simposio lettori copertina

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giovedì 31 agosto 2017

RECENSIONE: SUSANNA CASCIANI - MEGLIO SOFFRIRE CHE METTERE IN UN RIPOSTIGLIO IL CUORE


Sinossi:

C'erano una volta un ragazzo e una ragazza. C'erano una volta perché adesso non ci sono più.

"Meglio non aver paura di far girare tutti intorno al cuore. Anche se sembra assurdo, anche se ci rende fragili. Magari ora pensiamo che sia la nostra

rovina, in realtà sarà la nostra salvezza"

Un sabato mattina di fine aprile lui si sorprese a piangere davanti a lei. Non riusciva a parlare. Avrebbe voluto confessarle che era finita, ma sapeva

che poi lei avrebbe iniziato a singhiozzare, e non ne sopportava nemmeno l'idea. Lei alzò lo sguardo dal suo libro come se avesse avvertito una forza nuova

in casa, incontenibile, che l'avrebbe schiacciata contro il muro se non si fosse aggrappata a qualcosa, così si aggrappò al suo orgoglio, o a quello che

ne rimaneva. Chiuse il libro, si alzò dal divano e si diresse verso di lui, si mise sulle punte e gli accarezzò la testa. Gli disse di stare tranquillo.

Lui le faceva del male e lei lo consolava. Gli diede un bacio sulla guancia e uscì di casa senza voltarsi, per non essere costretta a dirgli addio. Quando,

quasi tre ore dopo, tornò a casa, lui non c'era più. Sfinita, si addormentò su quello che era stato il loro letto. Più tardi, si svegliò di soprassalto

e mise a fuoco nel buio quella parte di letto, così vuota, e avvertì un macigno sul petto che non la faceva respirare. Si rese conto di non essere pronta

a lasciarlo andare. Si alzò per cercare un quaderno, come se improvvisamente fosse una questione di vita o di morte. Ne trovò uno. Conosceva le regole:

non chiamarlo, non cercarlo, non seguirlo (!!!), non inviargli messaggi, bloccarlo su ogni social network, non giocarsi la dignità. Conosceva le regole,

ma le stavano strette, perché stavolta, in quella storia, ci aveva creduto talmente tanto da sentirsi quasi adatta a un futuro felice. Per questo, per

la prima volta in ventisette anni, decise di iniziare a tenere un diario segreto, che poi, a voler essere davvero sinceri, altro non era che un modo per

continuare a parlare con lui." Nel raccontarci la storia d'amore di Anna e Tommaso, Susanna Casciani racconta la storia di ognuno di noi. Di chiunque abbia

mai vissuto (e perso) un grande amore. E lo fa con la grazia e la profondità di parole che abbiamo imparato ad amare sulla sua pagina Facebook, capaci

di farci sentire, sentire tutto, anche il male. E di farci tornare a sorridere sempre.

 

Commento:

Ok… avete letto la quarta di copertina, quindi certamente non vi aspetterete un thriller o una commedia divertente. Infatti qui siamo di fronte ad un amore finito, ma finito in modo “tranquillo”, senza scoppi d’ira, porte in faccia, case distrutte, tribunali o simili. E soprattutto finito unilateralmente: sì perché Tommaso ha lasciato Anna perché non la ama più e lei sembra prenderla bene. Però poi, quando lui se ne va e lei capisce di essere di nuovo sola, l’enormità dell’accaduto la sconvolge. Così prende tre giorni di permesso dal lavoro, si isola, dorme, piange calde lacrime e comincia a scrivere un diario. Ed eccolo qua, il suo diario: un anno di riflessioni, critiche, ricordi, pensieri sconnessi o per fino troppo connessi… tutto raccolto in 180 pagine di veri, sacrosanti, dolorosissimi luoghi comuni. E attenzione, non è una critica, è la realtà! Perché ciò che è accaduto ad Anna almeno una volta nella vita l’abbiamo provato tutti, uomini e donne. Chi non è stato lasciato? Chi non ha pianto, sofferto, cambiato vita per amore? Ecco perché i pensieri racchiusi in queste pagine sono luoghi comuni che, però, toccano intimamente ognuno di noi.

Vi dirò la verità senza riserve: la mia parte razionale non vi consiglierebbe questo libro perché non dice nulla che non si sappia già, non apporta nessun contributo originale alla sofferenza né la allevia in alcun modo. Ma poi c’è una parte di me che sa benissimo che leggere di storie finite qualche volta serve, per trarre illusorio conforto, per dire “a me è andata diversamente” o “io mi sarei comportata in un altro modo”. Perciò scelgo la via del compromesso: decidete voi secondo coscienza, ora sapete cosa vi aspetta… se proprio non avete altro da leggere e volete crogiolarvi un po’ nella sofferenza, almeno questo libro è ben scritto e, a suo modo, anche coinvolgente.

 

Opera recensita: “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore” di Susanna Casciani

Editore: Mondadori, 2016

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Viareggio

Pagine: 180

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì/no.

 

RECENSIONE: SHIRIN EBADI - LA GABBIA D'ORO


Sinossi:

Le pigre estati all’ombra dei ciliegi e le sere d’inverno sotto il korsi; il sapore degli halva sfrigolanti di burro e le discussioni sulla moda europea:

sono le consuetudini che scandiscono un’amicizia preziosa, quella tra le famiglie di Shirin e Parì. Ma la rivoluzione islamica cambia tutto, disperde su

strade diverse i tre fratelli di Parì ormai uomini, rendendoli nemici e mettendo a repentaglio la vita delle due amiche. La storia vera della Gabbia d’oro

è quella di molte famiglie iraniane, vittime nel giro di pochi decenni di sconvolgimenti storici e politici che hanno significato la guerra dei padri contro

i figli, dei fratelli contro i fratelli, e che hanno provocato l’emigrazione di milioni di cittadini. In controluce scorre la Storia, dagli ultimi giorni

della monarchia all’ascesa di Ahmadinejad. E la vicenda, densa come un romanzo, è anche un grido di denuncia e di scandalo: la tragedia della famiglia

di Parì, intrecciata alla vicissitudine personale e professionale di Shirin Ebadi, è quella di un intero popolo. Vessato da una monarchia corrotta, rovinato

dalle ingerenze straniere e dalla spregiudicata politica americana, e ancora in balia di un regime teocratico.

 

Commento:

Shirin Ebadi è una donna forte, è un magistrato che non può esercitare il suo mestiere in favore di funzionari vicini al regime, è un avvocato tenace e combattivo, è una donna che si batte per i diritti dei più deboli in un paese, l’Iran, dove anche i diritti più elementari vengono violati in nome di un’ideologia. Ed è proprio l’ideologia, sia essa di carattere militare, politico, religioso, che imprigiona gli uomini in una gabbia d’oro, che impedisce loro di considerare le idee altrui e di riconoscere anche gli affetti più cari. E’ proprio questo che succede alla famiglia di Pari, la migliore amica di Shirin: i tre fratelli di Pari intraprendono strade diversissime che spaccano la famiglia e incrinano irrimediabilmente i rapporti umani. E in un paese in ginocchio per la corruzione, i tradimenti e l’abuso di potere, neanche la famiglia sembra resistere. Ma infondo c’è ancora una speranza. C’è sempre una speranza.

La storia raccontataci dall’autrice, che per il suo operato ha ricevuto anche un premio Nobel per la pace, è davvero straziante e profonda. Tuttavia la Ebadi la racconta con un distacco, una freddezza sottile ma avvertibile, forse dovuta proprio alla tenacia ed al sangue freddo che le ha permesso di sopportare tutte le ingiustizie e di continuare a combattere per sé e per gli altri mettendo anche a rischio la vita. Se mi è permessa una considerazione personale a margine, dirò che probabilmente proprio questo distacco non mi ha permesso di entrare completamente in sintonia con l’autrice e non mi ha portato il coinvolgimento che speravo e che la storia stessa meriterebbe.

Ma al di là della mia impressione personale, si tratta di un ottimo libro, nato dalla volontà di denunciare la barbarie di una rivoluzione fatta in nome del popolo o della religione, ma in realtà basata solo sull’interesse personale e sull’asservimento a poteri forti. Una lettura, nonostante tutto, consigliata.

 

Opera recensita: “La gabbia d’oro” di Shirin Ebadi

Editore: Rizzoli, 2009

Genere: testimonianza, autobiografia

Ambientazione: Iran

Pagine: 272

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 30 agosto 2017

RECENSIONE: GUSTAVE FLAUBERT - MADAME BOVARY


Sinossi:

"Madame Bovary", apparso a puntate sulla "Revue de Paris" nel 1856 e integralmente un anno dopo, incontrò subito un grande successo di pubblico - dovuto

anche al clamore del processo a cui il suo autore, incriminato per oltraggio alla morale e alla religione, fu sottoposto -, imponendosi all'attenzione

della critica come il capolavoro assoluto del romanzo moderno. Incentrato sulla superba figura di Emma Bovary - donna inquieta, insoddisfatta, simbolo

di un'insanabile frustrazione sentimentale e sociale - e giocato su un antiromanticismo ideologico e formale di fondo, "Madame Bovary" come ha scritto

Vladimir Nabokov, "dal punto di vista stilistico è prosa che fa ciò che si suppone faccia la poesia. Senza Flaubert non ci sarebbe stato un Marcel Proust

in Francia, né un James Joyce in Irlanda. In Russia, Cechov non sarebbe stato Cechov".

 

Commento:

La quasi totalità dei classici suscita in me il desiderio di conoscere, di leggere di prima mano le opere tanto osannate e tanto alacremente studiate a scuola. Ovviamente “Madame Bovary” non fa eccezione, perciò ho deciso, finalmente, di colmare questa lacuna. Cos’ho trovato? Un classico della letteratura francese destinato a non tramontare col tempo, una protagonista e dei personaggi memorabili, un intreccio reso magistralmente semplice, nonostante il minuzioso e particolareggiato racconto delle vicende di Emma Bovary.

La storia è arcinota: il medico di provincia Charles Bovary, vedovo giovane di indole pacata, sposa la bella e vivace Emma Rouaut che ben presto si dimostra moglie attenta, graziosa, delicata ed elegante. Sin dall’infanzia, tuttavia, Emma ha sempre dimostrato una certa insofferenza intrinseca: sin da bambina si appassionava con tutta se stessa a qualcosa per poi stancarsene subito e passare ad altro. Quest’attitudine pericolosa è cresciuta nel tempo, fino a riguardare gli oggetti (tra l’altro la signora ha gusto e non vuol privarsi di nulla) e le persone. Questo la condurrà irrimediabilmente all’adulterio, alla dissolutezza e alla rovina morale ed economica. Man mano che si prosegue nella lettura, Emma appare sempre più volubile, insoddisfatta, piena di manie compulsive e vanità, irrimediabilmente persa verso un destino nefasto. Intorno a lei, poi, troviamo la varietà degli abitanti di un villaggio, dallo speziale eccentrico al curato, all’esattore, ai domestici e, ultimo ma non per importanza, al marito. Charles Bovary è l’altro grande protagonista, o meglio vittima, di questo racconto: la sua pacatezza, il suo farsi scivolare le cose di dosso, il suo non voler vedere e giustificare sempre e comunque i capricci della moglie, saranno la concausa dell’epilogo tragico di questa storia.

Un classico della letteratura, questo, che non può mancare fra le letture di ogni lettore che si rispetti. Una trama che oggi non considereremmo originale, ma che all’epoca in cui fu scritta provocò non pochi scandali, è resa scorrevole dalla prosa fluida dell’autore. Lo stile, l’intreccio narrativo, fa di “Madame Bovary” un libro attuale e perfettamente leggibile da chiunque. Lettura altamente consigliata, dunque!

 

Opera recensita: “Madame Bovary” di Gustave Flaubert

Editore: Mondadori, prima ed. 1857

Genere: letteratura francese

Ambientazione: Francia

Pagine: 464

Prezzo: 10,50 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 28 agosto 2017

RECENSIONE: STEPHEN KING - PET SEMATARY


Sinossi:

In una limpida giornata di fine estate, la famiglia Creed si trasferisce in un tranquillo sobborgo residenziale di una cittadina del Maine. Non lontano

dalla loro casa, al centro di una radura, sorge Pet Sematary, il cimitero dei cuccioli, un luogo dove i ragazzi del circondariato, secondo un'antica consuetudine,

usano seppellire i propri animaletti. Ma ben presto la serena esistenza dei Creed viene sconvolta da una serie di episodi inquietanti e dall'improvviso

ridestarsi di forze oscure e malefiche.

 

Commento:

Il dottor Louis Creed si trasferisce con la moglie e i due figli in un paesino del Maine, proprio nei pressi della statale 15: qui dirigerà l’infermeria dell’Università. Sin da subito Hellie, la figlioletta in età scolare, mostra curiosità e timore per un luogo ai confini della loro proprietà nel quale sono seppelliti tutti gli animali del villaggio. In tutta la famiglia, a dire il vero, quel luogo desta un timore profondo che riporta a galla pensieri e ricordi di morte, nonché traumi non ancora superati. Ma è quando, a pochi mesi dal trasferimento, Church, il gatto dei Creed viene investito che Louis, il razionale e controllato dottor Louis, fa una scoperta che cambierà la sua vita e quella della sua famiglia… irreparabilmente.

Una storia ben congegnata,  con un livello di tensione narrativa in costante crescita; un libro che apre molti spunti di riflessione su argomenti non facili come la morte, la fede, il paranormale e soprattutto l’eterna diatriba tra chi crede che la vita sia già scritta da un piano imperscrutabile e chi afferma che tutto può cambiare in base alle nostre scelte. Il punto di vista di King in merito sembra chiaro: le nostre scelte influiscono su ciò che può accaderci, ma il destino gioca la sua parte importante, ad esempio mettendo sulla nostra strada persone che potrebbero influenzare quelle scelte.

 Insomma, “Pet sematary” non è solo una storia ben scritta e molto macabra, ma è un’occasione andare al di là e riflettere su ciò in cui crediamo. Ovviamente consiglio questo libro, ma sappiate che, proprio perché sembra così normale… fa abbastanza spavento!

 

Opera recensita: “Pet sematary” di Stephen King

Editore: Sperling & Kupfer, prima ed. 1983

Genere: horror, paranormale

Ambientazione: Maine, Stati Uniti

Pagine: 424

Prezzo: 16,47 €

Consigliato: sì.

 

sabato 26 agosto 2017

RECENSIONE: DAVID LAGERCRANTZ - QUELLO CHE NON UCCIDE (MILLENNIUM 4)


Sinossi:

Da qualche tempo "Millennium" non naviga in buone acque e Mikael Blomkvist, il giornalista duro e puro a capo della celebre rivista d'inchiesta, non sembra

più godere della popolarità di una volta. Sono in molti a spingere per un cambio di gestione e lo stesso Mikael comincia a chiedersi se la sua visione

del giornalismo, per quanto bella e giusta, possa ancora funzionare. Mai come ora, avrebbe bisogno di uno scoop capace di risollevare le sorti del giornale

insieme all'immagine - e al morale - del suo direttore responsabile. In una notte di bufera autunnale, una telefonata inattesa sembra finalmente promettere

qualche rivelazione succosa. Frans Balder, un'autorità mondiale nel campo dell'intelligenza artificiale, genio dell'informatica capace di far somigliare

i computer a degli esseri umani, chiede di vederlo subito. Un invito che Mikael Blomkvist non può ignorare, tanto più che Balder è in contatto con una

super hacker che gli sta molto a cuore. Lisbeth Salander, la ragazza col tatuaggio della quale da troppo tempo non ha più notizie, torna così a incrociare

la sua strada, guidandolo in una nuova caccia ai cattivi che punta al cuore stesso dell'Nsa, il servizio segreto americano che si occupa della sicurezza

nazionale. Ma è un bambino incapace di parlare eppure incredibilmente dotato per i numeri e il disegno a custodire dentro di sé l'elemento decisivo per

mettere insieme tutti i pezzi di quella storia esplosiva che Millennium sta aspettando.

 

Commento:

Che dire? Quando ho cominciato la trilogia “Millennium” sapevo che Stieg Larsson era morto dopo aver terminato il terzo libro e pensavo che Lisbeth Salander, Blonkvist, la stessa Millennium sarebbero morti con lui. Perciò ho esitato molto prima di leggere il quarto volume, “Quello che non uccide”, scritto da un altro autore, David Lagercrantz… capirete che non mi ha fatto una buona impressione sapere che lo stesso autore aveva anche scritto la biografia del calciatore Zlatan Hibrahimovic… Beh, sono lieta di annunciare che non è morto proprio nulla, Lisbeth e gli altri sono vivi e vegeti e ci emozioneranno ancora.

Avevamo lasciato la nostra amata, complicata aker alle prese con l’eredità sconfinata del padre e lì la ritroviamo, più agguerrita che mai: pur di scoprire qualcosa sui suoi nemici Lisbeth è pronta ad akerare uno dei server più protetti del mondo, quello del NSA, nel cuore della sicurezza statunitense. E’ così che si imbatte nel professor Valder e, incidentalmente, nel figlio autistico che, a quanto pare è in pericolo di vita. La cosa sorprendente è che il pericolo è costituito proprio dagli stessi nemici di Lisbeth: è così che le strade di questi due geni si incontrano, scamperanno a molti agguati e faranno faville.

Siamo di fronte, in “quello che non uccide” ad una delle tipiche, complicate e contorte indagini in cui Lisbeth e Mickael Blomkvist si ritrovano invischiati, stavolta siamo al cospetto di complesse formule matematiche, ricerche scientifiche, intelligenze artificiali, akeraggio internazionale per fini poco ortodossi. Un quarto volume tendenzialmente all’altezza dei primi tre, dunque, sebbene sia impossibile non notare qualche differenza di scrittura, soprattutto all’inizio, quando la storia sembra faticare a decollare. Una volta ingranata la marcia, però, Lagercrantz va come un treno portando la tensione ai livelli consueti per questa saga stupenda. Il finale, poi, è aperto e fa chiaramente riferimento ad un prossimo libro. Ebbene, ora lo sappiamo, il quinto volume uscirà il 7 settembre 2017 e si intitolerà “l’uomo che inseguiva la sua ombra”, sempre pubblicato da Marsilio. Beh, a questo punto io non vedo l’ora di leggerlo!

 

Opera recensita: “Quello che non uccide. Millennium #4” di David Lagercrantz

Editore: Marsilio, 2015

Genere: thriller

Ambientazione: Svezia

Pagine: 503

Prezzo: 22,00 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 24 agosto 2017

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - LA PIETRA DI LUNA


Sinossi:

La Pietra di Luna, prezioso e antico diamante giallo originario dell'India, dopo una serie di avventurose vicissitudini nel corso dei secoli, arriva infine

in Inghilterra e viene donato a una giovane nobildonna di nome Rachel Verinder nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Il gioiello, di valore inestimabile,

scompare in circostanze misteriose quella notte stessa e un famoso investigatore, il sergente Cuff, viene incaricato di risolvere il caso. L'indagine,

per quanto accurata, non porta a nessun risultato e causa, anzi, sgomento e confusione sia tra i membri della famiglia che nella servitù. A fare da sfondo

a questo giallo c'è una romantica storia d'amore.

 

Commento:

Un diamante indiano prezioso, grande e splendente su cui gli indù gettarono una maledizione secoli orsono, una giovane donna caparbia ed innamorata che nulla sa della storia, una congiura indiana per recuperare la pietra, un medico, un sergente intelligente e scaltro, un maggiordomo zelante… sono solo alcuni degli elementi che costituiscono uno dei migliori gialli classici che io abbia mai letto.

Come in altre sue eminenti opere, Collins racconta la vicenda usando l’espediente stilistico della narrazione corale: ad alcuni personaggi chiave della storia viene chiesto, a posteriori, di redigere un racconto dettagliato e il più possibile fedele ai fatti conosciuti all’epoca dello vicenda. Così apprendiamo, con dovizia di particolari e varietà di punti di vista, come un diamante di grande valore sia stato rubato nottetempo, di come la sua proprietaria sia stata ingannata e di com’è possibile ristabilire, mediante un esperimento e dei buoni amici, la dignità d’un uomo.

Probabilmente superiore a “la donna in bianco”, il suo giallo più noto, “La pietra di luna” consacra Wilkie Collins fra i maggiori giallisti dell’Ottocento e fra i miei autori preferiti del genere. Perciò ritengo di poter consigliare questa lettura senza alcuna remora: non lasciatevi scoraggiare dalla lunghezza o dall’apparente staticità della narrazione, questo libro merita il vostro tempo!

 

Opera recensita: “La pietra di luna” di Wilkie Collins

Editore: Garzanti

Genere: giallo classico

Ambientazione: Inghilterra, 1848-1849

Pagine: 533 (ed. 2002)

Prezzo: 12,50 €

Consigliato: sì.

 

martedì 22 agosto 2017

RECENSIONE: FERZAN OZPETEK - SEI LA MIA VITA


Sinossi:

Un’auto lascia Roma di primo mattino. Alla guida, c’è un affermato regista. Sul sedile accanto, l’uomo che da molti anni ama di un amore sconfinato. Dove

stanno andando? Mentre la città si allontana e la strada comincia a inerpicarsi dentro e fuori dai boschi, il regista decide di narrare al compagno silenzioso

il suo mondo «prima di lui»: «La mia vita è la tua e ora te la racconterò, perché domani sarà solo nostra». Inizia così un viaggio avanti e indietro nel

tempo: i primi anni in Italia, dove era giunto dalla Turchia non ancora diciottenne con il sogno di studiare e fare cinema, le persone che hanno lasciato

il segno, gli amici, gli amori, le speranze, le delusioni, i successi. Storie che conducono ad altre storie, popolate da figure indimenticabili e bizzarre:

una trans egocentrica sul viale del tramonto, un principe cleptomane, un centralinista con il rimpianto della recitazione, una cassiera tradita dalle congiunzioni

astrali, una bellissima ragazza dallo spirito inquieto. E poi, raffinati intellettuali, inguaribili romantiche, noti cinefili, amanti respinti e madri

niente affatto banali. Sullo sfondo, il palazzo di via Ostiense dove tutto accade, crocevia di solitudini diverse, ma anche di intense amicizie e travolgenti

passioni. Il palazzo che nel tempo si è trasformato, conservando però intatti i suoi più intimi segreti. E, soprattutto, la città di Roma, come nessuno

l’ha mai raccontata. Gli anni Settanta-Ottanta e la contagiosa atmosfera di libertà senza freni, le lunghe estati nel segno della trasgressione, il femminismo,

la progressiva presa di coscienza di sé della comunità gay, la solidarietà che cementa i legami, gli incontri folgoranti con alcuni protagonisti del cinema

italiano, le stagioni, i luoghi e le voci di un passato ormai perduto per sempre. Tante storie, esilaranti eppure commoventi, che compongono «la Storia»

di un’esistenza che si annulla in un’altra come estremo dono d’amore. Un Amore che non si arrende, un sentimento assoluto capace di resistere a qualsiasi

prova. Con sguardo irresistibile, lieve e toccante al tempo stesso, al suo secondo libro Ferzan Ozpetek, il regista che più di ogni altro sa parlare di

sentimenti, ci rivela un mondo sospeso tra lacrime e risate, fiction e realtà, fino all’epilogo, struggente e inaspettato. Un mondo che pare fatto della

stessa materia dei suoi film. E che, pagina dopo pagina, ci incanta e ci colpisce. Proprio come la vita.

 

Commento:

“Sei la mia vita”. E’ questo il testo del messaggio che tanti anni prima il regista Ferzan Ozpetek riceve dal suo compagno dopo una lite. Quelle parole gli sono entrate dentro, gli si sono impresse nel cuore ed è per questo che ora, proprio quando il suo compagno vede la vita scivolargli via, lui gli racconta la sua. Lo fa durante un viaggio dal quale non si sa se e quando torneranno, così il silenzio dell’auto si riempie di ricordi, di vita, di tante vite, di risate, di bagordi, di perdite, d’amore.

Una dose smisurata d’amore è ciò che resta a Ferzan per combattere una malattia arrivata troppo presto e che gli sta portando via l’uomo che ama. Presto assisterlo diventerà troppo gravoso, “insopportabile” ha detto il medico: potrebbe portarlo in una struttura attrezzata, potrebbe farla finita con lui, ma no, il regista fa una scelta diversa, una scelta d’amore.

E’ il secondo libro di Ferzan Ozpetek, dopo il bellissimo “Rosso Istanbul”, e, come il primo, è bellissimo. Ferzan Ozpetek ha un dono particolare nel raccontare e nel descrivere: leggendo si ha l’impressione di vedere, di vivere le situazioni descritte, come se si stesse guardando uno dei suoi film. Così le pagine scorrono, come il paesaggio circostante nel viaggio descritto, dense di ricordi, colori, profumi, chiacchere. E ci ritroviamo al finale, struggente ed impietoso, di questa storia piena di umanità. Nonostante spesso gli episodi raccontati siano divertenti o bizzarri, il sentimento dominante è la tristezza, l’ineluttabilità… e non potrebbe essere altrimenti. Nonostante ciò, lo consiglio caldamente: è un libro che, a suo modo, dà conforto e descrive una grandissima prova d’amore.

Lettura consigliata, dunque, e seconda prova narrativa superata per Ozpetek.

 

Opera recensita: “Sei la mia vita” di Ferzan Ozpetek

Editore: Mondadori, 2015

Genere: romanzo autobiografico

Ambientazione: Roma-Italia

Pagine: 218

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì.