simposio lettori copertina

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venerdì 8 novembre 2019

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - PROMESSE


Sinossi:
Due gioielli perfetti dalla penna di un maestro del thriller, questi racconti trascinano il lettore in un entusiasmante giro sulle montagne russe, tra colpi di scena e geniali svolte narrative.
Come per il principio di Locard, secondo cui in ogni crimine si verifica un trasferimento di prove, per Lincoln Rhyme e Amelia Sachs sembra valere la legge per cui ovunque si trovino li aspetta un enigma che mette alla prova il loro talento da detective. La coppia ha scelto Bellagio, sul lago di Como, per sposarsi, insieme a un gruppo scelto di ami¬ci, ma la luna di miele si trasforma immediatamente in una investigazione privata con un finale sorprendente. Allo stesso modo in Florida, dove Rhyme ha appena finito un ciclo di lezioni di tecniche forensi, i due vengono coinvolti nel caso di un aereo inabissato nell’Oceano Atlantico per cause tutte da chiarire. Incidente tecnico o attentato? E cosa può inventarsi un criminologo se le eventuali prove giacciono, irraggiungibili, nella Fossa di Porto Rico, a otto chilometri di profondità? E una tempesta di quelle che si vedono solo in Florida ha spazzato via dalla pista di decollo ogni traccia? Due gioielli perfetti dalla penna di un maestro del thriller, questi racconti trascinano il lettore in un entusiasmante giro sulle montagne russe, tra colpi di scena e geniali svolte narrative. Nella misura breve Jeffery Deaver porta al virtuosismo la sua abilità di costruzione di trame e personaggi, con cui ha conquistato il cuore di milioni di lettori.

Commento:
Due "gioiellini", come dice la quarta di copertina, in cui Deaver ci dà un assaggio – semmai ce ne fosse bisogno – della sagacia e dell'arguzia di Lincoln Rhyme, il suo personaggio più famoso e longevo. Nel primo racconto Rhyme e Sachs si sono appena sposati a Bellagio, in provincia di Como, quando una donna – un'altra americana – chiede loro aiuto perché è preoccupata da alcuni comportamenti insoliti del marito… Nel secondo racconto, invece, siamo in Florida, in un hangar dal quale è partito un aereo privato che poi è esploso. Toccherà a Rhyme capire chi ha piazzato l'ordigno a bordo… senza analizzare l'aereo che si trova a otto chilometri di profondità nell'Atlantico, quindi… senza prove. Promesse non è il libro migliore di Deaver, questo è ovvio, ma per me è stato un ottimo modo di passare un pomeriggio in compagnia dei personaggi della mia saga preferita.

Opera recensita: "Promesse" di Jeffery Deaver
Editore: Solferino, 2019
Genere: raccolta di racconti
Ambientazione: Italia-Stati Uniti
Pagine: 119
Prezzo: 12,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8,5.


mercoledì 30 ottobre 2019

RECENSIONE: STEPHEN KING, JOE HILL - NELL'ERBA ALTA


Sinossi:
Un parcheggio abbandonato: esiste posto migliore dove ambientare una storia horror?
Due fratelli accostano al ciglio di una strada dopo aver sentito il pianto di un bambino che chiede aiuto, e si addentrano nell'erba alta. Pochi minuti e perdono il senso dell'orientamento, mentre la vegetazione s'infittisce sempre di più. Ben presto si trovano separati l'uno dall'altro, angosciati dal pianto sempre più disperato del bambino. Quel che segue è terrore puro.
Un racconto perfetto come Miglio 81, scritto a quattro mani con Joe Hill.

Commento:
Nell'erba alta è un racconto pubblicato in Italia nel 2013 da Sperling & Kupfer dal quale recentemente è stato tratto un film Netflix. Ho visto il film, non sono riuscita a capire il messaggio (che in King è sempre presente e importante) così ho letto il racconto... pessimo, davvero pessimo... e non ho trovato alcun messaggio recondito. Quando la finirà King di fare pubblicità associando il suo nome a chi non è degno di stargli neanche a due metri? Ok, l'altro scrittore è suo figlio, ma la differenza è abissale! No, per me questo non è un racconto da consigliare... c'è di meglio da leggere.

Opera recensita: "Nell'erba alta" di Joe Hill e Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer, 2013
Genere: racconto
Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 49
Prezzo: 4,99 € (ebook)
Consigliato: no
Voto personale: 4.


domenica 27 ottobre 2019

RECENSIONE: CLAUDIA DURASTANTI - LA STRANIERA


Sinossi:
“La storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo, e una biografia è la somma di tutte le ere geologiche che hai attraversato”. Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall’infanzia al futuro, il nuovo libro dell’autrice di Cleopatra va in prigione è un’avventura che unisce vecchie e nuove migrazioni. Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della Straniera vive un’infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque. La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore. Per intenzione o per destino, perlustra la memoria e ne asseconda gli smottamenti e le oscurità.
Non solo memoir, non solo romanzo, in questo libro dalla definizione mobile come un paesaggio e con un linguaggio così ampio da contenere la geografia e il tempo, Claudia Durastanti indaga il sentirsi sempre stranieri e ubiqui.
La straniera è il racconto di un’educazione sentimentale contemporanea, disorientata da un passato magnetico e incontenibile, dalla cognizione della diversità fisica e di distinzioni sociali irriducibili, e dimostra che la storia di una famiglia, delle sue voci e delle sue traiettorie, è prima di tutto una storia del corpo e delle parole, in cui, a un certo punto, misurare la distanza da casa diventa impossibile.

Commento:
Avevo aspettative alte su La straniera di Claudia Durastanti… ammetto, però, che mi aspettavo qualcosa di molto diverso, forse di più convenzionale. Ho trovato, invece, un romanzo/memoir/autobiografia/racconto di vita/riflessione/flusso di coscienza assolutamente sui generis e fuori dagli schemi narrativi cui siamo abituati. In questo libro Claudia Durastanti racconta la sua vita fino ad oggi, ma racconta soprattutto le sue radici, o forse dovremmo dire l'assenza di radici che l'ha portata oggi a sentirsi "straniera" e "ubiqua" – come scritto nella quarta di copertina – in ogni luogo in cui si ferma. Nata da genitori che più anticonvenzionali non si può, Claudia passa da Brooklyn alla Val d'Agri senza mai trovare una dimensione standard che la facesse andar bene per gli altri. Era, come sua madre prima di lei, una diversa, una persona troppo intelligente e libera per il provincialismo tutto italiano. Di fronte ad una società che la voleva uniformata al vivere comune, Claudia si è sempre ribellata, ha sempre mantenuto salda la sua individualità. È chiaro, questo ha contribuito fortemente a che fosse additata come forestiera, immigrata al contrario, ribelle, anticonformista, ma di sicuro Claudia così facendo non si è mai sentita straniera a se stessa.
Un libro tutt'altro che semplice, che alterna parti coinvolgenti (soprattutto quelle relative ai genitori, all'infanzia di Claudia, al trasferimento in Basilicata) a passi meno coinvolgenti. Ciò che mi sento di premiare è, in questo caso, soprattutto la scrittura: un'impronta personalissima, uno stile spigoloso, disarmonico, acuto sono forse la vera traccia di unicità di questo libro che per il resto può piacere o non piacere… dipende dalla sensibilità e dal vissuto di ognuno. Si tratta, in fin dei conti, sempre di storie di vita, di persone, di caratteri… tutto molto soggettivo, dunque.

Opera recensita: "La straniera" di Claudia Durastanti
Editore: La nave di Teseo, 2019
Genere: narrativa italiana, autobiografico
Ambientazione: America-Basilicata-Londra-Italia
Pagine: 285
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì/no
Voto personale: 7.


giovedì 24 ottobre 2019

RECENSIONE: ANGELO FERRACUTI - LA METà DEL CIELO


Sinossi:
Dentro la piccola comunità di un borgo dell’Italia centrale, dentro l’incombente senso di vuoto che segue la stagione felice dell’amore e dell’impegno politico, dentro le piccole cose della vita famigliare entra la grandezza devastante della morte. Patrizia, la moglie di Angelo, muore a soli 42 anni. Lui, ossessionato dai fallimenti, economici e morali, si muove incerto nel nuovo presente. Son passati dieci anni ma la memoria torna alla malattia, a come si è manifestata, a come ha dettato il suo protocollo. La narrazione mescola, per piani sfalsati, l’esperienza del dolore e quella della ricostruzione, l’apparire di una nuova figura femminile e l’asfissia provinciale, le fughe, i ritorni e la smemorante esperienza alcolica.
Angelo Ferracuti insegue con pazienza i fatti, la cruda cadenza dei fatti, torna alle forme del desiderio, dell’intesa, dei silenzi, e di una nuova ritrovata complicità. Siamo ospitati con garbo, senza patetismi, dentro una storia che diventa quasi nostra e che dice, fra strazio e calore, quanta vita c’è oltre lo strappo del vuoto.

Commento:
Quella raccontata in queste pagine è una storia vera, una storia di vita vissuta intensamente, con il suo carico di fallimenti, piccole gioie, viaggi, vacanze, cene, liti, alcool, dolori… una vita, insomma. A raccontarcela, con il coraggio di chi ci è passato attraverso, è Angelo Ferracuti. Angelo e Patrizia si sono conosciuti da giovanissimi, grazie all'amore per il teatro; hanno condiviso la militanza politica, la convivenza, il matrimonio, due figlie – Eugenia e Lucrezia – e un sacco di altre esperienze positive e negative. Una, in particolare, li ha profondamente uniti dopo un lungo periodo di instabilità, la malattia di lei, il tumore che poi li avrebbe separati dopo una sofferenza immensa. Fiaccato, smarrito, disorientato dal dolore e dal vuoto, Angelo cerca di ricostruire la storia condivisa con Patrizia e le figlie, di tracciare un percorso di parole, emozioni, ricordi; lo fa nell'arco di dieci anni in cui ne analizza i contorni, la rimaneggia, la stravolge fino a giungere a questo libro, risultato di più di dieci anni di rielaborazione del dolore e del lutto. Oggi, al culmine del percorso di trasformazione ed accettazione di sé cominciato molti anni fa e che l'ha reso un'altra persona, Angelo Ferracuti ha una moglie con cui è felice, ha trovato il coraggio di ridare corso alla sua vita anche grazie a quel dolore, a quell'esperienza che non può dimenticare, ma con la quale deve imparare a convivere. La metà del cielo non è, com'è ovvio e prevedibile, un libro facile: non si legge a cuor leggero, non gli si possono affibbiare le solite frasi da recensori del tipo "è scorrevole", "si fa leggere" ecc. No, questa è una storia intrisa di dolore, calore, vita, che va interiorizzata – per quanto possibile -, presa a piccoli sorsi e soprattutto rispettata. Consiglio questa lettura? Sì, perché sebbene non sia facile, tocca uno dei due argomenti che inesorabilmente riguardano tutti noi: non la morte, ma la vita.


Opera recensita: "La metà del cielo" di Angelo Ferracuti
Editore: Mondadori, 2019
Genere: autobiografico, narrativa italiana
Ambientazione: Marche-Italia
Pagine: 216
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 21 ottobre 2019

RECENSIONE: JOHN BUCHAN - I TRENTANOVE SCALINI


Sinossi:
Tra i classici del giallo, I trentanove scalini è certo uno dei più grandi. Lo testimoniano le tre riduzioni cinematografiche, di grande successo: la prima, classica, diretta da Alfred Hitchcock nel 1935 e le altre del 1959 (Ralph Thomas) e del 1978 (Don Sharp). L’intreccio è un vero modello di suspence: Richard Hannay, da poco trasferitosi a Londra dal Sudafrica, incontra per caso un americano, Scudder, e apprende da lui di un’infernale macchinazione per far scoppiare una guerra tra Germania e Russia. Una volta fatte le sue rivelazioni al giovane Hannay, Scudder viene ucciso: spetterà pertanto allo stesso Hannay tentare di sventare il complotto. Ma solo dopo una serie di pericolose avventure il giovane scoprirà il mistero dei trentanove scalini.

Commento:
Chiunque pensasse che la spy story sia da attribuirsi ai giorni nostri, beh, si sbaglia di grosso. Perché? Per capirlo basta leggere questo libro e, ve l'assicuro, è molto meglio di molte spy stories moderne. Ancora, perché? Perché è molto più lineare, scorrevole, chiaro delle pretenziose storie confezionate oggi, fatte di organi interstatali, agenti sotto copertura che non sanno neanche loro per chi lavorano e sigle incomprensibili. Qui non c'è niente del genere, perciò si capisce quasi tutto. Un giovane inglese, Richard Hannay, che ha viaggiato molto per il mondo e che è reduce da un impiego come ingegnere in Rodesia, si affligge nell'apatia londinese quando, sul pianerottolo di casa, viene intercettato e bloccato da uno scaltro e misterioso americano, Scudder, che, tacquino alla mano, circospetto come una volpe, gli si installa in casa e gli racconta una storia che coinvolge ministri, politici esteri, nemici non meglio precisati. Qualche giorno dopo Scudder viene ucciso e la patata bollente passa ad Hannay: toccherà lui sventare il colpo che comprometterebbe i delicati equilibri politici minando la pace nel mondo. La prima cosa da fare, tanto per cominciare, è sparire. Così Richard intraprende l'avventura dell'inseguito nelle colline e vallate della Scozia, incontra alleati fortuiti ed inseguitori scaltrissimi, creando una rete fittissima di avventure e storie tutte concatenate. La tensione è, insospettabilmente dato il periodo, decisamente alta; la storia è raccontata in prima persona da Hannay e la cosa non fa che renderla più chiara e al contempo più avvincente per chi la legge. Insomma, una vera scoperta questa chicca thriller in un periodo di gialli.

Opera recensita: "I trentanove scalini" di John Buchan
Editore: Newton Compton, prima ed. 1915
Genere: thriller, spy story
Ambientazione: Gran Bretagna, 19 maggio-15 giugno
Pagine: 160
Prezzo: 7,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


venerdì 18 ottobre 2019

RECENSIONE: VERONICA BENINI - LA VITA INIZIA DOVE FINISCE IL DIVANO


Sinossi:
Che cosa succede quando ti rendi conto che la tua vita ti sta stretta? Che non ti corrisponde, perché è fondata sulle aspettative degli altri? Moltissime persone sentono una profonda esigenza di cambiare, ma è così difficile capire quando è arrivato il momento di dire “basta”, e vedere la via per farlo davvero. A 33 anni, Veronica vive a Parigi, ha un ottimo lavoro, un marito, una casa. Ha perfino comprato il divano che sognava da bambina. Ma nel giro di una notte la terra le viene meno sotto i piedi: un cancro al collo dell’utero, il marito che chiede il divorzio, le cose di ogni giorno che sembrano perdere senso. Mentre cerca di capire come rialzarsi, Veronica apre un blog e un account Twitter, e trova online una community pronta a seguirla e sostenerla. Si fa strada la pazza idea di mollare tutto e andare a vivere in un furgone Volkswagen: non per fare una vacanza “da hippie”, ma per cominciare una vita completamente nuova in Italia, dedicandosi a un’attività ideata, pianificata e lanciata da lei, infischiandosene del giudizio degli altri (perché si sa, dal divano sono tutti furgonisti). E che importa se ancora non ha la patente!
Comincia così un’avventura on the road – fra autisti trovati su Twitter, amicizie straordinarie e iniziative social che sfociano nella vita reale – ma anche una storia imprenditoriale di successo che diventa un modello per moltissime donne.

“Spora” è il nickname di Veronica sul web, ma è diventata anche una SRL. “Spora” è un personaggio che dà voce a tutte quelle persone che sono ancora e sempre alla ricerca di sé stesse e della propria personale strada verso la felicità. “Spora” è la protagonista di questo libro in cui – partendo dalla sua storia e dalle esperienze vissute sulla sua pelle – Veronica dimostra che si può rinascere, si può credere in sé stesse, si può ricominciare. Perché l’Ormai non esiste.

Commento:
Il percorso fatto da Veronica Benini – in rete conosciuta come #Spora – è incredibile, fantasmagorico, esemplare. Partita dalla Sierra argentina, arrivata in Italia tra persone che la chiamavano la "stracomunitaria", si laurea in architettura e con tenacia intraprende una carriera in ascesa da manager a Parigi. Una vita sentimentale difficile, gravi problemi di salute, un lavoro pressante e all'insegna della competitività… Veronica è al limite: lascia tutto e va a vivere in un furgone, si occupa delle sue passioni e le trasforma in lavoro. Da qui comincerà la sua esperienza di viaggio, consulenza, aiuto alle altre donne che vogliano trovare la loro dimensione lavorativa. Veronica diventa una piccola imprenditrice, un vulcano di idee, fallimenti, false partenze, impegno, lavoro duro, energia, dinamismo.
Un libro, questo, che più che un'autobiografia vuole essere un incoraggiamento senza mezzi termini alle donne perché "Muovano il culo" e si preparino, con dedizione ed impegno, al loro personale grande salto.

Opera recensita: "La vita inizia dove finisce il divano" di Veronica #Spora Benini
Editore: Dea Planeta, 2019
Genere: autobiografia
Ambientazione: Parigi-Italia-Argentina
Pagine: 256
Prezzo: 16,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.



mercoledì 16 ottobre 2019

RECENSIONE: STEPHEN KING - L'ULTIMO CAVALIERE (LA TORRE NERA 01)


Sinossi:
L'ultimo cavaliere è il primo romanzo della serie «La Torre Nera», che ha impegnato il genio creativo di Stephen King per oltre trent'anni: una saga fantastica, ambientata in un mondo di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro di quello reale. Scritto in età giovanile e completamente rivisto dall'autore prima della pubblicazione dei capitoli conclusivi del ciclo, questo romanzo mostra un nuovo, appassionante aspetto dello straordinario talento creativo di Stephen King. Qui, in uno sconfinato paesaggio apocalittico, l'eterno, epico scontro fra il Bene e il Male s'incarna in uno dei più evocativi personaggi concepiti dall'autore: il pistolero Roland di Gilead, l'ultimo cavaliere di un mondo «che è andato avanti», leggendaria figura di eroe solitario sulle tracce di un enigmatico uomo in nero, verso una misteriosa Torre al centro dell'universo.

Commento:
Da tempo rimando la lettura della saga de La torre nera perché, sinceramente, non sapevo cosa aspettarmi. Ora che ho deciso di cominciarla posso dire che davvero non si sa cosa aspettarsi anche mentre si legge: è una scrittura così strana, spiazzante, inconsueta che si fa davvero fatica a riconoscervi Stephen King… almeno sulle prime. Sì, sulle prime, perché poi lo si trova King, nei dettagli, in certe costruzioni della frase, nella folle genialità che lo contraddistingue, ma soprattutto nel tema chiave della vicenda: l'epico scontro tra bene e male che qui sembra spinto alla sua espressione massima.
Leggere L'ultimo cavaliere è stato come entrare in un'altra dimensione spazio-temporale, futura, avulsa da ciò che conosciamo, con personaggi che sembrano usciti dalle storie medievali ma che invece si muovono in un futuro molto lontano. È un'esperienza strana, ma piacevole e per chi resiste senza scoraggiarsi c'è il finale che spiega, chiarisce, apre ai successivi volumi ed invoglia a continuare. Io, ovviamente, continuerò! Ultima nota tecnica: la votazione che darò non è altissima, ma solo perché si tratta di un primo volume e non è stato facile adattarsi.


Opera recensita: "L'ultimo cavaliere" (La torre nera 01) di Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer, prima ed. 1982
Genere: Fantasy, seriale
Ambientazione: futuro, non definita nello spazio, probabilmente deserto americano
Pagine: 223
Prezzo: 13,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 7,5.