simposio lettori copertina

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mercoledì 14 novembre 2018

RECENSIONE: CARLO FRUTTERO, FRANCO LUCENTINI - LA DONNA DELLA DOMENICA


Sinossi:
Ambientato in una Torino malefica e metafisica, "La donna della domenica" è da molti considerato il capostipite del "giallo italiano". La trama si snoda tra i vizi, l'ipocrisia, le comiche velleità e gli esilaranti chiacchericci che animano la vita della borghesia piemontese.

Commento:
In un giugno dal tempo incerto, una Torino degli anni Settanta immersa in se stessa, fra le luci e i belletti dell'ambiente "bene" e le ombre dei sottostrati e di chi vive di espedienti è scossa da un delitto. A morire, ucciso con un fallo di pietra, è l'architetto Lamberto Garrone, un tipo al margine: al margine dell'ambiente bene che lambisce con frequentazioni dubbie e sotterfugi, al margine di quel sottobosco proletario da cui tenta ogni giorno di uscire a fatica. Da questo delitto si originano tanti piccoli sommovimenti, tanti incroci fugaci di questi due mondi che convivono in una città apparentemente sobria, diffidente e sostenuta nella sua aura di rispettabilità, ma in realtà avanguardista, sordida e voyeuse. E' grazie a questo delitto che si incontrano il commissario Santa Maria, il vicequestore De Palma, il signor Campi, la signora Dosio, le sorelle Tabusso, i fratelli Zavattaro e il giovane Lello Riviera. Tanti microcosmi che si incontrano e si scontrano in declinazioni inaspettate.
"La donna della domenica" è un giallo lento, dall'andamento molleggiato, solo apparentemente piatto, scritto coi toni sobri e morbidi che meglio lo identificano e lo assimilano alla città che tanto bene ci descrive. Più che la trama, dai risvolti imprevisti ma comunque abbastanza ordinaria com'è giusto che sia, ciò che colpisce e piace in questo libro è proprio la capacità di descrivere una città, un ambiente, un mondo con studiata ironia, chirurgica precisione e minuziosa esaustività. Nulla, in questo libro, è lasciato al caso: gli autori ci raccontano verità a mezza bocca e sembrano ammiccarci… poi, chi ha orecchie per intendere, intenderà.

Opera recensita: "La donna della domenica" di Carlo Fruttero e Franco Lucentini
Editore: Mondadori, prima ed. 1972
Genere: giallo
Ambientazione: Torino, primi anni 70
Pagine: 510
Prezzo: 14,50 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


lunedì 12 novembre 2018

RECENSIONE: ANTONIO TABUCCHI - REQUIEM


Sinossi:
In uno stato a metà tra la coscienza e l'incoscienza, l'esperienza del reale e la percezione del sogno, un uomo si trova a mezzogiorno, senza sapersi spiegare come, nella Lisbona deserta e torrida dell'ultima domenica di luglio. Sa di avere delle azioni da compiere, soprattutto l'incontro con un personaggio illustre e scomparso, ma non ha idea di come compierle. Si affida così al flusso del caso e seguendo le libere associazioni dell'inconscio si trova a seguire un percorso che lo porta a ricordare (a vivere il ricordo nell'attualità di quella giornata) alcune tappe fondamentali della sua vita, spingendolo a cercare di sciogliere i nodi irrisolti all'origine del suo stato allucinatorio. Il romanzo è stato scritto in portoghese.

Commento:
Arriva un momento, che sia presto o tardi, in gioventù o in punto di morte, che ciascuno di noi avverte il bisogno – fisico e morale – di fare i conti con la propria coscienza e con le persone che, per qualsiasi ragione, ha lasciato indietro col passare della vita. Per Tabucchi questo momento arriva in una torrida domenica di luglio, mentre suda copiosamente per le vie di una Lisbona che sembra star lì in attesa, solo per lui. E la mente attraversa molte fasi, passa per molti incontri, reali o immaginari, in un viaggio pluritemporale fra ciò che è stato e ciò che accade ora, confondendo le dimensioni del ricordo e del vivere presente.
Un libro che si legge in un paio d'ore e che si lascia leggere senza affanni, pervaso di quella sobria malinconia che è il retrogusto dei sogni e sempre si nasconde dietro un'allucinazione.

Opera recensita: "Requiem" di Antonio Tabucchi
Editore: Feltrinelli, prima ed. 1991
Genere: autobiografia, narrativa europea
Ambientazione: Portogallo
Pagine: 142
Prezzo: 8,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.


RECENSIONE: JORGE AMADO - SANTA BARBARA DEI FULMINI


Sinossi:
Questo apologo allegro e scanzonato ha per protagonista la stravagante figura di una santa munita, secondo la tradizione, di un mazzetto di fulmini: santa Barbara. Un bel giorno la sua statua viene fatta trasportare dal Reconcavo a Bahia per una esposizione d'arte sacra. Ma già durante il breve viaggio, su un peschereccio, la statua comincia a dar segni di irrequietezza: per rimettere a posto alcune situazioni che non le vanno a genio, al momento dell'attracco prende vita e, assunto l'aspetto di Yansà, signora dell'uragano e della guerra, se ne va in giro per le strade, seminando panico e raccogliendo reverenti omaggi. Siamo negli anni della dittatura militare, e la sparizione della statua getta nello scompiglio la polizia e la stampa.

Commento:
La statua di Santa Barbara, quella dei fulmini, è in viaggio verso Bahia. La attende con trepidazione don Massimiliano Von Bruden, direttore del museo di arte sacra, per inserirla come pezzo forte della sua mostra. Ma prima dell'apertura della stessa, e poco importa lo scompiglio che creerà, la Santa ha ben altri progetti, ha un lavoro da fare: ha un paio di situazioni da sistemare fra i bahiani, deve aggiustare cose storte, portare il bene e insegnare la gioia di vivere. E' per far questo che, appena sbarcata, prende vita e se ne va in giro indisturbata nelle vesti non della Santa, ma della sua corrispondente Orixa, regina del Candomblé, signora delle guerre e dei temporali. Va a trovare le sue figlie, nipote e zia, Manela e Adalgisa, entrambe infelici e intrappolate da convinzioni retrograde e fanatiche dalle quali l'Orixa deve liberarle. E qui la incontriamo noi, fra i bahiani, in un carnevale di situazioni familiari, lavorative, diatribe ecclesiastiche, gelosie e complotti… toccherà a lei, in forma di Santa o di Orixa, sistemare tutto e far finire ogni pena in una grande, fantasmagorica festa collettiva di liberazione, come accade nella più tipica tradizione bahiana e brasiliana.
E, come in tutte le storie di Amado, i culti, le classi sociali, le appartenenze si mescolano in una festa di tutti e per tutti, in una fratellanza universale per le strade di questa Bahia capitale del sogno che, ad ogni libro in più che leggo di quest'autore, sogno sempre più di visitare.
Chissà perché, quando si parla di Amado, si pensa sempre ai "soliti" tre titoli – Gabriela, Dona Flor, Teresa Batista – e nessuno nomina mai questa Santa Barbara dei fulmini, così potente nell'evocare una cultura sfaccettata ed affascinante come quella brasiliana. Non si tratta di un libro facile, perché, proprio come una danza indiavolata del Candomblé, si passa da una storia all'altra in un carosello di esagerazione ed eccessi; tuttavia pazienza se all'inizio il libro risulterà un po' confusionario, pazienza se si farà fatica a districarsi tra i nomi di persone e quelli delle divinità… sarà pur sempre emozionante tuffarsi in questo caleidoscopio di vitalità.

Opera recensita: "Santa Barbara dei fulmini" di Jorge Amado
Editore: Garzanti, prima ed. originale 1988
Genere: letteratura Sudamericana
Ambientazione: Brasile
Pagine: 381
Prezzo: 12,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 8.

sabato 10 novembre 2018

RECENSIONE: PAOLO RUMIZ - APPIA


Sinossi:
Paolo Rumiz ha percorso a piedi, con un manipolo di amici, il tracciato di una grande via romana: l'Appia. Lo ha fatto spesso cavando dal silenzio della Storia segmenti cancellati, lo ha fatto ascoltando le voci del passato, lo ha fatto destando la fantasia degli increduli incontrati lungo il viaggio.
E ora ci chiama come un pifferaio magico a seguirlo con le nostre gambe e la nostra immaginazione lungo la via Appia - il nostro giubileo, la nostra Santiago di Compostela. Da Orazio ad Antonio Cederna (appassionato difensore dell'Appia dalle speculazioni edilizie), da Spartaco a Federico II, prende corpo una galleria di personaggi memorabili, mentre si costeggiano agrumeti e mandorleti, si incontrano le tracce di arabi e normanni e ci si interroga sui misteri della viabilità italiana, sull'incomprensibile abbandono dei luoghi della memoria. E intanto le donne vestite di nero, i muretti a secco, la musicalità della lingua anticipano l'ingresso nell'Oriente.
Al racconto di Rumiz fanno da contrappunto le mappe disegnate da Riccardo Carnovalini, che rielabora e mette a punto le tracce del percorso: un contributo prezioso e uno strumento utilissimo - considerata l'assenza di segnaletica - per chi volesse seguire le orme di Rumiz e dei suoi compagni di viaggio.
Il libro contiene le meravigliose mappe di Riccardo Carnovalini per seguire sulle pagine il viaggio di Paolo Rumiz o per avventurarsi sul suo stesso cammino.

Commento:
Non sono un'esperta di viaggi, tantomeno di letteratura di viaggio, questa è la prima volta che leggo un libro di Paolo Rumiz e non nascondo di esserne rimasta conquistata. Conquistata, sì, dal viaggio in sé, dalla possibilità che si possa intraprendere un viaggio a piedi, in comitiva, con un obiettivo così affascinante ed utile per il prossimo: recuperare le tracce della regina delle vie, l'Appia antica, la via voluta da Appio Claudio che congiungeva Roma a Brindisi passando per il Lazio, La Campania, l'Irpinia, la Basilicata, la Puglia fino al mare che affaccia ad Oriente.
Mi ha conquistata, poi, la scrittura ricca eppure essenziale di Rumiz, la sua capacità di portarci in viaggio con lui, Alex, Riccardo e Irene, con Marco, Vinicio, Sandra e tutti gli altri, dagli archeologi ai contadini, dagli osti ai pastori, descrivendo magistralmente sensazioni, paesaggi, sapori, colori, profumi, pensieri, modi di ragionare. Mi hanno conquistata la forza e l'impegno di questi viandanti moderni, la volontà di affidarsi ai piedi, alla strada, alla storia e al passato piuttosto che al Gps e alla tecnologia; la volontà di andare oltre l'incuria, il degrado, risvegliando popoli dall'oblio per raggiungere la meta.
"Appia" è un libro che si divora, 360 pagine che si leggono avidamente, lasciando spazio all'immaginazione e alla fascinazione delle parole e delle immagini. E già i piedi scalpitano per la voglia di andare.


Opera recensita: "Appia" di Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli, 2016
Genere: libro di viaggio
Ambientazione: Italia, da Roma a Brindisi
Pagine: 360
Prezzo: 19,00 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.


giovedì 8 novembre 2018

RECENSIONE: WILKIE COLLINS - SENZA NOME


Sinossi:
Senza nome è uno degli esempi più belli di "melodramma contenuto", secondo la definizione di Thomas S. Eliot, dell'opera di Wilkie Collins. Capolavoro di minuziosa osservazione psicologica e allo stesso tempo critica decisa alle storture della società vittoriana, ha un posto di primo piano nella letteratura inglese del secolo scorso. Protagoniste ne sono due sorelle, Magdalen e Norah Vanstone che, per una sfortunata serie di circostanze, alla morte improvvisa dei genitori si trovano private di una cospicua eredità e sono costrette a guadagnarsi da vivere. Sullo sfondo di questa contrastata vicenda, scandita da perizie legali e tradimenti, emergono i personaggi, mirabilmente caratterizzati, di una storia intensamente drammatica, ma anche venata di umorismo. Una strepitosa narrazione, ricca di innumerevoli colpi di scena, in cui ogni elemento si ricollega all'altro in una dinamica continua e incessante. Un romanzo che per tutto il 1862 ha tenuto in sospeso migliaia di lettori che ne seguivano gli sviluppi sulla rivista "Ali The Year Round".

Commento:
Il libro che mi ha tenuto piacevolissima compagnia in questo inizio novembre è stato "Senza nome" di Wilkie Collins. Non è il primo che leggo di quest'autore, quindi sapevo cosa aspettarmi e non ne sono rimasta delusa, anzi, come accade con gli ottimi libri, faccio fatica a staccarmene.
E come potrebbe essere facile staccarsi da un libro di oltre 700 pagine, ricco di colpi di scena, stravolgimenti, alti e bassi com'è questo? Siamo a metà Ottocento in Inghilterra. Norah e Magdalen Vanstone sono vittime delle circostanze che le hanno portate, alla morte prematura dei loro genitori, a scoprire segreti e situazioni tali da lasciarle prive di eredità, di casa, di sostentamento, figlie di nessuno, non tutelate dalla legge e nella condizione di doversi guadagnare da vivere. Da un giorno all'altro queste sventurate ragazze perdono il posto in società che sarebbe spettato loro di diritto e, in questa situazione tanto inconsueta e sconvolgente, i loro due diversi temperamenti emergono dirompenti: le loro strade si dividono e le due ragazze affrontano in modo diverso la loro disgrazia. Norah, con riservo, rassegnazione, umiltà, si predispone a fare da istitutrice e governante; Magdalen, invece, non si rassegna e farà di tutto – davvero di tutto – per riavere il maltolto per sé e per l'amata sorella. Cosa non affronterà questa indomita ed impetuosa ragazza? Fino a dove non si abbasserà? Sul suo cammino incontrerà ogni genere di individuo, dallo stupido e vanesio Noel, alla perfida Mrs Lecont, all'intelligente, dubbio ma infondo buono capitano Wragge con la sua povera, ingenua, spassosissima moglie, e non ultimo il capitano Kirke, proprio l'opposto del suo antico amore Frank.
Una storia assolutamente ben congegnata, ben scritta e con un'osservazione e un'analisi psicologica dei personaggi dettagliate e minuziosissime. Non ci si annoia leggendo le vicende di Magdalen, non si può mai dire di sapere come andrà a finire e le pagine scorrono in un pieno coinvolgimento. La narrazione in alcuni punti è un po' lenta, ma poi arriva sempre il colpo di scena che rimette in gioco tutto e ravviva l'attenzione. Un ottimo libro, davvero, una buonissima lettura che consiglio caldamente.

Opera recensita: "Senza nome" di Wilkie Collins
Editore: Fazzi, prima ed. originale 1863
Genere: letteratura inglese
Ambientazione: Inghilterra, età vittoriana
Pagine: 733
Prezzo: 14,90 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9,5.


martedì 30 ottobre 2018

RECENSIONE: MICHEL FABER - IL PETALO CREMISI E IL BIANCO


Sinossi:
Londra 1875. Dall'esile candela della sua stanza nel bordello della terribile Mrs Castaway, Sugar, una prostituta di diciannove anni, la più desiderata in città, cerca la via per sottrarre il proprio corpo e l'anima al fango delle strade. Dai vicoli luridi e malfamati Michel Faber ci guida, seguendo la scalata di Sugar, fino allo splendore delle classi alte della società vittoriana, dove violiamo l'intimità di personaggi terribili e fragili, comunque indimenticabili. Come Rackam, il giovane erede di una grande fortuna che diverrà l'amante di Sugar, e sua moglie, l'angelica e infelice Agnes.

Commento:
Questo voluminoso romanzo avrebbe, a parer mio, il potenziale per essere stupendo – e si vede che l'autore ce l'ha messa tutta per far sì che lo fosse – ma purtroppo non lo è neanche lontanamente… E' il classico esempio di libro che potrebbe essere tante cose nelle intenzioni, ma patisce una realizzazione lacunosa e comunque al di sotto delle aspettative. Premetto che, con tutti i suoi difetti di realizzazione, mi sono mio malgrado affezionata a Sugar, la protagonista femminile di questo romanzo, tuttavia le cose che non mi sono piaciute sono troppe per consigliarne la lettura. Ma partiamo dal principio: "iIl petalo cremisi e il bianco" è un romanzo pubblicato da Michel Faber nel 2003, ma ambientato nella Londra vittoriana del 1875-1876. In un emblematico viaggio l'autore ci guida dai vicoli più malfamati di Londra alla ristretta cerchia dell'Elite inglese, e lo fa seguendo la storia di Sugar, una prostituta diciannovenne assolutamente sui generis: è stata avviata alla professione costretta dalla madre e da quel momento è diventata tanto depravata quanto colta arrivando ad essere la più desiderata e richiesta. A lei si affida il frustrato e confuso William Rackam, ex rampollo della Londra-bene, con una moglie troppo persa nei suoi deliri metafisici e un futuro da industriale in fieri, ma senza la minima voglia di immergervisi. Sarà proprio la voglia di potersi permettere il lusso dei servigi di Sugar che lo spingerà a prendere in mano l'azienda del padre a lui destinata e a diventare finalmente un ricco capitano d'impresa. E Sugar, dal canto suo, gli diventa – e fa di tutto per esserlo – sempre più indispensabile… gli si avvicina tanto da entrare nella sua stessa famiglia.
Ecco, con queste premesse voi direte:"Caspita, che romanzo interessante!" e avreste anche ragione, se non fosse che, a dispetto delle lunghe e particolareggiate descrizioni dei luoghi, delle persone e dei loro comportamenti, ci sono veri e propri buchi narrativi, scene lasciate a se stesse, dettagli trascurati o non svelati che, man mano che le pagine scorrono, fanno crescere la perplessità. In fin dei conti, ci si trova a fine libro con una trama esile e non troppo originale, un fastello di descrizioni (alcune anche superflue) che non portano a molto, un finale del tutto deludente… perché dunque sobbarcarsi quasi mille pagine di lettura? Avrebbe potuto essere un romanzo dell'Ottocento, ma non ne ha lo spirito essendo stato scritto due secoli dopo… pazienza, se almeno fosse stato un romanzo d'amore o un romanzo erotico – come pure forse aspirerebbe ad essere – degno di questo nome… il risultato è un libro senza infamia e senza lode, la cui presunta gradevolezza finisce per risultare vana a fronte della conclusione. Per tutti questi motivi, a malincuore, non posso consigliare questa lettura… e, fidatevi, me ne dispiaccio.


Opera recensita: "Il petalo cremisi e il bianco" di Michel Faber
Editore: Einaudi, 2003
Genere: narrativa europea
Ambientazione: Londra, 1875
Pagine: 985
Prezzo: 18,00 €
Consigliato: no
Voto personale: 5,5


lunedì 22 ottobre 2018

RECENSIONE: CRISTINA CABONI - LA STANZA DELLA TESSITRICE


Sinossi:
Bellagio è il luogo dove Camilla si è rifugiata per iniziare una nuova vita. Solo qui è libera di realizzare i suoi abiti capaci di infondere coraggio, creazioni che sono ben più di qualcosa da indossare e mostrare. Ma ora è costretta ad abbandonare tutto perché Marianne, la donna che l’ha cresciuta come una madre, ha bisogno del suo sostegno. È lei a mostrarle il contenuto di un antico baule, un abito che nasconde un segreto: vicino alle cuciture interne c’è un sacchetto che custodisce una frase di augurio per una vita felice. È l’unico indizio per ritrovare la sorella che Marianne non ha mai conosciuto. Camilla non ha mai visto nulla di simile, ma conosce la leggenda di Maribelle, una stilista che, all’epoca della seconda guerra mondiale, era famosa come «Tessitrice di sogni». Nei suoi capi erano nascosti i desideri e le speranze delle donne che li portavano. Maribelle è una figura che la affascina da sempre: si dice che sia morta nell’incendio del suo atelier parigino, circondata dalle sue creazioni. Camilla non sa quale sia il legame tra Maribelle e la sorella che Marianne vuole ritrovare. Ma sa che è disposta a fare di tutto per scoprirlo. Sente che la sua intuizione è giusta: Parigi è il luogo da dove iniziare le ricerche; stoffe, tessuti e bozzetti la strada da seguire. Una strada tortuosa, come complesso è ogni filo di una trama che viene da lontano. Perché i misteri da svelare sono a ogni angolo. Perché Maribelle ha lottato per affermare le proprie idee. Perché seguirne le orme significa per Camilla scavare dentro sé stessa, dove batte un cuore che anche l’ago più acuminato non può scalfire. Cristina Caboni è una delle voci più prestigiose e stimate del panorama letterario italiano. Con i suoi romanzi come, tra gli altri, Il sentiero dei profumi e La rilegatrice di storie perdute è entrata nel cuore dei lettori. Ora torna con un libro dove i fili del passato e del presente si intrecciano. Dove gli abiti sono pieni di significati misteriosi. Dove i destini di due donne si incontrano per far volare i sogni, senza paura.

Commento:
Come al solito, Cristina Caboni si conferma una garanzia in fatto di storie emozionanti. Le protagoniste dei suoi romanzi – Elena, Angelica, le Donati, Sofia, Clarice ed oggi Camilla, Marianne e Caterina – si fanno amare e ricordare perché sono donne intrepide e sensibili, coraggiose e delicate, racchiudono in loro l'essenza di ogni donna, sono come forse ognuna di noi sogna di essere. E poi è facile ritrovarsi nelle pagine scritte da Cristina Caboni perché gli "argomenti" che sfiora – i profumi, il miele, i fiori, i libri ed oggi i vestiti – sono fogli delicati del libro che sfogliamo ogni giorno, sono echi della parte più semplice e vera della nostra anima, sono frammenti della nostra vita. Un esempio? Vado sul personale: non sono mai stata una patita di moda, vestirmi glamour non è mai stato nelle mie priorità, però quando scelgo un capo d'abbigliamento amo sentire il tessuto sotto le dita, amo la sensazione di aderenza del tessuto al corpo, amo l'aspetto che l'abito mostra di me. Ebbene, è proprio di questo che parla "La stanza della tessitrice": parla di abiti, di tessuti, di fili che si intrecciano a tessere sogni, di donne che, al di là del tempo e delle avversità, si riconoscono tramite il loro coraggio di osare e di credere in se stesse… di crederci sempre, anche quando l'inadeguatezza, il senso di colpa, il terrore, l'incertezza sembrano soverchiarle.
Camilla e Caterina non si conoscono e non si conosceranno mai, eppure, attraverso Marianne, si riconoscono e si ritrovano in un tripudio di stoffe pregiate, seguendo il filo comune dellla loro storia. Un'altra emozione, dunque, altre donne, altre vicende, altre guerre dentro e fuori dall'anima… un altro libro in cui tuffarsi per ritrovare, ancora e ancora,  una parte di sé.


Opera recensita: "La stanza della tessitrice" di Cristina Caboni
Editore: Garzanti, 2018
Genere: narrativa italiana
Ambientazione: Sardegna-Milano-Parigi-provincia di Como
Pagine: 304
Prezzo: 18,60 €
Consigliato: sì
Voto personale: 9.