vani è una bravissima gostwriter per una famosa casa editrice di Torino: non è esattamente una fatina dei fiori, né una grigia impiegata tutta scrivania e moine per ingraziarsi il capo. No, è la sosia perfetta di Lisbeth Salander (che ho conosciuto grazie a Vani), è una specie di pipistrello sociopatico con un problema con il cibo. Però Vani fa benissimo il suo lavoro: entra nella testa degli scrittori di cui deve scrivere i libri e lo fa così bene che, nonostante lo scandalo che ha causato appena un mese fa, il suo editore è costretto a riprendersela pagandole pure un aumento. Ora Vani deve scrivere un nuovo libro, un romanzo-memoriale di una notissima e rispettabilissima e schifosissimamente ricca famiglia di Torino, raccontato dal punto di vista della loro cuoca Irma. Va da sé che il libro dovrà contenere anche numerose ricette che ovviamente Irma non descrive perfettamente sia perché ha ottantuno anni ed è un po’ svanita, sia perché era così brava nel prepararle che le sue mani lavoravano da sole. Come fare? No problem, il caro commissario Berganza, che di nome fa Romeo (grande amante della letteratura, patologia ereditaria a quanto pare), è anche un esperto di cucina. Ma… qualcosa non va esattamente come previsto e la nostra Vani, insieme all’enigmatico (ma un po’ meno del primo libro) commissario, dovranno indagare. E anche sul piano personale, non tutto ciò che sembra passato lo è veramente… ma ho già detto troppo!

Beh, che dire… prima di cominciare la lettura, pensavo fra me: “fa che questo libro non sia la solita trovata commerciale, fa che Vani sia sempre la solita folle che vorresti avere come amica, fa che non si cada nel banale…!”. Ora, a fine lettura, sento una voce nel mio cervello che, in tono di scherno, mi ripete:”Ah, donna di poca fede!”. Ecco, sto quasi parlando come Vani, ma la cosa non mi dispiace. Ok, questa recensione non sarà il massimo dell’obiettività, ma non so in che altro modo potrei caldamente consigliarvi la lettura di questo libro e del precedente… e pure del prossimo che esce fra tre giorni! Adoro Vani ed adoro Berganza ed adoro lo stile di Alice Basso che scrive magistralmente: nelle sue mani una storia che poteva sembrare già vista è diventata qualcosa di unico, fresco, spassoso e per nulla banale o scontato. Ed alla fine ti ritrovi a ritardare la fine del libro, a conservarti qualche pagina per il giorno dopo, perché ne vorresti ancora ed ancora… Quanto a Berganza, non vi svelo niente, ma… io tifo per lui!

Beh, menomale che sta per uscire il prossimo libro, “Non ditelo allo scrittore”! Voi, intanto, leggete i primi due, poi io vi parlerò del terzo!

 

Opera recensita: “Scrivere è un mestiere pericoloso” di Alice Basso

Editore: Garzanti, 2016

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Torino

Pagine: 341

Prezzo: 16,40 €

Consigliato: assolutamente sì.

 

venerdì 12 maggio 2017

RECENSIONE: FABIO VOLO - IL GIORNO IN PIù


Sinossi:

Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-sesso... giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi

nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere. È la vita di Giacomo, uno che non si è mai fatto troppe domande, che è andato incontro agli

avvenimenti rimanendo sempre in superficie. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta, e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello

dopo ancora. Per mesi. E così, quelle tre fermate lungo il tragitto per andare in ufficio diventano un appuntamento importante della giornata. O meglio,

diventano "l'appuntamento". Ma la sconosciuta ha un destino che la porta lontano, in un'altra città. E Giacomo? Per la prima volta nella vita decide di

non rimanere in superficie, di prendersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all'inseguimento di un sogno.

 

Commento:

Da tanto tempo non “distruggo” un libro… ne sento proprio la necessità… ah, ecco l’occasione: “il giorno in più” di Fabio Volo fa proprio al caso mio.

E’ la storia di Giacomo, un trentacinquenne un po’ imbranato e direi anche complessato, ingenuo sarebbe un complimento, che incontra una ragazza sul tram e, invece di attaccare bottone per conoscerla, si limita a guardarla. Un bel giorno la ragazza, che sembra chiamarsi Michela, lo invita per un caffè e gli comunica che il giorno dopo si trasferirà a New York per lavoro. Il nostro Giacomo passa dalla gioia alla depressione in un nanosecondo e per molto tempo si crogiola nel suo dolore… Poi, su consiglio della sua migliore amica, va a New York per cercare Michela senza alcun piano, senza alcuna idea su cosa dirle e come avvicinarla… gliene capitano di ogni, ma alla fine la trova. Quello che succede dopo è una fiaba moderna in piena regola, con tanto di scene erotiche e finale strappalacrime compreso nel prezzo. In definitiva, secondo il mio modestissimo parere, questo libro è una perdita di tempo assurda: 266 pagine di banalità, piattume ed anche una certa dose di volgarità. Che, per carità, non è che mi scandalizzino le volgarità, intendiamoci… ma quando non hai altro da ricordare, quelle ti rimangono più impresse e te ne ricordi!

Prima di oggi non avevo mai letto nulla di Fabio Volo, a parte qualche pagina per caso un po’di anni fa che mi aveva indotto a tenermene lontana. Più che altro credevo di avere un pregiudizio nei suoi confronti, però vedevo che a tanti piace… perciò ho colto l’occasione di una sfida letteraria ed ho deciso di togliermi il dubbio… bene, ora posso dire a ragion veduta che non mi piace. Non ho nulla contro l’autore o contro chi legge ed apprezza i suoi libri, i gusti son gusti e non si discute… io, però, sono a posto così, grazie! Avevo anche pensato di non recensito, ma poi mi sono detta che, avendoci perso due giorni, almeno l’avrei sconsigliato ad altri! Dopo tutta questa tirata, beh, ovvio che non ve lo consiglio… poi voi fate un po’ come volete!

 

Opera recensita: “il giorno in più” di Fabio Volo

Editore: Mondadori, 2016

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Milano-New York

Pagine: 266

Prezzo: 11,50 €

Consigliato: no.

 

mercoledì 10 maggio 2017

RECENSIONE: CARLO LUCARELLI - ALMOST BLUE


Sinossi:

Nessuno vuole ammetterlo, ma a Bologna c'è un assassino seriale: è l'Iguana, che assume di volta in volta l'identità delle sue vittime, per sfuggire alle

«campane dell'inferno» che gli risuonano nelle orecchie. Tocca a Grazia cercare di prenderlo, e piú delle sofisticate tecnologie che usa, le servirà l'intuito

e la capacità di ascolto di Simone, cieco dalla nascita. Mentre cacciatore e preda si scambiano continuamente i ruoli, vediamo la scena ora con gli occhi

attenti e ansiosi di Grazia, ora con lo sguardo febbricitante e doloroso dell'Iguana, o la percepiamo come un concerto di suoni e di voci, un complicato

e fantastico arabesco mentale, quando la soggettiva è di Simone. E la città che cosí prende forma sotto i nostri occhi, fitto reticolo di trame e di ossessioni,

è insieme la sorprendente megalopoli italiana che si stende su tutta l'Emilia, e anche il teatro magico dove tutte le storie possono accadere. Un thriller

nervoso e impeccabile, una storia d'amore e solitudine, una scrittura che sa dosare tensione emotiva e colpi di scena.

 

Commento:

Grazia, Simone, l’Iguana. Sono questi tre personaggi a raccontarci questa storia macabra ed affascinante. E’ la storia di un uomo che vuole fuggire da se stesso, di un’ispettrice di polizia che cerca di catturarlo e di un ragazzo cieco che sente la città attraverso i suoi scanner. E’ proprio lui, Simone, che sentirà la voce del killer e, per questo, diventerà il suo bersaglio prioritario. In una Bologna fatta di eccessi, popolata dalla gente più varia e più diversa, fra traffico, vicoli nascosti ed appartamenti abitati da non si sa chi, si snoda questo noir breve ma intenso, incalzante e, per giunta, quasi privo di violenza. O meglio, la violenza c’è, ma Lucarelli è così bravo a nasconderla, ad accennarla, a lasciarcela intuire, che quasi non la vediamo, tranne in momenti in cui è indispensabile. E così, leggendo questo noir,  ho conosciuto l’ispettore Negro, che di nome fa Grazia e che viene da Nardò, quindi dalla mia terra… e poi ho conosciuto Simone, non vedente o cieco come me, che non esce quasi mai di casa ma che conosce Bologna attraverso lo scanner, sempre acceso nella sua mansarda a captare conversazioni, fruscii, con l’immancabile sottofondo musicale di Almost Blue di Chet Baker, la sua canzone preferita. Simone è un personaggio particolare che, a dire la verità, non mi ha convinto fino in fondo, così come Grazia: lui è un po’ troppo stereotipato per i miei gusti, anche se ha una capacità di descrivere suoni, voci e persone davvero ammirevole e singolare; lei istintivamente mi è simpatica, ma non sono riuscita ad inquadrarla bene… anche se, francamente, avrei ridotto un po’ i riferimenti al suo ciclo!

Nel complesso, comunque, questo libro mi è piaciuto… devo riflettere su quanto mi sia piaciuto, ma comunque ve lo consiglio caldamente: si legge in un pomeriggio e vale la pena, non fosse altro che per la colonna sonora di tutto rispetto citata fra le pagine. Ah, a proposito, se qualcuno riesce a capire qual è la versione di Summertime cui si fa riferimento, per favore me lo dica! E’ tutto il giorno che la cerco, ma non riesco a decidere quale sia! Ad ogni modo, lo ribadisco: leggetelo perché è un libro sui generis, quindi è un’esperienza da provare!

 

Opera recensita: “Almost blue” di Carlo Lucarelli

Editore: Einaudi, prima ed. 1997

Genere: noir

Ambientazione: Bologna

Pagine: 194

Prezzo: 12,50 €

Consigliato: sì.

 

martedì 9 maggio 2017

RECENSIONE: BLANCA BUSQUETS - LA VITA IN OGNI RESPIRO


Sinossi:

A volte la musica è quel filo invisibile in grado di unire i cuori di tutti. L’unica lingua con cui si può spezzare il silenzio. Sono passati dieci anni

dalla morte di Karl T., grandissimo direttore d’orchestra. Il figlio Mark, anch’egli musicista, decide di omaggiarlo organizzando un concerto a Berlino,

città natale del padre. Per l’occasione, chiama in Germania le tre donne che Karl ha amato di più: Maria, Anna e Teresa. Tre donne che hanno intessuto

negli anni rapporti diversi ma ugualmente intensi con Karl, ai tempi in cui la sua casa di Barcellona era aperta a tutti e sempre inondata di musica. Tre

donne unite, oltre che dalla passione per la musica, anche da un prezioso oggetto che apparteneva a Karl e che è finito ora nelle mani di Anna: un violino

Stainer, che nel concerto commemorativo Anna suonerà in un assolo, chiudendo il cerchio dei ricordi. Ma non tutto andrà come dovrebbe, e il violino si

rivelerà essere di qualcun altro...

 

Commento:

“La vita in ogni respiro” racconta una storia che parla di musica, di donne, di vita. Tutto ruota intorno a Karl T., l’importante direttore d’orchestra e musicista che da Berlino Est si è trasferito a Barcellona negli anni precedenti alla caduta del Muro. Tutto ruota, dunque, intorno a lui, al suo amore per la musica e per le donne, e ad un violino Stainer. Tre donne, in particolare, hanno suonato quel violino magico e tutte e tre hanno amato, a loro modo, Karl e la musica e ne sono state riamate. Sono Teresa, Anna e Maria, tre donne che più diverse non si potrebbe, ma che si ritrovano in momenti diversi nel corso della loro vita e che finiscono, loro malgrado, per avere un ruolo importante nelle rispettive vite e in quella di Karl. E poi c’è Mark, figlio di Karl, che ha il compito di raccogliere la sua pesante eredità e di riunire queste donne in un concerto, in memoria dell’amato padre, a dieci anni dalla sua morte proprio nella sua Berlino.

Una trama articolata, questa, che si svela pian piano dai racconti dei protagonisti: il libro, infatti, è scritto sottoforma di racconto corale. La narrazione è affidata a Teresa, violinista e maestra di violino che ha avuto una vita difficile e che mette l’anima quando suona, ad Anna che è una violinista eccezionale ma ha molti problemi con la sua anima, ed a Maria, la fedele domestica di Karl che ha vissuto con lui per quarant’anni e che ha tante storie da raccontare, oltre ad un orecchio eccezionale e anima da vendere… ed anche a Mark che si ritrova invischiato in questo romanzo al femminile.

Che dire? Semplicemente, mi aspettavo di più: questo libro non è brutto, anzi tutt’altro! Parla di musica e di donne molto diverse fra loro… ma non mi ha emozionato, non mi ha convinto, quindi il mio non è un sì pieno. Tuttavia a qualcuno, magari, potrebbe suscitare emozioni diverse dalle mie, ecco perché, comunque, vi consiglio di provare a leggerlo… non è bocciato, ma neppure promosso a pieni voti! Un merito, però, devo riconoscerlo a queste pagine: mi hanno fatto venire voglia di fare una scorpacciata di musica classica e di immergermi, una volta di più, nelle note calde e vibranti del violino!

 

Opera recensita: “La vita in ogni respiro” di Blanca Busquets

Editore: Piemme, 2014

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Barcellona-Berlino

Pagine: 266

Prezzo: 15,50 €

Consigliato: sì/no.

 

domenica 7 maggio 2017

RECENSIONE: SUSAN ABULHAWA - OGNI MATTINA A JENIN


Sinossi:

Un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il "Cacciatore di aquiloni" ha fatto per l'Afghanistan. Racconta con sensibilità e pacatezza

la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione

di "senza patria". Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l'abbandono della casa dei suoi antenati

di 'Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo

rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, si snoda

la storia di Amal: l'infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per

preservare il suo più grande amore. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi,

si snoda nell'arco di quasi sessant'anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c'è la

tragedia dell'esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta.

L'autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, racconta la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all'amore.

Il romanzo era stato pubblicato nel 2006 con il titolo Nel segno di David.

 

Commento:

Forse non è bello da dire, ma prima di sedermi a scrivere queste righe ho dovuto uscire, fare una passeggiata e riprendere il contatto con l’oggi staccandomi dalla storia quel tanto che basta per rifletterci. “Ogni mattina a Jenin” è un libro che mi ha scosso molto perché racconta, in modo assolutamente realistico, delicato e struggente, la storia di oltre cinquant’anni di angherie e soprusi perpetrati da Israele alla Palestina. O forse dovrei dire “dagli ebrei agli arabi, ai palestinesi”! Perché il responsabile di tante vite perdute, della distruzione di un popolo, dell’escalation di violenza e terrore che ne è seguita, è sia lo Stato di Israele, sia coloro che lo hanno creato: gli ebrei. Ebbene sì, proprio coloro che avevano subito gli orrori della persecuzione nazista, tornati in patria reclamarono con la forza una terra che era già d’altri, scacciando barbaramente chi vi abitava ed appropriandosi di terre, beni e case e distruggendo vite, sogni, progetti, sacrifici. E non fu un episodio isolato: l’oppressione dei palestinesi non si limitò al 1948, ma dura ancora oggi!

E’ di questo che parla questo libro: racconta la storia di un villaggio sottratto nel 48 ai suoi abitanti che trovarono rifugio a Jenin. Jenin divenne un campo profughi dal quale quelle famiglie non andarono più via, o se lo fecero era per combattere e non tornare comunque. In quest’ambiente fatto di tende, strade d’argilla, distruzione e rinascita nasce e cresce Amal, intrepida, coraggiosa, ma anche fragile e chiusa, segnata da sofferenza e perdita. Amal ci racconta la sua storia e quella della sua famiglia, dapprima con una certa leggerezza apparente, quasi con l’indifferenza dettata dall’abitudine, poi man mano che cresce, con sempre maggiore partecipazione ed indignazione. E’ una storia triste, ma affascinante, dalla quale sarà difficile staccarsi e soprattutto restare indifferenti. Alcuni passi sono davvero toccanti e fanno comprendere bene cosa abbiano dovuto subire i profughi, i “senza patria” i rifiutati dalla terra. Un libro ben scritto, appassionante e scorrevole, almeno nella prima parte, straziante nella seconda. Una lettura che va affrontata come vanno affrontati tutti i problemi e gli orrori del mondo. Consigliato a tutti, perché non eccessivamente sdolcinato né freddo o impostato. E’ una storia di vita e di morte, di distruzione e speranza, di amore, amicizia, fratellanza ed anche di guerra… è una storia di eternità.

 

Opera recensita: “Ogni mattina a Jenin” di Susan Abulhawa

Editore: Feltrinelli, 2011

Genere: romanzo storico-narrativa mediorientale

Ambientazione: Palestina-Stati Uniti

Pagine: 390

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì.

 

sabato 6 maggio 2017

RECENSIONE: STIEG LARSSON - LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO (MILLENNIUM #2)


Sinossi:

Mikael Blomkvist è tornato vittorioso alla guida di Millennium, pronto a lanciare un numero speciale su un vasto traffico di prostituzione dai paesi dell'Est.

L'inchiesta si preannuncia esplosiva: la denuncia riguarda un intero sistema di violenze e soprusi, e non risparmia poliziotti, giudici e politici, perfino

esponenti dei servizi segreti. Ma poco prima di andare in stampa, un triplice omicidio fa sospendere la pubblicazione, mentre si scatena una vera e propria

caccia all'uomo: l'attenzione di polizia e media nazionali si concentra su Lisbeth Salander, la giovane hacker, "così impeccabilmente competente e al tempo

stesso così socialmente irrecuperabile", ora principale sospettata. Blomkvist, incurante di quanto tutti sembrano credere, dà il via a un'indagine per

accertare le responsabilità di Lisbeth, "la donna che odia gli uomini che odiano le donne". È lei la vera protagonista di questo nuovo episodio della Millennium

Trilogy, un thriller serrato che all'intrigo diabolico unisce un'acuta descrizione della società moderna, con le sue contraddizioni e deviazioni, consegnandoci

con Lisbeth Salander un personaggio femminile unico, commovente e indimenticabile.

 

Commento:

Capisci di aver letto un buon libro quando non vorresti che finisse, quando non riesci a staccarti dalle pagine e qualunque cosa tu faccia, il pensiero va sempre lì… e ne vorresti ancora e ancora. Ecco, questo mi è successo con questo secondo volume della trilogia Millennium, “la ragazza che giocava con il fuoco”.

Qui troviamo ancora Michael Blomkvist e Lisbeth Salander, questa volta, però, divisi e alle prese con qualcosa di più grande di loro: un giro di prostituzione che ha radici nel passato, in Russia e nella Svezia degli anni 80. Ma in questo libro, per ragioni che vi appariranno ovvie leggendo la trama, emerge in tutta la sua grandezza il personaggio di Lisbeth, colei che tutti hanno sempre creduto una psicotica violenta, ma che in realtà è una vittima del sistema e della crudeltà umana. Non si può non affezionarsi e tifare per questa ragazza mingherlina ma dannatamente acuta ed intelligente, che che ne dicano le perizie psichiatriche. E non si può non avere voglia di prendere a sberle più di un poliziotto, più di un giornalista… è facile trarre conclusioni affrettate e sparare sulla Crocerossa… ma la verità può essere più grave e spesso ben diversa da come potrebbe sembrare.

Vi ho incuriosito almeno un po’? Beh, spero di sì, perché questo libro merita di essere letto, come peraltro il primo della trilogia, “uomini che odiano le donne”. Per quanto mi riguarda, io vado a cominciare il terzo!

 

Opera recensita: “la ragazza che giocava con il fuoco” di Stieg Larsson

Editore: Marsilio, 2008

Genere: thriller

Ambientazione: Svezia

Pagine: 754

Prezzo: 21,50 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 1 maggio 2017

RECENSIONE: SELMA LAGERLOF - LA SAGA DI GOSTA BERLING


Sinossi:

"Caro lettore, per il Natale del 1891 fu pubblicato a Stoccolma il romanzo di una sconosciuta di trentatré anni: si chiamava 'La saga di Gösta Berling'

e la sconosciuta Selma Lagerlöf. Il giorno dopo era famosa. Nel 1909 riceverà il premio Nobel e Marguerite Yourcenar la definirà 'la più grande scrittrice

dell'Ottocento'. Il libro è tuttora annoverato tra i capolavori della letteratura europea. Ma per me non è 'solo' questo: 'La saga di Gösta Berling' è

il romanzo che per primo mi ha fatto conoscere la magia e il fascino del nord, il più emblematico dell'arte del raccontare e di tutto quello che amo nella

narrativa scandinava, che mi ha spinto a diventare editore. Poema epico, raccolta di leggende, saga, racconta le vicende di una stravagante compagnia di

bohémien, musicisti, giocatori e bevitori 'allegri, spensierati, eternamente giovani' su cui domina la figura di Gösta Berling, il seducente prete spretato,

bello come un dio greco, che irradia avventura e gioia di vivere, ma destinato a suscitare amori fatali e sventure. Una storia di perdizione e redenzione

che accetta il male come il bene, le più alte aspirazioni e gli impulsi autodistruttivi, un mondo illuminato dall'amore e immerso in una natura incantata.

È un libro che 'brucia', dice ancora la Yourcenar, di un'immaginazione ardente, uno dei romanzi su cui costruiamo i 'castelli imperituri del sogno e della

fantasia'".

 

Commento:

Questo libro fu pubblicato per la prima volta nel 1891, ma, a mio modesto parere, avrebbe potuto essere pubblicato nel Cinquecento come nel 2000 ed avrebbe avuto lo stesso fascino. Perché? Perché racconta storie senza tempo, di cavalieri, uomini e donne con poteri magici, creature dei monti e dei boschi, patti col diavolo e chi più ne ha più ne metta. Il tutto ambientato in luoghi fiabeschi, nella Svezia ottocentesca, fra castelli, laghi e paesaggi incantati.

Questo libro raccoglie al suo interno molte leggende popolari tutte collegate fra loro, che ruotano attorno alla storia dei cavalieri di Ekebù ed all’epopea di Gosta Berling, il prete sconfessato divenuto cavaliere e definito, in modo assolutamente calzante, come “il più forte e il più debole fra gli uomini”. Egli ha un’anima ed un cuore buono, ma cede alle tentazioni con troppa facilità. Non c’è donna che lo incontri che non se ne innamori perdutamente ed egli è altrettanto pronto ad amare, ma il suo destino sembra essere quello di far soffrire ogni donna che gli si avvicini. Ma i personaggi di queste storie sono tanti, buoni e cattivi come in tutte le fiabe che si rispettino: ci sono cavalieri, dame belle e gentili, maggiori e maggioresse, orsi della montagna… un vasto parterre per una saga che non annoia, nonostante le oltre cinquecento pagine.

Una lettura tra il fiabesco e il fantastico che, a mio parere, merita attenzione. Consigliatissimo.

 

Opera recensita: “la saga di Gosta Berling” di Selma Lagerlof

Editore: Iperborea, 2007

Genere: narrativa scandinava, fiabesco

Ambientazione: Svezia

Pagine: 542

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì.