simposio lettori copertina

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sabato 9 dicembre 2017

RECENSIONE: ALICE WALKER - IL COLORE VIOLA


Sinossi:

Violentata dall'uomo che credeva essere suo padre, privata dei due figli, sposata a un uomo che odia, Celie, una giovane donna di colore, viene separata

anche dall'amata sorella Nattie, che finirà missionaria in Africa. Per trent'anni Nettie scriverà a Celie lettere che questa non riceverà mai, mentre Celie,

oppressa dalla vergogna della sua condizione, riesce a scrivere solo a Dio. Sarà l'amante del marito, una affascinante cantante di blues, a cambiare il

colore della sua vita, insegnandole a ridere, giocare, amare.

 

Commento:

“Il colore viola”, libro che valse ad Alice Walker il premio Pulitzer per la narrativa nel 1983, è un libro che si legge d’un fiato, ma che si assimila lentamente ed altrettanto lentamente si dimentica.

Personaggi tratteggiati con spietata chiarezza, storie raccontate con la fredda lucidità di chi ha un obiettivo preciso: raccontare tutto, far conoscere la realtà, senza sconti né edulcorazioni.

La vicenda si apre con le violenze subite da Celie, una ragazzina timida, ingenua e volenterosa, che subisce gli abusi del padre ed è costretta a sposare un vedovo per badare ai suoi figli e alla sua casa. Questi avrebbe preferito sposare Nettie, la sorella di Celie che, grazie ad una serie di eventi favorevoli, riesce a scappare facendo perdere le proprie tracce e tuttavia promettendo alla sorella di scriverle. Celie, umiliata nella propria condizione di donna di colore, stupida, ignorante, buona solo a servire il marito, sprofonda sempre di più in un’apatica rassegnazione fino al giorno in cui incontra Shug, l’affascinante, decisa, esuberante amante del marito che sarà la sua salvezza. Sarà la vicinanza di questa donna ed in particolare una drammatica scoperta riguardante la sorella Nettie a portare Celie al punto di svolta ed al radicale cambiamento della sua vita.

Una storia di razzismo, grettezza, ignoranza, ma anche di riscatto, forza d’animo, voglia di cambiamento. Una riflessione a tutto tondo sulla condizione delle persone di colore, delle differenze con i bianchi in America ed in Africa dove si trova Nettie, un’analisi sulla condizione femminile, sulla religione, sull’amore tra persone dello stesso sesso. Un libro complesso e completo che va letto e riletto perché lascia dentro tante, troppe sensazioni contrastanti e difficili da interiorizzare.

Una lettura consigliata a tutti, come consigliato è anche il film diretto da Spielberg che è molto fedele al libro e trasmette altrettante emozioni.

 

 

 

Opera recensita: “Il colore viola” di Alice Walker

Editore: Sperling & Kupfer-Frassinelli, prima ed. originale 1982, prima ed. italiana 1984

Genere: romanzo storico, romanzo epistolare

Ambientazione: America, prima metà del Novecento

Pagine: 313

Prezzo: 9,50 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 7 dicembre 2017

RECENSIONE: UMBERTO ECO - IL NOME DELLA ROSA


Sinossi:

Ultima settimana del novembre 1327. Il novizio Adso da Melk accompagna in un'abbazia dell'alta Italia frate Guglielmo da Baskerville, incaricato di una

sottile e imprecisa missione diplomatica. Ex inquisitore, amico di Guglielmo di Occam e di Marsilio da Padova, frate Guglielmo si trova a dover dipanare

una serie di misteriosi delitti (sette in sette giorni, perpetrati nel chiuso della cinta abbaziale) che insanguinano una biblioteca labirintica e inaccessibile.

Per risolvere il caso, Guglielmo dovrà decifrare indizi di ogni genere, dal comportamento dei santi a quello degli eretici, dalle scritture negromantiche

al linguaggio delle erbe, da manoscritti in lingue ignote alle mosse diplomatiche degli uomini di potere. La soluzione arriverà, forse troppo tardi, in

termini di giorni, forse troppo presto, in termini di secoli.

 

Commento:

Ormai vegliardo, il monaco Adso da Melk affida ad un manoscritto le sue memorie riguardanti una strana storia accaduta nell’ultima settimana di novembre del 1327. Allora novizio, Adso accompagnava il suo maestro, Guglielmo da Baskerville, presso un’abbazia dell’Italia centrosettentrionale, dove doveva tenersi un importante incontro tra le legazioni pontificie e quelle facenti capo all’imperatore; i delegati dovevano discutere di un argomento assai controverso e spinoso: l’eresia. Ma appena arrivato, Guglielmo, che ha giusta fama di uomo saggio e dotto, nonché di ex inquisitore, viene messo a parte di un delitto accaduto nell’abbazia e proprio l’Abbate gli chiede di venirne a capo. I delitti però continuano e la trama si infittisce. Tutto sembra ruotare intorno all’anima stessa dell’abbazia, la biblioteca: si tratta della più grande biblioteca della cristianità, un sancta sanctorum del sapere i cui tesori e soprattutto i cui segreti vanno custoditi gelosamente e difesi con ogni artificio possibile. Tra labirinti, visioni, versi apocalittici e verità molto più terrene, la storia si dipana in un susseguirsi di scoperte che mettono in luce il grado di corruzione, marciume, empietà in cui versa l’Abbazia e l’intera Chiesa.

E’ fondamentalmente questo il quadro che ci viene da quest’opera che è tante cose insieme: è denuncia della corruzione, è lode al sapere universale ed universalmente accessibile, è critica verso una Chiesa troppo attenta alle apparenze ed alle rigide regole piuttosto che alle persone, ai loro sentimenti ed ai loro bisogni.

Tutto questo in un libro impegnativo, pieno, traboccante di sapienza, la cui lettura non è immediata. Ma l’iniziale difficoltà data dal registro alto e dalla presenza di frasi latine e riferimenti filosofici, religiosi e culturali, viene ben presto superata dalla bellezza dell’opera. Un capolavoro intramontabile della letteratura italiana, un libro che dovrebbe essere nella libreria di ogni lettore. Consigliatissimo.

 

Opera recensita: “Il nome della rosa” di Umberto Eco

Editore: Bompiani, prima ed. 1980

Genere: giallo storico, gotico,

Ambientazione: Italia centrosettentrionale, novembre 1327

Pagine: 618 (ed. 2014)

Prezzo: 14,00 € (ed. 2014)

Consigliato: sì.

 

martedì 5 dicembre 2017

RECENSIONE: ROBERTO COSTANTINI - LA MOGLIE PERFETTA


Sinossi:

Nel maggio del 2001, a Roma, due coppie, il professore italoamericano Victor Bonocore e la moglie Nicole Steele, il pubblico ministero Bianca Benigni e

il marito Nanni. Due matrimoni come tanti, a volte felici, a volte meno. Tra loro una ventenne pericolosa, Scarlett, sorella di Nicole. Intorno, la terra

di mezzo del Sordomuto e del Puncicone, gli appalti pubblici, il gioco d'azzardo, l'usura, e la morte atroce di una ragazza, Donatella. Sembra essere l'ennesimo

atto di violenza patito da una donna per mano di un uomo violento, l'assassino viene scoperto e giustizia è fatta. O forse no? Quando viene ucciso Victor

Bonocore, Michele Balistreri dirige la terza sezione della squadra Mobile e indaga insieme al pm Bianca Benigni. La miscela è esplosiva, le modalità di

conduzione dell'indagine contro le sorelle Steele sono fuori dai confini della legge e l'esito è disastroso. L'arresto di Scarlett e Nicole incrina le

relazioni tra Italia e Stati Uniti. Tutto finisce male. Nel 2011 una rivelazione inattesa spinge Balistreri a riaprire quel caso rimasto senza colpevoli.

Ma se non è tardi per la giustizia, forse lo è per l'amore e per la vita. O forse no.

 

Commento:

“La moglie perfetta” è il quarto giallo nato dalla penna di Roberto Costantini. Anche questo libro, come i tre precedenti, ha come protagonista il commissario Michele (o Mike) Balistreri, ma la sua figura, così preponderante nei primi tre gialli, qui risulta in secondo piano, quasi in tono minore. Al centro della scena, infatti, ci sono altre persone e, soprattutto, altre tematiche: se finora, nella “Trilogia del male”, il racconto si era concentrato sulle vicende storiche tra Italia e Libia, sugli intrighi di Vaticano, politica, economia e mafia – il tutto magistralmente intrecciato con le vicende personali di Balistreri – qui questi temi restano sullo sfondo, per lasciare spazio all’amore, alla coppia, ai delicati equilibri tra passione e rinuncia, tra dovere e piacere.

Per affrontare questo tema spinoso, Costantini affida la narrazione a vari personaggi: accanto a Balistreri, che conduceva la narrazione nei precedenti romanzi, qui parlano anche Nanni Annibaldi, lo psicologo esperto di terapia di coppia, e sua moglie Bianca Benigni, vero perno del romanzo, pubblico ministero integerrimo e moglie perfetta che, a contatto con Balistreri dovrà rivedere il proprio concetto di ferrea applicazione delle regole. Così, sullo sfondo delle lotte di potere nella “terra di mezzo” che hanno riempito le cronache degli ultimi anni e che hanno ispirato libri, film e serie Tv, si inserisce una storia torbida fatta di tradimenti, mezze verità, vite che si sgretolano e coups de téatre. A districare questa complicata matassa, a distanza di anni, c’è sempre lui, l’antieroe Michele Balistreri che ci dimostrerà che la realtà è sempre un po’ più complicata di come appare.

Con questo libro Costantini ha evidentemente voluto discostarsi dalla “Trilogia del male”, senza abbandonare il suo Balistreri, ma tracciando per lui una via nuova, intrigante ma insidiosa. Le differenze tra questo libro e i precedenti sono, perciò, sostanziali: abbiamo già parlato delle tematiche e dell’introduzione della narrazione corale; inoltre lo stacco temporale è sempre presente, ma il “presente” in questo caso ha una funzione più ridotta, solo chiarificatrice e risolutiva, non un vero, nuovo filone di indagine. Infine lo stesso Balistreri sembra voler mettere la testa a posto: nella sua vita, infatti, c’è una consapevolezza nuova, una ragione per non voler morire, per continuare a vivere, che per sessant’anni della sua vita non c’era. “La moglie perfetta” è quindi lo spartiacque verso una nuova vita di Balistreri che, tuttavia, speriamo di ritrovare agguerrito ed anticonformista anche nei prossimi libri. Lettura consigliata, da affrontare successivamente alla “Trilogia del male”: i libri non sono e non possono essere letti come romanzi a sé.

 

Opera recensita: “La moglie perfetta” di Roberto Costantini

Editore: Marsilio, 2016

Genere: giallo

Ambientazione: Roma, 2001-2011

Pagine: 447

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì.

 

domenica 3 dicembre 2017

RECENSIONE: ORIANA FALLACI - UN UOMO


Sinossi:

"Un uomo" è il romanzo della vita di Alekos Panagulis, che nel 1968 è condannato a morte nella Grecia dei colonnelli per l'attentato a Georgios Papadopulos,

il militare a capo del regime. Segregato per cinque anni in un carcere dove subisce le più atroci torture, restituito brevemente alla libertà, conosce

l'esilio, torna in patria quando la dittatura si sgretola, è eletto deputato in Parlamento e inutilmente cerca di dimostrare che gli stessi uomini della

deposta Giunta continuano a occupare posizioni di potere. Perde la vita in un misterioso incidente d'auto nel 1976. Oriana Fallaci incontra Panagulis nel

1973 quando, graziato di una grazia che non aveva chiesto ma che il mondo intero reclamava per lui, esce dal carcere. I due si innamorano di un amore profondo,

complice, battagliero. Lei lo affianca e ne condivide una lotta mai paga. "Il poeta ribelle, l'eroe solitario, è un individuo senza seguaci: non trascina

le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara. Anche se non combina nulla di immediato e di pratico, anche se si esprime attraverso bravate

o follie, anche se viene respinto e offeso, egli muove le acque dello stagno che tace, incrina le dighe del conformismo che frena, disturba il potere che

opprime." (Prefazione di Domenico Procacci)

 

Commento:

“Un uomo” è il racconto minuzioso, intimo e plateale della storia di Alekos Panagulis, l’uomo che attentò alla vita di Papadopulos, “Il tiranno” nel novembre 1968 e fallì. Dopo una condanna a morte non eseguita, cinque anni di reclusione tra evasioni, bravate, sfide e resistenze inesauribili, Panagulis viene graziato con sua somma indignazione e, uscito dal carcere, incontra Oriana Fallaci, colei che sarà la sua compagna, l’unica compagna possibile per la sua lotta senza tempo e senza quartiere. Testardo, istrionico, astuto, intelligente, un autentico Don Chisciotte, Panagulis non smetterà mai di lottare per la libertà scontrandosi con il mondo intero, anche con quel popolo in nome del quale si spenderà ogni giorno. E proprio questa lotta lo condurrà ad una profonda solitudine e ad una morte annunciata e prorogata per troppo tempo, eppure giunta troppo presto a portarsi via un uomo dal coraggio infinito. Spregiudicato, folle, temerario, Panagulis è un uomo in eterna lotta con gli altri, con l’autorità, il sistema, la corruzione, ma anche con se stesso, troppo spesso vittima delle sue idee, delle sue convinzioni portate allo stremo, del suo egoismo che in più di un’occasione gli allontanerà chi gli vuol bene. Il libro dal titolo “Un uomo” nel quale la Fallaci racconta la sua storia di eroe che non cede è una sua consegna: fu lui a chiederle in più occasioni di scriverlo dopo la sua morte perché ciò che gli era accaduto e ciò per cui aveva lottato non venisse dimenticato. E’ scritto in una forma particolare, non come una biografia fredda ed asettica, ma come un memoriale in forma di lettera, come dimostra la seconda persona singolare (l’autrice scrivendo si rivolge ad Alekos). Una lettera-memoriale, dunque, scritta in forma circolare: il racconto si apre e si chiude con la scena agghiacciante del funerale di Panagulis, con la folla granitica che scandisce quel “Tzi, tzi tzi” (vive, vive, vive), proprio quella folla che mentre era in vita lo aveva ignorato e non lo aveva capito abbandonandolo al suo destino. Un libro impegnativo e crudo, che a tratti trasuda rabbia, amarezza, senso di colpa. Un libro che cattura dalla prima pagina e che tiene incollati alla vicenda, perfettamente comprensibile, nella sua forza anche da chi non conosce la storia greca di quegli anni.

Un romanzo contro le ideologie vuote, contro la rassegnazione, contro la cecità di chi vede solo ciò che gli mostra l’interesse e di chi non vede neppure ciò che è sotto il suo naso perché vedere, parlare, raccontare, schierarsi è troppo difficile. Una lettura consigliata a tutti perché non si muore solo lottando, ma anche standosene fermi ai margini nascondendo la testa sotto la sabbia dell’indifferenza.

 

 

 

Opera recensita: “Un uomo” di Oriana Fallaci

Editore: Bur, prima ed. 1979

Genere: biografia-narrativa italiana-romanzo storico

Ambientazione: Grecia 1968-1976

Pagine: 645 (ed. 2014)

Prezzo: 13,00 € (ed. 2014)

Consigliato: sì.

 

giovedì 30 novembre 2017

RECENSIONE: ORHAN PAMUK - IL MIO NOME E' ROSSO


Sinossi:

Istanbul, 1591. Tra i miniaturisti e illustratori al lavoro nel Palazzo del Sultano si nasconde un feroce assassino. Per smascherarlo Nero è disposto a

tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Sekure, non ci sarà l'amore che ha sognato per dodici anni.

 

Commento:

Semplicemente meraviglioso. Un libro che è insieme romanzo storico, giallo, libro d’arte, poema epico e storia di fantasia. Siamo nella misteriosa ed infida Istanbul, città il cui fascino di luci ed ombre non muta nei secoli. Tra queste strade e queste case piene della più varia umanità, vengono compiuti due efferati omicidi, entrambi legati fra loro ed al mondo della miniatura, nonché ad un libro misterioso che il Sultano ha ordinato ad un vecchio maestro miniaturista. Proprio il mistero sui disegni e sulla storia scatena la curiosità e la gelosia dei miniaturisti che tra loro si considerano come fratelli, ma che non perdono occasione per affermare la loro bravura e la superiorità rispetto agli altri. Ad infiammare questo clima di ostilità più o meno latenti si insinuano le malignità di certi predicatori che sobillano le folle e, nondimeno, la diffidenza verso il nuovo stile europeo che il sultano sembra preferire rispetto all’antica arte della miniatura tramandata per secoli. Chi avrà commesso gli omicidi? Chi avrà trafugato l’ultimo disegno con il ritratto del Sultano? Il compito di scovare l’assassino sarà affidato al giovane Nero Efendi, tornato in città dopo dodici anni ed ancora molto innamorato della bella Secure, figlia del maestro miniaturista incaricato di illustrare il libro segreto. Arte, storia, mitologia, religione si fondono in una storia fatta di tante storie, raccontate dal coro di voci dei protagonisti – reali o fantastici – di questa storia. Così la trama principale si mescola ai ricordi dei vecchi maestri miniaturisti, ai poemi epici che stanno alla base della cultura persiana e medioorientale, alle descrizioni dei diversi stili adottati dagli antichi maestri persiani, da quelli di Erath, dai cinesi ed ora dagli europei. Tutto questo genera una mescolanza di culture e di epoche che, agli occhi inesperti di un lettore digiuno di arte e bellezza, risulta di un fulgore abbagliante che stordisce. La penna sapiente di Pamuk ci regala una lunga boccata di tranquillità pur raccontandoci storie per nulla tranquille. Anche mentre vaghiamo nella notte infida tra i vicoli più neri e fatiscenti non possiamo non sentire l’aura protettiva di una città che avvolge ed ammalia. Un libro davvero ben scritto, forse un po’ complesso perché parla di cose non proprio alla nostra portata, ma che coinvolge ed appassiona. “Il mio nome è rosso” si fa leggere velocemente nonostante le numerose vicende descritte, le storie parallele, i tanti riferimenti artistici e mitologici. E nonostante tutta quest’arte, non veniamo distolti dalla ricerca dell’assassino che, vi assicuro, confonde e destabilizza.

Lettura altamente consigliata, nonostante la sua difficoltà.

 

Opera recensita: “Il mio nome è rosso” di Orhan Pamuk

Editore: Einaudi, prima ed. 1998-prima ed. italiana 2001

Genere: giallo storico

Ambientazione: Istanbul, 1591

Pagine: 450 (ed. 2005)

Prezzo: 13,50 € (ed. 2005)

Consigliato: sì.

 

lunedì 27 novembre 2017

RECENSIONE: ISABEL ALLENDE - OLTRE L'INVERNO


Sinossi:

Brooklyn, ai giorni nostri. Durante una tempesta di neve, Richard Bowmaster, professore universitario spigoloso e riservato, tampona la macchina di Evelyn

Ortega, una giovane donna emigrata illegalmente dal Guatemala. Quello che sembra solo un banale incidente prende tutt’altra piega quando Evelyn si presenta

a casa del professore per chiedere aiuto. Smarrito, Richard si rivolge alla vicina, che conosce a malapena, Lucía Maraz, una matura donna cilena con una

vita complicata alle spalle. Lucía, Evelyn e Richard, tre persone molto diverse tra loro, si ritrovano coinvolte in un thriller dalle conseguenze imprevedibili.

Tre destini che Isabel Allende incrocia per dare vita a un romanzo mozzafiato e molto attuale sull’emigrazione e l’identità americana, le seconde opportunità

e la speranza che, oltre l’inverno, ci aspetti sempre un’invincibile estate.

 

Commento:

Lucia, Richard, Evelyn. Tre vite diverse ma infondo simili, tre sofferenze non del tutto sopite, tre destini che si incrociano per caso in un week-end di tormenta nella Brooklin paralizzata dalla neve di inizio 2016.

Lucia è una sessantaduenne cilena che, dopo una vita di sofferenze e di perdite, vuole vivere a pieno i giorni, i mesi, gli anni che le restano, con la consapevolezza che saranno sempre meno di quelli che vorrebbe a sua disposizione.

Richard è un uomo routinario, ipocondriaco, che vorrebbe avere sotto controllo tutto ciò che lo circonda per non dover più essere sorpreso dagli inconvenienti della vita. I sentimenti per lui sono off limits e vorrebbe arrivare al giorno della sua morte nel modo più ordinario possibile, anzi, sarebbe contento se potesse decidere lui quando e come morire. Due vite che si guardano, si osservano e probabilmente non  avrebbero mai il coraggio di avvicinarsi, se non fosse che una sera… una buffa ragazzetta balbuziente, Evelyn Ortega, sconvolge, suo malgrado, le loro esistenze con tutto il suo carico di segreti e sofferenze coinvolgendoli in un’avventura dalla dubbia legalità, ma che li porterà inevitabilmente a conoscersi di più.

Un libro che tratta temi importanti come l’immigrazione, la violenza sulle donne, l’arrivo della vecchiaia, i sentimenti… Non si tratta proprio di una storia originalissima, la Allende affronta questi argomenti in altri suoi libri, ma in “Oltre l’inverno” riesce ad imbastire una storia che è un po’ thriller e un po’ romanzo d’amore e che fa emozionare. Isabel Allende racconta la sofferenza passata e presente con la delicatezza di chi ha provato il dolore sulla propria pelle e con la forza di chi si è rialzato ed affronta la vita ogni giorno con passione e tenacia. Attraverso le vite di Lucia, Richard ed Evelyn l’autrice ci guida nel sondare il mondo dei soprusi di chi è costretto a fuggire lontano dal proprio Paese, quello del dolore e del senso di colpa per un errore che ha cambiato la vita sua e di chi gli è vicino, quello di chi ha voglia di riappropriarsi della sua vita e magari di innamorarsi ancora. Un buon libro, dunque, che si fa leggere agevolmente e che lancia un messaggio di speranza: insieme si può superare l’inverno e vivere ancora una nuova estate. A dispetto del freddo ispirato dalle atmosfere innevate, queste pagine scaldano il cuore.

 

Opera recensita: “Oltre l’inverno” di Isabel Allende

Editore: Feltrinelli, 2017

Genere: narrativa internazionale-thriller

Ambientazione: Stati Uniti-Cile-Guatemala

Pagine: 304

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì.

sabato 25 novembre 2017

RECENSIONE: ERICA JONG - PAURA DI VOLARE


Sinossi:

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1973, "Paura di volare" assunse immediatamente le fattezze del caso letterario, tanto che Henry Miller lo salutò come

l'equivalente femminile di "Tropico del cancro". Il romanzo narra le vicende di Isadora Wing, una donna di quasi trent'anni che comincia a intravedere

i segni inesorabili del tempo che passa e si ritrova per la prima volta a fare un bilancio della sua vita. È una donna bella, appassionata e sensuale,

ma con una tremenda paura di se stessa. Paura di fuggire dalle convenzioni di una vita matrimoniale ormai in crisi, ma che la pone al riparo dalle ombre

della solitudine. Sarà l'incontro con Adrian, psicanalista lainghiano e anticonformista, a scuoterla dal torpore delle sue sicurezze. Con humour, grazia

e leggerezza Erica Jong ci racconta la New York radicai degli anni 70 alle prese con il femminismo e la psicanalisi, mentre Isadora, pagina dopo pagina,

acquista sempre più consapevolezza di se stessa insieme alla libertà di vivere lontana da ogni pregiudizio.

 

Commento:

Ecco un romanzo che ha deluso completamente le mie aspettative. Data la fama dell’autrice e di questo libro in particolare, considerato un manifesto del femminismo e della libertà di espressione negli anni 70, ero davvero curiosa di leggerlo, ma ora che, dopo averlo cominciato ed interrotto per ben tre volte, l’ho portato a termine al quarto tentativo sono delusa. Mi aspettavo un romanzo erotico che mi lasciasse un messaggio innovativo, non un flusso di coscienza a base di sesso, fantasie sessuali e insoddisfazione cronica. So di non essere gentile con la protagonista, Isadora Wing, che probabilmente incarnava la donna progressista ma ancora bloccata da se stessa che viveva negli anni sessanta e settanta, so anche che questo libro che a noi oggi può sembrare superato ed inconcludente, quando fu pubblicato costituiva una vera novità nonché un azzardo non indifferente. Pur sapendo tutto questo io non mi sento di consigliarlo ad un lettore o a una lettrice di oggi, perché l’ho trovato troppo kitsch ed a tratti eccessivamente ed immotivatamente volgare… eppure non è il primo romanzo erotico che leggo e non mi scandalizzo di certo.

La protagonista poi, Isadora, non mi è simpatica: è perennemente insoddisfatta, non sa cosa vuole, è eccessivamente umorale, è egoista, impulsiva, piagnucolosa, contraddittoria all’inverosimile. E’ ebrea ma non si sente tale tranne quando si trova in Germania; è sessualmente insaziabile ma basta un niente perché il suo partner del momento non le vada più a genio; è sposata ma cerca un uomo con cui scappar via e quando l’ha trovato non sa decidere se vuole lui o il marito; vuole la libertà ma non sa stare sola… uffffff che fatica di donna! Mi risulta insopportabile e non bastano due pagine di antisemitismo, qualche battuta fintamente femminista o le analisi sulla madre o il primo marito a farmela piacere.

E’ un vero peccato e so di andare controcorrente con la maggior parte delle persone che hanno letto questo libro, ma io decisamente non lo consiglio. Peccato, peccato davvero.

 

Opera recensita: “Paura di volare” di Erica Jong

Editore: Bompiani, prima ed. originale 1973, prima ed. italiana 1978

Genere: narrativa americana – romanzo erotico

Ambientazione: Europa

Pagine: 428 (ed. Bompiani 2013)

Prezzo: 10,50 € (ed. Bompiani 2013)

Consigliato: no.