simposio lettori copertina

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giovedì 28 dicembre 2017

RECENSIONE: WULF DORN - IL MIO CUORE CATTIVO


Sinossi:

C’è un vuoto nella memoria di Dorothea. Quella sera voleva uscire a tutti i costi ma i suoi l’avevano costretta a fare la babysitter al fratello minore

mentre loro erano a teatro. Ricorda che lui non ne voleva sapere di dormire e urlava come un pazzo. Ricorda una telefonata che l’aveva sconvolta, ricorda

di aver perso la testa, e poi più niente. Più niente fino agli occhi sbarrati del fratellino, senza più vita. C’è un abisso in quel vuoto di memoria, un

abisso che parole come «arresto cardiaco» non riescono a colmare. Perché la verità è che lei non sa cosa ha fatto in quel vuoto. Ma sa che sarebbe stata

capace di tutto… Solo adesso, dopo mesi di ospedale psichiatrico, di terapie, di psicologi, ha raggiunto faticosamente un equilibrio precario. Ha cambiato

casa, scuola, città: si aggrappa alla speranza di una vita normale. Ma una notte vede in giardino un ragazzo terrorizzato che le chiede aiuto e poi scompare

senza lasciare traccia. E quando, dopo qualche giorno, Dorothea scopre l’identità del ragazzo e viene a sapere che in realtà lui si sarebbe suicidato prima

del loro incontro, le sembra di impazzire di nuovo. I fantasmi del passato si uniscono a quelli del presente precipitandola in un incubo atroce in cui

non capisce di chi si può fidare, e in cui la sua peggiore nemica potrebbe rivelarsi propri lei stessa…

Incalzante, avvincente, il nuovo psicothriller di Wulf Dorn spiazza il lettore lasciandolo con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

 

Commento:

Dorotea, che preferisce essere chiamata Doro, è una diciottenne con una capacità particolare, la sinestesia: per lei ogni persona ha un colore, il bruno ambrato della madre, l’avorio del padre, il tranquillizzante color sabbia per il dottor Nord, lo stabilizzante marrone terra fresca del dottor Fornstner, il rosso per la follia. Rosso follia come quella che ricollega a quattordici mesi prima, quando suo fratello è morto: Doro non ricorda quasi nulla di quella sera, sa solo che i suoi l’avevano obbligata a fargli da baby sitter, che lei avrebbe voluto andare a una festa, e poi sente una voce inquietante che le chiede cos’ha fatto. Ma lei, lei che tutti considerano pazza, non lo sa cos’ha fatto, non lo ricorda. Trasferitasi con la madre in un’altra città, dopo i mesi in ospedale psichiatrico, Doro prova a recuperare l’equilibrio, a riprendere in mano la sua quotidianità, a recuperare il rapporto con la madre e a farsi nuovi amici. Ma qualcosa di strano accade nella nuova casa: in piena notte, nel capanno del suo giardino, Doro trova un ragazzo ferito che le chiede aiuto dicendo di essere inseguito da un demonio. Quando però Doro va a chiedere aiuto il ragazzo scompare: è l’unica ad averlo visto e lo spettro della pazzia la perseguita. Nessuno le crede… ma qualcuno la aiuta nelle ricerche: Julian, il vicino di casa figlio del suo nuovo psichiatra, David, il ragazzo del lido dove va a lavorare, lo stesso dottor Nord… ma man mano che le “visioni” e le scoperte aumentano la credibilità di Doro diminuisce e la sua storia sembra sempre più assurda, sempre più frutto di una mente malata. Ma questo ragazzo esiste davvero o è solo un’allucinazione di Doro? E chi ha maltrattato il cane Nero? E chi c’era nella cantina della vecchia fabbrica? Troppe domande e troppe poche persone a dover trovare le risposte, fino a quando  la sinestesia di Doro e la sua tenacia saranno le sue uniche armi. Un thriller incalzante, inquietante, con un finale imprevedibile. Un altro esercizio di stile del grande Wulf Dorn che non delude mai.

Consigliato a chi ama i thriller psicologici, a chi non disdegna velocità e pathos e a chi ama lasciarsi sedurre e sorprendere dalla storia anche se qualche volta potrebbe risultare poco verosimile.

 

 

Opera recensita: “Il mio cuore cattivo” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio, 2014

Genere: thriller psicologico

Ambientazione: Germania

Pagine: 352

Prezzo: 14,90 €

Consigliato: sì.

 

mercoledì 27 dicembre 2017

RECENSIONE: SHI YANG SHI -CUORE DI SETA


Sinossi:

Per tutto il viaggio me ne restai con la testa appoggiata al sedile. Era la prima volta che volavo, mi facevano male le orecchie, avevo un po' di nausea,

e mi spaventavo ogni volta che l'aereo traballava. Nei pochi momenti che ero sveglio sbirciavo verso il finestrino alla mia sinistra e inventavo storie

coi personaggi che le forme delle nuvole di volta in volta mi suggerivano. Erano nuvole di mían hūatáng, 'cotone caramella', lo zucchero filato che spiluccavo,

in Cina, fra le bancarelle dei mercatini serali. Era il marzo del 1990 e, a soli undici anni, stavo volando verso Oūzhōu, l'Europa, insieme a Mama, mia

madre...

Inizia così l'avventura di Shi Yang Shi in Italia, un mondo sul quale ha spesso fantasticato ma che scoprirà fin da subito molto diverso da come lo aveva

immaginato. Dopo un viaggio interminabile, infatti, il piccolo Yang, in Cina studente brillante e figlio unico adorato di genitori benestanti, si ritrova

a Milano, senza il padre, costretto a dormire insieme a Mama su giacigli improvvisati nella cucina di una famiglia di conoscenti, alle prese con una lingua

di cui non sa nemmeno una parola e circondato da lǎowài, stranieri dagli occhi grandi e naso grosso che si assomigliano un po' tutti. Tutto per lui è nuovo

e difficile, e dopo solo pochi mesi che sembrano però una vita intera, i suoi sogni di bambino si sono già accartocciati l'uno dopo l'altro di fronte alla

realtà. A mano a mano che questo accade, lo strappo che la partenza da Jǐnán ha prodotto nel suo giovane cuore di seta avanza, inesorabile e silenzioso.

Perché la sua anima è divisa, in bilico, tra la vecchia vita in Cina e la nuova in Yìdàlì, tra vecchie e nuove abitudini, tra la voglia di rispettare la

tradizione e la famiglia e il desiderio di affermare se stesso, realizzando i suoi sogni. Come se dentro di lui germogliasse invisibilmente un seme biforcuto,

che non sa se svilupparsi verso l'obbedienza o la ribellione. Nel raccontarci i tentativi fatti per raggiungere un equilibrio faticoso quanto delicato,

Yang ci trasporta nel suo mondo multicolore di giovane cinese cresciuto in Italia regalandoci una storia che sa essere amara, ma anche divertente e piena

di speranza.

 

Commento:

Shi Yang Shi, oggi attore trentottenne, ci racconta la sua storia di immigrato clandestino, di bambino arrivato in Italia dalla Cina con la madre per migliorare la condizione sociale della famiglia.

In Cina la sua era una famiglia benestante e lui era uno studente modello, il primo della classe. Ma quando, dopo varie peregrinazioni, Yang arriva a Milano è costretto a vivere in condizioni miserevoli, a ringraziare lo zio per l’ospitalità, a dormire su una branda, a parlare con Baba – il padre – solo da lontano al telefono della rosticceria dello zio dove lavora con la madre. E a scuola non riesce a brillare, non conosce l’italiano, non riesce a farsi degli amici, il suo essere ammirato per l’impegno nello studio si trasforma in sinonimo di derisione da parte dei compagni… Yang cresce e soffre, diviso tra la voglia di ribellarsi e la pressione della responsabilità di onorare la famiglia di cui è l’unico erede. Ma non c’è solo la difficoltà di adattarsi, c’è anche l’adolescenza che irrompe confondendo, agitando, accrescendo lo strappo fatto con la partenza al suo cuore di seta. Così cominciano i conflitti, le tensioni sessuali, le incomprensioni con i genitori… ma pian piano qualcosa cambia e Yang comincia a capire che deve essere lui a prendere in mano le redini della sua vita, a dover decidere per il suo futuro. Così affronta la sua omosessualità, cambia percorso di studi, comincia a decidere per sé e ritorna a volare alto come un dragone.

Questa è una storia di distacchi e partenze, di turbamenti e piccole vittorie personali, di crescita, di cambiamento e di speranza per il futuro. Un libro breve ma intenso, una lettura gradevole che sa di tradizione, cultura e voglia di farcela. Consigliato!

 

Opera recensita: “Cuore di seta” di Shi Yang Shi

Editore: Mondadori, 2017

Genere: autobiografia

Ambientazione: Cina-Italia

Pagine: 166

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì.

 

martedì 26 dicembre 2017

RECENSIONE: JULIAN FELLOWES - BELGRAVIA


Sinossi:

Nel giugno del 1815, Bruxelles appare 'en fête', con le affollate bancarelle nei mercati e le carrozze aperte pitturate a colori vivaci. Nessuno immagina

che l'imperatore Napoleone sia in marcia, pronto ad accamparsi sul limitare della città da un momento all'altro. La diciottenne Sophia Trenchard, tipica

bellezza inglese bionda dagli occhi azzurri, non ha alcun interesse per le questioni belliche; i suoi pensieri sono rivolti a Lord Edmund Bellasis, erede

di una delle famiglie più importanti della Gran Bretagna, che le ha appena procurato gli inviti per il ballo della duchessa di Richmond. La guerra ha alterato

gli schemi, permettendo di tralasciare le solite regole, e l'ambiziosa Sophia è intenzionata a non lasciarsi sfuggire questa occasione, insperata per una

ragazza con i suoi natali. Suo padre, James Trenchard, è "il Mago", un abile commerciante che fornisce pane e birra ai soldati. Partito da una bancarella

a Covent Garden, grazie a un vero talento per gli affari, ha compiuto una vertiginosa scalata sociale, spinto dall'insopprimibile desiderio di appartenere

al bel mondo. Anne, la moglie di James, sembra essere l'unica della famiglia Trenchard ad aver conservato un po' di buon senso e a ostacolare l'unione

tra la figlia e Edmund Bellasis. Durante il ballo un aiutante di campo irrompe nella sala recando con sé una missiva. Le truppe francesi hanno oltrepassato il confine e gli ufficiali inglesi, le uniformi da gala ancora indosso, vengono richiamati ai propri reggimenti. Le sale piene di fiori, tanto

profumate ed eleganti a inizio serata, diventano teatro di strazianti scene di commiato, compreso quello tra Sophia e Lord Bellasis, ignari della piega

che sta per prendere la loro vita. Venticinque anni dopo i Trenchard, tornati in Inghilterra, vivono a Belgravia, un quartiere di nuova costruzione edificato

da James, che ha fatto fortuna nel campo dell’edilizia. Non lontano da loro sorge la dimora dei conti di Brockenhurst, i genitori di Edmund Bellasis. Le

due famiglie appaiono tanto distanti per estrazione sociale quanto unite da un segreto diventato oggetto di un curioso interesse nei salotti londinesi,

scatenando i pettegolezzi della servitù e mettendo in moto una catena di eventi non privi di colpi di scena e rivelazioni. Con uno stile impeccabile, tra

personaggi irresistibili e descrizioni magistrali, Fellowes – già autore dell’acclamato Downton Abbey – ha scritto un romanzo che, con sagacia e ironia,

affronta le tensioni tra le nuove famiglie benestanti e la vecchia aristocrazia nell’Inghilterra vittoriana.

 

Commento:

La quarta di copertina riassume molto bene il punto di partenza di questa storia che si dipana nella Londra vittoriana di metà Ottocento, in cui le differenze di classe, che ai nostri occhi potrebbero apparire inezie incomprensibili, erano tenute oltremodo in considerazione. E’ fondamentalmente questo il tema portante del libro: la figlia di un mercante arrampicatore sociale e costruttore di case ebbe l’ardire di intrattenersi con l’erede di un’importante famiglia nobile e venticinque anni dopo vengono a galla trame e segreti di quell’unione e di quel periodo.

Questi eventi danno origine a nuovi intrighi, macchinazioni, pettegolezzi, supposizioni sbagliate e piccole vendette che vedono al centro un inconsapevole giovane commerciante con il talento per gli affari, Charles Pope. Chi è questo giovane che attira l’interesse di tanti variegati personaggi? Questa è la domanda cruciale che permette al bravissimo Julian Fellowes di condurci in un intricato dedalo di vicende che sarà difficile ed affascinante districare. Dopo un inizio non esattamente avvincente che farebbe pensare ad un romanzetto senza infamia e senza lode, la lettura migliora e ci si ritrova a seguire con interesse le vicende dei personaggi.

Più che di un romanzo storico, si tratta di un romanzo di ambientazione storica, che unisce le ambientazioni tipiche della classe medioalta della società londinese ottocentesca e uno stile svecchiato e – essendo stato scritto oggi - privo dell’ampollosità tipica dei romanzi scritti in quel periodo. Tutto questo rende “Belgravia” un libro apprezzabilissimo: ben inteso, è ben lungi dall’essere un capolavoro, ma è comunque una lettura leggera e molto gradevole in cui si trova un po’ di tutto, dall’amore alla differenza di classe, dall’ambientazione già pregevole di per sé ad un accenno di colonialismo, da una saga familiare ad uno spaccato del mondo e del vissuto di una Londra diversa da quella che conosciamo oggi. Per tirare le somme, quindi, una lettura consigliata a chi cerchi un libro leggero ma non banale ed ami le ambientazioni ottocentesche. Se poi avete visto Downton Abbey ci ritroverete molto in queste pagine: sebbene ambientato un po’ più indietro nel tempo, “Belgravia” nasce proprio dalla penna dello stesso sceneggiatore, quindi se la serie vi era piaciuta non potrete non apprezzare questo libro.

 

Opera recensita: “Belgravia” di Julian Fellowes

Editore: Neri Pozza, 2016

Genere: narrativa straniera, romanzo storico

Ambientazione: Bruxelle 1815-Londra 1841

Pagine: 414

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì.

 

sabato 23 dicembre 2017

RECENSIONE: CHARLES DICKENS - CANTO DI NATALE (A CHRISTMAS CAROL)


Sinossi:

Ebenezer Scrooge, arido e spilorcio finanziere londinese, odia il Natale. Lo considera - anzi - tempo perso, e un ostacolo al proprio arricchimento. Ma

la notte della Vigilia, dopo una giornata passata alla scrivania senza nulla concedere all'atmosfera festosa che lo circonda, riceve la visita di tre spiriti:

quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro. Nel corso di un fantastico viaggio che farà rivivere a Scrooge tutte

le tappe della propria vita e intravedere un ben misero futuro, gli spiriti riusciranno ad aprire i suoi occhi a sentimenti di generosità e amore. Il Canto

di Natale non è però solo una favola a lieto fine. È anche uno degli esempi meglio riusciti di critica sociale di Dickens, oltre che una delle più famose

e commoventi storie sul Natale.

 

Commento:

Beh, ci sarebbe tanto da dire su questo libro, ma credo che la cosa migliore sia lasciare che siano le pagine a parlare: questo non è un libro da recensire, analizzare, scandagliare. E’ un libro da leggere e rileggere a tutte le età, perché ha la capacità di condensare tanti insegnamenti in poche pagine e, soprattutto, perché è il miglior augurio che ci si possa fare per vivere il Natale e l’intero anno animati dai migliori sentimenti.

La storia è arcinota: Ebenezer Scrooge, avaro sia di denaro che di sentimenti, odia il Natale e scaccia chiunque gli faccia perdere tempo con cose legate a questa festa. Una fredda notte della vigilia, però, riceve la visita del suo vecchio amico e socio Marley, morto da sette anni, che dopo averlo ben rimproverato gli offre una possibilità di redimersi: Scrooge riceverà la visita di altri tre spiriti, quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro. Questa visita sarà davvero traumatica per Scrooge, poiché lo metterà di fronte a ciò che è stato, a ciò che è oggi e a ciò che sarà di lui se non cambia atteggiamento. Inutile dire che non ci sarà, dopo quella notte, un uomo che onori il Natale più degnamente di lui!

Una lettura imprescindibile, consigliata davvero a tutti… per entrare davvero nello spirito del Natale.

 

Opera recensita: “Canto di Natale” di Charles Dickens

Editore: Bur-Garzanti-Paoline e altri, prima ed. 1843

Genere: classico-fantasy-fiaba

Ambientazione: Londra

Pagine: 100 (Ed. Garzanti 2012)

Prezzo: 4,90 €

Consigliato: assolutamente sì.

 

venerdì 22 dicembre 2017

RECENSIONE: SIBILLA ALERAMO - UNA DONNA


Sinossi:

Questo romanzo di Sibilla Aleramo è del 1906. La sua immediata fortuna in Italia e nei paesi in cui fu tradotto segnalò una nuova scrittrice, che in seguito

avrebbe fornito altre prove di valore, segnatamente nella poesia. Ma soprattutto esso richiamò l'attenzione per il suo tema: si tratta infatti di uno dei

primi libri 'femmisti' apparsi da noi. Prefazione di Anna Folli, postfazione di Emilio Cecchi.

 

Commento:

Un libro osannato e ripubblicato per decenni, un libro considerato quasi un manifesto femminista italiano, un libro su cui ho letto recensioni entusiastiche e lodi sperticate, un libro dal quale personalmente mi aspettavo di più.

E’ il racconto straziante, ma anche lucido e consapevole, di una donna che, dopo un’infanzia senz’affanni, nella sicurezza di essere amata, si affaccia all’adolescenza con prospettive rosee di indipendenza e agiatezza, ma subisce un brusco risveglio ed un ingresso in società mediante un matrimonio riparatore.

Da qui comincia una vita fatta di ribellioni soffocate, di indecisioni, di una maternità fatta di eccessi febbrili, di un disamore profondo per l’uomo che ha accanto e tante infatuazioni flebili e quasi incorporee. Tutta la giovinezza di questa donna va avanti così, in balia del rimpianto e di una decisione che tarda a maturare, fino alla notte in cui la risoluzione tanto annunciata arriva e lei si riappropria della sua vita, lasciandosi dietro tutto, anche gli affetti più veri.

Certamente si tratta di un racconto realistico e scritto magistralmente… ma è scritto così bene che immagino la protagonista e, mio malgrado, non posso farmela piacere: il suo non è, a mio modo di vedere, vero femminismo, ma solo un pallido fuoco di quell’ardore che poi portò alle lotte ed alle conquiste per cui oggi noi ancora ringraziamo. La protagonista è una donna fondamentalmente incentrata su se stessa, incapace di prestare attenzione ed affetto costante a chi le sta intorno. Probabilmente sarò dura e mi si potrà accusare di non tenere conto del contesto in cui il libro è ambientato, ma credo che l’eccessiva libertà goduta da bambina, l’attaccamento morboso al padre e la totale disaffezione per la madre non abbiano mai cessato di produrre effetto su di lei. E’ proprio questo sentimento negativo ispiratomi dalla protagonista a far sì che non consigli pienamente questa lettura: si tratta indubbiamente di un ottimo racconto, di uno spaccato dell’Italia precedente alla Grande Guerra, che vale la pena leggere, ma a me personalmente ha lasciato insoddisfazione ed amaro in bocca. Lo consiglio, ma con molte riserve.

 

Opera recensita: “Una donna” di Sibilla Aleramo

Editore: Feltrinelli, prima ed. 1906

Genere: letteratura italiana

Ambientazione: Italia

Pagine: 172 (ed. 2013)

Prezzo: 8,50 €

Consigliato: sì/no.

 

giovedì 21 dicembre 2017

RECENSIONE: ALESSANDRO D'AVENIA - OGNI STORIA E' UNA STORIA D'AMORE


Sinossi:

L’amore salva?

Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva?

Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di

risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti:

muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti,

o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe

condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare

un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock,

condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare

il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni

storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole

molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla

donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). Ogni storia è una storia d’amore è così un libro che muove

dalla meraviglia e sa restituire meraviglia al lettore. Perché ancora una volta D’Avenia ci incanta e ci sorprende, riuscendo nell’impresa di coniugare

il godimento puro del racconto e il piacere della scoperta. E con slancio ricerca nella letteratura – le storie che alcuni uomini, nel tempo, hanno raccontato

su se stessi e l’umanità a cui appartengono – risposte suggestive e potenti, ma anche concrete e vitali. Per poi offrirle in dono ai lettori, schiudendo

uno spiraglio da cui lasciar filtrare bagliori di meraviglia nel nostro vivere quotidiano, per rinnovarlo completamente nella certezza che “noi siamo e

diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”.

 

Commento:

Beh, direi che la quarta di copertina racconta già tanto di questo ultimo, bellissimo, libro di Alessandro D’avenia. Qualcuno ha detto che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna: niente di più vero. Ce lo confermano molte delle storie raccontate in queste pagine dalla consueta maestria di D’Avenia nel creare emozioni. Già nel penultimo libro, “L’arte di essere fragili”, D’avenia affrontava il tema della felicità, della bellezza, della poesia dialogando con Leopardi. In quest’ultima opera il viaggio nella conoscenza dell’animo umano attraverso la letteratura continua e si evolve: con passo esperto l’autore ci porta ad incontrare tante donne, famose e meno famose, compagne di artisti noti, artiste loro stesse, tutte con le loro storie d’amore, di vita, di morte, di gioia, di dolore. Perché amare vuol dire conoscere l’altro, permettergli di conoscerci, è far sì che l’altro non muoia, è imparare a vivere. Così conosciamo tante forme d’amore, inquiete, servili, amorevoli, combattive, distruttive, costruttive, tenaci, passionali, egoistiche, tante quante sono le storie, tutte diverse, racchiuse in questo libro. Per farci da guida, da filo conduttore in questo viaggio nel tempo, nello spazio e soprattutto nell’arte, D’avenia sceglie un mito che ama molto, quello di Orfeo ed Euridice contenuto nelle Metamorfosi di Ovidio. E così, attraverso le tappe di questo racconto nel racconto, conosciamo la potenza dell’errore, dell’egoismo di un poeta che preferisce la musa all’amata, ed il mestoso strazio del sacrificio d’amore.

Una lettura complessa, ma importante, un gioco di emozioni tutte forti e spesso tra loro contrastanti create con parole che affascinano ed invitano a proseguire nel viaggio. Un libro consigliato perché appassiona ed accresce la sete di conoscenza e, soprattutto, perché sa di bellezza e di meraviglia.

 

Opera recensita: “Ogni storia è una storia d’amore” di Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: non definita

Pagine: 324

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì.

 

martedì 19 dicembre 2017

RECENSIONE: GIUSEPPE BERTO - LA GLORIA


Sinossi:

E se Giuda Iscariota non fosse il peggior traditore che sia mai esistito, ma il più santo tra i santi? Attraverso le pagine de «La gloria» conosciamo un

Giuda giovane, forte e coraggioso, che interroga e cerca con impazienza «qualche barlume di rivelazione, segni sottili» che gli indichino la presenza del

Messia. Come Giuda, anche Gesù sbaglia, si arrabbia, è umano, e gli apostoli non sono uomini soggiogati dalla fede ma affascinati dall'uomo, dal suo ascendente,

dalla speranza che egli sia chi dice di essere, in mezzo a una moltitudine di altri presunti redentori. Giuda è l'uomo che vive per la morte, la propria

e quella di Gesù, che lo accoglie con il compito pubblico di tesoriere, ma con quello segreto di tradirlo, quando dovrà compiersi il suo destino. Ciò che

afferma è che la morte è l'essenza stessa del Cristianesimo e che «all'origine dei prodigi c'è sempre il male». Giuda compie con il tradimento un ultimo

dovere d'amore, pagando con la dannazione un atto per cui era stato predestinato dalle Scritture. Ecco il Giuda di Giuseppe Berto: un martire condannato

all'eterna infamia con la sola colpa di essere stato scelto in funzione di un tradimento da compiersi affinché la Gloria di Dio potesse realizzarsi.

 

Commento:

In questo libro Giuseppe Berto ci pone di fronte al racconto della vita e morte di Gesù ricostruito in modo insolito, dal punto di vista di Giuda Iscariota, colui che passò alla storia per aver tradito il Messia. Con audacia narrativa, in una lettera-racconto indirizzato a Gesù, Berto affida a Giuda un’altra versione della storia: quella in cui Giuda tradisce Gesù come ultimo atto d’amore, consegnando completamente il suo destino a colui che crede essere “l’Unto”, il Messia. Giuda ci rivela l’esistenza di un patto fra lui e Gesù, dipinge per noi un Gesù arrogante, vanitoso, un incantatore che ammalia le folle con il suo carisma e con parole apparentemente magnifiche, ma in definitiva vuote e contraddittorie. Anche coloro che sono con lui non spiccano per intelligenza o devozione, e sarebbero pronti a tradirlo o abbandonarlo se trovassero un’offerta migliore, mentre lui, Giuda, il primo dei suoi servitori viene trattato come l’ultimo. Nonostante ciò, egli si sottopone alla dannazione eterna, per permettere che si compia la gloria di Dio, perché è vero che Gesù è luce e lui tenebra, ma la luce non potrebbe essere distinta se non esistesse la tenebra.

Un libro particolare, una lettura non facile né per contenuti né, soprattutto, per stile narrativo. Tuttavia questo, come altri libri, può essere un tassello importante in un percorso di conoscenza e discernimento della religione cristiana e della fede. Un buon libro sicuramente, lo consiglio, anche se personalmente l’ho trovato meno coinvolgente di altre opere con lo stesso tema.

 

Opera recensita: “La gloria” di Giuseppe Berto

Editore: Neri Pozza, prima ed. 1978

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Palestina-Israele

Pagine: 199 (ed. 2017

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì.