Sinossi:
"Un miracolo che ognuno deve salutare con
commozione". Così Eugenio Montale accoglieva nel 1967 il romanzo postumo
che consacrava di colpo Bulgakov, fino
ad allora sconosciuto, tra i grandi scrittori russi del
Novecento, e forniva un quadro indimenticabile della Russia di Stalin. Nella
Mosca degli anni '30
arriva Satana in persona e sotto le spoglie di un esperto di
magia nera, accende una girandola di eventi tragicomici.
Commento:
Beh, che dire? Un vero e proprio capolavoro della letteratura!
Geniale, dissacrante, visionario ed attualissimo. Mi sono innamorata di questo
libro!
Il titolo è “il maestro e Margherita”, perciò ci si
aspetterebbe che l’opera narrasse solo la storia di questi due personaggi…
niente di più sbagliato! Il vero protagonista di questa storia è lui, il Messere,
il principe del male, Woland… alias? Satana! Tutto comincia durante il plenilunio
di primavera, quando, nel pomeriggio, agli stagni Patriarsie, avviene un
incontro alquanto singolare tra il poeta Ivan Besdomni, il direttore dell’associazione
letteraria Massolit, Berliotz e uno strano viaggiatore che dice di essere un
professore, un consulente di magia nera… Questo incontro attiva una serie di
eventi a catena che coinvolgono le più alte personalità del teatro moscovita,
ma anche letterati, impiegati e gente comune. Dall’arrivo di questo strano consulente
e del suo variopinto seguito, la città di Mosca precipita nella follia e nel delirio.
Ben presto il lettore comprenderà che il misterioso straniero altri non è che
il diavolo in persona, venuto in città per osservare i comportamenti dei moscoviti
che si rivelano estremamente manipolabili, influenzabili e sensibili al denaro,
alla corruzione, all’egocentrismo ed all’accidia. Woland ed i suoi (un gatto dalle
sembianze molto umane, uno spilungone col vestito a quadretti e dei finti
occhiali a molla, un ometto fulvo e dalla voce nasale, una cameriera nuda)
troveranno terreno fertile per le loro magagne nella città dove regnano la
corruzione e la perdizione. Fra i tanti personaggi colpiti dall’influenza del
maligno troviamo poi il maestro (uno scrittore ostracizzato per un romanzo sui
fatt Ponzio Pilato e la crocifissione di Jeshua) e la sua bella amante,
Margherita… la loro sorte è esemplare per capire lo stato di follia in cui
versa la città di Mosca nel periodo stalinista.
La trama principale, con il susseguirsi degli eventi
tragicomici causati da Woland e dai suoi, è intervallata da stralci del romanzo
del maestro, ambientati a Gerusalemme ai tempi di Pilato e di Jeshua Hanozri,
utili a far comprendere quanto poco sia cambiata la natura dell’uomo nonostante
siano passati millenni. Ed anche noi, lettori moderni, non fatichiamo a
giungere alla stessa considerazione leggendo questo libro così visionario ed
attuale: non è difficile, infatti, cogliere le analogie con i comportamenti in
uso anche nella quotidianità della nostra società. Lo stile di Bulgakov, poi, è
davvero pregevole: non una parola in più, né una in meno; tutto è funzionale
alla narrazione puntuale, precisa ed evocativa. Proprio Bulgakov, in un passo
di questo libro, si definisce “narratore veridico, ma estraneo”: proprio così,
veridico, estraneo, ma molto, molto acuto ed intelligente!
Inutile aggiungere che mi è piaciuto moltissimo e che lo
consiglio vivamente a tutti… un’imperdibile fiaba realista che ci fornisce un
ritratto impietoso e veritiero della società del primo Novecento, ma anche
della nostra!
Opera recensita: “Il maestro e Margherita” di Michail
Bulgakov
Editore: Einaudi, prima ed. italiana 1967
Genere: letteratura russa
Ambientazione: Russia degli anni Trenta
Pagine: 390
Prezzo: 11,00 €
Consigliato: assolutamente sì.
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