simposio lettori copertina

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sabato 30 gennaio 2021

RECENSIONE: GIANLUCA ANTONI - IO NON TI LASCIO SOLO

                Sinossi:

L’amicizia è affrontare insieme la paura. Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini diversissimi eppure inseparabili, che decidono di scappare da casa

e di avventurarsi tra i boschi, alla ricerca del cane di Filo, perso durante un temporale. Per ritrovarlo si spingono fino alla cascina di Guelfo Tabacci,

uno schivo montanaro di cui si mormora che anni prima abbia ucciso suo figlio. Così, l’ingenuità della loro fuga lascia il posto ai terribili segreti del

mondo degli adulti. Molto tempo dopo, nella cantina di quello stesso casolare vengono ritrovati due diari. Sono stati proprio i due amici a scriverli,

consegnando a quelle pagine ingiallite la soluzione del mistero e il racconto, insieme crudo e poetico, di un’estate destinata a cambiare per sempre le

loro vite. In un paesaggio dominato dal contrasto tra la luce dell’eterna innocenza e il buio del dolore, Gianluca Antoni mescola le atmosfere del giallo

a quelle del romanzo di formazione. Con colpi di scena e toni delicati, racconta i rapporti tra genitori e figli, le strategie imprevedibili con cui affrontiamo

la perdita, ma anche la tenacia di legami fatti per sopravvivere al tempo.

 

Commento:

Quella raccontata da Gianluca Antoni in Io non ti lascio solo è una storia bellissima, una storia di bambini ed adulti accomunati, fondamentalmente, da una cosa: la paura di restare soli. Sì, perché sbaglierebbe chi pensasse che la solitudine fa paura solo ai bambini: loro magari la manifestano con la paura del buio o col non voler andare in cantina/soffitta senza qualcuno che li accompagni, ma in realtà di questo si tratta… di non essere in grado di difendersi dagli accidenti che la vita ci pone dietro l'angolo. E si sa, in due (o più) si è più forti, no?

Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini coraggiosi che sono diventati inseparabili, capaci di affrontare di tutto, senza paura, purché insieme. E insieme i due decidono di marinare il campo Scout cui i loro genitori li avevano iscritti, per intraprendere un'avventura che farà affrontare loro numerosi pericoli, ma grazie alla quale avranno modo di conoscere molte persone, di crescere e di misurarsi con se stessi… un'avventura che ha dell'incredibile, ma che in fondo è dolorosamente, teneramente realistica.

Io non ti lascio solo è un racconto sull'amicizia, è un romanzo di formazione, ma è ben lungi dall'assumere toni moralistici o melensi: in molti passaggi del libro si ha proprio l'impressione di leggere un thriller psicologico se non persino un noir. Ovvio che, personalmente, la cosa non ha potuto che farmi piacere! Al di là degli aspetti narrativi, il romanzo è ben scritto, fluido, piacevole da leggere: le pagine scorrono rapide nella curiosità di capire come evolverà l'avventura. Vi sono, poi, oltre a Filo e Rullo, altri personaggi che val la pena conoscere: Scacco col suo passo felpato e il suo cuore gigante, Amelie con la gentilezza e l'altruismo, il maresciallo, la droghiera Clara, lo stesso Guelfo e persino i due cani, Birillo e Diablo, così diversi eppure uniti nella fedeltà.

Mi sento di consigliare questo libro a tutti: gli adulti lo troveranno una storia godibile con qualche spunto di riflessione; gli adolescenti potranno trarne molto giovamento perché è una storia che induce a pensare, a porsi interrogativi, ad andare oltre le pagine; i bambini forse non ne coglieranno tutte le sfaccettature, ma di sicuro potranno seguire e apprezzare la trama.

 

Opera recensita: "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni

Editore: Salani, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: non definita

Pagine: 288

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

mercoledì 27 gennaio 2021

RECENSIONE: GIANRICO CAROFIGLIO - LA DISCIPLINA DI PENELOPE

            Sinossi:

Penelope si sveglia nella casa di uno sconosciuto, dopo l’ennesima notte sprecata. Va via silenziosa e solitaria, attraverso le strade livide dell’autunno milanese.

Faceva il pubblico ministero, poi un misterioso incidente ha messo drammaticamente fine alla sua carriera. Un giorno si presenta da lei un uomo che è stato indagato per l’omicidio della moglie. Il procedimento si è concluso con l’archiviazione ma non ha cancellato i terribili sospetti da cui era sorto. L’uomo le chiede di occuparsi del caso, per recuperare l’onore perduto, per sapere cosa rispondere alla sua bambina quando, diventata grande, chiederà della madre.

Penelope, dopo un iniziale rifiuto, si lascia convincere dall’insistenza di un suo vecchio amico, cronista di nera.

Comincia così un’appassionante investigazione che si snoda fra vie sconosciute della città e ricordi di una vita che non torna.

Con questo romanzo – ritmato da una scrittura che non lascia scampo – Gianrico Carofiglio ci consegna una figura femminile dai tratti epici. Una donna durissima e fragile, carica di rabbia e di dolente umanità.

Un personaggio che rimane a lungo nel cuore, ben oltre l’ultima pagina del sorprendente finale.

 

Commento:

Penelope Spada è una donna tosta, decisa, intransigente. Era un pubblico ministero, poi qualcosa di sbagliato le ha portato via la sua carriera e parte dei suoi ricordi. Ora è una "specie di investigatore privato" senza licenza, vive da sola, passa serate prive di senso nei letti di uomini sconosciuti e sempre diversi, mangia sano e beve decisamente troppo. Quando un certo Mario Rossi le chiede di indagare – invece che su una bega coniugale o un furtarello da niente – sull'omicidio di sua moglie, la sua onestà e la sua franchezza la spingono a rifiutare il caso. Però c'è qualcosa che la attira in quella storia, che peraltro è già stata archiviata sebbene in malo modo. Così si lascia convincere dall'amico cronista di nera Zanardi, richiama Rossi e guarda gli atti. Non avrebbe voluto tornare a rimestare in storie che avessero qualche attinenza col suo lavoro passato, eppure il richiamo della caccia è troppo forte, così Penelope comincia ad indagare. Fortuna che ha ancora qualche amico a cui poter chiedere favori, altrimenti sarebbe stata dura, senza mezzi. Comunque, la testardagine, la lucidità e il fiuto Penelope Spada non li ha persi in quell'incidente e qualcosa, nel torpore di un'indagine chiusa, si muove. Un monito la guiderà e la porterà a risolvere il caso: mai saltare alle conclusioni.

La disciplina di Penelope è un giallo gradevole, che si fa leggere senza problemi e si archivia senza troppi rimpianti: è un buon giallo, scritto bene, ma non lo si può definire appassionante. Certezze ne abbiamo poche: possiamo supporre che ciò che non ci è stato rivelato in questo libro lo ritroveremo in un futuro secondo capitolo, o comunque in una prosecuzione della serie; possiamo immaginare che sapremo di più su Penelope Spada, qualcosa in più dei dettagli che sapientemente l'autore ha lasciato cadere qua e là quasi per caso… se non fosse così, dubito che ricorderemo a lungo questa donna alla quale non abbiamo avuto il tempo materiale di affezionarci, giacché l'abbiamo conosciuta a stento. Il mio voto è comunque positivo, ma è più che altro un incoraggiamento, un voler sperare in un prosieguo migliore. Per ora lo consiglio, poi vedremo.

 

Opera recensita: "La disciplina di Penelope" di Gianrico Carofiglio

Editore: Mondadori, 2021

Genere: giallo

Ambientazione: Milano

Pagine: 192

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

      

lunedì 25 gennaio 2021

RECENSIONE: KADER ABDOLAH - IL SENTIERO DELLE BABBUCCE GIALLE

        Sinossi:

Sultan Farahangi, famoso cineasta iraniano rifugiato in una fattoria della campagna olandese, si immerge nei ricordi per riannodare i fili della sua avventurosa esistenza e raccontarla in una catena di storie seguendo le orme di Sherazade. Un viaggio nella memoria che come d'incanto ci trasporta nell'antica città di Arak, divisa fra tradizioni secolari e la forzata modernizzazione a stelle e strisce con cui lo scià, nel secondo dopoguerra, importa la gomma da masticare e il seducente mondo del cinema. Figlio di una nobile famiglia di commercianti di zafferano e cresciuto in un castello fiabesco, tra gli spiriti tutelari del nonno, le lotte femministe della cugina Akram jun e l'amicizia del feroce bandito Hushang Braccio Mozzo, Sultan comincia a osservare il mondo fuori con il cannocchiale dell'alta torre dove ama rifugiarsi. Scopre così quella vocazione che lo condurrà alla scuola di cinema di Teheran e poi a intrecciare il suo destino con quello della regina Farah Diba e dell'ayatollah Khomeini, a interrogarsi sulla libertà dell'arte e sull'etica del sacrificio per una causa, a subire il carcere politico e a trovare la via di fuga per la vita in Europa. Fondendo realtà, mito e fiaba orientale con raffinatissima grazia poetica, Kader Abdolah rievoca l'antica Persia e i mutamenti che l'hanno travolta in un romanzo di formazione che è in realtà un viaggio interiore alla ricerca di sé, delle proprie radici di uomo e di artista. Il percorso pieno di nostalgia di un migrante d'eccezione per mappare i sentieri che la vita gli ha offerto e ricomporre attraverso la letteratura il disegno di un'esistenza destinata a farsi ponte tra due mondi.

 

Commento:

Il sentiero delle babbucce gialle è un libro inconsueto, molto particolare e a tratti magico. La magia compiuta da questo libro sta nell'aver trovato il giusto equilibrio fra antico e moderno, fra fiaba persiana alla Mille e una notte, romanzo storico e autobiografia di un Paese politicamente instabile. E' il racconto della vita di un uomo che passa attraverso varie fasi della modernità e della storia del suo Paese fino ad essere costretto a fuggire per salvarsi da se stesso. Un uomo, Sultan Farahangi, guidato da due forze concordi e potentissime: il suo Jin e la sua videocamera. Il primo è l'entità (nel suo caso buona) che lo guida nelle scelte e nelle incertezze, la seconda è la sua musa, la sua ragione di vita, la sua ancora di salvezza. Tutte le scelte (tante, rischiose ed apparentemente folli) che farà saranno guidate dalla voce interiore del suo Jin e votate all'obbedienza alla sua cinepresa. E di scelte Sultan si troverà costretto a farne tante, alcune delle quali rischieranno di costargli la vita, la libertà, l'amore di una donna. E forse solo ora che è ad un capolinea, ad una sosta più lunga del suo andare, ora che è in salvo e si appresta a vivere un'altra fase della sua vita può riflettere sulle scelte passate. Lo fa in un libro che scrive in una lingua semi-inventata e che qualcun altro dovrà tradurre. Lo fa lui che può perché in realtà non esiste, è solo il frutto della fantasia di Kader Abdolah, lo fa lui invece dell'uomo a cui questa storia è ispirata e dedicata, Said Sultanpur, poeta, drammaturgo e cineasta iraniano giustiziato nel 1981.

Il sentiero delle babbucce gialle è un libro peculiare, delicato e appassionante che ci ammonisce sul bisogno di non esprimere facili giudizi sulle scelte altrui perché nessuno di noi, dall'esterno, può sapere da cosa siano state dettate. E' un libro coraggioso che è riuscito ad unire due anime dello stesso popolo, quella antica e quella moderna, in un mix affascinante e significativo. È un romanzo importante perché ci dà gli spunti giusti per approfondire la storia e la cultura di un Paese, l'Iran, così chiacchierato, spesso temuto, ma poco conosciuto.

 

Opera recensita: "Il sentiero delle babbucce gialle" di Kader Abdolah

Editore: Iperborea, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Iran-Paesi Bassi

Pagine: 448

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

          

giovedì 21 gennaio 2021

RECENSIONE: LEVANTE - SE NON TI VEDO NON ESISTI

                        Sinossi:

Anita, redattric    e in una rivista di moda, è quello che tutte sognano di essere: bella, giovane, elegante e colta. Ma anche tremendamente complicata. Sua madre e sua sorella, così concrete, non capiscono da dove arrivi la sua inquietudine, quella voglia di mangiarsi ogni attimo come fosse l'ultimo e di scappare a gambe levate non appena qualcuno minaccia di metterla in gabbia. Anita però lo sa bene: quando si guarda allo specchio, le sue "mille me" – così le chiama lei – riflettono i suoi cambiamenti di umore e la incoraggiano, la contraddicono, la rimproverano quando sbaglia. Perché Anita sbaglia spesso, soprattutto quando si tratta di uomini. I suoi errori più grandi sono tre: Filippo, affascinante e indisponibile, incontrato per caso su un volo per New York; Flavio, un incrocio di sguardi che si è trasformato in passione; e poi Jacopo, il marito che le è sempre stato accanto ma ultimamente sembra non capirla più. Anita crede di amarli tutti, ma forse la verità è che la vita le sta sfuggendo di mano, come la sua immagine riflessa nello specchio. Dovrà scavarsi dentro e fare i conti con un passato ancora dolorosissimo, per imparare a prendersi cura di sé senza smettere di innamorarsi e di sbagliare: solo così potrà ricominciare a vedersi, e a esistere, davvero.

 

Commento:

Da tempo volevo leggere questo romanzo di Levante, talentuosa e bravissima cantautrice che seguo e apprezzo tanto. Da tempo volevo leggerlo, sia per mera curiosità, sia perché il titolo mi aveva folgorato e non è difficile immaginare perché (esiste anche una canzone omonima che guardacaso è la mia preferita), sia perché volevo vedere se la bravura di Claudia Lagona come autrice di canzoni si rispecchiasse anche nei libri. Bene, a lettura conclusa posso dire di essere stupita in positivo: Levante scrittrice ha superato le mie aspettative. Mi aspettavo un romanzo gradevole, sì, ma con un tono leggiadro, fresco, giovanile… Se non ti vedo non esisti non lo è: è un romanzo introspettivo, difficile da leggere perché intriso di una tristezza, un'angoscia, una malinconia insospettabili. Eppure, forse anche per questo, è un romanzo profondamente realista e sincero: è la storia di una giovane donna tenace, caotica, irrequieta che si vede costretta nella gabbia del suo matrimonio perfetto e decide di provare a essere libera, a riprendersi i suoi spazi. Ciò che troverà ad attenderla è una serie di errori che la porteranno in una discesa agli inferi fatta di umiliazioni, dolore, rabbia, paura, rischio. Se non ti vedo non esisti è un viaggio difficile, un percorso duro dentro una vita lacerata che cerca, a fatica, inciampando e ferendosi, di ricucirsi. Lo consiglio? Sì, perché è una prova di coraggio sia per chi l'ha scritto, sia per chi lo leggerà: guardare in faccia i propri errori e mancanze non è facile… per nessuno.

 

Opera recensita: "Se non ti vedo non esisti" di Levante

Editore: Rizzoli, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma, New York

Pagine: 262

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

 

mercoledì 20 gennaio 2021

RECENSIONE: ILARIA TUTI - LUCE DELLA NOTTE

Sinossi:

Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell'albero l'ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo. Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura di un faticosissimo e pericoloso caso e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, no­nostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un'indagine folle e insensata. Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico... E di terribile.

 

Commento:

Luce della notte, il terzo capitolo della stupenda saga che Ilaria Tuti dedica alla commissaria Teresa Battaglia e al suo Friuli, è un romanzo coraggioso. Coraggioso come chi decide di affrontare il buio, gli spettri, la notte dell'anima e del cuore.

Coraggioso come Chiara, la bambina della storia, che non si sottrae al sogno che la mette di fronte a un'atrocità più grande di qualsiasi cosa lei possa tollerare; coraggioso come Giulia, la mamma di Chiara, che illumina la notte in cui è costretta la figlia con colori, luci, fiabe e speranza instancabile; coraggioso come Teresa Battaglia, l'anziana commissaria che affronta se stessa e il suo destino ogni giorno e non ha paura di seguire un'intuizione e rischiare tutto; coraggioso persino come il giovane e supponente Marini, che nonostante tutto si affida alla sua commissaria e la segue rischiando anche lui. È coraggioso, questo romanzo, proprio come lo è la sua autrice, capace di ndare oltre il dolore, di affrontarlo con un'arma potente, la scrittura, che diventa catarsi, che diventa salvezza. Luce della notte è una storia su come affrontare la paura scavando dentro se stessi per trovare la forza di attraversare la notte. È una storia di bambini coraggiosi e di madri che li aspettano e condividono con loro la sofferenza; è una storia di coraggio. Leggetela, come e più degli altri romanzi di Ilaria Tuti.

 

Opera recensita: "Luce della notte" di Ilaria Tuti

Editore: Longanesi, 2021

Genere: noir, seriale

Ambientazione: Friuli

Pagine: 256

Prezzo: 16,80 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.     

martedì 19 gennaio 2021

RECENSIONE: ANDRA E TATIANA BUCCI - NOI, BAMBINE AD AUSCHWITZ

                Sinossi:

La sera del 28 marzo 1944 i violenti colpi alla porta di casa fanno riemergere negli adulti della famiglia Perlow antichi incubi. La pace trovata a Fiume, dopo un lungo peregrinare per l'Europa cominciato agli inizi del Novecento in fuga dai pogrom antiebraici, finisce bruscamente: nonna, figli e nipoti vengono arrestati e, dopo una breve sosta nella Risiera di San Sabba a Trieste, deportati ad Auschwitz-Birkenau, dove molti di loro saranno uccisi. Sopravvissute alle selezioni forse perché scambiate per gemelle o forse perché figlie di un padre cattolico, o semplicemente per un gioco del destino, le due sorelle Tatiana (6 anni) e Andra (4) vengono internate, insieme al cugino Sergio (7), in un Kinderblock, il blocco dei bambini destinati alle più atroci sperimentazioni mediche. In questo libro, le sorelle Bucci raccontano, per la prima volta con la loro voce, ciò che hanno vissuto: il freddo, la fame, i giochi nel fango e nella neve, gli spettrali mucchi di cadaveri buttati negli angoli, le fugaci visite della mamma, emaciata fino a diventare irriconoscibile. E sempre, sullo sfondo, quel camino che sputa fumo e fiamme, unica via da cui «si esce» se sei ebreo, come dicono le guardiane. L'assurda e tragica quotidianità di Birkenau penetra senza altre spiegazioni nella mente delle due bambine, che si convincono che quella è la vita «normale». Il solo modo per resistere e sopravvivere alla tragedia, perché la consuetudine scolora la paura. Finché, dopo nove mesi di inferno, ecco apparire un soldato con una divisa diversa e una stella rossa sul berretto. Sorride mentre offre una fetta del salame che sta mangiando: è il 27 gennaio 1945, la liberazione. Che non segna però la fine del loro peregrinare. Dovrà passare altro tempo prima che Tatiana e Andra ritrovino i genitori e quell'infanzia che è stata loro rubata. Le sorelline trascorreranno ancora un anno in un grigio orfanotrofio di Praga e alcuni mesi a Lingfield in Inghilterra, in un centro di recupero diretto da Anna Freud, dove finalmente conosceranno la normalità. Secondo le stime più recenti ad Auschwitz-Birkenau vennero deportati oltre 230.000 bambini e bambine provenienti da tutta Europa, solo poche decine sono sopravvissuti. Questo è lo struggente racconto di due di loro.

 

Commento:

Di testimonianze di sopravvissuti all'Olocausto ne abbiamo lette ed ascoltate molte, eppure continuiamo a cercarne, continuiamo a voler sapere, ascoltare… Perché? Le ragioni possono essere le più varie, ma per quanto mi riguarda, in cima alla lista c'è un irriducibile stupore e sgomento per ciò che è stato, come se avessi sempre bisogno di ascoltare testimonianze di chi l'ha vissuto per non staccarmi dalla realtà, per continuare a pensare che non ho immaginato, che è successo tutto davvero, che l'uomo ha davvero potuto commettere tante atrocità. E poi c'è un'altra motivazione: ogni testimonianza, a modo suo, aggiunge qualcosa alla barbarie, anche un solo dettaglio, anche una sfaccettatura. Quello che, a parer mio, aggiungono Andra e Tatiana Bucci in questo libro è il loro essere bambine. Quando furono internate, Andra e Tatiana avevano rispettivamente 4 e 6 anni… impensabile, inimmaginabile, eppure è reale, è successo, è qui il loro racconto. Un racconto fatto di dignità, di piccoli aneddoti di prima della guerra, della prigionia, del dopo liberazione. Un racconto di come due sorelle miracolosamente sopravvissute all'Olocausto sono riuscite a rifarsi una vita, ad "uscire da Birkenau" per avere la forza di rientrarci ancora per testimoniare e raccontare. Un libro lucido, un racconto semplice e perciò ancor più d'impatto. Un'altra storia da leggere per sapere, per non dimenticare.

 

Opera recensita: "Noi, bambine ad Auschwitz" di Andra e Tatiana Bucci

Editore: Mondadori, 2019

Genere: autobiografia, testimonianza

Ambientazione: Italia, Germania-Polonia, Inghilterra

Pagine: 134

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

sabato 16 gennaio 2021

RECENSIONE: JENNY BLACKHURST - LA STRANA MORTE DI EVIE WHITE

 

Sinossi:

La notte delle sue nozze, la bellissima Evie White si suicida buttandosi da una scogliera. L'accaduto getta gli invitati al matrimonio nella confusione più completa: cosa può averla spinta a un gesto così estremo? Nessuno sembra in grado di capire, men che meno Richard, lo sposo di Evie, e Rebecca, la migliore amica della donna sin dai tempi del college. Per chiarire i motivi dell'accaduto, e per onorare i tanti anni di amicizia e amore che li hanno legati, Richard e Rebecca decidono di indagare. Scavando nel passato di Evie e negli eventi che hanno portato alla sua decisione di sposare Richard, i due si accorgono ben presto di non averla mai conosciuta veramente, e che la donna che hanno amato nascondeva segreti più inquietanti di quanto immaginassero. Si sono sempre sbagliati su di lei? Forse il rapporto che li legava non è mai stato quello che pensavano...

     

Commento:

Confesso che all'inizio avevo qualche remora a definire "thriller" questo romanzo: la storia mi pareva troppo delineata, troppo poco misteriosa, con una trama troppo lineare. Poi, leggendo, ho capito che mi sbagliavo: i colpi di scena ci sono, la trama ha delle evoluzioni sorprendenti e la vena thriller in effetti c'è, sebbene non sia fra i più cruenti. La storia di Evie White, della sua infanzia, dell'adolescenza tormentata, del periodo universitario fino alle soglie del matrimonio con Richard Bradley ci viene raccontata piano piano, in un puzle ad incastro perfetto fra presente e passato. Il primo ci viene narrato in prima persona da Rebecca, la migliore amica di Evie, la sua complice, quella che la conosce meglio; il passato, invece, lo vediamo con gli occhi di Evie, sebbene non sia direttamente lei a raccontarcelo. Anche il cambio di tono e di punto di vista risulta piacevole e mai forzato nello scorrere della narrazione. La strana morte di Evie White non è un thriller d'azione, ma piuttosto una storia inquietante sull'amicizia, il senso di colpa, l'amore negato e la felicità perduta e per sempre inseguita. Un thriller in cui la tensione scorre costante, ma non deborda mai, non raggiunge mai livelli alti. E tuttavia, per come è raccontata la vicenda, non avrete il tempo di rimpiangere inseguimenti e spargimenti di sangue. I colpi di scena, comunque, non mancheranno e il finale è persino sorprendente.

 

Opera recensita: "La strana morte di Evie White" di Jenny Blackhurst

Editore: Newton Compton, 2020

Genere: thriller

Ambientazione: Inghilterra

Pagine: 384

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.