simposio lettori copertina

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domenica 26 febbraio 2023

RECENSIONE: CRISTINA DELLA BIANCA - I MIEI AMORI DI-VERSI, IN VERSI

Sinossi:

L'Autrice, con grande sensibilità si sofferma di volta in volta sull'essenza, l'ontologia e l'entità dell'amore declinandolo nelle sue molteplici e diversificate forme.
Ed ecco dunque l'amore sensuale, quello nostalgico, quello sperato e agognato, quello ricordato, quello sognato, quello immaginato, infine quello vissuto, ma sempre inesorabilmente e maledettamente sfuggente.
La sua poesia è a tratti crepuscolare, a volte pervasa da sottile, delicato e disperato romanticismo, in cui il sentimento è ora amore assoluto, condiviso, pieno, appagato, ora assenza, mancanza, desiderio straziante di ricongiungersi all'altro da sé per fondersi in un’unica entità.

 

Commento:

Conosco Cristina Della Bianca da tempo, sebbene solo virtualmente. Ho avvertito sin da subito, distintamente, la corrente di affinità che mi lega a lei e, grazie ai social, ho avuto modo di apprezzare spesso la sua sensibilità umana, artistica e in special modo poetica. Perciò la notizia della pubblicazione di questa sua prima silloge mi ha resa immensamente lieta, sia perché conoscevo il valore e la bellezza del suo poetare, sia per la realizzazione personale che comporta pubblicare un proprio libro, specie con versi così a lungo custoditi e meditati. Ma quando ho cominciato a leggerlo non mi aspettavo tanto da questo libro… una raccolta di componimenti di una bellezza, una profondità, un ardore che va ben oltre le mie pur alte aspettative. Volevo cominciare con una poesia soltanto, centellinando la lettura per gustarla meglio, ma mi sono ritrovata qui, ad immaginare notti d'estate, fruscii di pelle e calici di poesia, a fine serata e a libro concluso, senza la voglia di chiuderlo definitivamente, questo volume, sazia com'ero di spezie e di sabbia, di onde e di note proibite, ebbra di baci di vento e brividi di luna. La poesia di Cristina profuma di fragole e focaccia, è dolce ed esigente, è musica dei sensi, immaginifica e potente. Cristina sa cantare l'amore in tutte le sue mille sfumature: lieve come un raffinato ricamo dell'anima, giocoso come danza di bimbi, sontuoso e carnale come un'orchidea. Ogni componimento è un fiore diverso, da cogliere con delicatezza e curiosità, di cui saggiare la consistenza soffice e sofisticata, di cui annusare l'aroma inebriante, di cui ammirare i colori cangianti senza, tuttavia, conoscerlo mai del tutto. Già, perché ognuno di questi scritti ci sommerge con un profluvio di immagini ed un turbinio di sollecitazioni sensoriali, per poi lasciarci lì, storditi, a contemplare il mistero sottile della sua malia. Perché in fondo, ognuna di queste poesie incarna l'amore… ci sorprende, ci meraviglia, ci inchioda e ci travolge… ma chi può dire di conoscerlo davvero, l'amore? Al ritmo avvolgente di un tango appassionato, veniamo trasportati in un mondo di sogno, dove le convenzioni sociali non esistono e anche noi diveniamo parte dei giochi di mare tra le pieghe di un'alba, mentre irrompe travolgente la melodia dei corpi che si trovano nell'accordo perfetto tra lenzuola candide e profumate. E qui dove il sentimento si fa vivida presenza, si sentono tutti, i richiami a Prévert, Saffo, Emily Dickinson, ma sono solo suggestioni che rimangono sullo sfondo, soverchiati da una poesia originale, seduttrice, intima, personale, intensa, passionale, dolce, lieve ed estremamente sensuale.

Credo che il modo più bello per gustare questo libro sia leggerlo due volte: una prima volta di filato, dall'inizio alla fine, per immergersi totalmente in questo campo fiorito; una seconda a piccoli sorsi, come se ogni poesia fosse quel quadretto di cioccolato che ci concediamo la sera, per prendere fiato dalla quotidianità inaridente, per portare un soffio caldo di sogno, una promessa di segreto piacere nella nostra giornata. Ma, in qualunque modo vogliate, il mio consiglio di cuore è… leggetelo. Regalatelo e regalatevelo… In un deserto di parole spacciate per poesia, Cristina, tessendo con dita di seta un'impalpabile, ipnotica  tela d'amore, ci regala un'oasi di bellezza a cui dissetarci.

 

Opera recensita: "I miei amori di-versi, in… versi" di Cristina Della Bianca

Editore: Virginio Cremona editore

Genere: raccolta di poesie

Pagine: 99

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 10 pieno.

  

RECENSIONE: HICA HARADA - COME PETALI NEL VENTO

Sinossi:

Giappone. È la sera di Capodanno e Miho e Maho, ancora bambine, ricevono dalla nonna Kotoko una prima paghetta tutta per loro, accompagnata da queste parole: «Il modo in cui spenderete i soldi può decidere la vostra vita». Le due sorelle sono troppo piccole per capire, e si comportano in modo opposto: Miho li spende subito per qualcosa di futile; Maho invece compra un borsellino per custodire quelli che guadagnerà in futuro. A vent'anni di distanza, Miho ripensa a quell'episodio quando scopre che il fidanzato vorrebbe che lei smettesse di lavorare dopo il matrimonio. Non avendo mai messo nulla da parte, ciò vorrebbe dire perdere la propria autonomia. Solo ora capisce il vero significato delle parole della nonna: l'indipendenza economica è la cosa che conta di più per una donna. Maho lo sa bene: nel corso degli anni è riuscita a risparmiare molto più della sorella. Il suo segreto è semplice, non ha mai smesso di compilare il taccuino che, nella sua famiglia, si tramanda di donna in donna. Un taccuino speciale su cui segnare tutte le spese. Maho non ha dimenticato l'insegnamento di Kotoko e ha così assicurato una libertà possibile a sé e a sua figlia. Un futuro possibile. Perché siamo come petali in un fiume e il corso dell'acqua incontra mille ostacoli, si districa in mille anse, ma se non perdiamo di vista un ramo a cui aggrapparci nessuna cascata riuscirà a sopraffarci. È quello che Miho capirà facendo proprio l'insegnamento delle sue antenate. Da un'autrice pluripremiata la storia di tre generazioni di donne che si confrontano con tradizioni antiche e moderne. Tutte alla ricerca della propria strada, della propria indipendenza e della capacità di decidere del proprio destino.

 

Commento:

Questo è, davvero, un libro strano. È piacevole da leggere, è diverso da qualsiasi cosa abbia mai letto perché è, in pratica, un mix tra un romanzo e una guida al risparmio… insomma, è qualcosa di indefinibile che, però, mi è piaciuto. O meglio, mi è piaciucchiato, passatemi il termine. Le quattro donne protagoniste non conquistano del tutto, però incuriosiscono e le loro vicende invogliano a continuare la lettura. Però non ho capito se, in definitiva, l'intento fosse raccontare delle storie anche belle e piene di spunti oppure fornire ai lettori ragguagli sulla necessità di risparmiare per il futuro, sui pericoli del non farlo e sui modi per farlo al meglio. Credo, però, che la ratio (e passatemi, ancora una volta, il termine giuridichese), fosse fare una riflessione sulla società giapponese – che non è poi così diversa da quella occidentale – e sulla sua evoluzione nel tempo, nonché sulle derive che in un futuro ipotetico e incerto potrebbe prendere. Una riflessione condotta in modo ben strano, bisogna dirlo, però piacevole e a tratti persino utile. Ah, altra cosa che non mi spiego è il titolo… se a tutto il resto posso arrivare con la forza della ragione e dell'immaginazione, al nesso di questo titolo con la storia, francamente no.

 

Opera recensita: "Come petali nel vento" di Hica Harada

Editore: Garzanti, 2023

Traduzione: Daniela Guarino

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Giappone

Pagine: 240

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7.

  

martedì 21 febbraio 2023

RECENSIONE: LUIS LANDERO - PIOGGIA SOTTILE

Sinossi:

A Madrid vive una famiglia come tante: una madre vedova ormai anziana, tre figli adulti. La madre fra poco compirà ottant’anni e, per l’occasione, l’unico figlio maschio vuole organizzare un pranzo che riunisca tutti. Ma le sorelle non ci stanno: ha forse dimenticato che non si parlano più da mesi? In effetti, a ben guardare la situazione è tutt’altro che idilliaca. Nel tempo, malumori e risentimenti di ogni sorta hanno logorato i rapporti, in un groviglio di accuse reciproche che sembra inestricabile: la gelosia fra le due figlie, il loro comune rancore verso il fratello, ma anche verso la madre, colpevole di aver sempre preferito lui. All’annuncio di questo pranzo imminente, i problemi tornano a galla e ognuna delle donne di famiglia cerca un’alleata in Aurora, l’irreprensibile nuora e cognata che suo malgrado è diventata la confidente di tutti ed è costretta a trascorrere le giornate al telefono ascoltando le loro lamentele. Cosa che comincia a pesarle più di quanto potesse immaginare… Si può parlare di tutto con i propri cari? Nessun racconto è innocente, tantomeno lo è quello che ci raccontiamo sulla nostra famiglia.

 

Commento:

Qualche volta ci capita di incontrare sulla nostra strada libri che ci conquistano dalla prima parola e non ci mollano più fino al momento di girare l'ultima pagina. Non sappiamo neppure noi perché, che cos'abbiano di così trascendentale, visto che apparentemente sono libri normalissimi, eppure qualcosa c'è… sarà l'alchimia delle parole, sarà che in quel momento specifico siamo sensibili proprio a quella determinata voce… eppure succede. È raro, ma capita e a me è successo con questo Pioggia sottile di Luis Landero. È il classico libro che mi ha chiamata: l'ho pescato nel mucchio, senza conoscere l'autore, senz'aver nemmeno letto la trama, e mi sono ritrovata tra le mani un gioiellino. "Pioggia sottile" parla di noi tutti, di famiglie disastrate, di storie incredibili dalle mille versioni, della vita di ognuno di noi e di come ce la raccontiamo. Gabriel, Sonia, Andrea, Oracio, Roberto, la madre… solo sei personaggi per raccontare un mondo di sofferenza indicibile nascosto dietro vite normali. A questi bisogna però aggiungerne uno, Aurora, la vera outsider della storia, colei da cui ti aspetti una reazione, un qualcosa, un'esplosione… colei che è troppo, troppo altruista ed empatica per essere vera, colei che ammiri e disprezzi perché forse vorresti essere come lei… e stai lì ad aspettare che la bomba deflagri, e intanto pensi a te stessa, alla tua vita e ai mille modi con cui te la racconti… e pensi a tutte le storie che hai sentito, interiorizzato, digerito, ai rapporti umani e a quanto sono labili, a quanto sono altalenanti le amicizie, gli umori, le persone… e intanto la storia scorre inesorabile fino ad un finale inaspettato e surreale. Un libro così non si legge tutti i giorni… ma quando capita, non si scorda più.

 

Opera recensita: "Pioggia sottile" di Luis Landero

Editore: Fazi, 2023

Traduzione: Giulia Zavagna

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Spagna

Pagine: 240

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

RECENSIONE: JORN LIER HORST - CORPI DIMENTICATI

Sinossi:

Larvik, cento chilometri a sud di Oslo. È un gelido dicembre quando Viggo Hansen, sessantun anni, viene trovato nel salotto del proprio appartamento, a quattro mesi dalla morte. Il caso è archiviato come un decesso per cause naturali, ma l’ispettore William Wisting non ne è convinto, così come sua figlia Line, cronista di nera per il giornale locale. Col pretesto di scrivere un reportage, la giovane giornalista comincerà a scavare nel passato dell’uomo, per anni suo vicino di casa, disvelando una vita vissuta nel silenzio e nell’emarginazione sociale. Nel frattempo, a Wisting viene assegnato un nuovo caso: il ritrovamento nel profondo della foresta ghiacciata di un altro corpo mummificato, quello del professore americano Bob Crabb, arrivato l’estate precedente per un incarico internazionale. Tra presagi e minacce, padre e figlia seguiranno il filo rosso che lega i due cadaveri, fino a trovarsi sulle tracce di un serial killer ricercato dalle agenzie di mezzo mondo, un insospettabile nascosto sotto mentite spoglie nella tranquilla cittadina norvegese.

 

Commento:

"Corpi dimenticati" è un thriller nordico che fa parte di una serie di molti volumi; in italiano ne è stato pubblicato solo un altro, "Bassa stagione", ma quando mi sono imbattuta in Corpi dimenticati non lo conoscevo assolutamente, né conoscevo l'ispettore William Wisting e sua figlia Line. Eppure… eppure tra queste pagine mi sono sin da subito sentita a casa. Nel freddo del nevoso dicembre norvegese mi sono sentita accolta e piacevolmente cullata dal tepore di una buona, sana, rassicurante storia del brivido. E sì, lo so anch'io che una storia fatta di morti, serial killer, indagini e misteri sepolti non c'è niente di buono, sano o rassicurante… ma forse la magia della scrittura è proprio questa: quando è buona lo senti. Ed io non ho neppure sentito il rimpianto di tutte le storie precedenti con Wisting e Line… semplicemente, mi sono goduta questa, sorseggiandomela con calma, la stessa calma minuziosa che si prende l'autore per raccontarcela, facendo salire sapientemente la tensione, gettando lì ombre più dense nel buio della sera… Davvero un buon thriller, letto con gusto e con piacere.

 

 

Opera recensita: "Corpi dimenticati" di Jørn Lier Horst

Editore: Rizzoli, 2023

Traduzione: Eva Valvo

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Norvegia

Pagine: 396

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

domenica 12 febbraio 2023

RECENSIONE: DARIO FERRARI - LA RICREAZIONE E' FINITA

Sinossi:

Marcello è un trentenne senza un vero lavoro, resiste ai tentativi della fidanzata di rinsaldare il legame e cerca di prolungare ad libitum la sua condizione di post-adolescente fuori tempo massimo. La sua sola certezza è che vuole dirazzare, cioè non finire come suo padre a occuparsi del bar di famiglia. Per spirito di contraddizione, partecipa a un concorso di dottorato in Lettere, e imprevedibilmente vince la borsa. Entra così nel mondo accademico e il suo professore, un barone di nome Sacrosanti, gli affida come tesi un lavoro sul viareggino Tito Sella, un terrorista finito presto in galera e morto in carcere, dove però ha potuto completare alcuni scritti tra cui le Agiografie infami, e dove si dice abbia scritto La Fantasima, la presunta autobiografia mai ritrovata. Lo studio della vita e delle opere di Sella sviluppa in lui una specie di identificazione, una profonda empatia con il terrorista-scrittore: lo colpisce il carattere personale, più che sociale, della sua disperazione. Contemporaneamente sperimenta dal di dentro l'università: gli intrighi, le lotte di potere tra cordate e le pretestuose contrapposizioni ideologiche, come funziona una carriera nell'università, perfino come si scrive un articolo «scientifico» e come viene valutato. Si moltiplicano così i riferimenti alla vita e alla letteratura di Tito Sella, inventate ma ironicamente ricostruite nei minimi dettagli; e mentre prosegue la sarcastica descrizione della vita universitaria, il racconto entra nella vita quotidiana di Marcello e nelle sue vitellonesche amicizie viareggine. Realtà sovrapposte, in cui si rivelano come colpi di scena delle verità sospese. Che cosa contiene l'archivio Sella, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi? Perché il vecchio luminare Sacrosanti ha interesse per un terrorista e oscuro scrittore? E che cosa racconta, se esiste, La Fantasima, l'autobiografia perduta? La ricreazione è finita è un'opera che si presta a significati e interpretazioni molteplici. Un narrato in cui si stratificano il genere del romanzo universitario - imperniato dentro l'artificioso e ossimorico mondo dell'accademia -, con il romanzo di formazione; il divertimento divagante sui giorni perduti di una generazione di provincia, con la riflessione, audace e penetrante, sulla figura del terrorista; e il romanzo nel romanzo, dove l'autore cede la parola all'autobiografia del suo personaggio. Questo libro racconta la storia di due giovinezze incompiute, diversissime eppure con una loro sghemba simmetria.

 

Commento:

Beh, chi di noi che abbiamo frequentato l'università italiana non si è sentito per un attimo (o anche un po' di più) Marcello Gori? Chi non si è ritrovato in quella sensazione così bella e frustrante di equilibrio precario tra l'adolescenza e il mondo dei cosiddetti adulti, quando vorresti già ritrovarti realizzato con tanto di lavoro e stipendio, eppure vorresti sempre essere giustificato nel tuo far niente, nelle caxxate e nei colpi di testa? E te l'assicuro, fai di tutto per prolungarla il più possibile quella situazione, anche se non sai cosa sei o cosa vuoi. Ecco, è più o meno questo lo stato d'animo di Marcello quando, senza nemmeno sapere come, si ritrova vincitore di un dottorato di ricerca in italianista, con assegnato dal suo Barone, un progetto di ricerca tanto improponibile quanto stimolante. Ed è così che si ritrova in mezzo ad una storia che non è la sua, ma che ha molto da insegnargli. E noi, invece, leggendo, abbiamo molto su cui riflettere, dalla condizione dell'università italiana a certi lati oscuri della nostra storia. E poi c'è il mistero, che non è il centro del romanzo ma è comunque una parte importante della vicenda… Un romanzo insospettabilmente complesso, questo di Dario Ferrari, adatto a chi cerca una lettura impegnata, attuale, ricca di spunti di riflessione sulla nostra società.

 

Opera recensita: "La ricreazione è finita" di Dario Ferrari

Editore: Sellerio, 2023

Genere: narrativa italiana

Ambientazione: Viareggio-Pisa-Parigi

Pagine: 480

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 7.

  

RECENSIONE: DANILO KIS - GIARDINO, CENERE

Sinossi:

Profumo di vaniglia e semi di papavero, un vassoio nichelato con sottili mezzelune lasciate dal fondo dei bicchieri, piccoli tram azzurri, gialli e verdi che si rincorrono tintinnando, il cancello di un parco dietro il quale spuntano cervi e cerve, «come ragazzini di buona famiglia di ritorno dalla lezione di piano». All’inizio di questo romanzo c’è un pullulare di sensazioni, una nube tattile, olfattiva, onirica, che si sposta in una cauta esplorazione del mondo, come l’occhio del bambino Andreas, il narratore. La parola «morte» trafigge questa nube, è un numero fatale stampato sul buio. E il bambino gioca con il sonno, gli tende agguati, in preparazione alla grande lotta con la morte. Aveva deciso di «assistere un giorno consapevolmente alla venuta della morte e così vincerla», e nell’attesa voleva sorprendere l’angelo del sonno.
Intorno ad Andreas, vediamo la sorella Anna, che piange la sera perché il giorno è finito e non torna più; e la madre Marija, seduta davanti a una imponente macchina da cucire Singer di ghisa nera. E soprattutto vediamo, seppure soltanto in apparizioni imprevedibili e balzane, il padre Eduard Sam, ispettore delle ferrovie a riposo, ma in realtà trickster decaduto, che non dispone più di molti poteri, eppure è ancora aureolato di eventi prodigiosi e irrisori. Autore di un Orario delle comunicazioni tranviarie, navali, ferroviarie e aeree che, arricchendosi di edizione in edizione, si trasforma in opera interminabile, come una mappa che volesse coincidere con il territorio rappresentato, Eduard usa mostrarsi con bombetta e redingote imbrattata, e sfida l’iniquità del mondo dietro occhiali con montatura metallica, stringendo in pugno un bastone. Compreso della sua vocazione di mistificatore, non è mai se stesso, ma il nebbioso ricordo di qualcos’altro, e il giovane Andreas, fantasticatore selvaggio, percepisce in lui la compresenza di molte vite: «Ed eccolo, mio padre, seduto nel carro accanto a una giovane zingara dalle poppe rigonfie, maestoso come il principe di Galles o, se volete, come un croupier o come un maître d’hôtel (come un illusionista, come un impresario di circo, come un domatore di leoni, come una spia, come un antropologo, come un maggiordomo, come un contrabbandiere, come un missionario quacchero, come un sovrano che viaggi in incognito, come un ispettore scolastico, come un medico di campagna e, infine, come un commesso viaggiatore, rappresentante di una compagnia occidentale per la vendita dei rasoi di sicurezza)». Un giorno, in un raro momento di sobrietà, Eduard accenna al figlio il suo segreto: «Non è possibile, giovanotto mio, e questo ricordatelo per sempre, non è possibile recitare la parte della vittima per tutta la vita senza diventarlo alla fine davvero». La storia si incaricherà presto di avverare la profezia.
In una continua osmosi di sensazione e visione, questo romanzo raggiunge una precisione evocativa che penetra nelle fibre della mente, in un modo che ricorda Bruno Schulz. Qui, come una splendida carovana di stracci e paccottiglia, ci sfila davanti il mondo saturo di esperienze dell’Europa centrale mentre sta per abbandonarsi alla morte, visto con gli occhi del bambino sognatore e ribelle che alla morte voleva dare scacco.

 

Commento:

Beh, dopo cotanta quarta di copertina, mi sono approcciata a questo romanzo con aspettative alte. Mi aspettavo di trovare una scrittura lussureggiante, ricca, evocativa come quelle che piacciono a me… il problema è che, mea culpa, non avevo pensato alla trama… o alla sua mancanza. E purtroppo, per me la trama è importantissima: i libri lirici, ma fatti di pensieri scomposti, flussi di coscienza, trame solo vagamente abbozzate non fanno per me… sono forse troppo alti, troppo aulici per i miei gusti o le mie capacità. Ho bisogno di ancorarmi a qualcosa di concreto, una struttura delineata, un profilo, una contestualizzazione spaziotemporale, dei personaggi di cui scoprire l'evoluzione… Ecco perché non sono riuscita ad apprezzare questo romanzo di Danilo Kis. Perché in queste pagine pure dense di immagini memorabili, quasi tutto ciò che a me piace trovare in un libro manca. Non è assolutamente un libro brutto, anzi ne riconosco il valore letterario… è solo un libro che non fa per me, perciò se pensate che abbia caratteristiche che invece voi gradite, allora sì che ve lo consiglio.

 

Opera recensita: "Giardino, cenere" di Danilo Kis

Editore: Adelphi (ed. originale 1965)

        Traduzione: L. Costantini

Genere: narrativa straniera

Pagine: 188

Prezzo: 20,00 €

Consigliato: sì/no

Voto personale: 5.

      

venerdì 3 febbraio 2023

RECENSIONE: KARSTEN DUSSE - INSPIRA, ESPIRA, UCCIDI

Sinossi:

«Mettiamo subito in chiaro una cosa: non sono un uomo violento. Anzi. Per dirne una, in vita mia non ho mai fatto a botte con nessuno. E ho commesso il mio primo omicidio a quarantadue anni. Piuttosto tardi, rispetto alla media nel mio ambiente di lavoro. Ok, è vero, la settimana successiva ne avevo già fatti fuori una mezza dozzina. Forse vi sembrerà brutto, ma posso garantirvi che sono sempre stato animato dalle migliori intenzioni. Era la logica conseguenza di un approccio consapevole all'esistenza, per conciliare il lavoro con la vita familiare.»



E se qualcuno applicasse alla lettera i princìpi della mindfulness per liberarsi dei propri problemi, facendoli fuori uno a uno (non solo in senso metaforico)? È quello che succede a Björn, avvocato in carriera dalla clientela molto esigente, quando la moglie lo spedisce a fare un corso di mindfulness minacciando di divorziare e di allontanarlo dalla figlioletta. A meno che non impari a conciliare famiglia e lavoro. Ma non è semplice applicare quei sani princìpi quando il tuo maggiore cliente è un mafioso narcotrafficante, che per sfuggire alla polizia si nasconde nel tuo bagagliaio durante una gita con tua figlia. Per impedire al lavoro di entrare nella sfera privata, Björn ha un'unica scelta: lasciare il "lavoro" nel bagagliaio sotto al sole, con conseguenze letali ma salvifiche. Finché la scomparsa del boss lo obbliga a prendere in mano la gestione dei suoi loschi affari e... sostituirlo! Inspira, espira, uccidi è la storia di un omicidio deliberato ma non premeditato, un'inaspettata fusione tra una guida di mindfulness e un poliziesco, e soprattutto un originale romanzo di intrattenimento.

 

Commento:

Beh, non si può dire che questo sia il noir più adrenalinico che abbia mai letto, né che la tensione si tagli con il coltello… però di sicuro è fra i più originali e divertenti che mi siano capitati fra le mani. Sì, sì, ho detto proprio "divertenti", perché questo libro è così assurdamente surreale che mi ha fatto morire dal ridere! È fortemente improntato all'ironia, è una commedia nera ai limiti della presa in giro, ma lo spasso è assicurato. E poi questo libro ha uno scopo, un'utilità: serve a non prenderci troppo sul serio, presi come siamo tutti da mindfulness, star bene con noi stessi e chi più ne ha più ne metta. Se cercate un thriller serioso, compassato, rigido, questo libro non va bene. Ma se volete divertirvi, beh, correte a leggerlo!

 

Opera recensita: "Inspira, espira, uccidi" di Karsten Dusse

Editore: Giunti, 2022

Traduzione: Rachele Salerno

Genere: noir

Pagine: 396

Prezzo: 16,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

giovedì 2 febbraio 2023

RECENSIONE: ESHKOL NEVO - NOSTALGIA

Sinossi:

Un tempo campo di transito per i nuovi immigrati dal Kurdistan, Maoz Tzion, detto il Castel per via di un fortino in cima a una collina, è ora un insieme indistinto di villette e baracche, di case e macerie, strade linde e vicoli fatiscenti. Dopo tante catapecchie condivise, i litigi per i conti e i turni per la doccia, Amir, studente di psicologia a Tel Aviv, e Noa, studentessa di fotografia a Gerusalemme, hanno preso casa al Castel. L'appartamento trovato non è, certo, quanto di meglio si possa desiderare. Un bilocale con un salotto grande quanto una cucina, una cucina grande quanto un vano doccia e un vano doccia con la spatola per tirare via l'acqua quando si allaga. Ma per Amir e Noa è un palazzo dove possono vivere come un re e una regina, girare per il salotto in mutande e fare l'amore dappertutto, a qualunque ora, senza temere che il coinquilino rientri in anticipo.

Dietro il muro del loro appartamento abita il padrone di casa, Moshe Zakian. Moshe ha soltanto due anni più di Amir, anche se è già marito di Sima e padre di due bambini. Non parla granché, preferisce fare, aggiustando qualunque cosa: serrature, elettricità, tubature otturate. E sua moglie Sima, che al contrario parla sempre e ha la battuta pronta, è il suo grande amore. Si vede a chilometri di distanza.

Nell'appartamento di fronte vive il piccolo Yotam che si sente trascurato da quando Ghidi, il fratello grande, è morto soldato in Libano. Sua madre, infatti, non fa altro che singhiozzare e mormorare «Ghidi, oh Ghidi» circondata dalle amiche che cercano di calmarla.

Nei paraggi si aggira Saddiq, il muratore arabo. Per prenderlo in giro, gli altri muratori lo chiamano Shaikh Saddiq, perché non sgarra di un millimetro quando si tratta di fare le misurazioni. Saddiq non ha una casa al Castel, ma vorrebbe averla, anzi riaverla. Nell'appartamento sopra il bilocale di Amir e Noa, quello costruito come una volta, pietra su pietra, prima che arrivassero i coloni ebrei, vivevano, infatti, i suoi. Sotto il mattone sopra la porta d'ingresso, dentro un sacchettino avvolto nella carta da giornale, sua madre ha nascosto qualcosa di importante per lei che, sia lodato Allah, Saddiq vorrebbe riportarle indietro.

Quattro case e un desiderio struggente di trovare il proprio posto nel mondo, nel momento in cui il proprio mondo - Israele e le infinite anime che lo compongono - è sconvolto dall'assassinio del Primo Ministro Yitzhak Rabin: così potrebbe essere descritta quest'opera che ha rivelato il talento di Eshkol Nevo sulla scena letteraria internazionale. Vincitore di numerosi premi, tradotto in numerosi paesi, il romanzo appare ora in una rinnovata traduzione italiana, rivista sulla base delle preziose indicazioni dell'autore.

 

Commento:

Di Eshkol Nevo apprezzo molte cose. In primis mi piace il fatto che i suoi romanzi siano così fortemente caratterizzati territorialmente: sono ambientati in Israele, non ci sono dubbi e non potrebbe essere altrimenti, non si possono prendere i suoi personaggi e le sue storie e traslarli in un altro luogo. Intendiamoci, non sempre quest'aspetto è positivo, ma per scrittori come Nevo è un plus, per quanto mi riguarda. Inoltre mi piace la sua scrittura… il fatto che sembri sempre così impersonale, priva di giudizi, eppure sia così capace di raccontarci l'umanità segmentata in forma di persone in un modo tanto personale e profondo. E anche in Nostalgia ho trovato questo Nevo, capace di raccontare un ambiente claustrofobico e chiuso come un quartiere periferico e isolato come se fosse il centro del mondo, ma senza decontestualizzarlo o farlo passare per un'autarchia, ed anzi collocandolo all'interno di una società che influenza e da cui è influenzato. E qui Nevo si spinge oltre, creando un parallelismo fra gli stati d'animo dei personaggi – che seguono agli sconvolgimenti piccoli e grandi che costellano le loro vite - e quello generale, di tutta Israele, a seguito dei numerosi attentati che scuotono l'opinione pubblica. E più che la nostalgia del titolo, lo stato d'animo che registro maggiormente è l'incertezza, quello stato di equilibrio precario che si realizza subito prima che le cose cambino, nel momento in cui ancora non sappiamo come e quando cambieranno. Nostalgia è un romanzo corale complesso e potente che vi conquisterà se, come me, avete amato altre opere di Nevo. Consigliato.

 

Opera recensita: "Nostalgia" di Eshkol Nevo

Editore: Beat, ed. originale 2004

Traduzione: Elena Loewenthal

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Israele

Pagine:  416

Prezzo: 10,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.