simposio lettori copertina

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domenica 30 gennaio 2022

RECENSIONE: PATRIZIA RINALDI - LA DANZA DEI VELENI

Sinossi:

Un personaggio più unico che raro nella letteratura poliziesca, la detective ipovedente Blanca Occhiuzzi, una scrittura altrettanto sorprendente e raffinata, un’indagine ben costruita. Questi gli ingredienti per una serie che ha già deliziato molti lettori e che prossimamente arriverà anche sugli schermi.

La detective ipovedente Blanca e i suoi colleghi, il commissario Martusciello, l’agente scelto Carità, Liguori e Micheli, si ritrovano a dover risolvere due casi che sembrano scollegati: il traffico di animali illegali provenienti dall’estero e la morte di una donna, apparentemente avvenuta a causa del morso di un ragno, rarissimo e letale. Nel primo caso, delle circostanze fortuite porteranno a galla indizi che provocheranno la morte di due veterinari, mentre il secondo caso sembra opera di un assassino seriale che usa i ragni come armi, ma le vittime non sono collegate in alcun modo. Nel commissariato regna l’anarchia, ognuno conosce solamente un pezzo dell’indagine e spesso lo nasconde agli altri, il puzzle fatica a comporsi fino all’ultimo perché le vicende private dei personaggi si ergono come muri tra di loro: ognuno come un animale ferito cerca con le proprie forze di aprirsi la strada verso la verità, senza accorgersi di essere mutilato lontano dal resto della squadra. Blanca si dibatte nei suoi sentimenti per Liguori e cerca un riparo nell’amore di Micheli, pur non ricambiandolo. Di tutte le bestie che abitano questo romanzo è proprio Blanca la più selvatica.

 

Commento:

Il traffico illegale di animali è il tema al centro di questo quarto episodio della saga scritta da Patrizia Rinaldi, che vede come protagonista Blanca Occhiuzzi. Un romanzo passe-par-tout, lo definirei, di consolidamento. Un romanzo in cui i killer sono spesso animali pericolosi, ma che alla fine ci mostra come il killer più spietato sia sempre uno: l'uomo. Questo romanzo mi è piaciuto, ma mi ha colpito meno di altri della stessa serie: dal punto di vista del giallo nulla da dire, ma da quello della trama trasversale c'è un po' troppa stasi. Pazienza, si sa che non tutti i romanzi di una serie sono uguali… mi rifarò prestissimo con il quinto volume!

 

Opera recensita: "La danza dei veleni" di Patrizia Rinaldi

Editore: E/O, 2019

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Napoli

Pagine: 224

Prezzo: 16,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

martedì 25 gennaio 2022

RECENSIONE: KRISTY CAMBRON - LA SARTA DI CHANEL

Sinossi:

Parigi, 1939. La Maison Chanel ha chiuso, lasciando senza lavoro la sarta di alta moda Lila de Laurent. I nazisti hanno invaso le strade della Ville Lumière, che sembra destinata a precipitare nell'oscurità. La vita di Lila è ormai un susseguirsi di estenuanti file per le razioni di cibo, di restrizioni brutali e sacrifici, mentre la propaganda opprimente censura ogni comunicazione con il resto del mondo. Eppure, in angoli nascosti della città, c'è ancora chi osa sperare. Non ci vuole molto perché Lila si avvicini alla Resistenza e decida di utilizzare le sue abilità di sarta per infiltrarsi nelle élite naziste. Quando l'affascinante René Touliard entra improvvisamente nel suo mondo, Lila sente il cuore diviso tra il desiderio di salvare la propria famiglia, ebrea, e continuare a dedicarsi alla lotta per la liberazione.
Parigi, 1943. Il compito di Sandrine Paquet è quello di catalogare le inestimabili opere d'arte in partenza per Berlino, dove le attende il Führer. Si tratta di capolavori rubati alle case delle famiglie ebree. Ma a porte chiuse, Sandrine cerca segretamente informazioni sulle attività della Resistenza. Sotto il suo atteggiamento compiacente, infatti, c'è una donna decisa a scoprire che fine abbia fatto il marito scomparso. Ma a quale prezzo? Mentre il regime di Hitler si sgretola, Sandrine si troverà coinvolta in qualcosa di più grande di lei. Uno splendido abito Chanel, infatti, nasconde un messaggio che potrebbe rivelare segreti inimmaginabili...

 

Commento:

"La sarta di Chanel" è un romanzo storico, ambientato nella Parigi occupata dai nazisti tra il 1939 e il 1944, che ci riporta ad un periodo buio della storia del Novecento. L'autrice, però, nell'affrontare la Seconda guerra mondiale, si sofferma solo marginalmente sull'eccidio degli ebrei, sulla deportazione nei campi di sterminio e sulle attività militari al fronte. Si concentra, invece, su un altro aspetto meno affrontato, ma pure importante: com'era la quotidianità, in quegli anni difficili, per chi non era stato deportato e non aveva potuto andare al fronte a combattere per il proprio Paese? Come viveva – o meglio, come sopravviveva – chi restava nelle città occupate, nella spasmodica attesa di veder tornare i propri cari partiti? Per raccontarci quest'aspetto della guerra, la Cambron sceglie come teatro del suo romanzo la città della luce, della moda, dell'arte, quella che, per eccellenza, da sempre evoca la bellezza: Parigi. Tra salti temporali continui necessari ma che, per la verità, penalizzano la scorrevolezza della lettura, il racconto si snoda seguendo le vicissitudini di due protagoniste, due donne molto diverse tra loro ma che, pur non conoscendosi, lottavano dalla stessa parte: Lila e Sandrine. Lila prima della guerra era una sarta di Haute Couture che lavorava per Chanel, poi, alla chiusura del laboratorio parigino della maison, ha trovato lavoro da Ricci ed ha vestito, per anni durante la guerra, le gentildonne, amanti e cortigiane degli ufficiali nazisti, entrando ed uscendo dalle stanze dell'hotel Ritz, avendo così accesso a molti segreti utili a chi i nazisti li combatteva. Sandrine, invece, era una storica dell'arte, moglie di un uomo la cui famiglia, notoriamente antinazista, era nota nel mondo dell'editoria. Mentre, con il figlioletto e la suocera, attende trepidante il ritorno del marito dal fronte, è costretta a fare il doppio gioco per sopravvivere: accetta le avances non richieste di un capitano tedesco e nel frattempo lavora per tracciare e porre in salvo opere d'arte che altrimenti sarebbero distrutte o andrebbero perse nelle collezioni degli alti ufficiali della Wermacht. Tutte e due, insieme a moltissimi altri, per sopravvivere e tenere alto il nome e l'onore di Parigi, fanno scelte non facili, ma giuste e pagano prezzi altissimi pur di restare vivi. La sarta di Chanel è un romanzo storico intenso, forse non facile da leggere, ma che ci dà molto su cui riflettere, anche perché ci pone davanti a punti di vista forse non proprio inediti, ma neppure scontati. Consigliato.

 

 

 

Opera recensita: "La sarta di Chanel" di Kristy Cambron

Editore: Newton Compton, 2021

Traduttore: Martina Rinaldi

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Parigi, 1939-1944

Pagine: 416

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

  

sabato 22 gennaio 2022

RECENSIONE: PATRIZIA RINALDI - ROSSO CALDO (BLANCA OCCHIUZZI 03)

Sinossi:

Tornano i personaggi di Blanca Tre, numero imperfetto in una nuova indagine narrata con il personalissimo stile di Patrizia Rinaldi

Anche nel commissariato di Pozzuoli arriva la primavera piovosa e fredda: il commissario Martusciello rimpiange la capacità di memoria degli anni passati, la sovrintendente Blanca vive una crisi amorosa con l’ispettore Liguori, l’agente scelto Carità è tornato nei suoi silenzi. Dovranno dimenticare le loro irrequietezze per occuparsi di due omicidi; le vittime lavoravano nello stesso ufficio postale di zona, ma questo pare l’unico legame, perché le morti si riferiscono a contesti diversi: spiriti e voyeurismo pseudoartistico da una parte e crimine di rapine e ricatti dall’altra. Intanto Gianni Russo, il padre di Ninì, la figlia adottiva di Blanca, in carcere per aver confessato l’omicidio della moglie, scappa dall’ospedale dove è ricoverato. Cerca Ninì e la fa sprofondare di nuovo nell’incertezza da cui la ragazza si sta liberando. Il rapporto tra Blanca e Ninì si incrina, Russo ferisce gravemente il commissario Martusciello e le vite di tutti si frantumano.

 

Commento:

Titolo intrigante e pieno di sensualità e promesse per questo terzo romanzo di Patrizia Rinaldi con protagonista la sovrintendente Blanca Occhiuzzi. E non c'è che dire, le promesse non sono affatto disattese: ne succedono di cose in questo giallo che, finora, è il mio preferito dei tre. La quarta di copertina anticipa molte – troppe – cose, perciò non indugerò oltre nella trama, ma mi preme sottolineare che l'evoluzione dei personaggi e di vicende e contesti che li riguardano è davvero significativa. Conosciamo meglio Blanca, Ninì, Sergio, Carità… i protagonisti approfondiscono le dinamiche interpersonali e noi con loro. E sullo sfondo – neanche tanto, per la verità – c'è sempre Napoli, una Napoli esoterica e misteriosa, ma anche prosaica, carnale, elitaria e popolare. Una città che è un coacervo multiforme di umanità, guai e bellezza. Ed è qui, fra le sue luci e le sue ombre,  che, impetuosa e indomabile, si muove Blanca. Un libro cruciale per la serie, che ovviamente vi consiglio di leggere, ma non prima – mi raccomando – di aver letto i due precedenti, Blanca e Tre, numero imperfetto. Io, intanto, non vedo l'ora di leggere i prossimi volumi.

 

Opera recensita: "Rosso caldo" di Patrizia Rinaldi

Editore: E/O, 2014

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Napoli

Pagine: 224

Prezzo: 16,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

giovedì 20 gennaio 2022

RECENSIONE: GEORGES SIMENON - MARIE LA STRABICA

 

Sinossi:

«E sempre Marie aveva parlato con quella voce, sem­pre si era ostinata a dire, pacatamente, tutte quelle cose che alla gente non piace sentirsi dire. Forse per­ché era brutta e strabica?»

Marie qui louche è un romanzo pubblicato in Francia nel 1952, tradotto in Italia nel 1963 da Mondadori, divenuto introvabile e ora finalmente riproposto da Adelphi.
Sylvie ha diciassette anni ed è bella, procace, impudica; ha un seno magnifico, che eccita gli uomini, e prova piacere «a guardarselo, ad afferrarlo a piene mani». Marie, che ha un anno più di lei, è brutta e strabica, timida e spaurita; a scuola le compagne «le giravano alla larga, dicevano che aveva il malocchio». Da piccole, Sylvie le prometteva: «Quando sarò ricca ti prenderò come cameriera, e ogni mattina mi pettinerai». Eppure, di quello che passa per la testa di Sylvie, che adora e disprezza al tempo stesso, Marie intuisce tutto. Sa perché si spoglia davanti alla finestra aperta con la luce accesa, e sa anche che è lei a provocare il suicidio di Louis, il ragazzo ritardato ed epilettico che si aggira di sera nel giardino della pensioncina dove entrambe lavorano. Priva di scrupoli, ferocemente determinata a fuggire quella povertà che le fa orrore, Sylvie lascia la provincia e parte alla conquista di Parigi. Marie, che appartiene alla razza delle creature «segnate dalla malasorte», la segue nella capitale, ma si rassegna all'esistenza mediocre a cui è destinata. Quando, molti anni dopo, le due donne si rincontreranno, sarà Sylvie ad aver bisogno dell'aiuto di Marie, e questa sembrerà assecondarla con la succube arrendevolezza di sempre. Ma forse, questa volta, con il segreto proposito di rovesciare i ruoli: chi sarà, allora, la serva, e chi la padrona?

 

Commento:

"Marie la strabica" è un libro singolare rispetto all'amplissimo catalogo della prosa di Simenon: è enigmatico e descrittivo come i migliori romanzi di Simenon, eppure non è un giallo e non presenta lo stesso approfondimento psicologico di altre opere. È Simenon, ma non è Simenon. Le cose cominciano bene, quando Simenon ci presenta le due protagoniste, Silvie e Marie, l'una abbastanza inquadrabile e dall'evoluzione prevedibile e l'altra assolutamente anomala ed enigmatica. Poi, nella seconda parte del libro, qualcosa cambia ed è quasi come leggere un'altra opera, qualcos'altro, qualcosa di diverso: Silvie è sempre Silvie, prevedibilmente, mentre Marie… beh, se avevamo creduto di capirne il carattere almeno per sommi capi, qui comprendiamo che non è assolutamente così. Ci sono, in questo romanzo, molte delle caratteristiche stilistiche tipiche di Simenon che, tuttavia, risulta in un certo qual modo diverso da se stesso. Sarà forse questo ad avermi reso comunque gradita questa lettura? O sarà qualcosa che sta nel libro stesso? Non so dirlo, ma ad ogni modo, lo consiglio.

 

Opera recensita: "Marie la strabica" di Georges Simenon

Editore: Adelphi, 2019, prima ed. originale 1952, prima ed. italiana 1963

Traduttore: Laura Frausin Guarino

Genere: letteratura francese

Ambientazione: Francia

Pagine: 192

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

 

mercoledì 19 gennaio 2022

RECENSIONE: ANNABEL ABBS - LA CUCINA INGLESE DI MISS ELIZA

Sinossi:

Inghilterra, 1835. Eliza Acton spera che la sua nuova raccolta di poesie la conduca al successo. I sogni di gloria, però, si infrangono contro l'oltraggioso rifiuto dell'editore, Mr Longman, che la invita a dedicarsi a un libro di ricette - del resto i lettori non si aspettano altro da una donna. Eliza s'indigna: in casa degli Acton la cucina riguarda solo la servitú. Ma quando suo padre, sull'orlo della bancarotta, si dà alla fuga, quell'assurda proposta si rivela l'unico modo per sopravvivere. Eliza allora impara a conoscere i segreti di pentole e fornelli e, con l'aiuto della giovane Ann, finisce per scoprire che in ogni ricetta riuscita c'è sempre un pizzico di poesia. E di amore.

 

Commento:

"La cucina inglese di Miss Eliza" è un romanzo storico molto gradevole, godibile e piacevole da leggere, che ha il pregio di essere basato su una storia vera, o meglio, su fatti realmente accaduti ad una donna realmente esistita, la poetessa Eliza Acton che, nell'Inghilterra della prima metà dell'Ottocento, scrisse uno dei più noti, apprezzati ed intramontabili libri di ricette. Eliza Acton, per come ce la racconta Annabel Abbs, era una donna volitiva, coraggiosa, diretta e anticonformista, una donna abituata ad affrontare di petto ogni situazione, a scegliere per sé e a prendersi la responsabilità delle sue scelte. Dopo anni passati a scrivere nuove poesie più mature, che la rappresentassero meglio, il suo editore le disse che la poesia non la legge più nessuno, che la poesia non si addice ad una donna e le commissionò un libro di ricette. Ne rimase sconvolta ed offesa, tantopiù che non sapeva cucinare, non avrebbe mai immaginato di doverlo fare, tuttavia dovette rivalutare la sua decisione e da qui partì il viaggio che la condusse a fare di una ricetta una vera poesia. Tutto questo con l'aiuto di una ragazza del popolo, poverissima ma molto sveglia, che diventò sua amica.

Scritto con la consueta bravura di Annabel Abbs nel ricreare perfettamente le atmosfere in cui sono ambientati i suoi romanzi, "La cucina inglese di Miss Eliza" è un libro che parla di coraggio e perseveranza, di adattamento e forza di volontà. Una buona lettura. Consigliato.

 

Opera recensita: "La cucina inglese di Miss Eliza" di Annabel Abbs

Editore: Einaudi, 2022

Traduttore: Federica Aceto

Genere: romanzo storico

Ambientazione: Inghilterra, 1835-1861

Pagine: 376

Prezzo: 21,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

martedì 11 gennaio 2022

RECENSIONE: ALIDAD SHIRI - VIA DALLA PAZZA GUERRA. UN RAGAZZO IN FUGA DALL'AFGANISTAN

Sinossi:

Un giorno di agosto del 2005 un tir si ferma in un autogrill vicino a Bressanone. Da sotto sbuca un ragazzino. È tramortito, sporco. Si era legato di nascosto all’asse delle ruote posteriori prima che il tir si imbarcasse su una nave in partenza dalla Grecia. Poi Venezia, l’autostrada, quattro ore in¬finite. Molti altri erano morti così. Quel ragazzino si chiama Alidad Shiri e ha solo quattordici anni. È arrivato dall’Afghanistan, dove i genitori, una sorella e la nonna erano stati uccisi. Si era rifugiato in Pakistan con il fratello, l’altra sorella e gli zii. Ma due anni dopo era partito da solo, inseguendo la speranza di un futuro diverso. Il suo viaggio incredibile e pericoloso è durato quattro lunghi anni, passando per Iran, Turchia e Grecia. Ora quel ragazzo ha trent’anni, una laurea in ¬ filoso¬fia e lavora come giornalista. Vive in Alto Adige, dove ha trovato una famiglia che gli ha spalancato le braccia e, soprattutto, una comunità solidale.
Alidad racconta la sua storia di bambino che è fuggito dall’Afghanistan in guerra, un paese che oggi, dopo vent’anni, si ritrova di nuovo in uno stato di terrore. E con questo libro testimonia ogni giorno al mondo il grande potere dell’accoglienza.
ALIDAD SHIRI, di origine afghana, è arrivato in Alto Adige nel 2005. Oggi ha 30 anni, vive a Bolzano e si è laureato in Filoso¬fia politica. Era solo un bambino quando ha visto scoppiare la guerra in Afghanistan e ne ha subito le conseguenze più tragiche: la perdita della famiglia. Oggi è un giornalista e collabora con varie associazioni umanitarie, tra cui UNHCR Italia. Nel 2007 la sua storia è diventata un libro che oggi HarperCollins ripropone in una versione nuova e approfondita. Da anni Alidad porta la sua testimonianza nelle scuole per raccontare il viaggio incredibile per sfuggire dalla guerra e il percorso che lo ha spinto a farsi portatore di pace.

 

Commento:

Quella scritta da Alidad Shiri è una testimonianza importante, tantopiù alla luce di quanto è accaduto negli ultimi mesi e sta ancora accadendo in Afganistan, ossia il ritorno brutale del regime dei Talebani e la conseguente perdita, per tante persone, di quanto costruito e duramente conquistato negli ultimi vent'anni. Questa storia era stata pubblicata per la prima volta nel 2007, due anni dopo l'arrivo di Alidad in Italia, e viene oggi ripubblicata in un'edizione approfondita ed arricchita. Quale che sia il formato, l'edizione, l'approfondimento, però, questa storia è sempre bella, triste, straziante, importante da leggere, specie per noi occidentali che crediamo di sapere  e invece, troppo spesso, parliamo di ciò che non conosciamo. Di cosa parliamo, noi, quando parliamo di Afganistan, di Talebani, di oppressione, di viaggi della speranza? Di niente. Niente è ciò che possiamo dire noi di fronte a chi, come Alidad, è dovuto fuggire dal suo Paese dopo che la sua famiglia era stata trucidata, dopo che è dovuto partire, da solo, ancora bambino, per un viaggio dal quale si può uscire o salvi o morti, in balia di delinquenti, contrabbandieri, condizioni avverse, fatica, rischio, sofferenza. Alidad questa storia ce la racconta con stile schietto, diretto, senza fronzoli, così com'è… e forse per questo, a libro chiuso, l'impatto è ancora più forte. Niente, possiamo dire, davanti a storie come questa, che sembrano quasi racconti d'avventura per quante peripezie il protagonista ha dovuto affrontare per giungere salvo alla meta… se non fosse che queste sono storie vere, accadute realmente e che qui non c'è nessun protagonista, ma solo una persona, tante persone, che intraprendono un percorso folle per salvarsi la vita. E vorrebbero tornare al loro Paese, oh come lo vorrebbero… ma non possono farlo, altrimenti sarà stato tutto vano. Niente, possiamo dire… possiamo solo non dimenticare, andare oltre la notizia di cronaca del momento e approfondire, sapere, agire.

 

Opera recensita: "Via dalla pazza guerra. Un ragazzo in fuga dall'Afganistan" di Alidad Shiri

Editore: Harper Collins, 2021

Genere: autobiografia

Pagine: 288

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.

      

giovedì 6 gennaio 2022

RECENSIONE: INGRID SEYMAN - LA PICCOLA CONFORMISTA

    Sinossi:

La piccola conformista è un romanzo quasi completamente affidato alla voce di un personaggio. Basta sfogliare qualche pagina, leggere le prime righe, ed eccola lì l’eroina della storia, Esther Dahan. Comica, senza freni inibitori, tagliente, forse indimenticabile.
Esther è una bambina intimamente conservatrice, si autodefinisce «di destra» e si è trovata a crescere in una famiglia di sinistra negli anni Settanta a Marsiglia. Da irriducibile reazionaria sogna l’ordine, il rispetto delle regole, i «vestitini blu» delle brave ragazze cattoliche, desidera una vita inquadrata dalla normalità. In casa sua, a parte lei, tutti sono eccentrici, girano nudi, si lanciano piatti quando litigano, rifuggono regole e comportamenti conformisti, perbenisti, benpensanti. La madre, atea, anticapitalista e sessantottina, lavora come segretaria al municipio. Il padre è un ebreo francese nato in Algeria, ed esorcizza l’ansia di un prossimo olocausto stilando liste maniacali di compiti da svolgere. Si aggiungono poi un fratello minore iperattivo e i nonni paterni, che vivono nel ricordo nostalgico del glorioso passato nell’Algeria francese e trascorrono le giornate giocando alla roulette con i ceci, che serviranno poi a cucinare il cuscus domenicale.
L’esistenza di Esther subisce una svolta quando i genitori, imprigionati nelle loro contraddizioni, decidono inspiegabilmente di mandarla in pasto al nemico, ossia in una scuola cattolica nel quartiere più borghese di tutta Marsiglia. Esther trova forse il suo paradiso personale, osserva e riflette sullo stile di vita dei genitori, dei nonni, delle compagne così diverse da lei, fin quando un segreto custodito a lungo metterà tutto in discussione.
La comicità può raccontare anche gli aspetti più oscuri degli individui, l’ironia e la lucidità possono sondare il mistero della felicità e del dolore. In questo romanzo il desiderio di voler essere come tutti gli altri fa esplodere ogni logica parentale e ogni lessico familiare, e la quotidiana follia e normalità di una famiglia diventano lo strumento di un’appassionata ricerca di vita e di verità, con un sorriso a rischiarare il buio.

 

Commento:

Esther, la voce narrante di questo libro, è certamente una narratrice provetta, precisa e puntuale (e con quel caratterino, come avrebbe potuto essere altrimenti?), che ci porta nella quotidianità della sua variopinta, sgangherata famiglia, senza nasconderci nulla. Conosciamo i Dahan così, come in un'onda d'urto, a partire dai loro comportamenti più intimi e privati, fino alle loro convinzioni politiche e culturali, ai loro problemi personali, alle loro debolezze e, solo in ultimo, a quel passato che definisce, condiziona e marca stretta la loro essenza. Una famiglia non convenzionale, anticonformista all'ennesima potenza, nella quale si ritrova incastrata una bambina che nulla, ma proprio nulla ha – o vorrebbe avere – in comune con i suoi familiari. Non dev'essere facile, per Esther, destreggiarsi fra le stramberie del padre e le crisi del fratello, mentre magari cerca approvazione dai compagni di quella scuola esclusiva a cui i suoi l'hanno iscritta a forza. Non dev'essere facile conformarsi alla massa, mantenendo salde le proprie convinzioni, se chi ti educa, ti forma, detta le regole e ti fa da esempio si comporta nel modo opposto al tuo. E sarà forse dovuto a questo che la voce narrante di Esther sembra così adulta, cresciuta, saggia, quasi snob nel suo perfezionismo bacchettone? Sarà forse per questo che, nel finale, sembra quasi che abbia addomesticato anche le emozioni più vere, spontanee e dirompenti? "La piccola conformista" è un bel libro che, con la voce di una bimba troppo cresciuta, fa riflettere sul multiculturalismo, l'intercultura, la libertà di dire, fare, essere ciò che si vuole e la molteplicità dei metodi educativi. Non solo, questo libro fa anche pensare, sotto traccia, a molte questioni culturali e sociali su cui il mondo non smette mai di interrogarsi da oltre quarant'anni. Da leggere, specie se cercate una lettura cuscinetto, leggera ma non troppo, intermedia tra due mattoni, qualcosa che non vi stanchi, ma al contempo vi faccia pensare.

 

 

Opera recensita: "La piccola conformista" di Ingrid Seyman

Editore: Sellerio, 2021

Traduttore: Marina Di Leo

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Francia

Pagine: 196

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

mercoledì 5 gennaio 2022

RECENSIONE: ANDRé ACIMAN - MARIANA

 

Sinossi:

        «Al buio non facevamo nulla di male. Al buio non sapevamo neppure chi fossimo. Tu mi parlavi, io ti parlavo, ma chissà cosa ci dicevamo, non aveva importanza, eravamo come sonnambuli, incolpevoli per quello che avevamo fatto nella più profonda oscurità della notte.»

Mariana, l'io narrante di questo romanzo, è una giovane della provincia americana appena arrivata in Italia per trascorrere alcuni mesi di studio all'accademia d'arte. La prima sera, al ricevimento di benvenuto, incontra Itamar. Fa il pittore, è bello e carismatico, ed è un seduttore impenitente. Sebbene consapevole che una relazione con un uomo del genere è destinata a finire male, Mariana non può fare a meno di innamorarsene. Immediatamente e perdutamente. Quando lui comincia a trattarla in modo ambiguo, sparendo e riapparendo all'improvviso, Mariana è disarmata. Per reazione a questo scostante atteggiamento, si cela dietro un'apparenza fredda e distaccata, fino a quando un incontro casuale con lui in pubblico la farà vacillare... André Aciman, cantore odierno dell'attrazione, si è ispirato a Lettere di una monaca portoghese, il libro-scandalo pubblicato sotto pseudonimo che per il realismo e l'audacia nel raccontare la passione amorosa, alla fine del XVII secolo segnò una vera svolta letteraria. Ci consegna così, riportandola all'oggi, la storia di un amore totale, un acuto romanzo psicologico contrassegnato da un eros spietato, inesorabile, che inganna e ferisce, ma a cui è impossibile resistere.

 

Commento:

Cosa dire su questo breve romanzo di André Aciman? Che è ambientato in Italia, ma potrebbe essere ambientato ovunque nel mondo, tanto poco conta l'ambientazione in queste pagine; che è scritto in prima persona, o meglio, nella forma di una lettera che Mariana, l'io narrante, scrive più a se stessa che al suo amante, per riordinare idee e reazioni e cristallizzare, se non affrontare, quello che è accaduto con Itamar. Che dire ancora? Che richiama, nell'idea di fondo, nell'ispirazione e nel nome della protagonista, un libro che fece scalpore secoli fa; ha un'ottima quarta di copertina, che invoglia alla lettura, ma che il romanzo in sé non mi ha suscitato alcuna emozione se non un crescente disagio dato dalla sensazione di non comprendere, man mano che scorrevano le pagine, dove volesse condurci l'autore, quale fosse il suo messaggio, quale il fine di questa missiva tanto accorata e delirante quanto inutile, in primis per la scrivente. Mi dispiace, ma non mi sento di consigliarlo, giacché non solo ritengo di non averne capito la ratio, ma penso che ci sia poco da capire in fin dei conti… non ho trovato particolari degni di nota nel registro linguistico o nella narrazione, non mi ha colpito per la trama o l'originalità di qualche dettaglio… non lo consiglio perché non trovo motivi per farlo.

 

Opera recensita: "Mariana" di André Aciman

Editore: Guanda, 2021

Traduttore: Valeria Bastia

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Italia

Pagine: 128

Prezzo: 14,00 €

Consigliato: no

Voto personale: 5.

 

lunedì 3 gennaio 2022

RECENSIONE: JULIE CAPLIN - AMORE, NEVE E CIOCCOLATO

Sinossi:

Se c'è una cosa di cui Mina è assolutamente sicura è che il cioccolato possa risolvere ogni problema. Così, quando si ritrova a fare i conti con una cocente delusione amorosa, non si perde d'animo: un viaggio sulle Alpi svizzere, ospite nello chalet della sua adorata madrina, è quello che ci vuole per curare un cuore spezzato. E così prepara le valigie, decisa a godersi la sana vita di montagna, aria frizzantina e panorami mozzafiato e, perché no, a farsi coccolare dal gusto irresistibile della cioccolata svizzera. Il suo lavoro di consulente alimentare le ha insegnato che le scoperte migliori sono quelle che avvengono in modo inaspettato, lasciandosi sorprendere dai sapori inattesi. Anche se ultimamente la sua vita professionale sembra essere incastrata su progetti monotoni e poco stimolanti, Mina sente che quel soggiorno le consentirà di ricaricare le batterie e ripartire al massimo. Tutte le sue certezze, però, sono destinate a vacillare quando, a bordo di un treno che si inerpica tra le cime innevate, si imbatte in un affascinante sconosciuto...

 

Commento:

A volte si ha proprio bisogno di leggerezza… sarà per questo che mi è piaciuto così tanto questo romanzo di Julie Caplin? O forse sarà perché si parla di cibo, di vacanze, di neve… di sentimenti che sbocciano, di donne intraprendenti ed esuberanti che affrontano una crisi e decidono di rimettersi in gioco? Sta di fatto che la storia di Mina, questa giovane tecnologa alimentare inglese con la passione per il cioccolato, a me è piaciuta molto. Ho trovato questo libro gradevole, una lettura leggera, senza pretese, ma ricca di spunti ed utile per impegnare un paio di pomeriggi di relax e dolce far niente invernale. Se vi venisse voglia di un romanzo rosa un po' prevedibile, ma comunque piacevole, questo ve lo consiglio.

 

Opera recensita: "Amore, neve e cioccolato" di Julie Caplin

Editore: Newton Compton, 2021

Traduttore: Alice Benassi

Genere: romanzo rosa

Ambientazione: Inghilterra, Svizzera

Pagine: 384

Prezzo: 9,90 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8,5.