simposio lettori copertina

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giovedì 14 gennaio 2021

RECENSIONE: DON WINSLOW - ULTIMA NOTTE A MANHATTAN

Sinossi:

Manhattan, alla fine degli anni Cinquanta, è all’apice del suo fulgore, il posto ideale per chi ha grandi ambizioni o vuole soltanto cambiare vita. Joe Keneally è un giovane senatore che mira alla presidenza. Walter Withers, invece, a New York ci è tornato. Ha lavorato a lungo per la Cia e adesso è un investigatore privato in una grande agenzia di sicurezza. Le loro parabole si intersecano quando a Withers viene chiesto di fare da scorta durante un party a Madeleine Keneally, l’affascinante e ricca moglie del senatore, la «principessa d’America» che sembra destinata a diventare First Lady. Un compito di routine, all’apparenza. Ma nello stesso albergo alloggia anche la giovane e bella amante del senatore. E il mattino dopo la ragazza viene trovata morta. Un suicidio, all’apparenza. L’unico a non crederci è Walter Whiters. Withers sa, per esperienza, che avvicinarsi troppo alla verità è pericoloso, in certi casi. Per salvarsi, e salvare chi ama, dovrà affrontare i suoi vecchi datori di lavoro e soprattutto l’Fbi di J. Edgar Hoover, che sono decisi a fermare l’ascesa di Keneally. E cosí si ritrova – lui, un maestro nell’incastrare gli altri – a essere, per la prima volta, in trappola.

 

Commento:

Questo, per me, sarà l'anno di Don Winslow: ho deciso di approfondire la sua conoscenza, visto che già so che è un autore che apprezzo. Ho voluto cominciare l'anno proprio con l'ultimo suo libro, pubblicato l'altro ieri da Einaudi.

Ultima notte a Manhattan è uno spy thriller di ambientazione storica: è ambientato a New York durante le feste natalizie del 1958, ai tempi della Guerra fredda. Le tensioni fra Russia e Stati Uniti si sentono tutte in questo romanzo, giacché il protagonista, Walter Withers è un ex agente della Cia tornato a New York dall'Europa perché stanco del suo lavoro e affetto da una forte nostalgia per la sua città che considera il posto più bello del mondo, l'unico dove vorrebbe essere. Ora passa le sue giornate lavorando come investigatore privato per un'importante agenzia di sicurezza, Forbes & Forbes, e vagando per i numerosi locali in cui canta la sua ragazza, la sensuale e talentuosa Anne Blanchard.

Proprio per lavoro Walter si ritroverà invischiato in un intrigo che tocca le alte sfere della politica e del bel mondo: la sua agenzia gli affida la sicurezza della moglie di un importante senatore democratico durante un party esclusivo all'hotel Plaza e tutti rimangono così soddisfatti del suo operato, della compostezza, dell'eleganza e della capacità di risolvere grane potenzialmente esplosive, che senza chiedere la sua opinione, lo scritturano per altri servigi. Quando, però, la disinibita amante del senatore viene ritrovata morta in una stanza registrata a suo nome, Walter capisce di essere, suo malgrado, in grossi guai. Da cacciatore a preda è un attimo ed ora sì che sono in tanti a volerlo finito o morto.

Ultima notte a Manhattan è una bella spy story di quelle che piacciono a me, con un protagonista umano, tensione ben dosata e tempi lenti ma non troppo. Non si può dire che sia un capolavoro, né il massimo dell'originalità, ma è gradevole e si legge con piacere.

 

Opera recensita: "Ultima notte a Manhattan" di Don Winslow

Editore: Einaudi, 2021

Genere: spy thriller, thriller storico

Ambientazione: New York, 1958

Pagine: 360

Prezzo: 18,50 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

          

mercoledì 13 gennaio 2021

RECENSIONE: MIGUEL DE UNAMUNO - NEBBIA

Sinossi:

Un grande classico della letteratura del Novecento, pubblicato nel 1914, che i lettori riscopriranno con gioia. Separato dai traffici della vita, il giovane, benestante Augusto Pérez, gran passeggiatore e giocatore di scacchi, conduce la sua esistenza oziosa perennemente avvolto nella vibrante atmosfera delle sue fantasticherie. Neanche l'incontro casuale con Eugenia, una graziosa insegnante di pianoforte, sarà sufficiente a riportarlo con i piedi sulla terra. Più che di Eugenia, infatti, l'uomo è innamorato del suo sogno d'amore, del fantasma di verità e di bellezza che la fantasia gli ha dipinto nel segreto del cuore. Ma il sognatore Augusto, a sua volta, non è che il sogno di uno scrittore, Miguel de Unamuno, che comparirà nell'opera quando il primo si recherà a chiedergli conto del suo destino. Ed entrambi, autore e personaggio, non sono forse altro che un sogno di Dio, destinati a dissolversi al suo risveglio.

 

Commento:

Nebbia. Mai titolo fu più appropriato e calzante per questo romanzo di Unamuno. Nebbia è quella in cui vive perennemente il protagonista, Augusto Pérez, un buono, un teorico, un filosofo, un metafisico, un illuso che vaga sperso nell'alto dei suoi pensieri senza accorgersi della realtà che lo circonda. Un bel giorno, durante una passeggiata, Augusto incappa in un paio di occhi, comincia a seguire la loro proprietaria e cade folle d'amore per lei. Ben presto, però, capisce che il suo amore non si ferma ad una donna sola, ma si appiccica ad altre donne, a molte donne diversissime tra loro, come se Eugenia – così si chiama la proprietaria del primo paio d'occhi – avesse sbloccato il rubinetto dell'amore di Augusto che ora sparge sogni amorosi a getto continuo. La situazione si fa scomoda, poi surreale, poi triste, ma proprio quando Augusto sta per prendere l'ultima, dirimente decisione della sua vita, compare Unamuno che gli cambia i piani in corsa.

Nebbia è un romanzo particolarissimo, nel quale si fa fatica ad immedesimarsi oggi data la grande diversità di contesto in cui fu scritto (1914, prima della Grande Guerra), ma che tuttavia risulta gradevole – tranne in alcuni capitoli davvero allucinanti – e fa riflettere. Provvidenziale e salvifica è l'ironia micidiale con cui Unamuno condisce buona parte della sua Nivola rendendola leggibile e tutto sommato godibile anche a più di un secolo di distanza.

 

Opera recensita: "Nebbia" di Miguel De Unamuno

Editore: Fazi, prima ed. originale 1914

Genere: letteratura spagnola

Ambientazione: Spagna

Pagine: 257

Prezzo: 12,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

  

martedì 12 gennaio 2021

RECENSIONE: CORRADO DE ROSA - L'UOMO CHE DORME

Sinossi:

Da un po’ di tempo, Antonio Costanza ha preso la vita contromano: non per scelta e nemmeno per ostinazione. A quarant’anni, è vittima di un’indolenza che niente riesce a scalfire, neppure i brutali omicidi di due prostitute. Non sarebbe troppo grave se Antonio fosse solo Antonio. Invece è anche il dottor Costanza, psichiatra e consulente del Tribunale per i crimini violenti. Uno che se la vede con disadattati cronici, finti pazzi e bastardi veri. Così, quando l’ombra di un serial killer si allunga su Salerno, città sospesa tra vecchi sapori di provincia e vanità da metropoli sul mare, Antonio fa l’impossibile per non essere coinvolto. Vagamente sociopatico e teneramente narcisista, se ne resta ripiegato in un guscio di piccole fobie, appresso alle scelte dell’ex compagna e a un rapporto complicato con il figlio. La sveglia però sta suonando, tanto più che di mezzo ci si mette una giornalista dal sorriso favoloso. Il sonno della svogliatezza è finito e al dottor Costanza toccherà sondare la mente omicida di uomini che odiano le donne, trascinato in un caso in cui la Legge sembra incapace di fare giustizia. Corrado De Rosa attinge alla sua esperienza di psichiatra, perito in vicende giudiziarie eccellenti, per costruire una commedia nera dal tono amaro e scanzonato. La dedica a una generazione a tratti infantile, maldestra in amore, che è cresciuta con i Lego rimanendo incastrata tra i mattoncini colorati delle possibilità e le macerie del disincanto.

 

Commento:

Annoiato, scaramantico, indolente, lo psichiatra Antonio Costanza è un quarantenne tranquillo, schivo ma non solitario, pigro ma non troppo scontroso. È quello che definiremmo una brava persona, separato, ama la sua famiglia, in particolare il padre e il figlio, è bravo nel suo lavoro, ma non è un asso dei rapporti umani: spesso sbaglia tempi e modi di approccio e tendenzialmente cerca di restare lontano dalle grane o dalle faccende complicate. Questo suo essere impacciato e schivo non lo favorisce nelle relazioni, specie in quelle con l'altro sesso, perché viene scambiato per supponenza, disinteresse all'interlocutore, arroganza. Sono queste alcune delle impressioni provate da Laura Santamaria, brava giornalista che deve averci a che fare per via di un omicidio alquanto truce. Una prostituta anziana è stata ritrovata morta nella propria abitazione la sera di San Valentino del 2012 ed è necessario entrare nella personalità dell'assassino, capire il suo modo di ragionare, capire quanto fosse cosciente. Non è Costanza ad occuparsi delle indagini, non è sua la responsabilità di individuare il colpevole, ma per un motivo o per l'altro viene in contatto con i sospettati e finisce per ritrovarsi, suo malgrado, al centro del caso. Lo conosciamo pian piano, Antonio Costanza, entriamo passo dopo passo nella sua cerchia di amici, percorriamo con lui i vicoli della sua città, e nel frattempo seguiamo su più campi paralleli i movimenti di altri personaggi, le realtà di altre vite, in un concatenarsi di eventi, luoghi, persone. L'uomo che dorme è, sì, un noir, ma è un noir atipico, perché conserva preponderanti i tratti del romanzo, della narrazione più amena e meno oscura e brutale. È quasi come se l'autore, nel donarci questa storia, avesse toccato solo incidentalmente la sfera noir, ma pensasse invece al racconto della storia di un uomo, di uno psichiatra seduto "dal lato sbagliato della scrivania", come se avesse voluto mettere in luce le contraddizioni di una città e di una società pronta a ricercare la follia dove c'è "solo" cattiveria e degrado. L'uomo che dorme è un romanzo che si fa leggere agevolmente, nel quale si entra con piacere, con curiosità e dal quale si esce un po' più consapevoli, desiderosi di riflettere e consci di aver chiuso un buon libro che, come tale, trova i suoi fondamenti nella realtà del quotidiano.

 

Opera recensita: "L'uomo che dorme" di Corrado De Rosa

Editore: Rizzoli, 2018

Genere: noir

Ambientazione: Salerno

Pagine: 275

Prezzo: 17,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.

          

lunedì 11 gennaio 2021

RECENSIONE: GABRIELLA GENISI - I QUATTRO CANTONI (LOLITA LOBOSCO 08)

Sinossi:

Bari, inizio di dicembre, mancano pochi giorni a San Nicola. Mentre la commissaria Lolita Lobosco e il suo nuovo amore Giancarlo Caruso si godono la notte in una casetta di pescatori a Polignano, nella vicina Torre a Mare un uomo viene ammazzato nella sua villetta; sul corposaranno trovate tracce di orrende sevizie. La sera dopo, una Mercedes scura cerca di sfuggire a un posto di blocco e si schianta contro un muro: due uomini di etnia rom, padre e figlio, muoiono sul colpo. Quando si scopre che il dna di uno dei due era anche sulla scena del crimine, il caso sembra chiuso, ma l'origine etnica dei presunti assassini non fa che soffiare sul fuoco di un clima di odio e razzismo strisciante. Solo Lolita – che continua a dividere le sue passioni tra relazioni complicate, cucina del Sud e dedizione alla giustizia – non è convinta dell’esito delle indagini: alcuni dettagli non quadrano proprio. Tanto più che inspiegabili delitti, nelle settimane seguenti, cominciano a insanguinare la città. Un filo sembra legare queste morti misteriose, e la bella commissaria cercherà cercherà di dipanarlo a rischio della sua carriera, e della sua stessa vita. In una Puglia fascinosa e crepuscolare, va in scena una     nuova avventura della spavalda poliziotta barese, che la consacra come originale protagonista della commedia noir all'italiana.

 

Commento:

Mi è piaciuto davvero tanto, quest'ultimo (per ora) romanzo della serie con Lolita Lobosco: è quello che mi è piaciuto di più, quello che più mi ha coinvolta. Ed effettivamente i requisiti per essere un ottimo romanzo li ha tutti: personaggi ben caratterizzati, una serie consolidata, una città insospettatamente enigmatica in cui il rosso del Natale alle porte si mescola con quello del sangue… e poi il cibo, le tribolazioni, il mistero. E di mistero qui ce n'è davvero tanto: questa serie, già bella ab initio, è cresciuta ad ogni capitolo ed è diventata sempre più nera, cosa che, personalmente, non posso che apprezzare. I quattro cantoni è la più noir delle indagini della sceriffa in Louboutin, quella in cui lei stessa rischia di più, quella che la riappacifica con la squadra, con l'amore e forse con se stessa. Consigliato, come tutta la serie.

 

 

Opera recensita: "I quattro cantoni" di Gabriella Genisi

Editore: Sonzogno, 2020

Genere: giallo, seriale

Ambientazione: Bari

Pagine: 270

Prezzo: 15,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9.

  

domenica 10 gennaio 2021

RECENSIONE: HORACIO VERBITSKY - L'ISOLA DEL SILENZIO

Sinossi:

Buenos Aires, settembre 1979. Prima dell’ispezione della Commissione interamericana per i diritti umani viene smantellato in poche ore il centro di detenzione clandestina per gli oppositori politici costituito all’interno della Scuola di Meccanica della Marina. Nella notte, tutti i detenuti sono trasferiti in un’isola dell’arcipelago del Tigre, fino ad allora utilizzata come luogo di riposo dal Cardinale di Buenos Aires. Ad accogliere i prigionieri un cartello: El Silencio. Nell’isola di El Silencio i detenuti saranno vittime di un misterioso programma di “disintossicazione e rieducazione”. Attraverso le agghiaccianti testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti dei desaparecidos, Horacio Verbitsky – uno dei più autorevoli giornalisti argentini, impegnato a denunciare i crimini del regime militare – ricostruisce per la prima volta la storia di questo terribile campo di concentramento finora nascosto al mondo. Con una prosa avvincente, Verbitsky parte da El Silencio per svelare retroscena inediti del rapporto che ci fu negli anni della “guerra sporca” argentina tra il regime militare e le gerarchie ecclesiastiche. L’inchiesta, che ha suscitato enorme clamore in Argentina, incrocia alcune delle figure più importanti del Vaticano, dal nunzio apostolico Pio Laghi al cardinale Jorge Bergoglio, fino ad analizzare il ruolo di Papa Paolo VI. Dopo aver raccolto nel suo precedente libro Il volo la sconvolgente confessione di Adolfo Scilingo, che eliminò numerosi oppositori politici lanciandoli in mare dagli aerei, Verbitsky firma una nuova, coraggiosa e documentata inchiesta che getta luce sull’assordante silenzio della Chiesa rispetto ad una delle pagine più drammatiche della storia del Novecento.

 

Commento:

Esce oggi, per Fandango libri, la nuova edizione di questa inchiesta dettagliata, importante ed inquietante in cui il giornalista Horacio Verbitsky ripercorre con precisione spietata gli anni della Guerra sporca e della dittatura militare in Argentina. Furono anni bui, quelli, per l'Argentina, ma non solo: sono molte le personalità e le istituzioni coinvolte a vario titolo nei crimini commessi dai militari in quegli anni. Verbitsky non può non soffermarsi, per l'importanza che ebbe e per quanto è sconvolgente, sul ruolo della Chiesa a vari livelli, dai semplici sacerdoti, ai gesuiti, alle alte sfere vaticane: in tanti sapevano, speculavano, servivano due padroni o forse uno solo, loro stessi. In particolare viene in luce la doppiezza, purtroppo/per fortuna documentata e dimostrata, di figure universalmente note come Jorge Bergoglio. Non solo la Chiesa, tuttavia, figura fra i complici della persecuzione posta in essere dal regime nei confronti di oppositori, militanti o semplici cittadini attivisti: Verbitsky ci guida attraverso le maglie di una tela intricatissima nella quale in troppi hanno finito per perdersi. L'isola del silenzio è un libro interessante, incalzante, molto preciso, quasi tecnico, però presenta un problema: non può essere letto se si è completamente digiuni di ciò che accadde in Argentina negli anni Settanta ed Ottanta. Il libro non contestualizza, non analizza come si arrivò alla dittatura, cosa c'era prima e chi effettivamente governava il Paese in quegli anni. Occorre, perciò, prima di addentrarsi in questa lettura, avere un'infarinatura storica del periodo, dopo di che, questa è una lettura ottima.

 

 

Opera recensita: "L'isola del silenzio" di Horacio Verbitsky

Editore: Fandango, 2021

Genere: reportage

Ambientazione: Argentina

Pagine: 224

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 7,5.

      

RECENSIONE: PHILIPPE AMAR - HO SOFFIATO IL MIO DESIDERIO FINO AL CIELO

Sinossi:

C'è un desiderio che accomuna tutti i bambini del mondo: avere una mamma e un papà. È così anche per Victor, che vorrebbe capire se quella sensazione è diversa dall'affetto che gli ha regalato l'anziana Tatie, da cui è stato allevato come un figlio. Adesso che non può più occuparsi di lui, l'intraprendente dodicenne decide che a trovare una mamma ci penserà da solo. Ha già un'idea in testa. È convinto che Lily, la pasticcera che incrocia per strada ogni mattina, abbia tutte le qualità per essere quella giusta: uno sguardo dolce e generoso, un sorriso aperto che promette calore e fiducia e la passione per la cucina con cui assecondare la sua insaziabile golosità. Victor è al settimo cielo, non avrebbe potuto trovare candidata migliore. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall'entusiasmo di Victor, la giovane pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre. Almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita cui manca il solido fondamento dato da poche e semplici certezze. L'amore, la maternità, la stabilità lavorativa restano per lei un orizzonte a cui tendere, a patto che trovi il coraggio di dare retta alla voce del passato da cui continua a essere tormentata. Nel frattempo, Victor non ci pensa nemmeno ad arrendersi e stare a guardare. Giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare Lily. Perché nessuno meglio di lui sa che è il cuore a scegliere la persona capace di regalarci la felicità.
Dalla sua apparizione sugli scaffali delle librerie, Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo si è imposto come esordio dell'anno. Critici e lettori sono rimasti ammaliati dalla storia del piccolo Victor, dando il via a un passaparola che ha convinto la regista Michèle Laroque a trarne un film già in produzione. Philippe Amar ci consegna un romanzo delicato e toccante sull'importanza di non dare mai nulla per scontato, perché quando perdiamo di vista le cose importanti, rischiamo di smarrire anche noi stessi.

 

Commento:

Ho scovato questo romanzo per puro caso, curiosando sul web. Mi ha colpito il titolo, l'ho preso a scatola chiusa, senza neppure conoscere la trama (lo faccio di rado), ho cominciato a leggerlo e… non ho più smesso fino a notte fonda, finché non l'ho finito. Nel frattempo, mi sono emozionata, ho empatizzato con Victor, con i suoi amici, con Tatie e anche con Lily, ho pianto… che dire? Una storia che non lascia indifferenti, che mi ha conquistata e che ovviamente vi consiglio.

Ciò che più ho amato, in queste pagine, è la delicatezza, la sensibilità e l'onestà con cui la storia di Victor -e di tanti bambini come lui – viene tratteggiata dall'autore: Victor è un bambino orfano, un violinista enfant prodige, un bambino adottato, ma è raccontato qui come un bambino normale… normale, con le corse a rotta di collo fino a scuola, per le piccole bugie dette a Tatie, per le reazioni a volte inconsulte ma perfettamente plausibili per la sua età e il suo vissuto… Un bambino che vive la sua condizione in maniera consapevole, che non ne viene schiacciato o fagocitato, ma che anzi, riesce a trovare la propria identità e a difendere le proprie scelte con una forza insospettabile e invidiabile. Invidiabili sono anche la tenacia e l'intraprendenza di Victor nel perseguire i suoi (folli, ma tenerissimi) obiettivi; invidiabili sono anche gli amici di questo ragazzino così fuori dagli schemi: amici veri che gli rimangono accanto, lo supportano e gli si stringono attorno in ogni situazione, anche in quelle più difficili.

Philippe Amar riesce a trovare l'equilibrio perfetto fra dolcezza e amarezza, fiction e realtà in una storia preziosa da leggere e consigliare. Unica, piccola nota stonata: il finale… l'ho trovato non perfettamente all'altezza del resto della storia. Ma può accadere che, sebbene plausibili, le storie non finiscano proprio come avevamo pensato, anche se, ve lo anticipo, questa finisce bene.

 

 

Opera recensita: "Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo" di Philippe Amar

Editore: Garzanti, 2020

Genere: narrativa straniera

Ambientazione: Parigi, Francia

Pagine: 368

Prezzo: 18,60 €

Consigliato: sì

Voto personale: 9,5.

          

giovedì 7 gennaio 2021

RECENSIONE: FRANCESCO ABATE - I DELITTI DELLA SALINA

    Sinossi:

Quando una delle sigaraie – le manifatturiere del tabacco – va a chiederle aiuto, Clara Simon non sa che fare. È una bella ragazza, con quegli occhi a mandorla ereditati dalla madre, una cinese del porto che, nonostante le differenze di classe, aveva sposato il capitano di marina Francesco Paolo Simon. Poi però è morta di parto e il marito è finito disperso in guerra. Cosí, Clara vive con il nonno, uno degli uomini piú in vista di Cagliari, e lavora all’«Unione», anche se non può firmare i pezzi: perché è una donna, e soprattutto perché in passato la sua tensione verso la giustizia e il suo bisogno di verità l’hanno messa nei guai. Ma la sigaraia le spiega che i piciocus de crobi, i miserabili bambini del mercato, stanno scomparendo uno dopo l’altro e, di fronte alla notizia di un piccolo cadavere rinvenuto alla salina, Clara non riesce a soffocare il suo istinto investigativo. Grazie all’aiuto del fedele Ugo Fassberger, redattore al giornale e suo amico d’infanzia, e al tenente dei carabinieri Rodolfo Saporito, napoletano trasferito da poco in città e sensibile al suo fascino, questa ragazza determinata e pronta a difendere i piú deboli attraversa una Cagliari lontana da ogni stereotipo, per svelarne il cuore nero e scellerato.

 

Commento:

I delitti della salina è un giallo gradevolissimo ed originale, con un'ambientazione inconsueta e molto interessante: la città di Cagliari nei primi anni del Novecento, una città bellissima in cui l'alta borghesia con i suoi lussi e privilegi cozzava con una moltitudine di lavoratori poveri e sfruttati.

È in questo contesto che si muove Clara Maylin Simon, la nuova, intrepida protagonista che irrompe con il suo brio e il suo grande senso di giustizia nel panorama del giallo italiano. Clara è una ragazza dalle origini e dal cognome ingombranti: sua madre, cinese, è morta dandola alla luce, suo padre, il capitano di marina Simon, è rimasto disperso in guerra da cinque anni. Clara vive dunque con il nonno, il colonnello Ottavio Simon, capostipite di una rispettata famiglia cagliaritana, che le fa da parafulmini, per quanto possibile, quando si mette nei guai, cosa che accade spesso giacché se si vuole dire la verità in una città piena di misteri si corre il rischio di pestare di frequente i piedi a qualche intoccabile. Quando la incontriamo, in questo primo romanzo, Clara è appena venuta a sapere da una sigaraia della morte di un piciocu de crobi, uno dei bambini derelitti che lavorano al mercato: è il secondo bambino restituito dal mare e altri sono scomparsi… chi o cosa si nasconde dietro queste strane sparizioni di cui sembra non importare a nessuno? Clara lo scoprirà rischiando il tutto per tutto, insieme a due galantuomini che ammirano lei e la giustizia in parti quasi uguali: l'amico e collega Ugo Fassberger e il nuovo arrivato tenente dell'Arma dei Carabinieri Rodolfo Saporito.

Un giallo molto ben scritto, accattivante ed a tratti elegante, con due protagoniste – una donna e una città – di cui spero di leggere ancora.

 

Opera recensita: "I delitti della salina" di Francesco Abate

Editore: Einau    di, 2020

Genere: giallo

Ambientazione: Cagliari, primi Novecento

Pagine: 296

Prezzo: 18,00 €

Consigliato: sì

Voto personale: 8.