simposio lettori copertina

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martedì 10 ottobre 2017

RECENSIONE: YASUNARI KAWABATA - LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE


Sinossi:

Un raffinato racconto erotico che dischiude le porte a una delicata rapsodia di sensazioni e ricordi, un viaggio tra i più misteriosi recessi della psiche

evocati con accenti rarefatti e luminosi.

 

Commento:

Una misteriosa casa isolata e segreta all’interno della quale anziani clienti “di cui si può stare tranquilli” possono giacere al fianco di giovani belle addormentate. E’ questo il luogo in cui, spinto dalla curiosità, si reca il sessantasettenne Eguchi. Ad attenderlo una tazza di eccellente thè verde preparato da una tenutaria fredda ed efficiente, una stanza con tende di velluto cremisi, due pastiglie di sonnifero e una giovane vergine profondamente addormentata che, qualunque cosa accada, non si sveglierà.

Nel silenzio di quel luogo disabitato eppure vivo, giacendo nel limbo tra sonno e veglia, tra vita e morte, ascoltando il rumore delle onde ed un respiro sconosciuto e amico, Eguchi riflette sulla sua vita, ricorda amori passati, ma al contempo cerca di analizzare il perché di quel luogo di piacere “diverso”: cosa spinge i vecchi clienti a recarvisi? Perché delle giovani e belle ragazze accettano di rischiare la vita sottoponendosi al sonno indotto e alle attenzioni di sconosciuti?

E’ questo il luogo in cui gli uomini che non possono più soddisfare le voglie del corpo possono abbandonarsi ai ricordi ed alle percezioni sensoriali di una vita intera, godendo del privilegio di contemplare un corpo giovane che dorme, quindi non può giudicare il decadimento della carne. Tra queste pagine, scritte con eleganza e levità, troviamo un erotismo raffinato che non scade mai nella volgarità. “La casa delle belle addormentate” è un romanzo controverso, un racconto delicato e sconvolgente, lieve e malinconico, fiabesco e disincantato… un libro da leggere senza pregiudizi, ma con la mente aperta ad un viaggio in una parte oscura della psiche umana.

 

Opera recensita: “La casa delle belle addormentate” di Yasunari Kawabata

Editore: Mondadori, prima ed. originale 1961, prima ed. italiana 1972

Genere: romanzo erotico-letteratura giapponese

Ambientazione: Giappone

Pagine: 168

Prezzo: 9,50 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 9 ottobre 2017

RECENSIONE: CARMEN PELLEGRINO - SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO


Sinossi:

Giosuè Pindari è un uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico, ma la moglie, dopo anni in cui il male di vivere non le ha concesso

che brevi tregue, è ormai preda di un irreversibile declino; il socialismo, in cui ha creduto con una tenacia e una dedizione tipicamente "appenniniche",

è stato trascinato nel fango dalla corruzione; l'amatissima figlia Lulù se ne è andata e non dà più notizie di sé. Contro la degenerazione di corpo e mente

si può fare poco, contro la fine di un'utopia si può fare ancor meno, mentre a una figlia che è viva e lontana - provata dalle inevitabili incomprensioni

generazionali ma legata da una sensibilità ancestrale e profonda, una vera e propria educazione dell'anima - si può comunque scrivere. Si può tentare di

compiere un passo lungo la via di una riconciliazione, che è prima di tutto una riconciliazione con se stessi. Così Giosuè Pindari scrive a Lulù, le scrive

lettere che infila in bottiglie e poi le affida alla corrente del fiume. Il fiume è acqua che appartiene alla terra, il fiumeterra contiene entrambi gli

elementi; è acqua che tutto conserva: passato, presente e quindi futuro. Arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo, il fiumeterra con le sue

piene improvvise sa come arrivare a destinazione... Sulle sponde di un altro fiume c'è Lulù, che ha conosciuto Andreone, l'uomo 'leggero' che aspetta,

anche lui esattamente come Giosuè, insieme alla piena il ritorno di una donna che è andata via. È proprio l'incontro con quest'uomo bislacco - l'altro,

così necessario al riconoscimento di sé - a rivelarsi benefico. Da quelle sponde del fiume lontano è come se Lulù rispondesse alle lettere paterne seguendo

la corrente, e su un registro magico, dentro un'aura d'incantamento.

 

Commento:

“Se mi tornassi questa sera accanto” è un libro che indaga radici profonde, quelle dell’uomo con la terra, con l’acqua, con un credo idealizzato, con gli affetti familiari. Sono queste le poche cose in cui Giosuè Pindari crede ciecamente: la terra – la sua terra che non tradisce mai –, l’acqua del suo fiume Terra, il socialismo e l’amore della figlia Lulù. E quando il suo progetto legato alla terra naufraga, il socialismo non è più l’ideologia in cui credeva, la figlia decide di andarsene per non tornare mai più, Giosuè si ritrova senza punti fermi, obbligato a riflettere sulla sua vita e sui suoi tanti errori. Gli rimangono solo la moglie Nora, che ormai ha bisogno d’aiuto anche per i gesti più semplici e che è tornata ad essere una bambina, e il fiume Terra… è al fiume che Giosuè affida le lettere indirizzate a Lulù, quella figlia che ha amato ed ama ancora, quella figlia cui ha tappato le ali, alla quale ha tolto la possibilità di scegliere per sé, per la quale ha sempre deciso tutto, in nome di un bene superiore, di un amore patriarcale e possessivo, di un insano egoismo. E forse Lulù queste lettere piene di rimorsi e nostalgia non le riceverà mai, ma intanto a suo padre serve scriverle e pensare a ciò che ha sbagliato e che le ha portato via la figlia. E lei, Lulù, che un giorno ha preso il coraggio a due mani e se n’è andata perché non ce la faceva più, ora vive in una casa galleggiante, sulla riva di un altro fiume. Qui ha incontrato Andreone, un’altra anima persa che a fatica cerca di galleggiare nella vita… saranno le lunghe chiacchierate con lui a spingere Lulù a ritrovare se stessa guardando ancora in quel passato che non se ne va con un cambio di residenza.

“Se mi tornassi questa sera accanto” è un romanzo delicato e introspettivo, scritto con un linguaggio evocativo, ma ricercato. Non è un libro da divorare, ma va letto con la giusta calma e le meritate pause… perché è un libro che vuole far riflettere ed invita il lettore a guardarsi dentro, perché tutti abbiamo dentro qualcosa che vorremmo dimenticare, ma che è lì in un angolo, in attesa di riappacificarsi con noi.

 

Opera recensita: “Se mi tornassi questa sera accanto” di Carmen Pellegrino

Editore: Giunti, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Appennino tra Campania e Basilicata

Pagine: 240

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 5 ottobre 2017

RECENSIONE: DAVID EBERSHOFF - THE DANISH GIRL


Sinossi:

Giovani e talentuosi, Einar Wegener e sua moglie Greta vivono nella romantica Copenaghen di inizio Novecento, accomunati dalla passione per l'arte: paesaggista

lui, ritrattista molto richiesta lei. Finché un giorno Greta, per completare un ritratto, chiede al marito riluttante di posare in abiti femminili. A poco

a poco, l'ipnotico pennello di Greta, animata da un'improvvisa ispirazione, e il morbido contatto della stoffa sulla pelle di Einar, lo sospingono in un

mondo sconosciuto, mettendo in moto un cambiamento che nessuno dei due avrebbe mai potuto sospettare. Quel giorno il giovane scopre che la sua anima è

divisa in due: da una parte Einar, l'artista malinconico e innamorato di sua moglie, dall'altra Lili, una donna mossa da un prepotente bisogno di vivere.

E Einar si trova di fronte a una scelta radicale: decidere quale delle due sacrificare...

 

Commento:

Da tanto tempo volevo leggere questo libro, incuriosita dall’omonimo film e dalla storia di Gerda (o Greta), Einar e Lili. Ed eccomi qua, a lettura ultimata, con un bel problema. Sì, perché questo è un libro tutt’altro che facile da recensire: la storia raccontata è così forte, controversa, stupefacente che trovare le parole giuste per renderla al meglio è una piccola impresa.

Einar e Greta sono marito e moglie, giovani artisti, lui dipinge paesaggi, paludi e brughiere, lei fa ritratti di personaggi famosi. Un bel giorno la modella del ritratto di Greta non può posare e l’artista chiede al marito di indossare le scarpe e le calze per permetterle di ritrarre le gambe. E’ questa la scintilla che riporta a galla una parte dell’anima di Einar che era dentro di lui da sempre, sin da quand’era ragazzino, ma che era nascosta sotto un temperamento schivo ed un corpo particolarmente aggraziato. E’ l’anima di una donna che da quel momento si chiamerà Lili e che sempre più spesso farà visita a Greta finendo per spazzar via Einar. Ma Lili non è, come superficialmente si potrebbe pensare, un capriccio o una finzione: Lili esiste nel corpo di Einar, prova sentimenti indipendenti da lui e preme per uscire, come dimostrano le sempre più frequenti emorragie: una chiara ribellione della parte femminile del corpo di Einar. Ben presto Greta ed Einar-Lili cominciano a consultare dei medici perché trovino una soluzione che permetta a tutti di vivere questa situazione al meglio e di ritrovare un equilibrio, ma nessuno sembra capire quale sia la reale condizione di Einar… nessuno tranne un professore tedesco che finalmente trova la soluzione, drastica ma definitiva.

Inevitabilmente il cambiamento nella vita di tutti coloro che sono intorno a Lili sarà radicale, ma alla fine, dopo non poche tribolazioni, ognuno troverà una dimensione, una soddisfazione, un posto accettabile nel mondo… tutti, anche Einar.

La storia di Lili, raccontata in questo libro con una buona dose di fantasia, è in realtà una vicenda realmente accaduta in Danimarca all’inizio del Novecento ed è stata di esempio ed ispirazione per molte persone transessuali e non. Il coraggio di Lili e di Gerda ha spinto molte persone ad essere se stesse e credo che il messaggio che questo libro vuole lanciare sia proprio questo: un invito ad essere noi stessi, a lasciar uscire la parte più vera di noi, facendo una scelta ed affrontandone le conseguenze, anche se a volte ciò è tutt’altro che facile e comporta delle rinunce.

Passando all’aspetto puramente stilistico, direi che Ebershoff ha scritto questa storia in modo magistrale, dando il giusto spazio ai personaggi, alle loro riflessioni e sensazioni, facendoci vivere questa vicenda con loro, passo passo, come se fossimo lì a guardare. Tutto questo è reso ancora più appassionante da una prosa semplice, ma ad effetto. Una lettura scorrevole e coinvolgente che, per quanto mi riguarda, ha pienamente soddisfatto le aspettative. Consigliato, è ovvio!

 

 

Opera recensita: “The Danish girl” di David Ebershoff

Editore: Giunti, 2016

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Danimarca-Francia-California, anni 20

Pagine: 368

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: assolutamente sì.

 

venerdì 29 settembre 2017

RECENSIONE: SIMONETTA AGNELLO HORNBY E GEORGE HORNBY - NESSUNO PUO' VOLARE


Sinossi:

Quando si nasce in una famiglia inconsueta come quella di Simonetta Agnello Hornby, sin da piccoli si cresce con la consapevolezza che si è "tutti normali,

ma diversi, ognuno con le sue caratteristiche, talvolta un po' 'strane'". Attraverso una serie di ritratti sapidi e affettuosi, facciamo così la conoscenza

della cugina Ninì, sordomuta ("Ninì non parla bene", si spiega agli estranei), dell'amata bambinaia ungherese Giuliana, un po' zoppa, del padre con una

gamba malata, e della "pizzuta" prozia Rosina, cleptomane - quando l'argenteria scompare dalla tavola, i parenti le si avvicinano di soppiatto per sfilarle

le posate dalle tasche, piano piano, senza che se ne accorga, perché "la zia non deve sentirsi imbarazzata". E poi naturalmente conosciamo George, sia

attraverso le parole di sua madre, sia grazie alla sua voce, che si alterna come un controcanto ironico (cento per cento british), ma deciso nel raccontare

i tanti ostacoli di chi si muove in carrozzina. E proprio come Simonetta con le storie di un tempo passato ci regala uno sguardo insolito e genuino sul

mondo, così anche George, a cui quindici anni fa è stata diagnosticata la sclerosi multipla, ci consegna un punto di vista diverso da cui osservare le

città che abitiamo, le persone che ci circondano e noi stessi.

 

Commento:

Confesso che quando ho scelto di leggere questo libro ho fatto una cosa per me alquanto inconsueta: ho letto solo titolo ed autrice, non anche la sinossi, e mi ci sono tuffata a scatola chiusa. Forse è per questo che, almeno nella fase iniziale, ho avuto qualche difficoltà a capire che le voci narranti sono due (la madre, l’autrice, ed il figlio George) e figuratevi poi la sorpresa quando ho capito che l’argomento sarebbe stato la disabilità. “Nessuno può volare” è il racconto a due voci della vita di un’intera famiglia, gli Agnello Hornby, con tutte le difficoltà e le piccole gioie di ogni famiglia normale. Sì, perché la famiglia di cui si parla qui è normale, anche se al suo interno un bel giorno si è insinuato un elemento non richiesto, la sclerosi multipla primaria progressiva, la malattia incurabile che ha costretto George su una sedia a rotelle. Qui troviamo non uno, ma ben due punti di vista sull’argomento: quello dell’autrice, una pragmatica, un’avvocatessa di mente aperta abituata ad incontrare le umanità più diverse, che racconta come già nella sua famiglia d’origine ci fossero tante piccole diversità tutte tollerate, spiegate e valorizzate senza reticenze; poi c’è il punto di vista di George, avvocato e poi banchiere della City che da un giorno all’altro si ritrova ad inciampare per strada sempre più spesso e da qui ad intraprendere una trafila medica interminabile e che lo porterà ad un verdetto infausto.

Nessuno dei due è disposto ad arrendersi e madre e figlio affrontano la malattia in modo diverso, ma affine: non ci sarà una cura per la sclerosi da cui è affetto George, è vero, ma ci sono tanti modi per permettergli di condurre la sua vita il più dignitosamente possibile… tutto sta nel volerli trovare e George è da subito in prima linea nella gara per trovare soluzioni.

Un libro sobrio, a volte spigoloso, ma sempre sincero, nel quale si affronta la disabilità senza sentimentalismi e con molta sincerità. Simonetta Agnello Hornby non ha peli sulla lingua né quando si tratta di denunciare le inadeguatezze del sistema o l’inaccessibilità di alcuni luoghi, né quando si tratta di denigrare il comportamento di alcuni disabili. Perché chi l’ha detto che i disabili sono tutti buoni? E George, dal canto suo, è un esempio di volontà di riscatto, indipendenza e maturità.

Consiglio questa lettura proprio per la sincerità con cui affronta l’argomento “disabilità”: alcune posizioni meriterebbero una rilettura per essere comprese a pieno, ma fondamentalmente sono d’accordo su molti dei concetti anticonformisti espressi dall’autrice e da suo figlio.

 

 

Opera recensita: “Nessuno può volare” di Simonetta Agnello Hornby e George Hornby

Editore: Feltrinelli, 2017

Genere: biografia-autobiografia

Ambientazione: Italia-Inghilterra

Pagine: 220

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 28 settembre 2017

RECENSIONE: DAVID LAGERCRANTZ - L'UOMO CHE INSEGUIVA LA SUA OMBRA (MILLENNIUM#5)


Sinossi:

L’aver portato alla luce un intrigo criminale internazionale, mettendo in mano al giornalista investigativo più famoso di Svezia lo scoop del decennio,

non è bastato a risparmiare a Lisbeth Salander una breve condanna da scontare in un carcere di massima sicurezza. E così, mentre a Mikael Blomkvist e a

Millennium vanno onori e gloria, lei si ritrova a Flodberga insieme alle peggiori delinquenti del paese, anche se la cosa non sembra preoccuparla più di

tanto. È in grado di tener testa alle detenute più spietate – in particolare una certa Benito, che pare avere l’intero penitenziario ai suoi piedi, guardie

comprese –, e ha altro a cui pensare. Ora che è venuta in possesso di informazioni che potrebbero aggiungere un fondamentale tassello al quadro della sua

tortuosa infanzia, vuole vederci chiaro. Con l’aiuto di Mikael, la celebre hacker comincia a indagare su una serie di nominativi di un misterioso elenco

che risveglia in lei velati ricordi. In particolare, quello di una donna con una voglia rosso fiammante sul collo. Nella sua inestinguibile sete di giustizia,

Lisbeth rischia di riaccendere le forze oscure del suo passato che ora, in nome di un folle e illusorio bene più grande, quasi sembrano aver stretto un’alleanza

per darle di nuovo la caccia. Come un drago, quello stesso drago che ha voluto tatuarsi sul corpo, per annientare i suoi avversari Lisbeth è pronta a sputare

fiamme e a distruggere il male con il fuoco che brucia dentro tutti quelli che vengono calpestati.

 

Commento:

“L’uomo che inseguiva la sua ombra” è il quinto volume della saga Millennium, il secondo firmato da David Lagercrantz, che vede protagonista la geniale aker punk Lisbeth Salander ed il giornalista d’inchiesta Mickail Blomkwist. L’arrivo di questo libro, in realtà, non è proprio una novità, giacché il finale del quarto volume lasciava prevedere un seguito. Una novità è invece l’evoluzione che Lagercrantz dà alla storia: ci si sarebbe aspettati che si proseguisse con la pista della sorella di Lisbeth, ma evidentemente quest’aspetto è solo ritardato. In questo libro la presenza di Camilla e della sua rete è solo accennata, è dietro le quinte, lo scontro diretto tra le due sorelle ancora non avviene. Tuttavia Lisbeth deve fare i conti con una perdita importante e dolorosa e con nuovi nemici presenti e passati: due donne, in particolare, le danno qualche rogna e, inconsapevoli l’una dell’altra, mirano ad annientarla.

Ora, la buona notizia è che anche questo volume lascia presagire un seguito; la cosa negativa è che questo quinto libro è un po’ più sottotono rispetto ai precedenti, almeno a mio parere: l’ho trovato più farraginoso nell’avvio della storia e per molte pagine non capivo dove volesse andare a parare l’autore; inoltre la tensione, sebbene alta in alcuni punti, non arriva mai ai livelli raggiunti negli altri libri. Non resta che sperare in un rallentamento temporaneo che non si ripresenti nel libro (o nei libri) di prossima pubblicazione. Ad ogni modo si tratta di un ottimo thriller che ci fa conoscere ancora meglio la nostra Lisbeth e che indaga a fondo nel suo passato, ma anche nei problemi della Svezia e dell’Europa dei nostri giorni. Consigliato? Certo che sì!

 

 

Opera recensita: “L’uomo che inseguiva la sua ombra” (Millennium 05) di David Lagercrantz

Editore: Marsilio, 2017

Genere: thriller

Ambientazione: Svezia

Pagine: 495

Prezzo: 21,00 €

Consigliato: sì.

 

martedì 26 settembre 2017

RECENSIONE: SIMONA VINCI - DEI BAMBINI NON SI SA NIENTE


Sinossi:

Questo romanzo di una esordiente racconta la storia, tutta vista dall'interno, di un eden infantile, dove anche il sesso è innocenza, che si corrompe progressivamente

attraverso l'irruzione della perversione degli adulti con foto sempre più spinte. E' il bambino più grande del gruppo, il tirannico Mirko, a introdurle

nei giochi che si tengono in un capannone di periferia.

 

Commento:

E’ estate. Un gruppo di ragazzi, dai 10 ai 15 anni, si incontra in un capannone abbandonato per giocare e passare alcune ore insieme. Sono uno diverso dall’altro: c’è Mirco che è il capogruppo, il più grande (15 anni), quasi adulto, con il polso e le idee per condurre il gioco; c’è Luca, l’eterno secondo che segue le orme del capo; c’è Martina, curiosa, intrepida, una mezza donna anche se ancora una bambina; c’è Greta, bella, un po’ succube degli altri, la “bambina”; c’è Matteo, il più piccolo (dieci anni), che guarda gli altri con l’occhio inesperto e imbarazzato di chi non conosce ancora il mondo e non capisce bene ciò che sta accadendo troppo velocemente intorno a lui. I giochi sono dapprima elementari, i classici dei bambini… ma ben presto Mirco introduce i ragazzi ad un mondo a loro fino ad allora sconosciuto: quello della scoperta del proprio corpo e dei corpi altrui. Si comincia guardando certe riviste, poi arrivano i baci, le toccatine sempre più audaci, i rapporti veri e propri, le esperienze sadomaso. Tutto va troppo veloce, ci si vorrebbe fermare, si vorrebbe lavar via lo sporco, ma l’abitudine, il desiderio, la voglia di giocare ancora è più forte di tutto, anche del dolore. E quando nel gioco, indirettamente, entrano anche gli adulti il limite viene superato in un attimo… e non si può più tornare indietro.

In questo libro breve e sconvolgente Simona Vinci racconta con precisione una storia innocente che diventa torbida, la normalità delle prime esperienze sessuali di ragazzi e ragazze che viene turbata da una volontà dominante, da una forza esterna, da un burattinaio che si crede adulto, ma che infondo non lo è. E il bello (o il brutto) è che questa storia sembra assurda, ma è tutt’altro che inverosimile: purtroppo vicende come questa esistono anche al di qua della finzione letteraria, ci sono anche nella realtà. E forse è per questo che consiglio questa lettura, perché bisogna aprire gli occhi su ciò che accade o può accadere ai bambini, anche a due passi da noi, in un capannone abbandonato come ce ne sono tanti. E poi Simona Vinci ha una prosa scorrevole, a tratti cruda, a tratti estremamente sensuale. Un esperimento narrativo assai riuscito, in tutta la sua crudezza e drammaticità.

 

Opera recensita: “Dei bambini non si sa niente” di Simona Vinci

Editore: Einaudi, 1997

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: non ben definita

Pagine: 176

Prezzo: 8,00 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 25 settembre 2017

RECENSIONE: DONATELLA DI PIETRANTONIO - L'ARMINUTA


Sinossi:

Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L'Arminuta fin dalla prima pagina,

quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi

stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro

perde tutto - una casa confortevole, le amiche piú care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta»

(la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo

sul tavolo.

 

Commento:

Questa è la storia dell’”Arminuta”, una ragazzina tredicenne che amava la danza, la sua spiaggia, la sua casa, il profumo della sua mamma… o di quella che credeva essere la sua mamma. Un bel giorno, però, l’arminuta è costretta ad abbandonare tutto ciò che ama perché quelli che credeva i suoi genitori la restituiscono alla sua vera famiglia. Così la ragazza passa dalla bella vita in città alla vita scomoda del paese, dove manca tutto, il lavoro, il cibo, l’igiene… e dove ci sono troppe bocche e poco spazio per tutti. E’ così che, da un giorno all’altro, la vita di questa ragazza cambia radicalmente ed inspiegabilmente ed ora lei si ritrova spaesata, con troppi fratelli, troppi padri e troppe madri e troppo poche spiegazioni. Ma piano piano qualcosa cambia, l’affetto si apre un varco nel cuore ferito e, ad un anno di distanza l’abbandono si è trasformato in qualcosa di diverso.

“L’arminuta” è una storia potente raccontata con schiettezza spiazzante: una vita scambiata come fosse un giocattolo, affetti recisi e ricuciti alla buona, affetti sinceri che non hanno il tempo di sedimentare… ed al centro di tutto una ragazzina intelligente, fragile ed al contempo molto coraggiosa. Lo stile è estremamente diretto ed all’inizio della lettura si fa un po’ fatica ad ambientarsi nella storia. Ma ben presto ci si abitua e la nebbia iniziale si dirada… vale la pena di continuare la lettura. Libro consigliato, lettura breve ma intensa.

 

Opera recensita: “L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

Editore: Einaudi, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Abruzzo

Pagine: 162

Prezzo: 17,50 €

Consigliato: sì.