simposio lettori copertina

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venerdì 31 marzo 2017

RECENSIONE: STEFANO CAPRARO - RICHIAMI D'AMORE


nossi:

Nell’intricato bosco di olivi tra il nord delle Puglie e le alture della Lucania, in un medioevo popolato da lupi famelici, sordidi briganti e magiche architetture, oscuri personaggi si aggirano bussando alle porte delle masserie per cercare riparo nei duri mesi invernali. Non tutti però sono disposti a dare loro ospitalità, a causa del loro aspetto raccapricciante. Ad una di queste creature, la madre itinerante, è indissolubilmente legato il destino dei due protagonisti, Nicola e Ofelia i quali, sebbene ignari dell’altrui esistenza, cominciano a sognarsi a vicenda nell’imminenza di un viaggio che entrambi si accingono ad intraprendere: Nicola per seguire il gregge nella prima transumanza della vita, Ofelia a seguito della spedizione del padre, mercante di stoffe, convocato dagli araldi della principessa, la quale vuole scegliere personalmente le stoffe per le sue nozze. Il viaggio di entrambi sarà carico di avventure e di pericoli ma sarà ancora una volta la madre itinerante a fornire la soluzione svelando il segreto che incombe sul passato delle famiglie dei protagonisti e permettendo all’amore di trionfare su ogni avversità.

 

Commento:

Immaginate di fare un salto indietro nel tempo di… diciamo… cinque o seicento anni. Immaginate di trovarvi in una terra che oggi corrisponde al confine tra Puglia e Basilicata, una terra che tanto dà e tanto toglie ai suoi abitanti, fra altipiani, montagne, stupendi castelli e là, sullo sfondo, il mare. Ecco, è qui che è ambientato “Richiami d’amore”, il secondo romanzo di Stefano Capraro.

Ovviamente ad un’ambientazione così particolare corrisponde un romanzo altrettanto singolare, una novella, una storia d’altri tempi, eppure con quel qualcosa che fa pensare all’oggi e che rende tutto più completo e godibile.

I protagonisti sono Nicola, figlio del mezzadro Don Vittorio ed accompagnato dal fedele cane Argo e da Trifone, suo fedele servo ed amico, ed Ofelia, la giovane e bella figlia di Manfredi, stimato mercante di stoffe. Nicola ed Ofelia non si conoscono fisicamente, ma da qualche tempo fanno strani sogni che li turbano, visioni premonitrici che li attirano l’uno verso l’altra, in una promessa di eterno, vero amore. Così quando Nicola, in viaggio per la transumanza, avvista il castello che intravede nei suoi sogni, capisce che la sua amata è lì e deve assolutamente raggiungerla. Ofelia nel frattempo è in viaggio con il padre, diretta proprio a quel castello, in risposta al richiamo della principessa che vuole acquistare le stoffe per le sue nozze. Lei non lo sa ancora, ma il richiamo a cui risponde è ben più profondo ed antico, è quello di una profezia fatta tanti anni prima da una vecchia, la madre errante: è una profezia dettata dalla riconoscenza, destinata a generare legami forti, duraturi e preziosi come un monile dalla forma ottagonale.

Un romanzo che si fa leggere, con una trama affascinante e per nulla banale. Stefano Capraro conferma, anche in questo romanzo, la sua proprietà di linguaggio, adattando benissimo il registro linguistico ai personaggi: ora aulico, adatto a conversazioni estremamente formali, ora colloquiale e con espressioni dialettali per le conversazioni tra Nicola e Trifone e con il loro cane. Quest’abilità non è affatto scontata, visto che la storia è ambientata nel Medioevo e che è quindi necessario adattare anche il linguaggio a quell’epoca.

Lo stile, poi,  è a suo modo semplice e ricco, con descrizioni particolareggiate ed evocative, ma mai prolisse. Importanti sono anche i riferimenti al territorio, alla transumanza, alla proverbiale ospitalità della gente del Sud, al “pane caldo e alle messe domenicali”, alle credenze popolari che sanno mescolare credulità e magia.

Una lettura piacevole, dunque, per lasciarsi affascinare ed anche un po’ per sognare. Lo consiglio caldamente.

 

Opera recensita: “richiami d’amore” di Stefano Capraro

Editore: Giulio Perrone editore, 2017

Genere: novella

Ambientazione: Puglia-Lucania

Pagine: 126

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì.

 

RECENSIONE: DONATO CARRISI - LA DONNA DEI FIORI DI CARTA


Sinossi:

Il monte Fumo è una cattedrale di ghiaccio, teatro di una battaglia decisiva. Ma l'eco dei combattimenti non varca l'entrata della caverna in cui avviene

un confronto fra due uomini. Uno è un prigioniero che all'alba sarà fucilato, a meno che non riveli nome e grado. L'altro è un medico che ha solo una notte

per convincerlo a parlare, ma che ancora non sa che ciò che sta per sentire è molto più di quanto ha chiesto e cambierà per sempre anche la sua esistenza.

Perché le vite di questi due uomini che dovrebbero essere nemici, in realtà, sono legate. Sono appese a un filo sottile come il fumo che si leva dalle

loro sigarette e dipendono dalle risposte a tre domande. Chi è il prigioniero? Chi è Guzman? Chi era l'uomo che fumava sul Titanic? Questa è la storia

della verità nascosta nell'abisso di una leggenda. Questa è la storia di un eroe insolito e della sua ossessione. Questa storia ha attraversato il tempo

e ingannato la morte, perché è destinata al cuore di una donna misteriosa.

 

Commento:

 

Monte Fumo, fronte dolomitico, aprile 1916. La guerra fra italiani ed austriaci miete ogni giorno morti su entrambi i fronti. Ma la sera del suo compleanno, un uomo, un medico di campagna austriaco viene distolto dal consueto compito di strappare vite alla morte per salvare una vita in un modo diverso: deve far parlare un prigioniero italiano, deve fargli rivelare nome e grado. Ma la storia che l’uomo sta per raccontargli è molto diversa da ciò che ci si aspetterebbe: è una di quelle storie che cambiano la vita di chi le vive e di chi le ascolta.

Quella che Donato Carrisi ci racconta in questo romanzo breve è una storia fantasiosa e fantastica, originale e delicata; è una storia fatta di tante storie, di donne ribelli e bellissime, di sigari fumati con eleganza e ritualità, di fiori di carta con sopra versi bellissimi. E’ la storia di chi racconta e di chi sa ascoltare, è l’eterna lotta contro la morte e l’oblio.

“La donna dei fiori di carta” è un libro assolutamente sorprendente: confesso che, leggendo la quarta di copertina prima di cominciare la lettura, non sapevo proprio cosa aspettarmi. Ora, a lettura ultimata, sono piacevolmente sorpresa da questo Carrisi insolito. Questo libro, infatti, mi ha fatto capire che Carrisi ha due anime e due diversi stili di scrittura: c’è il Carrisi dei thriller, oscuro, artificioso, prolisso, direi anche pretenzioso; poi c’è questo Carrisi, sognatore, visionario, delicato ed essenziale nella prosa, in grado di raccontare la morte quasi accarezzandola con serenità e dignità. Il primo Carrisi non mi entusiasma… questo, invece, mi è piaciuto molto.

 

Opera recensita: “la donna dei fiori di carta” di Donato Carrisi
Editore: Longanesi, 2012
Genere: romanzo breve, narrativa italiana
Ambientazione: Monte Fumo, Dolomiti-varie parti del mondo
Pagine: 170
Prezzo: 11,60 €
Consigliato: sì.

giovedì 30 marzo 2017

RECENSIONE: RICHARD BACMAN (STEPHEN KING) - OSSESSIONE


Sinossi:

Charlie è un ragazzo come tanti. Sua madre è un’intellettuale, suo padre un militare, un tipo duro. Vive tutte le piccole grandi tragedie dei bambini iper sensibili, sballottati da una mamma iper protettiva a un genitore troppo severo. Ma nel cervello di Charlie qualcosa reagisce in maniera abnorme alle sfide e alle ingiustizie della  quotidianità di provincia, fatta di bravate tra ragazzi e di vagheggiate avventure con adolescenti civette. La sua rabbia esplode improvvisa una mattina nella sua classe al liceo cittadino: se hai una pistola in pugno molti sono disposti a starti a sentire. Puoi dire e far confessare cose che altrimenti resterebbero sepolte nel segreto delle anime meschine terrorizzate da quel che penserebbero i vicini.

Segreti di sesso, di sangue, di odio vengono alla luce. Tutti si tolgono la maschera e l’ossessione privata di Charlie, il suo dibattersi alla ricerca di un senso, una giustizia, diventa l’ossessione che coinvolge una classe intera. Qualcuno ci rimetterà la vita, qualcun altro la reputazione, qualcun altro ancora la sanità mentale. Ma l’avventura vissuta con Charlie agirà su tutti come un potente catalizzatore per scatenare la follia, per guardare in faccia il male.

 

Commento:

“Ossessione” è il primo dei “romanzi minori” scritti da King con lo pseudonimo di Richard Bacman. E’ un libro complesso, molto diverso dai “soliti” libri di King pieni di colpi di scena, figure sovrannaturali ed ambientazioni surreali. Se c’è una caratteristica di King che qui è esasperata, portata all’ennesima potenza, è la sua maestria nello scandagliare la vita della gente comune mettendone a nudo le fragilità ed i pregi: in questo libro King (o Bacman) indaga la complessità dell’animo umano, con le sue debolezze, il pudore, le paure più recondite. Lo fa dal punto di vista di un ragazzo, Charlie, un adolescente disturbato che una mattina, dopo un richiamo in presidenza, prende in ostaggio la sua classe uccidendo due persone ed impedendo a chiunque di penetrare nel suo “bunker”. Ciò che Charlie mette in atto con i suoi compagni è un esercizio di sincerità: li mette di fronte alle loro paure, li costringe a tirar fuori ciò che di più inconfessabile, becero, spaventoso hanno dentro e ad affrontarlo. E poco importa cosa accadrà dopo.

Quanto allo stile… beh, è un libro molto lento, a tratti piatto e i passi in cui Charlie ricorda avvenimenti passati risultano alquanto confuse (cosa certamente voluta e comunque comprensibile, trattandosi di un “folle”), ma man mano che si procede con la storia ne troverete sempre meno. Lentezza a parte, è davvero un buon libro proprio per l’analisi che compie sulla società, ingabbiata dalle convenzioni sociali, che preferisce etichettare un ragazzo come folle piuttosto che indagare sui motivi della sua instabilità. Non è certamente fra i migliori libri di King, ma è un’opera di tutto rispetto.

 

 

Opera recensita: “ossessione” di Richard Bacman (Stephen King)

Editore: Sonzogno-Bompiani, prima ed. originale 1977, prima ed. it. 1988

Genere: noir

Ambientazione: Stati Uniti
Pagine: 232
Consigliato: sì.

RECENSIONE: JEFFERY DEAVER - LA SEDIA VUOTA (LINCOLN RHYME #3)


Sinossi:

Quadriplegico da anni, Rhyme vuole recuperare almeno in parte la sua mobilità. Con Amelia si reca perciò nel North Carolina per sottoporsi all'operazione.

Ma appena arrivati le autorità chiedono il loro aiuto in un'indagine: nell'arco di ventiquattr'ore nella cittadina di Tanner's Corner ci sono stati un

omicidio e il rapimento di due giovani donne. Il principale sospetto è uno strano adolescente di nome Insetto. Rhyme e Amelia riusciranno ad inchiodare

il giovane, ma nemmeno Rhyme potrebbe mai sospettare che Amelia non sarà d'accordo con lui e fuggirà nella palude insieme al ragazzo che lui considera

uno spietato assassino. E così Rhyme si trova ad affrontare la sfida più difficile: quella con la donna cui ha insegnato tutto ciò che sa.

 

Complice l'insonnia, ho divorato questo libro praticamente in una notte. Avevo proprio voglia di tuffarmi in un concentrato di suspense e brivido e sapevo che con Deaver e Rhyme sarei andata sul sicuro.

“La sedia vuota” è il terzo libro della serie con protagonisti Lincoln Rhyme, il criminologo quadriplegico più in gamba di tutti gli States, e Amelia Sacks, la sua fedele assistente e compagna di vita. In questo episodio Rhyme si reca in North Carolina per sottoporsi ad un’operazione molto rischiosa che potrebbe permettergli di recuperare qualche piccola funzione vitale, ma mentre attende l’intervento lui ed Amelia vengono coinvolti nelle ricerche di un ragazzino appassionato di insetti e sospettato di aver ucciso un suo coetaneo e rapito due ragazze. Quest’indagine, però, non sarà come le altre perché Amelia si lascerà coinvolgere ed irretire nella trappola del ragazzo… e come se non bastasse, gli interessi in gioco sono insospettabilmente alti: non tutti i buoni sono veramente buoni e non tutti i cattivi sono davvero così cattivi… toccherà al genio di Rhyme e all’arguzia di Amelia ritrovare il bandolo della matassa, stanare tutte le vespe facendo attenzione a non essere punti.

Questo libro è leggermente più lento dei primi due della serie e, sebbene i metodi di Rhyme siano collaudati, l’ambientazione è differente: qui non siamo a New York e Rhyme si sente “un pesce fuor d’acqua”. Quest’incertezza si avverte anche nella scrittura di Deaver che ci regala un ottimo thriller, ma con una struttura un po’ più debole dei precedenti, il che lo fa apparire di un livello leggermente inferiore. Tuttavia si tratta sempre di un libro avvincente e non ne sono rimasta per niente delusa. La storia di Rhyme ed Amelia acquista un altro piccolo tassello, consolidandosi di più ad ogni libro. E’ una serie, questa, che vale davvero la pena di essere letta se vi piacciono i thriller veloci, tecnici e ricchi di suspense. Lettura consigliata, dunque!

 

Opera recensita: “La sedia vuota” di Jeffery Deaver

Editore: Sonzogno-Bur, 2000

Genere: thriller

Ambientazione: North Carolina, Stati Uniti

Pagine: 466

Prezzo: 9,90 €
Consigliato: sì.

martedì 28 marzo 2017

RECENSIONE: SIMONETTA AGNELLO HORNBY - CAFFè AMARO


Sinossi:

Gli occhi grandi e profondi a forma di mandorla, il volto dai tratti regolari, i folti capelli castani: la bellezza di Maria è di quelle che gettano una

malìa su chi vi posi lo sguardo, proprio come accade a Pietro Sala – che se ne innamora a prima vista e chiede la sua mano senza curarsi della dote – e,

in maniera meno evidente, all’amico Giosuè, che è stato cresciuto dal padre di lei e che Maria considera una sorta di fratello maggiore. Maria ha solo

quindici anni, Pietro trentaquattro; lui è un facoltoso bonvivant che ama i viaggi, il gioco d’azzardo e le donne; lei proviene da una famiglia socialista

di grandi ideali ma di mezzi limitati. Eppure, il matrimonio con Pietro si rivela una scelta felice: fuori dalle mura familiari, Maria scopre un senso

più ampio dell’esistenza, una libertà di vivere che coincide con una profonda percezione del diritto al piacere e a piacere. Attraverso l’eros, a cui Pietro

la inizia  con sapida naturalezza, arriva per lei la conoscenza di sé e dei propri desideri, nonché l’apertura al bello e a un personalissimo sentimento

della giustizia. Durante una vacanza a Tripoli, complice il deserto, Maria scopre anche di cosa è fatto il rapporto che, fino ad allora oscuramente, l’ha

legata a Giosuè. Comincia una rovente storia d’amore che copre più di vent’anni di incontri, di separazioni, di convegni clandestini in attesa di una nuova

pace.

Dai Fasci siciliani all’ascesa del fascismo, dalle leggi razziali alla Seconda guerra mondiale e agli spaventosi bombardamenti che sventrano Palermo, Simonetta

Agnello Hornby insegue la sua protagonista, facendo della sua storia e delle sue scelte non convenzionali la storia di un segmento decisivo della Sicilia

e dell’Italia.

 

Commento:

 

Un romanzo storico di quelli che piacciono a me, che coniugano le accurate e circostanziate descrizioni storiche alla vita dei protagonisti ed alle loro vicissitudini.

Quella che Simonetta Agnello Hornby sapientemente racconta in queste pagine è la storia di Maria, una giovane donna bella, intelligente, coraggiosa; è la storia della sua famiglia, un padre avvocato socialista osteggiato per le sue idee, una madre giovane, bella e criticata ma orgogliosa della sua famiglia; è la storia dei Sala, una famiglia nobile, ricca e controversa; è la storia di una terra, la Sicilia, bellissima e piena di contraddizioni; è la storia dell’Italia fra Ottocento e Novecento, fra progresso e ritrosia, fra arte e corruzione.

I fatti narrati in questo libro coprono cinquant’anni di storia d’Italia, da Crispi al secondo dopoguerra, raccontando ciò che accadde dal punto di vista della gente comune, dei contadini, dei nobili, dei militari, dei socialisti e dei fascisti.

E questo è solo ciò che gli italiani ed i siciliani dovettero affrontare dall’esterno: poi ci sono i problemi di ogni famiglia, quelli antichi e moderni che non tramontano. C’è l’ombra del gioco d’azzardo, ci sono parenti invidiosi, ci sono malattie, storie familiari complesse ed equilibri difficili da mantenere… Ma il sentimento che più di ogni altro pervade queste pagine è il coraggio: il coraggio di una donna di affrontare sempre le sue scelte e le loro conseguenze; il coraggio di vivere un amore, il vero amore, in clandestinità, con la guerra come nemico principale; il coraggio di farsi scivolare addosso le maldicenze, le accuse, e di affrontare tutto a testa alta. Maria è tutto questo, è donna sensuale, madre attenta, moglie ferma e decisa, padrona di casa accorta, mente in grado di discostarsi dalle idee altrui e di esprimere fermamente il proprio pensiero. Simonetta Agnello Hornby ha tracciato con maestria ed eleganza il ritratto luminoso di una donna e di una terra meravigliose, strazianti e memorabili e ne ha fatto un romanzo imbevuto di dirompente sensualità, bello, prezioso ed estremamente gradevole. Lettura assolutamente consigliata!

 

Opera recensita: “caffè amaro” di Simonetta Agnello Hornby

Editore: Feltrinelli, 2016

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Sicilia-Libia-Italia

Pagine: 352

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 23 marzo 2017

RECENSIONE: PAULINE REAGE - HISTOIRE D'O


Sinossi:

Condotta al castello di Roissy dal suo amante, O è sottoposta a un duro addestramento come schiava sessuale. Posseduta e seviziata, obbligata a soddisfare

più uomini, viene istruita a colpi di frusta fino a quando, trasformata in una schiava perfetta, viene consegnata a Sir Stephen. Con lui conoscerà nuove

vette di dolore, brutalità e amore. Un insuperato, scandaloso classico della letteratura erotica di tutti i tempi.

 

Commento:

Cominciamo subito col dire che questo non è assolutamente un libro per tutti. Non è adatto ai moralisti, né ai ben pensanti, né alle femministe convinte. E’ un libro da prendere così com’è, anche se spesso non si sarà d’accordo con le “scelte” della protagonista.

La storia è quella di O, una giovane e bella ragazza francese che viene introdotta dal suo amante, Réné, in un percorso sadomasochista che la porterà a diventare una schiava sessuale. O passa attraverso vari stadi di degradazione che la portano ad annientarsi totalmente, a non appartenere più a se stessa, ma ad altri. All’umiliazione, all’annientamento, al dolore corrisponde, però, una crescita pari del piacere: all’inizio O accetta tutto quello che le viene proposto (o imposto) per compiacere il suo amante, perché lo ama ed ha bisogno del suo amore. Riconosce, tuttavia, che al di là del dolore fisico, lei prova piacere nel sottomettersi alla volontà altrui. Il problema si pone quando qualcuno (Sir Stephen) le chiederà il consenso volontario per oltrepassare il limite della degradazione. Era quasi comodo che fossero altri ad imporre, a decidere… ma O supererà questo limite e, oltre alla soglia del dolore varcherà anche quella dell’estasi, del piacere.

Leggere questo libro non è facile… sulle note di copertina si afferma che l’erotismo è trattato senza la minima oscenità… io più volte mi sono chiesta, durante la lettura, cosa significa, allora, il termine “oscenità” perché la crudeltà, la forza di certe scene descritte in queste pagine può essere difficile da sopportare. Il trucco, se di trucco si può parlare, è (a mio parere) di astrarsi dalla lettura, di smettere i panni ed i pensieri di una donna moderna, indipendente, che vuole disporre di sé e che lotta per la propria femminilità, e di provare a pensare come O, provare a capire O… è difficile, ma è l’unico modo per apprezzare questo romanzo. A me, per inciso, è piaciuto nonostante la sua crudezza. Per leggerlo, però, è necessario non usare i parametri di giudizio comuni: lasciate perdere la morale e provate a lasciarvi rapire dalle pagine. Ultima raccomandazione: se non siete lettori abituali di letteratura erotica, questo non è il romanzo giusto per cominciare. Se non vi attrae il genere, non è questo il romanzo che vi farà cambiare idea. Ed alle femministe convinte ricordo che questo libro è stato scritto da una donna nel 1954 per dimostrare al suo editore che anche una donna è in grado di scrivere un romanzo erotico di successo… a giudicare dal fatto che oggi siamo ancora qui a leggerlo e che è un classico insuperato della letteratura del genere, direi che aveva ragione. Detto questo… buona lettura a chi lo leggerà!

 

Opera recensita: “Histoire d’O” di Pauline Réage

Editore: Bompiani, prima ed. originale 1954; prima ed. italiana 1971

Genere: letteratura erotica

Ambientazione: Francia

Pagine: 236

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì (se appassionati del genere).

 

mercoledì 22 marzo 2017

RECENSIONE: ALESSANDRO D'AVENIA - L'ARTE DI ESSERE FRAGILI. COME LEOPARDI PUò SALVARTI LA VITA.


Sinossi:

In un dialogo intimo e travolgente con il nostro più grande poeta moderno, Alessandro D'Avenia porta a magnifico compimento l'esperienza di professore,

la passione di lettore e la sensibilità di scrittore per accompagnarci in un viaggio esistenziale sorprendente.

"Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un'arte della

gioia quotidiana?" Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa,

grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D'Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l'incontro decisivo che

glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato

di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l'indifferenza e perfino la derisione

dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D'Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere

ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d'Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso

profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l'Islandese...

Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza.

 

Commento:

Alessandro D’Avenia è un professore di lettere al liceo, è uno scrittore seguito da lettori di tutte le età, ma soprattutto è un uomo di trentanove anni con un amore per la letteratura, la poesia, la bellezza. Nei suoi precedenti libri D’Avenia ha affrontato temi importanti come la malattia, la morte, la figura importantissima di Padre Pino Puglisi (suo insegnante di religione al liceo), ma la costante di tutte le sue opere è l’attenzione che dedica all’adolescenza. Anche in questo suo ultimo libro ne parla diffusamente, cercando di dare ai ragazzi (e non solo) un insegnamento: è possibile trovare la felicità, è possibile vivere la propria vita con gioia, è possibile usare gli ostacoli che troviamo sul nostro cammino come opportunità di crescita. Basta lasciarsi rapire… tutto sta in un incontro con qualcosa, con qualcuno.

Di cosa parla, in fin dei conti, questo libro? Di felicità, di bellezza, di gratitudine, di vita. Ma D’Avenia non ne parla dall’alto di una cattedra, con superiorità, in modo freddo ed aulico! Lo fa attraverso la sua esperienza personale di docente e scrittore che ogni giorno riceve le testimonianze di vita di tanti ragazzi; ma soprattutto attraverso la sua esperienza di ragazzo di diciassette anni che un giorno fu rapito dalle parole di un poeta, Leopardi, che sentiva sue. Questo rapimento gli ha salvato la vita e dura ancora oggi. Nelle lettere contenute in questo libro D’Avenia ringrazia Leopardi per tutto ciò che ha scritto, per i personaggi che ha creato e nei quali non è difficile riconoscersi. Molti considerano questo poeta come lo “sfigato”, il pessimista cosmico, ma D’Avenia ci mostra come, invece, egli fosse un “predatore di felicità”, un’anima sensibile, profonda, in grado di vedere oltre le apparenze, di descrivere con i suoi versi la bellezza, sia essa naturale o spirituale.

Ripercorrendo le opere di Leopardi noteremo come egli non sia poi così lontano da noi, da ciò che anche noi viviamo ogni giorno, dalle fasi della nostra vita… e non sarà difficile immergerci nella natura da lui così magistralmente descritta; e d’improvviso questo giovane sfigato con la gobba lo sentiremo vicino, un compagno di vita, di gioie e di sofferenze.

Con la sua collaudata maestria nell’uso delle parole, D’Avenia ci dona non solo un’immagine nuova e più vera di Leopardi, ma un’ancora per i giorni bui e per quelli luminosi, una riserva inesauribile di emozioni: la letteratura. Ma l’insegnamento più grande che si può trarre da queste pagine affascinanti è questo: per affrontare al meglio la vita bisogna lasciarsi rapire da qualcosa o da qualcuno, che sia Leopardi, il Rap, i film, lo sport, bisogna vivere le proprie passioni e condividerle con gli altri. Solo così potremo intraprendere la strada verso la felicità e fare della nostra fragilità un’arte.

A conclusione, un piccolo consiglio personale: questo libro, a mio parere, ha bisogno di almeno due letture. Come tutte le cose belle, infatti, la prima lettura si fa d’un fiato: le parole, le pagine, i concetti hanno un fascino che stordisce e dal quale non ci si può staccare. E’ necessario, però, assorbirne il senso profondo con una seconda lettura, magari più attenta, calma e ragionata. Solo così, infatti, ci si potrà soffermare con attenzione sulle citazioni leopardiane e sulla loro estrema attualità ed aderenza al testo. Detto questo, ovviamente mi sento di consigliare questo libro e di fare i miei complimenti al professor Alessandro D’Avenia che, ancora una volta, mi ha emozionata.

 

Opera recensita: “l’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia

Editore: Mondadori, 2016

Genere: epistolario

Ambientazione: non definita

Pagine: 216

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì.