simposio lettori copertina

simposio lettori copertina

giovedì 13 giugno 2019

RECENSIONE: MAURIZIO MAGGI - LA CODA DEL DIAVOLO


Sinossi:
È una rara notte di temporali, in Sardegna, quando arriva il mostro. La ragazza era riuscita a fuggire, ma lui, il suo rapitore e aguzzino, l'ha inseguita e l'ha uccisa, incurante del fatto che a pochi metri di distanza ci fosse una pattuglia della polizia. Per questo, subito arrestato, il mostro viene portato immediatamente in carcere. Lì, ad attenderlo, c'è un mondo chiuso fra mura spesse e sbarre di ferro alle finestre. Lì, soprattutto, c'è Sante. E l'arrivo di quell'assassino è forse l'occasione di redimersi che Sante attende da tutta la vita. Sante ha un segreto, una colpa da espiare, un passato da cui scappare. Eppure, Sante è in prigione per sua stessa volontà. Perché lui non è un carcerato, ma una guardia. La sua è una condanna autoinflitta. Ma quella notte tutto cambia. Può un peccato cancellarne un altro? Perché quel mostro è ricco e protetto. Ha agganci altolocati. Se la caverà, dice a Sante l'avvocato della madre della vittima. L'assassino ne uscirà, a meno che Sante non intervenga. E lo uccida. L'avvocato promette a Sante un alibi, una copertura, una via d'uscita e soprattutto tanti soldi. Uccidere è la cosa giusta? Si chiede Sante. Ma il giorno dopo, nulla di tutto ciò ha più importanza. Perché il mostro è stato ucciso e tutti i sospetti cadono proprio su di lui, su Sante. Che, da quel momento, non ha altra scelta che la fuga... E la ricerca della verità. Un conflitto morale che ci porta a chiederci: noi cosa faremmo? E una verità che emerge poco a poco in un quadro sempre più sconvolgente.

Commento:
Il carcere è totalizzante, ti invade, il suo odore si fa spazio, riempie e sovrasta tutto il resto; non importa da quale parte stai, lui ti si attacca addosso e nessuna parte è quella giusta. Per Sante Moras il carcere è la vita reale, sia perché lì ci lavora, è un agente scelto della penitenziaria, sia perché lui il carcere se lo sente dentro… da diciassette anni. E' per questo che non gli pesa abitare da solo nella torre della ex colonia militare; è per questo che non si lamenta quando il direttore – che ce l'ha in antipatia – gli appioppa le consegne più ingrate e i turni più sfiancanti. Come quella notte, quella in cui il Mostro, quello che ha ucciso con un'ammazzabuoi una tredicenne che teneva segregata da mesi, arriva nel suo carcere, alla Nera, nel Sud della Sardegna. Qualcuno gli ha proposto di ucciderlo… sarebbe facile, un'iniezione, alibi, soldi, in più è uno scarto umano, un rifiuto della società… se Sante non lo uccide il Mostro la farà franca, conosce la gente giusta e si sa come va la giustizia……. E mentre ancora Sante sta pensando, l'uomo muore, proprio nel suo turno. E' ovvio, l'hanno incastrato. Che fare se non fuggire? Non sarebbe nemmeno la prima volta… e Sante corre per i boschi di una Sardegna bucolica e aspra, corre con il suo addestramento da ex militare, la sua bravura ad osservare, a capire, un talento raro quello del fuggiasco… ma Sante ha avuto una vita per imparare, specie a fuggire da se stesso. Però lui, Sante, non sa ancora che non è finita, che la vittima non era l'unica prigioniera, che il Mostro non era l'unico assassino… Ed eccolo di nuovo, il bivio, tra verità e vendetta, tra giustizia ed egoismo.
Un thriller ricco d'azione, in cui i buoni non sono mai del tutto buoni e i cattivi, beh, quelli non hanno limiti alla perversione… un po' come nella vita reale. Tra pedofilia, bullismo ed interessi economici, Maurizio Maggi ci conduce, in una corsa a perdifiato, in un'isola in cui la natura è protagonista indiscussa in tutti i suoi elementi. Ed anche quando la claustrofobia si trasforma in angoscia e l'incertezza muta in spaesamento, la tensione non cala mai. D'altronde chi è inseguito non può permettersi distrazioni. Libro consigliato a chi ama il dinamismo e la velocità e non disdegna un po' d'avventura.

Opera recensita: "La coda del diavolo" di Maurizio Maggi
Editore: Longanesi, 2018
Genere: thriller
Ambientazione: Sardegna
Pagine: 352
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 12 giugno 2019

RECENSIONE: LEONARDO SCIASCIA - UNA STORIA SEMPLICE


Sinossi:
"Una storia semplice" è una storia complicatissima, un giallo siciliano, con sfondo di mafia e droga. Eppure mai - ed è un vero tour de force - l'autore si trova costretto a nominare sia l'una sia l'altra parola. Tutto comincia con una telefonata alla polizia, con un messaggio troncato, con un apparente suicidio. E subito, come se assistessimo alla crescita accelerata di un fiore, la storia si espande, si dilata, si aggroviglia, senza lasciarci neppure l'opportunità di riflettere. Davanti alla proliferazione dei fatti, non solo noi lettori ma anche l'unico personaggio che nel romanzo ricerca la verità, un brigadiere, siamo chiamati a far agire nel tempo minimo i nostri riflessi - un tempo che può ridursi, come in una memorabile scena del romanzo, a una frazione di secondo. È forse questo l'estremo azzardo concesso a chi vuole "ancora una volta scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia".

Commento:
C'è qualcosa, nella prosa degli autori siciliani – specialmente di gialli – che mi attrae in modo particolare; è qualcosa che riguarda lo stile, il modo tutto particolare di giocare, sottointendere, creare virtuosismi con le parole che mi strega e mi affascina immancabilmente. Ed anche questa volta, la mia prima con Sciascia, sono rimasta affascinata da questa maestria/malia.
Una storia semplice di Leonardo Sciascia è un libricino di sessantasei pagine che ritengo imprescindibile per chi ama il genere poliziesco, ma comunque imperdibile per chiunque. E', nella sua brevità, un libro sublime e geniale: l'autore riesce a parlare di tante cose senza mai nominarle; non solo mafia e droga come dice giustamente la sinossi, ma anche corruzione, collusione, delinquenza, ingiustizia, paradosso. La storia è semplice, sì, ma le implicazioni sono innumerevoli: un uomo, un diplomatico in pensione, telefona alla polizia alla vigilia di un giorno festivo per chiedere che qualcuno vada a casa sua perché ha da far vedere una cosa. Il brigadiere che risponde alla chiamata gli assicura che appena possibile qualcuno si recherà da lui. L'indomani lo zelante brigadiere si reca con due agenti a casa dell'uomo….. e lo trova morto. Nonostante le apparenze, il brigadiere capisce subito che non si tratta di suicidio, ma mai potrebbe sospettare le reali dinamiche della vicenda. Non sospetterà, infatti, fino al momento decisivo in cui la verità gli si rivelerà davanti con tutta la sua potenza e brutalità, costringendolo ad agire. Ed anche chi non voleva credergli, crederà.
Sublime, dicevo, questo libricino, soprattutto per lo stile superbo, per la virtù e l'arguzia dell'autore che trasforma quello che poteva essere un esercizio di bravura in qualcosa di impeccabile. Da leggere, assolutamente.

Opera recensita: "Una storia semplice" di Leonardo Sciascia
Editore: Adelphi, 1989
Genere: giallo, romanzo breve
Ambientazione: Sicilia
Pagine: 66
Prezzo: 9,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


lunedì 10 giugno 2019

RECENSIONE: CARMEN KORN - E' TEMPO DI RICOMINCIARE


Sinossi:
È il 1949. La guerra è finita. I nazisti sono stati sconfitti. Come molte altre città, Amburgo è ridotta a un cumulo di macerie e in parecchi si ritrovano senza un tetto sulla testa. Fra questi, Henny, che ha finalmente accettato di sposare Theo e continua a cercare la cara Käthe, che risulta ancora dispersa nonostante l’amica sia sicura di avere incrociato il suo sguardo, la sera di San Silvestro, su quel tram… Nel frattempo, mentre Lina e la sua compagna Louise aprono una libreria in città, Ida si sente delusa dal modesto ménage coniugale con il cinese Tian, pur avendo mandato all’aria il suo precedente matrimonio per stare con lui, e ricorda con nostalgia la sua giovinezza di rampolla di una famiglia altolocata. Sono in molti ad aver perso qualcuno di caro, e sono in molti ad attendere il ritorno di qualcuno, giorno dopo giorno, alla finestra. Ma per i sopravvissuti tornare a casa non è facile, si ha paura di cosa si potrebbe trovare, o non trovare più.
Gli anni passano, i figli delle protagoniste crescono e anche loro hanno delle storie da raccontare. Sullo sfondo, la ripresa dell’economia tedesca e le rivoluzioni sociali che hanno scandito gli anni Cinquanta e Sessanta: lo sbarco sulla Luna, la costruzione del Muro di Berlino, il riarmo e la paura del nucleare, l’arrivo della pillola anticoncezionale, l’irruzione della televisione nella vita quotidiana delle famiglie, l’inizio dei movimenti studenteschi e la musica dei Beatles.
Dopo Figlie di una nuova era, il secondo, attesissimo capitolo di questa fortunata e appassionante trilogia che racconta la vita di quattro amiche nella Germania del Novecento.

Commento:
Beh, aspettavo con trepidazione il secondo capitolo della trilogia al femminile di Carmen Korn, il primo, Figlie di una nuova era, mi era piaciuto molto. Non posso dire lo stesso, purtroppo, per questo secondo volume che racconta la vita e la storia della Germania e dell'Europa dal 1949 al 1969 attraverso le vicende di quattro amiche, quattro donne così diverse tra loro, e delle loro famiglie. Ritroviamo la bella Amburgo che a fatica si rialza dalle macerie; ritroviamo Enny, Kathe, Ida, Lina, Louise, Else, ma anche i loro figli, compagni, mariti, amici e conosciamo anche molti personaggi nuovi con storie, sogni, angustie. Il problema è che i personaggi, forse, sono ora anche troppi e nella smania di raccontarne le storie in contemporanea, l'autrice non fa altro che correre – a tratti forsennatamente – da uno all'altro senza posa. Il risultato, purtroppo, è un libro complessivamente bello, ma che troppo spesso si rifugia nei dettagli perdendo di vista il filo della storia, un libro zeppo di cose, persone, storie che finiscono per affastellarsi e fanno perdere alla storia il pathos e l'empatia che avevano invece contraddistinto il primo libro. E' ancora interessante sapere come si evolve la complicata storia tra Claus e Alex, la carriera di Ruth e quella di Florentine… però tutto questo rincorrersi non può diventare una telenovela infinita e sfiancante. La sensazione che l'autrice abbia voluto un po' strafare cresce con l'andare delle pagine e mi porta a non consigliare questo libro in modo entusiastico come invece feci per il precedente. Tuttavia, sia chiaro, neppure lo sconsiglierei apriori… è pur sempre una lettura discreta e l'evoluzione delle vicende è apprezzabile.

Opera recensita: "E' tempo di ricominciare" di Carmen Korn
Editore: Fazzi, 2019
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Germania, 1949-1969
Pagine: 564
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 6,5.


martedì 4 giugno 2019

RECENSIONE: PIERA CARLOMAGNO - UNA FAVOLOSA ESTATE DI MORTE


Sinossi:
Accadono fatti terribili nella terra di mezzo tra Matera e Potenza, frontiera selvaggia che si ripiega su se stessa come le ripide gole che la solcano. E così una notte di giugno, nei calanchi vicino Pisticci, un uomo e una donna vengono assassinati brutalmente. Lui è Sante Bruno, architetto con entrature che contano. Lei, Floriana Montemurro, una ragazza bellissima, figlia di un potente notabile. Il duplice omicidio scuote la monotonia di una provincia in cui il pettegolezzo vola di bocca in bocca e le lingue sono affilate come rasoi. Indagare sul caso tocca a Loris Ferrara, magistrato in crisi che vuol rifarsi una vita, e all'anatomopatologa Viola Guarino. Abilissima nel leggere la scena del crimine, convinta sostenitrice dei metodi scientifici d'indagine, la Guarino ha un sesto senso prodigioso. "Strega" la chiamavano da bambina. "Strega" pensano oggi di lei i suoi concittadini. E del resto, è la nipote di Menghina, celebre lamentatrice funebre della Lucania, una che ha trasformato la morte in professione e di stranezze se ne intende. Turbata dai sentimenti che prova per l'ombroso Ferrara, Viola si getta a capofitto nell'inchiesta. Mentre incombono i preparativi per Matera 2019 Capitale della Cultura e il futuro si porta appresso milionarie speculazioni sugli antichi Sassi, dovrà confrontarsi con i misteri di un Sud in cui tutto sta cambiando anche se nulla cambia mai davvero. Piera Carlomagno svela, con eleganza e discrezione, il male profondo di una terra insieme ai tormenti e alle malinconie delle donne che la abitano.

Commento:
Giugno 2018. Durante l'allestimento di uno spettacolo, la regista Lara Venosa sta osservando il paesaggio dell'entroterra tra Matera e Potenza, vicino a Pisticci… posando casualmente lo sguardo su un inghiottitoio – una gola tra i calanchi – nota due corpi aggrovigliati. Sono i corpi di Floriana Montemurro e e Sante Bruno, gli amanti di Tinchi, e quello è il loro ultimo abbraccio, ultimo tentativo di fuggire alla barbara crudeltà del loro assassino. Ma capire chi li ha uccisi è più difficile del previsto. Il rigido ed attraente sostituto procuratore Loris Ferrara viene da fuori, da Napoli, e non la conosce questa terra; non aveva previsto che in questa città tutti parlassero tra loro, ma nessuno con la polizia; non aveva previsto che non ci fossero strepiti, urla, che tutto venisse accettato quasi con rassegnazione… non la conosce lui la rassegnazione con cui i lucani da tempo immemore accettano i soprusi, le prevaricazioni, le offese fatte a loro ed alla loro terra bellissima e martoriata. Per aiutarlo a risolvere un caso che si complica sempre più e che minaccia di travolgerlo, ci vorrà la tenacia, l'intraprendenza e l'amore per la sua terra che solo una nativa del luogo, intelligente, fiera e un po' strega può avere. E' questo e molto altro, Viola Guarino, la consulente della procura che lo affiancherà – anzi lo guiderà – nelle indagini, uscendo dai binari del suo lavoro prettamente scientifico e parlando con la gente, coi suoi conterranei, osservandone comportamenti e tacite manifestazioni di forza o debolezza. E' una donna del Sud, Viola, come lo è Floriana, la giovane vittima con cui la dottoressa si sente da subito legata. Sarà empatizzando, quasi comunicando con lei, morta per non essersi piegata alla mentalità del posto, che Viola scoverà chi ha ucciso lei e il suo amante. Tra gli interessi suscitati dal riconoscimento di Capitale europea 2019 e l'atavico immobilismo tutto meridionale di chi si crogiola nelle sue bellezze e non accetta il cambiamento, la giornalista Piera Carlomagno ci regala un noir potente, strettamente radicato nella terra che descrive e connesso all'anima dei personaggi delineati, specialmente quelli femminili. Un ottimo libro, in fondo meno cruento di quanto potrebbe suggerire il titolo; una bella lettura, ottima per i caldi pomeriggi d'estate, che ci permette di conoscere meglio una terra meravigliosa e schiva, in bilico – un po' come tutto il nostro amato Sud - tra superstizione e materialismo. Davvero consigliato.

Opera recensita: "Una favolosa estate di morte" di Piera Carlomagno
Editore: Rizzoli, 2019
Genere: noir
Ambientazione: Matera, Basilicata
Pagine: 300
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 3 giugno 2019

RECENSIONE: ARTHUR SCHNITZLER - DOPPIO SOGNO


Sinossi:
Un ballo in maschera, due misteriose figure in domino rosso, uno straniero insolente, qualche parola incomprensibile e allusiva: queste apparizioni gettano, una sera, «un’ombra di avventura, di libertà e di pericolo» nella vita di un medico e di sua moglie, giovani, belli e chiusi in un’ovattata felicità domestica. Da quel momento essi entrano, senza saperlo, in un intreccio speculare di peripezie notturne tanto inverosimili da sembrare oniriche e di sogni tanto invadenti da sembrare fatti reali: e, per tutti e due, i desideri segreti occuperanno la scena, per una notte, con una violenza e una fascinazione tali che li trascineranno inermi con sé, tra la voluttà e l’angoscia. Come in un film di von Stroheim, dalla Vienna borghese e tranquilla emergono inquietanti personaggi, le maschere dilagano, si aprono porte segrete, si svelano esseri equivoci, incombono giudici oscuri e feroci. Alla fine, un fascio di fredda luce clinica illuminerà il corpo bianco ed esanime di una sconosciuta, e in essa il protagonista riconoscerà «il cadavere pallido della notte passata, destinato irrevocabilmente alla decomposizione». Non senza, però, aver anche irrevocabilmente mutato la vita del giovane medico e della sua compagna.
Insieme al Ritorno di Casanova e alla Signorina Else, il Doppio sogno (1926), racconto chiaroveggente e immerso in un incanto surreale, è una delle riuscite supreme di Schnitzler, ormai sempre più spesso riconosciuto, in questi ultimi anni, come uno dei grandi narratori psicologici della letteratura moderna, per il sorprendente spessore e la temibile lucidità delle sue storie, che sembrano aver dato fin dall’inizio per sottintese le scoperte della psicoanalisi. 

Commento:
Allucinato, surreale, inquietante, questo racconto di Arthur Schnitzler unisce le atmosfere gotiche di matrice sette-ottocentesca a quelle oniriche di un moderno romanzo orientale. Realtà e sogno sono gli elementi chiave di questa storia, sempre in equilibrio precario, sempre sul punto di toccarsi e compenetrarsi come due corpi uniti nel desiderio. C'è, in queste pagine, una carica erotica fortissima perché insoddisfatta, un desiderio elettrico che, in alcuni punti del racconto, si trasforma nel brivido di un pericolo tangibile ed imminente. Ci sono, in questo romanzo breve ma intensissimo, tutti gli elementi su cui eminenti studiosi della mente si sono soffermati per decenni: il sogno, il suo rapporto con la realtà, la sua influenza della vita reale. Il dottor Fridolin e sua moglie Albertine, la sera successiva ad un ballo in maschera, ripercorrono dapprima inconsapevolmente e via via in modo sempre più allusivo e subdolo, le rispettive fantasie erotiche del passato. Nella coppia si insinua una diffidenza nuova, un qualcosa di inespresso, una tacita vendetta, un senso di ingiustizia e desiderio di rivalsa che i coniugi, fisicamente divisi per cause di forza maggiore, sviluppano e vivono in modi diversi ma ugualmente totalizzanti e sconvolgenti. Nell'arco di una giornata il loro rapporto di coppia sarà scosso da un trasporto psicologico anomalo che rischia, loro malgrado, di travolgerli e farli soccombere. Sarà la resistenza del sentimento reciproco di fiducia e tenerezza, a determinare il loro destino. Una lettura consigliata, da cui nel 99 è stato tratto il film Eyes wide shut per la regia di Stanley Kubrick.

Opera recensita: "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler
Editore: Adelphi, prima ed. originale 1926
Genere: romanzo breve
Ambientazione: Vienna, fine Ottocento
Pagine: 131
Prezzo: 9,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


RECENSIONE: ERIC-EMMANUEL SCHMITT - OSCAR E LA DAMA IN ROSA


Sinossi:
La storia del piccolo Oscar, ammalato di leucemia, che riesce ad affrontare il dolore della malattia e l'idea della morte. Una fiaba tenera e coraggiosa sull'amore, l'amicizia e la speranza.

Commento:
In genere, pur essendo cattolica credente e praticante,  non amo i romanzi in cui la religione e la fede occupano un ruolo preponderante… però per ogni regola ci sono delle eccezioni: Oscar e la dama in rosa è una di queste. Con la sua solita leggiadria, Eric-Emmanuel Schmitt riesce a rendere accettabile anche ciò che non lo è… perché non è accettabile che Oscar, uno sveglio ragazzino di dieci anni stia per morire di leucemia. Non è accettabile che sia confinato in ospedale, senza poter avere il conforto dei propri genitori se non una volta a settimana, e con l'unica compagnia di altri bambini ammalati, infermiere e medici in evidente imbarazzo e dame in rosa. E' proprio una di queste donne che, con i loro camici rosa, portano conforto agli ammalati, a riuscire a spezzare la corazza di silenzio ed impenetrabilità che Oscar ha eretto per difendersi. E' la donna che Oscar chiama Nonna Rose a convincerlo a scrivere a Dio, a rivelare a lui le paure e i pensieri inespressi. «Confidagli i tuoi pensieri. I pensieri che non dici sono pensieri che pesano, che si incrostano, che ti opprimono, che ti immobilizzano, che prendono il posto delle idee nuove e che ti infettano. Diventerai una discarica di vecchi pensieri che puzzano, se non parli». Questo Nonna Rose dice ad un demoralizzato Oscar che ormai ha capito che morirà presto e pensa di non piacere più a nessuno, perché tutti in ospedale lo trattano diversamente. Ed Oscar scrive, confessa tutto a Dio e fa un gioco con lui e con la dama: ogni giorno che gli resta sarà come vivere dieci anni. Ad Oscar la morte fa paura non perché è ignota, ma perché gli farà perdere tutto ciò che conosce… e forse è così anche per tutti noi.
In un libricino di 100 pagine circa è condensato il più grande interrogativo, il più grande spettro della vita umana: la morte; Eric-Emmanuel Schmitt ci offre un'ancora per viverla nel modo migliore possibile, per accettarla come parte stessa della vita. Dio è molto presente in questo libro, ma c'è anche tanta ironia, leggerezza, fantasia… è una fiaba coraggiosa, questa, e come tutte le fiabe serve a rischiarare il buio, il nero delle nostre paure più recondite. E' impossibile non commuoversi davanti alle domande di Oscar, al suo spaesamento di fronte alle reazioni degli adulti; non si può non sorridere leggendo dei suoi "approcci" con le ragazze del reparto… E' un libro che consiglio a tutti perché parla di cose che riguardano tutti, ma occorre tener conto che parla comunque della malattia di un bambino… perciò leggetelo quando sarete nello stato d'animo giusto.

Opera recensita: "Oscar e la dama in rosa" di Eric-Emmanuel Schmitt
Editore: Vari, prima ed. originale 2002
Genere: narrativa francese
Ambientazione: non definita
Pagine: 120 (ed. E/O 2015)
Prezzo: 9,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


domenica 2 giugno 2019

RECENSIONE: CRISTINA CASSAR SCALIA - LA LOGICA DELLA LAMPARA (VANINA GUARRASI 02)


Sinossi:
La pesca con la lampara ha una sua logica precisa. Si accende la luce, non si fa rumore, si sta fermi il piú possibile e nel frattempo si armano le reti. Prima o poi anche i pesci meglio nascosti vengono a galla. A quel punto non possono scapparti piú. Vanina pensò che era l'immagine perfetta per descrivere quel caso.
Sono le quattro e trenta del mattino. Dalla loro barca il dottor Manfredi Monterreale e Sante Tammaro, giornalista di un quotidiano online, intravedono sulla costa un uomo che trascina a fatica una grossa valigia e la getta fra gli scogli. Poche ore dopo il vicequestore Vanina Guarrasi riceve una chiamata anonima: una voce femminile riferisce di aver assistito all'uccisione di una ragazza avvenuta quella notte in un villino sul mare. Due fatti che si scoprono legati e dànno il via a un'indagine assai piú delicata del previsto. La scontrosa Vanina, la cui vita privata si complica di giorno in giorno, dovrà muoversi con cautela fra personaggi potenti del capoluogo etneo. Ma anche grazie all'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè, con il quale fa ormai «coppia fissa», sbroglierà un intrigo che, fino all'ultimo, riserva delle sorprese.

Commento:
Il secondo libro di una serie è un po' un banco di prova, sia per l'autore – che da questo capirà quanto successo e quanta aspettativa ha creato il primo – sia per il lettore – che da esso capirà se la serie gli piace e se è il caso di continuarla. Dal mio punto di vista di lettrice, questo era uno dei motivi per cui aspettavo con curiosità e trepidazione l'uscita del secondo libro della serie di gialli con protagonista Vanina Guarrasi. Gli altri motivi sono più egoistici: mi piace l'ambientazione siciliana, mi piacciono Vanina, la sua squadra, il suo modo di condurre le indagini basato su intuizioni più che sul seguire un metodo alla lettera; e poi mi piace il cibo… e qui ce n'è tanto e di quello buono, parola di una che – come Vanina – non saprebbe cucinarsi nemmeno un uovo al tegamino però la buona tavola la onora con piacere.
Gusti e commenti personali a parte, La logica della lampara è un bel giallo italiano, decisamente ben scritto e congegnato: l'indagine in cui si ritrova Vanina è di quelle complicate e da arrovellarsi il cervello per giorni e, nel caso del vicequestore Guarrasi, pure per notti. Una ragazza è scomparsa, tutto fa pensare che sia morta, ma il corpo non si trova. E sembra proprio che questo non sia l'unico crimine – o presunto crimine – su cui bisognerà indagare: come i pesci attirati dalla lampara, come il vaso scoperchiato di Pandora, qui i crimini e le disavventure arrivano a frotte e, sempre nel caso di Vanina, non solo relativamente all'indagine. C'è un punto interrogativo grande quanto la sua mansarda a Santo Stefano che la attende a Palermo. L'incrocio tra passato che torna e futuro che arriva è sempre più vicino e Vanina, un occhio alla foto incorniciata di suo padre sorridente e l'altro al messaggio di Paolo Malfitano che lampeggia sullo schermo dell'iPhone, dovrà scegliere… con tutte le conseguenze che una scelta tanto difficile comporta. La consolazione – oltre a cioccolato, dolci e vecchi film – è che, sia al lavoro che fuori, Vanina non è sola. Ha una squadra di prim'ordine ed amici presenti e comprensivi in grado di sopportare anche i suoi silenzi e malumori.
E dunque, oltre a consigliarvi sia questo che il primo libro di Cristina Cassar Scalia con protagonista questa donna così forte ed arguta, io cosa posso dire? Aspettative ampiamente superate! Attendo il terzo con altrettanta trepidazione!


Opera recensita: "La logica della lampara" di Cristina Cassar Scalia
Editore: Einaudi, 2019
Genere: giallo
Ambientazione: Sicilia
Pagine: 384
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.