simposio lettori copertina

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mercoledì 20 novembre 2019

RECENSIONE: GIANRICO CAROFIGLIO - LA MISURA DEL TEMPO


Sinossi:
Tanti anni prima Lorenza era una ragazza bella e insopportabile, dal fascino abbagliante. La donna che un pomeriggio di fine inverno Guido Guerrieri si trova di fronte nello studio non le assomiglia. Non ha nulla della lucentezza di allora, è diventata una donna opaca. Gli anni hanno infierito su di lei e, come se non bastasse, il figlio Iacopo è in carcere per omicidio volontario.
Guido è tutt’altro che convinto, ma accetta lo stesso il caso; forse anche per rendere un malinconico omaggio ai fantasmi, ai privilegi perduti della giovinezza.
Comincia cosí, quasi controvoglia, una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali.
Un romanzo magistrale. Una scrittura inesorabile e piena di compassione, in equilibrio fra il racconto giudiziario – distillato purissimo della vicenda umana – e le note dolenti del tempo che trascorre e si consuma.

Commento:
Meraviglioso. Semplicemente magistrale. È difficile essere obiettivi quando si è passato tutto il tempo (breve) della lettura pensando "Wow! Ma cosa sto leggendo?". Perciò no, non sarò obiettiva: questo è, tra i libri di Carofiglio che ho letto e tra tutti i casi dell'avvocato Guerrieri, a mio parere il migliore, di gran lunga. È stato un piacere ritrovare Guido Guerrieri, la sua ironia, le sue insicurezze, le sue passioni; è stato un grande piacere ritrovare, soprattutto, la narrazione intimista ed intrisa di quotidianità di Carofiglio che quando scrive sembra aprirci un portone direttamente affacciato sul suo mondo. È stato un enorme piacere farsi rinfrescare la procedura penale da cotanto insegnante, peraltro con una prosa degna del miglior professore di diritto, capace di configurare trame, disegni, esempi concreti e comprensibili a tutti, perfettamente inseribili nella vita reale e utili a far entrare chiunque nei meccanismi di un processo. Un libro troppo breve: non ci si stanca della bellezza, se ne vorrebbe ancora e ancora. Perciò, oltre a sperare in una nuova uscita in tempi brevi, mi sa che andrò a rileggermi tutti i casi di Guido Guerrieri… mi è proprio venuta voglia di ripercorrere la sua evoluzione.

Opera recensita: "La misura del tempo" di Gianrico Carofiglio
Editore: Einaudi, 2019
Genere: legal thriller, seriale
Ambientazione: Bari
Pagine: 288
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 10.


sabato 16 novembre 2019

RECENSIONE: MARCELLO D'ORTA - IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO


Sinossi:
Colorati, vitalissimi, spesso sgrammaticati e scoppiettanti di humour involontario i temi fatti dai bambini della scuola elementare di Arzano e raccolti dal maestro D'Orta sono ormai diventati un caso letterario e sociologico. Una cronaca che rappresenta meglio di tanti trattati la realtà sconcertante del nostro paese.

Commento:
Stamattina avevo voglia di sorridere, quindi ho scelto la mia lettura a colpo sicuro. Avevo già letto Io speriamo che me la cavo e ricordavo alcune immagini tratte dai temi anche a distanza di anni. Rileggerlo è stato di nuovo un piacere: sebbene facciano - aappunto - sorridere, alcuni temi sono davvero profondi e sorprendenti. Penso che proseguirò con gli altri due volumi, Dio ci ha creato gratis e Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso, che non ho ancora mai letto.

Opera recensita: "Io speriamo che me la cavo" di Marcello D'orta
Editore: Mondadori, prima ed. 1990
Genere: raccolta di racconti
Ambientazione: provincia di Napoli
Pagine: 154
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


giovedì 14 novembre 2019

RECENSIONE: FRANCESCA MARZIA ESPOSITO - CORPI DI BALLO


Sinossi:
Anita e Miriam sono le due ballerine di punta di un’importante compagnia di danza classica. Hanno lo splendore e l’energia dei vent’anni, ma hanno qualcosa in più delle loro coetanee: la leggerezza, la capacità di spiccare il volo. E qualcosa in meno: la danza fagocita le loro vite e spazza via tutto il resto. Si allenano molte ore al giorno, e il tempo che rimane è dedicato alla cura del corpo e alla ricerca di nuovi modi per rendersi impermeabili al cibo. Le uniche incursioni del mondo esterno nel loro appartamento sono le visite notturne del ragazzo di Miriam e di un suo amico strambo con la fissa per la scrittura, oltre ai messaggi degli ammiratori che Miriam ha collezionato sui social network pubblicando le sue foto. Anita considera Miriam talentuosa e carismatica, è convinta che sia una ballerina migliore di lei, ne è sedotta e al tempo stesso non può fare a meno di invidiarla, di sentirsi sottilmente in competizione con lei. L’estate è appena cominciata, insieme alle prove per Ondine, il nuovo balletto che la direttrice della compagnia – un’ex ballerina ossessionata dalla perfezione e dalla magrezza delle sue allieve – ha deciso di mettere in scena. Gli allenamenti sono massacranti, Anita è sempre più stanca, sotto pressione, gelosa della palese predilezione dell’insegnante per Miriam. Un giorno che sembra uguale agli altri, mentre le ragazze fanno la spesa dopo una lunga sessione di prove, Miriam si accascia al suolo e perde i sensi.
Questo evento è destinato a cambiare per sempre la vita di Anita, mandando in frantumi tutte le sue certezze, a cominciare dal rapporto col proprio corpo. È l’inizio, per lei, di un cammino accidentato di ricostruzione della propria identità.
Nel mondo della danza le leggi che valgono là fuori si annullano, la parola perfezione ha un significato diverso, che si avvicina molto al concetto di sparizione: “Quando si balla si azzera la distanza tra la vita e la morte, ci si innalza al di sopra dell’ovvio e del normale, e per farlo occorre ridursi a meno corpo possibile”. È quello che Francesca Marzia Esposito riesce a fare con la sua scrittura leggera, plastica, delicata – a tratti cruda, feroce: ci porta lì dentro con sé, e di quel mondo ci fa sentire la fame, la violenza, l’assoluta vertigine.

Commento:
La perfezione si avvicina molto al concetto di sparizione. Ecco, questa è stata l'idea che più mi ha colpita in un libro già di per sé destabilizzante. Mi sono chiesta, leggendo, come si arrivi ad incanalare un'idea di perfezione così avulsa rispetto a quella comune, canonica. Come si arriva a pensare che, per amore della danza, il proprio corpo va cambiato, rimpicciolito, annientato, reso invisibile? Come si arriva a "nutrirsi" di un frutto seguito da bustine di lassativo o dita in gola… perché diversamente non si può danzare? Perché il proprio corpo è sbagliato, non va bene per la scena? Basta un'insegnante con l'ossessione per la perfetta magrezza? Io ne dubito, ma non giudico, non posso né voglio farlo e neppure Francesca Marzia Esposito – che questo mondo lo conosce molto più di me – lo fa mai. Lei si "limita" a raccontarci il viaggio infernale di due danzatrici, due ragazze, verso la perfezione e quindi, paradossalmente, verso la sparizione. Non servono giudizi qui, serve cercare di capire e, magari, di cambiare qualcosa, se possibile. Anita e Miriam, brave, belle, più amiche di quanto sappiano, sempre in apparente competizione, sempre messe a confronto, sono l'emblema dei sacrifici durissimi che si fanno per ciò che si ama; ci mostrano dove possono arrivare tenacia e abnegazione che non sarebbero di per sé negative, se non spingessero a mettersi a rischio. Miriam, la perfetta, instancabile, inarrivabile Miriam, non regge e Anita, che fino ad allora la odiava e l'amava, la detestava e l'ammirava, si ritrova a dover fare i conti con se stessa, il suo corpo, la sua incredibile somiglianza a Miriam, la direzione da dare al resto della sua vita.
Non vi dirò se questo libro è bello o brutto… ciò che so io è che ho apprezzato molto la scrittura di Francesca Marzia Esposito, così cruda, pregnante, adatta al pathos continuo di questa storia; la storia in sé è un pugno nello stomaco, è troppo difficile da assorbire così, su due piedi e di sicuro non si può giudicare in due parole affrettate. Tutto il resto di questo libro importante, perciò, lo dovrete scoprire da voi… è soggettivo… a me non resta, in tutta sincerità, che invitarvi davvero a farlo.


Opera recensita: "Corpi di ballo" di Francesca Marzia Esposito
Editore: Mondadori, 2019
Genere: narrativa italiana
Pagine: 216
Prezzo: 18,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.

RECENSIONE: VICTORIA SHORR - L'ORA DEL DESTINO


Sinossi:
Nel 1802, all'età di ventisei anni, Jane Austen è povera e senza marito. Non ha una casa, ma ha già in mente i suoi futuri, splendidi romanzi. Proprio in questo momento difficile, Jane riceve un'offerta di matrimonio molto vantaggiosa da parte di un uomo ricco, verso il quale però non nutre alcun sentimento. Può scegliere la sicurezza economica, con le regole immutabili della buona società. Oppure può scegliere d'essere libera. Quando la sedicenne Mary Godwin inizia il suo straordinario viaggio d'amore e di formazione attraverso l'Europa, il suo compagno è già una stella del firmamento letterario. Si chiama Percy Bysshe Shelley e anima, insieme con gli amici Lord George Byron e John Keats, il suo tempo. Mary e Percy con la loro esistenza libera e scandalosa sfidano le convenzioni sociali. E anticipano il futuro di molte generazioni ispirate da ardenti ideali libertari. Per un lungo, interminabile anno, in catene nel buio di una cella, Giovanna d'Arco coltiva con ardente fermezza la sua fede. "Abbi coraggio, figlia di Dio, sarai salvata" le ripetono le voci di Santa Caterina e Santa Margherita, che l'accompagnano fin dall'infanzia. Per un anno, ogni giorno, Giovanna si trova di fronte alla più difficile tra le scelte. L'ora del suo destino coincide con l'abiura. O con la morte sul rogo. In questo libro Victoria Shorr dipinge il ritratto intimo e profondamente umano di tre giovani donne alle prese con il proprio destino. Jane, Mary e Giovanna sono state ragazze ribelli e sono oggi, nel vibrante racconto di Shorr, tre donne eccezionali che hanno saputo piegare la loro esistenza verso il mito.

Commento:
Jane, Mary, Giovanna. Tre donne, due vissute nell'Ottocento, una nel Quattrocento. Tre giovani che, ciascuna a suo modo, si sono distinte; tre anime forti, tra loro diverse per vissuto, condizione, contesto, ma accomunate da tante cose, più di quante se ne notino in apparenza. Cosa le unisce? Qual è il filo rosso che le lega? Il coraggio di disobbedire, di ribellarsi alla vita che altri avevano tracciato per loro, la capacità di fare una scelta difficile, non convenzionale, di differenziarsi, di seguire un sogno, una passione, un'ispirazione, una missione e di portare avanti quella scelta fino alle estreme conseguenze. Tre giovani donne giudicate severamente, col metro implacabile del pregiudizio e dell'ottusità, vittime del fatto che nessuno abbia dato loro una chance, una seconda possibilità, condannate apriori solo per aver avuto l'ardire di scegliere. Pecore nere, anticonformiste, mal viste, rinnegate… ma poi il tempo ha dato loro ragione: tutte e tre sono poi diventate – a loro modo – eroine, icone di coraggio, innovazione, ardimento, sacrificio, lotta. Jane che rinuncia alla sicurezza del matrimonio per aggrapparsi con tutta se stessa alla sua scrittura e che, grazie a questa scelta, ci regala la descrizione di un mondo che conosce bene corredata dalla sua inconfondibile, pungente ironia e dal senso di giustizia che le viene dall'esperienza di vita; Mary, vittima della passione per un uomo geniale, affascinante e incostante, che ha pagato un prezzo carissimo per la sua scelta; Giovanna, la più eroica di tutte, quella che ha seguito la fede e l'amore per il suo Paese ed è stata ripagata con la morte peggiore, quella sul rogo.
L'ora del destino, in cui sono raccolte le storie di queste tre donne vittoriose, è un libro bellissimo perché unisce i fatti e il cuore: con un mirabile lavoro di documentazione, studio, ricerca, Victoria Shorr modula la storia, aggiunge la passione e ripaga tardivamente queste donne dell'ingiustizia che hanno subito in vita regalandoci un romanzo accorato e di valore che è un piacere leggere. La storia che ho preferito tra le tre è stata senza dubbio quella di Giovanna D'arco in cui – secondo me – la Shorr si è superata, ma so anche che, dopo questo libro, rileggerò Jane Austen con occhi diversi.
Davvero un'ottima lettura.

Opera recensita: "L'ora del destino" di Victoria Shorr
Editore: SEM-Società editrice Milanese, 2019
Genere: narrativa straniera
Pagine: 285
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


martedì 12 novembre 2019

RECENSIONE: GRéGOIRE DELACOURT - DANZANDO SULL'ORLO DELL'ABISSO


Sinossi:
Emma, quarant’anni, felicemente sposata, tre figli, incontra lo sguardo di uno sconosciuto nella brasserie della cittadina in cui vive. E in un istante, capisce. Capisce che per quell’uomo è disposta a rischiare ogni cosa. Il matrimonio. La sicurezza. La serenità di coloro che ama più di se stessa. Quando lui dimostra di ricambiarla, Emma chiude gli occhi, spalanca il cuore e fa il grande salto. Danzando sull’orlo dell’abisso è il racconto di quel salto. Di cosa accade quando l’amore, la consuetudine, le fondamenta stesse di un’esistenza, vacillano sull’orlo di un abisso che tutto promette e tutto minaccia di inghiottire. Con precisione chirurgica e straordinaria sensibilità poetica, Grégoire Delacourt mette in scena la vertigine del desiderio, le conseguenze della libertà e l’intensità del momento in cui capisci che “il presente è l’unica eternità possibile.”

Commento:
Inutile girarci intorno: Danzando sull'orlo dell'abisso è un libro struggente e difficile da leggere. Non perché sia brutto, tutt'altro! Quella racchiusa in queste pagine è una storia tanto bella quanto triste, sia per le vicende in sé, sia per la sensibilità con cui vengono raccontate. Esistono, infatti, qui due dimensioni: quella della storia, della narrazione, e quella della scrittura. La storia è quella di Emma che alla soglia dei quarant'anni, pur non avendo nulla da recriminare, con un marito e una famiglia presente, inciampa per caso in un gesto sobrio e insignificante compiuto da uno sconosciuto e si perde completamente per lui. Emma non era infelice, ma da sempre – e se ne rende conto quando lo trova in quell'uomo al tavolo di una brasserie – cercava qualcosa, qualcosa che le mancava: non un'avventura, non un amante, ma una vertigine. Soccombere al desiderio e lasciare famiglia e sicurezza o distogliere lo sguardo e barricarsi contro gli attacchi del proprio io? Una scelta dura, resa durissima dagli accidenti che il destino, il fato, Dio o il diavolo mette sul cammino di Emma. Una storia di scelte, desiderio, dolore, amore, famiglia, incidenti, amicizia, vita, morte. Poi c'è la dimensione della scrittura: sì, perché una storia diventa tanto più bella quanto più chi la racconta sa far emozionare. E Grégoire Delacourt qui non solo emoziona, ma crea empatia, crea poesia. Tutto il libro è venato di un lirismo profondo, intenzionale e intrinseco, naturale, mai spocchioso o contraffatto. E tra un bicchiere di vino, un'ostrica e un'antidolorifico tutto diventa più intenso, anche la sofferenza ci sembra più vivida se raccontata così. E perciò è ovvio che, anche se è difficile da leggere perché non distoglie lo sguardo davanti ai sentimenti e al dolore, io ve lo consiglio lo stesso questo libro… perché la vita va affrontata sempre, qualsiasi calice ci ponga davanti.


Opera recensita: "Danzando sull'orlo dell'abisso" di Grégoire Delacourt
Editore: Dea Planeta, 2019
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Francia
Pagine: 240
Prezzo: 17,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


lunedì 11 novembre 2019

RECENSIONE: MARIOLINA VENEZIA - COME PIANTE TRA I SASSI (IMMA TATARANNI 01)


Simpatica o antipatica? Odiosa forse. Scomoda, spudorata, sorprendente. Come la verità, certe volte. È Imma Tataranni, sostituto procuratore a Matera. Anni 43, alta un metro e uno sputo, capelli crespi e gusti improbabili: dorato, serpentato. E tacco 12.
Se le signore bene, e sua suocera, la guardano a muso stretto, lei non si dà pensiero. Ma se qualcosa non va la vuole raddrizzare. Scarsa in fantasia e in colpi di genio, punta sulla memoria, facendo tremare i potenti e perseguitando i furbi e i cretini.
In una Basilicata arcaica sotto la sua patina di modernità, il caso di un ragazzo morto accoltellato si allarga – per Imma e il bell’appuntato Calogiuri – come la smagliatura di una calza, riportando alla luce un passato sepolto che scombussola le carte del presente.
Al suo secondo romanzo dopo Mille anni che sto qui (Premio Campiello 2007), Mariolina Venezia si confronta col giallo, giocando col genere per raccontare i vizi e le virtù dell’Italia di oggi.

Commento:
Bassa, bruttarella, incazzosa, Imma Tataranni non è proprio la persona più facile con cui avere a che fare: è un osso duro che, con le sue manie e le sue tecniche di persuasione quantomeno poco ortodosse, sta eufemisticamente poco simpatica a molti, specialmente in Procura. La tollerano poco soprattutto gli ipocriti, gli aficionados del galateo e del bonton, quelli che amano fare i furbi, forzare o aggirare la legge pur essendone tutori: Imma la legge la conosce a memoria e non si fa scrupoli ad usarla come arma per perseguire chi non le garba. È tenace, questa sostituta procuratrice, non fa sconti neppure a se stessa. Impariamo a conoscerla qui, tassello dopo tassello, in un caso complicato, dalle implicazioni importanti: un ragazzo, Nunzio Festa, viene ritrovato accoltellato in un campo proprio nel giorno del suo compleanno. Perché è stato ucciso? Droga? Rissa finita male? Gelosia? Ha visto qualcosa che non doveva vedere? Ha esagerato nel voler arraffare? Lo scoprirà, Imma Tataranni, ma non senza difficoltà. Per fortuna che può contare su Calogiuri, il giovane appuntato con cui si capisce al volo… malelingue a parte, Imma gli vuole bene davvero. Sì, perché dietro quella scorza dura, anche lei ha una sensibilità tutta sua… nascosta molto in fondo, ma ce l'ha. Una conoscenza controversa, quella con Immacolata Tataranni: è una procuratrice che ho apprezzato per tanti motivi, ma non è facile abituarsi allo stile – bello, ma particolarissimo – di Mariolina Venezia. Mi servirà un altro libro per farmi un'idea più definita… lo leggerò quanto prima. Intanto questo primo giallo ve lo consiglio.


Opera recensita: "Come piante tra i sassi" – Imma Tataranni 01, di Mariolina Venezia
Editore: Einaudi, 2009
Genere: giallo, seriale
Ambientazione: Basilicata, 2003
Pagine: 256
Prezzo: 17,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


venerdì 8 novembre 2019

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - PROMESSE


Sinossi:
Due gioielli perfetti dalla penna di un maestro del thriller, questi racconti trascinano il lettore in un entusiasmante giro sulle montagne russe, tra colpi di scena e geniali svolte narrative.
Come per il principio di Locard, secondo cui in ogni crimine si verifica un trasferimento di prove, per Lincoln Rhyme e Amelia Sachs sembra valere la legge per cui ovunque si trovino li aspetta un enigma che mette alla prova il loro talento da detective. La coppia ha scelto Bellagio, sul lago di Como, per sposarsi, insieme a un gruppo scelto di ami¬ci, ma la luna di miele si trasforma immediatamente in una investigazione privata con un finale sorprendente. Allo stesso modo in Florida, dove Rhyme ha appena finito un ciclo di lezioni di tecniche forensi, i due vengono coinvolti nel caso di un aereo inabissato nell’Oceano Atlantico per cause tutte da chiarire. Incidente tecnico o attentato? E cosa può inventarsi un criminologo se le eventuali prove giacciono, irraggiungibili, nella Fossa di Porto Rico, a otto chilometri di profondità? E una tempesta di quelle che si vedono solo in Florida ha spazzato via dalla pista di decollo ogni traccia? Due gioielli perfetti dalla penna di un maestro del thriller, questi racconti trascinano il lettore in un entusiasmante giro sulle montagne russe, tra colpi di scena e geniali svolte narrative. Nella misura breve Jeffery Deaver porta al virtuosismo la sua abilità di costruzione di trame e personaggi, con cui ha conquistato il cuore di milioni di lettori.

Commento:
Due "gioiellini", come dice la quarta di copertina, in cui Deaver ci dà un assaggio – semmai ce ne fosse bisogno – della sagacia e dell'arguzia di Lincoln Rhyme, il suo personaggio più famoso e longevo. Nel primo racconto Rhyme e Sachs si sono appena sposati a Bellagio, in provincia di Como, quando una donna – un'altra americana – chiede loro aiuto perché è preoccupata da alcuni comportamenti insoliti del marito… Nel secondo racconto, invece, siamo in Florida, in un hangar dal quale è partito un aereo privato che poi è esploso. Toccherà a Rhyme capire chi ha piazzato l'ordigno a bordo… senza analizzare l'aereo che si trova a otto chilometri di profondità nell'Atlantico, quindi… senza prove. Promesse non è il libro migliore di Deaver, questo è ovvio, ma per me è stato un ottimo modo di passare un pomeriggio in compagnia dei personaggi della mia saga preferita.

Opera recensita: "Promesse" di Jeffery Deaver
Editore: Solferino, 2019
Genere: raccolta di racconti
Ambientazione: Italia-Stati Uniti
Pagine: 119
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.