simposio lettori copertina

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sabato 21 ottobre 2017

RECENSIONE: ELIZABETH GASKELL - NORD E SUD


Sinossi:

Nord e Sud, a indicare due estremi in contrasto, fu il titolo voluto dall'editore, non quello pensato da Elizabeth Gaskell, che sul frontespizio immaginava

il nome della sua eroina, Margaret Hale. Sono le due polarità geografiche e la maturazione della protagonista a fornire i temi cardine del romanzo: Margaret,

trasferitasi da Helstone, fiabesco villaggio del Sud, a Milton-Northern, popolosa città manifatturiera del Nord, si trova bruscamente immessa nel mondo

nuovo, e per molti aspetti irriconoscibile, prodotto dall'industrializzazione. La famiglia Hale, che coltiva valori tradizionali, è totalmente estranea

alla frenetica vita del centro industriale in piena espansione, alla nascente lotta di classe fra padroni e operai, all'inquinamento e al degrado sociale.

Eppure Margaret stringe presto amicizia con Bessy Higgins, una ragazza ammalatasi per le pessime condizioni di lavoro in fabbrica, e con il padre Nicholas,

sindacalista impegnato attivamente nel movimento operaio: prendendo a cuore la famiglia, inizia a nutrire curiosità e interessi fino a quel momento sconosciuti.

Subito complesso si rivela, invece, il rapporto con John Thornton, allievo del signor Hale e padrone di uno dei più importanti cotonifici di Milton: Margaret

è combattuta tra l'ammirazione per l'uomo che si è fatto da solo, contando unicamente sulle proprie capacità, e l'ostilità per l'industriale che, a suo

giudizio, è responsabile delle misere condizioni di vita dei suoi operai.

 

Commento:

La giovane, bella ed indomita Margaret Hale si trasferisce con la famiglia da un paesino del Sud dell’Inghilterra ad una cittadina industriale del Nord. Il trasferimento avviene perché il padre, Reverendo nella parrocchia di Ellstone, ha profondi dubbi di coscienza riguardo alla Chiesa ed al suo ruolo, decide di abbandonare la professione ecclesiale e di diventare un insegnante privato. Il passaggio da un ridente, luminoso e tranquillo paesino di campagna ad una fredda, fumosa ed operosa cittadina industriale genera non poche difficoltà di adattamento per la famiglia Hale. Tuttavia Margaret, intraprendente ed instancabile, stringe amicizia con Bessy Higgins, una ragazza della sua età che si è ammalata lavorando in un cotonificio; così la giovane Margaret viene a conoscenza della realtà industriale di Milton, dei problemi tra operai e padroni e dell’imminenza di uno sciopero. Un’altra figura chiave nella nuova vita degli Hale è proprio uno dei padroni, il giovane ed ambizioso John Thornton, proprietario di uno dei cotonifici più grandi. Nei suoi confronti Margaret proverà ammirazione perché è stato in grado di costruire da sé la propria fortuna, ma anche ritrosia per i suoi modi autoritari e sprezzanti. Ciò che imprimerà una svolta sostanziale alle vicende degli Hale, dei Thornton e di tutta Milton, però, sarà proprio lo sciopero, dopo il quale nulla sarà più lo stesso, neanche nei rapporti interpersonali.

Conoscevo la trama di questo libro già prima di leggerlo, per aver visto pochi giorni fa l’ottima serie Tv “North & South” realizzata dalla BBC nel 2004, ma durante la lettura non riuscivo comunque a staccarmene. La descrizione della quarta di copertina ed anche la mia sono molto riduttive rispetto all’importanza dei temi trattati in questo libro: non a caso “Nord e Sud” viene definito un romanzo “industriale”, perché la lotta di classe e la contrapposizione tra operai e padroni è uno dei temi portanti di questo romanzo. Tuttavia “Nord e Sud” non si limita a descrivere la situazione generata dallo sviluppo industriale, ma propone una soluzione, se pure accennata: appare chiaro, infatti, il punto di vista di Elizabeth Gaskell che ritiene che i due mondi dovrebbero avvicinarsi e compenetrarsi, piuttosto che scontrarsi con violenza restando separati. Se l’operaio ed il padrone potranno conoscere qualcosa in più delle reciproche condizioni, potranno guardarsi con benevolenza e, magari, venirsi incontro. La natura conciliatrice del libro della Gaskell emerge anche in un’altra contrapposizione, quella tra Nord e Sud dell’Inghilterra: paesaggi, popolazioni ed attitudini completamente opposte potrebbero incontrarsi invece che ignorarsi o disdegnarsi. E’ proprio ciò che accade nell’animo di Margaret che, trasferitasi a Nord rimpiangeva la luminosità del Sud e, allontanatasi da Milton per ragioni indipendenti dalla sua volontà, non smetteva di rimpiangerla. Certo è che anche l’amore ha influito su quest’ultima valutazione in modo a dir poco determinante! Questo libro, infatti, essendo un romanzo vittoriano, non poteva non contenere anche una storia d’amore e questa, a mio modesto parere, è tutt’altro che forzata o scontata… direi anzi che è appassionante.

Una prosa scorrevole ed una trama coinvolgente ed interessante rendono questa lettura assolutamente consigliabile a chi ama i classici, le riflessioni sui temi sociali, ma anche le belle storie d’amore. A me è piaciuto moltissimo!

 

Opera recensita: “Nord e Sud” di Elizabeth Gaskell

Editore: Jo March, prima ed. originale 1854

Genere: romanzo-letteratura inglese

Ambientazione: Inghilterra, metà dell’Ottocento

Pagine: 476

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì.

 

martedì 17 ottobre 2017

RECENSIONE: STEPHEN KING - IL GIOCO DI GERALD


Sinossi:

In una casa isolata su un lago, Jessie si piega all'ennesima fantasia sessuale del marito Gerald, che questa volta l'ammanetta al massiccio letto in legno.

Ma quando umiliata, lei lo allontana con un calcio, l'uomo si affloscia inerte, stroncato da un infarto. Il tempo passa e Jessie, immobilizzata e dolorante,

sembra votata a una morte lenta, resa ancora più atroce dalla comparsa di un affamato cane randagio e da un'ombra misteriosa e irreale che fa capolino

nella stanza...

 

Commento:

E’ autunno inoltrato, ma il noto avvocato Gerald Burlingame e sua moglie Jessie decidono di staccare un po’ dalla routine passando una giornata all’isolata casa estiva sul lago. Gerald ha in mente un gioco erotico ed ammanetta la moglie ai montanti del letto, ma lei non ci sta e gli sferra due calci. La situazione degenera, Gerald muore disteso ai piedi del letto e Jessie non ha alcuna possibilità di liberarsi dalle manette ed alzarsi. E’ qui che comincia il folle percorso di Jessie su e giù per i suoi ricordi passati, complici alcune voci che la sua mente in subuglio ricollega a persone che in qualche modo sono state importanti per lei. Per oltre venti ore Jessie entra ed esce dal presente e combatte tra il terrore di ciò che sta vivendo, con tanto di cane randagio che banchetta in casa ed ombre minacciose che si affacciano con il calar della notte, e l’atrocità di ciò che ha vissuto da bambina e che l’ha segnata per sempre. Ma sarà proprio la paura della morte, in tutte le sue forme, a permetterle di riscuotersi e di provare con tutte le sue forze a liberarsi.

Non so bene cosa mi aspettassi da questo libro… ciò che posso dire è che non è male, ma non è neppure tra i migliori di King: a mio parere qui troviamo un ottimo percorso psicologico ed anche una buona dose di brivido, ma manca quel guizzo di originalità che ha portato altri libri di quest’autore ad essere considerati dei capolavori. Il libro ruota quasi esclusivamente attorno al personaggio di Jessie e possiamo sostenere che King è riuscito nell’ardua impresa di portare in porto una storia che avrebbe potuto non stare in piedi; tuttavia questo libro non mi ha convinta fino infondo e se dovessi consigliarlo avrei qualche perplessità… se avete già letto altro di King potreste rimanere delusi, ma se siete neofiti potrebbe essere un modo per “soft” per cominciare… Libro non male, dunque, ma non di alto livello. Peccato.

 

Opera recensita: “Il gioco di Gerald” di Stephen King

Editore: Sperling & Kupfer, prima ed. 1992

Genere: horror

Ambientazione: Maine, Stati Uniti

Pagine: 384

Consigliato: sì/no.

 

domenica 15 ottobre 2017

RECENSIONE: CRISTINA CABONI - LA RILEGATRICE DI STORIE PERDUTE


Sinossi:

Ecco, il libro è quasi pronto. «Avete terminato?» Annuisce, gli occhi sul libro. «Sì, maestro.» Qualcosa di dolce si spande dentro di lei. «Adesso sono

una rilegatrice?» «La migliore.» Ma sa che quel mondo le è interdetto. Perché lei è solo una donna. Un giorno però tutto cambierà, ne è sicura.

La copertina finemente lavorata avvolge le pagine ingiallite dal tempo. Sofia con gesti delicati ed esperti sfiora la pelle e la carta per restaurare il libro e riportarlo al suo antico splendore. La legatoria è la sua passione. Solo così riesce a non pensare alla sua vita che le sta scivolando di mano

giorno dopo giorno. Quando arriva il momento di lavorare sulle controguardie, il respiro di Sofia si ferma: al loro interno nascondono una sorpresa. Nascondono

una pagina scritta a mano: è la storia di una donna, Clarice, appassionata di arte e di libri. Un’abile rilegatrice vissuta nel primo Ottocento, quando

alle donne era proibito esercitare quella professione. Una donna che ha lottato per la sua indipendenza. Alla luce fioca di una candela ha affidato a quel libro un messaggio lanciato nel mare del tempo, e una sfida che può condurre a uno straordinario ritrovamento chi la raccoglierà. Sofia non può credere

al tesoro che ha tra le mani. Quella donna sembra parlare al suo cuore, ai suoi desideri traditi. È decisa a scoprire chi sia, e quale sia il suo segreto.

Ad aiutarla a far luce su questo mistero sarà Tomaso Leoni, un famoso cacciatore di libri antichi ed esperto di grafologia. Insieme seguono gli indizi

che trovano pagina dopo pagina, riga dopo riga, città dopo città. Sono i libri a sceglierci, e quel libro ha scelto Sofia. Dopo più di duecento anni, solo

lei può ridare voce a Clarice. E solo la storia di Clarice può ridare a Sofia la speranza che aveva perduto. Perché la strada per la libertà di una donna è piena di ostacoli, ma non bisogna mai smettere di mirare all’orizzonte.

 

Commento:

Sofia è una giovane donna che sta attraversando un momento di profonda crisi interiore: il suo matrimonio è agli sgoccioli, lei trova intollerabile la vita con il marito Alberto e, soprattutto, non sopporta di non riconoscersi più. Per amore ha rinunciato ai suoi sogni, ai suoi tanti interessi, alle amicizie, ai suoi amati libri. Ed è proprio in una libreria che Sofia trova un appiglio per andare avanti: un vecchio libraio le regala un libro antico e malconcio che al suo interno nasconde un segreto. Sarà tra quelle pagine che Sofia incontrerà Clarice, un’anima affine alla sua, che ha una storia segreta ed emozionante da raccontare al mondo. A Sofia e a Tomaso, il grafologo che l’aiuterà in questa missione, il compito di portare alla luce un mondo di soprusi, violenze domestiche, ingiustizie sociali che per troppo tempo è rimasto celato.  In Clarice Sofia troverà un’amica, una confidente silenziosa, un esempio da seguire; in Tomaso, invece, troverà l’appoggio e la complicità che le sono sempre mancati… in tutta questa vicenda Sofia imparerà a percorrere senza incertezze il cammino verso se stessa.

Cristina Caboni è, ad oggi, una delle mie autrici italiane contemporanee preferite perché riesce a raccontare i sentimenti con la semplicità e la passione di chi li sente sulla sua pelle. Questo suo quarto romanzo, poi, è una chicca perché racchiude in sé tutto il fascino misterioso e senza tempo dei libri. Tra queste pagine si nasconde una storia intima che emoziona ed avvolge come una carezza… una carezza preziosa e potente come la carta che custodisce sempre nuove emozioni! Penso che chiunque ami i libri, antichi e moderni, non potrà non apprezzare questa lettura!

 

 

Opera recensita: “La rilegatrice di storie perdute” di Cristina Caboni

Editore: Garzanti, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Roma-Monaco-Vienna

Pagine: 296

Prezzo: 17,60 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 12 ottobre 2017

RECENSIONE: CARE SANTOS - TRE TAZZE DI CIOCCOLATA


Sinossi:

Sara, moglie e madre modello, è proprietaria di un negozio che a Barcellona è sinonimo di cioccolato, ed è fiera di continuare la tradizione di famiglia.

Prima ancora di lei Aurora, la cui madre era al servizio di una famiglia borghese del XIX secolo, per la quale la cioccolata è qualcosa di proibito e peccaminoso.

E all’inizio di tutto c’era Marianna, moglie del cioccolataio più famoso del XVIII secolo, inventore di una macchina prodigiosa. I destini di queste tre

donne sono intrecciati e indissolubilmente legati alla storia di un’antica cioccolatiera di porcellana, che passa di mano in mano trasmettendo l’amore

per la cioccolata, la vita e il coraggio di inseguire i propri desideri. Care Santos, narratrice magistrale, racconta di un’unica dolce passione che unisce

destini e segna la vita delle sue protagoniste attraverso tre secoli di storia. Un viaggio nel tempo che ha profumo e sapore, in cui ogni pagina è inebriante

come una droga leggera. Dopo i grandi bestseller al femminile Chocolat di Joanne Harris e Dolce come il cioccolato di Laura Esquivel, un grande intreccio

di passione, forza e dolcezza, che consacra definitivamente Care Santos al grande pubblico."

 

Commento:

Quella raccontata in queste pagine è la storia di tre donne coraggiose, vissute a Barcellona in epoche diverse, che nel loro piccolo si sono distinte per la loro tenacia e per la capacità di inseguire i propri sogni. Ciò che le accomuna – e che è al centro di questa storia – è un oggetto di particolare valore, semplicità ed eleganza: una cioccolatiera di fine porcellana bianca, appartenuta ad una importante dama francese. Proprio questa cioccolatiera, che può contenere appena tre tazze di cioccolata, passa di mano in mano nei secoli ed è testimone del cambiamento di una società che, dai pomeriggi di Versailles fatti di cioccolata ed esercizi di violino, arriva ad una pasticcera laureata in storia che oggi vive in equilibrio tra tradizione e modernità, passando per le serate all’Opera di inizio Novecento e, ancora prima, alla tenacia di una donna che deve difendersi dalle discriminazioni di un mondo prettamente maschilista. Qui la storia ci viene narrata in un racconto corale, partendo dalla fine, da Sara, la pasticcera-storica che la compra da un rigattiere dopo una notte di bevute: l’ultima proprietaria della cioccolatiera è lei, ma la storia di quell’oggetto comincia molto prima. Ripercorrendone le tappe, abbiamo l’occasione di viaggiare a ritroso nel tempo in una Barcellona in continuo adattamento, ma sempre bella, passionale ed amante della cioccolata.

Questa è indubbiamente una storia di fantasia, ma presenta risvolti storici interessanti e Care Santos ci racconta tutto questo con una prosa molto scorrevole ed accattivante, regalandoci un racconto goloso e traboccante di passione, tenacia e vita, dolce ma non troppo, proprio come una buona cioccolata. Una buona lettura, quindi, adatta a questi primi pomeriggi freddi.

 

Opera recensita: “Tre tazze di cioccolata” di Care Santos

Editore: Salani, 2015

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Barcellona

Pagine: 468

Prezzo: 16,80 €

Consigliato: sì.

 

martedì 10 ottobre 2017

RECENSIONE: YASUNARI KAWABATA - LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE


Sinossi:

Un raffinato racconto erotico che dischiude le porte a una delicata rapsodia di sensazioni e ricordi, un viaggio tra i più misteriosi recessi della psiche

evocati con accenti rarefatti e luminosi.

 

Commento:

Una misteriosa casa isolata e segreta all’interno della quale anziani clienti “di cui si può stare tranquilli” possono giacere al fianco di giovani belle addormentate. E’ questo il luogo in cui, spinto dalla curiosità, si reca il sessantasettenne Eguchi. Ad attenderlo una tazza di eccellente thè verde preparato da una tenutaria fredda ed efficiente, una stanza con tende di velluto cremisi, due pastiglie di sonnifero e una giovane vergine profondamente addormentata che, qualunque cosa accada, non si sveglierà.

Nel silenzio di quel luogo disabitato eppure vivo, giacendo nel limbo tra sonno e veglia, tra vita e morte, ascoltando il rumore delle onde ed un respiro sconosciuto e amico, Eguchi riflette sulla sua vita, ricorda amori passati, ma al contempo cerca di analizzare il perché di quel luogo di piacere “diverso”: cosa spinge i vecchi clienti a recarvisi? Perché delle giovani e belle ragazze accettano di rischiare la vita sottoponendosi al sonno indotto e alle attenzioni di sconosciuti?

E’ questo il luogo in cui gli uomini che non possono più soddisfare le voglie del corpo possono abbandonarsi ai ricordi ed alle percezioni sensoriali di una vita intera, godendo del privilegio di contemplare un corpo giovane che dorme, quindi non può giudicare il decadimento della carne. Tra queste pagine, scritte con eleganza e levità, troviamo un erotismo raffinato che non scade mai nella volgarità. “La casa delle belle addormentate” è un romanzo controverso, un racconto delicato e sconvolgente, lieve e malinconico, fiabesco e disincantato… un libro da leggere senza pregiudizi, ma con la mente aperta ad un viaggio in una parte oscura della psiche umana.

 

Opera recensita: “La casa delle belle addormentate” di Yasunari Kawabata

Editore: Mondadori, prima ed. originale 1961, prima ed. italiana 1972

Genere: romanzo erotico-letteratura giapponese

Ambientazione: Giappone

Pagine: 168

Prezzo: 9,50 €

Consigliato: sì.

 

lunedì 9 ottobre 2017

RECENSIONE: CARMEN PELLEGRINO - SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO


Sinossi:

Giosuè Pindari è un uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico, ma la moglie, dopo anni in cui il male di vivere non le ha concesso

che brevi tregue, è ormai preda di un irreversibile declino; il socialismo, in cui ha creduto con una tenacia e una dedizione tipicamente "appenniniche",

è stato trascinato nel fango dalla corruzione; l'amatissima figlia Lulù se ne è andata e non dà più notizie di sé. Contro la degenerazione di corpo e mente

si può fare poco, contro la fine di un'utopia si può fare ancor meno, mentre a una figlia che è viva e lontana - provata dalle inevitabili incomprensioni

generazionali ma legata da una sensibilità ancestrale e profonda, una vera e propria educazione dell'anima - si può comunque scrivere. Si può tentare di

compiere un passo lungo la via di una riconciliazione, che è prima di tutto una riconciliazione con se stessi. Così Giosuè Pindari scrive a Lulù, le scrive

lettere che infila in bottiglie e poi le affida alla corrente del fiume. Il fiume è acqua che appartiene alla terra, il fiumeterra contiene entrambi gli

elementi; è acqua che tutto conserva: passato, presente e quindi futuro. Arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo, il fiumeterra con le sue

piene improvvise sa come arrivare a destinazione... Sulle sponde di un altro fiume c'è Lulù, che ha conosciuto Andreone, l'uomo 'leggero' che aspetta,

anche lui esattamente come Giosuè, insieme alla piena il ritorno di una donna che è andata via. È proprio l'incontro con quest'uomo bislacco - l'altro,

così necessario al riconoscimento di sé - a rivelarsi benefico. Da quelle sponde del fiume lontano è come se Lulù rispondesse alle lettere paterne seguendo

la corrente, e su un registro magico, dentro un'aura d'incantamento.

 

Commento:

“Se mi tornassi questa sera accanto” è un libro che indaga radici profonde, quelle dell’uomo con la terra, con l’acqua, con un credo idealizzato, con gli affetti familiari. Sono queste le poche cose in cui Giosuè Pindari crede ciecamente: la terra – la sua terra che non tradisce mai –, l’acqua del suo fiume Terra, il socialismo e l’amore della figlia Lulù. E quando il suo progetto legato alla terra naufraga, il socialismo non è più l’ideologia in cui credeva, la figlia decide di andarsene per non tornare mai più, Giosuè si ritrova senza punti fermi, obbligato a riflettere sulla sua vita e sui suoi tanti errori. Gli rimangono solo la moglie Nora, che ormai ha bisogno d’aiuto anche per i gesti più semplici e che è tornata ad essere una bambina, e il fiume Terra… è al fiume che Giosuè affida le lettere indirizzate a Lulù, quella figlia che ha amato ed ama ancora, quella figlia cui ha tappato le ali, alla quale ha tolto la possibilità di scegliere per sé, per la quale ha sempre deciso tutto, in nome di un bene superiore, di un amore patriarcale e possessivo, di un insano egoismo. E forse Lulù queste lettere piene di rimorsi e nostalgia non le riceverà mai, ma intanto a suo padre serve scriverle e pensare a ciò che ha sbagliato e che le ha portato via la figlia. E lei, Lulù, che un giorno ha preso il coraggio a due mani e se n’è andata perché non ce la faceva più, ora vive in una casa galleggiante, sulla riva di un altro fiume. Qui ha incontrato Andreone, un’altra anima persa che a fatica cerca di galleggiare nella vita… saranno le lunghe chiacchierate con lui a spingere Lulù a ritrovare se stessa guardando ancora in quel passato che non se ne va con un cambio di residenza.

“Se mi tornassi questa sera accanto” è un romanzo delicato e introspettivo, scritto con un linguaggio evocativo, ma ricercato. Non è un libro da divorare, ma va letto con la giusta calma e le meritate pause… perché è un libro che vuole far riflettere ed invita il lettore a guardarsi dentro, perché tutti abbiamo dentro qualcosa che vorremmo dimenticare, ma che è lì in un angolo, in attesa di riappacificarsi con noi.

 

Opera recensita: “Se mi tornassi questa sera accanto” di Carmen Pellegrino

Editore: Giunti, 2017

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Appennino tra Campania e Basilicata

Pagine: 240

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì.

 

giovedì 5 ottobre 2017

RECENSIONE: DAVID EBERSHOFF - THE DANISH GIRL


Sinossi:

Giovani e talentuosi, Einar Wegener e sua moglie Greta vivono nella romantica Copenaghen di inizio Novecento, accomunati dalla passione per l'arte: paesaggista

lui, ritrattista molto richiesta lei. Finché un giorno Greta, per completare un ritratto, chiede al marito riluttante di posare in abiti femminili. A poco

a poco, l'ipnotico pennello di Greta, animata da un'improvvisa ispirazione, e il morbido contatto della stoffa sulla pelle di Einar, lo sospingono in un

mondo sconosciuto, mettendo in moto un cambiamento che nessuno dei due avrebbe mai potuto sospettare. Quel giorno il giovane scopre che la sua anima è

divisa in due: da una parte Einar, l'artista malinconico e innamorato di sua moglie, dall'altra Lili, una donna mossa da un prepotente bisogno di vivere.

E Einar si trova di fronte a una scelta radicale: decidere quale delle due sacrificare...

 

Commento:

Da tanto tempo volevo leggere questo libro, incuriosita dall’omonimo film e dalla storia di Gerda (o Greta), Einar e Lili. Ed eccomi qua, a lettura ultimata, con un bel problema. Sì, perché questo è un libro tutt’altro che facile da recensire: la storia raccontata è così forte, controversa, stupefacente che trovare le parole giuste per renderla al meglio è una piccola impresa.

Einar e Greta sono marito e moglie, giovani artisti, lui dipinge paesaggi, paludi e brughiere, lei fa ritratti di personaggi famosi. Un bel giorno la modella del ritratto di Greta non può posare e l’artista chiede al marito di indossare le scarpe e le calze per permetterle di ritrarre le gambe. E’ questa la scintilla che riporta a galla una parte dell’anima di Einar che era dentro di lui da sempre, sin da quand’era ragazzino, ma che era nascosta sotto un temperamento schivo ed un corpo particolarmente aggraziato. E’ l’anima di una donna che da quel momento si chiamerà Lili e che sempre più spesso farà visita a Greta finendo per spazzar via Einar. Ma Lili non è, come superficialmente si potrebbe pensare, un capriccio o una finzione: Lili esiste nel corpo di Einar, prova sentimenti indipendenti da lui e preme per uscire, come dimostrano le sempre più frequenti emorragie: una chiara ribellione della parte femminile del corpo di Einar. Ben presto Greta ed Einar-Lili cominciano a consultare dei medici perché trovino una soluzione che permetta a tutti di vivere questa situazione al meglio e di ritrovare un equilibrio, ma nessuno sembra capire quale sia la reale condizione di Einar… nessuno tranne un professore tedesco che finalmente trova la soluzione, drastica ma definitiva.

Inevitabilmente il cambiamento nella vita di tutti coloro che sono intorno a Lili sarà radicale, ma alla fine, dopo non poche tribolazioni, ognuno troverà una dimensione, una soddisfazione, un posto accettabile nel mondo… tutti, anche Einar.

La storia di Lili, raccontata in questo libro con una buona dose di fantasia, è in realtà una vicenda realmente accaduta in Danimarca all’inizio del Novecento ed è stata di esempio ed ispirazione per molte persone transessuali e non. Il coraggio di Lili e di Gerda ha spinto molte persone ad essere se stesse e credo che il messaggio che questo libro vuole lanciare sia proprio questo: un invito ad essere noi stessi, a lasciar uscire la parte più vera di noi, facendo una scelta ed affrontandone le conseguenze, anche se a volte ciò è tutt’altro che facile e comporta delle rinunce.

Passando all’aspetto puramente stilistico, direi che Ebershoff ha scritto questa storia in modo magistrale, dando il giusto spazio ai personaggi, alle loro riflessioni e sensazioni, facendoci vivere questa vicenda con loro, passo passo, come se fossimo lì a guardare. Tutto questo è reso ancora più appassionante da una prosa semplice, ma ad effetto. Una lettura scorrevole e coinvolgente che, per quanto mi riguarda, ha pienamente soddisfatto le aspettative. Consigliato, è ovvio!

 

 

Opera recensita: “The Danish girl” di David Ebershoff

Editore: Giunti, 2016

Genere: narrativa internazionale

Ambientazione: Danimarca-Francia-California, anni 20

Pagine: 368

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: assolutamente sì.