simposio lettori copertina

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domenica 26 settembre 2021

RECENSIONE: JOHN IRVING - LE REGOLE DELLA CASA DEL SIDRO

Sinossi:

Il più celebre dei romanzi di Irving narra la storia di Homer Wells, un ragazzo dall'animo ricco di sentimenti e ideali cresciuto nell'orfanotrofio di St. Cloud's nel Maine, e del medico-padre Wilbur Larch, che accoglie nel suo istituto neonati abbandonati e fa abortire povere donne che altrimenti finirebbero nelle mani di macellai. Larch educa il giovane e gli insegna la professione, nella speranza che un giorno prenda il suo posto, ma Homer preferisce seguire la propria via lavorando in una fattoria dove si produce sidro. Si renderà ben presto conto che non conosce nulla del mondo degli adulti, e che dovrà affrontare dolori, asperità e percorrere molta strada per capire le regole della vita.

 

Commento:

Fino a poco meno di due anni fa avevo sentito nominare "Le regole della casa del sidro" solo distrattamente, qualche volta, per caso. Poi ho letto Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin e la protagonista, Violette Toussaints, ne parlava in continuazione, lo citava ad ogni piè sospinto… così da allora mi è venuta la curiosità di leggerlo. Finalmente ora ne ho avuto l'occasione e… non credo che dimenticherò questo libro tanto facilmente! Il problema è che è difficile recensire e probabilmente impossibile capire questo libro senza averlo letto… è una storia fatta di tante storie, la storia di un luogo – l'orfanotrofio di St. Cloud's – e di un medico, Wilbur Larch, che praticava indistintamente il lavoro del diavolo (l'aborto) e quello del Signore (far nascere dei bambini, anche se sarebbero rimasti orfani), ma per lui era tutto lavoro del Signore. È la storia di quell'orfanotrofio, delle sue infermiere, di tutte le donne che ci son passate, delle letture a voce alta prima di dormire, delle benedizioni impartite e di tutti i bambini che ci hanno vissuto, alcuni fino all'età adulta. E poi è la storia di uno di questi bambini diventato adulto, ma rimasto legato al St. Cloud's: Homer Wells, il prediletto del dottor Larch, di Nurse Edna e di Nurse Angela, il ragazzo che amava rendersi utile e perciò imparò tutto sull'aborto e sulla nascita e sapeva molto più di qualsiasi medico senza essere medico. È la storia di quel ragazzo che credeva di poter fuggire, di poter scegliere, ma non sapeva che al mondo nessuno sceglie nulla, che è il mondo che ci plasma e ci cambia e ci mostra chi siamo davvero, che è la vita che sceglie per noi. È la storia di una coppia di giovani belli e di buon cuore, e di un frutteto vicino alla costa e di tante mele e tanto sidro da raccogliere… e di regole, le regole della casa del sidro, che cambiano a seconda di chi le legga. È una storia che parla di aborto e di adozioni, ma anche di libertà e di scelta, di morale, politica, religione, e di abnegazione e responsabilità, di uomini e di donne… soprattutto di donne e di quanto poco siano libere, loro, di scegliere. Un libro crudo, ironico, diretto, franco, lucido, a volte spietato, ma profondamente onesto, comunque la si pensi sui temi spinosi che tratta. Un libro meraviglioso, da leggere assolutamente, gustandoselo al proprio ritmo, prendendosi i propri tempi… un libro per riflettere, emozionarsi, indignarsi, raccapricciarsi… un libro da vivere.

 

Opera recensita: "Le regole della casa del sidro" di John Irving

Editore: Bompiani, prima ed. 1985

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Genere: letteratura straniera

Ambientazione: Maine, Stati Uniti

Pagine: 619 (ed. 1990)

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

venerdì 3 settembre 2021

RECENSIONE: SIMONA LO IACONO - EFFATA'

            Sinossi:

Siracusa, 1950. Anche se non può sentire, Nino Smith è un bambino insolitamente sveglio per la sua età. Quattro palmi d'altezza, orecchie a mestolo e capelli color del miele, Nino è il figlio di Dora Genesio, un'attrice che ha studiato in Inghilterra ed è ora tornata nella sua Sicilia per calcare il palco del teatro Luna, e di un soldato inglese morto in guerra. Benché sia nato sordomuto, Nino legge le labbra, gli occhi e le mani: il corpo è per lui un immenso libro che spiega, che dice. Che rivela. Un giorno, girovagando per il teatro durante le prove, il bambino scopre, sotto il palco, una stanza stretta e una botola d'accesso. È appena una fenditura, quasi un pozzo senz'acqua, che si affaccia sulle assi del Luna ed è coperto allo sguardo del pubblico da una conchiglia. È la buca del suggeritore, e un suggeritore è esattamente ciò che a Nino servirebbe: qualcuno che parli al suo posto, che possa prestargli orecchie e bocca, dato che lo fa per mestiere. Ha inizio così una stana amicizia fra il bambino sordomuto e il maestro di buca, sebbene quest'ultimo sia un bizzarro individuo che insiste nel trascinarsi dietro una borsa di cuoio piena di marchingegni d'ogni fattura: pinze, tubi a tromba, vasetti. Strumenti con cui inizia a visitare il bambino, tentando di cavargli fuori quella voce che, anche se lui non può sentirla, c'è. Ma chi è davvero il maestro di buca? Perché prende tanto a cuore il caso di Nino? E, soprattutto, cosa ha a che fare la sua storia con il processo di Norimberga contro gli imputati che, dal settembre 1939 all'aprile 1945, condussero esperimenti medici senza il consenso del paziente, su prigionieri di guerra e civili nelle zone occupate, e parteciparono allo sterminio di massa nei campi di concentramento? Dall'autrice de "L'albatro", un romanzo sulla redenzione, sulla colpa e sul riscatto, che dà linfa all'idea che l'amore e la dedizione possano cambiare il destino degli uomini.

 

Commento:

"Effatà", una parola forte, che sa di antico, di mistero, di ineluttabile. "Effatà" evoca ciò che non possiamo cambiare, ciò che si compie senza il nostro consenso, perché è destino che si compia. E sembra quasi la mano del destino a determinare l'incontro tra il piccolo, intelligentissimo Nino Smith e il maestro di buca, il misterioso uomo che fa da suggeritore in teatro e si porta dietro una borsa piena di strani attrezzi. Nessuno sa niente di lui, ma, in un riconoscimento istintivo, Nino gli si affida, lo elegge a sua guida, a sua voce, a suo ponte di comunicazione con gli altri. Nino è sordomuto e il suggeritore ha parole per due; "Gioia mia" lo chiama, è evidente che gli si è affezionato. Ma perché? Cosa c'è nel passato di quest'uomo anonimo che cercherà in ogni modo di tirar fuori la voce a Nino?

Effatà è un libro breve, ma intensissimo. Un libro diviso in due parti, fra loro stridenti eppure compenetrate e necessarie l'una all'altra: in una sorta di doppio binario ideale, si alternano i racconti di Nino e della Siracusa del 1950, ancora povera e sempre sospettosa, e i verbali di uno strano processo avvenuto a Norimberga qualche anno prima, il "Processo ai dottori". Chiunque abbia sentito parlare di Action T4 saprà di cosa si tratta e quanto possano essere strazianti i racconti legati a quegli eventi. Strazio affrontabile e narrabile solo con una freddezza necessaria, voluta, cercata, quella usata appunto da Simona Lo Iacono nel tratteggiare e ricomporre i verbali; una freddezza che inaridirebbe il cuore lasciando solo vuoto e sgomento se non ci fossero Nino, la sua storia agrodolce, il calore della Sicilia, la timida alba di una rinascita possibile. Intenso, forte, caldo, Effatà è un libro da leggere in una sera, per lasciarsi travolgere dalle emozioni più diverse e contrastanti e lasciarlo poi sedimentare a lungo, con la sensazione di volerne sapere di più, di leggere ancora, di aprirsi alla curiosità su qualcosa di cui si è parlato e si parla ancora troppo poco.

 

Opera recensita: "Effatà" di Simona Lo Iacono

Editore: Beat, 2021

Genere: narrativa italiana, romanzo storico

Ambientazione: Siracusa, anni 50

Pagine: 160

Prezzo: 12,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

      

venerdì 4 giugno 2021

RECENSIONE: PABLO TRINCIA - VELENO

        Sinossi:

Alla fine degli anni Novanta, in due paesi della Bassa Modenese separati da una manciata di chilometri di campi, cascine e banchi di nebbia, sedici bambini vengono tolti alle loro famiglie e trasferiti in località protette. I genitori sono sospettati di appartenere a una setta di pedofili satanisti che compie rituali notturni nei cimiteri sotto la guida di un prete molto conosciuto nella zona. Sono gli stessi bambini che narrano a psicologi e assistenti sociali veri e propri racconti dell'orrore. La rete dei mostri che descrivono pare sterminata, e coinvolge padri, madri, fratelli, zii, conoscenti. Solo che non ci sono testimoni adulti. Nessuno ha mai visto né sentito nulla. Possibile che in quell'angolo di Emilia viga un'omertà tanto profonda da risultare inscalfibile? Quando la realtà dei fatti emergerà sotto una luce nuova, spaventosa almeno quanto la precedente, per molti sarà ormai troppo tardi. Ma qualcuno, forse, avrà una nuova occasione.

 

Commento:

Ah, quant'è difficile! Quant'è difficile raccontare questo libro, quant'è difficile reggere l'urto emotivo delle enormità che, con professionalità ma anche con molta partecipazione, Pablo Trincia ci espone con cura e metodo. Eppure bisogna farlo, bisogna consigliare questa lettura, bisogna parlare di questa storia perché il rischio che casi come questo, errori giudiziari come quello che tra il 97 e il 98 coinvolse due paesi della Bassa modenese, si ripetano è pericolosamente e drammaticamente alto. La storia è più o meno nota, ma forse in troppo pochi si sono fermati a riflettere sulle implicazioni psicologiche, emotive, intime di chi questa storia l'ha vissuta da vittima. Genitori e familiari accusati ingiustamente, allontanati brutalmente dai loro figli, sottoposti a processo e prima ancora alla gogna, in qualche caso morti prima di vedersi assolti… ma qualcuno ha pensato ai danni che un errore, un approccio psicologico sbagliato ha provocato in queste persone? E ai figli, a quei bambini che oggi sono uomini e donne, qualcuno ci ha mai davvero pensato? E qualcuno ha pagato? Fa male leggere le testimonianze, i racconti, le dinamiche contenute ed approfondite in queste pagine… eppure è un male necessario, perché questo caso non cada nel dimenticatoio. Il libro in sé è

Appassionante, coinvolgente e l'autore – che ha fatto un lavoro immane per ricostruire questa storia – è molto bravo nel raccontare con obiettività, ma risultando comunque partecipe. Una cosa dobbiamo tenere a mente mentre leggeremo, è la premessa posta da Trincia prima di cominciare il racconto: è tutto vero, nulla è stato romanzato dall'autore. Fidatevi, durante la lettura vi ritroverete spesso a ricordarlo a voi stessi, tanto vi sembrerà atroce il dolore, assurdi alcuni comportamenti, profondo l'incubo in cui sono precipitate queste famiglie. È tutto paurosamente, drammaticamente, incredibilmente vero.

 

Opera recensita: "Veleno. Una storia vera" di Pablo Trincia

Editore: Einaudi, 2019

Genere: reportage

Ambientazione: Bassa modenese

Pagine: 296

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

sabato 30 gennaio 2021

RECENSIONE: GIANLUCA ANTONI - IO NON TI LASCIO SOLO

                Sinossi:

L’amicizia è affrontare insieme la paura. Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini diversissimi eppure inseparabili, che decidono di scappare da casa

e di avventurarsi tra i boschi, alla ricerca del cane di Filo, perso durante un temporale. Per ritrovarlo si spingono fino alla cascina di Guelfo Tabacci,

uno schivo montanaro di cui si mormora che anni prima abbia ucciso suo figlio. Così, l’ingenuità della loro fuga lascia il posto ai terribili segreti del

mondo degli adulti. Molto tempo dopo, nella cantina di quello stesso casolare vengono ritrovati due diari. Sono stati proprio i due amici a scriverli,

consegnando a quelle pagine ingiallite la soluzione del mistero e il racconto, insieme crudo e poetico, di un’estate destinata a cambiare per sempre le

loro vite. In un paesaggio dominato dal contrasto tra la luce dell’eterna innocenza e il buio del dolore, Gianluca Antoni mescola le atmosfere del giallo

a quelle del romanzo di formazione. Con colpi di scena e toni delicati, racconta i rapporti tra genitori e figli, le strategie imprevedibili con cui affrontiamo

la perdita, ma anche la tenacia di legami fatti per sopravvivere al tempo.

 

Commento:

Quella raccontata da Gianluca Antoni in Io non ti lascio solo è una storia bellissima, una storia di bambini ed adulti accomunati, fondamentalmente, da una cosa: la paura di restare soli. Sì, perché sbaglierebbe chi pensasse che la solitudine fa paura solo ai bambini: loro magari la manifestano con la paura del buio o col non voler andare in cantina/soffitta senza qualcuno che li accompagni, ma in realtà di questo si tratta… di non essere in grado di difendersi dagli accidenti che la vita ci pone dietro l'angolo. E si sa, in due (o più) si è più forti, no?

Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini coraggiosi che sono diventati inseparabili, capaci di affrontare di tutto, senza paura, purché insieme. E insieme i due decidono di marinare il campo Scout cui i loro genitori li avevano iscritti, per intraprendere un'avventura che farà affrontare loro numerosi pericoli, ma grazie alla quale avranno modo di conoscere molte persone, di crescere e di misurarsi con se stessi… un'avventura che ha dell'incredibile, ma che in fondo è dolorosamente, teneramente realistica.

Io non ti lascio solo è un racconto sull'amicizia, è un romanzo di formazione, ma è ben lungi dall'assumere toni moralistici o melensi: in molti passaggi del libro si ha proprio l'impressione di leggere un thriller psicologico se non persino un noir. Ovvio che, personalmente, la cosa non ha potuto che farmi piacere! Al di là degli aspetti narrativi, il romanzo è ben scritto, fluido, piacevole da leggere: le pagine scorrono rapide nella curiosità di capire come evolverà l'avventura. Vi sono, poi, oltre a Filo e Rullo, altri personaggi che val la pena conoscere: Scacco col suo passo felpato e il suo cuore gigante, Amelie con la gentilezza e l'altruismo, il maresciallo, la droghiera Clara, lo stesso Guelfo e persino i due cani, Birillo e Diablo, così diversi eppure uniti nella fedeltà.

Mi sento di consigliare questo libro a tutti: gli adulti lo troveranno una storia godibile con qualche spunto di riflessione; gli adolescenti potranno trarne molto giovamento perché è una storia che induce a pensare, a porsi interrogativi, ad andare oltre le pagine; i bambini forse non ne coglieranno tutte le sfaccettature, ma di sicuro potranno seguire e apprezzare la trama.

 

Opera recensita: "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni

Editore: Salani, 2021

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: non definita

Pagine: 288

Prezzo: 15,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

      

domenica 10 gennaio 2021

RECENSIONE: PHILIPPE AMAR - HO SOFFIATO IL MIO DESIDERIO FINO AL CIELO

Sinossi:

C'è un desiderio che accomuna tutti i bambini del mondo: avere una mamma e un papà. È così anche per Victor, che vorrebbe capire se quella sensazione è diversa dall'affetto che gli ha regalato l'anziana Tatie, da cui è stato allevato come un figlio. Adesso che non può più occuparsi di lui, l'intraprendente dodicenne decide che a trovare una mamma ci penserà da solo. Ha già un'idea in testa. È convinto che Lily, la pasticcera che incrocia per strada ogni mattina, abbia tutte le qualità per essere quella giusta: uno sguardo dolce e generoso, un sorriso aperto che promette calore e fiducia e la passione per la cucina con cui assecondare la sua insaziabile golosità. Victor è al settimo cielo, non avrebbe potuto trovare candidata migliore. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall'entusiasmo di Victor, la giovane pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre. Almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita cui manca il solido fondamento dato da poche e semplici certezze. L'amore, la maternità, la stabilità lavorativa restano per lei un orizzonte a cui tendere, a patto che trovi il coraggio di dare retta alla voce del passato da cui continua a essere tormentata. Nel frattempo, Victor non ci pensa nemmeno ad arrendersi e stare a guardare. Giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare Lily. Perché nessuno meglio di lui sa che è il cuore a scegliere la persona capace di regalarci la felicità.
Dalla sua apparizione sugli scaffali delle librerie, Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo si è imposto come esordio dell'anno. Critici e lettori sono rimasti ammaliati dalla storia del piccolo Victor, dando il via a un passaparola che ha convinto la regista Michèle Laroque a trarne un film già in produzione. Philippe Amar ci consegna un romanzo delicato e toccante sull'importanza di non dare mai nulla per scontato, perché quando perdiamo di vista le cose importanti, rischiamo di smarrire anche noi stessi.

 

Commento:

Ho scovato questo romanzo per puro caso, curiosando sul web. Mi ha colpito il titolo, l'ho preso a scatola chiusa, senza neppure conoscere la trama (lo faccio di rado), ho cominciato a leggerlo e… non ho più smesso fino a notte fonda, finché non l'ho finito. Nel frattempo, mi sono emozionata, ho empatizzato con Victor, con i suoi amici, con Tatie e anche con Lily, ho pianto… che dire? Una storia che non lascia indifferenti, che mi ha conquistata e che ovviamente vi consiglio.

Ciò che più ho amato, in queste pagine, è la delicatezza, la sensibilità e l'onestà con cui la storia di Victor -e di tanti bambini come lui – viene tratteggiata dall'autore: Victor è un bambino orfano, un violinista enfant prodige, un bambino adottato, ma è raccontato qui come un bambino normale… normale, con le corse a rotta di collo fino a scuola, per le piccole bugie dette a Tatie, per le reazioni a volte inconsulte ma perfettamente plausibili per la sua età e il suo vissuto… Un bambino che vive la sua condizione in maniera consapevole, che non ne viene schiacciato o fagocitato, ma che anzi, riesce a trovare la propria identità e a difendere le proprie scelte con una forza insospettabile e invidiabile. Invidiabili sono anche la tenacia e l'intraprendenza di Victor nel perseguire i suoi (folli, ma tenerissimi) obiettivi; invidiabili sono anche gli amici di questo ragazzino così fuori dagli schemi: amici veri che gli rimangono accanto, lo supportano e gli si stringono attorno in ogni situazione, anche in quelle più difficili.

Philippe Amar riesce a trovare l'equilibrio perfetto fra dolcezza e amarezza, fiction e realtà in una storia preziosa da leggere e consigliare. Unica, piccola nota stonata: il finale… l'ho trovato non perfettamente all'altezza del resto della storia. Ma può accadere che, sebbene plausibili, le storie non finiscano proprio come avevamo pensato, anche se, ve lo anticipo, questa finisce bene.

 

 

Opera recensita: "Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo" di Philippe Amar

Editore: Garzanti, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi, Francia

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

          

lunedì 4 gennaio 2021

RECENSIONE: MARIEKE LUCAS RIJNEVELD - IL DISAGIO DELLA SERA

    Sinossi:

Jas ha dieci anni quando, come ogni anno, in casa Mulder fervono i preparativi per il Natale. La sua è una vita tranquilla. A scuola non va benissimo, ma dà una mano al papà con gli animali della fattoria e non vede l'ora di diventare abbastanza grande per andare a pattinare sull'altra riva del lago con il fratello Matthies. Due giorni prima della festa, però, proprio da quella sponda più lontana, Matthies non fa più ritorno. La morte prende il suo posto in casa, occupa la sedia che lui ha lasciato vuota, indossa il suo giubbotto rimasto appeso come un cimelio, e si insinua nella vita di tutti. Jas osserva impotente la vicina di casa portare via l'albero di Natale e i genitori trasformarsi nel Lupo Cattivo con la pancia piena di sassi. Al riparo nel suo giaccone, che non toglie più nemmeno per dormire, non le rimane che prepararsi al momento in cui Dio scaglierà su di loro una nuova piaga, come sente dire al papà e alla mamma durante una lite. Abbandonati a loro stessi, i tre fratelli Jas, Obbe e Hanna sondano, nel privato delle loro stanzette, il dolore e la perdita. La libertà consente loro di sperimentare, di sovvertire le regole, ma anche di parlare apertamente della morte. Sono pronti a sacrificare tutto pur di non farsi portare via da Lei.

 

Commento:

Ci sono molti modi di raccontare, con parole e immagini, ma anche con sottointesi ed esperienze estreme, la perdita, la morte e il dolore. Quello scelto da Marieke Lucas Rijneveld in questo romanzo è sicuramente inconsueto e decisamente forte. La storia, drammatica e straziante di per sé, ci viene raccontata da Jas, la figlia intermedia dei quattro bambini Mulder. La loro è una famiglia normale, molto religiosa, che vive e si sostenta grazie ai prodotti della fattoria ed alla vendita del latte delle tante mucche. La famiglia si appresta a vivere il Natale, gli addobbi sono pronti come anche il cibo, ma l'atmosfera di festa viene completamente spazzata via da una notizia inattesa e funesta: il figlio maggiore dei Mulder, Matthies, era uscito a pattinare sul lago ghiacciato, ma qualcosa è andato storto e il ragazzo è annegato. Nulla più sarà lo stesso in casa Mulder, non più feste, sorrisi, gioia varcheranno la porta di quella sventurata famiglia che, per di più, è colpita dalle calamità che la natura non lesina mai ai suoi figli più sfortunati. Mentre l'unità familiare si sgretola inesorabilmente insieme ad ognuno dei suoi membri, i tre figli restanti, spaesati e soli, devono misurarsi per la prima volta con la perdita di cui hanno paura e con la morte che sembra sempre venire a reclamare qualcuno o qualcosa. Non è facile per tre preadolescenti già preda delle pulsioni più sordide confrontarsi con tanti cambiamenti radicali. Ciascuno dei fratelli reagirà a suo modo… con tutto ciò che questo comporta a livello psicologico.

Non è facile esprimere un giudizio su questo libro perché il modo che ha la Rijneveld di raccontare questa storia è assolutamente originale, anticonformista, quasi sfrontato che il gradimento (o non gradimento) è, più che in altri casi, molto soggettivo. Per quanto mi riguarda, sebbene apprezzi la trama e il tentativo di riflessione a cui l'autrice vuole portarci, non posso dire di aver apprezzato questo romanzo: in parte c'entra la delusione nell'aver trovato una scrittura totalmente diversa da quella che mi aspettavo; in ogni caso, troppe cose, nella lettura, mi hanno disturbato, impedendomi di godermi a pieno il fluire della storia (i continui riferimenti alle funzioni corporali, per esempio, mi urtano se superano la soglia del mero riferimento sporadico e casuale). Tuttavia, lo ripeto, in questo romanzo più che in altri il gusto personale influisce molto sul giudizio della storia, perciò non lo consiglio né lo sconsiglio… i più puritani storceranno di certo il naso davanti a molte scelte dell'autrice, ma anch'io – che non sono fra questi – ho fatto fatica a proseguire in molti punti. In sintesi, Il disagio della sera è un romanzo che turba il lettore e lo disturba, lo pungola quasi, in mille modi diversi. Qualunque sensazione si provi leggendo, di sicuro questo non è un libro che lascia indifferenti.

 

Opera recensita: "Il disagio della sera" di Marieke Lucas Rijneveld

Editore: Nutrimenti, 2019

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Paesi Bassi

Pagine: 251

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 6.

          

martedì 18 agosto 2020

RECENSIONE: ROBERT DOMES - NEBBIA IN AGOSTO


Sinossi:
Nella Germania del Terzo Reich, mentre imperversa l'occupazione nazista e milioni di persone vengono perseguitate, Ernst Lossa si chiede: Perché io? Perché proprio io? Ernst ha solo quattro anni quando, nel 1933, viene separato dalla sua famiglia di nomadi e mandato in un orfanotrofio, e poi da lì trasferito in un riformatorio. Giudicato "irrecuperabile", all'età di dodici anni viene trasferito ancora, questa volta in un manicomio. Ernst però non si arrende all'immagine di sé che vede riflessa negli sguardi degli altri. Non si sente né diverso, né sbagliato. Nonostante gli orrori nazisti non risparmino neanche i bambini, lui stringe amicizie e vede nascere il suo primo amore, lottando fino alla fine per la salvezza. Tra il 1939 e il 1945 oltre 200.000 persone furono vittime del programma di eutanasia nazista. Questa è una storia vera, per ricordare Ernst e tutti coloro che come lui hanno amato la libertà.

Commento:
Un libro splendido, commovente, semplice che racconta una storia vera, struggente, disarmante. La storia di Ernst Lossa e di tanti, troppi come lui, che pagarono con la vita la follia nazista. Quando comincia questa storia, nel 1933, Ernst è un bambino intelligente e acuto di appena quattro anni, ha due sorelline e un fratellino appena nato; si è appena trasferito in un appartamento di Augusta, in Germania, insieme alla famiglia, anche se lui avrebbe preferito continuare a vivere sul carrozzone con il quale il padre lavora e che aveva fatto da casa per tutti loro negli anni precedenti. Purtroppo non è più possibile vivere sul carrozzone perché la situazione per i Lossa si sta facendo difficile: sono Jenisch, lavorano come ambulanti, sono nomadi, fanno parte di una minoranza impropriamente accomunata agli zingari e come loro perseguitata. E proprio per questo appena trasferitisi i Lossa vengono presi di mira dal Comune, dall'ufficio minori, dai servizi sociali: approfittando del fatto che il padre è sempre girovago e che la madre è in pessime condizioni di salute, i servizi sociali separano i figli dalla donna, mandando Ernst in un orfanotrofio gestito dalle suore e le sorelle e il fratellino in un altro istituto. È da qui che comincia la peregrinazione di Ernst da un istituto a un riformatorio, poi ad un ospedale psichiatrico, poi alla sua succursale. Considerato psicopatico, asociale, irrecuperabile, soggetto non gradito, Ernst è in realtà un ragazzino sanissimo, con l'unico vizio di rubare qualsiasi cosa gli piaccia, non può farne a meno, ma per il resto è intelligentissimo, acuto, capisce bene ciò che gli succede intorno, si fa degli amici in ogni posto in cui lo trasferiscono. Ciò che Ernst proprio non capisce è perché vogliano liberarsi di lui, perché lo perseguitino, perché questo destino sia toccato proprio a lui. Questa è la storia di un bambino come tanti, capitato nella rete degli indesiderati da un sistema discrezionale che non perdonava le imperfezioni. Questa è la storia di un ragazzino che ha provato, con le sue poche forze, a ribellarsi al sistema, e che per ordine di qualcuno è morto per overdose di morfina a quattordici anni, ucciso da infermieri senza scrupoli convinti che gli scarti della società dovessero essere eliminati perché non infettassero più la razza. Ernst è uno dei tanti morti dell'Action T4, il programma di eugenetica nazista che sterminò centinaia di miliaia di bambini e ragazzi disabili, minorati, asociali, diversi per qualunque motivo. Questa è la storia di un abominio, raccontata con la semplicità e l'atrocità del punto di vista di un bambino. Una biografia romanzata che unisce l'accuratezza della ricerca storica e la passione nel raccontare una storia straziante. Un libro che fa male, ma che va letto.


Opera recensita: "Nebbia in agosto. La vera storia di Ernst Lossa che lottò contro il nazismo" di Robert Domes
Editore: Mondadori
Genere: biografia romanzata
Ambientazione: Germania, 1933-1944
Pagine: 336
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


domenica 26 luglio 2020

RECENSIONE: NICCOLò AMMANITI - ANNA


Sinossi:
In una Sicilia diventata un'immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito. Fra campi arsi e boschi misteriosi, ruderi di centri commerciali e città abbandonate, fra i grandi spazi deserti di un'isola riconquistata dalla natura e selvagge comunità di sopravvissuti, Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma con le istruzioni per farcela. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono più, dovrà inventarne di nuove. Con "Anna" Niccolò Ammaniti ha scritto il suo romanzo più struggente. Una luce che si accende nel buio e allarga il suo raggio per rivelare le incertezze, gli slanci del cuore e la potenza incontrollabile della vita. Perché, come scopre Anna, la "vita non ci appartiene, ci attraversa".

Commento:
è il 2020. Un virus misterioso denominato La rossa ha colpito il mondo portando alla morte tutti gli adulti. Nella Sicilia settentrionale, nel paesino di Castellammare, da ben quattro anni due fratelli, la tredicenne Anna e il fratellino Astor, cercano di sopravvivere preservando la casa, il bosco e loro stessi dagli incendi, le razie, i cani affamati, le orde di bambini incattiviti e pronti a tutto. Ma un giorno Astor si ammala, non ha la rossa perché è troppo presto, ma ha un febbrone che non accenna a scendere. Nel quaderno delle cose importanti che la mamma le ha lasciato prima di morire, Anna legge che servono gli antibiotici. Li cerca per giorni, ma quando torna col prezioso bottino, la casa è a soqquadro e il fratellino è sparito. Anna non può perdere anche lui, ha promesso alla madre che se ne sarebbe presa cura, perciò parte alla sua ricerca e giura a se stessa che, quando l'avrà trovato, partirà con lui per il continente, attraverserà lo Stretto e cercherà i grandi e il loro vaccino, sempre ammesso che qualcuno, al di là del mare, sia sopravvissuto. Ma la sua missione si rivela tutt'altro che facile. Ad accompagnarla in quest'avventura di sopravvivenza estrema ci sono Pietro, un ragazzino con la passione per i motori e l'ossessione per un determinato tipo di scarpe, e un nuovo amico a quattro zampe la cui storia ha quasi dell'incredibile. In questo bel romanzo di formazione, Niccolò Ammaniti affronta, con apparente semplicità, tematiche importantissime del vivere: l'affetto, la famiglia, la sopravvivenza ad ogni costo, l'amicizia, l'altruismo, l'amore per e degli animali, l'adolescenza, la malattia, la perdita di persone care… un romanzo distopico che, letto in un tempo in cui un virus ha veramente invaso il mondo, appare ancor più potente nel suo realismo. Non si può dire che sia un libro originale, non è un capolavoro, ma coinvolge e cattura: di certo è una buona lettura.

Opera recensita: "Anna" di Niccolò Ammaniti
Editore: Einaudi, 2015
Genere: distopico, narrativa italiana
Ambientazione: Sicilia, 2020
Pagine: 314
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


mercoledì 19 febbraio 2020

RECENSIONE: CAMILLA LACKBERG - LO SCALPELLINO


Sinossi:
Al largo di Fjällbacka, nella nassa di un pescatore a caccia di aragoste rimane impigliato il corpo senza vita di una bambina. Nei suoi polmoni ci sono tracce d'acqua dolce e sapone: qualcuno l'ha annegata in una vasca da bagno prima di gettarla in mare. Mentre Erica, mamma da poche settimane, è completamente assorbita da una neonata che tutto le offre fuorché le "gioie deliranti della maternità" che si aspettava, Patrik guida le indagini. Ma chi può aver voluto la morte della piccola Sara? Il paese è alla ricerca di un capro espiatorio, la gente bisbiglia, i conflitti nutriti negli anni si fanno più aspri: dentro le case dalle facciate perfette affiorano drammi famigliari che il tempo non ha saputo placare. Al terzo romanzo della sua serie pubblicata in trentadue paesi, Camilla Làckberg, con occhio attento agli esseri umani e alla loro psicologia, intreccia le colpe del passato agli effetti devastanti sul presente, tracciando il ritratto lacerante di una psiche femminile sfrenata, affascinante, e mostruosa.

Commento:
Davanti ad un obiettivo le persone si comportano sostanzialmente in due modi: ci sono quelle che si accontentano di guardarlo da lontano sognando il miraggio e compiangendosi per non poterlo raggiungere finendo per restare ferme, arenate al punto di partenza, bloccate dal loro stesso vittimismo; poi ci sono quelle che fanno letteralmente di tutto per ottenere ciò che vogliono e tendono a diventare sempre più ambiziose ed insaziabili. È questo il fulcro da cui guardare a Lo scalpellino, il terzo romanzo di Camilla Lackberg per la serie con protagonisti Erica e Patrik: c'è chi si accontenta e subisce, poi c'è chi non si accontenta ed agisce. Posso aggiungere poco altro sulla trama rispetto a quanto già contenuto nel risvolto di copertina, però posso dirvi che continuo a trovare disturbante l'eccessiva lentezza dei romanzi della Lackberg: non l'avevo notato particolarmente nel primo, La principessa di ghiaccio, mentre ne Il predicatore già avevo sottolineato questa caratteristica. Di base non ho problemi con i gialli, per natura più lenti dei thriller, a patto però che i tempi dilatati siano riempiti con qualcosa di innovativo o comunque davvero interessante… troppo spesso qui questo non succede: pagine e pagine in cui l'autrice si dilunga in descrizioni che francamente avrei ridotto. Un'altra pecca di questo romanzo, almeno in una fase iniziale, sono stati i troppi personaggi introdotti in uno spazio (di pagine) breve e frammentato. Per un po' mi sono ritrovata spaesata e mi è risultato non facile seguire la narrazione.
Tuttavia la trama è interessante, come anche le dinamiche familiari e i salti temporali dagli anni Venti agli anni Cinquanta che a piccoli passi aiutano a chiarire la dinamica della storia. Il colpevole è facilmente intuibile, tuttavia i ragionamenti e la conduzione dell'indagine in generale merita di essere seguita. Consigliato, anche se non il migliore letto finora.

Opera recensita: "Lo scalpellino" di Camilla Lackberg
Editore: Marsilio, 2011
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Fjallbacka, Svezia
Pagine: 572
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.


mercoledì 22 gennaio 2020

RECENSIONE: VIOLA ARDONE - IL TRENO DEI BAMBINI


Sinossi:
È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere.

Commento:
Ho divorato questo libro in mezza giornata e per molte ore dopo averlo terminato non sono riuscita a buttar giù nulla, né le parole da scrivere qui, né il groppo pesantissimo delle emozioni che mi ha suscitato. Il treno dei bambini è un libro commovente e folgorante: commovente perché racconta una storia quasi sconosciuta che, invece, ha molto da dire sull'Italia del secondo dopoguerra e sul senso vero delle parole accoglienza, solidarietà, dignità, povertà, rete e impegno politico; folgorante perché dalla prima all'ultima parola ci regala una scossa salutare di energia positiva, senso di comunità, stimoli di riflessione. Con la sicurezza che viene dalla conoscenza e dalla necessità di tirar fuori una storia bruciante, Viola Ardone ci racconta le vicende di Amerigo e di tanti bambini come lui che, dai vicoli di Napoli, partono in treno verso il Nord più ricco ed ospitale. Si trattò di un'iniziativa solidale creata dal Partito Comunista e sviluppatasi a livello nazionale in una rete di accoglienza organizzata: per alcuni mesi diverse famiglie dell'Emilia-Romagna accolsero bambini provenienti dal Sud, perché anche loro potessero avere l'opportunità di godere dei diritti basilari come la corretta alimentazione, l'istruzione elementare, una possibilità di trovare le loro inclinazioni, il calore di una famiglia allargata e unita. Non che quei bambini una famiglia non ce l'avessero, anzi era molto difficile per i genitori lasciar partire i figli, ma con coraggio queste donne e questi uomini si privavano del calore dei figli per qualche tempo pur di garantire loro, se pure per un tempo limitato, quel benessere che è ben lungi dall'essere ricchezza, ma fa vivere meglio, più caldi e più felici. Alcuni bambini, poi, decisero anche di rimanere su, nelle case che li avevano ospitati, altri tornarono a casa prima del previsto perché la nostalgia era troppo forte, tutti però conservarono nel cuore quell'esperienza meravigliosa e anche a distanza di decenni avrebbero ricordato il buon cuore, l'accoglienza, il calore di chi li aveva ospitati spesso trattandoli come figli propri. La storia di Amerigo, poi, è particolare e merita da sola una lettura e una riflessione più profonda… basti sapere, per ora, che sarà lui a raccontarci sensazioni, paure, stupore, gioia e dolore di un bambino che dapprima non capisce perché debba andarsene, poi scopre di trovarsi bene e poi di avere il cuore spezzato in due, mezzo a Modena e mezzo a Napoli.
Non è facile dire poco su questo libro, vorrei poter dire di più, ma sarebbe veramente un peccato rovinarvi il piacere della lettura… dico solo questo: questo libro parla di noi, dell'Italia, degli italiani veri, quelli che troppo spesso dimentichiamo di essere. Leggetelo, non ve ne pentirete.

Opera recensita: "Il treno dei bambini" di Viola Ardone
Editore: Einaudi, 2019
Genere: romanzo di formazione
Ambientazione: Napoli-Modena, 1946-1994
Pagine: 248
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: assolutamente sì
Voto personale: 10.


sabato 16 novembre 2019

RECENSIONE: MARCELLO D'ORTA - IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO


Sinossi:
Colorati, vitalissimi, spesso sgrammaticati e scoppiettanti di humour involontario i temi fatti dai bambini della scuola elementare di Arzano e raccolti dal maestro D'Orta sono ormai diventati un caso letterario e sociologico. Una cronaca che rappresenta meglio di tanti trattati la realtà sconcertante del nostro paese.

Commento:
Stamattina avevo voglia di sorridere, quindi ho scelto la mia lettura a colpo sicuro. Avevo già letto Io speriamo che me la cavo e ricordavo alcune immagini tratte dai temi anche a distanza di anni. Rileggerlo è stato di nuovo un piacere: sebbene facciano - aappunto - sorridere, alcuni temi sono davvero profondi e sorprendenti. Penso che proseguirò con gli altri due volumi, Dio ci ha creato gratis e Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso, che non ho ancora mai letto.

Opera recensita: "Io speriamo che me la cavo" di Marcello D'orta
Editore: Mondadori, prima ed. 1990
Genere: raccolta di racconti
Ambientazione: provincia di Napoli
Pagine: 154
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 17 dicembre 2018

RECENSIONE: FRANCO DI MARE - NON CHIEDERE PERCHé


Sinossi:
Serve un pizzico di follia per inseguire, nella vita, quello che a tutti appare un sogno irragionevole. Questa storia si sviluppa a Sarajevo, in piena guerra fratricida della ex Jugoslavia, nell'estate del 1992, quando i cecchini sono appostati dietro ogni persiana, le granate dilaniano interi quartieri, persino arrampicarsi su un albero può essere letale: c'è chi muore perché non ha saputo resistere alla tentazione delle ciliegie. Con la ferita di un matrimonio fallito ancora aperta, Marco De Luca è l'unico fra i suoi colleghi giornalisti ad aver accettato l'incarico di inviato per la televisione italiana in questo inferno. Raccontare la complessità dei Balcani in novanta secondi al Tg è impossibile, perciò non resta che denunciare l'inaudita barbarie. Come quella del bombardamento sull'orfanotrofio, dove Marco si precipita a realizzare un servizio. Ma questa volta il filmato, paradossalmente, non ha nulla di drammatico. Come è possibile? In quella camerata piena di culle, Marco è rimasto colpito da un particolare che nessuno ha notato: c'è un'unica bimba bruna, mentre tutti gli altri sono biondi. E proprio quella bimba bruna lo spinge a inseguire, con un pizzico di follia, quello che a tutti appare un sogno irragionevole. Questa storia, ispirata a vicende realmente accadute, ruota attorno a un formidabile atto d'amore che, a dispetto delle bombe e della burocrazia, si è potuto compiere grazie all'aiuto provvidenziale di due donne e alla determinazione incrollabile di un uomo.

Commento:
"Non chiedere perché" è un romanzo delicato eppure fortissimo, ispirato da una storia vera e autobiografica, che racconta la guerra e la potenza di un incontro fortuito che genera amore.
E' proprio questo incontro, in una Sarajevo distrutta dalle granate, dagli spari degli snipers e dall'odio instillato goccia a goccia dai suoi governanti, che sconvolgerà la vita dell'inviato speciale Marco De Luca, giunto lì col suo passato pesante e le incertezze di una vita ancora da decidere. Marco è a Sarajevo per raccontare la guerra, ma non ripartirà da solo, con lui ci sarà Malina, l'unica bimba bruna fra i tanti biondi di un orfanotrofio bombardato. E' stata Malina, a soli 10 mesi, a sceglierlo: gli si è affidata da subito e gli sconvolgerà la vita.
Un romanzo da leggere, ben scritto e dal forte impatto emozionale, che permette di capire un po' meglio le ragioni di un conflitto terribile perché insensato. Consigliato a tutti.

Opera recensita: "Non chiedere perché" di Franco Di Mare
Editore: Rizzoli, 2011
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Bosnia-Erzegovina
Pagine: 304
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


martedì 5 giugno 2018

RECENSIONE: WULF DORN - GLI EREDI


Sinossi:

«Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.» Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale,

Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio.

Però i due esperti del lato oscuro della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente

su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuto dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni. Si chiama Laura Schrader,

trentadue anni, capelli biondi; nell’auto accanto a lei una pistola vecchio modello col caricatore vuoto e un baule in cui si nasconde una dura verità.

Nel suo sguardo diffidenza e terrore. Perfino Winter, il quale nella sua carriera ha ascoltato dai suoi pazienti storie così plausibili da non riuscire

quasi a smascherarle, non sa come mettere in ordine i pochi elementi ricavati con tanta fatica dalla donna: l’uomo che l’ha salvata chiamando i soccorsi

e poi è sparito nel nulla, bambini dagli occhi di ghiaccio, misteriose uccisioni… Fatica a collegarli a quanto si vede nella foto che gli ha mostrato il

collega: qualcosa di terribile, che supera ogni sua aspettativa. In una lunga notte, fuori dalla clinica, sotto un cielo nero e gonfio di odio sta succedendo

qualcosa. Ma cosa? Bisogna credere a quella donna per arrivare in tempo. Se sarà ancora possibile.

 

Commento

Wulf Dorn è uno dei miei autori di thriller preferiti, in particolare Wulf scrive thriller psicologici spesso davvero inquietanti e con un alto grado di fattori inspiegabili al loro interno. Il pregio dei suoi libri, però, è sempre stato che alla fine, per quanto assurda, la spiegazione c’era sempre e di solito lasciava spiazzati ma rendeva la storia plausibile. Beh, in questo suo ultimo libro, purtroppo, la spiegazione non è all’altezza dell’assurdità della trama.

Intendiamoci, se questo libro fosse stato etichettato come fantascientifico, non avrebbe brillato per originalità, ma forse sarebbe stato bellissimo, ma un thriller, per quanto parli di psicosi e disturbi della mente, non può discostarsi tanto dalla realtà. E’ vero, e lo stesso Dorn ce lo dice nella prefazione, che lo spunto viene dalla realtà e che molti dei fatti narrati negli intermezzi sono tratti da fatti realmente accaduti nel 2016… ed anche il messaggio di fondo, il fatto che i bambini vanno rispettati e che troppo spesso sono vittime di soprusi inaccettabili, non basta a far reggere la trama, almeno a mio parere.

Mi dispiace, ma secondo me purtroppo Wulf Dorn stavolta è inciampato in qualcosa di troppo poco realistico per poter risultare credibile… no, non lo consiglio.

 

 

Opera recensita: “Gli eredi” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2017

Genere: thriller

Ambientazione: Germania

Pagine: 324

Prezzo: 17,60 €

Consigliato: no

Voto personale: 6,5.

 

venerdì 12 gennaio 2018

RECENSIONE: JENNIFER ROY - AVEVANO SPENTO ANCHE LE STELLE


Sinossi:

La vera storia di Syvia Perlmutter: un racconto di coraggio, disperazione e sopravvivenza.

Per oltre cinquant'anni dalla fine della guerra, Syvia, come tanti altri sopravvissuti all'Olocausto, si rifiuta di parlare degli anni trascorsi nel ghetto

di Lodz, in Polonia. Seppellisce il passato e guarda avanti. A un certo punto, però, si rende conto che è importante condividere la sua esperienza e così

inizia a raccontare la sua storia alla nipote: dalla vita tranquilla nel ghetto, ai primi rastrellamenti degli ebrei, al tentativo del padre di nasconderla

in una buca scavata nel cimitero e sottrarla così alla ferocia nazista. Fino a quando l'intera famiglia sarà scoperta e Syvia rischierà la vita.

 

Commento:

Quando i nazisti cominciarono a rastrellare le città e i ghetti in cerca di ebrei da deportare, Syvia era solo una bambina: aveva cinque anni quando, davanti a una torta al limone che non mangerà mai, capisce di essere ebrea, di dover lasciare casa sua a Lods e di dover scappare con la sua famiglia senza sapere se farà mai ritorno tra quelle mura amiche. Ha otto anni quando i tedeschi prendono tutti i bambini dalle case degli ebrei e la sua famiglia, per proteggerla, la nasconde in una buca nel cimitero del ghetto. Ha dieci anni ed ha già sulle spalle un carico di paura, dolore, sgomento quando i russi liberano il ghetto il 19 gennaio 1945. Ed è proprio con le parole di Syvia, tornata a parlare di questa triste vicenda dopo cinquant’anni, che la nipote Jennifer racconta la sua storia.

L’espediente della narrazione in tono autobiografico – come se fosse un diario scritto dalla stessa Syvia man mano che viveva quelle atrocità – è particolarmente d’effetto: il pregio di questo libro è, infatti, che racconta con la semplicità degli occhi di una bambina una storia di dolore e dalle conseguenze molto più grandi di tanti adulti. Tutto in queste pagine fa rabbrividire ma non sconvolge: all’inizio il tono di Syvia è diretto, semplice, quasi non curante, di una bambina che non capisce bene cosa le accade intorno. Questo ha l’effetto opposto di creare nel lettore un timore incipiente per ciò che accadrà. Man mano che si prosegue nella lettura, però, tutto diventa drammatico, angosciante, ineluttabile, ma la voce di Syvia resta sempre, invariabilmente, quella di una bambina che, sebbene rischi la vita ogni giorno, sia costretta alla prigionia, agli stenti, dimostra sempre coraggio e la saggezza tipica di chi sa che se sbaglia non avrà occasione di tornare indietro e metterà in pericolo gli altri. Questa è una storia di coraggio, abnegazione, altruismo, una storia non originale, ma certamente toccante soprattutto perché riguarda dei bambini.

Libro breve e coinvolgente. Consigliato.

 

Opera recensita: “Avevano spento anche le stelle” di Jennifer Roy

Editore: Newton Compton, 2016

Genere: biografia

Ambientazione: Polonia, seconda guerra mondiale

Pagine: 218

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto: 8.