simposio lettori copertina

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giovedì 29 luglio 2021

RECENSIONE: NATALIE HAYNES - IL CANTO DI CALLIOPE

        Sinossi:

Una donna sola corre nella notte, intorno a lei la sua città che brucia. Fuori dalle mura, la regina e altre sventurate attendono un destino che verrà deciso dai vincitori. È la caduta di Troia. Dieci interminabili anni di guerra sono giunti alla tragica conclusione, mentre le avventure dei protagonisti andranno a ispirare, nei secoli a venire, le opere di artisti e scrittori. «Cantami o Musa» invoca il sommo poeta Omero, che ha raccontato le gesta degli eroi. Ma Calliope, musa della poesia epica, questa volta è meno accomodante: è convinta che non tutto sia stato narrato, che qualcosa di fondamentale, legato alle figure femminili, manchi ancora per completare l'affresco. Se il bardo vuole che lei canti, allora lei canterà insieme a tutte le donne coinvolte nella grande tragedia. Dando voce a ciascuna di loro, Calliope prende in mano la storia e ce la racconta da una nuova prospettiva. Ecco Andromaca, Cassandra, Pentesilea, Clitennestra, che vengono alla ribalta, con i loro pensieri, con i complicati risvolti psicologici delle loro scelte, con la sete di vendetta, la solitudine, la dignità di fronte alla morte. E poi tutte le altre, da Penelope a Briseide, da Creusa a Ifigenia, dalle troiane che, vinte, saranno rese schiave, alle greche che attendono il rientro dei loro uomini, senza dimenticare le capricciose divinità che governano le sorti dei mortali. Attingendo alle fonti antiche, anche le meno note, Natalie Haynes rivisita una delle più grandi narrazioni di tutti i tempi, facendoci palpitare di commozione accanto alle leggendarie eroine, e trasmettendoci il sentimento vivo di come la guerra di Troia e la sua epopea appartengano alle donne non meno che agli uomini.

 

Commento:

Guerra, un sostantivo femminile per indicare un'attività da sempre considerata prerogativa maschile… Una narrazione parziale, viziata, sicuramente miope, ma imperitura. Negli ultimi anni sono stati tanti gli autori che, con risultati più o meno apprezzabili, hanno provato a cambiare le cose, a dar voce alle donne dei poemi epici. Lo ha fatto, con quest'ottimo romanzo, anche Natalie Haynes che non prende in esame solo un singolo poema epico – e questo è uno dei pregi più grandi di quest'opera – ma l'intera epica greca raccontata nei secoli, compresi i riferimenti contenuti in autori latini successivi. Le donne che vissero la guerra di Troia rivivono in queste pagine ritrovando la loro voce: una voce forte, potente, che cattura ed avvince riavvicinando, al contempo, le donne dell'antichità con quelle di oggi. I sentimenti provati, infatti, emergono chiaramente e non è difficile ritrovarvisi: tutte siamo madri, figlie, sorelle… forse non saremo dee, ma anche le dee provano sentimenti a noi ben comprensibili. Il canto di Calliope è una lettura appassionante ed interessante anche perché permette di conoscere personaggi minori, meno noti, ma che hanno comunque qualcosa da dire. Un'ottima lettura per tutte le stagioni: vi assicuro che, persi come sarete nelle pagine, anche il caldo vi sembrerà un po' più sopportabile.

 

Opera recensita: "Il canto di Calliope" di Natalie Haynes

Editore: Sonzogno, 2021

Genere: narrativa straniera

Pagine: 320

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

lunedì 26 luglio 2021

RECENSIONE: NAMWALI SERPELL - CAPELLI, LACRIME E ZANZARE

                    Sinossi:

1904. Sulle rive del fiume Zambesi, a poche miglia dalle maestose Cascate Vittoria, c’è un insediamento coloniale chiamato Old Drift. In una stanza fumosa dell’hotel dall’altra parte del fiume, un esploratore di nome Percy M. Clark, annebbiato dalla febbre, commette un errore che intreccia il destino di un albergatore italiano con quello di un garzone africano. Questo innesca un ciclo di inconsapevoli conseguenze che travolgono tre famiglie dello Zambia (una nera, una bianca, una mista) i cui membri si scontrano e s’incontrano nel corso del secolo, nel presente e oltre. Con il susseguirsi delle generazioni, le storie di queste famiglie – i loro trionfi, i loro errori, le perdite e le speranze – emergono attraverso un panorama di storia, fiaba, romanticismo e fantascienza. Da una donna ricoperta di peli a un’altra afflitta da una cascata infinita di lacrime, a storie d’amore proibite e ardenti storie politiche, a meraviglie tecnologiche nostrane come afronauti, microdroni e vaccini virali, questo avvincente e indimenticabile romanzo è una testimonianza del nostro desiderio di creare e attraversare i confini e una meditazione sul lento e grandioso passare del tempo.

 

Commento:

Cos'hanno in comune fra loro capelli, lacrime e zanzare? Apparentemente nulla, ma, fidatevi, c'entrano molto, molto più di quanto si possa pensare. Di sicuro c'entrano nella storia raccontata nel libro cui danno il titolo, il folgorante esordio letterario di Namwali Serpell da molti – troppi – accostato addirittura a Cent'anni di solitudine. Senza voler cercare a tutti i costi paragoni impegnativi, mi sento di affermare che Capelli, lacrime e zanzare è un libro impegnativo, una saga familiare appassionante, un buon romanzo storico con tracce di distopia sul finale, un ottimo esordio letterario e, non da ultimo, un interessante modo di conoscere la storia di un popolo, tanto variegato, di un territorio che ruota attorno a un fiume (lo Zambesi) e di una Nazione nata da appena sessant'anni e segnata dal colonialismo europeo del primo Novecento e da profondi dissidi e contraddizioni interni, dati dalle tante etnie conviventi in un territorio non poi così vasto. Tutto comincia da un errore e finisce in un errore, tutto comincia in un hotel nel 1904 in cui un inglese supponente e razzista viene in contatto con un albergatore italiano, e finisce con tre ragazzi di etnie diverse che cercano di cambiare il corso di una storia già scritta. Nel mezzo c'è la vita, c'è un groviglio di storie, esperienze che si intrecciano, destini che si incrociano… ci sono amori, lotte politiche, privazioni, compromessi, tragedie personali, progetti, tradimenti… c'è tutto quello di cui è fatto un vissuto, moltiplicato per il vivere d'un intero popolo. La storia di un Paese raccontata tra verità e fantasia, in un romanzo intenso, impegnativo, ma molto piacevole da leggere. Consigliato.

 

Opera recensita: "Capelli, lacrime e zanzare" di Namwali Serpell

Editore: Fazi, 2021

Genere: saga familiare, romanzo storico, distopico

Ambientazione: Zambia

Pagine: 650

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

sabato 24 luglio 2021

RECENSIONE: DANIEL KEYES - FIORI PER ALGERNON

    Sinossi:

Algernon è un topo, ma non un topo qualunque. Con un'audace operazione, uno scienziato ha triplicato il suo QI, rendendolo forse più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Charlie Gordon, che, fino all'età di trentadue anni, ha vissuto nella dolorosa consapevolezza di non essere molto... sveglio. Ma cosa succederà quando la stessa operazione verrà effettuata su Charlie? Quale sorte accomunerà la sua esistenza a quella del fedele amico Algernon? "Fiori per Algernon" è ormai considerato uno dei grandi romanzi del XX secolo, un capolavoro della narrativa di anticipazione: il diario di un uomo che «voleva soltanto essere come gli altri», un romanzo definito dal "New York Times" «magistrale e profondamente toccante», un'opera che ha ispirato film, serie televisive, musical, che ha vinto il Premio Hugo e il Premio Nebula e ha venduto oltre cinque milioni di copie nel mondo.

 

Commento:

Non conosco molto il genere distopico-fantascientifico, ma, in genere, quando leggo un buon romanzo lo so riconoscere e, fidatevi, questo lo è. Fiori per Algernon è una storia plausibilissima, verosimilissima, molto molto intensa, se non fosse che uno dei punti cardine su cui si fonda è – al momento – irrealizzabile: è la storia di un uomo, Charlie Gordon, e un topolino, Algernon, che vengono sottoposti ad un esperimento scientifico, un'operazione che li renderà più intelligenti di quanto siano in realtà, andando ad aumentare sensibilmente il loro QI. A raccontarci tutto è proprio Charlie, un trentaduenne affetto da grave ritardo che per tutta la vita ha desiderato essere intelligente, piacere alla gente, capire le cose e discutere con gli altri. Le scoperte che Charlie farà dopo l'operazione, però, saranno molto diverse da ciò che si aspettava. Ciò che scoprirà lo scopriremo anche noi con lui, leggendo i suoi "rapporti sui progressi", dapprima tra l'esilarante e il commovente, poi sempre più lucidi e finanche tragici. Ci sembrerà di compiere con Charlie questo viaggio dentro l'intelligenza umana in una roulette indiavolata eppure estremamente lucida di luce e buio, di estrema esaltazione e profonda malinconia. Un libro illuminante per molti motivi, un romanzo distopico che getta una luce nuova su molti aspetti della psiche umana. Da leggere.

 

 

Opera recensita: "Fiori per Algernon" di Daniel Keyes

Editore: Tea, prima ed. 1959

Genere: distopico    

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 314

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

  

venerdì 23 luglio 2021

RECENSIONE: ANNA BAILEY - CHI HA PECCATO

    Sinossi:

È notte fonda quando Emma lascia la sua migliore amica Abigail alla festa alle Tall Bones, il ritrovo nel bosco in cui si danno appuntamento gli adolescenti della cittadina di Whistling Ridge, in Colorado. È l’anno del diploma ed Emma è convinta, come la maggior parte delle ragazze della sua età, che la loro vita sia solo all’inizio. Invece entro la fine della settimana il volto di Abigail sorriderà dai volantini attaccati ai pali del telefono e alla bacheca della chiesa, oscillando nella brezza delle Montagne Rocciose. Samuel Blake, il padre di Abi, perlustrerà il bosco con la polizia urlando invano il nome della figlia. Suo fratello Noah strofinerà via le macchie di fango dai jeans fino a scorticarsi le mani ed Emma nasconderà sotto il letto l’acqua ossigenata con cui avrebbe dovuto tingere i capelli dell’amica. Dolly, la madre di Abi, riuscirà solo a fissare la grande croce sul muro di casa, fumando una sigaretta dopo l’altra, terrorizzata all’idea che sia già troppo tardi per fermare la catena di eventi che si è innescata. Tutti hanno dei segreti a Whistling Ridge. Tutti hanno peccato, come tuona ogni domenica dal pulpito il pastore Lewis. Ma cosa è successo ad Abi? Chi è il vero colpevole? Può succedere di tutto in questa polveriera di rabbia e risentimento, basta solo una scintilla: la verità su quella maledetta notte alle Tall Bones. Con un ritmo fulminante e una sapiente costruzione della suspense, Anna Bailey porta a galla le dinamiche di certe piccole e claustrofobiche città di provincia, dove ogni tipo di diversità è bandito. E capitolo dopo capitolo, inchioda il lettore in un gioco micidiale di sospetti e bugie, fino all’ultima pagina.

 

Commento:

E se vi dicessi che ho realizzato che questo libro era un thriller solamente quando l'ho letto fra le etichette di Ibs? E se vi dicessi che la cosa mi ha così favorevolmente colpita da far acquistare ulteriori punti alla storia che – per inciso – comunque non ne aveva bisogno? Ho letto Chi ha peccato a scatola chiusa, non conoscevo la trama, l'ambientazione, l'autrice, nulla… mi ha incuriosito il titolo. Una volta cominciato a leggere non mi sono più fermata: è una storia tragica e appassionante che mi ha sorpresa. In primis mi ha colpito il fatto di non sapere quando la trama fosse collocata nel tempo: il libro è del 2021, ma la storia potrebbe essersi svolta oggi come decenni fa… ovviamente è uno stratagemma più che voluto, a parer mio, e leggendo capirete bene quale messaggio voleva dare l'autrice. Poi ho apprezzato quel senso realistico e disturbante di claustrofobia, di torbido, di colpa che si respira in tanti romanzi ambientati nella provincia – in una delle province del mondo – in cui l'anonimato non esiste e si è sempre pronti a ficcare il naso nelle storie segrete degli altri piuttosto che guardare il proprio orticello o, ancora meglio, fare qualcosa per aiutare chi è in difficoltà. Inutile dire che i giudizi, le arringhe, le invettive la fanno da padrone ed attecchiscono fertili e rigogliosi i semi dell'odio e dell'intolleranza che, quando una ragazzina scompare, sono quindi acuiti esponenzialmente ogni ora che passa senza ritrovarla. Logico, dunque, che un piccolo paesino di provincia possa diventare l'anticamera dell'inferno, specie se il padre della ragazza scomparsa non è noto per la sua mitezza e pazienza. Chi non ha peccato scagli la prima pietra… ah, se qualcuno pensasse ai propri peccati invece di giudicare senza attenuanti quelli altrui! Ah, se qualcuno, vedendo una famiglia in difficoltà, avesse fatto qualcosa per fermare la sua lenta ma inesorabile distruzione… Ah, quante cose si possono dire a posteriori e quanto poco contano i "se". Chi ha peccato è un libro importante, un po' thriller un po' romanzo di formazione, che fa riflettere sull'importanza di non giudicare, di non odiare gli altri, è un libro che va letto anche se a tratti disturba, è un libro intenso scritto da una giovane scrittrice esordiente che dimostra tuttavia una bravura insospettata e gradita. Una buona lettura… per tutti, credenti e non.

 

Opera recensita: "Chi ha peccato" di Anna Bailey

Editore: Feltrinelli, 2021

Genere: thriller

Ambientazione: Stati Uniti

Pagine: 352

Prezzo: 19,00 €

    Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

lunedì 19 luglio 2021

RECENSIONE: ITALO CALVINO - SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE

Sinossi:

"L'impresa di cercare di scrivere romanzi 'apocrifi', cioè che immagino siano scritti da un autore che non sono io e che non esiste, l'ho portata fino in fondo nel mio libro 'Se una notte d'inverno un viaggiatore'. È un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l'inizio di dieci romanzi d'autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro ... Più che d'identificarmi con l'autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d'identificarmi col lettore: rappresentare il piacere della lettura d'un dato genere, più che il testo vero e proprio. Ma soprattutto ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza d'altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri." (Italo Calvino)

 

Commento:

Ok, mettiamo subito le cose in chiaro: so di dire un'eresia, ma a me questo romanzo non è piaciuto, anzi, per la verità mi ha proprio indispettito.

Come afferma egli stesso, in queste pagine Calvino ha voluto incarnare il punto di vista del lettore che, accingendosi a leggere un certo romanzo, si accorge che la sua edizione è difettosa, incompleta. Si reca, perciò in libreria dove incontra la lettrice, Ludmilla, che ha lo stesso problema. I due incappano, da qui in avanti, in una serie di romanzi incompleti (dieci per l'esattezza) dei quali ricercano la genesi, nei quali ravvisano collegamenti. E nel frattempo, parallelamente, anche il loro rapporto cresce.

Ora, mi rendo conto che scrivere un metaromanzo come questo sia complessissimo, mi rendo conto che l'idea di Calvino fosse originale ed ingegnosa, non c'è dubbio… tuttavia questo libro non mi ha coinvolta, non mi ha emozionata, mi è parso nulla più che un mero esercizio di stile (ottimo stile, certo, ma per me lo stile in un libro non è tutto). Mi rendo conto, peraltro, che ciò che dico è paradossale perché Calvino voleva rappresentare proprio questo, la frustrazione del lettore che, dapprima indispettito e poi sempre più coinvolto dalla vicenda dei libri incompleti, continua la sua ricerca e scopre che i libri esistono in presenza di altri libri ed in raffronto con essi… E tuttavia, pur riconoscendone l'intento, non riesco proprio a farmi piacere questo romanzo. So che non dovrei bocciarlo ed anzi dovrei esortarvi a leggerlo per farvi un'idea vostra – tanto più che si tratta di un romanzo importante e molto dibattuto – ma, davvero, è più forte di me… proprio non mi è piaciuto e non lo consiglio. Poi ognuno leggerà ciò che più gli aggrada.

 

Opera recensita: "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Italo Calvino

Editore: Mondadori, prima ed. 1979

Genere: letteratura italiana

Pagine: 264

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 6 (ma solo perché è Calvino).

          

sabato 17 luglio 2021

RECENSIONE: VALERIE PERRIN - TRE

                 Sinossi:

«Mi chiamo Virginie. Di Nina, Adrien ed Étienne, oggi Adrien è l’unico che ancora mi rivolge la parola. Nina mi disprezza. Quanto a Étienne, sono io che non voglio più saperne di lui. Eppure fin dall’infanzia mi affascinano. Sono sempre stata legata soltanto a loro tre».

1986. Adrien, Étienne e Nina si conoscono in quinta elementare. Molto rapidamente diventano inseparabili e uniti da una promessa: lasciare la provincia in cui vivono, trasferirsi a Parigi e non separarsi mai.

2017. Un’automobile viene ripescata dal fondo di un lago nel piccolo paese in cui sono cresciuti. Il caso viene seguito da Virginie, giornalista dal passato enigmatico. Poco a poco Virginie rivela gli straordinari legami che uniscono quei tre amici d’infanzia. Che ne è stato di loro? Che rapporto c’è tra la carcassa di macchina e la loro storia di amicizia?

Valérie Perrin ha il dono di cogliere la profondità insospettata delle cose della vita. Seguendo il filo di una vicenda struggente e implacabile, l’autrice ci trascina al cuore dell’adolescenza, del tempo che passa e separa.


Commento:

Avendo amato molto Cambiare l'acqua ai fiori, il precedente bestseller di Valérie Perrin, ero in trepidante attesa di leggere questo suo terzo romanzo e devo dire che, sebbene fra i tre Cambiare l'acqua ai fiori rimanga il mio preferito, le mie aspettative rispetto a questo libro non sono state deluse. E' una storia intensa, profonda, ricca di intrecci e sottotrame, raccontata però con la semplicità e la franchezza di chi si approccia alle cose, alle storie, alle vite altrui con umiltà, cercando di conoscerne e raccontarne il più possibile lasciandosi stupire dall'inatteso, instillando nel lettore la curiosità genuina di sapere cosa succederà ai personaggi. Personaggi che, anche in questo romanzo, sono tridimensionali: li conosciamo approfonditamente, dall'infanzia fino all'età adulta in un ciclo di flash-back che aumentano la curiosità e ci permettono di completare la loro conoscenza passo passo, con una piccola tessera in più ad ogni giro. Li conosciamo approfonditamente anche grazie ad un personaggio in più, vicino, ma a distanza di sicurezza rispetto ai tre amici protagonisti: Virginie. Virginie rimane un enigma fin quasi alla fine della storia, è sempre stata presente nelle vite di Etienne, Nina ed Adrien, ma nessuno sembra notarla... è lei che, con sguardo lucido sebbene coinvolto, ci fa da guida nell'oggi di questi tre amici che non si vedono da anni e il cui rapporto ha subito grandi stravolgimenti, permettendoci così di proseguire senza timori alla scoperta del loro passato. La scrittura di Valérie Perrin è sempre misurata, curata, ricercata, con i dettagli al punto giusto, nessuna sbavatura, nulla di superfluo. Leggere i suoi libri significa inoltrarsi in microcosmi, vite, realtà anche difficili o inconsuete che si conosceranno poco a poco e forse mai del tutto, come del resto accade nella vita vera quando si arriva in un luogo sconosciuto o ci si imbatte nelle vite altrui. Tre è un romanzo corposo che si fa leggere gradevolmente, che emoziona e, sebbene forse non tocchi il cuore come il romanzo precedente, lascia comunque la sensazione - a libro chiuso - di aver letto una bella storia che ci dà qualcosa da far sedimentare e su cui, magari, riflettere a tempo debito. Una lettura che ho apprezzato molto e che, ovviamente, consiglio.


Opera recensita: "Tre" di Valérie Perrin

Editore: E/O, 2021

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Francia

Pagine: 624

Prezzo: 19,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

 

mercoledì 14 luglio 2021

RECENSIONE: JUAN GOMEZ-JURADO - REGINA ROSSA

Sinossi:

Antonia Scott è speciale. Molto speciale. Non è una poliziotta né una criminologa. Non ha mai impugnato un'arma né portato un distintivo. Eppure ha risolto dozzine di casi. Ma è da tempo che non esce dalla sua soffitta a Lavapiés. Dotata di un'intelligenza straordinaria, è stanca di vivere: ciò che ha perso contava molto più di ciò che l'aspetta là fuori. Jon Gutiérrez, quarantatré anni, omosessuale, ispettore di polizia a Bilbao, è nei guai: su Internet circola un video in cui, nell'intento di aiutare una giovane prostituta, introduce nell'auto del suo protettore una dose di eroina sufficiente a mandarlo dritto in prigione. A farli conoscere è Mentor, la misteriosa figura a capo dell'unità spagnola di Regina Rossa: un programma segreto volto alla cattura di criminali di alto profilo in Europa. Così, loro malgrado, Antonia e Jon si trovano a collaborare a un caso spinoso: il cadavere di Álvaro Trueba, il figlio della presidentessa della banca più grande d'Europa, è stato ritrovato in una villa immacolata con un calice pieno di sangue in mano. La stessa notte, anche Carla Ortiz, figlia di uno dei più ricchi imprenditori del mondo, è scomparsa. Entrambe le famiglie hanno ricevuto una telefonata da un uomo che dice di chiamarsi Ezequiel, ma non vogliono rivelare i dettagli della conversazione avuta con lui: evidentemente, ci sono dei segreti così grandi da non poter essere sacrificati nemmeno in nome di un figlio. Chi è Ezequiel? Si tratta di uno psicopatico o dietro c'è qualcosa di più? Per Antonia e Jon scatta così una disperata corsa contro il tempo, tra false piste, pestate di piedi e trappole mortali, attraverso i meandri più oscuri di Madrid.

 

Commento:

"Regina Rossa" è il titolo del primo capitolo di una trilogia che sta spopolando in Spagna e in altri Paesi del mondo, ma è anche il nome di un personaggio importante del romanzo, Antonia Scott. È lei la "regina rossa", parte di un progetto internazionale della massima riservatezza che si occupa di catturare criminali di alto livello in tutta Europa. Ma Antonia non è solo questo: è la persona con il più alto QI al mondo, è una mente che sta al di sopra delle menti, e nonostante questo è molto umana. Da tre anni ha deciso di non lavorare più per il progetto, ma a quanto pare ora c'è bisogno di lei: un ragazzino è stato ucciso seguendo uno strano rituale e una donna è stata sequestrata. Cos'hanno in comune? Sono i figli di due tra i personaggi più ricchi ed influenti d'Europa e forse del mondo e… ai loro genitori è stato chiesto un riscatto quantomai inconsueto, segreto e pesante da pagare. Chi c'è dietro questi crimini? A scoprirlo è chiamata proprio Antonia insieme al malcapitato ispettore Jon Gutierrez, sua spalla ed aiuto – suo malgrado – in questa storia apparentemente statica e già letta, ma che in realtà, senza che ce ne accorgiamo, ci attira in un vortice di tensione. Un romanzo con poca caratterizzazione dei personaggi – aspetto perdonabile visto che è il primo di una serie – e inesistente introspezione psicologica. Un thriller godibile, da leggere se non si vuol stare troppo a pensare… ottimo per l'estate, in cui qualche brivido che tuttavia non impegni troppo i neuroni cotti dal sole è sempre gradito.

 

Opera recensita: "Regina rossa" di Juan Gomez-Jurado

Editore: Fazi, 2021

Genere: thriller, seriale

Ambientazione: Spagna

Pagine: 430

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

sabato 10 luglio 2021

RECENSIONE: HERMANN HESSE - NARCISO E BOCCADORO

        Sinossi:

Nel Medioevo leggendario del cattolicesimo monastico si sviluppa l'amicizia fra il dotto e ascetico Narciso, destinato a una brillante carriera religiosa al riparo dalle insidie del mondo, e Boccadoro, l'artista geniale e vagabondo, tentato dall'infinita ricchezza della vita e segretamente innamorato anche della sua caducità. In «Narciso e Boccadoro» Hermann Hesse riflette sul contrasto fra natura e spirito, fra eros e logos, fra arte e ascesi, alla ricerca di una loro possibile conciliazione, e pone al lettore – in una limpida fusione di favola simbolica – i grandi, inquietanti interrogativi sulla condizione dell'uomo contemporaneo.

 

Commento:

Come si fa a ricondurre certi romanzi dentro canoni fissi, come si può pensare di domarne l'esuberante grandezza sottomettendoli ad un'etichetta? Me lo sono chiesto, di quando in quando, nelle mie peregrinazioni letterarie, non mi sono ancora data una risposta ed ogni volta che mi ritrovo a farlo, a forzare una riduzione ad etichetta di certe opere mi sembra, in un certo qual modo, di profanarne lo spirito, di commettere una specie di sacrilegio. No, non vuol essere magniloquenza, la mia, né tantomeno uno scusarsi preventivo, ma più semplicemente un venire a patti con quella parte della mia coscienza letteraria che ama il bello e pensa che non lo si possa spiegare, ma solo vivere e godere. Mi è capitato anche con Narciso e Boccadoro, di provare questo senso di disagio nel volerne parlare, ma se ci si prefigge di recensire libri, di invogliare alla lettura, ahimè, bisogna farlo anche e soprattutto con romanzi come questo, dei quali l'unica cosa sensata da dire sarebbe "leggetelo!". Ebbene, Narciso e Boccadoro è un romanzo senza tempo, scritto nel 1933 ed ambientato in un tempo passato, in un Medioevo lontano, fatto di conventi, castelli, vagabondi e pestilenze, ma che ci sembra quasi di aver vissuto, di sentire vicino ad un tempo passato da poco, quasi che la nostra mente ne conservi il ricordo come di qualcosa che si tramanda per tradizione orale. Mi era già capitato di imbattermi nella scrittura profonda, affascinante, evocativa di Hermann Hesse leggendo il suo Siddartha; in questa sua opera, sebbene molto diversa nei contenuti, ritrovo qualcosa di indefinito nella prosa di quest'autore che mi aveva colpito e che mi induce ad approfondirne la conoscenza. È una sorta di mistero, una dimensione metafisica che attiene al non detto, a qualcosa di non svelato che ci porta ad andare oltre le suggestioni scritte, ad osservare ciò che ci sta intorno, la natura, l'uomo, il senso profondo delle cose e ad interiorizzare tutte queste riflessioni, a guardare con il nostro sguardo ciò che l'autore ci accenna ed a trovare dentro di noi il posto di ogni cosa. Hesse narra come pochi il senso intrinseco del viaggio: un viaggio fatto di esplorazione delle contraddizioni attraverso una scala di sentimenti che va dall'invidia al desiderio fino al completamento dato dalla conoscenza; un viaggio fisico, fatto di esperienze, sacrificio, ricerca, e un viaggio interiore fatto di insegnamenti, tappe personalissime della conoscenza dell'altro, di sé e del proprio posto nel mondo. Una narrazione che, nel suo complesso, trasmette rispetto per ciò che racconta ed al contempo lo richiede, quasi lo esige dal lettore.  Una narrazione che quasi prescinde dai due personaggi, che li "usa" come veicolo per mostrare a noi, comuni lettori che abbiamo bisogno di ancorarci a cose piccole come possono essere i nostri simili, l'essenza vera della ricerca di sé. Un libro magnifico… uno di quei libri che danno senso alla parola Letteratura.

 

Opera recensita: "Narciso e Boccadoro" di Hermann Hesse

Editore: Mondadori, prima ed. 1933

Genere: classico, letteratura tedesca

Ambientazione: Germania

Pagine: 265

Prezzo: 13,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 10.

      

mercoledì 7 luglio 2021

RECENSIONE: ELIZABETH STROUT - AMY E ISABELLE

Sinossi:

Vincitrice del Premio Pulitzer 2009 con il romanzo Olive Kitteridge, Elizabeth Strout ha esordito con Amy e Isabelle nel 1998. È la storia, questa, di una cittadina anonima della provincia americana. Di un’estate straordinariamente torrida. Di un microcosmo di donne, impiegate presso gli uffici di una fabbrica locale. Tra queste c’è Isabelle, ancora giovane, che tenta di celare il proprio misterioso passato dietro una facciata di decoro e perbenismo; e c’è la figlia Amy, una timida adolescente con un segreto che non riesce a tenere nascosto. Il rapporto tra le due è teso, intessuto di cose non dette e di una reciproca incomprensione che si trasforma in aperta ostilità quando la madre scopre nella figlia l’esuberanza e la voglia di vivere che un tempo erano state le sue, il suo stesso desiderio di darsi a un altro e di essere amata. Il mondo di Amy e Isabelle crollerà violentemente all’improvviso, e dopo un toccante, impietoso confronto durante una drammatica notte niente sarà più come prima. Lieve e spietato, impreziosito da una scrittura cristallina, Amy e Isabelle è un indimenticabile romanzo sui legami affettivi e la paura di amare.

 

Commento:

Conoscevo già Elizabeth Strout per aver letto, un po' di tempo fa, Olive Kitteridge, il suo romanzo certamente più famoso. Di quella lettura ho un ricordo piacevole, ma molto vago… so per certo, però, che non sarà lo stesso per Amy e Isabelle: questo libro è decisamente difficile da scordare, almeno per me… mi è piaciuto molto di più, mi ha coinvolta emotivamente, ha toccato corde profonde.

È la storia di una madre e una figlia adolescente che, dopo aver vissuto quasi in simbiosi per sedici anni (questa l'età di Amy), si ritrovano d'improvviso ad odiarsi, acerrime nemiche, presenze ostili obbligate a convivere. Tutto cambia, improvvisamente, quando Isabelle scopre delle cose su Amy che le fanno capire che la figlia che credeva di conoscere è cresciuta, maturata, sta emancipandosi da lei ed anzi contro di lei. Quella figlia cui ha dedicato la vita è, in realtà, una sconosciuta ribelle ed ostile che forse la odia, di sicuro le si rivolta contro e non vuole parlarle. Cosa ha scatenato quest'onda d'urto? Ad un primo sguardo potremmo dire che è stato l'amore, ma indagando un po' più a fondo scopriremo che tutto si deve alla paura. Paura di non essere all'altezza l'una dell'altra, all'altezza della società di una piccola cittadina di provincia, all'altezza delle aspettative del prossimo, di se stesse, dell'uomo che si desidera e si crede di amare. Paura di fallire, di non proteggere abbastanza, di deludere chi ci è caro, paura che gli errori del passato si ripetano e si tramandino.

Amy e Isabelle è un romanzo toccante e bruciante sull'adolescenza e il rapporto madre-figlia, ma anche sulla necessità di vivere la propria vita senza costrizioni, libere da pregiudizi o condizionamenti sociali, economici, religiosi, culturali… una necessità che non è superficiale e frivola, ma che è parte del bisogno di autodeterminarsi che riguarda intimamente ognuno di noi.

 

Opera recensita: "Amy e Isabelle" di Elizabeth Strout

Editore: Fazi, prima ed. 2000

Genere: narrativa americana

Ambientazione: New England, Stati Uniti

Pagine: 474

Prezzo: 19,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

sabato 3 luglio 2021

RECENSIONE: VALENTINA MIRA - X

                Sinossi:

X è un romanzo e una lettera. Valentina scrive al fratello con cui non parla da anni per raccontargli quello che ne è stato di lei e soprattutto quello che non ha avuto il coraggio di dirgli in passato. Torna all’estate del 2010, l’estate della sua maturità. C’è una festa, alcol e nelle casse la musica degli ZetaZeroAlfa, band di riferimento di CasaPound. La musica l’ha messa G., amico di tutti lì, anche di Valentina, ottimo studente della scuola cattolica nonostante la celtica al collo (è pur sempre una croce, del resto, e in quell’ambiente non è grave quanto un orecchino indossato da un ragazzo). G. quella notte diventa uno stupratore. Uno stupratore normale in un quartiere normale di un paese normale: nessun mostro, nessuna martire, nessun livido, solo un po’ di sangue sul letto. Valentina non lo denuncerà mai. Esattamente come il novanta per cento delle donne che sono state violentate, quel danno resta taciuto per anni. Con un’unica eccezione, un solo confidente, suo fratello che tuttavia non le crede. Al contrario, si allontana da lei e rimane amico di G., lo stupratore. Dopo quasi dieci anni Valentina decide di riprendersi la propria storia, di spezzare l’omertà e ribaltare la vergogna, dalla violentata al violentatore, restituendola a lui. È questo che ci racconta Valentina Mira in X: il tabù e lo stigma che accompagnano lo stupro, la violenza che porta a sentire il proprio corpo come estraneo. La necessità di una reazione. Scrive un canto di Natale per il fratello che non le ha creduto, lo porta indietro con sé in quella festa di molti anni prima, e poi nel presente in cui nulla funziona perché la violenza è sistemica e non una sfortunata eccezione, infine in un futuro che vede nel diritto a difendersi e ad aggredire l’unica via. Un romanzo di una forza e di una franchezza senza precedenti in cui la potenza letteraria e di racconto lascia disarmati.

 

Commento:

Stupro, violenza, tabù. Di questo e di molto altro parla Valentina Mira in queste pagine. Lo fa con cognizione di causa perché la storia che racconta è la sua, è parte della sua vita; lo fa perché prima o poi arriva il momento di liberarsi, di cercare le parole, di trovare dentro di sé la voce e la forza per urlare il proprio dolore, la rabbia, la frustrazione, il rifiuto di accettare ogni giorno quello che si era già rifiutato ab origine. Stupro, violenza, tabù… tre parole che indicano una cosa sola: negazione della libertà, rifiuto di ascoltare, irreparabilità, umiliazione, dolore taciuto, occultato, ma sempre bruciante perché troppo grande, troppo ingiusto, troppo vero. Vero come vera è questa storia, vero come il sangue su quel lenzuolo dopo troppi no rimasti inascoltati, vero come i chili persi da una ragazza di diciannove anni che di colpo smette di mangiare, di ridere, di parlare; vero come il vuoto lasciato da un fratello che prima completava un tutto fatto di due persone inseparabili ed ora fa sentire tutta la sua assenza ostile; vero come il prezzo pagato per non aver denunciato, per aver stretto un patto di non belligeranza dal quale la vittima ha perso ancora ed è vittima due, dieci, cento volte.

Con penna vibrante e sguardo lucido, Valentina Mira conduce noi e se stessa attraverso il racconto doloroso e agghiacciante di uno stupro avvenuto nella normalità di una festa post maturità, in una sera d'estate romana, fra alcool, scherzi, flirt giocosi e conversazioni letterarie. Ed è necessario, leggendo questa storia, riflettere una volta in più su cosa sia, davvero, la violenza, su cosa si possa, davvero, definire stupro: non è necessario che ci sia un vicolo buio, un coltello, un aggressore sconosciuto perché si parli di stupro. La violenza viene dal mancato consenso, viene dal rifiuto inascoltato, da quel no interpretato arbitrariamente come un sì. Una storia che non avremmo voluto leggere perché non avremmo voluto che si verificasse. Una storia come troppe, con cui siamo obbligati a fare i conti… tutti, uomini e donne.

 

 

Opera recensita: "X" di Valentina Mira

Editore: Fandango, 2021

Genere: romanzo epistolare, autobiografia

Ambientazione: Roma

Pagine: 192

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.