simposio lettori copertina

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martedì 31 dicembre 2019

RECENSIONE: EMILIO ORTIZ - ATTRAVERSO I MIEI PICCOLI OCCHI


Sinossi:
Cross è un golden retriever allegro e leale, addestrato per aiutare alcuni uomini a muoversi in quel mondo che da soli non possono vedere, per essere il loro sguardo. Dal momento in cui viene affidato a Mario, un ragazzo cieco, la vita di Cross cambia per sempre con un patto non scritto e irrevocabile: amerà il suo padrone per tutta la sua esistenza e sopra ogni cosa. Cross condivide ogni istante della vita di Mario, vive in simbiosi con le sue gioie e i suoi dolori, cresce insieme a lui. Questo libro è il racconto delle avventure quotidiane di una creatura eccezionale, coraggiosa e altruista come solo un cane può essere, filtrate attraverso i suoi piccoli e attentissimi occhi capaci di osservare la natura umana in maniera sempre ironica e meravigliata, diretta e irriverente. Una storia commovente di fedeltà, nella prospettiva di un cuore puro e innocente. Una testimonianza del fatto che la differenza tra umani e animali non sta nelle apparenze ma nel loro sguardo sulla vita.

Commento:
Attraverso i miei piccoli occhi è la storia, dolce e bellissima, tra un cane guida e il suo conduttore non vedente; è la storia di due esseri che, dal momento in cui si incontrano, vivono in simbiosi: già il rapporto tra un cane e il suo padrone è molto forte, ma quello tra un non vedente e i suoi occhi lo è molto, ma molto di più. Dov'è la particolarità di questo libro? Beh, è che la storia ci viene raccontata, in modo sicuramente fantasioso ma davvero dolcissimo, direttamente dal cane! È lui, Cross, il narratore protagonista ed è fantastico leggere le sue osservazioni su di noi umani, sui nostri pregi e difetti, sulla sua capacità di comprendere i nostri stati d'animo ed empatizzare con noi in modo così viscerale. È chiaro che il tutto è filtrato, plasmato, immaginato dall'autore, Emilio Ortiz, ma mi piace pensare che molte cose siano proprio come ci vengono raccontate da Cross, e d'altra parte i segnali dei cani non si possono ignorare! Altro punto a favore di questo libro è che è stato scritto da un cieco conduttore di cane guida, quindi non ha tutti quei piccoli nei dati da percezioni sbagliate che si possono facilmente trovare nei libri scritti da vedenti. Il tutto sembra così naturale che, nonostante qualche sdolcinatezza narrativa, è veramente piacevole e a tratti esilarante leggere questa storia. La consiglio? Certo, non si era capito?

Opera recensita: "Attraverso i miei piccoli occhi" di Emilio Ortiz
Editore: Salani, 2019
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Spagna
Pagine: 276
Prezzo: 14,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


lunedì 30 dicembre 2019

RECENSIONE: OSCAR WILDE - IL RITRATTO DI DORIAN GRAY


Sinossi:
Il pittore Basil Hallward ha ritratto il giovane Dorian Gray, di eccezionale fascino. Questi, ossessionato dall'idea di invecchiare e perdere la sua avvenenza ottiene, grazie a un sortilegio, che ogni segno che il passare del tempo e i vizi potrebbero lasciare sul suo viso compaiano solo sul ritratto. Avido di piaceri e sregolatezze, si abbandona agli eccessi e ai delitti più sfrenati senza che nulla del suo splendore vada perduto. Il volto del ritratto si trasforma così nell'atto di accusa più spietato per Dorian che, al colmo della disperazione, lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto. Le fattezze del ritratto tornano quelle del giovane puro di un tempo, mentre a terra giace un vecchio ripugnante.

Commento:
Quando si dice "Il fascino del mistero"… Leggere Il ritratto di Dorian Gray è un'esperienza singolare e bellissima: i contrasti intrinseci nel romanzo sono, da soli, un valido motivo per leggerlo. In particolare, il fascino che avvince in queste pagine è nel modo in cui Wilde ha saputo fondere una pletora di personaggi disdicevoli – si salvano solo il pittore Basil Hallward e Sibil Vane – con uno stile elegante ed una forma eccelsa. Non si riesce ad indignarsi per il cinismo e l'egoismo di Lord Wotton perché si viene rapiti dal modo così naturale ed al contempo così artificioso di Wilde di porre domande, enunciare teorie su questioni esistenziali su cui tutti ci interroghiamo prima o poi nella vita… e poi lanciare dardi infuocati a destra e a manca con savoir faire da gentelman perfetto. L'antefatto è noto: il giovane e bellissimo Dorian viene ritratto dal pittore Hallward che lo adora e, nel vedere la propria bellezza è così colpito da sperare ad alta voce – spinto dagli elogi dell'infido Lord Henry Wotton – di non perdere mai la giovinezza. Egli dichiara che darebbe qualunque cosa perché fosse il ritratto a farsi carico degli anni e della vecchiaia… persino l'anima… e viene preso in parola. La sua anima, progressivamente sempre più nera, si mostra nel ritratto che diventa ripugnante mentre, col passare degli anni, il suo proprietario resta lindo, innocente e fresco esternamente tanto quant'è corroso e lercio dentro. Una storia accattivante, piena di simbolismi, quesiti espressi e non espressi su cui riflettere… probabilmente non sarei d'accordo con alcune idee di Wilde, specie con molte di quelle espresse così saccentemente da Henry Wotton, ma il romanzo è in sé una sfida ad ogni mente che ami essere stimolata. Se poi aggiungiamo che stilisticamente è un gioiello di maestria e tecnica espositiva… è una lettura imperdibile!

Opera recensita: "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde
Editore: vari, prima ed. 1890
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra
Pagine: 312 (ed. Garzanti)
Prezzo: 9,90 € (ed. Garzanti)
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


domenica 29 dicembre 2019

RECENSIONE: E. L. JAMES - THE MISTER


Sinossi:
Londra, 2019. La vita è sempre stata facile per Maxim Trevelyan. Molto attraente, ricco, aristocratico, non ha mai dovuto lavorare e ha dormito da solo nel suo letto molto di rado. Ma un giorno, improvvisamente, tutto questo cambia quando una tragedia lo colpisce ed eredita il titolo nobiliare della sua famiglia: un’immensa ricchezza e tutta la responsabilità che ne deriva. E questo non è un ruolo per il quale Maxim è preparato e si deve sforzare per affrontarlo.
Ma la sfida più grande sarà resistere al desiderio per una giovane donna enigmatica, giunta inaspettatamente a Londra, che porta con sé solo il suo passato, difficile e pericoloso. Sfuggente, bella e con un grande talento musicale, Alessia rappresenta per Maxim un mistero seducente e il suo desiderio per lei aumenta diventando presto una passione che non si spegne, mai provata prima. Ma chi è Alessia Demachi? Può Maxim proteggerla da ciò che la minaccia? E lei come reagirà quando scoprirà che anche lui le sta nascondendo dei segreti?
Dal cuore di Londra, alla selvaggia Cornovaglia, fino alla cupa e temibile bellezza dei Balcani, The Mister è un viaggio emozionante in cui si alternano pericolo e desiderio, lasciando il lettore senza fiato fino all’ultimissima pagina.

Commento:
Ok, so che con questa recensione mi attirerò gli strali di tanti cultori del Libro e della buona letteratura… qualcuno si scandalizzerà, ma io non ho mai nascosto di aver amato molto la trilogia di 50 sfumature e i libri che sono seguiti. Non voglio parlarne qui semplicemente perché questa è la recensione di un altro libro della stessa autrice che non c'entra nulla con quella serie; tiro in ballo le sfumature per spiegare il pregiudizio che ho avuto verso questo libro e che mi ha portata a leggerlo dopo vari mesi dalla sua uscita (aprile 2019). Il mio pregiudizio non era, come molti potrebbero pensare, verso il tipo di scritto della James: temevo che fosse troppo simile alle 50 sfumature, temevo che avrei ritrovato lo stesso plot, ma inevitabilmente in tono minore. Pregiudizio che, purtroppo si è verificato: ci sono tante cose in questo libro che richiamano i precedenti, tante, anzi direi troppe, ma ovviamente, dato che si tratta di cose già lette e metabolizzate in un'altra storia della stessa autrice, qui finiscono per perdere di attrattiva, significato e strizzano l'occhio al prima. È una cosa, questa, che un po' mi ha disturbato per buona parte della lettura, tuttavia, come ho sempre sostenuto, per me la James a suo modo sa scrivere, (vi prego, voi che sostenete che i suoi libri andrebbero gettati nella spazzatura, non fatevi venire un mancamento, non ho detto che è alta letteratura) e sa emozionarmi. Così la storia, mio malgrado, mi ha catturata e alla fine l'ho anche trovata più che gradevole. C'è tanto sesso, innegabilmente, ma c'è anche amore, ci sono tante incongruenze e buchi narrativi, non neghiamo neanche questo, ma c'è anche il tentativo di far riflettere su problematiche serie… certo, un tentativo infiocchettato in un romanzo rosa, ma pur sempre un tentativo!
In definitiva, non è alta letteratura, è molto commerciale, la storia è – se possibile – anche più inverosimile di quella delle sfumature, ma la James mi ha emozionato ancora una volta… e io, da una lettura di questo tipo, non mi aspetto niente di più!


Opera recensita: "The Mister" di E.L. James
Editore: Mondadori, 2019
Genere: romanzo rosa
Ambientazione: Londra-Cornovaglia-Albania
Pagine: 516
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 8.


sabato 28 dicembre 2019

RECENSIONE: MARY MAPPES DODGE - PATTINI D'ARGENTO


Sinossi:
Nell'Olanda di metà Ottocento Hans e sua sorella Gretel sono pattinatori eccezionali: volano sulle piste ghiacciate, anche sotto la luce amica della luna, come se ai piedi avessero ali e non i pattini di legno che si sono costruiti da soli. Quello che appesantisce il loro cuore è la preoccupazione per la madre, che porta avanti la famiglia tra grandi difficoltà da quando suo marito, dieci anni prima, ha perso la memoria in un grave incidente su una diga. Ma la generosità, il coraggio e la tenacia possono ottenere quello che il denaro non può comprare, e i pattini d'argento saranno solo uno dei premi da contendere. Vittorie ben più grandi aspettano i piccoli fratelli Brinker, in gara con i loro pattini contro un destino solo apparentemente indomabile e stabilito. Età di lettura: da 10 anni.

Commento:
Pattini d'argento è, per me, una storia dell'infanzia, che ho riletto con piacere durante queste feste. La triste vicenda dei fratellini Brinker, la sfortuna contrapposta all'agiatezza degli altri coetanei non possono non commuovere. E ciò che mi sorprende, ora che ho l'età giusta per distinguere certi dettagli, è che sebbene sia dichiaratamente una storia per bambini, i personaggi non cadono mai nello stucchevole, inverosimile, smielato. C'è, questo sì, tanta dolcezza che fa svanire anche la ovvia presenza di tanti stereotipi. Pattini d'argento è una di quelle storie intramontabili che consiglio senza remore, ai bambini sì, ma anche agli adulti, perché noi che ci crediamo superiori a certe fiabe abbiamo in realtà molto da imparare o da ricordare. Una bellissima storia per ragazzi e con tanti ragazzi come protagonisti: una storia di generosità, buon cuore, gratitudine e onestà. Un libro che emoziona nella sua semplicità.

Opera recensita: "Pattini d'argento" di Mary Mappes Dodge
Editore: vari
Genere: letteratura per ragazzi
Ambientazione: Olanda, fine Ottocento
Pagine: 372
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


RECENSIONE: ARISA - IL PARADISO NON è UN GRANCHè. STORIA DI UN MOTIVETTO ORECCHIABILE


Sinossi:
Questa è la storia di una ragazza che aveva un sogno, lo ha realizzato, però poi non è felice come credeva. Ma andiamo con ordine. Marisa viene dal Sud. Il Sud vero però, non quello di tarantelle e "deliziosi spaghetti ai ricci di mare" che si immaginano i milanesi. Il suo è un Sud di superstizioni, chiusure, ricatti morali e sensi di colpa coltivati con cura fin da bambini. E certi pesi, per quanto lontano tu possa volare, te li senti sempre appiccicati addosso. La passione per la musica porta Marisa a Roma, dove vive assieme al fidanzato Tano una vita che più che alla Bohème somiglia a un musicarello di Gianni Morandi. Come in un film poi arriva il successo, i soldi, i fan. Ma anche le incomprensioni, le delusioni, la solitudine. L'amara consapevolezza che non basta realizzare un sogno per essere felici. Per fortuna che Marisa ha una marcia in più, un modo tutto originale di guardare il mondo. Cantante e personaggio televisivo, con questo suo romanzo di esordio Arisa dimostra la freschezza e l'ironia che l'hanno resa celebre. La storia di Marisa, chiaramente fitta di spunti autobiografici, diventa così anche una parabola sulla difficoltà di trovare una propria strada, una propria dimensione, un posto, grande o piccolo, in cui essere finalmente felici.

Commento:
Beh… non c'è molto da dire su questo libro… è una lettura scorrevole, di intrattenimento, di evasione. Non aggiunge né toglie niente a ciò che sapevamo su Arisa, sulla precarietà del mondo d'oggi, specie per i giovani e specie per il mondo dello spettacolo; non aggiunge molto neanche su quello che sappiamo del Sud noi meridionali, per la verità. Ci sono, è innegabile, molte cose vere in queste pagine, ma in sostanza non è questo il libro che vi farà conoscere meglio il Sud, i giovani che emigrano per fare fortuna e qualche volta ci riescono, la birra tedesca o le colazioni internazionali. Però, a suo modo, in modo leggero come alcune sue canzoni, Arisa ci fa riflettere sulla società di oggi, sulla vita che tanti di noi conducono e su quella che immaginano di condurre, salvo poi voler tornare indietro se, per caso o per fortuna, riescono a raggiungerla. Lettura d'evasione, ripeto, per passare poche ore senza fatica, ma portandosi comunque dietro qualcosa a cui pensare.

Opera recensita: "Il paradiso non è un granché. Storia di un motivetto orecchiabile" di Arisa
Editore: Mondadori, 2012
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: San Giovanni al Monte-Roma-Milano-Berlino
Pagine: 171
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


venerdì 27 dicembre 2019

RECENSIONE: MARKUS ZUSAK - IL PONTE D'ARGILLA


Sinossi:
Dopo 12 anni di silenzio, il 9 ottobre 2018, in contemporanea mondiale, torna Markus Zusak, l'autore di Storia di una ladra di libri, con il suo nuovo, attesissimo romanzo, Il ponte d'argilla.
Sono seduto, e penso, e batto. Batto sui tasti. Scrivere non è mai facile, ma diventa più semplice se hai qualcosa da dire. Lasciare che vi parli di nostro fratello. Il quarto dei ragazzi di Dunbar, Clay. Perché quello che sto per raccontarvi accadde a lui. E, tramite Clay, cambiammo anche noi. Tutti.
C'erano stati anche un nonno con la passione per i miti greci, una nonna e la sua macchina da scrivere, un pianoforte consegnato nel posto sbagliato, una ragazza con le lentiggini che amava le corse dei cavalli, e un padre che, dopo la morte della moglie, aveva abbandonato i suoi cinque figli: Matthew, Rory, Henry, Clay e Tommy. I fratelli Dunbar. Costretti a vivere soli, e a definire da soli le regole della propria esistenza. E quando il padre tornerà sarà Clay l'unico dei fratelli che accetterà di aiutarlo e costruire con lui un ponte, concreto e metaforico nello stesso tempo: lo farà per la sua famiglia, per il loro passato, per il loro futuro, per espiare le colpe, per affrontare il dolore. Lo farà perché lui è l'unico che conosce tutta la storia, e per questo è obbligato a sperare. Ma fino a che punto Clay potrà portare avanti la più difficile di tutte le sue corse? Quanti degli ostacoli che la vita gli ha posto davanti riuscirà a superare? Quanta sofferenza può sopportare un ragazzo? Dodici anni dopo Storia di una ladra di libri, Markus Zusak torna con un romanzo di lancinante bellezza, che non ha paura di commuovere e che lo conferma come uno dei più importanti autori della scena letteraria mondiale: la storia di Clay, dei suoi fratelli e della sua famiglia è di quelle destinate a incidere a lungo nell'immaginario collettivo, per la densità di vita e sentimenti, per il racconto travolgente, per la voce acuta, calda e suggestiva.

Commento:
Ve lo ricordate Storia di una ladra di libri, il bellissimo romanzo con protagonista una bambina nella Germania nazista? Ecco, il suo autore, Markus Zusak, non ha scritto solo quel libro, ma anche altri romanzi destinati ad un pubblico di ragazzi. Il ponte d'argilla, invece, pur parlando sempre di ragazzi, è destinato indubbiamente ad un pubblico adulto. E non potrebbe che essere così, vista l'importanza e la profondità dei temi affrontati. Di cosa si parla qui? Di amore, di morte, di emigrazione, malattia, sogni, ragazzi, abbandono… ma sopra ogni cosa, qui si parla di famiglia. Di famiglie che sopravvivono a tutto, anche alla morte, di legami fraterni indistruttibili, di ponti costruiti da un ragazzo e da suo padre, "l'assassino"; di corse a perdifiato, scommesse, placcaggi e notti su un materasso all'aria aperta, sotto le stelle, a scambiarsi il cuore.
Il ponte d'argilla, il ponte di Clay, è un libro particolare… se dovessi dire l'aggettivo che ho avuto in mente leggendo, direi che è un libro maschio, ruvido a tratti, ma crepuscolare, profondo, nostalgico in altri punti; è un romanzo che parla di affetto come sanno fare gli uomini, i giovani uomini che hanno dovuto crescere in fretta, con quella timidezza, quel riservo che dà a tutto un tocco di poesia. La storia ci viene raccontata da Matthew, il figlio più responsabile, che a distanza di anni batte tutto sulla "Vecchia MDS" perché niente vada dimenticato. È la storia di una famiglia, di un giovane uomo, Michael Dunbar, che dapprima si innamora di una ragazza del suo paese, poi quando lei si allontana, trova il coraggio di riemergere dalle sue ferite e di conoscere una giovane donna, Penelope, arrivata in Australia da poco, dalla Polonia, e di formare con lei una famiglia. È la storia, questa, di quella famiglia numerosa e felice e di come la morte sia entrata nella loro casa e vi abbia soggiornato a lungo. È la storia, questa, di un ragazzo, Clay, quello che sorrideva sempre, delle sue corse, del suo amore, di un ponte costruito con l'argilla. È un libro, questo, che ricorda vagamente – per stile e descrizioni – i romanzi americani della prima metà del Novecento, sebbene sia ambientato in Australia. È un libro da leggere? Forse, non tutti, probabilmente, lo apprezzeranno. Io, insomma, direi che è un libro discreto, non brilla né sfigura… quindi tutto sommato ve lo consiglio.

Opera recensita: "Il ponte d'argilla" di Markus Zusak
Editore: Frassinelli, 2018
Genere: narrativa straniera
Ambientazione: Australia
Pagine: 504
Prezzo: 20,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


giovedì 26 dicembre 2019

RECENSIONE: GEORGES SIMENON - LETTERA AL MIO GIUDICE


Sinossi:
«Vorrei tanto che un uomo, un uomo solo mi capisse. E desidererei che quell’uomo fosse lei». Così si rivolge il narratore, all’inizio di questo romanzo, al suo giudice – e insieme a ogni lettore. La storia che segue è una storia di amore e di morte, carica d’intensità, esaltazione e angoscia. È la storia di un uomo che si sente trascinato a uccidere una donna perché la ama troppo. Lo sfondo: stazioni gocciolanti di pioggia, bar, piccoli alberghi della provincia. Agente provocatore: il caso, che fa apparire una ragazza minuta, pallida, arrampicata su alti tacchi, nella vita di un medico, uomo «senza ombra», la cui esistenza, così normale, si avvicina sempre più al confine con l’inesistenza. E quella donna è l’ombra stessa, qualcosa di oscuro e lancinante al di là di ogni ragione, che conduce tranquillamente alla morte. Queste le ultime parole della confessione: «Siamo arrivati fin dove abbiamo potuto. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Abbiamo voluto l’amore nella sua totalità. Addio, signor giudice».

Commento:
Ho letto Lettera al mio giudice nell'arco di un pomeriggio, ma sono certa che qualcosa di queste pagine mi resterà in mente per sempre: è un libro sconvolgente per lucidità, stile, fluidità, eleganza. Simenon ha saputo dar voce ad un uomo, un medico di provincia, un innamorato, un frustrato, un assassino con una perizia da maestro. La lucidità con cui il dottor Charles Alavoine scrive al suo giudice dal carcere in cui è chiuso dopo la condanna per omicidio è folgorante: egli non gli scrive per discolparsi, no, tanto più che si era già dichiarato colpevole a suo tempo. Egli non scrive per scusarsi, invocare una pena più leggera… tutt'altro: di una sola cosa egli non è soddisfatto, un solo verdetto egli non accetta, quello di essere considerato in uno stato psichico di ridotta lucidità. Non vuole che si pensi che abbia agito in preda ad un raptus, non vuole che si creda che quando ha ucciso Martine, l'unica donna che abbia mai veramente amato, egli fosse in preda alla follia, che non comprendesse ciò che faceva… non vuole che si dica che era pazzo. No, egli vuole che il giudice capisca, che colui in cui ha visto un barlume di interesse durante l'istruttoria, che colui che davvero ha cercato di comprendere le sue ragioni, che colui con cui ha pensato di essere in un certo qual modo in sintonia, che lui comprendesse cosa l'aveva portato ad un amore così grande. Vuole, Charles, che il giudice capisca che lui sì, ha agito con glaciale, assoluta premeditazione e che sì, c'era una ragione più che valida per uccidere… l'amore. Per amore di Martine lui doveva ucciderla. E fidatevi, se prese così, senza contesto, queste parole vi sembrano folli, assurde, senza logica, a fine lettura non potrete non trovarvi d'accordo con lui. Quest'uomo non chiede pietà, ma la suscita; non chiede assoluzione, ma, ascoltate le sue parole,  chi non gliela darebbe? Ho trovato questa lettera di un'angoscia, sincerità, lucida follia, prostrazione come di rado ne ho viste o lette altrove. Mi ha commosso. Mi sento, perciò, oltre a consigliare la lettura di questo libro, di definirlo senza remore un capolavoro.

Opera recensita: "Lettera al mio giudice" di Georges Simenon
Editore: Adelphi, prima ed. originale 1946
Genere: letteratura francese
Ambientazione: Francia
Pagine: 206
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.